Angelo

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  • Angelo
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    in risposta a: Libere testimonianze #33442

    E’ vero m_rosa, noi siamo “fortunati” perchè abbiamo intrapreso una strada che percorriamo mano nella mano, e quando ci giriamo intorno, vediamo che tra noi esiste solo Amore e Bene. Quando mi accorgo di essere così “fortunato”, e guardo il mondo che ci circonda, mi rendo conto che l’Amore che ricevo dalla Schola, dai Maestri, dal delegato Genrale e dalla Miriam, ha un valore così alto che rende tutto il resto superficiale. Si comprende allora la vera finalità terapeutica del nostro percorso, quando è rivolto all’esterno, perchè il dolore umano riposa sempre lì. Ma ci dobbiamo fermare laddove l’aiuto no è richiesto, perchè non possiamo interferire. Ma a volte si sente sulla nostra pelle questo dolore umano, questa sofferenza, negli occhi di chi ci guarda e non comprende che ci sono “verità” che potrebbero aiutarli. Ma questa è la nostra strada. E’ vero, anche io sono convinto che non ritorneremo uguali, ma ritoneremo con dentro di noi un tasselo un più, se ce lo saremo meritati per giustizia, e questo tassello forse ci aiuterà a risvegliarci prima rispetto ad oggi, in quanto il nostro lievito aveva già inzito il suo lavoro.
    Vi abbraccio forte forte.

    Angelo
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    Post totali: 153

    Cro Alef2006, quando si dice il caso…. Anche io ho fatto e mi è successa la medesima cosa. La mia palmetta, piantata un paio di settimane fa, tenuta in sala, è in ottima salute. La salvia che avervo piantato nella fioriera, mi ha lasciato dopo una sola settimana. Che sia stato il periodo sbagliato per piantarla? Anche io oggi ho divagato con un pò di floricoltura.
    Un abbraccio.

    Angelo
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    Post totali: 153
    in risposta a: Libere testimonianze #33418

    E’ proprio vero, la difficoltà di andare controcorrente la esperimentiamo tutti i giorni, su di noi.
    A me, che purtroppo non ho mai avuto per ora la possibilità di incontrarmi con tutti Voi, e che ascolto le vostre esperienze con una passione grandissima, andare controcorrente mi ricorda l’arduo percorso che compiono i salmoni, che a rischio della propria vita, ma con la consapevolezza che quello è l’unico modo per garantire la sopravvivenza della specie, risalgono i fiumi, in mezzo a mille pericoli.
    E’ forse anche per noi questo un concetto da prendere in considerazione? La nostra sopravvivenza (solo terrena?) è così profondamente legata alla nostra “risalita”, alla nostra capacità di lottare e di correre pericoli per raggiungere il luogo dove finalmente possiamo riprodurre noi stessi in un altro essere umano, uguale nella forma ma diverso nella sostanza?, Io credo di sì….
    Vi abbraccio forte forte.

    Angelo
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    in risposta a: Libere testimonianze #33390

    Cari Tutti, leggendovi mi si sono risvegliati i ricordi. Anche io da piccolo, quando avevo la febbre, facevo un sogno ricorrente: camminavo in uno spazio aperto, ed in lontananza vedevo una sfera (una palla, non ricordo bene) dapprima molto piccola, che rimbalzava, si avvicinava e me e diventava sempre più grande, fino a diventare enorme, ed io scappavo ma lei mi inseguiva. Non sò il significato di questi sogni che facciamo da piccoli, ma è impressionante come ci rimangono ancorati nei ricordi.
    Caro garullo, sono d’accordo con te che abbiamo la necessità di percorrere anche strade pianeggianti, ci mancherebbe, sopratutto con riferimento alla nosra vita quotidiana (lavoro, amicizie, problemi economici, problemi di salute, ecc…), chi non lo vorrebbe.. Ma a volte, questi problemi, così importanti e fondamentali, passano in secondo piano rispetto a quella continua lotta quotidiana che vivo dentro di me, finalizzata a superare quegli ostacoli invisibili all’esterno, ma perfettamente visibili dentro di me. E allora mi chiedo: la felicità dove dimora? E quando in momenti di una certa serenità interiore, in momenti in cui sento che l’equilibrio dentro di me si stabilizza un pò, mi accorgo che la felicità sembra trovarsi al di fuori della nostra materialità: si trova dentro di noi, si trova e dimora in quella parte di noi che avverte che l’Amore, il Bene dato e ricevuto sono il segreto della nostra vita attuale. Se siamo qui, se scegliamo il nostro percorso, se ci uniamo a tutto questo, vuol dire che già sappiamo, magari inconsciamente, che la nostra “felicità” merita tutto il prezzo che dobbiamo pagare per raggiungerla. Visto che una volta raggiunta ci accorgeremo che prezzo non ha.
    Scusatemi se i miei voli pindarici mi spingono verso vette magari invisibili agli occhi dei più, ma sono certo che non sono invisibili ai nostri.
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    Cara mandragola1, la tua domanda credo sia pertinente e naturale. Ma io intendevo che la vera guerra, quella che veramente dobbiamo combattere, sia una nostra guerra interiore, quotidiana. Quando ci chiudiamo nel nostro silenzio, possiamo realmente avvertire che dentro di noi avviene il solo ed unico scontro che ci obbliga a combattere, costantemente, senza tregua. Al di fuori di noi stessi, noi combattiamo il male e il dolore (intesi da un punto di vista terapeutico) di coloro che chiedono il nostro aiuto, il nostro soccorso, e li ci fermiamo. Eliminare quello che tu definisci “ciò che tende a separare, ad allonatnare dall’UNA”, io cerco di farlo dentro di me, perchè questo mi unisce al popolo di Miriam. Non credo spetta a me eliminare nulla di ciò che esiste al di fuori del mio essere, non credo sia un mio compito. Ma attendo le vostre importantissime considerazioni su questo punto, e nel frattempo Vi abbraccio.

    Angelo
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    Sono perfettamente d’accordo con quanto scrive garrulo1. Come ho già esposto in altri post, io penso che noi siamo quello che siamo anche grazie a quello che ci è successo. Se non avessimo conosciuto il Male, non sapremmo, nella realtà, in cosa consiste il Bene. Combattere il Male (che correttamente garullo1 riassume nelle “tentazioni”) ci porta ad affrontarlo, a riconoscerlo, a combatterlo. Noi evolviamo sulla base delle nostre esperienze, da un punto di vista prettamente personale, e con l’aiuto della Catena e dei Maestri “evolviamo” anche grazie al loro costante supporto. Senza il Male esisterebbe il Bene? Io credo di no, Da qui il concetto che uno sia funzionale all’altro.
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    in risposta a: Libere testimonianze #33361

    Caro Nico, è vero che riuscire a definire la felicità è una cosa difficile, perchè per ognuno di noi riveste caratteristiche diverse. Questo se ci atteniamo però ad un discorso prettamente materiale. So non che non è semplice, ma per chi presegue un cammino come il nostro, e da un punto di vista ermetico, io credo che felicità risieda nel raggiungere il proprio equilibrio. Non voglio essere nemmeno frainteso, facendo pensare che non mi attengo al fatto che la nostra vita, questa vita, sia legata ad aspetti materiali importanti (il lavoro, le difficoltà economiche, i sacrifici che ognuno di noi affronta per andare avanti quotidianamente), ma se per qualche attimo, ci distacchiamo da tutto questo, ci rapportiamo alla Catena, agli insgenamenti dei Maestri, alle loro parole, allora appare quel raggio di Luce che ci riporta ad una condizione “staccata” (perdonatemi l’uso di questa parola) dalla realtà ordinaria, facendoci sentire la gioia dell’unione in qualcosa di più grande. Poi, è vero, a volta di ritorna con i “piedi per terra”, come è giusto che sia, ma le nostre difficoltà, i nostri problemi, i nostri guai, ci hanno portato ad essere ciò che siamo, senza di loro magari non saremmo qui, chissà…
    Vi abbraccio e ringrazio i nostri Maestri tutti ed il delegato Generale per lOpera grandiosa che compiono ogni giorno.

    Angelo
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    A volte penso che la Natura, intesa come Madre, sia in grado di produrre manifestazioni così grandi e a volte inspiegabili, tali da farci ricondurre al “Mistero” del nostro cammino. Penso al buco nero, e penso alla potenza che sprigiona da quell’effetto cosmico, in grado di “smantellare” la materia, di trasformarla, di inghiottirla dentro di se. E allora penso alla nostra trasformazione, dove il nostro “buco nero” siamo noi stessi, vive in noi, laddove non siamo in grado di trasformare, coscientemente, noi stessi, e ci limitiamo ad inghiottire, senza uno scopo vero, tutto ciò che ci circonda, senza elaborarlo e senza fare in modo che ciò che “inghiottiamo” venga vermanete “digerito” e “trasformato”. Siamo un Uno con il Tutto, e se la Natura è in grado di trasformare la materia, in maniera così evidente, allora anche noi possiamo essere in grado di farlo, una volta che entriamo nel nostro “buco nero”, e lo gestiamo, con Amore e Bene. E allora ci accorgiamo che veramente Tutto si trasforma, e niente si distrugge.
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    in risposta a: Il Silenzio #33308

    Cara m-rosa e cara tanaquilla, non sò se si tratta di essersi avvicinati alla concretezza del cammino evolutivo, ma certamente quelle che noi definiamo, per convenzione, delle “sensazioni”, credo che siano le risposte alle nostre richieste. Molto spesso ci arrabbiamo per fatti negativi che ci capitano, ma se poi, nel nostro silenzio, ci rapportiamo a loro, ci accorgiamo che sono i segnali che ci pervengono per indicarci quali sia la strada da percorrere. Ultimamente, da ogni evento negativo, ritrovo in esso la spiegazione di un mio nodo, l’indicazione concreta che mi riporta al mio cammino. Senza i nostri errori, non saremmo quello che siamo, e se lo siamo, lo siamo anche grazie a loro. Solo dal silenzio si traggono queste indicazioni, perchè è il solo momento nel quale ci ascoltiamo. Poi, piano piano, si arriva ad ascoltarsi anche nel frastuono, ma è dura, è difficle. Ma si riesce. Il silenzio è ritrovare noi stessi per ritrovare il collegamento alla Catena, ai Maestri, ai Fratelli e alle Sorelle. In quel punto tutti ci incontriamo, sempre.
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    Post totali: 153

    Se rimandiamo le nostre osservazioni al processo dell’evoluzione sociale, ci rendiamo conto che laddove la donna non viene tenuta in considerazione, la stessa viene, dal pensiero comune, vista e sentita come some semplice “incubatore” della vita, come strumento della riproduzione umana.
    Ebbene, se penso alla donna come semplice “incubatore”, allora ne vedo l’immensa grandezza, l’immensa forza, l’immensa potenzialità che l’uomo, nella sua piccolezza, ha sempre sottovalutato. Non dimentichiamo neanche che nelle culture più antiche, la donna primeggiava, e dove primeggiava regnava anche la pace: “Ci sono studi che indicherebbero come nell’Europa antica fosse esistita una forma di società pacifista, matrilineare ed endogama, che era egualitaria sul piano economico e che poneva le donne al centro delle cerimonie spirituali.1 All’interno di questa stessa Europa, in Irlanda e Inghilterra, ritroviamo il culto di una grande dea. I luoghi di culto delle dee matriarcali hanno il loro apogeo in Austria, Germania, Italia e in Svizzera. Alcuni esempi di questi luoghi: Le Vergini Nere in Baviera e in Svizzera, il mitico paesaggio di Lenzburg, le montagne sacre di Rigi e Pilato, le incisioni rupestri della Val Camonica, i menir d’Yverdon. Ai tempi di Cesare, presso i Bretoni delle isole, i fratelli di una stessa famiglia diventavano i mariti della moglie del fratello maggiore e, viceversa, le sorelle cadette della donna diventavano le spose di questa associazione matrimoniale”. Marija Gimbutas/Joan Marler Gimbutas: Le Dee e gli Dei dell’Antica Europa, Londra 1974, 1989 (Thames&Hudson) – https://www.armoniedonnebologna.it/studi-matriarcali-2/le-societa-matriarcali-nel-mondo/.
    Dal mio piccolo punto di vista, comprendo il pensiero di Dafne, e sono convinto che l’uomo abbia paura della donna semplicemente perchè ha paura che gli venga tolto il controllo, gli venga tolto il potere di decidere, gli venga tolta l’autorità che la storia ha sempre decretato che gli spetti.
    Quanto è piccolo questo punto di vista. E’ dimostrato che l’equilibrio perviene solo ed unicamente nel momento in cui parti distinte trovano il loro punto di incontro, il loro esatto concatenamento, la loro unione: se l’uomo fosse in grado di percepire solo un milionesimo della potenzialità di essere un Uno con il Tutto, si verificherebbe quella Unione indissolubile tra uomo e donna che porterebbe alla comprensione che non esistono differenze, ma solo false concezioni di quello che siamo.
    Vi ritrovo sempre qui in un meraviglioso scambio di idee.
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    Post totali: 153
    in risposta a: Il Silenzio #33180

    E’ una canzone bellissima m_rosa, mi ricorda la mia gioventù in questa vita. Acoltarci, e non profanare con la parola il nostro cammino, è fondamentale.
    Io lego il pensiero all’immaginazione, collegati fra loro e potenza in atto, quando finalizzati. Auguro a tutti i Maestri, i Fratelli e le Sorelle un Novilunio fonte di continua rigenerazione.
    Vi abbraccio.

    Angelo
    Partecipante
    Post totali: 153
    in risposta a: Il Silenzio #33169

    Il silenzio. A volte spaventa, perchè siamo troppo abituati ai rumori che ci colpiscono dall’esterno. Una piccola cosa però credo di averla compresa, grazie alla Schola. Nel silenzio, e solo nel silenzio siamo in grado di ascoltarci, acoltarci davvero. Udiamo quella parte di noi che nel rumore viene azzittita, messa da parte, esclusa. Nel silenzio la ritroviamo, ed impariamo piano piano ad ascolarla anche nel rumore. Ci parla, ci consiglia, ci aiuta, ci apre gli occhi. E’ una osservazione di noi stessi che è favolosa, perchè non è solo il “nostr modo di pensare”, è qualcosa di più, perche ogni giorno che passa, se ci chiudiamon nel silenzio e chiudiamo anche gli occhi, piano piano, oltre che a sentirla, impariamo a vederla.
    Nel silenzio udiamo noi stessi. e solo allora ci accorgiamo di parti di noi che non pensavamo che esistessero, e ci confrontiamo con loro, imparando a scoprire insegnamenti nuovi, che ci modificano sempre di più. Il silenzio è potere scrivevano gli antichi alchimisti. Nel silenzio si sente il proprio respiro, si sente il proprio cuore che batte. Nel silenzio si sente.
    Vi abbraccio.

    Angelo
    Partecipante
    Post totali: 153

    Cara m_rosa, la nostra comprensione dell’infinito, anche se sembra un paradosso, è limitata. Noi riusciamo, a causa dei nostri limiti, a non comprendere come un “qualcosa” più grande di noi, possa essere veramente senza confini, in quanto la nostra mente, non è stata abituata al concetto di infinito (infinitamente grande e infinitamente poccolo) perchè le nostre concezioni fanno fatica a vedere qualcosa che non sia racchiuso in uno stato definito e limitato.
    Se chiudiamo gli occhi, e viaggiamo dentro di noi, abbiamo la piccola percezione del non finito, dell’immenso, del senza limiti.
    Se noi siamo questo infinito e pensiamo a ciò che stà fuori, se vediamo l’infinito dentro di noi, e noi siamo tutto con l’Uno, i mondi, gli universi, gli esseri, non possono che essere qualcosa che non può ne essere definito ne contenuto in un ambito limitato e specificato.
    Anche quando osserviamo le stelle, il cielo, la nostra percezione è limitata dai sensi, e tutto appare essere quello che è perchè lo vediamo. Ma se guardiamo ad occhi chiusi (ed è vermanete difficile, ma piano piano lo si riesce a fare), allora vediamo veramente il mondo, la vita, lo spazio, per quello che è: un infinito di pianeti, di galassie, di mondi che al solo pensarci ci perdiamo anche noi. Spero di riuscire ad afferrare quel concetto di infinito che il Maetro Kremmerz ci ha indicato, per toccarlo. Ma una cosa credo di saperla: lo abbiamo certamente dentro di noi. e se è in noi, non può essere che ovunque. L’energia si muove, si sposta, si trasforma. Noi siamo energia, la vita è energia, l’Amore è energia. Ci muoviamo, con forze che travalicano anche lo stato di materia in senso stretto (anche se tutto è materia, ma su piani diversi), e allora perchè limitare il viaggio?
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    Non avevo dubbi sul punto cara m_rosa.
    Vi abbraccio.

    Angelo
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    Post totali: 153

    Cari Tutti, il fatto che noi non siamo soli, credo sia fuori di dubbio. Comprendere l’esistenza di essere al di fuori della nostra materiale umanità, è dato certo, e questo non ci può non portare a pensare che altri Esseri esistono, su altri mondi certamente, ma anche sul nostro. L’evoluzione scientifica, certamente utile, ha però portato alla distruzione di parti della storia che certamente contenevano conoscenze ben più alte delle attuali, dove la comprensione del tutto, era molto più allineata a quella che possiamo definire come realtà.
    La comprensione: una parola così tanto personale da sfuggire a definizioni generali. Per comprendere bisogna essere veramente parte del Tutto. Comprendere una cosa vuol dire diventare la cosa stessa. Per comprendere l’Universo bisogna essere parte dell’Universo. Forse qui stà il punto: chi comprende lo fa perchè è veramente parte del tutto. Chissà, forse qualche essere di un altro pianeta ha fornito indicazioni a quell’architetto, o forse quell’architetto le ha comprese perchè era parte veramente del tutto. E’ vero che sono conoscenze relative a cose pratiche, ma forse, a volte, la pratica apre porte su realtà così grandi, che rinchiuderle nella sola pratica sembra difficile, se non la intendiamo una pratica così evoluta, così pura, così forte, da riuscire a viaggiare dentro stati della materia e dentro mondi che al momento non si vedono, ma si riescono solo a percepire.
    Vi abbraccio.

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