La forma organizzativa e funzionale della Schola riflette il principio di gerarchia naturale, ossia di una gerarchia che si concretizza e si sostanzia per effetto di processi evolutivi realizzati in atto.

Tuttavia, tali processi evolutivi sono innescati da un Centro dispensatore di Forza Vitale in stato fermentativo, in grado di agire da “lievito”, a sua volta fermentante, in tutti coloro che a esso Centro sono “agganciati” e quindi di accelerare in loro un processo naturale di crescita che, diversamente e seguendo i ritmi propri della natura umana, impiegherebbe tempi lunghissimi. Con moto “radiale”, tale fermento si espande dal centro alla periferia, producendo effetti diversi a seconda della diversa combinazione dei fattori che contraddistinguono la condizione propria di ciascun numero della Catena, quali: livello di consapevolezza raggiunto, impegno nell’esercizio delle pratiche rituali, disinteresse e spersonalizzazione, grado di allineamento all’etica e all’estetica miriamiche, e altri ancora. È pertanto naturale pensare che quanto più ci si approssima al Centro tanto più si è in grado di percepire, catturare, metabolizzare e trasformare in azione quotidiana tale fermento, ossia tanto più ci si approssima a quello stato ideale di “osmosi” che prelude allo stato di “essere integrale” e “integrato”, condizione propria agli organismi dei quali il Centro stesso è costituito.

Si tratta dunque di una condizione evolutiva progressiva che porta dalla periferia al centro e propiziata da un impulso fermentativo che, viceversa, muove dal centro verso la periferia, determinando, per naturale diversificazione, differenti livelli gerarchici. Dunque, non dall’alto in basso o dal basso in alto, bensì dal Centro alla periferia e dalla periferia al Centro.

L’articolo 57 della Pragmatica Fondamentale recita: «…il simbolo della Matriarchia di Miriam valga ad essere interprete di un programma di Amore, in cui la formula matematica arida ed inesorabile della filosofia maschia si umanizza nella sensibile dell’ideale di affetto della madre, della bellezza nella forma e della delicatezza nell’essenza muliebre». Nella nostra tradizione ermetica, per Matriarchia (da non assimilare al termine: matriarcato) va intesa la Matrice o Utero universale quale Principio e Origine della Vita Universa in ogni sua manifestazione.

è perciò evidente il collegamento dei Vertici della Schola Ermetica con un archetipo esprimente il Principio Femminile Universale che porta le fondamenta mitiche della Schola a radicarsi nel terreno della più remota arcaicità. Quello stesso terreno che vide fiorire nell’area mediterranea, sin dal Paleolitico inferiore, i miti e i culti della Grande Madre, tradotti più tardi e a seconda dei luoghi in quelli di Istarte, Iside, Cibele, Demetra, miti e culti dei quali sono intrise le religioni pagane delle civiltà storiche mediorientali e occidentali, in particolare quella egizia e della romanità classica.

Se questa è la dimensione mitico-simbolica che sta all’origine della gerarchia della Schola, altre sono le ragioni storiche che ne determinarono la nascita.

Volgendo lo sguardo al passato remoto, si osserva, come ci ricorda M.A. Iah-Hel, che «la tradizione egizia, codificata prima nei Misteri Isiaci, indi transitata negli scritti ermetici e alchemici, soprattutto quelli attribuiti ad Ermes-Thot, di cui l’esempio più noto è costituito dalla Tavola Smeraldina, ha tentato, nel corso dei millenni e dei secoli […] di trovare un consono contenitore in grado di trasmetterne, come una cassa di risonanza, non solo le teorie, ma anche la loro pratica applicazione a beneficio dell’umanità tutta e in sintonia con la Legge Evolutiva che tutto governa. Guardando più da vicino, sempre il Maestro M. A. Iah-Hel, nella Pietra Angolare Miriamica, ribadisce ancora una volta che «la ragione vera che portò i Vertici dell’Ordine Egizio a concepire e a mettere in gestazione il contenitore miriamico, affidandone al Kremmerz la costituzione, partì dall’esigenza di operare un “travaso” del patrimonio sapienziale iniziatico, tradizionale e ortodosso dell’Ordine in un “serbatoio” atto allo scopo. Ciò perché gli stessi Vertici, esauriti tutti i tentativi operati nel corso dei secoli di veicolare la Scienza Sacra in svariate strutture, vollero la costituzione di un contenitore forgiato, circoscritto e indi blindato nella finalità terapeutica di Bene che, nobilissima nella sua essenza umanitaria poiché funzionale alla “perfezione delle Virtù Umane”, fu a giusta ragione ritenuta idoneo e sconfinato campo per l’applicazione e “la perpetuazione della Sacra Scienza Pontificale Egizia”.

Era ormai divenuto insostenibile, infatti, che la Scienza Hermetica potesse essere appannaggio esclusivo di congreghe massoniche più o meno riservate e di conventicole esoteriche immobilizzate nelle griglie di un occultismo sempre più sterile, chiuso in sé stesso e perciò incapace di andare incontro a un mondo in così rapido mutamento. Ed Essi Vertici, perciò, constatato che l’accelerazione del progresso sociale-economico-politico-tecnologico-scientifico dell’umanità era ormai avviata, ma prevedendone con indubbia lungimiranza l’alto prezzo che ogni essere vivente avrebbe dovuto pagare, con conseguenze deleterie per il proprio equilibrio psico-fisico, per la propria salute e per la vita del pianeta tutto, decisero la riattivazione della SCHOLA TERAPEUTICA di MIRIAM, a somiglianza delle antichissime fratellanze isiaco-egiziane consacrate e dedite alla pratica della medicina sacerdotale e alla teurgia e taumaturgia».

«Apparve perciò non più rinviabile – continua M. A. Iah-Hel –, per la sorte stessa dell’umana evoluzione, porre le premesse perché l’approccio alla Scienza Sacra avvenisse su basi radicalmente nuove. Da dove cominciare, allora, se non dal linguaggio e, come si è detto in primis, dal mondo per come esso era?»

La drammatica situazione dell’umanità, accentuata dal divario tra sviluppo scientifico-tecnologico e sviluppo etico, rischiava di seppellire «sotto il cumulo delle macerie a venire anche le chiavi dell’umana evoluzione, da sempre custodite dalla tradizionale e sacra Scienza Pontificale Egizia. Ecco perché la necessità di ricollocarle su di un percorso che, innanzi tutto comprensibile, si renda accessibile ai molti così da mitigare, ove e per quanto possibile, l’imbarbarimento delle coscienze e porre le premesse per una, quanto meno futura, rinascita. Da qui l’Idea di creare un contenitore idoneo a una indiscussa finalità di Bene, la terapeutica ermetica, anche al fine di preservare il praticante dai rischi indotti dalla protervia della sua stessa natura umana geneticamente egoista e predisposta a conseguire l’ascenso per sole mire prevaricatorie e di potere».

Nel fondare una Scuola Ermetica Italiana, quindi di matrice Occidentale, Kremmerz si aggancia a questa mentalità, decisamente contraria a ogni forma di idealismo poetico, fatta di sapienza semplice, naturale e sintetica, lontana da ogni manipolazione mistica e da ogni artificio filosofico e sullo sfondo della quale si pongono a tutt’oggi i Vertici della sua gerarchia.

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