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  • seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 202

    Del libro ” La Via della Rosa”, come un tarlo, mi soffermo sul titolo stesso e mi chiedo: perché la Rosa? Perché proprio quel fiore come simbolo ( e forse sintesi?) di un “cammino”, di un metodo? Mi sono detta che esistono molti boccioli circondati da petali, ci sono molti fiori profumati e che tutti i fiori sono legati alla propria terra…Cos’ha di diverso la Rosa di cui parla il libro? Vi abbraccio tanto !

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 129

    Nell’incrollabile fiducia che ogni indicazione proveniente dal Centro porta semi di Bene ,ho voluto seguirle e sperimentare. Come molti, avevo quasi tutti i testi in cartaceo , ma era da un bel pò che stavano sugli scaffali e non mi sfiorava l’idea di riprenderli in mano.
    E invece era Bene farlo , da questa attivazione ognuno ne trarrà quello di cui ha più bisogno in questo momento.
    Ho iniziato con Avviamento alla Scienza dei Magi e alla fine di questa rilettura farò delle banali e già più volte scritte considerazioni:
    1- ogni volta che ci si approccia agli scritti dei Maestri si aprono nuove prospettive prima non viste.
    Siccome le parole sono rimaste lì immutate, ovviamente è la nostra percezione delle idee esposte che cambia.
    Penso che la rilettura periodica dei testi possa (tra le altre cose) essere un modo per avere un’indice ( non certo la misura , che solo in via gerarchica ci può essere data e confermata) dello sgrezzamento del nostro essere dalle nebbie delle nostre passioni e delle sovrastrutture ,che filtrano e distorcono le parole cristalline di Chi scrive con Scienza e coscienza per l’avanzamento degli altri.
    2 – credo che i Maestri si riconoscano nell’Ortodossia : tutti , pur nelle proprie peculiarità, scrivono nello stesso modo , il loro messaggio ruota sugli stessi cardini.

    m_rosa
    Partecipante
    Post totali: 440

    Grazie tanaquilla, è vero, il concetto di omologazione è spiegato dal D.G. Iah-hel nel paragrafo da te suggerito, però è in quello precedente che ho trovato una spiegazione chiara di ciò di cui parla Hahajah nella Fenice, cito Anna Maria Piscitelli “perché questo meccanismo (ndr.la trasmissione del lievito iniziatico) effettivamente si verifichi è necessario che tali anelli siano univoci negli intenti nell’ ideale e nelle pratiche…” Potremmo dire, credo, che questo livello di omologazione procede di pari passo con l’altro che riguarda la necessità, per potersi evolvere, di omologare la materia di cui siamo fatti, ai Ritmi della Schola
    Buona domenica

    kridom
    Partecipante
    Post totali: 167

    Mi ricollego alla domanda di Tanaquilla nel post in cui cita la dea Reitia, tentando di darvi risposta.
    La religiosità dei Veneti pare effettivamente essere molto diversa rispetto a quella dei romani, non si conoscono i nomi delle divinità del pantheon veneto in quanto non ci sono autori veneti che abbiano lasciato tracce della loro cultura, che quindi viene desunta solo sulla base dei ritrovamenti archeologici e di qualche epigrafe o altre scritte in venetico. Oltre ai ritrovamenti nel santuario della dea Reitia a Este, che ha per simbolo una specie di chiave che mi ricorda l’ankh egizio, ci sono stati importanti ritrovamenti presso il lago di Lagole di Cadore dove vi sono dediche ad una divinità sanatrice maschile chiamata Trimusiat/Tribusiate che sarebbe rappresentata da 3 teste. Mentre ad Aquileia sono state ritrovate epigrafi che trattano del dio Beleno, che alcuni studiosi ritengono sia lo stesso Tribusiate. Ad Altino, vicino Venezia ma sulla terraferma, sono state ritrovate altre testimonianze del culto dei Veneti. Insomma, la religiosità di questo popolo, che forse era un tutt’uno con i Reti e con i Norici che abitavano nelle Alpi orientali, era molto ben individuata e peculiare.
    Probabilmente, e vengo alla risposta a Tanaquilla, gli storici romani ritenevano la civiltà romana superiore rispetto a quelle dei popoli conquistati e quindi l’hanno trattata poco e con sufficienza. Figuriamoci poi laddove la visione culturale era molto diversa, come sul ruolo della donna nella società. Secondo me, il caso più eclatante è quello del padovano Tito Livio, che nella sua storia dalla fondazione di Roma (Ab Urbe Condita), quasi non cita i Veneti. Ne parlano di più altri autori non veneti come Virgilio, Strabone e Plinio il Vecchio, ma anche questi non danno molte notizie sulle caratteristiche della civiltà di un popolo ormai sconfitto da tempo e molto assimilato ai costumi della civiltà vincitrice.

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 376

    Cara Seppiolina, la splendida Rosa a cui fai riferimento, è citata più volte nell’Opera in questione. Alla pagina 11, compare un riferimento al Mondo Secreto del M. Kremmerz, e precisamente: ”Il Mondo Secreto non sparisce – Egli scrive nel Dicembre 1899 – si trasforma nella realizzazione delle teorie nebulose e comincia l’esposizione della scienza della medicina ermetica, rivelazione della sintesi terapeutica della Rosa Mistica”. Alla pagina 45 ultime righe: “In una circolare del Dicembre 1898 (oltre un secolo fa!) Giuliano Kremmerz pubblicamente annunciava la restaurazione della Fratellanza Terapeutica Magica di Miriam, ad esempio delle antichissime sacerdotali isiache egiziane iniziando così alla luce del sole la sua missione per indicare a tutti la via della Rosa”. Quindi, mi pare di capire, una via ben definita, Ortodossamente organizzata, per tendere verso il cuore o Bottone della Rosa, come molto fisicamente si perviene al bocciolo centrale del fiore, petalo dopo petalo. Voglio aggiungere due riflessioni anche sull’importanza del Silenzio. Sicuramente la parola è la materializzazione dell’idea. Altrettanto plausibilmente, la parola può disperdere l’idea, mentre il silenzio tende a coltivare l’idea stessa, nel buio del silenzio il pensiero prende forza. La costrizione della parola è un atto di volontà cosciente, e la volontà, opportunamente direzionata, è elemento fondamentale in un percorso di crescita interiore. Il Maestro Kremmerz, nella Porta Ermetica Capitolo IV, ci ricorda che il “Cristianesimo nacque infante cioè non parlante, da cui il simbolo del bambino che regge il mondo”, e, spostandoci di un cicinino di più ad Oriente, il M. Laotse nel Tao-Te-King, come menzionato nell’omonimo libro Edizioni Laterza, a proposito dell’importanza del Silenzio, all’inizio dei paragrafi XXIII e LVI sta scritto: ”Chi parla poco è naturale il vento forte non dura una mattina”, “Colui che sa non parla, colui che parla non sa”.
    Con l’augurio a tutti di una buona domenica.

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 659

    Sul perché la Rosa e il titolo “Giuliano Kremmerz La Via della Rosa” offre molti spunti Marco Carobbi (Meiehl) nello scritto: “L’ideale della Mystica Rosa”, che avrai senz’altro letto, cara Seppiolina. E’ noto a tutti che la rosa simboleggia l’Amore, chi sia stato il primo a dirlo e perché, che è ciò che chiedi, non saprei, ci si dovrebbe riflettere, ma la tradizione, a livello globale, riporta così. Nella mitologia la rosa – l’originaria canina – è pianta sacra ad Afrodite nata insieme a lei dalla schiuma del mare, come è anche associata ad Iside, Astarte, Istar. La mitologia nacque sapiente, ereditando le conoscenze dei tempi precedenti, e servì alle classi sacerdotali dell’epoca per tramandare la scienza dell’animo umano, come ci chiarisce il Maestro Kremmerz.

    Già Kridom, ben detto. La domanda era infatti retorica e voleva sottolineare la “voluta” dimenticanza. Così fa chi tenta di approfittare di una conoscenza inventandosene la paternità. Atteggiamento deprecabile ma diffusissimo.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 508

    Cara Buteo torno a te e al tuo post sul Silentium di Hahaiah.
    Chiedevi: fare in silenzio, perché? che vuol dire? Potrebbe mai succedere come a Gesù, quando bambino, “si divertiva un giorno a costruire coi suoi coetanei uccelletti di creta. Ciascuno magnificava il proprio lavoro con grida di entusiasmo e con paragoni e vanterie. Ma egli taceva. Però, quando ebbe finito, batté le mani e gli uccelletti volarono via.”?
    Ti dirò, cara Sorella, che condivido non solo i quesiti che ti poni, ma anche quella che mi sembra la speranza di una tale purificazione (il fanciullo) da riuscire ad essere tramite dell’energia creativa della natura, mi sbaglio?
    Riflettendo sulla storiella scelta da Hahaiah, senza presumere di interpretare il pensiero del Maestro, direi che si possono però trarre delle interpretazioni: in primis che Gesù sin da piccolo era un diverso rispetto agli altri, non solo faceva prodigi, ma aveva le idee talmente chiare sul cosa avrebbe fatto da grande che gli uccelini erano, guarda caso, 12. Quindi, in un maestro di tale livello c’è un “filo” di coerenza da subito, come si incarna. E questa è una condizione che mi pare francamente più unica che rara. In secundis che a stare in silenzio era solo lui, mentre gli altri bimbi giocavano e si vantavano facendo rumore. Ergo il silentium ermetico deve essere altro rispetto al silenzio come lo intendiamo comunemente, nel deserto o in mezzo ai boschi o la notte quando tutto tace.
    Lo dico soprattutto alla luce delle esperienze che condividiamo, vissute con la Gerarchia in mezzo al mondo, anche il più rumoroso, tra convention, tavole rotonde, festeggiamenti, concerti ecc. Ed erano e sono esperienze iniziatiche ortodosse. Altrimenti qualunque eremita sarebbe un iniziato.
    Che ne pensi/ate?

    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 169

    Sono sempre sul testo “l’eredità Isiaca e Osiridea dell’Egitto Sacerdotale”: pur consapevole che di strada ne ho tanta da fare, finalmente inizio a comprendere qualcosina di Iside e Osiride, il legame che li unisce e il loro nesso con la nostra Fratellanza. Tutto ciò è magnifico: mi ripeto, lo so, ma non posso fare a meno di manifestare il senso di meraviglia e gratitudine che mi pervade quando leggo queste pagine. Grazie a queste letture (e chiaramente agli Strumenti che ci sono stati forniti) si riesce a capire, un piccolo passo alla volta, giorno dopo giorno, le differenti sfumature che dipingono il quadro meraviglioso all’interno del quale ci muoviamo: è un’esperienza che non ha pari… trovo la Biblioteca fondamentale perché la lettura quotidiana dei testi scritti dai Maestri mi consente di sentirmi ancora di più in contatto con Loro e mi rischiara la mente consentendomi di rifocalizzarmi ripetutamente, giorno dopo giorno, su ciò che è importante rendendomi più resiliente alle mistificazioni della profanità: grazie dunque (di nuovo) al Maestro IAH-HEL

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 211

    Non saprei Mandragola, non ero ancora con voi nei tempi in cui avete vissuto le molte esperienze insieme al nostro Maestro e delle quali ogni tanto vi sento, con mio rammarico, raccontare…
    Probabilmente nel M.to Hahaiah, come evidenzi tu, c’era l’intento di mostrarci la statura di un Gesù fra i comuni mortali.
    Io lì, in Gesù, vedo solo un ragazzo, concentrato nell’opera, intento e interessato solo a quella, al punto che tutto intorno a lui sparisce, nessun evento dall’esterno o dall’interno lo distoglie … è lì…c’è lui c’è la creta c’è la sua idea che si concretizza nelle sue mani, è in silentium… ciò che fa lo coinvolge e avvolge completamente e i suoi sensi e sentimenti sono silenziati… e tutto se stesso diventa una sola cosa con l’opera… e vi trasferisce l’anima…
    Ecco, vedo una cosa molto umana e concreta e… sublime, nella mia limitata esperienza.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 508

    …cara Buteo, anche la mia esperienza può considerarsi limitata, limitatissima, rispetto al non aver saputo mettere a frutto gli input seminati dal +++++ Maestro, e l’esempio di Hahaiah mette in evidenza secondo me anche questo: Gesù che FA e gli altri intorno (mi ci metto per prima io) che si trastullano giocando! Te lo dico non come consolazione, ma come estremo realismo.
    Tuttavia, nell’iter ermetico c’è anche la testimonianza delle esperienze che sono fissate nella storia recente della Schola. Chi le ha vissute le testimonia.
    Detto questo, condivido la tua interpretazione del Silentium in cui “tutto se stesso diventa una sola cosa con l’opera”, perchè pure noi preghiamo per quel processo di integrazione che ci riconduca all’Una.

    I tempi son difficili, teniamo duro.
    Un fraterno abbraccio a TUTTI, in particolare alla Del+ Gen+, sempre profondamente grata.

    kridom
    Partecipante
    Post totali: 167

    Mi inserisco anche io sull’articolo sul Silentium del M. Hahajah aggiungendo un piccolo ulteriore pensiero che riguarda il rapporto tra silentium e neutralità, concetti che vedo come molto collegati tra loro, anzi forse il silentium è una sfaccettatura della neutralità. Per poter ascoltare la voce del nostro “io interiore”, il canale di comunicazione tra il nostro io cosciente e questo “io interiore” deve essere il più libero possibile e lo stato di neutralità ci da questa possibilità di interagire tra questi due io, senza ostacoli dovuti alle sovrastutture. Se non riesco a mettermi in uno stato di silentium interiore, il rischio è di essere impegnato in tante altre attività, e soprattutto pensieri, che mi allontanano da questo dialogo anche perchè aggiungo ulteriori sovrastutture a quelle che già ho.

    Cara Gelsomino, è proprio vero che i Maestri dicono tutti le cose nello stesso modo. Mi ha colpito molto rileggere le comunicazioni dei M. Benno e Hahajah riportate nella Via della Rosa…potrebbero essere scritte oggi dalla nostra D+G+ e nemmeno ci accorgeremmo della differenza.

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 202

    Ringrazio chi mi ha risposto sul simbolo della Rosa, andrò sicuramente a spulciare le letture consigliate. Mi chiedo se non vi sia una motivazione anche a livello terapeutico, cioè nelle virtù medicali della Rosa: se, ad esempio,in passato venisse usata per particolari tipi di malattie e quali…Ancora grazie Fratelli!

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 211

    Riflettevo su ciò che stiamo scrivendo sul silentium, del quale io vedrei la neutralità piuttosto una conditio sine qua non. Se rileggo la parabola di Gesù, egli era in silentium. Avrebbe potuto essere in silentium senza essere neutrale? Non so, forse sto discutendo di lana caprina, ma, cos’è la neutralità? Qui ci sono ragazzini che compongono uccelletti di creta: in questa azione Gesù è neutrale? e i compagni? Nei compagni c’è molta aspettativa, lo si vede dal continuo confronto e vanteria. In Gesù c’è azione e progressione nell’azione: le sue mani si muovono sulla creta modellando apponendo togliendo e ogni atto si calibra sull’atto appena compiuto. C’è rispondenza fra materia e azione, direi fra carne e carne, e direi anche che non c’è ascolto dell’io interiore, perché non c’è separazione degli io. Il risultato avrebbe potuto essere meno eclatante, e lo sarebbe stato se non fosse che, come scrive Mandragola, ‘in un maestro di tale livello c’è un “filo” di coerenza da subito, come si incarna’.

    m_rosa
    Partecipante
    Post totali: 440

    Ricordo che parecchi anni fa facemmo, seguendo le lunazioni, l’acqua di rosa, ora non essendo a casa non posso ricercare la luna di riferimento, ma ricordo che io la usavo sulla pelle pulita del viso come un antirughe naturale e forse per piccole lesioni della pelle (graffi,bollicine,ecc)
    Buona giornata

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 508

    X Kridom e Buteo sulla neutralità “La parola al Taumaturgo”:

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