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  • catulla2008
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    Grazie a Fleurdelys per la visita che ci ha fatto compiere all’Asclepeio di Kos!
    Di tutti gli spunti interessantissimi emerge essenzialmente che il malato dell’epoca si impegnava attivamente in prima persona per guarire e che la purificazione riguardava sia il malato che il sacerdote-medico trasmittente.
    Ultimo ma non ultimo, anzi primo spiazzo, il passaggio per la positività necessaria (giochi e musiche) a propiziare la catarsi e la guarigione integrale.
    Davvero una magnifica evidenza della Medicina Sacra che ancora accompagna e sostiene, in Tradizione ininterrotta, l’opera dei medici della Schola e – come vediamo – anche la loro testimonianza.

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 9 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Hai proprio ragione Mara329! “La possibilità trasformativa, la pratica relativa” dati dalla Schola nell’attualizzazione costante da parte delle Gerarchie, sono una realtà che dà alla nostra vita una marcia in più…sempre che decidiamo di metterci in moto! La pratica infatti fonda il proprio valore nel… praticare, come ci viene da sempre detto dai Maestri di ogni tempo e di ogni ordine e grado. E quindi nel praticare i corsi, nel contribuire ai Quaderni Accademiali (come è stato fatto) e poi nel leggere e rileggere quanto vi è stato oggettivato pro salute populi sia per gli interni che gli esterni alla Fratellanza; e ancora nell’alimentare e alimentarci in questo Forum e in questo sito web che tanto offre sia a chi non è iscritto che, soprattutto, a chi è iscritto e può attingere a una sezione dedicata tutto il nutrimento necessario per fare, e trasformarsi, e andare avanti e oltre.
    E’ quello che facciamo che ci avvicina al moto universo, ed è la direzione che diamo a questo nostro moto che ci porta a migliorare noi stessi.
    Se pensiamo a quanto si corre nella vita quotidiana per mille cose necessarie (ma lo sono poi davvero?) e tante futili, e quanto invece dedichiamo a noi stessi, veramente a NOI, a quell’impulso profondo di trascendenza che ha “sete di verità universe”…! Se pensiamo alla FORTUNA (ma è un caso?) incredibile che abbiamo nel poter oggi far parte di una Tradizione codificata così magnanima e accesssibile nella sua docenza come mai è stato prima a memoria storica!
    Così, forse, proprio cammin FACENDO e OPERANDO, la materia nostra vivente riacquista lo splendore che le è connaturato, proprio come un paiolo di rame si libera del verderame o l’argento ritorna brillante per l’azione del bicarbonato.
    Magari la chiave, la vera chiave che apre le porte della conoscenza e che non può essere disgiunta dal risanamento profondo dell’individuo, va cercata nel nostro divenire.
    Quello possibile, ovviamente.

    catulla2008
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    In merito a quello che scrive Mara329 azzardo una fantaidea… E se quello che chiamiamo universo fosse un’enorme massa oscura con un costante moto di espirazione-esplosione / inspirazione-implosione-buco-nero?
    E se di tali masse ce ne fossero tante sì da creare tanti e altrettanti universi?
    E se la nostra minuscola anzi infima vita non fosse in grado di concepire l’enormità della Vita Universa ed i suoi tempi e quello che chiamiamo assoluto fosse solo un segmento del grande MOTO delle stelle e dei soli?
    Allora noi, così piccoli, non potremmo cominciare a sentirci umanità, organo UNO di questo pianeta insieme agli altri organi della Madre Terra, nella danza incommensurabile di una Intelligenza immanente? e attrezzarci per giungere a una consapevolezza diversa che dia senso al nostro pulviscolare esistere?

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 9 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Riallacciandomi all’ultimo post di Garrulo e alla sua – diciamo – ‘sperimentazione’, mi vien fatto di manifestare alcune osservazioni.
    Forse si dovrebbe abituarsi un po’ di più a considerare questa nostra carne aggregata in organismo come concretizzazione dell’idea-uomo (a prescindere dal genere) discesa dalla Natura Madre. Luogo sacro in quanto manifestante il progetto-umanità e, contemporaneamente, l’unicità di un essere: nato e poi cresciuto; essere parlante, pensante, agente liberamente eppure secondo il progetto della specie.
    Forse il primo luogo del sacro siamo noi?

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 9 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Infatti M_rosa, la fortuna di essere in una Schola che detiene il patrimonio iniziatico e di avere la possibilità di contatto con i Maestri è un privilegio enorme rispetto a chi, fuori dal tempio e in ogni tempo, doveva lambiccarsi il cervello e sperare, solo sperare, di fare l’incontro giusto per trovare l’aggancio alla Tradizione e alla Scienza.
    In questo senso indubbianente il nostro presente è incomparabilmente ricco e propizio grazie alla generosità di Chi può.
    Tuttavia, quest’epoca di pseudo-istruzione è anche epoca di parole (come magistralmente esprime J.M.Kremm-erz nella Lettera ai Saggi Venerandi con cui si apre la Pragmatica Fondamentale della S.P.H.C.I.). Forse proprio a causa di tanto inquinamento la voce della Verità si è fatta più forte e capillare, così che anche i più confusi e meno preparati possano trovare riparo e conforto dalle tempeste della vita e, magari, della propria anima…

    catulla2008
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    La pittura e la musica sono linguaggi innati nell’essere umano. I bambini cantano e disegnano molto prima di imparare argomentazione e descrizioni, per non menzionare tutta la psicoanalisi che si muove sulle immagini, e la musica, usata perfino sugli animali per indurre comportamenti nonché aumento della riproduttività.
    E nella Scienza Ermetica penso a tutti i millenni in cui la popolazione istruita era davvero poca e solo l’arte figurativa e quella musicale potevano ‘parlare’ alle folle, magari per suscitare quel lampo…quel ricordo…quel quid che distingue chi cerca ALTRO e cerca OLTRE.
    La parola invece, comunque pronunciata, mi pare debba ricostruire l'”idea” per diventare comunicazione con in più il rischio di essere fraintesa…

    catulla2008
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    Mi pare di capire che il post di Buteo ribadisca che in Terra sappiamo generare una fissione nucleare e non una fusione ma… Quante cose ancora non abbiamo scoperto e quante ne dovremo scoprire? Molti esperimenti sono stati fatti per comprendere come le piante siano in grado di trasformare elementi in altri elementi; anche Buteo ci riconferma come gran parte della vita venga dalle stelle; domani – chissà?! – dimostreranno che l’intelligenza si manifesta via via che la vita si organizza…

    catulla2008
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    Immediatamente il post di Guglielmo Tell mi ha richiamato il racconto letto mentre eravamo tutti insieme a Solleone e scritto da Matilde Serao su Partenope.
    (cito) “…la capanna del pastore sorge accanto quella del pescatore; la rozza e primitiva arte dell’agricoltura, le industrie manuali appena sul nascere compiono fervidamente la loro opera. Prima sorge sull’altura, il villaggio a grado a grado guadagna la pianura; un’altra colonia se ne va sopra un’altra collina ed il secondo villaggio si unisce col primo; le vie si tracciano, la fabbrica delle mura, cui tutti concorrono, rinserra poco a poco nel suo cerchio una città. Tutto questo ha fatto Parthenope. Lei volle la città.”
    Trovo dunque bellissima e intrigante l’idea che alla fondazione di una città presieda una ninfa “la vergine, la donna… immortale” che “splendida, giovane e bella, (vive) da cinquemila anni”.
    I miti di fondazione solitamente sono associati agli uomini e privilegiano l’aspetto pratico, manuale…: un po’ l’equivalente dei denti di cui fare buon uso. Dunque fa piacere che di là dalle tradizioni orali note si tramandi anche quella meno consueta della presenza di un eterno femminino, ispiratore di ogni nucleo coagulato intorno a un centro e che questo avvenga a Napoli come a Praga.
    Qualcuno ha notizia di altri miti simili?

    catulla2008
    Partecipante
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    Mi ricollego a quanto scritto da Gelsomino e Wiwa in merito alle trasformazioni della materia vivente…
    Tra il 1876 e il 1883 il biologo tedesco ormai ultra 50enne Albrecht von Herzeele scoperse che le piante sembravano capaci di trasformare, in maniera alchimistica, il fosforo in zolfo, il calcio in fosforo, il magnesio in calcio, l’acido carbonico (punto di incontro tra chimica organica e inorganica) in magnesio e l’azoto in potassio. I suoi scritti vennero ignorati dalla scienza ufficiale fino a quando il fisico francese Pierre Baranger nel 1958 dimostrò che i semi di leguminose, germinando in una soluzione di sale al manganese, portavano alla sparizione del manganese e invece appariva il ferro. Nel tentativo di chiarire meglio i meccanismi insiti nel processo, Baranger scoprì un’intera rete di interazioni collegate alle trasformazioni degli elementi nei semi: fra i dispositori, anche il tempo di germinazione, il tipo di luce necessario e persino l’esatta fase della luna. Sullo stesso tema, Corentin Louis Kervran, membro del Consiglio di Igiene e della Salute della New York Academy of Sciences, nonché della commissione del Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica negli anni ’60, giunse ad asserire che “l’errore fatto dalla scienza è pensare che tutte le reazioni negli organismi viventi siano chimiche per natura mentre la materia ha una proprietà finora (nel 1962 cioè) sconosciuta, proprietà che non è né della chimica né nella fisica nucleare”, da cui la spaccatura tra l’animato e l’inanimato andrebbe ricercata a livello nucleare: come una serratura ostinata alla cieca violenza può diventare docile a un’abile manipolazione altrettanto avverrebbe nella manipolazione del nucleo. E aggiunse che i microorganismi sono una concentrazione di enzimi che trasformano gli elementi: non meramente per cattura di elettroni periferici ma per alterazione fondamentale del nucleo, concludendone che andrebbe concepita una scienza nuova distinta dalla chimica. A presupposto delle sue evidenze il fatto che, sebbene l’humus derivi dalla materia organica, un tempo sulla Terra la materia organica non c’era. Dal canto suo, il chimico austriaco Rudolf Hauschka, allievo di Steiner e poi dedito alla cosmesi, arrivò a sostenere che “la materia è il precipitato della vita” quindi “non risultato della combinazione di elementi ma qualcosa che precede gli elementi”. (Pare che lui abbia ripetuto moltissimi degli esperimenti di von Herzeele deducendone che le piante non solo generano la materia da una sfera non materiale ma la “eterizzano” di nuovo: ebbe eco la sua scoperta del sorgere e scomparire della materia in sequenze ritmiche spesso in rapporto con le fasi lunari).
    Da ultimo, Peter Tompkins e Christopher Bird dal cui libro LA VITA SEGRETA DELLE PIANTE sono estratte e adattate le brevi note di cui sopra (vedi link)
    https://books.google.it/books/about/La_vita_segreta_delle_piante.html?id=arxe_o9QKZwC
    menzionano la frase seguente attribuita a Christopher Walczak (attualmente ricercatore del Dipartimento di Biologia Molecolare presso l’Università di Stanford): “l’ ‘oro’ che per secoli gli alchimisti medioevali cercarono di ricavare dal piombo potrebbe benissimo rivelarsi il segreto per ottenere buona salute e lunga vita”.
    Ora tutto ciò mi ha fatto ripensare ad alcuni passi della nostra Tradizione.
    (S.M. Vol. 2 pag. 307) Se al Caos fosse stato preposto il principio femminile che esiste e presiede alle forme nell’Universo, non vi sarebbero state forme, perché ciò che presiede alla fusione delle sostanze di natura separata è principio femminile cui si dette nome Amore negli esseri a forma umana.
    (S.M. Vol. 3 pag. 110) Nell’ermetismo, in cui consideriamo la materia come unica, sempre, perché è cosmica, sia organica che inorganica, differente per tante varietà di aspetto, noi non intuiamo le differenze che per variazione dispositiva di atomi … Così a parte ogni esame anatomico, chimico e fisiologico, il cervello diventa per noi un nucleo dispositivo nei riflessi del magnetismo terrestre, della elettricità terrestre e atmosferica e delle altre forze cosmiche (calore, luce, suono) che direttamente o per rimbalzo riceve…
    Non trovate che, come sempre, la scienza ufficiale si muova lungo il filo che conferma le conoscenze antichissime della Scienza Ermetica?

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 238

    Ricordo quel giorno sia per avervi partecipato sia per i fatti e le immagini scolpiti dentro di me.
    La danza delle gru, che avevamo riproposto in quel parco inondato di sole, ci aveva fatti sentire vicini al mito sibillino ripreso pure nel Primo Quaderno dell’Accademia Porfiriana, a pagina 73, là dove si parla di una tessitura insegnata dalle fate. Proprio come nel dono di Arianna a Teseo, nell’ottica di un culto di virtuale rinascita, all’insegna della regia magistrale avevamo danzato con la maschera… e più tardi parlato senza maschera.
    Ma proprio le maschere, che erano state fabbricate a significare le forze naturali e che avevano dato alla rappresentazione un che di ludico, avevano propiziato quel sentire giocoso tanto simile all’idea dell’Ermete fanciullo e bucolico che troviamo nei racconti del mito. Congiuntamente alla musica dei flauti e dei tamburi, e pur senza bevande inebrianti come si dice avvenisse nei culti antichi, ci eravamo ritrovati fanciulli, pronti a un contatto panico che indubbiamente ci aveva rigenerato sotto ogni punto di vista e aveva dato favorito un’indagine oggettiva sulle potestà naturali e spesso sconosciute in noi e fuori di noi
    Leggo nel summenzionato Quaderno, in nota alla stessa pagina, che la versione greca della parola per ‘filo’ ‘ trama’ è molto simile a un tipo di anatra o fenicottero il cui continuo ondeggiamento alla ricerca di cibo ricorda il movimento della spoletta nella tessitura e rimanda a tradizioni antichissime (provate fino al Neolitico) e facenti parte dei culti collegati alla Grande Madre.
    I Quaderni delle Accademie sono indubbiamente dei gioiellini per chi abbia voglia di leggerli e rileggerli, e annodano esperienze del passato e del presente in unacomunicazione continua di cui non si può che esser grati alle Gerarchie per le molteplici possibilità che offre a tutti, proprio come questo spazio web. Anzi, questo spazio di RETE… per dirla all’italica maniera!

    catulla2008
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    Se per forma si intende la disposizione di atomi, allora la forma È anche sostanza. E dunque quando si parla di ‘stato di essere’ si parla di qualcosa di concreto e tangibile.
    La materia di cui siamo fatti è ‘vivente’ e perciò in continua trasformazione per effetto stesso del principio che la anima e che ne aggrega l’individuazione, vale a dire che già di per sé ha un suo sviluppo e un suo svolgimento che si riflettono nelle molecole di cui siamo fatti.
    Tuttavia, la centralina che ne regola la disposizione risiede (credo sia accertato) nel famoso DNA: del nucleo o ad esso latente.
    La patologia,cronica o ereditaria, penso sia uno squilibrio insito in quelle sedi, o per trasmissione genetica o per influenza ambientale (bellissimi gli interventi in merito riportati dagli Atti del Centenario della Pragmatica Fondamentale).
    Quando la Miriam opera, il richiedente ne chiede l’intervento fino nelle profondità dell’anima (vedasi modulo di richiesta aiuto terapeutico).
    Ciò che noi sperimentiamo dunque, in noi e per nostro tramite, è una forza in grado di ‘ripristinare’ lo stato di salute. Forza che opera a distanza, con strumenti tradizionali quanto concretamente capaci di agganciare con forme codificate la sostanza dei dispositori nostri e dei richiedenti. Dispositori che, producendo effetti concreti, non possono che essere concreti.
    COME questo possa avvenire non pare avere spiegazione dalle attuali conoscenze scientifiche, ma nulla impedisce di liberamente sperimentare, domandarsi, riflettere…
    Dopotutto, anche se Dante mette Ulisse all’Inferno, è pur sempre condivisibile che non siamo fatti per vivere come bruti. E certo nella nostra Schola possiamo testimoniare la presenza di Virtù e di conoscenza.
    Da sperimentare. Ovviamente.

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 10 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Stavo riflettendo sul fatto che anche le grotte mistiche di ogni tempo, da quella di Giove a Creta a quella di Lourdes della cristianità, sono sede di cura (quando non addirittura di guarigione!) e mediante la sola ‘esposizione’ all’ambiente. Ieri su Rai3 un abitante di Creta si chiedeva che divinità ci fosse prima di Gesù e prima di Giove sostenendo che tutto il suo paesino se lo chiede proprio meditando sull’antichità delle grotte.
    Ora, nella mia esperienza le grotte sono sempre umide oltre che buie e, questo, mi induce a domandarmi se non sia proprio l’acqua a trattenere una virtù sanatrice in grado di attivare, per contagio, l’umidità di cui il corpo umano è pregno e, in qualche modo, di ‘tingerla’ della propria virtù.
    A tale proposito non so che ne sia stato degli studi di Masaru Emoto sulla ‘memoria dell’acqua’: sono di almeno due decenni fa e chissà se sono stati accettati o, quanto meno, indagati dalla comunità scientifica ufficiale!

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 10 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Ero fresca di letture di romanzi ambientati nei luoghi andini e di appassionanti racconti di esperienze compiute in quei luoghi da un professore universitario peruviano a contatto con gli sciamani di quelle zone. Avevo 35 anni e mi sentivo molto vicina a quel tipo di cammino pur conoscendo già da oltre un decennio gli scritti di Kremmerz.
    Entrata in contatto con la Schola Philosophica Hermetica Classica Italica in un momento in cui gli incontri accademiali erano stati momentaneamente sospesi fino a data da destinarsi ebbi la ventura – e la fortuna! – di passare una magica notte sui monti Sibillini con il Maestro Iah-hel e altri Numeri della catena iniziatica.
    Era estate.
    Verso le tre e mezza di notte, mentre tutti dormivano avvolti nei loro sacchi a pelo, una carezza di vento insistente ebbe la meglio sulla mia pigrizia e uscii dal tepore in cui mi ero rintanata aprendo la cerniera del mio involucro quasi fossi un baco da seta.
    Non avevo freddo. Mi misi a camminare verso la vetta del monte lungo la cresta…
    Arrivai fino a un certo punto, molto particolare. E, lì, sentii che non POTEVO andare oltre.
    Quantomeno NON in quel momento.
    Sentii il peso delle cose che dovevo ancora risolvere; vidi le contraddizioni della mia vita dell’epoca e le discrepanze tra quello che sentivo di essere e di volere e quello che invece facevo e dicevo nel quotidiano.
    Le gambe si erano fatte di cemento e il muro invisibile che mi bloccava il passo non ammetteva forzature.
    A malincuore mi voltai e presi la via del ritorno.
    Tutti stavano ancora dormendo… (O forse no?)
    Mi rimisi dentro al sacco a pelo con la netta sensazione che se non vivi come pensi finisci col pensare a come vivere.

    catulla2008
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    Vorrei provare a rispondere a Gelsomino che si domanda in concreto come utilizzare l’alimentazione per purificarsi. Non essendo medico né dietologo posso solo portare la mia esperienza su quanto consigliava Kremmerz: “se siete ammalati digiunate; rivolgete lo stesso regime a passioni e desideri…”.
    Un po’ come quando smetti di fumare i primi giorni sono i più duri: astenersi da un contatto che ci turba, un desiderio che ci morde…non è facile. E quanto più abbiamo nutrito quel contatto, quella passione, tanto più diventa sofferenza non alimentarlo/a.
    Silenzio – dicevano alcuni scritti – e il Maestro silenzioso su avvicina.
    La verità è che per poter vedere il fondale le acque devono essere calme. Solo così emergono le incongruenze, i vizi, le fragilità dell’anima nostra…e riusciamo a vederli, a definirli, a combatterli riducendoli prima alla fame e, poi, col tempo, magari, all’estinzione.
    Ecco, a differenza di Bell che, come chirurgo, può tagliare perché sa dove e quanto tagliare per restituire la salute, io numero in itinere che non vedo dove e quanto grava su di me il tale o il talaltro bubbone che mi affligge, posso solo aspettare senza far nulla che non sia silenzio. E preghiera. E che il male secchi per mancanza di nutrimento fino nel profondo dell’anima.
    Questa la mia esperienza nella scienza dell’alimentazione. Pensate possa valere come purificazione?

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 10 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Che mistero questo principio vitale! Afferrare la fiamma della vita…impadronirsene…dirigerla… Questo resta nei sogni della ricerca scientifica e…dei miliardari moderni! Ma credo, molto più semplicemente, che il meccanismo si riferisca a dei costituenti che tutti conoscono. Uno slancio nel petto, quel trasporto per qualcuno che si ama, e la condizione attizza un fuoco che proviene dalla nostra carne vivente. Insomma, l’amore ha lo stesso effetto della benzina sul fuoco, lo fa divampare. Così, più che dare il principio vitale all’infermo che ne manca, credo che la terapeutica ermetica contagi il principio vitale dell’infermo e lo induca a divampare, similmente a come si trasmette la fiamma e senza impoverire nessuno. Insomma, non si tratterebbe di donazione ma di risonanza. E aggiungo che questo stato, molto simile a quello degli innamorati per cui si ferma il tempo e si dilata lo spazio, darebbe l’accesso a un campo energetico diverso, e per tale ragione il terapeuta ermetico funzionerebbe quale ricetrasmittente di energia… Da cui l’equivoco dell’apparente cessione. Va detto però che senza un percorso che educhi a tale condizione e senza un Maestro che la incarna, non credo sia possibile raggiungerla, salvo il caso fortunato, quanto fortuito, di un accesso inconsapevole allo stato etereo, ciò che comunque non ne potrebbe garantire il controllo, la direzione o la ripetizione.

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 10 mesi fa da catulla2008.
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