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  • catulla2008
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    Di nuovo, come molte volte in questi decenni, torno a farmi la medesima domanda: ma davvero si pensa che basti appropriarsi di straforo di qualche rituale, segno o scritta, spesso privi delle doverose istruzioni orali, per trasformare sé stessi in semidei, artefici e dispensatori di virtù? E che basti dirsi presidi o maestri per indirizzare altri alla verità quando per primi si sa che non c’è una meta verso cui indirizzarsi, né guida cui riferirsi?
    La voglia di apparire, il bisogno di prepotere, la smania di detenere, ma… alla fine (come la storia dimostra!) i conti si fanno con la Natura e, di fronte alla falce che discerne il raccolto e prepara il campo a quello nuovo, non c’è menzogna che tenga, né inganno che regga agli altri come a sé stessi.
    E allora?
    A che vale seminare falsità, indurre deviazioni, illudere ricercatori che tutto si risolva in sperimentazione da piccoli chimici grazie alla scatola recuperata di sottecchi? E perché indulgere nell’errore che si traduce in un errare a vita quando la Miriam ortodossa è presente, aperta, fruttifera e generosa con chiunque Le si rivolga per crescere davvero?
    Ma tant’è… Nella nostra società, in cui vale il convincimento che violare una donna sia prenderla, non dovrebbe stupire che imperi il convincimento che strappare lembi di Tradizione equivalga a detenerla.
    E invece è la Tradizione che ti accoglie, è il Grembo della Miriam che rigenera, e non ci si evolve perché si prende ma perché si è presi dall’Amore.
    Ma anche Quello giunge per grazia e solo a chi è sincero DENTRO.

    catulla2008
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    in risposta a: Eventi e Segnalazioni #12818

    Leggo che gli scienziati hanno intenzione di scavare 10 km sotto il fondale oceanico del Pacifico per scoprire i segreti del cuore terrestre e, magari, prevenire i terremoti. I giapponesi hanno molto contribuito a questo progetto destinato a costare 542 milioni di dollari e dislocato alle Hawai, in Messico e Costarica.
    Noto che dopo aver esplorato in lungo e in largo e attorno a sé fino ai limiti del cielo possibile, la nuova sfida volge all’interno.
    Che sia indice di una umanità in divenire che finalmente cerca il cielo dentro di sé? E che capisce che l’unico modo di prevenire le proprie tempeste interiori è di conoscersi…?

    catulla2008
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    A guardare con altri occhi la nostra attuale gioventù, si potrebbe cogliere un ritorno – piuttosto evidente – proprio a quell’arcaico linguaggio di simboli. Di fatto, per i nostri ragazzi, le linee del volto e del corpo sono messaggio concreto e prevalente rispetto a migliaia di parole, e quando comunicano cercano sempre più spesso e volentieri la sintesi di un’espressione. Tanto più vero, questo, che la stessa tecnologia si è dovuta attrezzare con immagini da caricare sui cellulari in modo da consentire la formulazione di ‘frasi’ mediante la sequenza di figure.
    Domandiamoci dunque perché e cosa ci accomuna nella nascente società a quegli antenati lontani.
    D’istinto direi che, ora come allora, e differentemente da quanto perpetuato negli ultimi millenni, c’è il forte sentimento della fugacità del tempo nonché la necessità di vivere l’attimo.
    Noi, umanità secolo XXI d.c., abbiamo bisogno di contatti immediati, essenziali, davvero comuni anche con chi viene da fuori o incontriamo essendo fuori.
    È un fatto: grandi spazi territoriali generano fatalmente segni piccoli di scambio rapido.
    Insomna, ritorniamo formiche e -speriamo! – verso l’Unità Regina.
    E, a proposito, anche noi abbiamo i murales…

    catulla2008
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    Ancora sotto l’influsso del ponte appena trascorso, riflettevo sulle sensazioni e i pensieri che l’hanno accompagnato e ho trovato _ come spesso mi accade – che sono bene sintetizzati nel titolo di una nota canzone L’AMORE È UNA COSA SEMPLICE.
    Perché in effetti è così.
    E così ho pensato di avere vissuto e conosciuto seppure per poco quanto Kremmerz descriveva in quel noto passo: “…l’Amore che unisce le anime senza eccezioni, senza particolarismi, senza desideri e che nel tempo stesso vivono dello stesso desiderio, dello stesso particolarismo,del medesimo interesse in una comunione di Bene profondo”.
    Grazie a Tutti quelli che, in Alto come in Basso, hanno consentito il miracolo della COSA UNA…
    Salute e Luce!

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 9 mesi fa da catulla2008.
    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 9 mesi fa da catulla2008.
    catulla2008
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    Credo che il nostro sia un percorso nel quale parole comuni come ‘Amore’ e ‘Volontà’ acquistano valenza diversa a mano a mano che si va avanti. Per quanto traslato di piano, è un po’ ciò che avviene nella prospettiva delle cose col passare degli anni. Porto un esempio: da bambina, quando sentivo la parola ‘Amore’ pensavo si parlasse di me, date le tante attenzioni di cui ero oggetto da parte dei famigliari; poi la parola Amore è diventata tormento ed estasi, il sogno adolescenziale e il romanzo della mente: mai finito eppure sempre tinto di assoluto; in seguito alla maternità ecco l’amore totalizzante, quello per cui la creatura neonata e poi infante, parafrasando una canzone della Nannini, “prende tutta la tua vita”. Ma nella Schola…
    Cammin facendo appare una diversa idea di Amore, sfuggente eppure più a fuoco curva dopo curva: l’Amore di cui parla Buteo, quello che- gioisce della vita per la vita; quello che viene riflesso dai Maestri in modo tanto più limpido quanto più il Maestro è integrato; quello che in (rari!) momenti, rende paccottiglia tutte le altre idee di Amore pari al Sole che sorge e confonde lampadine potentissime solo la notte.
    Dunque l’Amore si impara. O meglio si ‘ap-prende’ se il percorso iniziatico è vero e ortodosso e se, altrettanto, lo specchio-Maestro è cristallino.
    Il Maestro non è un genitore.
    Non solo per funzione – il Maestro educa ma non insegna, non corregge ma evidenzia l’errore, non condiziona ma mette in luce i condizionamenti, ecc. ecc. …e non “in teoria” ma nella pratica che posso testimoniare FUNZIONA così! -… dunque non solo per FUNZIONE ma per CONDIZIONE il Maestro nella Schola è diverso dal genitore. Infatti nella Schola bisogna essere adulti, consenzienti, consapevoli quel tanto che basta per iniziare il percorso che parte DOPO l’aver sistemato ‘i propri affari’. Insomma, autonomia finanziaria, iter sentimentale compiuto, ambizioni lavorative incanalate, sono il basamento di quell’anzidetto ‘percorso’ da cui comincia la de-strutturazione: ed è sempre volontaria (a differenza del bambino che è ‘cresciuto’ dagli altri, ‘grandi’ per sola età anagrafica e/o modello sociale e culturale).
    Anche la Volontà si impara.
    Destrutturarsi non è facile. All’inizio tutto sembra difficile, pure bere e mangiare a volontà, astenersi da impulsi e/o abitudini, ecc. Poi l’asticella si alza…si alza… e si riesce fare a meno di cose che sembravano essenziali.
    Chissà, visto che si è parlato anche di segni geometrici, magari sono i nostri percorsi cerebrali a ridelinearsi secondo tracciati differenti, articolandosi secondo modalità più efficaci e/o richiamando le mille altre modalità funzionalmente simili in Natura.
    Sta di fatto che arrivare al proprio principio vitale è un cammino e non credo sarebbe possibile destrutturarsi se prima non ci fosse stata, comunque sia, una crescita nel seno della famiglia o società ad accompagnare quella povera corteccia cerebrale che deve filtrare l’animale uomo e comandarlo (il figlio più piccolo, Mercurio “mette in catene il genitore e lo comanda” vedasi Kremmerz, SM, vol. III, pag. 58).
    Insomma, la Scienza Ermetica non è la psicologia o la psicanalisi, anche se forse le comprende e, come tutte le scienze, le ha precedute. La Scienza Ermetica è la Scienza dell’Essere Umano, della sua costituzione e del suo possibile divenire; l’arte di diventare simili agli dei? mah, forse l’arte di allinearsi alla Loro voce e materializzarla.
    Ed è questo che si prova a fare nella Schola, tornando e ritornando e facendo la spola in mille, diecimila, centomila pezzetti di esistenza UNA nella lunga curva del Tempo e per come è giusto che sia.

    catulla2008
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    Quando ero bambina mi dicevano di non toccare i piccoli della mia cocorita perché se avessi alterato il loro odore contaminandolo con quello delle mie dita la madre non li avrebbe più riconosciuti e avrebbe cessato di dar loro da mangiare. E altrettanto ho letto in merito a cuccioli di mammiferi selvatici che se fossero entrati in con-tatto con la mano umana sarebbero stati condannati a morte perché rifiutati dalla propria genitrice e dal branco.
    So che per i cani l’odore del padrone è percepibile addirittura a centinaia di metri di distanza e tutti sanno che (sempre i cani) possono ritrovare le persone in base al loro odore anche sotto metri di neve o distinguerne la traccia anche in una foresta.
    So che esiste un imprinting olfattivo per cui i neonati poggiati sul ventre materno ne annusano il profumo e lo cercano e se ne nutrono per calmarsi.
    Poi, certi profumi vegetali (come incenso, pino, ma anche ambra, zafferano, ecc.) sono straordinariamente somiglianti ad alcuni odori umani di certi periodi o di certe fasi della vita tanto che non vedo troppo improbabile il fatto che vengano usati per dare una indicazione di uno stato da attraversare o raggiungere.
    Ricordo che lo stesso Kremmerz parlava di “molecole, parti invisibili del nostro corpo vivente, che si staccano da questo per entrare in contatto con qualunque persona si mantiene vicina”.
    Credo varrebbe la pena, in proposito, rileggere gli estratti pubblicati sul nostro sito web

    catulla2008
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    Leggendo il post di Todorov mi sono chiesta: “cos’è la coscienza superfisica? forse la coscienza collettiva alla Jung?”
    Nella Tradizione Ermetica infatti non ricordo una distinzione tra i vari tipi di coscienza (e soprattutto una coscienza che sarebbe ‘sopra’ … dove?). Mi pare invece che la coscienza venga intesa come condizione ‘estensibile’ fino al punto di integrarsi al proprio principio vitale (lo stesso cui ci si rivolge per richiamare la Salute). Da qui, anche, il concetto di ‘gerarchia naturale’ intesa come maggiore o minore percorso compiuto nel cammino incontro alla propria Causa Prima.
    Da ultimo non mi pare di cogliere un dubbio nelle parole di Tanaquilla ma, piuttosto, la proposta di un ribaltamento di prospettiva nella gradualità della manifestazione della materia vivente.
    Cito quanto in proposito scriveva il Maestro Kremmerz:
    “La nostra Schola si occupa […] di questo enimma della rivelazione per ridurre:
    1°. l’uomo allo stato di etere
    2°. l’etere alla comprensione del fuoco”
    e (magari!) 3°quanto aggiungeva il Maestro M.A.Iah-Hel (ne “La Via della Rosa”)
    “…il male che viene in nostro contatto nel movimento purificatore integrato”.

    catulla2008
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    Il post di Lucis_fero mi fornisce lo spunto per una riflessione che covavo da giorni (in tema con la Pasqua!).
    Spesso si tende a pensare che la trasmissione iniziatica abbia a che fare con un ‘qualcosa’ di esterno, es. la candela accesa da tenere in mano. Ecco, credo che questa immagine sovente non renda efficacemente il fatto che ciò che conta più del fuoco è quanto il fuoco consuma per bruciare…
    Cercherò di esprimere meglio.
    Cito da pag. 269 del volume I de La scienza dei magi, Ed. Mediterranee: “Voi che tanto cammino avete fatto, siete mai penetrati nel laboratorio di uno scultore? Là troverete il fanciullo che comincia e sbozza la pietra, chi ne lavora il grosso e chi la mena a termine delineandone nettamente i contorni. Ma per arrivare a questo, bisogna cominciare da quella sbozzatura che il bambino fa della pietra, così per tutte le arti e specialmente dell’arte dei prodigi e dei miracoli che rappresenta la pratica della filosofia magica. Felice chi impara a temprar le spade in una fucina di un maestro spadaro, e chi ebbe fortuna di rinvenirne uno non ne perda le tracce, chè la magia si impara due volte sa la si ruba ad un artista”.
    Ora, per la mia esperienza, il Maestro spadaro che ho potuto osservare all’opera ha utilizzato l’energia e la tecnica per forgiare la propria carne, persona, vita, passo dopo passo e punto dopo punto consacrando l’esistenza all’Idea. Non si tratta solo di ‘passare il fuoco’ quindi ma di utilizzarlo per togliere da sé quello che impedisce l’emergere della forma che si sposerà alla pietra diventando ‘scultura’.
    In pratica? In pratica significa aver visto lottare contro squilibri fisici stagionali e occasionali per portare avanti dei progetti della Schola, vincere dolori e dispiaceri della propria vita privata, sbarazzarsi di risentimenti e orgoglio, imparare dalle sconfitte e non arrendersi davanti alle difficoltà, agli scherni, alla cattiveria gratuita, all’invidia, alla mancata riconoscenza, al tradimento delle aspettative personali…
    Da tutto ciò se ne trae che la trasmissione iniziatica è un sapere che lega quegli esseri umani che hanno reso sé stessi candela, e dunque materia da consumare integralmente perché il fuoco restasse acceso: non inavvicinabili divinità religiose di cui si chiede il favore e da cui si aspetta la grazia, ma testimonianze vive e vere di quanto si può FARE … se si vuole e si accetta il sacrificio di tutta la volgare mondana pseudo-felicità.
    “…il Maestro è nell’anima e nell’anima per sempre resterà. Viva lei BELLA E MARTIRE che tutto quel che chiedi ti darà”. Cantava Paolo Conte…: non un iniziato ma un artista.
    Evidentemente la verità è VERITA’ e gli artisti di ogni arte sono servitori della medesima Legge.

    catulla2008
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    Sta visibilmente aumentando la luce e proprio la sua azione innesca in tutti gli organismi viventi un aumento della loro attività…un po’ come l’acqua sul fornello acceso.
    A giugno dell’anno scorso Nature Neuroscience pubblicava un articolo in cui veniva annunciata la possibilità di modulare l’attività cerebrale grazie alla luce (vedasi optogenetica). Dimostrato così che la stimolazione luminosa è capace di accendere e spegnere neuroni ed evidenziata una volta di più la nostra affinità con la luce.
    Il Sole cangia le cose ciascuna per la propria natura: la rena in diamante, la terra in fiore, la crisalide in farfalla…(la magistrale poesia della Vita).
    Noi lavoriamo dunque aiutati dalla luce e verso quel NOI che ancora non siamo eppure già conteniamo in ipotesi.
    Meravigliosa Primavera!

    catulla2008
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    Leggendo e rileggendo, anche in conseguenza delle riflessioni emerse, viene da pensare ai famosi ‘corpi’ di cui diceva Kremmerz come a possibili stati della materia vivente, ciascunocon le sue proprietà e caratteristiche. Così mi chiedo: se il pensiero, guizzante e più rapido d’ogni cosa, trova espressione nel sistema nervoso, e le emozioni nel fiotto del sangue pulsante, allora è possibile che uno stato di essere via via più raffinato richieda materia che noi non concepiamo e che ci aprirà ad altre e più sottili dimensioni via via che sgrossiamo il nostro divenire…

    catulla2008
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    Di questo video molto intrigante e, certo, non facilissimo da comprendere per chi non ne mastica molto di fisica, resta un punto che credo di avere colto: è la nostra diversa ‘attenzione’ a punti (elementi) che prima non consideravamo a darci la possibilità di accedere ad altre dimensioni. Che significa che il nostro pensiero, volgendosi a cose ‘altre’ da quanto abbiamo fatto sin qui, comincia a costruire un ‘altro’ dentro di noi che avrà ‘altre’ possibilità.
    Ora, quanto sopra parrebbe vero a prescindere dal fatto che la nostra nuova ‘attenzione’ vada verso qualcosa che ci fa bene o qualcosa che ci fa male: come un percorso, questo può portarci in un burrone o in un Eden.
    In tal senso credo che la Schola abbia un’importanza enorme nella ‘formazione’ che decidiamo di dare al nostro pensare e che, esssendo una via di solo BENE, tale formazione produrrà infallibilmente un altro noi sicuramente migliore, anche se alla percezione attuale non è dato di cogliere la sostanza di ciò che ci apprestiamo a diventare in virtù del nostro nuovo pensare.
    Insomma, dato che pensare ed essere sarebbero una sola cosa, tanto vale imparare a pensare ‘bene’ per essere-stare bene.
    O no?

    catulla2008
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    Grazie Marypru per aver condiviso un così prezioso ricordo in questo momento dell’anno tanto speciale per la Natura e per noi!
    A tutto il popolo di Miriam possa il Verbo magistrale risvegliare la Luce di un’intelligenza arcana che ci dia coscienza del vero, e forza solare invitta per realizzare il Bene contro ogni strazio del dolore.
    E che domani ognuno di noi abbia Amore sintonico a ricevere il lievito del Verbo che crea e a fissarlo in sé.
    EHUAHI!!!

    catulla2008
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    Il Sole in effetti è proprio il raggio divino che fa vibrare la Terra, senza la quale non vi sarebbe fioritura, né frutto, né seme.
    Questa nostra terra meravigliosa, di fatto, ogni primavera trasforma la luce del sole in Vita nuova, ed in questo atto sacro che si compie sotto gli occhi di tutti noi miriamici cerchiamo di renderci attivi e consapevoli sempre di più.

    catulla2008
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    Dare forma è il primo atto di ogni creazione. Succede anche per il pensiero che nasce grezzo quanto fulmineo e necessita di lavoro per sostanziarsi e articolarsi.
    Tuttavia, quando il pensiero è formulato ed è quindi passato dall’abbozzo alla definizione, possiamo dire che è passato dalla parte profonda del cervello al filtro della corteccia, quello stesso che è in grado di tradurlo in parola, ed ha quindi attraversato tutti gli stati della nostra materia grigia.
    Il neonato cerca poi nutrimento secondo la sua natura, proprio come qualsiasi individuo animato. E il nutrimento gli può venire solo dalla materia che trasporta quanto gli è affine.
    I pensieri sono entità vere e proprie ed è tanto importante dar loro corpo quanto osservarne la manifestazione per capire se meritano di essere nutriti, come buon grano, o falciati, come gramigna.
    Questa l’oggettivazione cui accennava più sopra anche M_rosa.
    Il nutrimento, che segue la sustanziazione-oggettivazione, è la scelta, il libero arbitrio che ognuno di noi ha in dotazione e che alimenta o, mancando, annienta l’entità-pensiero.
    Quindi se un ammalato, un bisognoso, ricorrono alla medicina ermetica e questa in primis compie funzione di levatrice-educatrice aiutando a modulare il pensiero-richiesta così che assuma forma definita e si sostanzi (non a caso esiste un modulo apposito), successivamente occorre un veicolo che si faccia latore del nutrimento verso il pensiero di autoguarigione che è scaturito.
    In tal senso, pure il placebo dato ai malati è riconoscimento di una volontà formalizzata e, quindi,supporto alla medesima affichè cresca e si rafforzi e diventi in grado di riprodursi.

    catulla2008
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    Istantaneamente, sulla scia delle considerazioni di Ondina, mi è venuto da pensare che nel caso di una sperimentazione collettiva possa agire un fattore diverso a supplire alla fiducia nel medicinale: la fiducia nel gruppo. Insomma qualcosa del genere “a-Natale-siamo-tutti-più-buoni” che, pur nella consapevolezza della finzione, nondimeno cambia l’atmosfera del contesto inducendo un cambiamento REALE nella disposizione e, forse, anche nella chimica dell’organismo.
    Possibile, no?

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 10 mesi fa da catulla2008.
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