catulla2008

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  • catulla2008
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    Sono d’accordo con Te Tanaquilla, infatti trovo bellissimi i simboli del rituale e meritevoli di indagine. Per il resto mi sono riletta i passaggi magistrali che vi ho condiviso.

    catulla2008
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    Matrimonio… Ho sempre trovato il suo rituale altamente denso di significato: la madre porta all’altare il proprio figlio maschio, il padre porta la propria figlia femmina: entrambi i nubendi entreranno in un cerchio d’oro chiamato fede all’interno del quale è scritto il nome cui ci si unisce con patto indissolubile.
    Molto bello.
    Sacro.
    Mirato alla generazione…
    A tutti noi è rimasto il simbolo.

    catulla2008
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    Già da qualche giorno leggendo i post mi torna alla mente un apparente ossimoro udito per la prima volta durante il convegno a Vico Equense nel 2010 per i Cento Anni della Pragmatica Fondamentale: “santità laica”.
    Questo accostamento, che nemmeno la Treccani concepisce, già all’epoca mi parve quanto mai efficace e rivoluzionario nella sua semplicità. Perché vi è evidentemente una condizione che propizia la salute, il miracolo, l’equilibrio e quanto c’è di buono e di sano, e questa condizione è la santità che un vizio mentale ci fa accostare da secoli alla religione e che invece è – più verosimilmente – una condizione possibile dell’essere umano.
    Ora, per sapere che sia (ermetismo docet) occorrerebbe essere santi, ma si può comunque notare che chi perviene a tale condizione (o anche chi la sfiora durante il lavorio per renderla stabile) in qualche modo si somiglia, nel tempo e nello spazio, perché dice cose simili e professa idee che sembrano Una.
    Credo sia da questo ‘riconoscersi’ che scaturisce il concetto di Fratellanza (anche questa ‘laica’ s’intende) e da quella il sentire l’Umanità come qualcosa che prescinde dall’individuo, carne propria insomma.

    catulla2008
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    https://www.raiplay.it/video/2022/06/Atlante-la-vera-storia-dellIsola—Sapiens-un-solo-pianeta—Puntata-del-25062022-5bd78164-4519-4727-b030-0ed73587a251.html
    Ho visto al 25 giugno questa puntata di “Sapiens” in cui appunto si ipotizzava un’origine della Sardegna talmente arcaica da accostarla alla mitica Atlantide

    catulla2008
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    Presso i Romani la Pace o Pax fu fondamentalmente il riconoscimento della figura dell’Imperatore Augusto al di sopra di ogni divisione tribale. Una sorta di Caduceo personificato cui ricondurre insieme il potere e la guida in una direzione unica.
    Forse la pace è questo: la capacità (intesa come firza e intelligenza insieme) di ricondurre ogni evento ed ogni moto interiore a uno scopo che diventa il senso dell’esistenza.
    Dopotutto non sono questi gli Eroi?
    Non è questo che abbiamo osservato nell’opera costante dei Maestri che hanno guidato la nostra Schola?
    Non quiete ma Direzione: questo ho visto e – anche – colto dalle testimonianze del passato.

    catulla2008
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    Anche a me è venuto in mente lo stesso brano riportato da Gelsomino. Quanto all’sgricoltura il mito narra che fu una Dea a dare agki uomini i riti della coltivazione.
    Una Dea.
    Dunque prima la divinità e poi il grano: i conti tornerebbero.

    catulla2008
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    Cito dal link https://www.kremmerz.it/sensazioni-e-pensiero-nella-filosofia-ermetica-di-giuliano-kremmerz-seconda-parte/ “Se al Caos fosse stato preposto il principio femminile che esiste e presiede alle forme nell’Universo, non vi sarebbero state forme, perché ciò che presiede alla fusione delle sostanze di natura separata è principio femminile a cui si dette nome Amore negli esseri a forma umana… L’individualità è un’apparenza. Il separando è l’enigma della magia dei grandi maghi ed è la sola finalità assoluta. (SM,II,306-307)”
    Su questa citazione magistrale mi riaggancio alle parole di Angelo che riflette sul nostro essere energia comunque e sul fatto che “ci muoviamo, con forze che travalicano anche lo stato di materia in senso stretto” concludendo con la domanda “perché limitare il viaggio?”.
    La risposta al quesito mi pare venga dagli studi che un tempo si sono compiuti in Accademia, quando ci occupavamo degli scritti dell’imperatore Giuliano. Questi, infatti, parlando del mito della mutilazione di Attis evidenziava come tale ‘mutilazione fosse da intendersi come “limitazione dell’infinito” nell’ascesa quanto nella discesa e – dunque – quale “principio generatore” a sua volta generato dalla Madre degli Dei e che a Lei ritorna.
    Così, in breve, ripensandoci, mi verrebbe da dire che – se non vi fossero limiti – non ci sarebbe coscienza.

    catulla2008
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    A mio parere andare concorrente può essere una conseguenza là dove la causa sta nello spirito critico. E anche a quest’ultimo non mi pare ci si possa improvvisare ma ci si può educare. Ricordo ai tempi dell’Accademia quando si parlava del metodo ermetico e delle sue peculiarità: alcune già sperimentabili dai novizi (es.la soggettività e l’oggettività) altre meno (come l’elasticità e l’analogia) ma comunque sempre legate a una Tradizione millenaria, a un “metodo” appunto cui occorreva e occorre educarsi con l’imprescindibile aiuto di un Maestro (ché altrimenti come e dove oggettivare?).
    Dunque anche l’essete controcorrente può ascriversi ai movimenti di massa (o di gregge?) se nel frattempo non si matura quella modalità scientifica e sperimentale che tanto sforzo richiede perché opera e scava su di sé, nalla materia viva del cervello proprio e delle abitudini.
    La Schola è grande perché Classica in senso …kremmerziano: magistrale, integrale.
    Ma anche questa può diventare una corrente se ci si fa solo trascinare e non si lotta, non si soera, non si ama (seppure nell’imperfetto e fallace modo umano).
    Quindi prego – come tutti noi – che le Gerarchie vogliano sempre continuare la Loro Geande Opera di Luce e Salute in pro di noi numeri e dei sofferenti tutti, ma ho smesso di chiedermi se sono o meno controcorrente: mi basta saoere che in ogni senso del flusso ho una Catena cui aggrapparmi. E vedo che siamo in tanti a farlo.

    catulla2008
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    L’essere umano è predisposto alla parola, ma se nessuno parla con il bambino qyesti non sviluppa la favella che ‘potenzialmente’ aveva in nuce. E così è per noi: umani animali, potenziali manifestazioni di un numero.
    Noi, senza il Maestro che fa da levatrice, educa (ex-ducit) e lievita quell’embrione di consapevolezza saremmo in balia dell’eventualita, a nuotare nei secoli necessari a progredire per i tempi dell’umanità (e basta guardare che succede nel mondo per capire quanto siamo distanti dal dirci coscienti!).
    Ergo… Il Maestro è nell’anima e nell’anima per sempre resterà. E quando incontri un Maestro, Questi parla a Quello, in un dono che non ha eguali, fino a quando non impareremo a sentire direttamente: quell’arcana intelligenza in cui crediamo e che attendiamo di intendere per avere coscienza del Vero.

    catulla2008
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    Questa favola mi è sempre parsa descrivere qualcosa di interno a noi, una sorta di percorso verso il nostro Principio vitale più che verso un altro essere umano. Insomma l’allegoria dell’anima che cerca la sua CAUSA. E ho osservato che gli animali vivono in uno con la propria causa in quanto in loro amore è Eros, firza di attrazione volta a generare per il perpetuarsi della specie. In noi umani che abbiamo il seme del raziocinio qyesto istinto è soggetto allo sguardo e – da lì – proprio come avviene per Psiche alla perdita di quel contatto panico chevtipizza l’animale. Solo con un lungo percorso e guidati dai Maestri ( i misteri di Venere?) ci si riavvicina alla propria Causa non più in modo istintivo ma via via integrato.
    O almeno questa mi era psrsa un’interpretazione (da oggettivare naturalmente). E in tale prospettiva l’avevo pstagpnsta alla mela mangiata nel giardino di Eden: patafiso terrestre in cui si vive però senxa consapevolezza.

    catulla2008
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    Potrebbe darsi che la Psiche che al buio incontrava Amore fosse maritata al proprio impulso a generare, come ogni animale in balia di Eros, mentre la Psiche che sceglie di abbandonare l’istinto e di vedere (come Eva nel terrestre paradiso) necessiti poi di un lungo cammino per reincontrare Amore: su un diverso piano e ad occhi aperti.
    Ma, forse, senza quello strappo Psiche sarebbe rimasta animale per sempre e il suo matrimonio non avrebbe avuto l’iniziazione di Venere.

    catulla2008
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    Ci è stato più volte portato dai Maestri l’esempio delle pile: essere massimamente recettori nei confronti di quel “DO” gerarchicamente inteso, magnete centrale – come appena ricordato da Mabdragola – porta al suo opposto e speculare “DES” che è la traduzione energetica di quanto ricevuto. Ergo, più si potenzia uno dei due aspetti più dovrebbe – teoricamente – potenziarsi anche l’altro, sino a giungere alla massima potenzialità sella pila (mica tutte sono uguali anche se tutte funzionano al medesimo modo).
    Così ci si prova: tanta applicazione terapeutica avvicina al Centro e viceversa.
    Quanto all’Amore ricordo che il Maestro Kremmerz nella nostra P.F. asseriva di non aver osato consacrarLo nel testo della regola fondamentale. Deve perciò trattarsi di Qualcosa di talmente alto da concepire (muove sole e stelle?) che tocca essere adepti per non snaturarne l’Idea.

    catulla2008
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    Diventare nonni, diventare genitori, è la Vita che si fa sentire e che convibra con la parte più profonda di noi, un po’ come quando guardiamo o tocchiamo un infante che ci muove qualcosa dentro. I bambini sono la primavera, la stagione più facile da amare, quella che si connette alla forza e all’essenzialità prepotente della Natura.
    Auguri alla neo-mamma e alla neo-nonna che volano verso una bella stagione.
    Noi miriamici già adesso, con le giornate più lunghe, sentiamo l’avvicinarsi della ciclica vittoria sulle tenebre e la memoria del suo profumo marzolino.
    Tesi a quel Centro che fuori di noi richiama il Numero, acceleriamo i battiti all’Idea della Vita che ritorna, con la speranza che i Maestri non ci abbandonino mai nell’ellittica di ogni ritorno.

    catulla2008
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    in risposta a: Libere testimonianze #32463

    Proprio pochi giirni fa stavo ricostruendo alcune tappe diciamo ‘cruciali’ della mia vita e in questo nastro di flashback c’era LEI: con una parola all’epoca dispersa fra le tante ingurgitate dalle orecchie o con un’osservazione che lì per lì poteva confondersi in un dialigo amichevole.
    Invece c’è sempre stato il Maestro. E lo riconosco ora, guardando ad allora, e col senno di poi.
    Perché nel rispetto del mio percorso LEI ha detto… ma poi ha rispettato il mio fare (o disfare) confidando nella Provvidenza della Miriam e nella capacità che la nostra Tradizione detiene di trasformare la materia vivente da capo a piedi…nel tempo. Insomma il materialusmo sacro cui accennava Tanaquilla giorni fa.
    Il Maestro D+G+ non fa l’indovina, anche se azzecca sempre malanni del corpo (che i medici arrivano a diagnosticare dopo) o dell’anima (che se ti va bene riconosci a distanza di lustri); il punto è che il Maestro VEDE quando e quanto noi non vediamo. E siccome non potrebbe spiegare a chi invece è cieco o miope che è così perché si vede, LEI dice…e poi ognuno si regola come intende e come può.
    Peccato non aver avuto la forza e/o la fede di ascoltarLa tante volte.
    Fortuna comunque che LEI ci sia a dinostrare con l’esempio cosa può diventare un essere umano quando giunge a integrarsi al proprio Nume.
    Sì, siamo fortunati ad essere in contatto, ma ancor più a vivere in un periodo storico dove il Maestro in quanto D+G+ è diventato espressione di una Catena: non saremo mai più soli. Grazie Miriam

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 237

    Da bambina vedevo la Befana con gli occhi di una delle tante fiabe che ascoltavo/leggevo e cioè come una bellissima Fata – la più bella – che in quanto Regina delle Fate stesse si nascondeva nei panni di una vecchia per provare il cuore degli uomini (che provenga da lì la sentenza col carbone? nero o bianco a seconda del grado di purezza del soppesato, nero quando il carbone è spento ma bianco quando è arso dal fuoco?).
    Comunque, a parte le speculazioni di induzione infantile, e rimandando alla lettura delle tante narrazioni in proposito, mi piace la Fata Aquilina riportata da Italo Calvino ne LE FIABE ITALIANE, anche perché personalmente vi ho trovato rimandi alla Sibilla centro italica e ai luoghi in cui è stata raccolta la narrazione orale.
    E ancora a proposito di curiosità… La parola FATA derivante da FATUM latino e cioè “destino” che il Maestro Kremmerz indicava legata al Latino FOR, FARIS, FATUS = profetare, richiama credo la Divinità Egizia PTAH legata alla PAROLA SACRA
    Nella lirica con cui l’Italia affermò la propria supremazia artistica nella musica dell’800, Verdi la colloca nell’AIDA accompagnata da questa invocazione delle sacerdotesse, del capo dei sacerdoti e dello stesso ‘eroe’ Radames :
    “Possente Fthà, Del mondo creator, Spirito animator, Spirito fecondator, Immenso Fthà! Possente Fthà, Spirito fecondator, Tu che dal nulla Hai tratto il mondo, Noi t’invochiamo, Noi t’invochiam, Immenso Fthà! Tu che dal nulla hai tratto L’onde, la terra, il cielo,
    Noi t’invochiamo, Immenso Fthà!”
    Nei panni di Sibilla antica o di Divinità Maschia, comunque è bello farsi ispirare.

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