La Scienza Ermetica nelle Arti

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    Articoli
  • mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 147

    Prendendo spunto da alcuni post mi sembrerebbe molto interessante affrontare l’arte in senso ermetico nelle sue più svariate espressioni: dalle arti figurative alla poesia e letteratura, alla musica, alla danza, al teatro e quant’altro.
    L’argomento è ovviamente ampio, volendolo scandagliare nel senso nostro ermetico, ma potrebbe essere utile soffermarsi sia sul filo della tradizione a ritroso nel tempo, sia sui meccanismi artistici, sia sul fare arte come tramiti di un’esigenza epocale, sintonica alla natura e alla salute.
    Quando l’arte è divenuta e diviene espressione del Bene, della coscienza vera, integrata, analoga ai principi della Catena Iniziatica? Quando il fare artistico è tramite di Luce e Salute? Nel mentre utilizziamo materiali, forme, segni e colori nella nostra pratica ermetica, cosa accade dentro di noi? L’argomento è intrigante ma ovviamente tosto!
    Attingendo alla mia personale esperienza di miriamica e alle innumerevoli parole dei nostri Maestri in merito, da Kremmerz a M.A.Iah-Hel, mi sembrano significative quelle di Iah-Hel in “Tradizioni e culti pagani di Primavera – Risveglio della coscienza panica nel nuovo millennio”(Seminario del 1996) nel capitoletto “La nostra festa di Primavera” a pag. 139, che dice:

    “Ho tessuto una tela candida, neutra, verginale, in cui ciascuno potesse inserirsi nella propria cromia più autentica”.

    Come non trovarvi una similitudine tra la tela tessuta e il campo arato disegnato nel timbro dell’Accademia Vergiliana, in cui per l’appunto ognuno deve porre i semi ricevuti?
    Gli spunti di riflessione sono tantissimi e sarebbe bello anche in quest’ambito condividere non solo le idee e le conoscenze, ma anche le proprie esperienze.
    A presto!

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 61

    molto bello questo spunto.. tanti artisti da approfondire.. lorenzo lotto ad esempio. ma che dire di durer? grazie al quaderno della accademia pitagora mi son rivisto la sua “melancolia” che incorpora un autentico quadrato magico di saturno”.. o botticelli, con le tre grazie presenti nella primavera e nell’invito alla riflessione durante l’ultima Agape?.. tanta carne a cuocere… non vedo l’ora che si sviluppi la discuusione.. un caro saluto a tutti

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 159

    Esprime davvero un grande potenziale questo nuovo argomento proposto da Mandragola che ringrazio in quanto lo sento risuonare particolarmente nelle mie corde e mi permetto di dire che anche questo sito potrebbe essere “un tessuto candido” in cui la cromia di ogni Numero della Catena possa esprimersi ….questo tipo di Libertà e Rispetto della persona, credo si chiami Amore, capace di far fiorire anche un fiore nel cemento! Ma tornando alla bellissima frase riportata e di cui ogni parola meriterebbe un commento ed una considerazione, ne colgo uno su tutti, a proposito del concetto di ‘neutro’ e ‘verginale’ che si potrebbe intendere anche come forza multipotenziale della ‘virgo’, condizione indispensabile di evoluzione ermetica e che tanto ha a che fare con le nostre pratiche di purificazione “per mettere a dimora nella terra preparata i semi ricevuti”…una sfida molto interessante per un tema altrettanto ricco e proficuo tutto da sperimentare…ancora grazie alla Direzione che questi semi elargisce e dona nei tempi e nelle giuste modalità come fa Madre Natura, con la fiducia che qualcosa spunti in Primavera! Un caro saluto a tutti

    Fleurdelys
    Partecipante
    Post totali: 19

    Grazie mandragola11, davvero interessante questo argomento di discussione…e ampio! Cosa intendere per arte? La definizione che riporta il vocabolario Treccani online definisce l’arte “in senso lato,”la “capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati: l’a. del fabbro, del medico, del musicista, ecc.” E prosegue distinguendo “secondo una distinzione antica: arti meccaniche (o manuali), i mestieri, in quanto richiedono pratica manuale e tendono alla fabbricazione di oggetti utili; arti liberali (o anche ingenue, gentili, lat. artes liberales, in quanto si confanno alla dignità dell’uomo libero), quelle che si esplicano soprattutto con l’intelletto, suddivise nel medioevo (circa dal 9° sec.) in arti del trivio (grammatica, dialettica, retorica) e arti del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica). “Nell’ambito delle cosiddette teorie del bello o dell’estetica, si tende a dare al termine arte un significato privilegiato, vario secondo le diverse epoche e i diversi orientamenti critici, per indicare un particolare prodotto culturale, comunem. classificato come pittura, scultura, architettura, musica, poesia, ecc.”
    “In quanto attività umana, viene distinta e spesso contrapposta alla natura:”…ma è davvero così? Sempre il dizionario Treccani cita dei versi di Dante tratti dall’undicesimo canto dell’Inferno (97-105) che recitano:
    “”Filosofia”, mi disse, “a chi la ‘ntende,
    nota, non pure in una sola parte,
    come natura lo suo corso prende
    dal divino ‘ntelletto e da sua arte;
    e se tu ben la tua Fisica note,
    tu troverai, non dopo molte carte,
    che l’arte vostra quella, quanto pote,
    segue, come ‘l maestro fa ‘l discente;
    sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote.”

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 198

    La citazione di Fleurdelys, che si comprende inquadrare il concetto di arte non in contrapposizione con la Natura, ma in armonia, citando dalla Treccani i versi di Dante. Mi sono tornate alla mente alcune citazioni di Giordano Bruno, in relazione alla nozione di arte, lette tempo fa nel Libro “Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica (Edizioni Laterza – 1998)”, dove alla pagina 366 viene letteralmente tradotta la definizione che Giordano Bruno dà dell’arte: secondo il Maestro Nolano, poesia, pittura e filosofia risultano un tutt’unico, con l’aggiunta della musica che si regge su rapporti armonici. Testualmente “La vera filosofia è musica, poesia o pittura; la vera pittura è poesia, musica e filosofia; la vera poesia o musica è sapienza divina e pittura”. L’arte, nelle varie sue modalità di espressione, che, secondo Giordano Bruno parrebbe assumere sfaccettature diverse, ma tutte con valenza di geroglifici del Divino, o meglio di tentativi diversi per entrare in contatto con il Mondo Divino.
    Buona serata a tutti.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 145

    Qualche tempo fa ho seguito una conferenza sulla poesia, tenuta da un poeta contemporaneo, Rossi Precerutti, dalla quale sono emerse delle cose molto interessanti, in particolare, mi ricordo, mi colpì la visione, presa dal poeta Rilke, della poesia come mezzo che trasforma, attraverso le parole, l’emozione in esperienza; il senso, del tutto condivisibile secondo me, era quello che lo scopo della poesia è si’ quello di emozionare ma anche quello di trasformare l’emozione in cambiamento concreto di vita e, mi viene da aggiungere rifacendomi al Kremmerz, in una tensione alla compenetrazione amorosa delle cose esistenti, perché “la fonte di ogni poesia è il gran libro della Natura” e il poeta vate è colui che in tale libro sa leggere le leggi Universali della Vita

    mara329
    Partecipante
    Post totali: 56

    Pochi giorni fa ho visitato la mostra itinerante curata da Sgarbi “Museo della Follia: da Goya a Maradona”. Al di là della buona organizzazione, comunico le domande che mi ha stimolato. La mostra è un repertorio di opere realizzate da individui dalle menti sconvolte e tormentate, individui sofferenti rinchiusi in ospedali psichiatrici o comunque profondamente turbati, anche grandi artisti. Vi si trovano dipinti, fotografie, sculture, oggetti, installazioni multimediali. Si legge nelle opere molta sofferenza: alcune sembrano gridare, altre velano dolore, altre ancora smarrimento e visionarietà. Si parla di arte anche in questi casi. E’ giusto? E mi domando come possono opere siffatte, nate dal tormento, dallo squilibrio, comunicare un Bene? o una spinta verso il Bello? o verso l’Assoluto? quali sono le condizioni interiori di un artista perché le sue opere, producano un bene in chi le osserva?

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 42

    Rileggendo le definizioni di arte riportate da Fleurdelys, mi ha colpito molto che esse comprendano anche le arti antiche,quelle che portano cioè l’uomo a realizzare oggetti utili e quindi di per sè preziosi. La tessitura, in effetti, rientra a pieno titolo in questa casistica perchè, come era emerso durante gli studi del Quaderno Vergiliano, essa era utilizzata non solo per fabbricare tessuti atti a decorare il corpo o l’ambiente, ed anche a proteggere dal freddo, ma era considerata un vero e proprio “linguaggio” grazie al quale si raccontavano lunghissime (eppur di estrema sintesi) storie di usi e costumi, di casate o di passaggi di soglia. Si tramandavano saperi pratici, tecniche che solo mani esperte potevano mostrare: una lavorazione tutta al femminile! Analoghe erano e sono, le arti tessili dell’uncinetto, anch’esso antichissimo di millenni, oltre ovviamente alla lavorazione della lana… Che bello spunto di riflessione questo dell’arte, anche perchè davvero le cose su cui soffermarsi sono innumerevoli. Basterà guradarsi un po’ intorno! Vado…A presto!

    Rrosalinda
    Partecipante
    Post totali: 22

    Ho sempre pensato che l’arte in tutte le sue svariate espressioni fosse comunicare all’esterno ciò che l’artista è emozioni,esperienze,sogni,desideri ecc…e di ogni opera,poesia,quadro, forse riconosciamo un pochino di noi poiché emozioni sentimenti accomunano tutti gli esseri.

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 159

    Interessante il tema introdotto da Mara, che mi ha fatto sorgere ulteriori domande: cos’è il Bello nell’arte? L’opera d’arte è un mezzo o è fine a sé stessa? Provo a rispondere dicendo che bisognerebbe distinguere l’aspetto puramente estetico dell’arte in cui ci si applica per hobby o evasione, che può seguire mode o consuetudini che possono cambiare con i tempi storici o viceversa un aspetto finalizzato delle tecniche e materiali artistici messi al servizio della terapia: ad es. in arte-terapia il concetto di Bello,non può prescindere dal Vero e quindi dal Bene laddove per Vero s’intende seguire i meccanismi e processi della Natura secondo metodologie terapeutiche specifiche e quindi in definitiva agganciarsi agli archetipi che non hanno tempo e spazio, partendo dal presupposto che solo questo può sanare nell’arte e attraverso l’arte, in quanto l’opera artistica è chiaramente un mezzo e come da definizione un manufatto esprimente un’Idea; l’artista d’altro canto è tramite anch’Egli, poiché con la sua grande sensibilità e maestria coglie l’Idea, rappresentandola, come immagino sia successo a Michelangelo con la Pietà, Leonardo con l’Uomo Vitruviano e le sue proporzioni perfettamente in sintonia con quelle naturali e così via ma se il genio è sregolato come la mettiamo?Ne possiamo dedurre ragionevolmente che non avendo la consapevolezza e la coscienza del proprio genio, la sua arte non necessariamente lo possa aiutare a trasformarsi e ripristinare il proprio o altrui equilibrio per quanto l’opera possa essere considerata d’effetto straordinario per luce, colore, angolatura, tematica, tecnica ecc….detto questo, nella migliore delle ipotesi, penso che comunque dipingere un quadro o scolpire una scultura sia un nobile passatempo, che può anche risollevare lo spirito e alleviare temporaneamente ansia, angoscia ecc. .. per intenderci se Van Gogh fosse stato un carpentiere anziché un pittore, forse avrebbe posto fine alle sue sofferenze molto prima e quindi probabilmente la sua arte gli ha allungato la vita!

    Lucilio_
    Partecipante
    Post totali: 20

    In questi giorni ho avuto modo di visitare una mostra dal titolo “Museo della Follia” a cura di Vittorio Sgarbi nella chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, nel centro storico di Napoli. Rimango sempre stupito da come determinati individui riescano a riprodurre fuori dalla loro mente le forme che visualizzano o immaginano, non solo ma in questa mostra si può avvertire come artisti dichiarati “folli” abbiano utilizzato l’espressione artistica per uscire fuori dalla notte della loro mente, arte come sfogo, arte come terapeutica, come atteggiamento attivo di comunicazione (in questo caso di forme bizzarre o in altri casi inquietanti e mostruose). Mostra che fa riflettere… Ho spesso pensato all’arte come forma espressiva di vanità, ma nel caso del museo della follia si unisce l’arte al bisogno di esternare qualcosa che fa patire, come se portare fuori dalla mente il pensiero e la forma,traducendo in una qualche forma espressiva e visibile, riesca a far pesare meno il mostro che vive dentro di loro. Anche se in alcuni casi la patologia era viva e presente, ho avuto momenti dove mi sono chiesto: erano pazzi o savii? Non solo, ma mi son chiesto se io fossi abbastanza “folle” da mettermi in gioco ed esternare i mostri che ho dentro per il più nobile dei fini terapeutici.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 55

    Sono appena trascorsi i giorni di quando nel Medioevo, tra Natale ed Epifania, si celebrava la Festa dei Folli e per continuare ad esplorare quest’interessantissimo tema da qualunque punto di vista la si osservi, la follia, ha da sempre attraversato il mondo delle arti. Un segno, un tratto, un suono, una cifra cromatica, attraverso la quale poter inquadrare le opere di quegli artisti che come Munch si liberavano dalle ombre inquietanti delle loro ossessioni esistenziali fissandole nella pittura riconoscendole così parte, algide o infuocate compagne, del loro cammino. A volte non ce l’hanno fatta in questa impietosa società e son finiti nei manicomi … anche quando non era strettamente necessario.
    Dirà il Maestro Kremmerz che “l’artista o il poeta hanno in sé gli elementi sinfonici della follia che esplora l’insondabile”. Il folle nella storia ha sempre anticipato il sovvertimento del senso comune, il “rimescolamento delle carte” su cui hanno ciclicamente poggiato i principi a governo e salvaguardia della pubblica opinione. Quasi una sinusoide che nelle fasi di reflusso ha visto la società adagiata nella propria apparente e vuota sicurezza in cui il motore della creatività a malapena riusciva a rapire il carburante ai cieli (nel celato) perlopiù ristagnando. Sono quelli i momenti elettivi nei quali i “folli” pescando nell’insondabile hanno tentato di dare un innovativo e terapeutico colpo d’ala con incredibili input innovativi, innescando un nuovo chaos a cui sarebbe seguito un nuovo ordine.
    Nella Tradizione Ermetica una figura emblematica che riflette quanto appena detto è il caotico Matto o Bagatto dei tarocchi che liberandosi dalle necessità di cui è schiavo testimoniate dal cane che lo insegue mordendoli i polpacci conquisterà un novello integrato e integrale equilibrio.
    Aspirante artista ermetico, nel processo iniziatico dovrà fare i conti con l’immaginativa o Immaginazione che “secondo le antiche scienze apparteneva all’influenza lunare – la cui intelligenza (cioè possessione intellettiva delle influenze lunari) è sempre designata come terribile perché sullo stesso piano intellettuale dava l’estro ai poeti, l’immaginazione all’artista e la pazzia a chi si lasciava trasportare dalle ombre. I sacerdoti isiaci non aspiravano che a quella intelligenza e vi si preparavano con la purità e l’equilibrio per dominare l’immaginazione e diventare gli artisti dell’ermetica.” (Kremmerz)
    Evidentemente la chiave per andare oltre, governare la “follia” e fare arte secondo Natura è la purità!

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 79

    Mi collego al post di Lucilio partendo dal pensiero conclusivo : “Non solo, ma mi son chiesto se io fossi abbastanza “folle” da mettermi in gioco ed esternare i mostri che ho dentro per il più nobile dei fini terapeutici.” Sul tirar fuori i nostri nodi , le nostre storture, avere il coraggio di farlo e la lucidità per vederli, ci sarebbe un lungo discorso da aprire. In giro c’è tanta gente che offre metodi più o meno esotici e per lo più a pagamento per aiutare a tirar fuori quello che si tiene dentro. Ma poi una volta terminato il percorso esperenziale a grande impatto fenomenologico e scoperchiato il vaso, il problema della gestione resta tuo. Ne ho avuto il racconto da persone che hanno provato, ed ho notato la grande differenza con quanto offre la Tradizione Iniziatica in termini di serietà e soprattutto di rispetto e di tutela di ciascun essere, che non è mai abbandonato a se stesso, ma sempre guidato e sorretto nel suo cammino di rettifica di sé. L’arte non riesco a comprenderla razionalmente, e non so neanche , se dal punto di vista ermetico sia questo l’approccio giusto. Purtroppo resto ad un livello istintivo e di fronte un quadro , una scultura o una sinfonia , provo emozioni senza arrivare ad una comprensione razionale.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 55

    Non penso che Lucilio volesse affrontare il tema della mostra restituendo tout court all’arte dei folli chissà quale intrinseca e estensibile capacità terapeutica con un metodo e relativi strumenti a corollario. Ogni folle, si fa per dire, segue la sua lucida follia. Semmai era la mostra che gli aveva fatto da specchio e lo induceva a misurarsi con la propria volontà di mettersi in gioco nell’ambito di un processo d’integrazione di cui la Schola detiene le chiavi. Se non ho capito male non penso volesse mettersi a dipingere … in alternativa agli strumenti tradizionali che offre la Schola rischiando così di incorrere in tutto quanto paventato da Gelsomino il quale introduce nella sua conclusione il concetto di “razionale” .
    Affidiamoci al Maestro Kremmerz:
    “Ma il medico puramente e strettamente razionale sarebbe un meccanico inferiore alla sua capacità dottrinaria se in tutti i casi pratici egli con apparente criterio scientifico non si lascia guidare da una intuizione chiaroveggente che egli marita alle conoscenze sperimentali e razionali della sua dottrina. I medici sommi contemporanei, come i più famosi degli scorsi secoli, sono maestri incontestabili dell’esperienza medica, ma nei casi migliori in cui eccellono sono degli artisti – sono cioè degli ermetisti che l’esame clinico e le prescrizioni curative indovinano, intuiscono, penetrano, di fuori del razionalismo ordinario con un razionalismo più sottile, più inafferrabile, del ragionamento comune a tutti…”
    E questo penso possa estendersi dal campo medico a qualunque aspetto del fare arte con la A maiuscola, cosiddetto e per capirci, scientifico e non, che sia matematica, fisica, musica, pittura, scultura, poesia, tessuti, e chi più ne ha ne metta!
    Allora il tentare di andare oltre la comprensione squisitamente razionale potrebbe proprio essere nelle corde dell’aspirante iniziato alla Scienza Ermetica che sperimentando il Metodo Ermetico …

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 61

    Oggi ho visitato a Praga la villa dello scultore Bilek ed ho trovato la definizione del poeta otakar brezna, amico di Bilek, sull,’arte come espressione attraverso cui l’anima estrinseca il proprio stupore di fronte all’ universo in cui si trova imprigionata.
    Non so se l’anima sia davvero imprigionata, ma volevo condividere con voi quest’idea. Un caro saluto a tutti

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