I Luoghi del Sacro, della Magia e della Tradizione ermetica

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    Articoli
  • Alessandro Bellucci
    Partecipante
    Post totali: 6

    Grazie a tutti, è così bello leggere parole così delicate ma allo stesso tempo molto forti, piene di amore e di luce, mi avete fatto commuovere.
    Spero di tornare presto anch’io in quei magici luoghi!

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 80

    Mi unisco nel benvenuto ad Alessandro e nel contempo mi piace evocare l’esperienza, unica, che provai quando, per la prima volta e insieme con tanti amici, alcuni dei quali stanno scrivendo questo tema, ci si stava recando in autobus verso le terre della Sibilla. Avevamo appena superato il Monte Vettore e si stava scendendo rapidamente verso la Piana di Castelluccio e già qualcosa si era mosso nel sentire comune: l’atmosfera, a bordo dell’autobus, era mutata d’un tratto: il vociare confuso, spesso gioioso, che aveva accompagnato il viaggio era cessato, per lasciare il posto a un raccoglimento denso di intime sensazioni. Appena giunti all’inizio della piana l’impressione fu netta: il tempo sembrava sospeso, fermo, come se fossi stato avviluppato in una sorta di bolla di eterno e immutabile presente. Non voglio addentrarmi nella descrizione del mio stato d’animo, percorso da emozioni e pensieri troppo intimi, posso però dire che fu un’esperienza sconvolgente: il contingente, l’accessorio, il sovrastrutturale evaporavano nell’improvvisa consapevolezza del Vero, per quanto ancora non decodificatile e meno che mai razionalizzabile.
    Un caro saluto a tutti.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Chiedo venia se passo dai nostri cari Monti Sibillini ad altra località che mi è tornata alla mente. Parlo dell’isola di Malta visitata qualche anno fa per i suoi templi megalitici. Le isole dell’arcipelago maltese, che distano dalla Sicilia solo 95 km (Gozo, Comino, Cominotto e Filfla) custodiscono su un territorio abbastanza ristretto una straordinaria concentrazione di siti megalitici, dai disegni architettonici così particolari e fra loro uniformi da rappresentare un unicum nella preistoria mediterranea. I templi risalgono al Neolitico, la loro costruzione inizia nel 5000 a.C., la loro fattura coniuga meravigliosamente aspetti pratici e funzionali a quelli concettuali e ideali. Le decorazioni bellissime sono spirali, meandri, animali, stelle.
    Ne descrivo due vicini, orientati a sud-est, Hagar Qim (da cui proviene la Venere di Malta) e Mnajdra, che affacciano sul mare, di fronte all’isolotto di Filfla, e sono inseriti in uno scenario incantevole, specie al tramonto, quando i monoliti si tingono d’oro e di rosa (alcuni pesano 20 tonnellate e sono alti 5 mt.). Ricordo ancora l’atmosfera pacifica e sacrale che li pervade, che sospende il tempo, che induce rispetto e fa pensare all’età aurea della Madre. Di fatto notissime sono le statue femminili, alcune colossali, provenienti da Malta, né sono state trovate fortificazioni difensive, o armi particolari oltre quelle per la caccia, come fa notare la Gimbutas.
    Il primo dei templi è composto di diverse stanze circolari con altari ed elementi ornamentali. Si tratta sempre di costruzioni con pareti curvilinee. A 500 mt. di distanza, il secondo, con pianta a trifoglio, si compone di 3 edifici distinti. Fra questi, quello meridionale è costruito in modo tale da essere attraversato all’alba dai raggi solari durante gli Equinozi che, passando dall’ingresso, illuminano un punto preciso dell’altare. Durante i Solstizi invece il sole entra nel tempio e illumina una grande pietra a destra dell’altare in inverno, altra a sinistra dell’altare in estate.
    Si pensa che quelle antichissime genti avessero grande interesse per l’astronomia e i cicli solari, lunari e stellari. Ad esempio un frammento di vaso ivi trovato è inciso con una ruota solare, mentre un grande blocco di pietra trovato nel tempio di Tal-Qadi è decorato con molteplici stelle ad otto punte e un crescente lunare. Vi sono poi megaliti che hanno una serie di buchi che si pensa fossero usati per l’osservazione dei corpi celesti. L’area intorno ai templi è densa di reperti e si riceve l’impressione che la vita nel circondario fosse pulsante: cave, cisterne, approdo marino, resti di villaggi. Sono testimonianze preziose che non dimentico e che spero di poter rivedere un giorno.

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 163

    Nel leggere le parole beneauguranti di Admin Kremmerz anch’io mi sono commossa, Alessandro, e benvenuto! Anche dalle tue parole traspaiono gentilezza e sensibilità d’animo.
    Il nostro è il coro all’unisono di viaggiatori assidui, innamorati di queste terre centrali in tutti i sensi, punto di raccordo dove ci siamo tante volte incontrati e ancora ci ritroviamo con gioia. Terre da amare, ma soprattutto da rispettare. Anche per me la nostalgia di Castelluccio è grande e ancor di più delle nostre salite su Monte Sibilla ad ammirare tramonti e albe incomparabili ricche di un’energia benefica, capace di trasformare le cose più semplici in tesori preziosi.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 159

    Leggevo ultimamente che molti nomi relativi a monti, laghi, valli, nel territorio italiano, furono artatamente imposti dal clero per scoraggiare la frequentazione di luoghi “non graditi” in quanto, in passato, sedi di culti pagani. Se così è, sarebbe interessante seguire i nomi “paurosi” per avere una mappe dei luoghi, o ex luoghi magici sparsi sul nostro territorio. Sulle Alpi Marittime ad esempio c’è il monte Cappelletti diventato cima del Diavolo, oppure la valle dell’Infernetto che in passato si chiamava, se ho capito bene, Valle Corbera. Lo stesso uso di toponimi simili lo abbiamo riscontrato anche nella zona dei Sibillini con le gole dell’Infernaccio e il lago di Pilato, chissà in quanti altri posti sono presenti tali nomi emblematici!?

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Esemplare è il noce di Benevento, presso il fiume Sabato, passato alla storia quale luogo ove le streghe celebravano il loro sabba, e quindi maledetto. Alle origini delle maldicenze, prima di tutto, ci fu il fatto che non fu facile convertire al cristianesimo il Sannio. Poi pare che quest’albero fosse stato sacro ad una comunità di Longobardi, a Benevento sin dal VI secolo,e che questi vi appendessero una pelle di capro e vi celebrassero loro rituali. Inoltre in precedenza Benevento era stata sacra ad Iside, associata localmente ad Ecate e a Diana, e nella città ancor oggi si trovano obelischi, statue e reperti egizi.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Di passaggio per Ischia condivido alcune notizie su questa bella isola vulcanica, ricca di sorgenti termali e verdissima. Verde per la rigogliosa vegetazione, e per il tufo verde del monte Epomeo. Questo tufo, presente dappertutto in enormi blocchi, ne racconta la storia evolutiva dall’epoca terziaria e pare debba il suo colore al contatto con l’acqua sottomarina. Scavando internamente i massi di tufo gli Ischitani nel passato hanno costruito, tra l’altro, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. La più famosa è chiamata “pietra dell’acqua”. Al verde è legato un fenomeno naturale, frutto della rifrazione della luce solare da parte dell’atmosfera, che si vede in certe circostanze e per pochi secondi ad Ischia, specie a Forio: un raggio verde che parte dalla sommità del sole all’alba o al tramonto.
    Ischia ha nomi antichi: Omero e Plinio la chiamarono Eèa, dagli Etruschi era conosciuta come Inarime; Pitecusa fu detta probabilmente per l’industria dei vasi di creta, Enaria per aver dato rifugio ad Enea, e per la lavorazione del ferro; Eliso la chiamò Virgilio. Per la sua posizione fu terra d’incontro dei locali con svariate culture. I Fenici, prima ancora dei Greci, vi soggiornarono, portandovi l’eredità sapienziale egizia. Secondo alcuni studiosi, e non solo locali, Ischia è Scheria dell’Odissea, la terra dei Feaci, cioè dei Fenici. L’isola è legata ad arcaiche tradizioni e a figure mitiche: prima di tutto le Ninfe, in particolare le Nitrodes, dalle acque terapeutiche. Sono state ritrovate numerose tavole votive con dedica ad Apollo debellatore dei mali e alle Nitrodi, peraltro legate alla Sibilla da una leggenda. La Sibilla avrebbe profetizzato che per sfuggire ad una pestilenza era necessaria, per gli Ischitani, l’intercessione di una Ninfa.
    Al di là dei tanti miti, come l’altro di Tifeo imprigionato nelle viscere dell’isola, e dei reperti arcaici testimonianze delle antiche culture, Ischia ha continuato ad essere cenacolo di cultura nei secoli successivi, avendo come fulcro il Castello Aragonese.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Stamattina passeggiando lungo le sponde del Lago d’Averno (Pozzuoli) non ho subito capito cosa stesse accadendo a branchi di piccoli e grandi cefali. Questi, quasi allineati in file ordinate, si dirigevano verso la riva, alzando la testa dall’acqua e boccheggiavano a bocca spalancata, come affamati d’aria. Poi qualcuno mi ha detto che capita nei mesi di Novembre e Gennaio che l’attività vulcanica sottostante l’acqua del lago si risvegli provocando emissioni di fumarole, le quali, complice il freddo, fanno condensare più velocemente l’idrogeno solforato in superficie, creando un ambiente anossico per i pesci. Se tale attività perdura le acque del lago divengono giallastre colorate dallo zolfo. L’Averno è salato perché collegato al mare vicino da un canale ed è – come si intuisce – la bocca di uno dei tanti crateri dei Campi Flegrei. Duemila anni fa fu chiamato Averno, lago senza uccelli, perché le esalazioni solforose del vulcano molto più attivo che non oggi, li uccidevano e questi evitavano di volare sul lago. Omero ne fece la sede del popolo oracolare dei Cimmeri, forse Opici Fregrei, ricordati anche da Plinio e Strabone. Certo stamattina ho capito perché un lago apparentemente pacifico, quasi idilliaco, possa essere divenuto nell’antichità un mito delle forze più profonde della Madre Terra. “Una spelonca profonda, protetta da un cupo lago e dalle tenebre dei boschi, sopra la quale nessun volatile poteva impunemente avventurarsi ad ali spiegate”:così ne scrive Virgilio ideandolo quale porta degli Inferi, regno della Regina Persefone e di Ade.

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 136

    Grazie Tanaquilla per avere condiviso questa tua passeggiata! Hai dato modo anche a noi di respirare il mito, di sentire il brivido dell’Averno, di viaggiare all’interno dell’anima e dei pensieri… E mentre mi univo a Te nella visita in questo magico sito ho concluso una volta di più che in una Fratellanza vera l’esperienza di uno diventa quella di tutti.
    Come le api. E – forse – come in ogni specie anche di là dalla nostra consapevolezza.
    Da qui la necessità di amare il nostro…prossimo!
    Buonanotte a tutti i naviganti.

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