I Luoghi del Sacro, della Magia e della Tradizione ermetica

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  • GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 81

    Mi rifaccio al post di Ippogrifo in cui parlando delle esperienze di Montemonaco dice :un’esperienza tipicamente sciamanica, magistralmente concepita e magistralmente condotta. Riflettevo su come ci siano state offerte ,per sole grazia e Amore ,quelle possibilità, a differenza di tante altre iniziative di stampo sciamanico ,che andavano e vanno ancora tanto di moda, dove per partecipare si pagano bei soldi! Con questo non voglio dire che qui si è più bravi per il solo fatto che non si paga , ma voglio sottolineare come anche in questo , si veda il diverso modo di operare della Schola ,che si muove con logiche e finalità che si discostano totalmente dalla corrente comune. Personalmente penso che ci siano cose , che per il loro alto valore, non possono essere pagate con il denaro, perché qualunque prezzo non potrebbe compensarle , tutt’al più tentare di infangarle abbassandole al livello della mercificazione. A chiunque abbia partecipato è stata tesa una mano, tutti siamo stati amati, credo che chi non l’ha capito allora prima o dopo l’avrà realizzato.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 57

    Per quanto di accostabile allo sciamanesimo possa esservi nella nostra Schola penso sia senz’altro utile leggere quanto scrive il Maestro M. A. Iah-Hel al seguente link: “Dalla Matriarchia di Miriam alle pratiche trasmutatorie” 
Quant’altro di vero o presunto su Giuliano Kremmerz e la Sua Schola
 – di Anna Maria Piscitelli
    In https://www.kremmerz.it/area-riservata/archivio-generale/articoli/

    holvi49
    Partecipante
    Post totali: 73

    Grazie a Diogenonn per il rimando al link. Rileggendo quanto in esso riportato, ci si può rendere conto di quanto misticismo sia ancora presente in alcuni di noi, che non ci permette una visione scevra da acquisizioni mai messe in dubbio o quanto meno provate ad essere scandagliate.
    Felice notte.

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 163

    Pensando ai luoghi del sacro anch’io non posso che partire testimoniando il mio incontro con i Monti Sibillini, nelle esperienze vissute con Progetto Elissa e il Maestro M.A.Iah-Hel, nonostante mi sia difficile sceglierne una fra le tante, non solo significative e belle, ma intense, davvero molto intense.
    I Sibillini sono luoghi antichissimi, rimasti per certi versi meno contaminati, dove la saggezza popolare come raccontava Diogenonn ha talvolta la voce delle donne anziane dalla tempra di Sibille che non vogliono abbandonare queste terre. Si percepisce già lungo il tragitto che il luogo ha una conformazione particolare, viva, carica di energia; le montagne si stringono intorno ai due maestosi sposi, la Vetta della Regina Monte Sibilla e la Vetta del Re Monte Vettore che si uniscono lungo l’asse Nord-Sud della Catena fra Umbria e Marche.
    Per andare su Monte Sibilla si passa dal paesino di Montemonaco, dove ad accoglierci è il morbido profilo di donna sdraiata rivolta al cielo che il crinale di Monte Sibilla forma unendosi a Monte Zampa; poi, lasciato il borgo alle spalle, si prosegue lungo la strada che a un certo punto diventa sterrata salendo in quota al rifugio “Sibilla”, sul versante rivolto all’Adriatico visibile nelle giornate limpide.
    Dal rifugio si dipartono diversi sentieri che conducono alla cima, ora accessibile solo a piedi, e forse nemmeno, date le conseguenze del terremoto, ma quando facevamo le prime escursioni si poteva ancora fare l’ultimo tratto con un fuoristrada; da lì si proseguiva a piedi sino alla Corona, il suggestivo anello roccioso che conferisce alla montagna la caratteristica forma a pan di zucchero.
    Quando si arriva alla fine della strada si cominciano a riconoscere a seconda delle angolature le fattezze femminili (a tratti androgine) con cui la Sibilla viene appellata e riconosciuta: già dalla selletta la si vede come una Lupa; poi, salendo lungo dei veri e propri gradoni di roccia (come di tempio) pare una sfinge egizia; ma, spostandosi ancora appare anche con un’aquila come copricapo; infine, avvicinandoci ulteriormente ecco i 3 volti citati da tanaquilla9, perfettamente visibili, rappresentanti le tre età: la giovane, la matura, la vecchia.
    Quanto verismo in queste bellissime immagini scolpite nella roccia!
    “I Volti di pietra della Matriarchia” riferito a Monte Sibilla è uno dei titoli dei libri, seguiti ai lavori di Convegni, Tavole Rotonde, Seminari, Laboratori e iniziative varie, a cui ho partecipato, che Progetto Elissa e l’Editrice Miriamica hanno dedicato alla Sibilla, eco di un Femminile arcaico e originario, impresso dalla Magna Mater in questi luoghi.
    Personalmente, osservare queste immagini nelle rocce e poter riflettere sulle parole del Maestro che ci ha guidati in questo approccio, che ci ha aiutati a riconoscere un quid intelligente nell’aggregazione delle molecole di questa Montagna, ritenuta da millenni sacra, ancora oggi è fonte di ricerca e di anelito, per me sostanziale, nella Matriarchia di Miriam della Schola.
    Testimoniarlo in questo Forum è per me un bene, ed è una condivisione importante.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Condivido i sentimenti di quanti hanno scritto su Monte Sibilla e suoi dintorni e non posso esimermi dal dire qualcosa al proposito. Ci abbiamo lasciato il cuore lì… credo sia stato il periodo più felice della mia vita, il più libero, e non solo grazie a quel territorio pregno di energia sibillina. Ma per la presenza del Maestro che, prima di tutto, ce lo ha fatto conoscere. Poi ci ha generosamente posto, attraverso le numerose attività svolte in loco, nella condizione di poter cogliere con coscienza quella energia femminile e originaria che ti pone di fronte a te stesso, annullando ogni orpello. Ma… prima o poi… perché non sempre abbiamo compreso subito, bene e a pieno. Per fortuna le esperienze non si cancellano, rimangono incise nella memoria, e possono sempre dare i loro frutti.
    Anche il nostro stare insieme, raccolti intorno al Maestro, numerosi, entusiasti, affratellati, non lo scorderò mai. E ho davanti agli occhi l’immagine di tutti noi, dopo una notte passata sulla Sibilla coi sacchi a pelo, svegli all’alba, lungo il crinale, quasi in fila indiana, mentre il sole, come una stella sorgeva dietro la Corona. (La sommità del monte è circondata da roccia rosata scoscesa che, formando una sorta di muro di cinta, le ha fatto assumere la forma di una corona).
    Ricordo, come fosse oggi, la prima volta. Eravamo in tre a salire sulla Sibilla coi suoi 2100 mt. (quando ancora il fiato lo consentiva!). Dopo la fatica della salita, camminavo con grande agilità, quasi sospinta, lungo il crinale, il dorso della montagna che paragonavo a quello di un immensa creatura preistorica. Mi sembrava procedere attraverso un tempio naturale e all’aperto; la pietra rosa, alcuni scalini scavati nella roccia, la ieraticità propria del luogo, e il silenzio assoluto, mi ricordavano altro, forse il Centro-Sud America… Sembrava un viaggio iniziatico… Era maggio e c’era ancora la neve. Guardando il terreno, ad un certo punto vidi chiaramente una pietra a forma di leone, ma plastico, colorato, disegnato, fotografico… Guarda, dissi… e, distogliendo lo sguardo era già svanito. Il leone… simbolo della Grande Madre degli dei?
    Vorrei ora raccontare dell’isola di Cipro, ove nacque Afrodite. Ma il post è già lungo così e lo farò in seguito.

    Rrosalinda
    Partecipante
    Post totali: 22

    Ricordando i momenti passati a Montemonaco ricordo la rappresentazione che si fece nel grande spiazzo erboso dove ognuno di noi rappresentava un animale e come tale si doveva comportare e tutti si correva chi da una parte e chi dall’altra chi nitriva chi abbaiava tutti davano libero sfogo al proprio animale,non mi era molto chiaro cosa stavo facendo ma con il passare del tempo mi chiedevo perché mi era stato assegnato qell’animale bé alla fine ho trovato che la mia natura aveva proprio dei punti in comune con l’animale che mi era stato assegnato. Un saluto

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Cara Rrosalinda insieme a Mandragola11 vogliamo ricordarti meglio l’evento cui alludi e, nel contempo, riconoscere quanto abbia sempre avuto ragione il Maestro nell’addebitarci poca consapevolezza e lucidità vivendo le esperienze nell’ambito del programma studi del Centro Elissa.
    Nel tuo post ti riferisci alla rappresentazione della “Danza delle Gru”, che abbiamo fatto al parco Montiguarnieri di Montemonaco, e dietro la quale vi era stato uno studio sulla significazione delle figure della brocca etrusca di Tragliatella del VII secolo a.C., oltre alla sapiente regia della manifestazione. Quest’ultima consisteva nella rappresentazione delle scene e delle figure che appaiono sull’oinochoe di Tragliatella. Fra queste un grande labirinto, che è stato disegnato sul prato, danzatori, una donna che sgomitolava un filo, due bambini e animali. Gli animali erano 9, per ognuno di essi era stata fabbricata la maschera corrispondente, e rappresentavano le forze della Natura. La danza delle gru sempre presente sulla brocca, era diffusa nel Mediterraneo arcaico e si ricollegava a rituali notturni femminili arcaici. Il tutto era quindi simbolico, ricco di significato e soggetto a considerazioni ermetiche. Finita la rappresentazione, poi, sempre nel parco, fu data possibilità a tutti di correre e simulare un animale, ma non certamente assegnato. Al centro Elissa il giorno dopo scambiammo considerazioni sull’avvenuto e facemmo uno studio sulla eventuale valenza dell’animale totemico individuale.
    E’ bene ricordare insieme, confrontandoci, su quanto abbiamo sperimentato. Un fraterno saluto.

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 811

    Il Maestro ringrazia tanaquilla e mandragola per la testimonianza e le doverose precisazioni.

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 53

    Mi ha colpito profondamente la frase di Taniquilla ….”perché non sempre abbiamo compreso subito, bene e a pieno. Per fortuna le esperienze non si cancellano, rimangono incise nella memoria, e possono sempre dare i loro frutti.”
    È stato bellissimo poter partecipare all’esperienze di Proggetto Elissa in quegli anni a Montemonaco con il Maestro!
    Per chi come me all’epoca partecipava con entusiasmo, ma era ancora immaturo,
    questo trhead è importantissimo. Il confronto con i Fratelli ci aiuta a ricordare e a fare chiarezza per poter meglio fissare i ricordi e poterli metabolizzare tentando di prendere coscienza….Si smuove qualcosa dentro …
    Ricordo che la Donna che avvolgeva il filo durante la danza delle Gru era il Maestro. Quel gesto magistralmente eseguito miha fatto ripensare alla “Tessitura” argomento già trattato ma che mi piacerebbe approfondire.
    Durante la danza ero una delle gru .. vorrei condividere l’emozione e il sentimento che ho provato …un forte legame con il Maestro e con tutti i fratelli e un profondo senso di appartenenza alla Miriam.
    Buon fine settimana a tutti i naviganti

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 165

    Molto evocativa l’immagine portata sui post precedenti, della danza delle Gru e del filo di un gomitolo che viene Magistralmente riavvolto,che richiama l’arte,tutta al femminile, della tessitura…immagine ancestrale che tocca corde profonde e allo stesso tempo, mitica, poiché ricorda l’azione delle Parche( infatti per ricapitolare,si usa ancora oggi l’espressione ‘tessere le fila’) e ancora molto vera in quanto connessa con l’essenza di questo territorio sibillino del Centro Italia(infatti nel Quaderno della Accademia Vergiliana l’aratro\telaio dl Timbro lo ritroviamo)tanto più vera quanto viene raffigurata nei reperti storici e archeologici trovati nel territorio! Anche le immagini dei Volti in Pietra della Matriarchia, ricordati da Mandragola, mi hanno richiamato un’immagine archetipica che ritroviamo in un’opera di Klimt, “Le tre età di Donna” rappresentata nel 1905, periodo di grande fermento, come evidenziato anche nella “Pietra Angolare”,opera che sconvolse l’opinione pubblica del tempo, per il forte impatto suggestivo ed evocativo che riusciva a trasmettere e conteneva in sé. Oggi, casualmente, è una delle pochissime opere dell’autore, conservate in Italia, nella Galleria d’Arte Moderna a Roma, presentata alla Biennale di Venezia 1910 e nel 1911, all’Esposizione delle Belle Arti in Roma, sarà acquistata dallo Stato Italiano per i 50 anni dell’Unità d’Italia, riconosciuta come simbolo rappresentativo della Italicità. Tutto questo ci suggerisce forse che sotto i nostri occhi esiste il Libro della Natura che potrebbe essere compreso attraverso chiavi di lettura analogiche se solo ci mettessimo in ascolto con un po’ di attenzione e con la guida sapiente e amorevole delle Gerarchie?! Intanto potrebbe essere utile, riprendere in mano la suddetta pubblicazione…chissà che non sia fonte d’ ulteriore ispirazione, per riscoprire ,magari, oggi, in un percorso di destrutturazione a ritroso(regressus ad uterum), ciò che ieri ci era passato inosservato! Un caro saluto a tutti

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 136

    Ricordo quel giorno sia per avervi partecipato sia per i fatti e le immagini scolpiti dentro di me.
    La danza delle gru, che avevamo riproposto in quel parco inondato di sole, ci aveva fatti sentire vicini al mito sibillino ripreso pure nel Primo Quaderno dell’Accademia Porfiriana, a pagina 73, là dove si parla di una tessitura insegnata dalle fate. Proprio come nel dono di Arianna a Teseo, nell’ottica di un culto di virtuale rinascita, all’insegna della regia magistrale avevamo danzato con la maschera… e più tardi parlato senza maschera.
    Ma proprio le maschere, che erano state fabbricate a significare le forze naturali e che avevano dato alla rappresentazione un che di ludico, avevano propiziato quel sentire giocoso tanto simile all’idea dell’Ermete fanciullo e bucolico che troviamo nei racconti del mito. Congiuntamente alla musica dei flauti e dei tamburi, e pur senza bevande inebrianti come si dice avvenisse nei culti antichi, ci eravamo ritrovati fanciulli, pronti a un contatto panico che indubbiamente ci aveva rigenerato sotto ogni punto di vista e aveva dato favorito un’indagine oggettiva sulle potestà naturali e spesso sconosciute in noi e fuori di noi
    Leggo nel summenzionato Quaderno, in nota alla stessa pagina, che la versione greca della parola per ‘filo’ ‘ trama’ è molto simile a un tipo di anatra o fenicottero il cui continuo ondeggiamento alla ricerca di cibo ricorda il movimento della spoletta nella tessitura e rimanda a tradizioni antichissime (provate fino al Neolitico) e facenti parte dei culti collegati alla Grande Madre.
    I Quaderni delle Accademie sono indubbiamente dei gioiellini per chi abbia voglia di leggerli e rileggerli, e annodano esperienze del passato e del presente in unacomunicazione continua di cui non si può che esser grati alle Gerarchie per le molteplici possibilità che offre a tutti, proprio come questo spazio web. Anzi, questo spazio di RETE… per dirla all’italica maniera!

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 80

    I post delle Sorelle mi hanno aiutato a far riemergere i ricordi di quell’esperienza con maggiore chiarezza e a mettere a fuoco dettagli prima avvolti nella nebbia del tempo trascorso… Ripercorrendo i momenti salienti di quella “rappresentazione allegorica” nella ricostruzione fattane attraverso gli ultimi post, non ho potuto fare a meno di riflettere su un punto che mi pare di grande importanza e per questo desidero condividerlo con tutti voi: quando un Maestro è ed agisce nell’esercizio delle sue funzioni (ma quando un Maestro Ermetico non lo è?) allora ogni Suo atto è un “atto analogico” e, come tale, è un’idea-seme lanciata lungo la traiettoria della condapevolezza futura che, come si sa, ha bisogno del tempo e delle condizioni adatte perché si sviluppi nella pienezza della sua forza. E ciascuno di noi ha tempi e ritmi propri ma, alla fine, il risultato non può che arrivare. Diversamente si dovrebbe pensare che l’atto di un Maestro Ermetico possa risolversi in un atto inutile, ciò che francamente mi pare del tutto incompatibile con la natura di un atto magistrale.
    A tutti l’augurio di un sereno weekend.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 318

    Anni fa feci un viaggio a Cipro, l’isola di Afrodite Cypria nel Mediterraneo orientale, percorrendo in auto (la guida è all’inglese, ahimè!) la parte meridionale dell’isola che è greca, separata dalla settentrionale che è turca. L’isola – mi è rimasta impressa per la sua bellezza, dai monti Troödos al mare smeraldo – ha una straordinaria posizione geografica, incrocio di rotte tra oriente e occidente, Grecia, Egitto, Turchia, Siria, e sembra esser stata un lembo d’Asia separato dalla terraferma. La sua cultura risale a 12.000 anni fa, ed era famosa per le sue miniere di rame (cuprum). Nel paese di Kouklia vi è il santuario più antico di Afrodite che sembra risalire al 1300 a.C. La dea vi era venerata sotto forma di pietra conica, un basalto nero alto 1 mt. e 22, posizionato al centro del tempio e riconosciuto come il secondo Omphalos della terra, con funzioni di oracolo, legame fra “cielo e terra” e simbolo del culto ad un Principio Femminile ginandrico. “La pietra nera nasconde una dea senza volto che solo per amore si mostra, nel balenare di un soffio di vento”. Oggi è conservata al Museo di Kouklia, accanto al tempio, e la dea cosiffatta nulla ha a che vedere con la raffigurazione leggiadra che i Greci ne fecero. Il radicamento e l’antichità del culto di Afrodite a Cipro è il frutto di una antichissima tradizione locale connessa con i riti della fertilità e della Madre Terra, unita, fin dall’Età del Bronzo, a motivi religiosi di origine medio-orientale e alla figura di Istar-Astarte. I Greci arrivati a Cipro vi avrebbero trovato questa figura divina e se ne sarebbero appropriati, trasformandola plasticamente in quella consegnataci dalla mitologia d’epoca arcaica e classica. Le Charites (le Grazie) si presero cura di Afrodite giunta sull’isola profumandola con essenze preziose. Così dicono gli Inni Omerici. Gli scavi in un villaggio dell’età del bronzo Pyrgos-Mavroraki testimoniano l’esistenza della più antica fabbrica di profumi ed essenze per cui Cipro eccelleva nel mondo antico e il distillatore trovato a Pafos conferma la conoscenza delle tecniche distillatorie (per sublimazione e a ciclo continuo). Il passaggio dalla storia al mito e i richiami alla dea sono numerosi dappertutto. I Bagni di Afrodite, nella penisola di Akamas, raccontano l’amore della dea e di Adone; a Petra Tou Romiou, una baia a mezzaluna, è nata Afrodite, scegliendo come culla un faraglione che emerge dal mare. La spiaggia è di ciottoli dai mille colori e dalle mille venature, le acque sono cristalline. Qui, più che altrove, sono entrata in contatto con l’energia venerea di Cipro.

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 81

    Cosa sono riuscito a raccontare delle esperienze di Montemonaco ? Solo una sensazione , un’emozione . E questo perché si è abituati a cercare il fenomeno particolare, la cosa strabiliante , e la realtà nella sua semplicità ,ci passa inosservata sotto gli occhi , come cosa irrilevante. Ma quelle sperimentazioni cosa mi volevano additare, quali considerazioni avrebbero dovuto generare ? Alla opportunità della sperimentazione con la guida di un Maestro , non ho fatto seguire l’applicazione del metodo Ermetico. Ma se mai mi dovesse ricapitare una simile occasione, farò di tutto per pormi nella maniera più ortodossa e fiduciosa.

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 165

    Leggendo di Cipro,l’isola dedicata a Venere, mi è venuto da pensare che sarebbe interessante visitare certi luoghi così intensi e pregni con una diversa consapevolezza che non sia solo quella della cultura profana…personalmente ho fatto l’esperienza di un viaggio in Egitto, risalendo le terre del Nilo in nave e visitando i templi della Valle dei Re fino a Tebe ma senza avere ahimè il supporto,all’epoca, di una visione ermetica né tanto meno di essere guidati in tal senso e con cognizione di causa!In attesa di nuove opportunità… a proposito di Venere,una Ansa di oggi, del Ministro delle Antichità egiziano, titola il ritrovamento di una tomba in un cimitero faraonico presso Giza, proprio vicino a Chefren e alle altre note piramidi,a ovest del Cairo, datata 4.400 anni,appartenente ad Hetpet,della V dinastia, sacerdotessa di Hathor, dea dell’Amore e della Bellezza(probabilmente l’equivalente di Afrodite greca). Tornando in Italia, invece, ho scoperto l’esistenza nei Musei del Duomo a Milano,tra le sale del Tesoro, dell’icona della Madonna dell’Idea,preziosa opera del Quattrocento che in questi giorni della Candelora viene portata in processione illuminata dalla luce delle candele. Ho cercato di saperne di più e ho scoperto che questa festa ha origini antichissime: è detta festa della luce perchè trovandosi esattamente a metà tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera ,indica che le giornate si riallungano e a seconda del tempo che farà darà indicazioni ai contadini sul raccolto futuro(un antico proverbio recita:”Per la candelora se nevica o se plora, dall’inverno siamo fora;ma se l’è sole o solicello siamo sempre a mezzo inverno”). Nell’antica Roma alle calende di Febbraio si celebrava Giunone(Februa,da cui il nome del mese)da cui il verbo latino februare che vuol dire purificare, forse per propiziare la fertilità dei campi, e le donne erano solite girare con fiaccole accese per allontanare influssi maligni e demoni. Luogo che vai… Dea che trovi!
    Buona domenica a tutti

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