I Luoghi del Sacro, della Magia e della Tradizione ermetica

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  • Diogenonn–
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    Post totali: 55

    Caro Gelsomino, non credere che quand’anche si assista, a stretto contatto con un Maestro, a qualcosa di strabiliante, come può essere accaduto nel mio caso, questo mi abbia preservato dall’avere atteggiamenti superficiali o reazioni sbagliate. Importante è rifletterci sopra, saldare il conto con i propri errori e cercare di inanellare uno dopo l’altro step sempre più coerenti e dalla lungimirante prospettiva in cui bisogna, qualunque fatto si viva, viverlo come gli assetati, con fiducia e come tramiti, evitando di inorgoglirsi, compiacersi o quant’altro nutra il proprio ego, cosicché la purissima Acqua di Sorgente (l’immagine ben si accosta a quanto abbiamo vissuto in queste terre sibilline con il Maestro: tra i tantissimi x esempio nell’esperienza al Lago di Pilato, alla fonte del Guerin Meschino, alle Pisciarelle, al “Ninfeo” o all’Infernaccio) “dissetandoci” compia, con i tempi giusti per ognuno di noi, il miracolo della cosa Una, rigenerandoci.
    Passando poi a condividere in pieno quanto scaturito dai post precedenti a chiarimento dell’esperienza vissuta con il Maestro a Parco Montiguarnieri, umilmente ringraziandola per il Suo intervento, proseguo con la testimonianza di quanto avvenuto in ordine alle “stelle” scolpite sugli edifici del territorio solo apparentemente a corollario di tutti i fatti accaduti in quella terra, che hanno visto una grande partecipazione collettiva di Sorelle e Fratelli, sia nel Centro Elissa che a più vasto raggio, nel cosiddetto “Versante della magia” del Parco Nazionale dei Monti Sibillini in cui domina la sequenza di creste ricomprese tra il Monte Vettore e quello della Sibilla; fatti e accadimenti, dicevo, propiziati e avvenuti tutti sotto l’egida del Maestro M. A. Iah-Hel.
    Dell’eccezionale scoperta alla quale avevo semplicemente partecipato vi racconterò in un secondo momento mentre ora ritorno ai giorni in cui, come vi avevo accennato, “Elissa” mi aveva suggerito di coinvolgere qualche studioso per confortarmi nella ricerca delle stelle scolpite sui paramenti degli edifici e aiutarmi a dargli un “senso”.
    Chi meglio del mio professore di Restauro dei Monumenti al tempo in cui facevo l’università a Firenze e con il quale, complice il mio lavoro, avevo mantenuto i contatti?
    Si sa per un architetto fiorentino docente di restauro di quei monumenti che tutto il mondo ammira quella che gli stavo proponendo era più un’escursione in luoghi leggendari, bella quanto vogliamo, piuttosto che un’indagine interessante dal punto di vista architettonico… la Toscana è così densa di tesori, attraversata dalla via Francigena, che spesso ricalca antiche vie consolari romane ecc. ecc. ecc. Il suo scetticismo era così evidente…
    Bene, arriva a Montemonaco, rimane entusiasta del “respiro” ambientale, lo porto a vedere le “stelle” di Santa Maria in Casalicchio e lui rimanendo molto perplesso e ancora più scettico mi dice che con quell’unico reperto avremmo fatto ben poca strada…
    Programmiamo allora per il giorno successivo un’escursione lungo la via di cresta che da Montegallo attraverso Propezzano e Cossinino riconduce a Croce di Casale.
    C’erano state delle suggestioni per andare a Propezzano forse l’antica Peraznania individuata dagli studiosi in una delle dodici città della Confederazione degli antichi Atiedi. (XII sec. a.C.) di cui si narra nelle Tavole Iguvine e che erano ipoteticamente collocate ad anello tutt’intorno alla catena dei Monti Sibillini.
    Ci fermiamo qualche centinaio di metri prima di Propezzano a Cornaloni ed iniziamo con “Elissa”, la moglie del professore, il professore ed io ad inoltrarci per la piccola via al centro del piccolo borgo ai lati della quale vi erano più i rovi che avvinghiavano le case che spazi aperti per godere degli antichi edifici…
    Fatti un centinaio di metri, mentre il sentiero era divenuto un viottolo tra rovi, erbe alte, e guaiti di cani chiusi in recinti e lasciati a guardia di non si sa che cosa, stavamo passando in mezzo a due edifici, costruiti a cavallo tra il XIV ed il XV secolo, particolarmente belli, originariamente ipoteticamente contigui e costruiti con pietre squadrate faccia vista di grandi dimensioni… ecco un serpente che avvinghiandosi alla mia gamba sinistra fino all’altezza della cintura, anche se non ho assolutamente paura dei serpenti, mi costrinse, per farlo allontanare, a fare un movimento di slancio con la gamba, movimento che mi portò ad orientare casualmente lo sguardo in alto a sinistra, verso il primo piano dell’edificio…
    Architetto – dissi – ma cosa sono quei decori che si intravedono sopra il portale d’ingresso al primo piano? La facciata è tutta rovi! – E come ci arriviamo lassù? – mi disse con lo sguardo ancora stravolto per quanto era appena accaduto col serpente.
    Provvidenzialmente avevo portato con me una falce e febbrilmente iniziai ad aprirmi un varco… ci misi un po’ e alla fine mi trovai di fronte ai primi scalini dai quali potevo ben vedere i decori: ben tre ordini di decori con stelle, mezzelune e tanto altro. Sul primo dei quali campeggiava la scritta:
    “OMNIA CON TEMPORE MODERATA DURANT – NON NOBIS DOMINE, SED NOMEN TUUM DA GLORIAM”!!!
    Ancor oggi descrivendolo mi viene la pelle d’oca…
    Scritta che conteneva, nella seconda parte, il motto che San Bernardo aveva affidato ai Cavalieri del Tempio, i Templari dei quali avevamo rinvenuto una traccia indelebile in queste terre grazie al sibillino serpente, lo strumento che mi aveva guidato nella scoperta…
    Non vi dico la faccia entusiasta del professore… e lo sguardo tra il compiaciuto e il disincantato di “Elissa” che sembrava dire: “era ovvio”…
    Iniziammo così a sciogliere l’enigma delle stelle scolpite dando vita alla mappatura di tutta l’area sibillina e alla quale demmo il nome di “Sentiero delle stelle”. Ma di questo vi parlerò in modo organico più avanti dando vita ad un vero e proprio report .
    Grazie “Elissa”, per la Tua gloria Regina Sibilla!!!
    e buona domenica ai naviganti!

    Rrosalinda
    Partecipante
    Post totali: 22

    Ringrazio tutti i fratelli che hanno fatto chiarezza e ordine nel mio ricordo sconnesso,ma alla fine dei conti,è che quelle meravigliose esperienze abbiano portato a tutti noi un tassello in più d’aggiungere al lungo cammino intrapreso.Un saluto fraterno

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 42

    L’esperienza di Montemonaco, nei miei ricordi, è legata molto alla bellezza del territorio intorno, ai colori mozzafiato delle colline crcostanti il paesino, alla dolce “scontrosità” di alcuni abitanti e al senso di fermento vitale che aleggiava nella sala del Centro Ellissa. Quante emozioni contrastanti ricordo! C’era curiosità, magia, stupore e…ancora tanta paura di espormi, di dire la mia… L’organizzazione dei seminari mi fu però di grande aiuto perchè, durando diversi giorni, dava non solo a tutti la possibilità di parteciparvi, ma in fondo aiutava anche chi, come me, “aveva bisogno di tempo per aprirsi”. L’escursione alla Gola dell’Infernaccio fu davvero particolare e utile: ricordo come procedemmo controccorrente, “come i salmoni” diceva iL Maestro… Ci fu anche un bivio sul percorso e la possibilità simbolica di seguire “un’altra Via” rispetto a quella più battuta: chi voleva, poteva scegliere!

    Corolla
    Partecipante
    Post totali: 5

    Anche la Campania è terra di misteri, leggende e culti. Nel sito archeologico di Cuma, nell’area vulcanica dei Campi Flegrei, nel territorio di Bacoli e Pozzuoli, troviamo la prima città greca d’Italia – Cuma. In una grotta, in un antro scavato nella roccia, dimorava qui la famosa enigmatica Sacerdotessa Sibilla, preveggente e dispensatrice di oracoli. E’ un luogo magico, carico di vibrazioni, da inserire se non si è ancora visitato, nei propri itinerari da programmare.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 55

    Carissima Corolla, per antro della Sibilla ti riferisci a quell’affascinante camminamento trapezoidale scavato nella roccia o ad un’altra grotta?

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 159

    A proposito di miti e leggende magiche del territorio italico, mi sono imbattuta nella pubblicazione di un libro intitolato”Fate, sibille e altre strane donne” scritto da una docente di Storia delle Tradizioni popolari” all’Università di Palermo(fondatrice di una casa editrice Folkstudio), che,tra le altre cose, parla delle “donne di fora”le quali,come gli anziani raccontano di aver visto e tramandano di generazione in generazione,si riunivano nella Piazzetta detta delle Sette Fate, in una torre oggi abbandonata,nel centro storico di Palermo. Per ‘Donne di fora’ s’intendeva sette creature magiche, fate, legate al mondo degli incanti,ma allo stesso tempo, donne in carne ed ossa,in grado d’interagire col mondo dei vivi ed oltre…capaci di apparire e scomparire e di conoscere i meriti e le colpe di chi camminava sulla loro strada e la stessa leggenda viene riportata da un antropologo in “Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano” che le descrive dicendo”queste bellissime donne di fuori, di notte uscivano nel cortile della Piazzetta mostrando al fortunato\a di passaggio: balli, suoni, feste e cose grandi. Se li portavano sopra al mare, fuori fuori, e li facevano camminare sull’acqua senza farli bagnare. Ogni notte compivano questa magia”. La torretta serviva a distribuire l’acqua del fiume Gabriele alla città, eppure, durante la notte gli anziani, assicurano di aver visto luci e colori!

    Corolla
    Partecipante
    Post totali: 5

    La grotta dimora della Sibilla Cumana nel territorio flegreo – per quanto ne sappia – negli antichi tempi si è poi trasformata nel cunicolo a struttura trapezoidale edificata per mano dell’uomo. Non sono un’esperta, la mia segnalazione riguarda per lo più l’atmosfera particolare del luogo e le vibrazioni arcaiche naturalmente percepibili.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 55

    Hai perfettamente ragione! Tutto il territorio flegreo è così ricco di suggestioni mitiche e leggendarie che anche se probabilmente quel camminamento non ha a che vedere con l’antica dimora della Sibilla Cumana, come evidenziò Amedeo Maiuri già negli anni trenta del Novecento, in quel luogo denso di indubbio fascino, come ti ho scritto, si sono senz’altro fissati gli sguardi, le attenzioni, le speranze, di tantissima gente e a questo punto, potrebbe anche essere il caso di dire: vox populi, vox Dei !!! Ci perdoneranno gli archeologi anche perché, al di la dell’ubicazione esatta dell’antro da cui vaticinava all’origine, la voce della Sibilla riecheggia magnificamente e da millenni di arcaiche vibrazioni, come hai giustamente scritto, per tutta l’area flegrea …
    Un caro saluto

    decla
    Partecipante
    Post totali: 16

    Non posso che unirmi ai vostri pensieri, alle emozioni di tanti di voi che, come me, hanno avuto la fortuna di poter condividere tante esperienze a Montemonaco…… esperienze uniche, indimenticabili, che lasciano una impronta indelebile, incancellabile….. esperienze che, ognuna nella sua specificità, veniva virtualizzata e finalizzata da Chi ce ne faceva dono per Amore affinchè potesse essere ulteriore strumento di Bene per la nostra Salute ed Evoluzione e potesse aiutarci a crescere, ad acquisire nuove consapevolezze e a poter cosi essere in grado di dare ad altri……. un seme messo a dimora ormai per sempre lì, nelle nostre cellule, dentro ognuno di noi, che ha prodotto subito frutti per i più pronti , più lentamente per altri o che è ancora lì , vivo e pronto ad aprirsi e a fruttificare quando la Vita lo chiamerà alla sua funzione….
    Quasi sempre al mio ritorno da quelle giornate speciali avevo il bisogno di fermare sulla carta quel grandissimo vissuto come, per bisogno, mi accade sempre quando vivo delle forti emozioni…….
    Ne riporto una perché, anche se so che le mie sono piccole e semplici parole che non esprimono sicuramente appieno la sostanza di quei meravigliosi doni, voglio comunque condividerla con chi non ha avuto la fortuna di poter esserci e partecipare, quale augurio per loro, e anche per noi, di poter ancora viverne altre…….
    “Aria di rugiada, profumo di terra bagnata, sorgente di acqua pura,un tino coperto al centro di un’ara, avvolta da rami di germogli fioriti. Un grande bosco, tra i rami filtra una luce dolce, di primo mattino, per un attimo il sole irrora il tutto della sua luce, della sua forza, del suo calore e tutto, per pochi minuti, si illumina, il sole sembra consacrare quel rito, sembra volerci dire sono qui, vi guardo, vi osservo, vi proteggo. Il tino viene scoperto, acqua limpida, profumata, con fiori, rami, frutti ed essa stessa sembra viva, vibrante, germogliante di fiori e frutti. Ne prendiamo, ne assaporiamo il profumo, ci bagniamo la lasciamo dolcemente entrare dentro di noi. Mi sembra che quell’acqua dia vita, forza, energia, calore, amore e che ci inondi di tutto quello che possiede. Siamo in una magia, una magia perpetua, infinita, di amore, di forza della natura, di bellezza della natura e mi sento nel Tutto. C’è silenzio, unione, fratellanza, amore, rispetto per sé, per gli altri, per quel bosco che ci accoglie, che si offre a noi, che ci dà. Vorrei saper dare qualcosa in cambio, vorrei poter promettere, vorrei essere sempre in grado di rispettare, di amare, di donare, come quel bosco con noi. Il silenzio, tutto è nel silenzio delle cose, nel sentire senza parlare, ci si allontana in punta di piedi, senza far rumore, come se non si volesse disturbare l’intimità del bosco, per poter ascoltare solo la sua voce. E’ bellissimo!”
    ……. non posso e non potrò che essere per sempre grata per tutto questo….. e per tantissimo altro ancora……
    Un fraterno saluto a tutte/i……..

    Corolla
    Partecipante
    Post totali: 5

    Desidero citare un altro Luogo situato all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Elea Velia. L’Accademia Sebezia, anni fa, si è occupata di Velia e della Scuola Eleatica, organizzando anche un’indimenticabile visita in questa antica polis.Ricordo il nostro ingresso nell’archeosito da via Porta Rosa e la passeggiata silenziosa tra l’agorà, l’acropoli, i quartieri, le terme… Leggemmo con atten zione e rispetto alcuni versi di Parmenide, il cui percorso conoscitivo si snoda per due vie – l’Essere e il Non Essere. Avvertimmmo forte la presenza del culto tributato ad Apollo Oulis (non a caso il figlio di Apollo, Asclepio è considerato il padre della medicina. Gli ammalati devoti ad Apollo cadevano in un sonno letargico per essere guariti, ma la tecnica dell’incubazione è legata anche al nome di Parmenide, come si evince da un frammento rinvenuto alla base di alcuni busti. Nella Scuola Eleatica i medici erano tutti sacerdoti-terapeuti, operanti in sinergia, uniti dalla devozione al divino Apollo, supremo guaritore e consolatore.E’ stata un’esperienza molto interessante e coinvolgente.

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 42

    Le leggende delle “Donne di Fora” o comunque di misteriose ed affascinanti creature che presenziano e “sorvegliano” certi passaggi, mi ha ricordato che in moltissime favole si racconta di questo: il cammino è spesso presenziato da gnomi o folletti, fate o maghe, che si fanno avanti per scrutare o mettere alla prova il viandante pellegrino in terra straniera. Un viandante che, beninteso, si è spinto oltre il proprio orto ed è “sicuro” di dove si stia dirigendo… Penso anche al fatto che in alcune fiabe, tali creature prendessero forme a noi note ma allo stesso tempo “invisibili” agli occhi (tronchi d’albero, sassi,ecc.). Sentire, poi, di come alcuni fratelli abbiano fatto esperienza,ognuno a suo modo, di situazioni simili mi riempie il cuore di stupore e tenerezza perchè ho sempre creduto, fin da bambina, che esistesse davvero il “Piccolo Mondo” o la “Piccola Gente”, come spesso sono descritti nei libri. Del resto, molti autori ne hanno parlato; penso a Tolkien ma anche a Barry, con il suo Peter Pan e la regina delle Fate.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 145

    Un altro luogo dove ho percepito “ le vibrazioni arcaiche” di cui parlava Corolla, è stato un luogo ricco di magia naturale, mi riferisco a quello che dal medioevo in poi fu definito “il castello di Venere” ad Erice, luogo frequentato dalle popolazioni locali fin dalla preistoria come attestano vari reperti rinvenuti nell’area e, a partire dall’età Arcaica (VII-VI sec.a.C.) così come testimoniato dalle fonti storiche e soprattutto da alcune iscrizioni ritrovate ad Erice, il sito fu sede di un santuario dedicato al culto di divinità femminili della fecondità (sono state trovate dediche in fenicio ad Astarte, in greco ad Afrodite e in latino a Venere). La notorietà del santuario nel quale si praticava la prostituzione sacra così come in altri coevi santuari sparsi lungo le principali rotte marittime del Mediterraneo, si accrebbe dopo la conquista della Sicilia da parte dei Romani nel III secolo a.C. che identificarono la dea con Venere portando il suo culto anche a Roma dove furono dedicati due templi a Venere Ericina.
    Or bene, al di là delle notizie storiche quello che mi ha colpito in quel posto, così per come era concepito, uno spazio pianeggiante vagamente circolare sulla sommità di uno sperone di roccia a strapiombo sul mare quasi sospeso nell’aria in bilico tra cielo terra e acqua, dedicato all’Amore, è che anche oggi, seppur con solo poche pietre rimaste, è ancora e sempre lì a celebrare lo ierosgamos sacro in cui tutti gli elementi si incontrano e unificano in un atto creativo infinito “perché ciò che presiede alla fusione delle sostanze di natura separata è principio femminile cui si dette nome Amore negli esseri a forma umana” E per un attimo un sorriso, dalle profondità del mare, è affiorato alle mie labbra…

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 298

    Tendere ad integrare, laddove è possibile, “sacro e profano” , ossia ciò che riguarda la via evolutiva e le esperienze di vita quotidiana è un obiettivo importante. Se un luogo (paese, museo, area naturale, monumento, ecc.) ci fa riflettere su noi stessi in rapporto al percorso ermetico, scopriamo che i segni di quest’ultimo sono impressi da millenni in numerosissimi luoghi, messi lì come memoria dei punti cruciali di un percorso senza tempo. Alle volte basta allontanarsi poco da casa. Ma anche un incontro casuale e significativo in un viaggio, o un luogo che ci evoca qualcosa possono testimoniare uno dei tanti modi in cui la dimensione ermetica si estende alla nostra realtà di tutti i giorni. Porto esempi: come si può, girando per la Campania, non pensare all’arrivo in queste terre della sapienza egizia? quando templi, affreschi, oggetti, iscrizioni, a volte nomi – Pozzuoli ha molti esercizi pubblici chiamati Serapide, Osiride, ecc. – ce lo ricorda? Oppure la Villa dei Misteri a Pompei. Molti studiosi affermano che la megalografia nel suo insieme mostra l’esperienza misterica dell’iniziazione dionisiaca per lo più amministrata da donne. Una serie di pannelli a grandezza naturale infatti fermano scene rituali e momenti salienti del percorso misterico attraverso espedienti pittorici. A me ha sempre colpito oltremodo (e interpretato così) il pannello ove un sileno offre una coppa ad un giovane che vi guarda dentro, come per specchiarsi in essa mentre, dietro di lui, un altro identico al primo, alza alla sua destra (est) una maschera. Il giovane che si specchia, dunque, vede se stesso come maschera, e questa – secondo il rituale dionisiaco – annunciava la presenza del nume. Questa scena mi ha sempre ricordato l’anelito di ogni aspirante a che il proprio essere interiore, dopo un percorso purificatorio, venga alla luce.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 145

    Il post di Tenaquilla mi ricorda una esperienza di qualche tempo fa.
    Quante volte avevo sentito, o meglio, letto, la frase “estasi dionisiaca” ebbene quando nella realtà mi sono trovata di fronte al “Satiro Danzante” di Mazara del Vallo, qualcosa è scattato dentro di me e quella condizione è uscita fuori da un confine più o meno immaginifico per diventare reale e concreta.
    Si tratta di una statua in bronzo (di dimensioni un po’ superiori a quelle umane) raffigurante un satiro danzante che poggia sulla gamba destra (parzialmente mancante) mentre la sinistra è piegata indietro in una posizione gentile ed aerea, mancano le braccia che, se ci si rifà alla stessa immagine immortalata (mi sembra) in un bassorilievo, avrebbero dovuto impugnare, probabilmente, il tirso e il calice simboli del culto dionisiaco. Ma la cosa più strabiliante è il volto, che conserva, intatti, gli occhi di alabastro, i capelli sospesi nel vortice delle danze e la bocca semiaperta, ebbene quella è l’immagine fissata per sempre, oltre i limiti spazio temporali, di un essere che si è realmente ricongiunto al suo Dio, in una forma di estasi mistica.

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 61

    Tra i luoghi in cui ho sentito della magia, c’è n’è uno vicino casa mia: si tratta di vysehrad, resti di una fortezza che si trovano su una collina che si affaccia sulla Moldava, il fiume che attraversa Praga. Si tratta di un posto che sento magnetico ma a cui la tradizione popolare pure attribuisce qualcosa, se oltre alle leggende vi è ai suoi piedi un ospedale molto ricercato dalle partorienti. Inoltre é un luogo associato alle origini mitiche di Praga ed ad una tradizione del femminile che in qualche modo sopravvive se è vero che la protagonista della storia che seguirà, la regina Libuse figlia di una ninfa e chiaroveggente, nonché principessa che si sceglie il marito nel popolo, è ricordata in un opera lirica nazionale che si rappresenta ogni anno (vedasi anche il film the pagan Queen). ma ecco la storia:
    un giorno Přemysl e Libuše camminavano insieme al loro seguito sugli spalti del vecchio palazzo di Libusín. Era sera: il sole si stava abbassando sui boschi lontani, che tutto intorno avevano lasciato il posto ai campi coltivati e ai villaggi, e l’ombra del castello cadeva alle spalle del fiume. Libuše si volse verso le ombre azzurre e tiepide della notte che avanzava e all’improvviso un gran silenzio s’impossessò di tutte le cose della terra e dell’aria. Nessuno del loro seguito aprì bocca: il vento trattene il fiato e gli uccelli che avevano cantato fino a quel momento, ammutolirono nelle chiome degli alberi. Libuše levò un braccio, e come toccando qualcosa in lontananza, mosse delicatamente le dita e disse:

    Vedo una città
    che sarà illustre nel mondo
    e la cui gloria raggiunge le stelle.
    Questo luogo è celato nelle profondità dei boschi,
    a nord lo protegge la valle del Brusnice,
    a sud una grande montagna rocciosa.
    La Moldava si apre la strada sotto le sue pendici.
    Costruite questa città, ve l’ordino,
    là dove io vi indicherò.
    Sulla Moldava, sotto Petřín,
    un falegname fabbrichi con il figlio una soglia;
    e per questa soglia chiamate la città Praga.
    I popoli, seppur forti come leoni,
    curveranno la testa davanti a questa soglia
    per averla salva.
    Così la mia città
    avrà lode e gloria.

    Přemysl e i suoi uomini guardarono in quella direzione, ma videro solo la notte che avanzava. Poi lo spirito divinatorio abbandonò Libuše e il bagliore negli occhi si spense. E quando fu mattino, Libuše chiamò i capotribù dei vari distretti e li mandò nella direzione indicata con la raccomandazione di fermarsi dove avrebbero trovato un uomo che faceva buon uso dei denti.

    I messi giunsero in un luogo chiamato Petřín, a nord del Vyšehrad, sulla Moldava, e qui trovarono un contadino e suo figlio che tagliavano un albero con una sega. Essi giudicarono che il contadino stesse appunto facendo buon uso dei denti della sega. In quel luogo sorse una grande fortezza, e un villaggio sotto la fortezza, che poi si sarebbe allargato fino a diventare la capitale del popolo cèco, e, giacché con l’albero che stava tagliando il contadino intendeva fare una soglia [prah], la città che vi sorse si chiamò Praga [Praha].
    La storia completa è
    http://bifrost.it/Sintesi/Libuse.html

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