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  • Kohan Peter
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    in risposta a: Il Carnevale #14456

    Per una lettura integra, riporto i link sulle festività e arcani collegati con il mese propiziatorio di Febbraio:

    ==> I Lupercali: rituale e iniziazione

    ==> Lupercali e Februatio

    Kohan Peter
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    Post totali: 21

    Ciò detto, mi sia perdonata l’insistenza per fini almeno di ricerca personale e non dogmatica (rischio che potrebbe incombere non solo religiosamente, ma anche esotericamente), che sia da intendersi – quello della Falena – come un gesto eroico o non piuttosto disperato, oppure che sia da leggere attraverso un approccio puramente alchemico se non – in tal senso – marginale ed incompleto, quindi altresì generico (aggettivo che per indole personale tendo a veder con maggior attenzione e sospetto).

    Ci sono falene che creano non pochi disagi e danni in natura e addirittura ve ne sono, dalla proboscide di cui sono dotate (non possedendo, con tutta la metamorfosi che vogliano considerare), quelle cosiddette “vampiro” che succhiano il sangue (anche umano, come la Calyptra), oltre ad essere trasmettitori di malattie, mentre altre sono velenose.

    Ora, non volevo entrare in discorsi alchemici e strettamente esoterici (tutti da acquisire – ovvero da approfondire – tra l’altro nel mio caso) mentre annoveravo, nel discorso fatto, come “non positiva ed oscura” l’associazione con la natura della falena…

    Il discorso esoterico ed alchemi m’interessano particolarmente, ammetto, ma mi terrei ancora entro termini e valutazioni prettamente naturali, che possano aprire a rapporti anologici intorno ad una differenza spiccata tra il mondo metamorfico della Falena (che nonostante aver compiuto in sè la trasformazione finale, passando dallo stadio di larva a quello pupale e finalmente alare, vive nelle tenebre alla ricerca disperata della luce), confrontato con quello della Farfalla che si apre totalmente alla luce solare e i colori della natura, godendo persino del sapore del polline dei fiori.

    Ad ogni modo, vorrei postare il seguente resoconto del gioco dell’Ouroboros (una reinterpretazione alchemica del “gioco dell’oca”; senza nulla togliere alle spiegazioni specifiche rilasciate da Diogenonn), per rendere meglio il mio stesso pensiero al riguardo:

    “”
    CASELLA 46
    Immagine: Falena, con disegno a forma di Occhi sulle Ali.
    Nome della Casella: Falena
    Simbolo Aggiuntivo: «Saturnia Pavonia»
    Abilità speciale: si torna alla casella 6

    Significato dell’Immagine, Nome della Casella e Simbolo aggiuntivo: la farfalla raffigurata in questa casella è una Falena della famiglia dei Saturnidi: la bella e seducente Saturnia Pavonia. Il suo nome scientifico evoca sia il Dio Saturno, Signore della prossima Porta, che la Fase alchemica della Cauda Pavonis, così chiamata per il manifestarsi dei 7 colori dell’Iride durante il processo. La comparsa di occhi brillanti, simili ai disegni variopinti delle piume dei Pavoni, indica secondo alcuni autori, che la nostra Opera sta procedendo bene, mentre per altri, che il nostro lavoro se ne è andato in fumo e dobbiamo ricominciare tutto da capo (1). Nel primo caso, ilsimbolo del Pavone viene considerato equivalente a quello della Fenice che risorge dalle sue ceneri, perché l’Alchimista ha felicemente aperto il suo Occhio Interiore ed è riuscito a riunire nella sua Anima la totalità di tutti i colori ottenendo la perfetta Luce bianca della Consapevolezza. Nel secondo caso, siamo giunti impreparati alla Visione dell’Uno e Molteplice, e invece di coglierne l’Armonia Essenziale, ne abbiamo ricavato solamente l’illusoria impressione di 1000 Forme confuse e dissonanti. I caratteristici grandi occhi aperti, disegnati sulle ali della Saturnia Pavonia (2), ribadiscono la possibilità di riuscire a vedere oltre l’apparenza o di restare temporaneamente storditi da una visione ipnotica ancora troppo potente per le nostre capacità comprensive (3). Nell’immaginario collettivo questo tipo di farfalla è famosa proprio per la sua tendenza a confondere la vera luce con quella artificiale e falsa, rischiando di bruciarsi le Ali (4).

    Abilità speciale: non si può arrivare così lontano per i motivi sbagliati, ma strada facendo l’orgoglio e l’esaltazione possono prendere il sopravvento senza che ce ne accorgiamo. Se questo accade, chi si ferma in questa casella non può proseguire oltre, ma deve tornare alla Casa del bozzolo, pè imparar da capo le leggi di Nostra Signora Natura.

    NOTE:

    1) Vedi: Cauda Pavonis

    2) L’immagine degli occhi aperti è tipica di alcune Kylix greche, ma si trova dipinta anche sulle ali di Vanth, Demone femminile, etrusco, dell’oltretomba e sui sarcofagi delle mummie egiziane, per permettere all’Anima del defunto di guardare fuori (vedi CHRISTIAN STURTEWAGEN, Geroglifici Svelati, Roma, Sas Effelle Editrice, 1987 pp. 109 – 111.)

    3) Cfr. Parcifal alla corte del Re Pescatore.

    4) Cfr. il mito di Icaro.
    “”

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    Kohan Peter
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    Comprendo e concordo, Tanaquilla, il discorso sulla regolarità dei diversi stati evolutivi coesistenti in un rapporto che resta naturalmente unitario, mentre vorrei spostare l’attenzione sulla possibile lettura di quanto si muove intorno a noi ed interagisce animicamente con noi.

    Quello che personalmente capisco è che Falena e Farfalla possano essere due stati dell’essere associati a noi e alle nostre scelte evolutive, intesi in termini analogici molto precisi ed effettivi su chi noi siamo e verso dove stiamo andando, che andrebbero, in tal caso, opportunamente individuati.

    L’Esterno non è separato da noi, ma potrebbe, come sento, costituire in realtà la proiezione del nostro stato Caduto (per quanti volessero considerare questo aspetto) ed Evolutivo (quale che sia la fonte o matrice a cui siamo rimasti aderenti) sub-stantia-le Interno.

    Per questo come potremmo riuscire a connetterci con la realtà separata “di fuori” senza recuperare prima il contatto interno e più autentico perduto “da dentro” di noi, allontanandoci conseguentemente anche dallo stato originario della nostra vita invisibile ultraterrena?

    Sentire è naturalmente un livello di Coscienza necessario, come lo è il comprendere; cominciando a riaprire cioè gli occhi alla Luce e Coscienza autentica.

    La trasmutazione in Falena dunque, oppure in Farfalla, potrebbe, in tal senso, dipendere proprio da noi e dalle nostre scelte che operiamo su questo pianto dell’esistenza, mentre i drammi della realtà apparente esterna potrebbero presentarsi nelle nostre stesse anime nonostante il sentimentalismo che riversiamo in essi, sottovalutandoli o allontanandoli ulteriormente da noi, in modo da cercare solo d’esorcizzarne gli effetti.

    La realtà esterna continua ad interrogarci, costantemente, perché è Viva (rappresenta la proiezione della Stessa), senza poter trovare però accesso e riscontro – operativi – in noi (spesso accade proprio così)…

    La vita della falena, pur avendo terminato il proprio processo metamorfico dallo stadio larvale e aver infine potuto spiegare le ali dallo stato di chiusura interna pupale, incarna una realtà non positiva e, per diversi frangenti, profondamente oscura…

    Il cammino d’evoluzione e sviluppo sul piano dell’esistenza, secondo incidenti e rilevanti squilibri nei processi energetici e spirituali esterni potrebbe deviare verso un’uscita che non porti o non proceda verso la Liberazione dell’anima, ma che la relegherebbe ad uno stato ancor più tenebroso e di morte, o se vogliamo di separazione e di spaccatura interna/esterna, rispetto a quello in cui viviamo attualmente (non fisicamente, ma della nostra anima).

    Invito a leggere ulteriori dettagli, per approfondire il discorso, ricercando le differenze sostanziali che intercorrono tra lo stato di vita di Falena (tra loro stesse) e quello di Farfalla.

    Il punto però, sull’intera questione, potrebbe essere il seguente: riesco a percepire in me lo stato in cui vive la Falena e quello della Farfalla o non ne sono capace, fermandomi quindi ad un livello di coscienza puramente esterno, generico, emozionale e visivo?

    Kohan Peter
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    Riscrivo di seguito il pensiero di sopra, correggendo le imprecisioni della scrittura automatica dal cellulare, per una lettura più chiara e lineare… Scusandomi.

    ***
    Sembra quindi siamo tutti concordi nel precisare che i diversi elementi e fenomeni presenti in natura, intesi in termini unitari e non separatamente o sovrastrutturalmente, non vadano mischiati insieme e non siano neppure da prendere isolatamente.

    Questo però a livello intuitivo mi fa pensare ad un dettaglio importante che rilevo e vorrei portare un esempio che renda meglio l’idea:

    se potessi scegliere di Divenire “farfalla” o “falena”, che cosa sceglierei?

    Immagino tutti sceglierebbero di poter tramutare/trasmutare in una bellissima Farfalla.

    Mi pongo allora la domanda: perché?

    Perché vive alla luce del Sole, gode del calore e i colori del giorno, vola liberamente sulle vaste distese dei campi in fiore sotto cieli tersi…

    Non sarebbe lo stesso, certamente, per quanto riguarda la vita e l’ambiente di Falena, immerse in luoghi scuri/oscuri alla ricerca incessante della luce lunare o solare al crepuscolo, se non finendo infine bruciate volteggiando qua e là circolarmente, vorticosamente, sinuosamente… intorno ad una luce e lampada artificiale.

    Esistono infine, nella tipologia delle farfalle dimensioni e costituzioni diverse tra loro, quelle che vivono quattro stagioni, un mese circa (una stradine), oppure una sola settimana…

    Tali realtà sono strettamente connesse tra loro in termini della Verità unitaria, ma questa distingue in Sé diverse sfaccettature, beate e critiche o più drammatiche, della medesima, da non sottovalutate o prendere sottogamba per rimanerne infine invischiati pericolosamente (contrariamente alle diverse aspettative più recondide e profonde personali).

    Non mi sento in effetti, propriamente o generalmente, come parte d’un tutto, ma penso che tutto sia parte della Verità, la quale procede o è proiettata da me stesso (il mio vero Io), sotto diverse luci e sfaccettature, dietro l’apparenza, assolutamente sostanziali e categoricamente consistenti in sé… Una Verità capace di trapassare, in modo più penetrante e tagliente la Natura composta d’immagini apparentemente separate, nonché poetiche, sentimentali ed emozionali esterne, l’anima e il corpo nella Realtà più Vera, vivida e sostanziale, Unitaria in Sé (non caoticamente, descrivendone un miscuglio di diversi aspetti informi o scollegati tra loro, mancando di coglierne molte volte la visione focale e centrale più autentica)… a partire da Dentro di noi.

    A livello sensibile devo ammettere, personalmente, che la Verità che mi circonda è assai più profonda e penetrante (a volte – e comunque positivamente, da un punto di vista più interiore – inquietante, che può sconvolgere) di quanto non osi effettivamente im-magi-nare.
    ***

    Kohan Peter
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    Se di “dicotomia” si tratta, dipende solo da noi… Se l’Esterno dipendesse realmente da se stesso o l’interno dipendesse dall’esterno (biunivocamente), allora, a mio sentire e comprendere, si tratterebbe realmente d’una evidente “dicotomia” (come dire: il caos dipende dall’ordine o viceversa?).
    Il flusso che descrivi m_rosa (immagino in sintesi dei commenti precedenti), denota un Centro variabile, dove l’interno stesso sembra dover dipendere dal miscuglio esterno indiscriminatamente.

    Se così fosse anche in natura, non ci sarebbe ordine e armonia se non quella determinata in modo selvatico e paradossalmente libero; una Libertà, quindi, non da meritare e correttamente da conquistare…
    Non vi si dovrebbe leggere allorché – dall’esterno – un processo corretto da ricavare e decifrare, valutandone pro e contro, da un altro scorretto e malevolo da rigettare, ma tutto sarebbe da prendere semplicemente come si presenta e appare esternamente (autonomo ed indiscriminato in sé).

    Quando lei cucina, signora m_rosa, spero non segua lo stesso metodo e principio; volendo fare una battuta, esplicativa, per sdrammatizzare… 🙂
    Altrimenti sinceramente non ne afferro, in tutta modestia, il nesso.

    Se non si deve leggere l’esterno dall’interno di sé, non si potrebbe decifrare, a mio modesto e sincero avviso, l’esterno da se stesso, senza rischiare di mischiare tutto e produrre solo il caos finale (nessuna elevazione può venire da ciò che si trova e resta – simbolicamente, oltre che realmente – a terra).

    Kohan Peter
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    *Estremamente: ovvero “internamente” (refuso).

    Kohan Peter
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    Pensavo in risonanza ai diversi commenti, come “le parole” aiutino a riflettere e “la visione” delle realtà ed evoluzioni naturali esterne suggellino il Mistero che si cela dietro l’apparenza fisica, tanto tangibile questa quanto – come sempre accade – sia così impellente la necessità della persona umana sensibile di connettersi da fuori allo Spirito di Vita, più che – apparenza ed emozionalità a parte – internamente.

    È prodotta dall’esterno, mi chiedo, la visione che appare ai nostri occhi, o viene invece dall’interno?

    Nel primo caso, non c’è alcun bisogno di comprendere il significato d’una data visione, bella o brutta, esterna, ma si può solo decidere d’accoglierla così come appare alla nostra soggettività personale oppure no.
    Nel secondo caso, occorre comprendere e quindi tradurre dall’interno la verità, solo apparente e limitata, esplicativa, esterna.

    La Natura non costituisce o comprime esternamente in sé la Divinità, mentre questa si trova invece seminata internamente, a mio personale e modesto, ma sincero dire e meditare, nel Cuore di ognuno (“matrice” se vista – l’Unità – solo esternamente, quindi funzionalmente e associata al Fare; “sostanza” se concepita internamente, quindi essenzialmente e associata all’Essere).

    La Parola è Energia spirituale e comunicativa, parte da dentro e viene dall’Alto, non dipende dal Basso… Ma esattamente il contrario.
    L’Origine determina la realtà esterna ad Essa (non il contrario), sigillandola internamente (in noi) e manifestandone i diversi significati parabolici apparenti esternamente… Un esterno che incanta e può così facilmente illudere, persino, posso dire, rallentando pesantemente il Cammino intrapreso, invece di favorirlo, se si rimane avvinghiati dal fascino esteriore che ne promana, pensando come da tal sentimento emozionale si potesse (si parla spesso di fatica e la si esorcizza nei fatti in ogni modo) assurgere alle vette più interne attese del bene da acquisire evolutivamente ed essenzialmente…

    Con ciò non intendo smontare il sentimento derivante da un modello di vita manifesto esterno, attraverso l’incanto della Natura, ma comprendo che occorre inevitabilmente elevarlo ad una essenza vitale che può realmente svelarsi promanando solo da dentro di noi, da cui tutto in verità dipende anche estremamente.

    La sintesi perfetta non é dunque data dalla manifestazione naturale esterna, ma dallo Spirito di Vita in cui e attraverso cui siamo immersi (volendo precisare il concetto del mio precedente messaggio) in anima e corpo, alla stregua di tutte le manifestazioni puramente esterne (a differenza invece di noi) naturali.

    Un bruco può produrre, ad esempio, una farfalla oppure una falena… Può giungere a compimento di vita, come anche morire e deperirsi prima o essere divorato da altri animali, senza raggiungere l’evoluzione tanto – e non illusivamente – sperata ed ambita autenticamente.

    Forse la Verità interna a noi stessi, personalmente, non dipende neanche dalla nostra capacità e intensità di manifestare il fascino mirabiliante esterno, ma piuttosto dall’estrapolarlo significativamente ed essenzialmente da dentro di noi, svelandolo o rivelandolo al mondo: umano e naturale medesimo; portandolo a compimento.

    Kohan Peter
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    Diventare l’oggetto del proprio amore… Perdere soggettività per acquisirne un’altra, propria dell’oggetto amato, riversandosi in esso. Eppure non è quel che avviene ad esempio nel filmato, dove il fiore attrae ma non diviene il colibrì; né viceversa…
    Unirsi non può significare “perdere la propria soggettività”, ma dovrebbe elevarla ad uno stato di coscienza superiore che preveda una fusione armonica degli oggetti naturali tra loro e con il soggetto divino che è in noi, capace di legarsi a tutto, elevandolo ad una sostanza d’Amore divina e in quanto tale Celeste: da cui e per cui Tutto.

    Sentire l’oggetto dell’Amore divino e in noi, significherà allora renderlo parte di noi… Io credo un noi che separato dall’Ente Unico divino, ha proiettato esternamente i molteplici aspetti del proprio stesso essere dis-integrato, quindi da reintegrare allo stato Originale.

    Sentire realmente un oggetto naturale esterno a sé, significa necessariamente anche poter comunicare con esso e ottenere nell’Amore autorità su di esso… Non intesa nel senso comune Caduto in cui viviamo come tra morti viventi, incapaci non solo di comprendere sostanzialmente tutto questo, ma di sentire realmente – più che emozionalmente e fantasticamente – lo Spirito di Vita presente in tutto quanto ci circonda e in cui siamo letteralmente immersi in anima e corpo.

    Kohan Peter
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    G.Kremmerz quando diceva” che per capire una cosa bisogna diventare quella cosa”

    In effetti, questo fa comprendere come… l’Essere non dipenda dal Fare e la pratica della Legge non sia sufficiente per fare Santi… Permette però di prendere coscienza delle cose – assumendole in sé – e cercarne il significato, non tanto realizzativo inteso in termini materialistici, quanto identificativo nella sua stessa essenza e nella gratuità di ciò che viene emanato incondizionatamente da sé.

    Quando osservo un fiore, riscopro una parte separata o emanata – apparentemente distaccata – di me, che ha preso forma e sostanza nella materia riscontrabile esternamente da me, percepibile a diversi livelli e piani dell’esistenza, quindi dell’essere.

    Credo però che, l’unità fra tutto “faccia” Uno solo, eppure… l’Uno “sia” superiore a tutto: nulla può infatti eguagliarlo o delimitarlo definitivamente.

    Quando arrivo ad usare i miei sensi attraverso le cose, concretizzo a partire da me stesso, la realtà unificata della vita e l’esistenza, che mi apre, ovvero risveglia il mio Io ad un piano più Alto di coscienza ed azione dell’essere.

    Mi viene da dire che, ciò che si concretizza, diventa anche reale, svanendo nella sua sostanza unitaria, come facente parte d’un Corpo solo… Ciò che si perde, lascia traccia nell’illusione apparente e separata di sé, esternamente, distaccatamente, incoscientemente…

    Kohan Peter
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    [Q] “in questi giorni mi domandavo quale differenza intercorra tra il concetto di spersonalizzazione/destrutturazionedell’essere e ,di contro,in cosa consiste la valorizzazione del Sé, nel rispetto della libertà dell’individuo in evoluzione, laddove nella profanitá, corrisponde all affermazione di sé e del proprio ruolo sociale.”

    [R] Interessante… Mah, secondo me si può considerare come “individuale” – per intenderci – un seme racchiuso in sé, non aperto al tutto.
    Un seme che apre l’involucro in cui è racchiuso per uscire fuori e produrre la pianta che attecchirà sul terreno fertile e accogliente in cui è situato, entra conseguentemente in relazione sinergica e armoniosa con l’ecosistema esterno/interno a sé come a formare un tutt’uno.

    Una persona che resta chiusa in sé o in stato egoistico può divenire non solo improduttiva, ma anche distruttiva. Il problema è dato inoltre dall’ambiente esterno, qualora sia caotico e sfavorevole allo sviluppo evolutivo della vita.

    [Q] “noi che la volitivitá e intenzionalità l abbiamo, sappiamo davvero cosa vuol dire diventare ape o colibrì o farfalla per un Bene più grande al servizio della Vita?”

    [R] Personalmente credo che occorrerebbe prima di questo sentirsi parte della Vita (intenzionalmente scritta con la maiuscola), come formando un tutt’uno. Non teoricamente, ma esistenzialmente.

    L’Io chiuso in sé non è evoluto, per questo deve prima morire… L’Io evoluto non è separato da tutto il resto: vede (occhi evoluti), sente (orecchie e cuore evoluti), comunica (tatto/contatto evoluti), conosce (gusto/sapore evoluti) e purifica (olfatto evoluto).

    Kohan Peter
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    Veramente bello il video… Grazie.

    Uno spettacolo sempre presente in verità, così semplice e che troppo spesso passa inosservato o viene regolarmente sottovalutato…

    Quello che vediamo nel video non è di certo uno spettacolo puramente esteriore o semplicemente da ammirare, ma richiama, oserei dire, l’attenzione all’interno di sé… L’esterno, se ci pensiamo, è solo l’espressione materializzata di ciò che esiste dentro di noi, o non avrebbe senso rimanerne colpiti, mentre il problema sta nell’aver perso, come primo passo verso la consapevolezza di sé, la percezione viva di quanto appare all’esterno, isolandolo e relegandolo puntualmente al di fuori di noi.

    Non dovrebbe in effetti essere così, perché tutto vive in realtà dentro di noi, ognuno può ricercare e trovare questo contatto internamente a sé, scoprendo che tutto costituisce una sostanza unica ed ogni cosa è strettamente interconnessa reciprocamente.

    Credo che l’essenza della Vita non possa fluire liberamente e reintegrarsi allo stato originale nello stato di separazione in cui viviamo. Non posso sentirmi integralmente vivo se non sento e percepisco pienamente la vita esterna dentro di me: non vedo realmente, non sento interamente, non ho un contatto effettivo o integrale con niente, come vivessi incapsulato nella mia realtà soggettiva e particolare, egoistica – o apparente – e chiusa in sé.

    Kohan Peter
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    In tal senso appare come maschio (attivo) e femmina (passiva), uniti, formino un tutt’uno – da ottenere – completo in sé (e non l’uno che si ponga “contro” – in modo non evolutivo – l’altro, ma piuttosto “per” l’altro; come la natura stessa di cui facciamo e siamo parte integrante in-segna).

    Lo scopo sembra allora sia produrre il Seme, attraverso l’evoluzione da un punto originale, che arricchisce e popola la vegetazione naturale esterna di piante, fiori e frutti nuovi; un processo che si espande orizzontalmente in modo costante, oltre che ciclico e analogicamente – home se Tutto volesse parlarci – volto ad un probabile fine ultimo (in sé come fuori di sé)…

    Se poi la Fine dovrebbe essere fatta coincidere con il Principio, da esso scaturita, sarei portato a pensare che probabilmente andrebbe anche ricercato quest’ultimo.

    Kohan Peter
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    Trovo singolare il fatto che il polline sia generato o prodotto per effettuare l’inseminazione durante il passaggio dallo stame (maschile o attivo) al pistillo (femminile o passivo). Dal secondo abbiamo infine il frutto e i semi che saranno generati al suo interno.

    Credo, in rapporto a tal processo, che il “contenitore” o “recipiendario” – degli iniziati, purificati e portati a dovuta maturazione, in modo da poter accogliere in sé l’essenza del seme che sarà generato al suo interno – sia dato dal pistillo, mentre gli operai trasportatori (api, volatili, vento, pioggia) siano dati dai messaggeri, agenti correttori e strumenti messi a nostra disposizione, per portare l’essenza vitale dal Centro simbolico (più che apparente, come è mostrato nel fiore) agli Ovuli periferici opportunamente collocati, fecondati e sviluppati (frutto – portatori ho seme che produrrà le nuove piante e fiori).

    Kohan Peter
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    Chi è il recipendiario:

    i fiori o le api?

    Kohan Peter
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    ASTRONOMICAMENTE, la Luna illumina generalmente la notte (la faccia illuminata dal Sole e rivolta alla Terra).
    Nelle consuete fasi della Luna c’è anche quella della Luna nuova (Luna, seppur non allineata con l’orbita terrestre, collocata tra Sole e Terra), ma qui i piani delle orbite della Terra intorno al Sole (eclittica) e della Luna intorno alla Terra non vanno a coincidere (ciò avviene in due soli punti d’intersezione o nodi, in cui i due differenti piani ellittici orbitali vanno temporaneamente a coincidere lungo la loro rispettiva linea d’intersezione; più facile a vedersi che a dirsi…); inoltre Luna e Sole si trovano – nella fase della Luna nuova – in CONGIUNZIONE (nel caso in cui le orbite, in tale fase, coincidessero, sovrapponendosi e allineandosi perfettamente tra loro, si avrebbe un’eclissi solare).

    Quando il Sole e la Luna sono in OPPOSIZIONE tra loro, la Luna – con le orbite disgiunte o non intersecanti – è piena, mentre nei momenti di coincidenza d’intersezione nei nodi tra le orbite terrestre e lunare, avviene l’eclissi lunare (l’ombra terrestre proiettata sulla faccia sferica lunare).
    Nella Luna nuova semplicemente il Sole non illumina la faccia sferica lunare rivolta (sempre la stessa faccia) alla Terra:
    non la vediamo quindi nell’arco della notte (senza avere alcuna proiezione d’ombra terrestre) e risulta invisibile a causa della intensa luce di giorno (che nel caso di intersezione nodale delle rispettive orbite procura di giorno l’eclissi solare, parziale o totale).

    La Luna ruota (un giro completo dopo circa 28gg) intorno alla Terra molto più lentamente della rotazione della Terra su se stessa (24h del giorno/notte).

    ESOTERICAMENTE, per quanto abbia compreso, il fatto quindi che la Terra adombri o privi la Luna della luce solare, riflessa conseguentemente sulla Terra, sarebbe da prendere come evento non positivo o non augurale.

    Simbolicamente – parlo da profano – potrebbe significare un giudizio sulla Verità: nella notte illuminata, in qualunque momento, se scompare e ci abbandona la luce davanti ai nostri passi viene oscurata anche la via, occorre non perderla quindi mai dentro se stessi e se occorre accendere il faro e lume interno imperturbabile e non soggetto agli effetti ciclici terreni, mutanti e relativi propri del piano materiale dell’esistenza in cui siamo immersi e forse prigionieri.

    La Luna, se oscurata (proprio dalla Terra che illumina e ne scandisce i tempi), priva anche la Terra stessa della sua luce nel momento delle tenebre notturne, riflessa naturalmente dal Sole, come attraverso uno specchio purissimo in bianche vesti date dalla limpidezza splendente lunare.
    Anche la Luna da parte sua può occultare la luce diretta del Sole emessa sulla Terra, durante il giorno…

    La Luna sappiamo che con l’eclissi totale lunare (rifrazione, riflessione e diffrazione a parte della luce) rimane immersa completamente nell’oscurità, mentre durante l’eclissi solare questo non può accadere per le dimensioni inferiori del satellite.

    La luce, o meglio la frequenza di luce, sottratta (per varie ragioni fisiche) dalla luce riflessa lunare è la componente color blue (come quella visibile nell’atmosfera terrestre di giorno), rimanendo quella con frequenza minore (e meno deflessa, meno deviata), la luce rossa.

    Un po’ come dire, ci viene derubata/sottratta la “luce celeste”.

    Mi dà, in un certo senso, un impressione o senso analogico come di principio Jin-Jang: le tenebre della luce o la luce delle tenebre… (?)

    Forse l’eclissi va vista e meditata con occhi interiori, verso l’interno di sé… invece che profanamente – come assistendo ad uno spettacolo teatrale – con occhi esteriori.

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