Stai vedendo 8 articoli - dal 31 a 38 (di 38 totali)
  • Autore
    Articoli
  • miranda
    Partecipante
    Post totali: 4

    A proposito della Luna ho trovato una bella riflessione che volentieri condivido con gli amici del blog.
    “….quel satellite era sempre stato un prezioso alleato del genere umano. La sua luce era un regalo caduto dal cielo. Prima del fuoco, degli attrezzi, del linguaggio, la luna rischiarava il buio del mondo e calmava la paura degli uomini. Le sue fasi avevano insegnato agli umani il concetto di tempo…Tengo ebbe l’impressione che ogni uomo avesse fortemente impresso nei propri geni un sentimento di gratitudine nei confronti della misericordia disinteressata della luna.”
    L’ultima frase mi commuove, la misericordia disinteressata è quella che riceviamo dalle Superiori Gerarchie, è quello stato d’amore puro al quale aneliamo, è il programma d’Amore della nostra Fratellanza

    .

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 811

    La forma delle cose nel tempo dei millenni è diventata sinonimo di etichetta, quella che notoriamente sta ‘fuori’ dalle cose stesse per quanto ne indichi il nome. Così anche il nome non è più stato il ‘Nome’ ma una convenzione facilmente sostituibile con un’altra. La sacralità insomma ha ceduto il posto alla secolarizzazione e la gerarchia al dogmatismo.
    Ma, alla fine degli anni ‘70, alcuni studi alla Berkley University condotti da due neurofisiologi – Russel e Karen DeValois – dimostrano che le cellule cerebrali della corteccia visiva decodificano le linee di frequenza trasformandole in immagini olografiche e che quindi la nostra ‘visione’ – sino ad allora considerata oggettiva – è invece data dalla nostra ‘produzione’ ciò che rende la realtà molto più soggettiva.
    In pratica le cose SONO la forma che NOI diamo alle cose.
    Il noto biologo Bruce Lipton spiega che, successivamente alla decodifica, la costruzione del significato delle percezioni rilevate avviene in noi in forza di quello che è il DNA: sia quello derivante dalla genetica che quello derivante dall’esperienza (da cui l’epigenetica).
    Se andiamo a considerare la Pragmatica Fondamentale e i metodi della Schola, ci accorgiamo tuttavia che al Suo interno e da sempre c’è educazione continua e costante alla costruzione della forma: non dell’etichetta. E quindi che la Tradizione ortodossa agisce sia sulla costruzione della nostra materia grave (leggi alimentazione) che sulla costruzione della materia più sottile (leggi corredo di nozioni) ma anche e soprattutto su quel ‘potente processore a 40 milioni di bit’ per dirla con Lipton, che interpreta e risponde a più di 40 milioni di impulsi nervosi al secondo.
    La Miriam ‘rifà’ interamente e – in ipotesi – integralmente.
    Ed è così che, con gli anni di pratica e di lavoro, ci si ritrova diversi e in qualche modo migliori.
    La prospettiva del quotidiano assume contorni che prima non aveva, un po’ come accade quando si contempla un paesaggio da un elicottero rispetto al piano di strada.
    Appare quella nidificazione gerarchica che caratterizza l’olismo anche scientifico, per cui cambiando l’ordine di realtà si accede a un’identità che è superiore rispetto alla somma delle sue parti. Insomma una sorta di ‘maggiore realtà’.
    Il concetto di sacro, perdutosi dalle maglie di una religione sempre meno intelligente, ritorna per la finestra della ricerca e della scoperta scientifica e l’etichetta delle cose scolorisce restituendone piano piano l’idea di nome.
    Ma la Tradizione Iniziatica – quella VERA – in quanto tale si conferma e riafferma uguale a sé stessa.
    Original author: sal

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 811

    Il tempo speso insieme durante la riunione di sabato e domenica è stato contrassegnato da momenti in cui , come in un’orchestra ben accordata dal Direttore, si potevano sentire il Fratello o la Sorella prima ancora che parlassero o, comunque, di là da quanto dicevano. La sensazione era di essere uniti, come accade talora nelle famiglie più fortunate quando si ritrovano per affinità e si riagganciano alle origini.
    Bello ascoltare il Maestro e abbandonarsi – almeno per una volta senza filtri – all’ascolto della Sua testimonianza, delle Sue indicazioni, della prospettiva che rende profonda l’esperienza del vivere una vita. Bello intendere e ascoltare Fratelli e Sorelle di ogni ordine e grado aprirsi alle Parole emananti dal Centro – vero cibo per cui molti si sono messi in viaggio. – e scoprirsi famiglia nel senso genetico del termine. Generati e rigenerati dalla stessa Madre.
    Richiuso alle spalle il portone di legno, ecco il viaggio di ritorno e il bisogno di darsi e di dirsi e di far sapere…: cosa esattamente?
    Che vale la pena vivere.
    Che la Natura ha i suoi perché e vale la pena cercarli.
    Che è scientifica come lo sguardo al passato la speranza che, un giorno, la Madre Patria sia Terra Comune.
    Che dopo tanta Parola, il silenzio luminoso è il custode più adatto di quanto raccolto nel cuore mentre si riprende la solita vita con una dose di Amore in più.
    Original author: filosobek

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 80

    Scartabellando fra i ricordi di vecchie carte e di riviste più o meno datate, mi è venuta in mente quella che deve il titolo al mitico uccello di imprecisata ubicazione geografica, “La Fenice”, a proposito del quale, sotto lo pseudonimo di Belfegor, il Maestro Benno – Delegato Generale della Fr+ Tm+ di Miriam tra il 1947 e il 1951 – scriveva: «Nel simbolo della Fenice stanno la chiave e la parola di passo per comunicare con l’OCCULTO SINEDRIO, la cui Gerarchia non si estranea dai suoi dipendenti ed è la sola DOMINANTE.
    Pertanto, chi non sia un venditore di fumo, o uno dei tanti ciarlatani che infestano noiosamente l’approccio ai confini del sacro recinto, ha il dovere di invitare i preparati a non rivolgersi vanamente all’oriente o all’occaso, ma a stabilire il proprio, indistruttibile contatto. Allora soltanto, sapranno se trattisi di un cavo transatlantico o di un filo della tessitrice Aracne, avranno risposta ai loro molti pensieri che, sotto l’aspetto di iridate farfalle o di notturne falene, vanno sciamando intorno ai consapevoli [corsivo mio], e capiranno pure perché fanno una grandissima pena».
    Mi è venuto da rflettere che se già i “preparati” con i “loro molti pensieri” “fanno una grandissima pena”, cosa dire allora, non dei venditori di fumo, personaggi sul cui squallore non vale la pena di spendere un solo istante, ma dei “cercatori di fumo”, di quelli cioè che, come se giocassero con una porta girevole, entrano ed escono per non aver trovato di che dare sostanza alle proprie velleitarie e fumose aspirazioni. Non fanno anch’essi una grande pena?

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 811

    “Coltivare in sé la consapevolezza di essere l’artefice del proprio bene ed aspirare a diventare niente più che un tramite per quello altrui”: assioma semplice, tuttavia difficile da realizzare, ecco perché ci si coltiva, ci si prepara, secondo istruzioni che ci aiutano a scartare il misticismo e i pregiudizi che ci allontanano dalla strada maestra.
    Original author: mandragola11

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 811

    I Quaderni delle Accademie appaiono per la prima volta in tanti anni di vita della Schola. Sui timbri – i tanto canzonati timbri dai volgari considerati poco più che mezzucci per pavoneggiarsi – viene sollevato il velo che li copriva e, per il lavoro paziente degli appartenenti alla Schola emerge, per quanto possibile all’intelligenza dei tramiti, l’Idea che li ispirò nel momento della costituzione delle Accademie.
    E c’è qualcosa di grandioso in questo insegnamento antico, maieutico, assolutamente rispettoso delle qualità e delle prerogative di ciascuno e ciononostante classico, immutabile pur nella sua adattabilità ultramillenaria.
    La Direzione, che ha ispirato lavoro e modalità, ancora una volta dimostra come il linguaggio sincretico ed ermetico abbia valenze che non possono essere confuse con i cerchietti inchiostrati della profanità, e come nulla sia lasciato al caso o al ghiribizzo di un momento. Tanto che mi domando come sia possibile non intuire, nell’Associazione culturale, proprio l’aspetto colturale e con esso l’enormità della Tradizione che la muove, la Sua saggezza senza tempo non accentrata né accentrabile in questo o quel Maestro, per quanto grande fosse o sia, riconducibile invece a un Centro di cui è emanazione…
    Come pensare e scrivere ancora oggi, dopo tante evidenze, che questo o quel tizio sono i discendenti di Kremmerz, confondendo il ramo con la pianta e pensando che qualche foglia secca conservata in una teca valga quanto l’Organismo vivente che quella foglia aveva prodotto: verde e vegeta e nel contesto del fogliame?
    Nei Quaderni si sente il respiro di Pitagora, con le sue numerose valenze nella misura degli astri, dei ritmi, della Natura; si ode l’eco incantatrice di Virgilio, legata ai frutti del lavoro e ai semi del sapere, e si assumono il sincretismo tentato da Giuliano filosofo e il nutrimento rituale e purificatore narrato dall’esperienza Sebezia. E chissà quante e quali cose ancora in arrivo col lavoro dell’Accademia Porfiriana e con i futuri Quaderni! Tutto originato, legato, sancito da quel programma di lavoro e dal segno di quei timbri, facce infinite di una medesima stella a nome S.P.H.C.I.
    Guardandomi intorno, invece, vedo lo slittamento continuo di tanto sforzo intellettuale che come la frizione di una macchina vecchia non riesce ad agganciare la marcia seguente e mi rammarico che non possano godere di tanta utile bellezza. In fondo, basterebbe poco: appena due passi senza orgoglio, due minuti senza farsi prendere da tutte le vicende nostre e pensando al Nulla da cui veniamo e cui ritorneremo. Solo due minuti e già percepiremmo l’aria pura di una Verità senza padroni venire dal contenitore voluto e creato perché quell’aria pura circolasse ancora e sempre, in pro di una Salute la cui percezione è già Luce di per sé.
    Original author: sal

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 319

    Si, è vero: si intravede, per quanto è possibile al proprio limitato sguardo, un progetto, una motivazione, una Idea che è sempre stata sin dagli inizi dei tempi e che ha raccolto intorno a Sé i migliori fra gli esseri umani quali Suoi portavoce. Da che si può avere memoria o conoscenza della storia umana, ci si rende conto che questa Idea c’era già, seppure tratteggiata dagli sforzi umani in modo diverso e adattata allo spirito dei tempi. E questa Idea porta intrinsecamente congiunto a sé un programma evolutivo-terapeutico compendiato nella S.P.H.C.I.. Tutto ciò non può non emergere anche dai Quaderni delle Accademie della Schola, che per volontà e sostegno della Delegazione Generale stanno vedendo la luce in questo periodo. La nostra Schola essenzialmente pitagorica vuole riuniti intorno a sé – e queste sono le Parole dei Suoi Maestri di tutti i tempi – pochi che riescano a tradurre in carne l’Idea. Il tentativo di ognuno è questo. Concepito così il programma e stabilito che le chiacchiere sono solo “iridate farfalle”, se ne deduce che i “venditori di fumo”, riescono bene solo in tentativi risoltisi in grandissimi flops (fiaschi).

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 811

    L’assioma riportato dall’amica mandragola con la sua disarmante chiarezza ci ricorda la semplicissima rotta da seguire, non tanto e non solo per gli iscritti alla Fratellanza che su tale modus operandi dovrebbero fondarci la vita, ma anche per tutti quelli che nella confusione dei momenti che stiamo vivendo vogliono trovare significazione e scopo alla propria esistenza. Cosa è più semplice da comprendere che perseguire ll bene per noi e per gli altri è l’unica strada percorribile dall’essere umano che vuole che la Vita si perpetui, e, nel contempo, cosa è più difficile?
    Original author: m_rosa

Stai vedendo 8 articoli - dal 31 a 38 (di 38 totali)
Rispondi a: S.P.H.C.I.
Le tue informazioni:




Iscriviti alla Nostra Newsletter

Normativa Privacy