Rispondi a: Biblioteca on-line

Home/Il Forum della Schola/Biblioteca on-line/Rispondi a: Biblioteca on-line
Buteo
Partecipante
Post totali: 202

Ogni ramo della scienza ha il suo linguaggio e una medesima parola può assumere sfumature, se non significati differenti. Il M.to Kremmerz più volte lamenta la mancanza di termini che identifichino concetti ai quali allude. Non mi addentrerò nella domanda di Alef, laddove cita ‘occulto’ e ‘corpo solare’, perché dovrei avere contezza dell’accezione dei termini. Mi limito a quanto conosco in campo medico. Nel secolo scorso la psicanalisi ha indagato a fondo le fasi di formazione della personalità fin dalle primissime epoche di vita. L’esserino neonato ha un suo bagaglio genetico e risorse mai disgiunte dall’ambiente in cui vive, intendendosi per ambiente le relazioni umane, dalla primaria diade madre-figlio, al nucleo familiare, alle situazioni sociali che verrà a vivere. Il discorso è affascinante lungo e complesso, e non sono nemmeno in grado di affrontarlo. Tuttavia, si può cercare traccia di quel filo che accomuna tutti gli esseri viventi, e che gli psicanalisti hanno chiamato ‘principio di piacere’, per il quale si ricerca il piacere e si rifugge tutto ciò che da lì si discosti. Che sia sperimentata nell’utero materno o che sia innata, una volta conosciuta la sensazione di piacere, l’esserino la ricerca. La sua percezione della realtà sarà possibile attraverso la mediazione del corpo della madre, o di chi lo accudisce. Proverà sensazioni e ricercherà quelle piacevoli. Potrà essere confuso da ambivalenze materne o dell’ambiente in cui vive e precocemente incapperà in quel ‘principio di realtà’, per il quale sperimenterà disagio e dolore, che non piacciono e dai quali vorrà fuggire. A questo fine metterà in atto una serie di azioni, mentali e fisiche, veri e propri meccanismi di difesa, in un processo che si protrae, nei più inconsapevolmente, lungo tutta la vita.
Non so a cosa faccia riferimento l’Ermetismo parlando di ‘volontà occulta’. A grandi linee, la psicanalisi riconosce nella mente umana una parte conscia, in cui possiamo ricomprendere tutto ciò che intenzionalmente agiamo, i nostri ragionamenti e analisi più o meno complesse e soprattutto l’immagine che abbiamo di noi stessi, ciò che ci raccontiamo di essere. E poi una parte inconscia, della quale non siamo consapevoli, secondo la psicanalisi vasta e a noi ignota, paragonata a un mare immenso in cui galleggia l’iceberg della coscienza. Lì, in quel mare, sarebbe celato ciò che veramente siamo e che non vediamo né conosciamo. Il nostro vero Io, che alcuni chiamano il ‘Maestro Interiore’. Già, di quale ‘maestro’ si tratta? Non so. So che il mare è metafora dell’inconscio e so che il mito pone negli abissi marini esseri mostruosi tentacolari ed enormi serpenti divoranti… So che il fitto sottobosco e la melma della palude impediscono la vista del suolo su cui ci muoviamo e ne nascondono le insidie, come l’ingarbuglio delle difese, che ci andiamo via via annodando intorno, impediscono a noi stessi la percezione di ciò che veramente siamo. Se questa è la nostra condizione, la frase di Kremmerz, che citi Alef, ce la esplicita. Perché il nostro essere, spinto da pulsioni magari opposte, non riuscirà a perseguire il fine per cui pensa di lottare. Potrebbe, se ogni parte di sé, ‘lavata’ dalle inconsapevoli contraddizioni, agisse ‘in comunione’ verso un fine ‘puro’, cioè unico. Come accenna Catulla, la malattia diventa la valvola di sfogo di un dolore psichico continuamente represso e nascosto alla coscienza. Un dolore fisico è percepito come una sventura che capita e di cui non si è responsabili: posso vederlo, posso parlarne, descrivere i danni che (la malattia, non io) mi procura, posso cercarne rimedio in medici e farmaci, anziché in me. Si mantiene così celata quella verità paurosa, che non posso sopportare, perché la coscienza, priva di strumenti adeguati, non può contenerla né forse sopravviverle, proprio come non potrei, senza adeguati mezzi e preparazione, avventurarmi in mare aperto o inoltrarmi in paludi infestate di coccodrilli e serpenti, se non a rischio della mia stessa vita. La psicanalisi ammonisce quanto sia altamente rischioso avventurarsi alla conoscenza di sé da soli e impreparati. I post che mi precedono additano all’importante ruolo della Fratellanza.

Iscriviti alla Nostra Newsletter

Normativa Privacy