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garrulo1
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Caro Alef, provo a tentare una considerazione sull’onda del Tuo post. Sempre alla pagina 90 dell’Opera “La Via della Rosa”, poche righe più sotto alla Tua citazione sta scritto:” ….Il legame di simpatia reciproca tra terapeuta e ammalato, modifica gradualmente tale volontà occulta, trasformandola in collaborante volontà di guarigione”. E poco dopo: ”Lo spirito divino non sente il dolore che in ragione della sua involuzione nella materia: se subisce la materia spasima con essa, se la domina la sana – ammonisce Giuliano Kremmerz”. Il principio di cui sopra, ritengo valga sia nella Terapeutica Ermetica ma anche nella clinica ordinaria, tale empatia e reciproca profonda apertura tra terapeuta e infermo, apre letteralmente l’animo del malato all’aiuto terapeutico e predispone l’organismo nel suo complesso ad invertire la rotta. Da quale livello interiore provenga l’input “vincente” mi è difficile dirlo, anche perché ogni cellula pulsante vita racchiude, sintetizza e compenetra tutti i corpi di cui ogni essere è dotato, e, se ben ricordo, in un suo scritto, il Maestro Kremmerz ebbe a precisare che ogni essere in natura (intendo nei 3 Regni della Natura) dispone di un Corpo Solare proporzionato al suo grado o stato di sviluppo. All’inizio del Quarto Dialogo, così sta scritto:” Discepolo. – Ma anche voi, come i teosofi e gli altri, dividete l’uomo in quattro parti: Saturniana, Lunare, Mercuriale, Solare …… Giuliano. – Non confondete; non ho detto quattro parti, ma quattro corpi, ognuno dei quali è la sublimazione del più basso, cioè dal Saturno, padre di tutti agli altri. Ecco perché tutto proviene dal mondo della materia. La nostra Scuola Ermetica Italica procede nella sua analisi dal basso in alto, dalla Materia alla Luce, che è materia in stato di vibrazione”. Nella Scienza dei Magi, Volume 1° in fondo pagina 360, sta scritto: ”l’infermità del corpo umano è sempre conseguenza di uno squilibrio recente o lontano dello spirito del paziente”. Se questo è il presupposto, o almeno uno dei presupposti causali di determinati pathos, sarebbe bene intendere la malattia come un fastidioso alleato, un male necessario e così via, che, se approcciato con scienza e coscienza, sarà foriero di nuove esperienze necessarie per arrivare alla radice del male, tentare di comprenderne le cause e procedere oltre con quel pizzico di grano salis in più nel bagaglio esperienziale. Ho sentito in passato, più di un conoscitore della filosofia buddista affermare che “un nemico vale quanto un Buddha”, ed io ho sempre pensato che è perché un nemico, su qualunque fronte della vita si presenti, ci fa inesorabilmente fare delle esperienze, dalle quali appunto, bisogna tentare di coglierne la sintesi.
Mi scuso se ho in po’ dilungato, ma approfitto per l’augurio di una Buona Festa a tutti i naviganti.

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