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  • seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 168

    Credo che anche solo venire a sapere di avere delle tare genetiche può essere una “fortuna”,soprattutto se nel frattempo si ha ereditato…anche l’incontro con la Miriam! I Maestri hanno tanto battuto sul concetto di prevenzione e, in effetti, ha un peso enorme sulla salute, sia sui problemi a medio o lungo termine ( una alimentazione troppo ricca di zuccheri raffinati può portare facilmente a sviluppare diabete, ad esempio);sia, a maggior ragione, se si soffre di squilibri che già si sa siano genetici, quindi persistenti e lunghi una intera esistenza. Oggi la scienza permette anche queste tipologie di analisi genetiche, ancora un po costose, ma che vale la pena di fare, soprattutto se siamo a conoscenza di situazioni patologiche familiari pregresse. Forse, quelle lunghe e soporifere chiacchierate che in tanti anni abbiamo sentito fare alle nostre nonne…alle zie…alle mamme..nelle afose serate estive,non dovremmo dimenticarle perché potrebbero tornarci utili… (” Come, non lo ricordi il nonno?? Era malato di quello! La sorella?…anche! E dalla parte di nonna? Da quella parte,poi… peggio!!Tutti diabetici!!”) Ah ah! Scherzi a parte, davvero il metodo ermetico fornisce la chiave per prendere in mano la nostra vita,partendo dall’aspetto più importante,ovvero la salute, e lo fa a 360 gradi,nella sua interezza, curando le ferite ancora aperte e ponendo le basi per non crearne di nuove. Almeno tenta di farlo, nel rispetto, ovviamente, della nostra volontà più profonda. Buona notte !

    Dafne
    Partecipante
    Post totali: 14

    Sono d’accordo con te m_rosa, è vero che può essere dovuto anche alla quotidianità, all’educazione, sono tante le cose che possono sviare il tuo vero io, in tutti i casi è un lavoro duro e piano piano con il nostro percorso miriamo ermetico dovremmo portare alla luce le cose che non vanno, debellarle, e quindi diventare più leggeri e più consapevoli. Un abbraccio fraterno a tutti!

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 610

    A pag 82 de I Dialoghi sull’Ermetismo, in Biblioteca, il M. Kremmerz scrive “Si gabellano come definitivi i primi risultati di una tappa investigativa sull’origine delle razze che hanno in tempi preistorici invasa l’Europa. Ariani, proavi lontanissimi di una razza bianca di occidente. Nome vero di un popolo o di gruppi vari di popoli? La risposta la daranno gli studi storici di posdomani. Noi ne sappiamo poco. Le investigazioni non sono fatte che per via filologica: sono i linguisti, gli etimologi che suppongono (badate, suppongono) un gruppo indo-ariano o ariano-iranico, e le razze che ne discenderebbero sono di una immensità sbalorditiva per numero ed estensione. I Greci, i Latini, i Germani, i Persiani, i Celti, gli Slavi, i Lituani, i Lettoni, gli Albanesi verrebbero tutti di là. A questi filologi si oppongono gli antropologi che, nella formazione dei crani fossili, trovano elementi che smentiscono questa ipotesi”.
    Questa teoria è diventata un dogma: anche i popoli Italici dovrebbero provenire dalla calata nelle nostre terre dei presunti Indoeuropei.
    Tuttavia ci sono state e ci sono voci discordanti, a partire da quella del Kremmerz.
    Tra queste una, attuale, è del prof. Mario Alinei dell’Università di Utrecht.
    Lui ritiene, in base agli studi preistorici sull’Italia (es. Graeme Barker) che vi sia una perfetta continuazione fra ere preistoriche con passaggi lineari di culture. La visione tradizionale per cui il calcolitico italiano (3000-2300) sarebbe caratterizzato dall’invasione dei pastori-guerrieri (di solito fatti provenire dall’Egeo), che dovrebbero corrispondere ai Proto-Italici, è solo immaginaria. Le evidenze dimostrano senza dubbio che non si può osservare un nuovo elemento etnico nel III millennio a.C. e che la cultura di questo periodo discende direttamente dal Neolitico italiano.
    “Per qualunque altra scienza, affermazioni di questo genere da parte di autorevoli specialisti segnerebbero la fine di una teoria IE invasionista … Perché questo non avvenga per l’indoeuropeistica, sfugge alla comprensione”.
    “La cultura di fine III millennio in Italia emerge come Protoappenninco, nel II millennio come Appenninico e Subappenninico, e nel I come civiltà italica, le cui basi si formano nel Calcolitico, preparate alle culture neolitiche di lingua italide”.
    Così, anche se la nostra terra è stata visitata a tanti, non dobbiamo loro la nostra cultura e la nostra identità.

    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 149

    Ottimo spunto Tanaquilla: grazie infinite. Puoi per caso segnalarci un’opera di riferimento del prof. Alinei da studiare?

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 610
    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 149

    Siamo in Maggio e sto leggendo “Il Mese Mariano” dal IV Fascicolo della rivista IBIS. E’ una trattazione che mi spiazza perché con un ragionamento logico e lineare si deduce che lo Spirito Santo della Trinità Cattolica altri non è che la Potestà Femminile della Trinità Divina rappresentata il tutte le Religioni note. Quindi Maria è lo Spirito Santo. Questa Biblioteca è davvero sconvolgente perché la lettura dei testi apre sempre nuove luminose prospettive su tutto quanto ci circonda. Vi Abbraccio. Alef

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 610

    Si, caro Alef, la Scienza Ermetica ribalta tutte le concezioni false costruite artificialmente per rispondere alle esigenze del sociale o agli interessi di qualcuno.
    Pagine molto istruttive che – forse – così chiaramente non sono state mai spiegate, sul principio femminile sono in La Pietra Angolare – Vol. 1 – a cura di M. A. Iah-Hel. In molti passi ma in particolare pag. 375 – 376 e seguito.

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 206

    Alla luce di quanto scrive Alef2006, (la) Maria riceve la visita dell’Angelo, la forza del Dio (Geber-El) e – ripiena di Spirito Santo – partorisce il Figlio di (il) Dio.
    Questa descrizione mi pare si adatti anche a tanta mitologia (es. Giove che ingravida n. Figure femminili, sacerdotesse, ninfe, ecc.) le quali partoriscono altrettanti semi-dei.
    Su questo poi ci si potrebbe speculare in quanto se tali figli sono semidei occorrerebbe che la madre fosse Dea per partorire un Dio …intero(?!?). Ma queste divinità già nascevano così.
    Kremmerz parlava di Maria cone della più eccelsa delle Maghe, Colei che ha accesso all’albero della Genesi: la Dedica a Maria è una perla di lirica anche per chi – come me – non arriva a coglierne l’intrinseca sapienza. E del resto, pure il Maestro+++++ M.A.Iah-hel dedicò a Sua Madre Maria la stesura de LA PIETRA ANGOLARE.
    Beh, c’è di che riflettere…

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 363

    La dedica a Maria, citata da Catulla, apre La Porta Ermetica. Ad un certo punto il M. Kremmerz scrive: “Ti ricordi Roma, o Maria? La conosci bene, non dir di no…… Forse che in questa frase il Maestro abbia voluto intendere una delle facce di Maria, Madre dell’Amore, Amor inscritto nella radicale di Roma se letta diciamo “all’ebraica”. Oltre non riesco a spingermi, già solamente nella Prefazione vi sono perle di immensa saggezza, difficili (ma per fortuna non impossibili, per Grazia Divina) da decodificare.
    Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 208

    Anch’io riflettevo su come mi sia impossibile cogliere un significato nella Trinità cristiana, rappresentata da Padre Figlio e Spirito Santo. L’assenza del femminile ne travisa la sostanza. Se linguaggio e simboli dei testi ermetici continuano a rendermi difficile la lettura, più riconoscibile è l’espressione della manifestazione del divino nella Trinità negli Egizi, con Iside Osiride e Horus, come nelle antiche religioni. Quindi Madre Padre e Figlio, dove la Madre, Iside o Maria, nel Cristianesimo è stata soppressa e sostituita col Padre, e così non si capisce più nulla.
    L’osservazione dei processi naturali rende l’analogia, perché, in Natura, il femminile è fecondato dal maschile e genera il figlio. La Terra è la Madre, è fecondata dal Sole e il Figlio è la Natura tutta. Nell’utero della Madre (Maria), la cellula uovo, completa in sé come il seme (la semenza) ed essenza della Madre stessa, necessita solo l’atto fecondante dello spermatozoo (Padre) per trasmutarsi nel Figlio, come i semi nella Terra fecondati dal raggio del Sole, si trasmutano nella vegetazione, che è la prima manifestazione complessa della materia, detta organica. Così Maria, la Madre (e non il Padre) riceve lo Spirito Santo (l’atto fecondante del Padre) per generare il Figlio.
    Questo penso sia il significato, o uno dei significati, della Trinità.

    Dafne
    Partecipante
    Post totali: 14

    Pare che in antico quando si faceva il segno della croce, si dicesse toccando la fronte “Padre”, l’addome “Madre”, la spalla sinistra “Figlio” e la spalla destra “Spirito Santo” che era comunque collegato alla madre. Poi successivamente la “Madre” è stata tolta ed è rimasto “Padre, Figlio e Spirito Santo”. Questo me lo ha raccontato tanti anni fa un mio amico ricercatore che ha partecipato con noi agli incontri sui Sibillini col +++++Maestro. La “Madre” è stata cancellata dal patriarcato come ho già detto nei post precedenti e dici anche te Buteo.

    Dafne
    Partecipante
    Post totali: 14

    Aggiungo su Iside, che va raccattando i pezzi del suo compagno, che guarda caso il pezzo che non ritrova è proprio la parte maschile per cui genera per partenogenesi, proprio come la Madonna. Penso all’Iside del museo di Napoli che sta col Bambino esattamente come la Madonna col Gesù bambino in braccio. Sono uguali!

    m_rosa
    Partecipante
    Post totali: 399

    Però, cara Buteo, lo Spirito Santo, secondo lo scritto di Ab-Ba, è identificato nella Maria /Iside e, anche leggendo le pagine della Pietra Angolare segnalate da tanaquilla, mi sembra di capire la medesima cosa, però mi rendo conto che la sola comprensione razionale (mi sta fumando il cervello!) non si può arrivare a comprendere siffatte realtà e, ancora una volta, ci troviamo ad affermare che capire e comprendere, nel senso di prendere in sé, vivere nella propria carne, sono due cose molto differenti. Riporto le ultime righe dello scritto del Maestro Iah-Hel “Considerando che in alto come in basso il maschio rappresenta l’attivo od elemento volitivo, e la femmina la generatrice passiva, si comprende il simbolo di una zona che risieda tra il mondo delle cause volitive e degli effetti generati, una zona femmina, muliebre, nutriente e realizzante, che si è chiamata Iside, Istarte, Adda Nari, Miriam, secondo le religioni diverse”

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