Prossimo appuntamento a Napoli…

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Prossimo appuntamento a Napoli…

Col Patrocinio del Comune e organizzato dall’Accademia “Sebezia” della S.P.H.C.I., si terrà a Napoli, sabato 10 Marzo p.v., presso la sala al 3° piano del Pan Palazzo delle Arti in Via dei Mille 60, a partire dalle ore 10.30, il Convegno aperto al pubblico:

“La dieta hermetica nella prevenzione e nella cura delle patologie alimentari e metaboliche – Dai nutrienti autopoietici alle influenze lunari e siderali sugli alimenti in natura”

Una giornata di riflessione e informazione scientifica dedicata non solo agli specialisti di settore ma aperta al pubblico più disparato in cui, esperti nella formazione al linguaggio degli alimenti e medici specialisti, illustreranno le teorie e le prassi più all’avanguardia applicate alle scienze dell’alimentazione, in analogia con quelle antiche saggezze di cui la Tradizione Hermetica occidentale, confluita nella nostra Schola-Associazione, costituisce un emblematico esempio.
L’Ermetismo filosofico di Giuliano Kremmerz (Portici 1861- Beausoleil 1930) fondatore della S.P.H.C.I. che ancor oggi custodisce e tramanda un corpus sapienziale di conoscenze pratiche sull’uomo e sulla natura, ben si coniuga e integra alla ricerca scientifica tesa a migliorare le condizioni salutistiche e alimentari della società odierna. Inoltre, riconducendo a quella matrice filosofica e culturale in cui ogni più alta manifestazione della genialità umana accomunava Scienza e Arte in un’unica espressione valoriale, soddisfa appieno l’attuale esigenza di una visione olistica, sistemica e coevolutiva della rete della vita, che possa contribuire ad allentare tensioni, conflitti e contraddizioni del nostro tempo.
Nell’osservare e studiare le forme di collaborazione dei sistemi viventi autopoietici, di cui i nutrienti fanno parte sia come “soggetti” sia come “oggetti”, emergono nuovi paradigmi conoscitivi e comportamentali utili al riconoscimento del bene comune: un bene scevro da pregiudizi e rispettoso di ogni libertà e biodiversità. E se, come insegna l’Ermetismo, mangiare vuol dire convertire i cibi introdotti nel nostro organismo, nell’organismo stesso che l’ingerisce, e dato che ogni alimento porta in sé la corrispettività della sua origine e del suo grado di purità e non, fondamentale diventerà per la Scienza medica in generale, e per le Scienze dell’alimentazione in particolare, rivisitare tutto il sistema nutrizionale, esaminandolo da un’angolatura biocentrica concepita ad arte e pertanto più attenta a un’analisi formale e qualitativa dei nutrienti, al fine di evidenziarne le configurazioni e le relazioni all’interno della ciclicità della natura e svincolarli da quelle caratteristiche di linearità su cui sono stati artificiosamente modellati, anche in campo alimentare, gli attuali sistemi produttivi e industriali.

Inoltre, grazie all’apporto scientifico-specialistico dei medici partecipanti al Convegno, saranno dispensati utili e pratici consigli per una dieta personalizzata che contribuisca non solo alla prevenzione e/o alla cura di svariati disturbi e malattie d’origine alimentare, a partire dai primi palpiti della vita intrauterina, ma anche a stabilire un nuovo approccio in chiave etica e più responsabile con tutta la componente vivente dell’ecosistema.

Programma del Convegno
Ore 10.30 – Inizio dei lavori: Saluto alle Autorità e presentazione a cura del Presidente della S.P.H.C.I.

– “Nutrizione autopoietica e Tradizione Hermetica: etica e prassi dell’alimentazione, nella Schola di Giuliano Kremmerz”
Dr.ssa Anna Maria Piscitelli (Presidente S.P.H.C.I. – Giornalista e Formatrice)

– “Le principali tappe evolutive e involutive della nutrizione umana fra sopravvivenza e consapevolezza”
Dr. Ernesto Aventaggiato (Medico di Base e Ginecologo)

– “La nutrizione infantile: basi formative e preventive per una sana prospettiva alimentare”
Dr.ssa Gianfranca Ferrari (Pediatra)

Ore 13.30 – Pausa e Brunch di ospitalità offerto dalla S.P.H.C.I.
Ore 15.00 – Ripresa dei lavori

– “L’alimentazione nella prevenzione e cura delle malattie internistiche: dall’antica scienza degli elementi all’attuale ricerca medica”
Dr.ssa Caterina Origlia (Specialista in Medicina Interna)

– “Alimentazione e chirurgia del suo apparato”
Prof. Andrea Carobbi (Specialista in Chirurgia Generale e dell’Apparato Digerente)

Ore 16.30 – Pausa caffè
Ore 17.00 – Ripresa dei lavori

– “Complessità e completamento nei processi di cura transpersonali”
Dr. Massimo Formica (Neurologo e Medico dell’ambiente)

Dibattito col pubblico
Ore19.00 – Chiusura dei lavori

Arrivederci a presto.
Postato da sphci alle 09:28

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79 Comments

  1. admin 21 Dicembre 2012 al 16:46 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 06 Luglio 2012 alle ore 23:56

    P.S. Il Seminario (e il libro) erano intitolati “Tradizioni pagane e culti di primavera”.

  2. admin 21 Dicembre 2012 al 16:46 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 06 Luglio 2012 alle ore 23:55

    Ricordo un Seminario organizzato dalla S.P.H.C.I. – e il cui libro degli Atti è ancora in vendita (vedi in questo sito S.P.H.C.I. – Pubblicazioni) – dove c’era un bellissimo intervento :“Disamina di uno dei più antichi riti di rigenerazione artisticamente codificati”. In quello si parlava delle Grotte di Lascaux e venivano fornite chiavi di lettura assolutamente anticonvenzionali che consiglio senz’altro di andare a vedere/rivedere perché possono essere utilizzate per la ‘disamina’ di qualsivoglia ritrovamento di arte rupestre.
    Comunque ho ordinato anch’io il DVD e ne aspetto con curiosità la visione.

  3. admin 21 Dicembre 2012 al 16:45 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 06 Luglio 2012 alle ore 16:08

    Grazie a segezia per l’informazione, Ma sono stata fortunata e ieri sera ho visto il documentario di Herzog sulla Grotta di Chauvet, in 3D al cinema. Sembrava davvero di essere nella grotta. Ebbene i dipinti sono fantastici e raffinati, gli animali sembrano vivi e muoversi, correre, galoppare… anche perché gli artisti del paleolitico Superiore di 32.000 anni fa sapientemente coniugarono le asperità delle pareti della grotta al tratto a carbone del disegno, sì da ottenere un effetto non solo realistico e dinamico, ma quasi cinematografico. Cavalli, bisonti, rinoceronti, leoni delle caverne, mammuth ed altri (pare siano circa 500 animali) si rincorrono sulle pareti, ma non solo, perché molti crani ed ossa di animali paleolitici si trovano sparsi al suolo. Nessuna traccia di uomini, a parte i dipinti murali e alcune pietre raccolte vicine e simili ad altari. Chauvet (di circa 400 mt) non era abitata da essere umani i quali la frequentavano solo per scopi rituali, forse per riti d’incubazione. Infatti l’atrio della caverna, una volta illuminato dal sole (oggi non più per il crollo della volta), non era affrescato. I disegni si trovano solo nelle zone più oscure ove rimangono le tracce delle fiaccole e di piccoli pezzi di carbone. Altra testimonianza di questi uomini del lontanissimo passato sono i palmi delle mani in rosso fissati in diversi punti delle pareti: su una parete gli archeologi ritengono che la gran quantità di impronte siano da riferirsi allo stesso individuo che aveva un mignolo piegato: un uomo da 1 mt e 80 di altezza!!! Nella sala più interna della grotta su un grosso pendente roccioso di forma conica (fallica) è disegnato un grosso bisonte che pare abbracciare un triangolo pubico femminile con le due cosce che finiscono senza piedi. Gli archeologi lo spiegano come l’archetipo – a quanto pare primordiale ed eterno – del femminile legato al toro; il triangolo pubico con le gambe richiama la celebre Venere di Willendorf ed altre Veneri paleolitiche. Molti scienziati che studiano la grotta ne hanno parlato: uno di questi sintetizzava la concezione mentale dell’uomo del tempo come fluida e permeabile perché non poneva barriere tra il mondo conosciuto e l’altro, perché non v’erano confini tra i regni della Natura, perché una parete disegnata poteva parlarti, perché tutto era essenzialmente vivo. Altri hanno messo in relazione quei bellissimi disegni con l’arte murale degli Aborigeni australiani, e spiegato che per quest’ultimi non è la mano che dipinge, ma è lo “spirito” che si manifesta. Alta concezione dell’Arte! Che testimonianze ci hanno lasciato! Ed è commovente e anche confortante pensare ai nostri lontanissimi antenati che dedicavano il loro tempo o parte del loro tempo alla integrazione della realtà, all’unità di “spirito” e “materia”, e che in questa stessa grotta altri artisti, anche dopo 5000 anni, abbiano continuato a fissarvi delle immagini. E’ l’eterna ricerca dell’essere umano…non è un sogno.

  4. admin 21 Dicembre 2012 al 16:44 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 05 Luglio 2012 alle ore 23:40

    Il DVD è disponibile online, su AMAZON (ce ne sono varie versioni e di vari costi. Nel frattempo, per vedere quanto suggerito da Sannitica, si può andare su
    http://www.youtube.com/watch?v=79lUYQwZNh4&feature=related
    dove è disponibile un filmato riassuntivo di circa 10 minuti traducibile in tutte le lingue.
    Eccezionale davvero.

  5. admin 21 Dicembre 2012 al 16:44 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 04 Luglio 2012 alle ore 08:42

    A proposito di sciamanesimo segnalo il documentario scientifico del regista tedesco Werner Herzog: “Cave of forgotten dreams”. Egli è stato autorizzato dal Ministero francese della Cultura a filmare, per poche ore al giorno e per pochi giorni, la grotta Chauvet in Francia, lungo il fiume Ardèche che contiene quasi 500 pitture rupestri risalenti a 32000 anni fa, credo, le più antiche mai ritrovate. La grotta è chiusa al pubblico per proteggerne il clima. Il documentario di 90 minuti ha quindi un valore inestimabile. Non sono riuscita a vederlo ma sto tentando di trovarne il DVD.

  6. admin 21 Dicembre 2012 al 16:43 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 03 Luglio 2012 alle ore 00:12

    Il sole era un po’ pallido l’altro ieri mattina: una coltre di umidità ne velava i contorni. E l’acqua non era propriamente tersa… (siamo riusciti a pasticciare dappertutto noi umani!). Eppure, laggiù, lungo la riva, cercando fra i ciottoli quello più adatto per scriverci la mia richiesta di Bene per me e la mia stirpe, sembrava che il tempo avesse sollevato il sipario sul passato e sul futuro. Ho rivissuto l’atmosfera un po’ tumida e inquieta di quei convegni a Montemonaco, quando la Sibilla Sciamana popolava cartelloni e i cuori e tingeva di mille colori le possibilità del divenire: che begli anni…!
    A volte si cerca la magia nei libri di qualche viaggiatore peruviano, nel deserto di Sonora o fra le dune dell’Africa; si insegue il guru indiano e si invidia chi è ammesso alla presenza del maestro andino; si guarda con ammirazione all’aborigeno autentico che vive in contatto panico con la natura là in Australia… Tutto altrove. E invece qui, nella nostra generosa, anzi, generosissima Terra Italica, lo sciamanesimo è a portata di mano, senza fila verticale, senza anticamera d’importanza.
    La magia del Bene a portata di ciottolo, la salute a portata di preghiera.
    Come da Lunazioni di giugno-luglio, pubblicate in questo sito, ho fatto la mia richiesta con il sorriso a quella faccina dipinta che volava nell’acqua… Tutto gratis: in senso etimologico, s’intende. Per grazia.
    Ma la grazia già ricevuta è stata quella di incontrare la Schola di Kremmerz : ed il suo Amore.

  7. admin 21 Dicembre 2012 al 16:42 - Rispondi

    Originariamente postato da mara329
    Il 26 Giugno 2012 alle ore 08:36

    Anch’io ho letto e riletto l’ultima parola al taumaturgo. Preparare degli essere umani ad essere responsabili e solidali verso l’umanità sofferente; avviarli all’idea del bene e della giustizia più assoluta; sottrarli alla tirannia degli egoismi; educarli alla concezione della più candida semplicità; e tanto altro ancora…Questa preparazione mi ha ricordato un passo della Pragmatica Fondamentale della SPHCI (art. 57) che mi ha sempre colpita: “La Fratellanza Ermetica…tende a formare di ogni suo numero un uomo integrale, cioè un individuo completo nella famiglia umana, prototipi di cittadini della città civile umana, dominatori delle passioni bestiali, correttori dell’asprezza nei conflitti delle idee umane, pionieri di quella pace fra i popoli che deve preparare il simbolico avvento di un giorno di giustizia e di paradiso senza limiti di ore…”. Bisognerebbe ricordarsi spesso di queste parole dorate e farsi continuamente, in ogni occasione della propria giornata, un’autocritica… Bisognerebbe sperimentarsi sempre…poiché le occasioni della vita in cui si offre il peggio di se stessi sono frequentissime e in agguato ogni momento. Ma, per fortuna, nella Schola ci sono i mezzi per educarsi e migliorare.

  8. admin 21 Dicembre 2012 al 16:42 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 25 Giugno 2012 alle ore 00:19

    Ho letto il nuovo ‘pezzo’ da La Parola al Taumaturgo che è stato inserito al 21 giugno: Prassi terapeutica, certo, ma soprattutto Amore.
    E penso che certe frasi sono davvero un toccasana, e fanno stare bene così, senza bisogno di altri fronzoli. Diceva Kremmerz: “Non trovo parole per rendere un sentimento che è pietà, compassione, commiserazione, carità, che è tutta la scala cromatica del senso di amore, dal bisogno di proteggere all’impulso di solidarietà che dovrebbe cementare l’unione tra esseri della stessa famiglia…”.
    Ecco, anche oggi, come sempre del resto, ci vorrebbe di tornare nudi, senza la maschera del sociale e la necessità fasulla di un io inutile, e sentirsi davvero fratelli, dignitosi come gli animali quando difendono la propria specie e intelligenti come i fanciulli quando convibrano insieme con il sole.
    Speriamo in questa Estate: che porti un Bene comune, grande e rinnovato alla radice per tutta questa società sbattuta dai venti del malcostume. Speriamo che quell’eco lontana eppure eterna, immutata e radiosa della Miriam purissima, ci restituisca il profumo dell’Amore che lega in una corrente di Bene: per tutti noi e per quanti entreranno in contatto con noi, Fratelli di un ideale e numeri di una catena infinita.
    Come disse una volta il Maestro e come spero le Gerarchie continuino a dire: che Amore sia!

  9. admin 21 Dicembre 2012 al 16:41 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 20 Giugno 2012 alle ore 10:51

    Ero di passaggio lunedì da Roma Tiburtina e riflettevo sul Nome dei posti e delle cose: dare un nome, avere un nome, è definire un luogo anzitutto della mente ed è sempre un atto creativo. Diceva il Maestro Kremmerz ne La Scienza dei Magi, vol.III, p. 537, “logica, parte della sofia umana che imita l’ordine immutabile dei cieli…”.
    Nello spazio indistinto, il nome crea i contorni, sostanzia la forma e la rende assorbibile e gestibile dalla memoria.
    Anche il nostro nome è così: ci abituiamo fin da piccoli a legarci ed essere legati da un suono – prima – e una grafica – poi – e sappiamo che quelli ci ‘identificano’, diventano cioè la cosa stessa che noi siamo… O piuttosto noi diventiamo la cosa stessa in relazione a quel ‘dato’. Infatti, col tempo, ognuno rende il nome ‘proprio’ davvero tale: con abbreviazioni, vezzeggiativi, addirittura storpiature che di fatto sono trasformazioni. E il nome finisce col somigliarci, come noi a quello.
    In questo sito, ne “La Parola al Taumaturgo” di febbraio, si parlava della virtù trasmutatoria della Parola e, ancora da Kremmerz, sgorgavano in serie tanti preziosi in-segnamenti a questo proposito. Uno soprattutto mi è parso illuminante, là dove si dà la spiegazione di come debba intendersi il ‘dio padre’ cui sovente si fa appello nella vita quotidiana: “matrice universale e cielo etereo, onnipotente e sottilissimo generatore di ogni cosa”.
    Ho osservato come, nella nostra tradizione, ai gradi più alti sia riconosciuto un nome da realizzare e cui integrarsi, il quale nome determina il luogo spazio temporale e l’immagine dell’Essere che comincia a manifestarsi ed è, in effetti, un nome ‘nuovo’ rispetto a quello volgarmente attribuito alla nascita.
    Dunque, senza Nome non è possibile la conoscenza, e la conoscenza è una cosa che ‘si fa’…
    Sono riconoscente al trenino che a Roma Tiburtina per venti minuti non ha voluto saperne di andare avanti: quante belle cose mi ha suggerito quella stazione!

  10. admin 21 Dicembre 2012 al 16:40 - Rispondi

    Originariamente postato da gelsomino3
    Il 15 Giugno 2012 alle ore 15:47

    Non posso che associarmi e lo faccio con grande piacere , contento che ne sia spuntata l’opportunità sul Blog , in quanto è da tempo che volevo manifestare e condividere la mia gratitudine nei confronti della SCHOLA e delle sue Gerarchie .
    La grandezza di questa Opera di Amore offerta liberamente a tutti è inarrivabile e mi si riverbera con sempre maggiore frequenza nel cuore e nella mente.
    Vorrei che molti più esseri si avvicinassero e si agganciassero a questa I-DEA ,perchè il bene che se ne riceve , gia anche nei circoli esterni , è tale che non se ne trova simile altrove!
    In un momento storico come questo , più che mai , è una vera ancora di salvezza !

  11. admin 21 Dicembre 2012 al 16:40 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 14 Giugno 2012 alle ore 00:44

    Sono d’accordo, catulla2008!
    Mi rendo conto di questa fortuna sempre di più ogni giorno che passa !
    Da miriamica sperimento costantemente l’aiuto della Schola. Un aiuto insostituibile, sostanziale. Concreto per le piccole pur grandi cose del vivere quotidiano.
    Che la natura Mater sia in una fase di rivoltamento (ribellione ?) e di trasformazione è sotto gli occhi di tutti. Ma come affrontare questo cambiamento in modo collaborativo
    se non sintonizzandoci alle forze naturali e al principio vitale, luminoso intelligente, secondo il metodo miriamico?

  12. admin 21 Dicembre 2012 al 16:39 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 10 Giugno 2012 alle ore 23:40

    Se tornassimo al tempo di Roma antica, in questi giorni si festeggerebbe Vesta: non con un simulacro statuario, ma rendendo onore al fuoco della Terra.
    Solo le donne, per tutta la settimana precedente le Idi di Giugno, avevano accesso al tempio della dea per renderle omaggio. Tolti i calzari, benché non sacerdotesse, era loro consentito l’ingresso nel luogo di culto per tutti e sette i giorni. Poi, le sacerdotesse ripulivano il tempio e cominciavano un nuovo anno.
    Kremmerz, ne La scienza dei Magi vol. II p. 261, ci racconta che “Il fuoco sacro era mantenuto acceso dalle Vestali vergini e dovevano conservarsi tali se no il fuoco si spegneva. Rea la madre comune degli dei e degli uomini era una Vergine, Cibele frigia, piena di mammelle come l’Astarte…”. Così, a me viene di pensare che questo fuoco sia un po’ come il latte delle nutrici, che sparisce se non viene “tirato/attizzato” costantemente.

    Guardandomi intorno, in queste città di solo cemento dove “la parola ha preso la possanza dell’artificio” (e mica solo quella!), dove anche il mare sembra prigioniero e i parchi sono cintati come animali in gabbia, viene malinconia nel pensare che un tempo la Natura dovette essere sovrana e l’accesso alla sua Legge sensibile per tutti. Fruibile per tutti.
    Oggi, non resta che aggrapparsi alle mammelle di una tradizione generosamente resa accessibile anche alle masse, e pensare che è una fortuna inestimabile l’esistenza di questa Schola…

  13. admin 21 Dicembre 2012 al 16:32 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 04 Giugno 2012 alle ore 08:31

    Riporto alcune testimonianze antiche che mi sembrano interessanti.
    Dal Giuramento di Ippocrate: “Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni, che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto…. Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recare danno e offesa. Non compirò mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente e non consiglierò l’assunzione di rimedi letali o la somministrazione alle donne di farmaci abortivi. Giuro di vivere e prestare la mia opera con rettitudine e moralità. Giuro di non operare persone che soffrono di calcoli, ma di affidarle esclusivamente agli specialisti di quest’arte. In qualunque casa sia invitato ad entrare, giuro di entrare per il bene del malato e di astenermi da ogni atto volto a danneggiare intenzionalmente e da qualunque atto di circonvenzione sessuale nei confronti di donne,uomini liberi o schiavi. Giuro di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato…”.
    Certo il giuramento rispecchia il costume di vita del IV secolo a.c., ma tuttavia, riflette ancora il comportamento professionale e morale, corretto o meno, dei medici d’oggi.
    E ancora la Promessa di Alessandro il Grande: “ Ora alla fine delle guerre io desidero essere felice nella pace. D’ora in poi tutti i mortali vivano come gente armonizzata e unita per la comune prosperità. Considerate il mondo il vostro paese con leggi comuni dove governeranno gli uomini migliori indipendentemente dalla razza. Io non separo gli uomini in Greci e Barbari…Considerate Dio non come un autocratico governatore, ma come il padre di tutti… e vorrei che voi non siate solo cittadini della mia Common-wealth ma partecipanti e parteners”.
    Già nel III secolo a.c. il sogno di un mondo unito si faceva strada…ma di strada ce ne vorrà ancora moltissima.

  14. admin 21 Dicembre 2012 al 16:32 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 03 Giugno 2012 alle ore 18:05

    Ho sperimentato quanto indicato dalle Lunazioni del III ciclo.
    A giorni di distanza ripenso a quella lucerna-di-creta e mi dico che già nelle tre parole sta l’idea di una materia adatta a coagularsi per umidità (Adamo non era di argilla?) e modularsi per tenere-trattenere il combustibile, uno stoppino e la fiamma.
    E lo stoppino? “lucignolo di cotone lana e seta” (a proposito: non pareva un serpente?) …
    Cotone…: è il filo vegetale.
    Lana…: è il filo di un animale.
    Seta…: è il filo della metamorfosi, del mutamento di stato, del passaggio ad ‘altro’.
    Nell’accendere quella lucerna siamo tutti diventati creatori di un particolare lume.
    Poi, mi dico che l’olio, a differenza dell’alcolico vino, è un combustibile dolce, che non si dilegua nella vampata di un momento ma si consuma in un ardore dolce, adatto a nutrire la fiamma ma anche a lasciare il tempo di significarla con la preghiera.
    Non so a quale intento gli antichi magi legassero i salmi 148 e 112 ma il primo mi è sembrato un inno all’Uno che tutto in sé contiene e per cui si richiamano tutte le forze del creato mentre il secondo, ritagliato sull’essere umano, pare discendere dall’Immenso al Relativo, dal Creatore alla Creatura.
    Questa sperimentazione, dunque, mi ha lasciato un senso di impalpabile maestosità nel cuore, come se la Vita, in me, scorresse fino alle dita che richiamavano il fuoco, lo trasmettevano allo stoppino, alle parole, alla vibrazione luminosa e sonora insieme…: fino all’infinito.
    Quando la lucerna si è spenta le parole erano silenzio e l’intenzione era compiuta.
    In fondo, un po’ come nascere: una luce, il filo che le è offerto, la carne che lo avvolge: e, in un istante, si passa ad altra dimensione. Chissà quale preghiera ci ha causato?

  15. admin 21 Dicembre 2012 al 16:31 - Rispondi

    Originariamente postato da mercuriale2011
    Il 28 Maggio 2012 alle ore 16:39

    Mi hanno molto colpito gli ultimi post, in cui tra le altre cose, è messa in risalto l’importanza della sperimentazione pratica nella tradizione ermetica.
    Qualche giorno fa ho preparato il carbone con la lingua di agnello secondo le istruzioni consigliate da Holvi 49, però è capitato anche a me come a Sannitica, che il carbone non ha perso completamente l’umidità.
    Lo sto provando comunque e spero sia ugualmente efficace!

  16. admin 21 Dicembre 2012 al 16:30 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 26 Maggio 2012 alle ore 12:34

    In questo sito, cercando sotto KREMMERZ ne “LA PAROLA DEL MAESTRO”, al 3 marzo 2011,
    “Il simbolismo del Sole e la filosofia del fuoco”, si trova una vera e propria miniera di idee, esperienze, tradizioni attinenti la sorgente solare. Dice infatti Kremmerz: “…il Sole dei cieli è l’obiettivo apparente, il sole dell’individuo nostro occulto è il vero Dio” e specifica che la materia radiante e pensante dell’individuo integrato è il Sole cui tende l’iniziazione. E, sempre nello stesso, si legge che “l’ostia che si consacra ha rapporto per la forma al Sole e per la sostanza alla Cerere antica”.
    La forma circolare è quella del ciclo vitale, da sempre in relazione con l’evaporazione, come ci ricorda il Maestro. E se la materia radiante diventa materia pensante è perché ciascuno di noi ha in sé un’attività solare-vitale che nel cervello si condensa come pensiero. Da qui l’osservazione, lo studio e la sperimentazione dei e sui fattori che condizionano il pensiero: la nutrizione, l’ambiente, le informazioni variamente acquisite – fra l’altro con la lettura e la ricerca – e la memoria del corpo. Nella Schola, come rileva Sannitica, c’è un tesoro di regole che si riferiscono alla coltivazione e che rispondono all’idea di ‘iniziazione per riti’ statuita dal Fondatore della S.P.H.C.I. La sostanza che si coltiva è analoga a quella trattata da Cerere antica, che regalò agli uomini la scienza della coltivazione del grano e della fabbricazione del pane, traghettando la conoscenza scientifica di come far germinare mediante la forza solare e di come lievitare e consolidare mediante l’energia del fuoco.
    Credo che proprio qui stia il nodo cruciale, spesso incompreso, di una tradizione ortodossa. Nella presunta sapienza moderna, infatti, si è formata la convinzione che le informazioni siano di per sé sufficienti a modulare, forgiare, strutturare: e non è così. Tra leggere il manuale di come si coltivano i pomodori e coltivare i pomodori c’è un abisso, specie se non si tratta di pomodori da coltivare ma di ‘materia radiante’. Sperimentare una via davvero ‘magica’ è un po’ come essere incinta: non puoi chiudere la porta e cambiare stanza se sei stufo, non puoi fare finta che il tuo corpo sia quello di prima, non puoi scendere in corsa, non puoi adattare il bambino a te ma devi tu adattarti al Bambino. Certo, a differenza di una gravidanza, puoi congelare il tempo e non proseguire: ma nulla e nessuno cancelleranno dall’intimità dell’io il raggio di Luce che si è liberato, che ti ha reso madre, e che resta latente sotto l’instabile crosta terrestre delle quotidiane abitudini.
    Così, Coloro che hanno difeso e traghettato l’arte di Cerere non possono essere paragonabili a dei bibliotecari, allo stesso modo in cui avere in casa un oggetto di Murano non vuol dire essere capaci di soffiare il vetro.
    In cammino verso la divinità perduta e alla ricerca del segreto della vita, toccherà comunque convincersi che la transitoria vita umana non è che una scena della rappresentazione e che, per poter afferrare l’Idea della trama, occorrerà in ogni caso armarsi di pazienza. Per questo, incapace di intuire il senso della mia rappresentazione, mi son detta che tanto vale concentrarmi sulla scena che sto vivendo e renderla la migliore possibile: nella certezza che il mio evaporante pensiero, prima o poi, guidato nella pratica quotidiana dall’ortodossia di Chi detiene la scienza della coltivazione, farà (o rifarà?) il mio Mondo.

  17. admin 21 Dicembre 2012 al 16:30 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 24 Maggio 2012 alle ore 16:58

    Le parole di Catulla mi hanno fatto venire in mente la differenza fra la sapienza antica e quella moderna, così ben delineata da Hahajah nel capitolo “Silentium”, sulla Rivista Ibis del 1950 (nella cui introduzione Harahel, che l’aveva pubblicata, e che la fece ripubblicare nel 1979, esponeva quanto Hahajah avesse tradotto mirabilmente il pensiero di Benno), ove egli menzionava anche “la sorgente solare a cui gli antichi iniziati rapirono la favilla della loro vasta, indistruttibile dottrina”. Le sue precise e incisive parole mi sembrano tutt’oggi molto attuali. E’ vero che oggi si propagandano pseudo idee, martellando con una infinità di parole vuote, e modelli fasulli. E’ vero che non si sa riflettere… e fare il necessario silenzio affinchè non ci si giochi “disinvoltamente” il proprio destino presente e futuro, incapaci di dirigere la rappresentazione a proprio profitto, come sempre su Ibis scrive Hahajah. E’ perciò con gratitudine che ringrazio la “Schola” di esserci, e ringrazio Coloro che l’hanno difesa e traghettata, come il Bene più prezioso. Le regole della Schola che ci vengono affidate per sperimentarle,a difesa della Vita e della presa di coscienza, a distanza di tempo, ci trasformano. Non perché si diventi altro da se stessi, ma si modifica lo stato di coscienza e di conseguenza i centri sensori, il sentimento e la percezione del reale divengono più limpidi. Un caro saluto a tutti.

  18. admin 21 Dicembre 2012 al 16:29 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 24 Maggio 2012 alle ore 00:21

    Diceva Giuliano Kremmerz ai Dodici supremi Vecchi Maestri del Collegio Operante: “…io vivo in una società della terra, la piccola e orgogliosa terra che è una cellula pensante dell’Universo, tra uomini che ricercano la divinità perduta, ancora assonnati dalla schiavitù cieca dei sensi più gravi. È questa una società in cui l’assoluto non è concepito né nell’espressione artistica del Bello, né nell’immagine del Vero nell’enigma delle prime cause; insofferente di ogni attesa, avvicenda corse pazze e furiose per trovare il segreto della vita…”.
    Ebbene, queste parole di Luce mi sono venute in mente qualche giorno fa quando pensavo a tutta la fatica che spesso si fa per tenere in piedi situazioni o modi di essere distorti, confusi, nocivi. Ricordavo pure, sorridendo dentro, quella barzelletta anteguerra per cui un tipo si rivolge ad un sarto incapace e ne ricava un abito che gli cade male da una spalla… E allora, per bilanciare, comincia a camminare storto, e una gamba del pantalone tocca terra… E dunque, per livellare le due gambe dei pantaloni, inarca la schiena… E poi, per ovviare all’asimmetria della giacca, irrigidisce il braccio, e così via… Fino a quando il sarto, compiaciuto per il consiglio finale, lo congeda. Ma un ragazzetto di strada, guardandolo, non può trattenersi dal commentare: “Poveretto! Che disgraziato! Ma ha un vestito che gli cade a pennello!”.
    Così, confrontando questa storiella buffa alla sfolgorante evidenza della SALUTE – intesa alla kremmerziana maniera quale concordanza magnetica – ho riletto la dedica della Pragmatica Fondamentale ai Maestri Supremi. In quella il fondatore della Schola parla di una scienza che è amore e carità, senza per questo impantanarsi nel misticismo. E sebbene sian passati cento anni da allora, nonché duemilacinquecento dal pitagorismo, e questa sia ancora una società cieca e insofferente, che avvicenda corse pazze e non concepisce l’assoluto…
    “Non importa” – ho risolto fra me – “Siamo sullo stesso pianeta. Sostanzialmente umani, siamo fatti della stessa carne. Se comincio a raddrizzarmi io, cambierà anche quello che mi circonda. Mal che vada, butterò via il vestito di un orgoglio incapace”.
    Forse è questo il segreto della Vita.

  19. admin 21 Dicembre 2012 al 16:28 - Rispondi

    Originariamente postato da holvi49
    Il 18 Maggio 2012 alle ore 23:39

    Buonasera. Per m_rosa59 e tutti gli interessati: su fuoco di carbonella, con la griglia, circa un’ora. Un caro saluto.

  20. admin 21 Dicembre 2012 al 16:28 - Rispondi

    Originariamente Postato da m_rosa59
    Il 18 Maggio 2012 alle ore 16:50

    per holvi, quanto tempo hanno impiegato per carbonizzarsi? su fuoco di legna o su carbonella? grazie

  21. admin 21 Dicembre 2012 al 16:27 - Rispondi

    Originariamente postato da holvi49
    Il 15 Maggio 2012 alle ore 21:09

    Ciao a tutti. Si tranquillizzi Sannitica a proposito della carbonizzazione delle lingue d’agnello.L’esperimento e’ stato fatto e il risultato e’ quanto mai soddisfacente: le lingue, fatte a pezzetti in modo che il fuoco attaccasse parti piu’ piccole di tessuto, si sono completamente carbonizzate, compreso il grasso che le caratterizzava, anch’esso divenuto polvere. Messe in un pentolino d’acciaio e posto questo sulla griglia del barbecue,sono passate di stato, carbonizzandosi le parti solide, fondendosi quelle liquide e il tutto ridotto poi allo stato di polvere.Chi volesse ritentare, la luna di maggio e’ favorevole, sia confortato da questa testimonianza. Un caro abbraccio a tutti.

  22. admin 21 Dicembre 2012 al 16:26 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 12 Maggio 2012 alle ore 21:25

    Alcuni giorni fa, mentre facevo la coda in farmacia, ho sentito alcune signore lamentarsi dell’insonnia legata ai cambiamenti repentini di questo clima primaverile. Allora mi è venuto in mente quanto consigliano le nostre Lunazioni nel I ciclo (ricordate? è sempre valido quello di gennaio ex puntata 212…) circa l’acqua di mare. “Insonnia – Ore notturne bagni di acqua bollente raffreddata con vino e acqua di mare alle mani ed ai lombi”.
    Ebbene, il farmacista che mi ha sentito ha condiviso dicendo che l’acqua di mare contiene praticamente tutti i sali minerali e gli oligoelementi dei quali il nostro organismo ha assolutamente bisogno: inoltre aiuta l’elasticità dei capillari e perciò attiva la circolazione…. cura l’artrosi… attenua i dolori e sicuramente è consigliata per l’insonnia.
    Non sapeva quale potesse essere l’effetto del vino, ma provare non costa nulla…
    Peccato non poter intervistare le signore per sapere se hanno provato il rimedio ma certo è un ulteriore modo di sperimentare gli effetti benefici che queste Lunazioni hanno sull’acqua

  23. admin 21 Dicembre 2012 al 16:26 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 06 Maggio 2012 alle ore 16:40

    A proposito di quanto scritto nel post da filosobek88 vorrei aggiungere che le prime fattrici di coagulazione sono le molecole di aria elettrizzate dai raggi cosmici che, congiuntamente al pulviscolo presente nell’atmosfera, conformano il vapore acqueo circostante. Tali particelle variano col variare dell’attività solare.
    Poiché si è osservato che il ciclo solare ha durata di circa 11 anni (durata che – guarda caso! – coincide con il III ciclo delle Lunazioni stimato in 11 anni solari e 22 giorni) deduco che il tipo di aria che respiriamo e che ci porta nel sangue l’imperio magnetico della nostra stella, ‘cambia’ secondo cicli di circa 140 lune.
    Non ci sarà qualche relazione con la lama XIV dei Tarocchi (La Temperanza) in cui una figura alata versa un fluido da una coppa all’altra?

  24. admin 21 Dicembre 2012 al 16:25 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 06 Maggio 2012 alle ore 16:01

    Il caglio – apparente radice etimologica del nome Cagliostro – concretizza la virtù in grado di sostanziare formalmente la vita che, per conseguenza, assume nome e valore specifico: è la Fortuna virilis, già citata dea dell’antica Roma, con quella verga di Vergine che – ricordava il Maestro Kremmerz – è indispensabile a chi voglia diventare mago. L’idea di caglio e di coagulo è dunque creazione in senso lato, motivo dell’incarnazione stessa, di cui si tratta ne l’Arcano degli Amanti quando: “Dice l’uomo storico che è in noi, l’uomo antico che in ognuno di noi è reincarnato: io sono, fui, sarò, forma cattolica anteriore e posteriore a Cagliostro; ed è bene che me lo conosca io questo dio che porto con me, come l’anima del mio guscio di lumaca terrigena. La storia della vita passata è incisa sillaba a sillaba nel disco del fonografo umano, dell’uomo vivente. Non è il karma secondo la concezione buddica; è la memoria istintiva di tutti i dolori, di tutte le pene, di tutti gli spasmi, che aspira alla concezione della vita di uomini associati, dopo che si sono integrati nei loro poteri naturali e satannici”.
    E, circa quest’ultimo aspetto, in questo sito ho trovato attualissimo, fra le news da “La parola del Maestro”, l’intervento su “L’Aura umana: tintura alchemica e forza esteriorizzante”, in particolare per quel passo de “I dialoghi sull’ermetismo” dove Kremmerz spiega che “le molecole, parti invisibili del nostro corpo vivente, si staccano da questo per entrare in contatto con qualunque persona che si mantiene vicina. Un corpo più ricco di questa forza che volatilizza la materia dell’organismo umano, può esteriorizzare tante di queste particelle da condensarle in una leggera nebbia” e anche “L’odore speciale che esalano certi organismi umani è parte dell’aura che li circonda”.
    Addirittura il CICAP, per un articolo dell’avv. Steno Dondè, parrebbe convenire su tale evidenza quando spiega: “La fisica e la chimica ci insegnano che se facciamo passare una corrente elettrica attraverso una struttura atomica si produce un fenomeno chiamato ionizzazione, per cui un atomo, o un gruppo di atomi, perde o acquista elettroni trasformandosi da ione positivo a ione negativo o viceversa. Un fenomeno di ionizzazione che tutti constatiamo dopo il passaggio di un temporale, e che si manifesta con quel buon odore che acquista l’aria. (…) Kirlian inventò una strumentazione che attraverso l’impiego di energia elettrica faceva ottenere un determinato effetto fotografico sugli oggetti fotografati. La variazione delle bande di colore, più o meno accentuate, dovuta alle variazioni di intensità del flusso elettrico che passa attraverso i gas, è direttamente proporzionale alla stato di conducibilità dell’elettrodo variabile (mano, foglia…). L’effetto Kirlian oggi usato largamente, e in tutto il mondo, nell’industria pesante per studiare la resistenza dei vari materiali e la loro usura (…) fotografa il processo di ionizzazione dei gas esistenti tra i due elettrodi (…) Se, in effetti, il fenomeno fosse da imputarsi all’emissione da parte del corpo umano di “essenza energetica” dagli infiniti poteri terapeutici, non vedo perché il fenomeno non dovrebbe prodursi anche in assenza della scarica elettrica”.
    Così, sempre a proposito di coagulo, ricordo un altro intervento su questo sito, dove per La Parola del Maestro, trattando de “I profumi in ermetismo”, Kremmerz evidenziava: “Quando per lunghe ore molte persone respirano in ambiente chiuso, il fiato o effluvio o efflusso animale forma un coagulato morto, la cui putrefazione porta conseguenze di genere differente…”.
    Mi pare perciò interessante che il CICAP, dedito al ferreo controllo delle affermazioni sul ‘paranormale’, giunga a ritenere che : “abbiamo dimenticato un componente molto importante; non abbiamo tenuto presente che tra i due elettrodi, esiste… l’aria che ci circonda”. Infatti, Giuliano Kremmerz l’aveva già anticipato più di un secolo fa che “ isolare, nel senso vero di questa parola, un corpo terrestre dalla terra non è possibile. L’uccello che vola non può uscire dall’aria che è il prolungamento della terra solida; aria, alito della terra…Ora se è impossibile, per la stessa ragione di non separazione, qualunque corpo animato deve subire con maggiore o minore sensibilità la necessità della sua partecipazione alla vita energetica del globo a cui è legato. (…)Il magnetismo terrestre, in combinazione con l’elettricità in natura, determina …il patema organico, o l’arresto totale o parziale di una funzione che non crediamo affatto in rapporto con influenze non precisabili. Un corpo malato, disorganizzato e dolorante è considerato da noi come un organismo che non ha potuto resistere, per la sua struttura, a forze alle quali altri uomini hanno resistito senza lottare (…) Organismi che resistono e organismi che ammalano e soccombono… Così se un uomo diventa malato, una catena di forze volitive umane può dargli la sanità come per miracolo, fulmineamente. (In questo sito, da “La Parola del Maestro” L’Uomo e l’ambiente secondo la filosofia di Giuliano Kremmerz).
    In tal modo posso darmi ragione del nome Cagliostro e delle virtù taumaturgiche che a tale nome vengono associate.

  25. admin 21 Dicembre 2012 al 16:24 - Rispondi

    Originariamente postato da Alfieri
    Il 04 Maggio 2012 alle ore 17:17

    Ringrazio Catulla per i preziosi suggerimenti dati….
    Ieri ho visto la trasmissione serale su I.1, nella quale hanno messo in Onda un servizio sulla vita del celebre C. Cagliostro.
    Ho trovato detto spazio poco serio per l’accozzaglia di informazioni infondate raccolte verosimilmente un po’ a casaccio dalla rete, e date per buone dagli autori….
    Spero che i protagonisti anzidetti in futuro possano documentarsi di piu’ ravvedendosi della poca professionslita’ nella comunicazione, sopratutto quando si parla di personaggi come Cagliostro che tanto bene all’umanita fecero nel donare la loro scienza, pro salute populi…
    A tal proposito consiglio disinteressatamente di leggere il testo di Pier Carpi…….

  26. admin 21 Dicembre 2012 al 16:23 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 29 Aprile 2012 alle ore 16:48

    Dato che in questo periodo ci viene consigliato come rimedio l’acqua dei fiori, freschi o secchi, particolarmente contro le intossicazioni, vi propongo quanto segue, tratto da un trattato del 1700 (Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico del dottore Giuseppe Donzelli napoletano Barone di Digliola Venezia 1704)
    “A mezzo dell’Acqua si possono cavare le virtù da qualsivoglia pianta per via di distillazione… il vero modo di distillare l’acque dell’erbe è quello del Bagno Maria… Piglia i fiori, colti nel mese di maggio, libbre dodici, si taglia minutamente o s’ammacca nel mortaio; sopra versa acqua comune libbre venti, macera per tre giorni, distilla per vessica finché se ne raccolgono otto o dieci almeno. Questa regola tanto del tempo di raccogliere quanto del distillare dovrà servire per distillare tutte l’acque dei fiori … Tutte quelle acque distillate per vessica si dovranno esporre al sole per quindici o venti giorni coperte le bocche con dei vasi con panno o carta pergamena perforata.

    ACQUA DI NINFEEE.
    Quest’acqua si distilla da fiori di Nenufaro che è la Ninfea. Ha facoltà dio refrigerare in eccesso, estingue il seme con la libidine; onde si trova utile nella Gonorrea. Vale all’intemperie del fegato; giova alle febbri pestilenti; leva la sete e l’ardore. Raffrena la palpitazione del cuore e di molta utilità a tisici ragffrenando il fervore del fegato e del polmone; applicata estrinsecamente con aceto toglie il caore il dolore del capo concilia il sonno troglie il delirio e l’infiammazione forma l’erisipelem, il cancro e l’ulcere d’intemperie calde si come ferma anche l’emorragia del naso.

    ACQUA DI FIORI DI TIGLIO
    Si cava per alambicco nel modo degli altri fiori..
    Si loda grandemente contro l’epilessia. Conforta il cerebro. Dissolve il tumore del ventre. Scalda l’utero refrigerato e ventricolo. Somministra latte alle mammelle, leva macchie dagli occhi, Si crede per certo che dandosi mezzo cucchiaio di quest’acqua ad un bambino subito che nasce rimane preservato per tutto il tempo di sua vita dall’epilessia apoplessia e vertigine.

    ACQUA DI VIOLE.
    Si distilla per Bagno Maria.
    Bevuta dilata il polmone & il petto, fa respirare facilmente, preserva il polmone dalla tabe. Conferisce al fegato oppilato e all’aria cattiva e si adopera in ogni morbo grande. Conserva il fegato e chiarifica il sangue.
    Acqua di gelsomini.
    Dai gelsomini difficilmente se ne può cavare acqua odorata col modo ordinario degli altri fiori così che i fiori di gelsomini dovranno essere freschi aspersi di acqua comune e fatti distillare i primi spiriti e poi quest’acqua riposta sopra nuovi gelsomini e la distillazione ripetuta, pigliando sempre e semplicemente i primi spiriti.
    Giova a rigenerare gli spiriti vitali e ricrea l’animo.

    ACQUA DI FIORI DI MIRTO
    I Fiori de Mirti dovranno essere ben maturi da quali se ne cava acqua odorata con lo stesso metodo delle rose tanto della venale come della più squisita. Ha facoltà astringente delle piaghe della bocca e bevuta rende l’alito buono. Con tali regole si possono cavare acqua distillate da qualsivoglia fiore.”

    A completamento della ricerca… Gli apparecchi per distillazione (vessiche) esistono ancora e, per quanto costosetti, si trovano in vendita anche online (pare che quelli prodotti in Germania siano i migliori).
    In mancanza (dicono) si può sempre raccogliere il vapore condensato su un coperchio di pentola a pressione o, aggiungo io, chiedere in Farmacia i Fiori di Bach più adatti alla propria patologia. In questa Lunazione e la prossima, dovrebbero essere altamente terapeutici!

  27. admin 21 Dicembre 2012 al 16:21 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 29 Aprile 2012 alle ore 01:17

    Pur avendo avuto modo di accedere sia alle violette che alla lingua questa volta non ho dato corso né all’uno né all’altro rimedio. Tuttavia, per quanto concerne il carbone, so che la temperatura è quella che lentamente modifica la composizione chimica consentendo un aumento del tenore di carbonio e una diminuzione di quello di idrogeno e di ossigeno e, in tal senso, non c’è differenza fra animale e vegetale se non – appunto – per il materiale che viene carbonizzato. Quindi penso che si sia trattato del forno non sufficientemente caldo (si parla di 400° – 500° per carbonizzare).
    Auguri invece a tutti coloro che hanno sperimentato e stanno aspettando gli effetti!

  28. admin 21 Dicembre 2012 al 16:20 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 28 Aprile 2012 alle ore 13:15

    Sono riuscita anch’io a fare l’inchiostro di viole. Quando ho chiamato per chiedere alcune delucidazioni qualcuno mi ha detto addirittura di averlo conservato 11 anni fa, ben sigillato ermeticamente in un vasetto, e di averlo ritrovato pari pari, sì da poterlo usare 11 anni dopo. Ho preparato anche il carbone di lingua d’agnello, carbonizzando le lingue nel forno per tanto, tanto tempo. Questo carbone che ho messo in un vasetto e che sto provando, però, non ha perso completamente del tutto l’umidità. Mi chiedo se sia normale che il carbone d’origine animale conservi una minima percentuale di umidità o se è a cagione del forno adoperato per la carbonizzazione. Un caro saluto.

  29. admin 21 Dicembre 2012 al 16:20 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 28 Aprile 2012 alle ore 11:15

    Maschio… Femmina… Dio e Dea dentro di noi agiscono quali forze cosmiche per legarci e collegarci. La mano, tuffata nell’acqua, ne riporta la coppa, la tazza, il calice o la borraccia: docile, il fluido prende la forma e anche lo specifico nome (es. “quanta ne vuoi? Un bicchiere…”) del fluido che rigenera il nostro corpo, la vegetazione e la vita.
    Così la mente che, ogni notte, tuffata nell’oceano scuro del sonno profondo, trae il nutrimento adatto alla propria natura.
    Così le cellule staminali che, ogni istante, generando il sangue, ‘plasmano’ l’ossigeno dell’ambiente e la carne tutta ad immagine e somiglianza del comando genetico. (Che sia questo l’onore sacramentale tributato al padre e alla madre?)
    In questo sito, nelle Segnalazioni e recensioni del 04 APRILE 2009, appare l’intervento GIULIANO KREMMERZ: UN VIAGGIATORE DI FRONTIERA NEL MONDO DELLE NUOVE SCIENZE tratto da La via della Rosa – Editrice Miriamica, 1999. Qui si legge: “L’etere – ripeteva Kremmerz, voce solitaria nel deserto affollato delle idee nuove – è l’unica e sola materia cosmica. Nel nostro linguaggio etere è spazio infinito nell’armonia dei mondi e anche la materia rara di cui è composto, e in questo caso diventa sinonimo di materia cosmica e di protoplasma universale che vogliono indicare concretamente l’unico elemento passibile di qualunque realizzazione e forma e di cui tutti i corpi sono condensazioni con facce diverse. Pertanto – continua Kremmerz, occorre – …considerare la terra e tutti i pianeti e le stelle come condensazioni eteree e sorgenti di vite singole e individuali, delle quali condensazioni queste si alimentano”.
    E ricordo un post di cerere6000, risalente sempre a quel giugno 2009, in cui si menzionava il fascicolo B interno alla Schola e si riportava ” La Maria tua, che è il tuo demone lunare, è nera, la MIRIAM anima collettiva è nera – perché la MATRICE DEL MONDO, dice Ermete, È SENZA LUCE, IN BASSO, NEL MEDIO E IN ALTO, E IN ESSA TUTTE LE COSE VIVE SONO GENERATE: NELL’OSCURITÀ PROFONDA DELLA RADICE PRENDE SUA VITA REALE L’ALTO PINO” .
    Così, il Tempo, attingendo allo spazio infinito, plasma il cosmo ed i mondi, i pianeti e tutti i viventi, a somiglianza dell’impronunciabile nome divino che, come insegnano le più antiche tradizioni religiose, non viene mai pronunciato invano…

  30. admin 21 Dicembre 2012 al 16:19 - Rispondi

    Originariamente postato da gelsomino3
    Il 27 Aprile 2012 alle ore 15:39

    Qui da noi invece per il freddo che è tornato improvviso c’è stato un ritardo nella fioritura , per cui quelle spontanee non è stato possibile trovarle .Abbiamo invece utilizzato quelle trovate dai fiorai, per l’esatezza la viola pensè e la viola Santa Paula.
    Dalle pansè non c’è stato verso di tirare succo mentre dalle Santa Paula ne abbiamo estratto in abbondanza. Questa è una varietà aficana e nella foglia è molto simile alla viola spontanea.
    Per cui siamo riusciti nella sperimentazione ; ora ne attendiamo i risultati.

  31. admin 21 Dicembre 2012 al 16:18 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 27 Aprile 2012 alle ore 12:25

    Le notizie che riporti ispirano ottimismo in questa realtà talvolta pesa, catulla2008! Ti ringrazio di cuore!
    A proposito di fiori volevo sperimentare il rimedio segnalato nelle lunazioni col succo di viole. Purtroppo per quante ricerche abbia fatto anche con altri, sia per le viole selvatiche sia le coltivate, è stato impossibile trovarle. Almeno da marzo, in anticipo grazie al caldo di qualche settimana fa, sono già sfiorite ovunque anche in montagna! Rifarsi per tempo mi servirà per le prossime sperimentazioni.
    Un caro saluto a tutto il Blog!

  32. admin 21 Dicembre 2012 al 16:18 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 27 Aprile 2012 alle ore 00:32

    Sta per concludersi aprile, mese che per alcuni deve il proprio nome ad aphros, la spuma da cui nacque Venere, dea dell’Amore. E non meno meraviglioso MAGGIO, condivide la propria radice con l’abusata parola ‘magia’ e con quel suono – MAG – di cui il Maestro Kremmerz, in questo sito (vedi L’Ermetismo e la Magia della Schola di Giuliano Kremmerz) parla così: “Mag, Mehg, Magh in pelvi e in zend, lingue dell’antico oriente, significano prete perfettissimo, sapiente” e aggiunge: “tra il materialismo scientifico e il misticismo di oltre tomba c’è un tratto inesplorato che cangia ai due estremi il loro carattere d’inflessibile esclusività… nello stato intermedio di vita e di morte che fu detto mag,”.
    Così, affascinata da questa parola potente come dal suo significante, ho cercato e trovato che a maggio si legano i classici dell’alchimia (nella IV Tavola del Mutus Liber appaiono l’Ariete e il Toro; Fulcanelli scrive che in particolare nelle notti di maggio si condensa lo Spirito Universale, Anima di tutte le cose e, appunto, rugiada di maggio)…
    e si collega l’antichissima tradizione pagana secondo cui la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio (festa di Beltane o Walpurga) la Dea incontra il Dio e attorno al pino (o palo divenuto poi albero della cuccagna) il nastro rosso e quello bianco, avvolti in amore, propiziano il concepimento, la moltiplicazione, la MAGnificenza. Sulla notte, si diceva, vegliava la Grande Madre della fertilità che governa il destino dei viventi e dei morti.
    Notti freddine e giornate calde, mentre la luce si allunga sull’ombra e partorisce le forme cogliendole dalla coppa della notte…: Maggio è questo.
    Venere nasce: radiosa e splendida, dal movimento delle onde arruffate dall’aria. Vuole il mito che la Dea dell’Amore sia stata generata dai genitali di Urano che la falce di Crono aveva portato a cadere nel mare. Crono come re degli dei. Crono come vertice dell’età dell’oro. Sua l’azione che illude con le forme infinite, pescate dalla nera materia di cui è fatto l’universo, lungo quel bastone chiamato a generare.
    Midollo e sangue lungo una colonna vertebrale, in cima ad essa è collocato il nostro cranio a dirci che dentro di noi c’è l’albero della cuccagna ed ogni possibile tesoro… Ma chissà se riusciremo ad arrampicarci fino al miele!

  33. admin 21 Dicembre 2012 al 16:17 - Rispondi

    Originariamente postato da mercuriale2011
    Il 19 Aprile 2012 alle ore 22:02

    Questo Blog è una vera fonte di nutrimento con argomenti sempre interessanti e ricchi di spunti. Mi ha colpito particolarmente quello di Segezia a proposito del rimedio contro le infermità croniche consigliato nella prossima lunazione. Colpisce la chiave scientifica e come certe cose nell’antichità avessero un fondamento di grande conoscenza della Natura e delle sue leggi oggi riscontrabili dalla scienza comune.
    Quindi nulla era un caso e ogni elemento aveva una sua precisa funzione, dalla cartapecora al succo di viola e i capelli da cui si può riconosce il DNA mitocondriale, forse atto a confermare la diagnosi di malattia cronica e a poter attivare i geni necessari alla sua guarigione profonda.
    Sicuramente ci proverò!!

  34. admin 21 Dicembre 2012 al 16:17 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 18 Aprile 2012 alle ore 20:35

    Dalla Biblioteca del Monumento Nazionale di Farfa in Via del Monastero a Fara in Sabina (Rieti) apprendo che “si conoscono due ricette medievali (secc. VIII e XII) che illustrano il processo di preparazione della pergamena; da esse si deduce come la pelle, una volta staccata dal corpo dell’animale, si immergesse nel “calcinaio” (acqua e calce spenta), dove veniva lasciata per 5 giorni; seguiva la lavorazione del lato pelo con un coltello a lama non tagliente e in seguito, dopo un secondo “calcinaio”, la scarnatura, ovvero la lavorazione del lato carne. Immersa una terza volta nel “calcinaio”, la pelle veniva infine tesa su un telaio e sottoposta all’eliminazione definitiva del “carniccio” e fatta essiccare. A completare l’operazione, si levigava infine la superficie con la pietra pomice. Il risultato era più o meno raffinato a seconda della pelle utilizzata, dell’età dell’animale e della accuratezza della lavorazione, che nei casi estremi non consente di distinguere il lato pelo dal lato carne; normalmente, tuttavia, il foglio di pergamena presenta il lato carne più chiaro rispetto al lato pelo e spesso è possibile individuare ad occhio nudo i bulbi piliferi sulla superficie quest’ultimo. Per la realizzazione di manoscritti si utilizzavano tutte le parti della spoglia (tale è il nome della pelle sottratta all’animale morto), piuttosto facilmente individuabili ad un’osservazione attenta. Particolarmente pregiata era la pergamena “virginea”, ovvero quella tratta dal feto dell’animale o da animali nati morti…”.
    Mi sorge dunque un interrogativo: non è che l’uso della cartapecora è, in qualche modo, ricollegabile alle cellule staminali?

  35. admin 21 Dicembre 2012 al 16:16 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 18 Aprile 2012 alle ore 18:52

    Mi sono incuriosita non poco rispetto al rimedio del III ciclo di questa prossima Luna di sabato (fra l’altro, attenzione all’ora! Bisogna aggiungere 60 minuti a quella indicata perché siamo in regime di ora legale…). Comunque, la ragione della mia curiosità è, per così dire, sia preventiva che consuntiva. Difatti, quando l’ultima volta si presentò questa Luna, undici anni fa, avevo sperimentato l’originale metodo terapeutico che le è associato per ogni tipo di malattia cronica : debbo dire che, all’epoca, nonostante le condizioni in cui era costretto il povero alloro in vaso che avevo comperato (il lauro richiede MOOOOLTA terra perché ha radici MOOOLTO prolifiche) avevo potuto riscontrare un discreto successo. Il lauro, però, morì. Dunque, ora, per quanto andrò a fare nei tempi indicati, cercherò un lauro più robusto e – se riesco – non in vaso.
    Quindi quindi… approfondendo la ricerca delle caratteristiche…
    La pergamena deve il suo nome a Pergamo, sito dell’Asia Minore e importantissimo centro della cultura ellenica che, secondo la leggenda, entrò in competizione con Alessandria per la produzione di materiale atto a perpetuare la scrittura. Quando ragioni commerciali portarono gli egiziani a vietare l’esportazione del papiro, Pergamo si ingegnò con la pelle di pecora, opportunamente lavorata con acidi, affinché se ne potesse fare il medesimo impiego. Scrivere sulla pelle di un animale è, comunque, oggettivamente diverso che scrivere sulla fibra che struttura il mondo vegetale. In più, il colore viola, espressione materializzata di luce ad altissima frequenza e bassissima lunghezza d’onda, ha anche una valenza storica: i popoli pre-cristiani dell’area centro-italica lo utilizzavano, nel periodo di digiuno che precedeva il ver-sacrum, quale devozione agli dei per il tempo che prelude al rinnovamento. Concretamente, l’emissione di onde aventi questo colore (e più ancora quelle dei raggi ultravioletti) pare avere effetto sterilizzante-purificatorio.
    Mi ha inoltre colpito che uno dei coloranti modernamente usati per l’esame delle urine conti nella propria composizione il cristalvioletto: il colorante di Sternheimer-Malbin consente così di evidenziare i nuclei dei leucociti e di tutte le cellule epiteliali presenti nel campione di urine… Invece i capelli, semplicemente strappati, consentono ai moderni esami clinici di rilevare il DNA mitocondriale, cioè quello che ci lega alla madre e che contiene gli “attivatori” dei nostri geni (Vedi intervento del Prof. Formica sia negli ultimi convegni che nel libro degli Atti del Centenario della S.P.H.C.I.).
    Da ultimo, il lauro ha come caratteristica quella di riprodursi attraverso i semi, per AUTOMOLTIPLICAZIONE dei polloni che si trovano alla base della pianta principale. (Non a caso, forse, era mitologicamente sacro ad APOLLO, dio dell’autoriproduttivo ‘sole’). In più, le foglie di alloro preservano LA PERGAMENA…!!!
    Quindi, rileggendo il curioso rimedio alla luce (violetta?!?!!!) di qualche conoscenza scientifica contemporanea, si potrebbe dire che il materiale organico richiesto:
    – sarà protetto (PERGAMENA) dal materiale più resistente che esista in rapporto all’assalto degli animali -microrganismi e macrorganismi – dell’acqua, del fuoco e di ogni tipo di accidente esterno rafforzato dalla natura stessa dell’albero di alloro;
    – evidenzierà, purificandoli delle sovrastrutture, i nuclei di leucociti del paziente;
    – consentirà la rilevazione dell’MtDNA (quel medesimo esplicitato da quanto scritto dall’operatore sul retro per il nome della madre).
    È evidente che sui caratteri da scrivere non ci possono essere annotazioni derivanti dalla scienza moderna…. Ma già da quanto appare per gli altri aspetti ci si può render conto come gli antichi, quando dispensavano rimedi, avevano le loro buone ragioni!
    Non resta dunque che trovare la cartapecora originale (non la carta pergamenata, che è tutt’altra cosa) e un albero di alloro bello forte. E poi provare sulla propria…PELLE! (Di pecora, naturalmente).

  36. admin 21 Dicembre 2012 al 16:15 - Rispondi

    Originariamente postato da mara329
    Il 16 Aprile 2012 alle ore 10:05

    Anche questa luna è prodiga di molti consigli. Per la sperimentazione della cartapecora col succo di viole immagino che per diametro di mezzo pollice si debba intendere del proprio pollice, perché se si trattasse della misura inglese la pergamena verrebbe talmente piccola che sarebbe quasi impossibile scrivervi sopra.
    A proposito, mi sono procurata gli ossi di seppia in pescheria anche se credo che con la luna nuova di Aprile la sperimentazione debba terminare.
    Sono andata a rileggere I MECCANISMI DELL’ODIO E LO STATO DI NEUTRALITÀ SECONDO GIULIANO KREMMERZ a cura della S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam, pubblicato sul sito in segnalazione e recensioni il 04 APRILE 2009, visto che al 3° ciclo della luna di Aprile è proposta una pratica per cui non pensando al proprio nemico in un determinato giorno, è possibile liberarsi di tale passione negativa. Ne riporto un brano molto interessante per chi, come me, nemici in carne ed ossa non ne ha, ma situazioni o abitudini sbagliate che possono essere ritenute nemiche della propria salute psico-fisica. “Ma va osservato che molto spesso il nemico può non essere una persona fisica, bensì una situazione che ci coinvolge passionalmente, o un vizio o difetto nostro o altrui che può nuocerci (come; ad esempio, fumo, alcool, droghe ecc.) e persino una malattia (soprattutto psicosomatica), o una mentalità singola o collettiva che tenta di sopraffarci, o un’attività che c’induce a compromessi o ad abdicare alla nostra dignità umana, oppure un rapporto di necessità e sudditanza che offende il naturale diritto alla libertà dell’essere, e così via”.
    Bello l’intervento di Catulla sul “lavorio”della Vita e sul legame di matrice e uovo, adoperato anche in alcun antiche cosmogonie.

  37. admin 21 Dicembre 2012 al 16:15 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 14 Aprile 2012 alle ore 18:26

    Questo « uovo che si salva dall’acqua » in alcuni miti e leggende è diventato un pesce molto particolare, capace cioè di vivere in un elemento diverso dal proprio dopo aver subito una metamorfosi… a simbolo della quale diverse leggende pongono il pesce d’aprile! Ad esempio, una di esse narra che in una gara di pesca tra Cleopatra e Marcantonio quest’ultimo si sarebbe visto beffato dalla Regina pronta ad attaccargli all’amo un pesce verde fatto di squame di coccodrillo. E, per quanto riguarda l’uso di appiccicarne un simulacro di carta a mo’ di scherzo sulla schiena, un’altra leggenda parla di metamorfosi per l’intervento di Astroberta, che avrebbe punito il lupo (colpevole di aver mangiato l’asino adibito al trasporto del bucato) a divenire lui stesso bestia da soma così che da allora il lupo e non più l’asino avrebbe recato incessantemente sulla schiena il fardello sia da ripulire che pulito.
    E comunque un dato oggettivo che ad aprile il Sole, sorgendo, non allinea più la costellazione dei Pesci e che, quindi, se si parla di Pesce, questo sarà di tipo diverso rispetto a quello originale. Fra le mitologie, troviamo quella attinente a Venere Verticordia, dal calendario romano antico associata a Fortuna Virilis, dea capace di indurre trasformazioni e così chiamata sia per il verde (?) del Mirto cui pure era associata) sia per la virtù «…che riecheggia l’utero, per cui i diversi processi di solidificazione – il cagliare del latte e coagulare del sangue – vanno equiparati allo stadio iniziale nel processo di formazione di una nuova creatura » (da “Le Feste Di Venere: Fertilità femminile e configurazioni astrali nel calendario di Roma antica” di Leonardo Magini).
    Infine, una riflessione : proprio l’uovo è stato preso come simbolo dei Convegni della S.P.H.C.I. recentemente svoltisi all’insegna della prevenzione e cura delle patologie alimentari e metaboliche. Più ancora, fa da sfondo ai nutrienti autopoietici e alle influenze lunari e siderali tanto che verrebbe da chiedersi: sarà Venere Verticordia ad aver ispirato il proverbio « sano come un pesce » ?

  38. admin 21 Dicembre 2012 al 16:14 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 11 Aprile 2012 alle ore 22:53

    Nel Carbonifero (fra i 350 e i 300 milioni di anni fa) il corpo delle madri rettili mise a punto una soluzione che consentì di rendere la fase riproduttiva indipendente dalla presenza dell’acqua esterna: l’uovo venne dotato di una protezione rigida, sottile e porosa finalizzata a difendere dalla disidratazione e dai predatori quello che – fino ad allora – era il fragile seme della specie. Insieme con l’embrione si coagulò allora all’interno del guscio una riserva di sostanze nutritive quali grassi, proteine e zuccheri.
    La forma, finalmente definita e consolidata, fissò la separazione funzionale che consentiva un maggior grado di sviluppo della sostanza. Infatti l’embrione, così equipaggiato, non fu più dipendente per la propria sopravvivenza dal grado di umidità dell’ambiente e fece scattare di livello la materia vivente che passò dagli anfibi ai rettili.
    Separata l’acqua atta all’individuazione da quella universale, l’ulteriore separazione che porterà al successivo gradino evolutivo sarà quella del calore.
    Quando l’animale riuscì a “rapire una fiammella di calore agli dei” la nuova struttura corporea a sangue caldo poté prescindere dall’ambiente esterno e i piccoli poterono essere allevati in ogni dove e in ogni clima.
    Dai rettili agli uccelli (animali a sangue caldo in grado di trasmettere il calore con la cova) e dai rettili ai mammiferi (animali a sangue caldo in grado di trasmettere il calore per la creazione di un microambiente in cui l’uovo è ricostituito come utero all’interno della madre) uovo e matrice divennero intimamente legati così che fu la matrice – via via specializzandosi – a consentire ogni salto nello sviluppo della sostanza vivente ad essa intimamente correlata.
    Considerando che si parla di Matrice e di Mater solo quando c’è un embrione ed un figlio, si potrebbe concludere che quando appare l’Una appare anche l’altro e che, nel momento in cui viene definito il salto qualitativo dell’una, fatalmente si produce il salto di livello anche nell’altro. (Tutte le religioni più importanti significano la grandezza della maternità di Maria, capace di ‘materializzare’ un Principio divino…).
    Per i semplici osservatori, l’Intelligenza che guida lo sviluppo della matrice della materia vivente organizzata si palesa per i suoi rapporti con gli elementi base: l’acqua e il calore. E gli alchimisti celebri hanno parlato di una tradizione atta a perpetuare nel tempo i rapporti matematici che discendono dalla nostra matrice geografica e sono in armonia con la matrice del nostro sistema solare (Luna delle lune e Sole dei soli).
    Per chi invece ha avuto e ha la fortuna ineguagliabile di entrare in contatto con una Scienza, tramandata in modo ortodosso da un Centro, Sacra in quanto regolata da una Legge fatta a somiglianza della Madre delle madri, la pratica avvicina lentamente e inesorabilmente alla percezione di un Qualcosa di grande che, attivato dalla pratica costante di un Sapere intelligente, da capo a piedi ci rifà …: Mater-ialmente.

  39. admin 21 Dicembre 2012 al 16:13 - Rispondi

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 11 Aprile 2012 alle ore 18:43

    Davvero preziosa l’immagine del tesoro di Filosobek!
    Sembra mi abbia quasi letto nel pensiero!!
    In questi giorni, pensavo come sarebbe stato facile, per capire cosa avviene in un seme, aprirlo e guardarci dentro…forse troppo facile!
    Ma la Verità è semplice e non facile e sorride ai semplici come diceva Mandragola!
    Ho letto, per caso, oggi, una cosa che mi ha incuriosito:Il chicco o seme del grano, ha una parte interna chiamata germe o embrione(curiosa affinità con la fisiologia umana), che basta tenere in acqua per 12 ore e da cui si potrà veder nascere il germoglio di grano, la cui peculiarità sta più che nel germoglio, nel processo germogliativo infatti il testo dice”il germe di grano viene spesso ricavato dalle cariossidi germogliate, poiché le sue proprietà nutritive si esaltano durante il processo di germinazione”. Insomma mi chiedevo se viene prima il germe o il processo di germinazione??
    Un caro saluto a tutti

  40. admin 21 Dicembre 2012 al 16:12 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 10 Aprile 2012 alle ore 16:14

    Che belle le storie che ci hai raccontato filosobek88!
    Quanta saggezza e buon senso nei miti e nelle favole.
    Ma come mai ci siamo così complicati la vita?
    Quante sovrastrutture, quante storture, quanti errori, quante illusioni, ma soprattutto quanta energia sprecata a inseguire l’inesistente!!!
    Detto chiaro: mi fa un gran bene la sperimentazione della Schola che porta a cercare la realtà, il vero, la scientificità delle situazioni. Educa la persona a sentirsi parte naturale e funzionale di UNA ROSA ECO-sistemica intelligente, con semplicità e dignità; aldilà degli schemi sociali che, francamente ora più che mai visto il momento che viviamo, sono insopportabili quanto inutili!

    …sic … sob!

  41. admin 21 Dicembre 2012 al 16:12 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 09 Aprile 2012 alle ore 21:49

    In questi giorni, tante e coloratissime uova sono state vendute, acquistate, regalate in una serie di festeggiamenti che – osservati da un punto di vista socio-antropologico – fanno rientrare nella religione gli antichi rituali pagani del rinnovamento della Natura per cui il ciclo si chiudeva (e re iniziava) con la resurrezione del nuovo virgulto e l’annunciazione della pianta per il suo seme. E, come non c’è uovo di Pasqua senza la sorpresa, non c’è nuova vita che non racchiuda in sintesi quanto il percorso del tempo andrà ad esplicitare.
    Questo mistero – che è il più grande di ogni tempo in quanto attiene alle origini e al senso della vita umana – ha ovviamente una fioritura di leggende e di miti. Fra le favole di Esopo (vissuto nel VI secolo a.C.), mi ha sempre colpito quella della gallina dalle uova d’oro che recita più o meno così:
    “Un tale aveva una gallina che faceva le uova d’oro. Credendo quindi che dentro di lei ci fosse un mucchio d’oro, la uccise. Tuttavia, una volta squartata, la povera gallina risultò essere simile a tutte le altre e il tale rimase senza uova d’oro e, soprattutto, senza gallina”.
    Per qualche ragione, questa favoletta mi riporta alla mente la leggenda ebraica citata da Kremmerz ne Il Mondo Secreto secondo cui il ricco signore, che era riuscito a ghermire per la coda l’uccellino depositario della scienza di tutti i tempi, se l’era fatto sfuggire per non aver riconosciuto il tesoro di cui questi era portatore ma, soprattutto, per non aver capito che CHI PRODUCE UN TESORO È PIÙ PREZIOSO DEL TESORO STESSO.
    Fra le altre tradizioni pagane assorbite dalla religione, ci sono le 14 tappe del tabellone dell’Oca che un tempo non si presentava come gioco aleatorio (quindi affidato ai dadi) bensì come disposizione di un cadenzato (ogni 4 o 3 caselle) ritorno alle origini.
    Comunque i bambini, con i loro innocenti sorrisi e il loro entusiasmo, sanno portare il sole in casa nonostante le incertezze del clima primaverile e le mille uova intorno fatte a pezzi per avidità della sorpresa…!

  42. admin 21 Dicembre 2012 al 16:11 - Rispondi

    Originariamente postato da mara329
    Il 04 Aprile 2012 alle ore 09:03

    Cerere o Demetra sono proprio il mito della Primavera… Questa Luna di Marzo offre davvero ricchi consigli. Fra le numerose altre cose ho notato nel II ciclo come miracolosamente influenzata la polvere d’osso della seppia (formata di carbonato di calcio). Una piccola ricerca ha mostrato che questo rimedio era in uso nell’antica Medicina araba, compare in un Trattato di Trotula da Salerno, il più importante sulla medicina della donna nell’Europa medievale, in un Manoscritto di Caterina da Furlji, madre di Giovanni de Medici, nel Dizionario universale delle droghe semplici di Niccolò Lemery dell’Accademia Reale delle Scienze, ecc. ecc.
    Stamattina andrò a cercarlo, non so se in erboristeria o in una pescheria. Saluti primaverili a tutti

  43. admin 21 Dicembre 2012 al 16:10 - Rispondi

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 02 Aprile 2012 alle ore 20:35

    Questo tempo d’ariete è davvero particolare!
    Una mattina mi sono svegliata con la netta sensazione di aver sognato ma le uniche cose che ricordavo e mi risuonavano, finchè non ho aperto gli occhi, sono stati due nomi:Demetra e Cerere…Cerere e Demetra!
    Sono andata a leggere i miti di queste due Dee così famose ma di cui in fondo non sapevo tantissimo se non il ratto di Proserpina e la sua liberazione che simboleggia l’alternarsi di primavera-estate con autunno -inverno e i mesteri Eleusini legati al culto di Demetra.
    Tra le altre cose leggo così:” Cerere. Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea ker e significa “colei che ha in sé il principio della crescita”.
    “rendete propizie le madri della coltivazione, Tellus e Cerere”,
    così cantava Ovidio al suo pubblico romano.
    In tal modo il grande poeta distingueva le due principali Dee della terra di Roma: Tellus era la stessa terra, il ricco suolo scuro in attesa del seme; Cerere invece era la personificazione della forza della crescita vegetale.
    Per comprenderne il significato originario possiamo analizzare il suo nome, che ha la stessa radice del termine “creare” e possiamo studiare il suo rituale.
    Era celebrata ogni 19 aprile (altre fonti attestano il 12 aprile) nelle “Cerealia”, con riti e sacrifici che avevano la funzione di proteggere la crescita delle messi nonché assicurare un raccolto abbondante dovuto allo splendore del sole.
    Comunque sia è evidente il collegamento tra Cerere e un buon raccolto. Si pensava che avesse insegnato agli uomini la coltivazione dei campi e per questo veniva solitamente rappresentata come una matrona severa e maestosa, tuttavia bella e affabile, con una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di grano e di frutta nell’altra.
    Ma la dea della crescita doveva presiedere anche alla sua inevitabile fine. Così Cerere, una dea del munifico agosto, mese in cui le donne celebravano dei riti segreti in suo onore era anche la dea della morte delle piante che le rende commestibili e della morte degli esseri umani che li fa ritornare alla Mater Tellus, la terra.
    Cerere era già presente nel pantheon dei popoli italici preromani, specialmente gli osco umbro sabelli e fu, in seguito, identificata con la dea greca Demetra. Sia come simbolo dell’intera terra, sia come simbolo della vegetazione commestibile, Demetra era adorata con sacrifici in cui si faceva uso del fuoco, poiché era necessario che le offerte fossero presentate così come si trovavano in natura.
    Favi di miele, lana non filata, uva non spremuta, frumento non cotto venivano posti sui suoi altari. Non erano per lei le offerte di vini, dolci e tessuti: Demetra rappresentava il principio dei prodotti naturali, non artificiali.
    Ella donò al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l’aratura, la mietitura e le altre correlate. Come tale era particolarmente venerata dagli abitanti delle zone rurali, in parte perché beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c’è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni. Esclusivamente in relazione al suo culto sono state trovate offerte votive, come porcellini di creta( animale sacro alla dea), realizzati già nel Neolitico(“la porca” è un termine infatti che indica il rapporto tra maiale-fertilità e il suo legame rituale col solco e l’aratura). Si dice che Giasone si accoppiò con Demetra in un campo arato tre volte, e quindi fu padre di due gemelli Pluto e Polimelo (inventore dell’aratro), dal solco da cui nacquero, per fare loro da culla, furono utilizzate le messi. Chissà cosa vuol dire “avere in sè il principio della crescita”? Mi viene in mente il seme, da cui nascerà il frutto che ha in sè nuovamente un seme, secondo un processo autogenerativo ciclico e perenne…ma che cos’è allora che nel seme consente questa autogenerazione…è una sostanza, un meccanismo un processo????Vorrei proprio dare un NOME a tutto questo e, grazie ad un lampo di luce, poter dire finalmente:”EUREKA!” Un caro saluto a tutti

  44. admin 21 Dicembre 2012 al 16:09 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 31 Marzo 2012 alle ore 22:07

    Molto interessanti le ultime informazioni comparse sul blog. Eppure fra tanta evoluzione delle scienze, mi pare, rimane inascoltato l’essere umano… a sentir parlare la scienza a volte mi sembra quasi che il cervello sia paragonato ad un hardware specializzato, il pensiero ad un software. Come e perché pensiamo è ancora un mistero. Un giorno forse il funzionalismo scientifico sarà superato perché nella materia stessa vi deve essere tanta “poesia” e la possibilità, lo sforzo di compenetrare ciò che ci circonda non può che commuovere. In fondo la compenetrazione, quale atto d’amore, è una metamorfosi. Questo primaverile, forse, è il periodo in cui è più facile accorgersene: tutto rinasce, si risveglia e si trasforma teneramente ma con saldezza.

  45. admin 21 Dicembre 2012 al 16:09 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 31 Marzo 2012 alle ore 19:15

    Non mi stupisce più di tanto il fatto che i pensieri siano OGGETTIVAMENTE sintetizzabili in grafemi e misurabili in energia, né che siano riproducibili, né che siano trasmissibili. Già sei anni fa, nel libro L’Intelligenza in Rete nascosta nel DNA, (Macro Edizioni), Grazyna Gosar e Franz Bludorf supponevano che in tempi primitivi l’Umanità, come gli animali, fosse stata fortemente connessa alla coscienza di gruppo e che come gruppo agisse. Tuttavia, continuavano gli autori, questa ipercomunicazione sarebbe stata quasi completamente dimenticata in pro di un affermarsi di una forte coscienza individua (il mito della cacciata dal paradiso terrestre? N.d.r.).
    Nel medesimo libro gli autori asserivano inoltre che il DNA è un superconduttore organico in grado di lavorare a una temperatura corporea normale. Come tale potrebbe, quindi, immagazzinare luce e informazioni. (Oggi, una tecnica messa a punto dai ricercatori de La Sapienza di Roma, dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del C.N.R. e del Politecnico di Milano, consentirà perfino ai a computer – quantistici – di recepire – mediante un dispositivo chiamato Cnot – informazioni che viaggiano mediante la luce). Quindi – anche considerando quanto detto dal Maestro Kremmerz in questo sito su IL RITO DI ARIETE – non stupisce che un DNA, opportunamente risintonizzato a una coscienza di gruppo, possa recepire informazioni trasportate dalla Luce (in aumento come avviene in questo periodo)…!!!
    Grazyna Gosar and Franz Bludorf, nel loro libro Vernetzte Intelligenz, asserivano inoltre che una coscienza collettiva forte (quindi una ‘catena’ di molti individui) potrebbe addirittura influenzare il tempo atmosferico (come pare accada ancora in alcune tribù indigene). Infatti, essendo il tempo fortemente influenzato dalla frequenza risonante della terra (frequenza di Schumann) che però si produce anche nel nostro cervello, può diventare un potere che controlla in modo naturale l’energia del pianeta…
    O – mi viene da dire – come nella scelta del Maestro Kremmerz e dei suoi Mandanti, il ripristino della Salute e della Luce che le è connessa.

  46. admin 21 Dicembre 2012 al 16:08 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 28 Marzo 2012 alle ore 23:08

    Marcel Just e il suo collega Tom Mitchell, neurologi presso l’Università di Carnegie Mellon (Pennsylvania – USA) hanno combinato la capacità della risonanza magnetica di esaminare il cervello in azione con la capacità dell’attuale scienza informatica di elaborare immense quantità di dati nell’obiettivo di identificare cosa accade esattamente nel cervello quando le persone pensano. Dunque, in un esperimento si è chiesto a un gruppo di individui di pensare a 10 oggetti (ex. cacciavite) e poi si è registrata e analizzata l’attività cerebrale corrispondente a ciascuno di loro: il computer ha quindi mappato quadridimensionalmente (altezza, larghezza, profondità e intensità) e codificato in un grafo i punti del cervello in cui i neuroni si erano attivati per articolare il pensiero, fornendo la prova che anche cervelli diversi presentano una mappatura mentale sufficientemente simile da consentire l’identificazione dell’oggetto pensato qualora si proceda a una scannerizzazione.

    (Nelle ‘Segnalazioni e recensioni’ di questo sito al 4 aprile 2009 veniva riportato “Da: Giuliano Kremmerz – L’eredità isiaca e osiridea dell’Egitto sacerdotale – Editrice Miriamica, 2002 “I MECCANISMI DELL’ODIO E LO STATO DI NEUTRALITÀ SECONDO GIULIANO KREMMERZ”. Nel bellissimo e interessante articolo si notava, fra l’altro, che “il pensiero è categoria dinamica dell’entità umana”… e si distinguevano tre tipi di pensiero: 1) – Quello dell’uomo così com’è, frutto del suo complesso essenziale storico, dell’educazione, del suo organismo, di sensazioni precedenti riposte nell’inconscio, di idee rievocate 2) – Quello per scambio d’idee, risultato della suggestione recepita attraverso i rapporti interpersonali col mondo esteriore…)

    Dallo studio con la tecnica FMRI è già scaturito un uso per scoprire cosa la gente vuole comprare e qual è il modo migliore per venderla. Questa branca della ricerca si chiama ‘neuro-marketing’ . Una delle sue pioniere è la neurologa Gemma Calvert, cofondatrice della ‘Neurosense’ di Londra, che annovera una clientela in continuo aumento: da Mc Donald’s a Procter Gamble, Intel, Mtv, ecc. in un effetto valanga che ha già portato le agenzie di neuro-marketing al numero di 92 in tutto il mondo. Nondimeno non esiste ancora evidenza inconfutabile tra i significati elaborati dal cervello e la loro traduzione in comportamenti.
    Berlino, Bernstein center, John-Dylan Haynes è impegnato nell’adoperare lo scanner non solo per identificare gli oggetti cui le persone stanno pensando, ma per leggere le loro intenzioni. Ai pazienti viene chiesto di prendere decisioni semplici come aggiungere o sottrarre due numeri, e, in base all’attività di una piccola area del cervello che controlla le intenzioni si può leggere direttamente quello che i soggetti decidono di fare perché lo schema di attività cerebrale è diverso…. Inoltre Haynes sta lavorando a leggere dal cervello di una persona dove questa è stata esattamente. Utilizzando i videogame, ha messo a punto un sistema che dimostra come l’attività cerebrale di un individuo denota se questi abbia già visto in precedenza un dato ambiente. Certo, è impossibile costringere qualcuno a sottoporsi a una TAC cerebrale, ma ci sono tecnologie in via di sviluppo che potrebbero essere usate segretamente e perfino a distanza. Fra queste, un raggio di luce che verrebbe proiettato sulla fronte e penetrerebbe per un paio di millimetri nella corteccia cerebrale centrale mentre dei recettori capterebbero un riflesso di quella luce: alcuni studi suggeriscono che questo potrebbe essere usato come sistema di individuazione delle bugie…

    L’ultima categoria di pensiero individuata dall’articolo dell’Editrice Miriamica è quella – a mio parere – più importante:
    3 – Quello elementare o divino, essenza della natura umana, che scaturisce dalle idee e forme d’idee promanate dal Nume o d’Io occulto.

    …ma non mi pare che la scienza moderna l’abbia ancora esaminato!!!

  47. admin 21 Dicembre 2012 al 16:07 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 25 Marzo 2012 alle ore 20:30

    Ho appena riletto gli ultimi post e anche quelli di Lucius e Diogenon sul rimettersi in fase con i ritmi di Madre Natura: quanto bisogno ne abbiamo! Questo pianeta si sta ammorbando per la tracotanza umana di voler tutto sfruttare, tutto dominare, tutto avere presto e subito.
    E pensavo anche a una domanda captata qualche tempo fa sul perché gli astronauti debbano indossare una tuta protettiva…: la risposta fu “senza la pressione esterna che riprende quella terrestre, in base a cui il nostro corpo è calibrato, i vasi sanguigni scoppierebbero”.
    Non ci rendiamo conto di essere in funzione di Lei, Madre Terra: costruiti per lei e su di lei in un organismo unico che fa di noi i suoi figli insieme a tutti gli altri esseri viventi che abitano la superficie del pianeta.
    Speriamo che da questa Primavera spunti, come in dono, una coscienza nuova di questa comunione, così che sia sempre più chiaro al nostro intendimento che è lei, la Madre, che distilla la coscienza globale: mentre le speci e le razze si estinguono, risorgono, culminano, tramontano…

  48. admin 21 Dicembre 2012 al 16:07 - Rispondi

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 24 Marzo 2012 alle ore 12:05

    “Astronomicamente il nuovo anno comincia, il Sole si trova in Ariete – il vello d’oro delle fatiche giasoniche, è meno le corna, l’agnello di Dio….Dall’equinozio di autunno all’equinozio di primavera, cioè dalle costellazioni di Sagittarioad Ariete, il regno della materia è uscito dalle tenebre, il calore dal freddo…”. Queste le parole di Giuliano Kremmerz, presenti anche in questo sito sotto Kremmerz-La parola del Maestro-IL RITO DI ARIETE di Giuliano Kremmerz del 12 marzo 2007.
    Su queste parole riflettevo e constatavo che le tradizioni antiche contano tutta una serie di miti, relativi al passaggio equinoziale, incentrati sull’idea di sacrificio e sulla successiva rinascita. Nella Grecia antica, Attis, nato dal sangue della dea Cibele e da lei amato, si distaccò da lei perché voleva legarsi a una donna mortale. Ne risultò uno stato di follia in seguito al quale Attis si evirò morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero le violette il cui colore ancora caratterizza questo periodo in varie religioni. Gli dei, presi da pietà per il giovane, lo trasformarono allora in un pino sempreverde.
    E che dire di Persefone? Rapita da Ade mentre giovinetta (Kore) era intenta a giocare con le amiche, venne da lui costretta alla ciclicità di un ritorno agli inferi per aver ingoiato dei semi di melagrana. Ma in Primavera, allorché avviene il ricongiungimento di Persefone alla Madre Cerere, la natura rifiorisce e la terra conosce una nuova generazione.
    Come Persefone anche Tammuz, meglio conosciuto come Adone, dimorava parte dell’anno agli inferi, e si festeggiava in primavera il suo ricongiungimento a Ishtar (nota anche come Afrodite o Venere). (La chiesa cristiana ha parzialmente assorbito il mito decretando la festività dell’annunciazione della Vergine benedetta Maria….).
    Assimilabile al medesimo mito, la dea celtica Eostre, da cui il nome inglese della Pasqua. A Eostre era sacra una lepre molto particolare, in quanto capace di deporre le uova… Ma non è, in fondo, l’uovo proprio il simbolo per eccellenza della nuova Vita?

  49. admin 21 Dicembre 2012 al 16:06 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 20 Marzo 2012 alle ore 20:04

    Riprendo quanto scritto da Volo circa l’amore madre-bambino e lo faccio citando uno di quegli aforismi che i ragazzi amano riportare nei diari, una sorta di slogan partorito dalla mente e dalla penna di Erich Fromm, celebre socio psicologo del secolo scorso: “L’amore immaturo dice TI AMO PERCHE’ HO BISOGNO DI TE, l’amore maturo dice HO BISOGNO DI TE PERCHE’ TI AMO”. E’ evidente che nel secondo assioma l’idea di bisogno è completamente svuotata del suo significato necessitante mentre, piuttosto, indica una sorta di donazione naturale e interattiva. Un po’ come il sole ha “bisogno” della terra nel senso che la vita che ne deriva evidenzia la forza della sua luce.
    In realtà, nel quotidiano, credo che su questo amore materno abbiamo ricamato tanto dimenticandoci che le donne sono, appunto, bambine cresciute (spesso non-cresciute) proprio come lo sono gli uomini se non hanno avuto modo di conoscere quel calore meraviglioso che è l’amore nel momento in cui se ne ha più bisogno perché da quell’amore si dipende per crescere.
    Il medesimo studioso aggiungeva poi che molte madri danno il latte (cioè il necessario per vivere) ma non sanno dare il miele (cioè la gioia di vivere).
    Certo, l’amore di una madre è insostituibile.
    Certo, l’amore di una donna innamorata è istintivamente dedizione, cura, sostegno, ma…
    Spesso le donne che non sono state amate dalla loro madre per come avrebbero voluto o avuto bisogno, si trovano adulte a fare altrettanto con i loro figli, e succede perché ci si educa all’amore come a qualsiasi altra cosa.
    Però è anche vero che qualsiasi donna è STRUTTURATA per essere madre e per produrre in sé e da sé quell’amore capace di alimentare la vita della propria specie. L’amore femminile può, se la donna prende coscienza, arrivare a prescindere da ogni forma precostituita e nutrire con forza incessante il bambino come il progetto.
    Spesso si commette l’errore di cercare, noi donne, l’amore non avuto dalla madre nel compagno del momento: azzurro principe socialmente fulgido o maschio di genere lusinghevolmente languido…
    Poi, cammin facendo, in un percorso VERAMENTE evolutivo, nella pratica di una tradizione ermetica che spoglia lentamente ma inesorabilmente dalle sovrastrutture più grevi, si riesce a percepire il profumo di un amore finalmente imparziale, immenso, divino e divinizzante. Un amore della Mater che è intelligenza della Materia al suo primo fermento e che, nondimeno, già è sufficiente a far impallidire quell’imitazione umanizzata divenuta icona per le masse affamate di affetto.
    A quel punto non importa più se nostra madre ci ha amato, quanto ci ha amato, come ci ha amato… Importa solo che noi, in noi e per la Vita, impariamo ad amare… Educandoci nella pratica e restituendo ai nostri compagni (finalmente!) il diritto di essere gli uomini che sono: senza vuoti da dover colmare, senza modelli da dover soddisfare.
    Io sento che l’unico amore assoluto, totale è quello di tale Madre per noi bimbi piccoli: e in una tradizione ortodossa, con la pratica purificatoria che lentamente ci restituisce all’I-dea che ci ha partorito, si può tornare a conoscerlo.
    Per non lasciarlo più.

  50. admin 21 Dicembre 2012 al 16:05 - Rispondi

    Originariamente postato da volo
    Il 20 Marzo 2012 alle ore 14:27

    Riprendo oggi lo scritto di holvi49 del 14 marzo. Mi è occorso del tempo e mi scuso perchè mi dilungo.
    Sento vere le parole ‘l’amore materno lo si dà per scontato’, vere perchè ‘lo si da per’. Eppure, basta che guardiamo: scontato non lo è assolutamente.
    Una madre può commettere un aborto (=uccidere il proprio bimbo in grembo), può commettere un infanticidio (=uccidere il proprio bambino appena nato o nei suoi primi mesi di vita), può abbandonare il suo bimbo appena nato o di pochi mesi.. e questi sono i casi estremi..
    Ma una madre può essere insensibile ai bisogni che sono vitali per il bimbo, anche soltanto perchè non se ne accorge, e questo accade frequentemente..
    Che una madre non si ‘accorga’ del proprio bimbo, non mi appare un fatto ‘personale’, cioè delimitato a quella madre. Mi appare una via che ha intrapreso l’insieme della società, un lasciarsi trasportare da ‘altro’. E’ un essere presi da una molteplicità di situazioni, che probabilmente appaiono o interessanti o utili e necessarie o piacevoli.. uno scivolare via in modo inconsapevole.
    E proprio perchè è tutta la società a esserne coinvolta, quasi non abbiamo la possibilità di farci caso: diventa un ‘naturale’ scorrere così.
    Io sento che l’unico amore assoluto, totale è quello del bimbo piccolo per la madre. Questo è in tutti i bambini, è insito nell’essere. Se li guardiamo, lo vediamo. Il bimbo ama la madre e la ama anche quando ella diventa il suo carnefice. Non può fare altrimenti. Il bimbo nasce nella simbiosi, nel cui interno è l’amore della madre a nutrirlo, l’amore che gli aprirà il cammino.
    Ogni volta che la fiamma d’amore materno si affievolisce o si spegne, il bimbo cala un telo nero. Cala un telo nero su quel lato dell’affettività: lo fa per sopravvivere e quel lato non lo vedrà più.
    Possiamo anche chiederci quanti teli neri dovettero calare a quel tempo le bimbe che ora sono o si apprestano a essere mamme. E anche quanti teli neri calammo tutti noi. Forse la natura consente una tolleranza e forse pone un limite oltre il quale non è più possibile evolvere.
    Qual è la fortuna della donna che divenendo madre può lasciare che il riflesso d’amore del bimbo consenta in lei lo sbocciare del miracolo d’amore? E anche di quella nonna e, come ora ci ha detto il dott. Formica, anche di quel padre? Forse è perchè possa manifestarsi in noi lo sbocciare di questo miracolo d’amore, che il dio rinasce facendosi bambino..

  51. admin 21 Dicembre 2012 al 16:04 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 18 Marzo 2012 alle ore 20:20

    Grazie lucius, ricambio con affetto fraterno!

  52. admin 21 Dicembre 2012 al 16:04 - Rispondi

    Originariamente postato da lucius
    Il 18 Marzo 2012 alle ore 10:20

    Il post di diogenon solletica e sollecita una ns, sempre maggiore consapevolezza circa l’importanza fondamentale di mettersi ‘ in fase ‘ con i ritmi della Mater Naturae. Tutte le stagioni della ns. vita ( e non solo quelle dettate dal calendario astronomico sono propizie per una specifica fase della ‘lavorazione creativa’, ma non v’è dubbio che la ‘Prima-Vera’ ha una importanza cruciale per il risveglio delle nss. intuizioni, smuovendo quella simbolica ‘porta’ che separa lo stato di coscienza dalla dimensione occulta dell’INCONSCIO dove tutto è scritto e registrato. Un saluto ed un augurio a tutti gli amici del Blog e, soprattutto , ai fratelli di Miriam.

  53. admin 21 Dicembre 2012 al 15:38 - Rispondi

    Originariamente postato da diogenon-
    Il 17 Marzo 2012 alle ore 23:34

    M_rosa mi hai fatto venire in mente quanto scriveva Paul Klee agli inizi del ‘900:

    “Chi mai non vorrebbe, come artista, dimorare là, dove l’organo centrale d’ogni moto temporale e spaziale — si chiami esso cervello o cuore della creazione — determina
    tutte le funzioni? Nel grembo della natura, nel fondo primordiale della creazione, dove è custodita la chiave segreta del tutto? Ma non a tutti è dato giungervi, e ognuno deve muoversi nella direzione segnata dal palpito del suo cuore. Cosi i nostri antipodi di ieri, gli impressionisti, avevano pienamente ragione di stabilire la dimora tra i getti delle radici, nel sottobosco delle quotidiane apparenze. Ma dal battito del nostro cuore, noi siamo sospinti più in giù, verso il fondo, l’origine.”

    Quale incalcolabile fortuna per noi, m_rosa, essere in un cammino che potrà dare, se meritevoli, “fisiche” risposte alle legittime domande di Klee.

    Intanto a breve torna l’Ariete, la natura si risveglia, il “fermento” è nell’aria che respiriamo, ci permea, scorre nelle vene al punto che, come ebbe a scrivere il Maestro, mai come ora “il tempo è propizio” …

  54. admin 21 Dicembre 2012 al 15:36 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 16 Marzo 2012 alle ore 17:56

    Secondo la mitologia greca antica, le arti erano appannaggio delle Muse, nate dall’unione di Zeus con Mnemosine. Inizialmente in numero di tre, successivamente nove (che di tre è il quadrato) vale la pena di considerarle sotto alcuni aspetti:

    – In primo luogo, per quell’origine divina legata all’unione della Memoria col Dio nascosto (Dio Cielo- dio celato, se si vuole dar retta all’etimologia latina di Zeus, oppure dio oracolare, se si vuole accreditare il vocativo dell’ipotetico indoeuropeo(?) dyeu- phtēr= dio pizio).
    – In secondo luogo perché le muse primigenie erano incentrate sul triplice aspetto del ricordo, della pratica e del canto. Quell’idea di trinità sintetica che lega una ‘pratica’ derivante dal ricordo alla produzione articolata (canto) rivela una unità di presente-passato-futuro che rammenta il triplice volto della matriarchia (vedi pubblicazioni della S.P.H.C.I.). Dalle prime muse ognuna ha prodotto un’altra trinità: Astronomia Storia e Danza (ricordo di un movimento eterno), Mimo Tragedia e Commedia (pratica adattativa e umanizzata di quel movimento), Poesia epica, lirica e amorosa (canto di quel medesimo movimento).
    – In terzo luogo per il fatto che, fra le arti legate alle Muse, vi era anche quella medica nonché terapeutica (lo testimonia il fatto che la insegnarono ad Aristeo, come ci narra Robert Graves nei suoi Miti Greci).

    Mediatrici della verità, fonti di ciò che è stato e che sarà, emblema della facoltà di dominare ogni forma, le Muse appaiono dunque quanto mai accostabili al principio femminile di cui la tradizione della S.P.H.C.I. (nella persona dal Maestro Iah-hel e dei suoi predecessori) riporta la seguente definizione: “unità di forma e sostanza… Amore… che presiede alla fusione di quanto ha natura separata”.
    Azzardo poi che, in un cammino a ritroso verso le fonti del mito, potrebbe darsi che non le Muse siano nate da Zeus e Mnemosine ma viceversa, essendo le società neolitiche basate sul culto della Grande Madre antesignane e non susseguenti delle patriarcali dualistiche dove la materia si contrapporrà allo spirito e il dio nascosto alla Memoria del mondo…

  55. admin 21 Dicembre 2012 al 15:36 - Rispondi

    Originariamente postato da m_rosa59
    Il 15 Marzo 2012 alle ore 18:56

    Pensierino della sera: “L’arte deve provocare una sensazione fisica, per poter arrivare all’anima” è quanto affermava il pittore Joan Mirò. Non vi sembra, amici del blog, che tale considerazione la si possa applicare anche ad altri ambiti? Anzi a ben pensarci a qualunque esperienza, purchè vissuta intensamente. Come guardare questo cielo crepuscolare che ha i colori e i profumi della primavera, non mi sembra vero! Finalmente la rinascita primaverile sta per arrivare e che fortuna per noi miriamici che possiamo viverla fin nel profondo dell’anima. Buona serata a tutti

  56. admin 21 Dicembre 2012 al 15:35 - Rispondi

    Originariamente postato da holvi49
    Il 14 Marzo 2012 alle ore 18:34

    Ancora un sentito grazie alla S.P.H.C.I. per il convegno del 10 marzo.
    Pubblico numeroso e attento quello di sabato; il tema era infatti di quelli che catturano gia’ dalle prime battute. Bravi e preparati i relatori che hanno coinvolto gli astanti oltre ogni previsione.
    L’intervento di apertura della Dottoressa Piscitelli sta lavorando dentro di me, come credo in ognuno dei presenti, come un seme amorevolmente gettato perche’ possa dare i suoi frutti, prima o poi.
    Le considerazioni sarebbero tante da farsi, sui tantissimi punti evidenziati nel corso delle esposizioni, ma ne voglio mettere in evidenza solo uno, che ritengo della massima importanza. La modificazione, cioe’, che avviene nei genitori quando il piccolo viene alla luce, quindi nel divenire madre e padre. Del “senso materno”, istintivo o innato, sembrerebbe vi sia poco da dire: lo si da’ per scontato. Quello che invece e’ “sconcertante” e’ la scoperta di un senso paterno, frutto della modificazione ormonale che si verifica nell’individuo che diviene padre, come espresso dal Dott. Formica.(Credo che si debba intendere il padre nel senso di colui che viene chiamato a prendersi cura dell’essere venuto al mondo.)Non essendosi verificato un legame simbiotico come quello tra madre e feto, quale “legame” si viene ad instaurare tra il piccolo e il soggetto maschile? Quali frequenze e da quali fonti vengono emesse e con cosa interagiscono e in che modo modificano? Oramai la scienza di frontiera ammette la interrelazione delle parti in un continuum; e’ stata accertata l’azione delle onde elettromagnetiche emesse dalle sostanze, molecole , cellule…DNA compreso e oltre, sulla materia dell’ambiente circostante e viceversa: l’epigenetica lo insegna. Si e’ arrivati, azzardando, che sia l’Amore a giuocare il ruolo principale. Strana cosa detta dalla scienza! Ma il Maestro kremmez lo ha sempre scritto.
    Bella la conclusione della Dott.ssa Piscitelli: Bisognerebbe cominciare ad amare!

  57. admin 21 Dicembre 2012 al 15:34 - Rispondi

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 14 Marzo 2012 alle ore 00:27

    Purtroppo gli impegni di famiglia mi hanno impedito di seguire questo Convegno come invece avrei voluto fare e, quindi, stavolta non ho avuto modo di sentire l’intervento della dott.ssa Piscitelli. Mi rendo conto, tuttavia, che ogni sostanza ha una sua precisa configurazione che porta la memoria di sé nell’organismo di cui diventa parte. L’effetto che chimicamente ha sull’organismo un uovo non è evidentemente il medesimo che ha una foglia di insalata né una bistecca al sangue. E non si tratta solo di componenti minerali o proteiche o vitaminiche. Ad esempio, già nel 2002 gli studi e gli esperimenti del Dott. Joseph Hibbeln, del “National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism” di Bethesda negli USA, avevano provato lo stretto rapporto fra cibo e sviluppo neurologico mentre il dottor Bernard Gesh, filosofo dell’Università di Oxford in Inghilterra, mediante una sperimentazione su 231 carcerati, fra i 18 e i 21 anni, aveva fornito evidenza della correlazione tra cibo e comportamento, tra alimenti e livello di aggressività. Quindi è accertato che il cibo influenza il nostro fare e, di conseguenza, anche il nostro “pensare”.
    Scegliere cosa mangiare porterebbe dunque a deliberare cosa vogliamo essere…e ad autodeterminarsi nelle varie necessità della vita. Più ancora va poi considerato, come diceva il Maestro Kremmerz nel I volume de LA SCIENZA DEI MAGI p.156, che: “il corpo umano si nutrisce in tutti i modi e non è il tubo ingerente l’unica via della nutrizione…”. (Vedi da parte scientifica moderna LeDoux J., Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Cortina, Milano, 2003).
    La scoperta (o riscoperta?) di una scienza dell’alimentazione – via esofago-stomaco e cerebrale – è dunque quanto mai necessaria. La S.P.H.C.I. da sempre lavora in tal senso e ricordo ancora con profonda gratitudine i seminari tenutisi a questo proposito in quel di Montemonaco quando l’Italia ancora non brulicava di iniziative culturali… eco moderna di studi anglosassoni.
    Di fatto, la tradizione della Schola dimostrava, già allora, di essere sempre un passo avanti (o ciclicamente precorritrice?) nella propria capacità di considerare l’unità uomo come parte integrante e in via di integrazione all’unità universa.

  58. admin 21 Dicembre 2012 al 15:33 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 13 Marzo 2012 alle ore 23:56

    Dimenticavo una cosa importantissima: GRAZIE alla S.P.H.C.I. e alla Miriam per tutto il bene profuso anche con queste iniziative, pro salute populi.
    Un abbraccio, mandragola11

  59. admin 21 Dicembre 2012 al 15:33 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 13 Marzo 2012 alle ore 23:51

    Sono molto sensibile all’argomento cibi biologici ed ecologia ambientale (e per ‘ambientale’ intendo anche il ‘terreno’ persona) il mangiar sano e integrale proprio nel senso di ‘integro’ e non manipolato, mi da più garanzia.
    Quindi capirete che ho trovato particolarmente utili le informazione date tanto generosamente dai medici, così simpatici fra l’altro e molto disponibili!
    La Dott.ssa Origlia parlando di cibo geneticamente in sintonia all’essere umano si poneva un interrogativo: e se l’intolleranza al glutine (che colpisce la popolazione in aumento esponenziale) non fosse una patologia insita ma una reazione dell’organismo a un tipo preciso di cereale (ha detto anche il nome ma non lo ricordo) modificato geneticamente, perciò non più simile a noi e quindi estraneo? Cioè non convibrante?
    Se tutto quello che entra in contatto con noi è alimento da metabolizzare, chi ce lo dice certe reazioni fisiche, psichiche ed emotive fino alla patologia, non abbiano cause analoghe di estraneità bio-dinamico-energetica?
    Siamo troppo abituati ad accettare il messaggio che arriva dai media, quando qualcosa ci crea disturbo si fa presto a dire che è un male!
    Ciao, buona serata.

  60. admin 21 Dicembre 2012 al 15:32 - Rispondi

    Originariamente postato da fulva11
    Il 13 Marzo 2012 alle ore 23:15

    A Napoli giornata estremamente costruttiva!
    Tanti gli stimoli di riflessione offerti dai relatori e dal numeroso pubblico, tant’è che il dibattito, più volte aperto tra un intervento e l’altro è stato intenso, coinvolgente, piacevole.
    Argomenti difficili, come le patologie gravi dell’apparato digerente, affrontati in modo concreto e chiaro, comprensibile da tutti. L’alimento e nutrimento quale fonte di energia vitale, di crescita, di prevenzione dalle malattie, di rigenerazione e di coscienza, è risultato essere in primis una rete collegante l’essere umano al tutto.
    Per cui accogliere l’ottica proposta dalla d.ssa Piscitelli di una dieta autopoietica ermetica fonte di luce e salute, con nutrienti e alimenti opportunamente scelti e combinati, su chiavi e parametri specifici, mi sembra oltremodo fondamentale. La Schola attraverso la terapeutica ermetica induce a un allenamento in tal senso. Perché nella pratica quotidiana si tende a operare una scelta sempre più selettiva e intelligente di cibi e alimenti (in senso lato) per una specifica ricerca dell’equilibrio personale che diventa, quindi, bene collettivo.

  61. admin 21 Dicembre 2012 al 15:31 - Rispondi

    Originariamente postato da ippogrifo11
    Il 13 Marzo 2012 alle ore 19:31

    Purtroppo ho potuto godere solo di uno scampolo dell’evento di Napoli, evento che da quel pochissimo che ho potuto verificare di persona dev’essere stato senza dubbio di grande spessore per la qualità degli interventi e la competenza dei relatori, oltre che per l’appassionata e attenta partecipazione di un pubblico numeroso e assetato di sapere.
    Indubbiamente, le connessioni tra ermetismo e scienze mediche, particolarmente per il postulato che lega in modo indissolubile una sana alimentazione all’equilibrio corpo-mente , esercitano oggi, in tempi di stress e ritmi frenetici, una grande attrattiva. D’altra parte, la ricerca di uno stile di vita più naturale e più libero dalle suggestioni consumistiche non può non passare in primo luogo attraverso una revisione profonda dell’alimentazione, in uno con l’adagio popolare secondo il quale siamo anche ciò che di cui ci si nutre.
    Dunque, il convegno, magistralmente organizzato dalla S.P.H.C.I., non poteva non trovare vasta risonanza, anche perché i temi trattati erano tutti contigui all’esperienza del quotidiano, esperienza nella quale la salute e il mantenimento della salute giocano un ruolo primario.
    A questo punto, e guardando oltre, verrebbe da chiedersi come si porrebbe, in termini di possibile risonanza tra la gente comune e, perché no, anche fra esponenti del mondo accademico, un convegno centrato questa volta sulle possibili connessioni tra Scienza Ermetica e alcuni degli sviluppi lasciati intravedere dalle attuali scienze di frontiera. Sono convinto che, almeno sul piano teoretico, molti degli assunti sui quali si fonda la sperimentazione ermetica troverebbero insospettati punti di contatto con gli orizzonti scientifici emergenti dagli studi più avanzati.
    Lancio l’idea nella dimensione del futurible, dimensione nella quale la S.P.H.C.I. più di una volta ha dato l’impressione di essere di casa!

  62. admin 21 Dicembre 2012 al 15:30 - Rispondi

    Originariamente postato da segezia810
    Il 13 Marzo 2012 alle ore 12:28

    Ero anch’io a Napoli e sono stata piacevolmente colpita dall’affluenza e dalla partecipazione del pubblico. Devo pure ammettere che la rispondenza tra le scoperte della scienza (di frontiera e non) e la tradizione ermetica è per me, ogni volta, motivo di fierezza e gioia insieme. Inoltre, le curiosità del mondo della ricerca sono senz’altro stimoli al bisogno di sperimentazione che caratterizza l’approccio moderno alla verità, sottraendolo ad ogni faziosità mistica o personale. Così, quando il professor Formica, nel suo intervento, ha menzionato la dimostrazione che vi sia anche un istinto paterno innato, da più parti è sorta la necessità di approfondire i termini della scoperta. Tornata a casa ho compiuto qualche ricerca in tal senso e ho trovato lo studio della Northwestern University ripreso dal Weinberg College of Arts and Sciences condotto su un campione di 624 maschi filippini monitorati per alcuni anni: i loro livelli di testosterone sarebbero bruscamente calati dopo la paternità e – a dimostrazione che a causare il cambiamento sarebbe stato il bebè e non il mutato rapporto con la madre – è stato addotto il dato secondo cui i livelli sarebbero ancor più marcatamente scesi in coloro che contavano 3 ore o più di interazione attiva col bambino (accudimento e cura). Più ancora il dato appare confermato dalle evidenze prodotte dallo studio su altre specie di mammiferi i cui maschi siano attivamente coinvolti nella cura della prole. Non avendo particolare preparazione scientifica, l’unico commento che mi viene di fare è che il femminile – presente in tutti gli esseri – è strettamente legato all’Amore che, a sua volta, è fonte di salute…
    Pare infatti che questa discesa dei livelli di testosterone sia una delle cause di maggiore immunità dalle malattie croniche che affliggono in percentuale più rilevante gli uomini single rispetto a quelli che sono diventati padri. Ma proprio su quest’ultimo dato torna a sorgere il dubbio se sia il rapporto con la donna il vero fattore condizionante: risulta infatti che anche gli uomini sposati – ma senza figli – vantano una maggiore immunità rispetto agli uomini non accoppiati… Restano perciò aperti il dibattito e lo stimolo alla ricerca.
    Grazie alla S.P.H.C.I. per essere sempre un faro alla libera investigazione su chi siamo e dove andiamo…!!!

  63. admin 21 Dicembre 2012 al 15:30 - Rispondi

    Originariamente postato da corolla-
    Il 13 Marzo 2012 alle ore 00:04

    Non ho potuto partecipare personalmente a questo importante Convegno, ma ho raccolto i commenti entusiastici di chi c’è stato, condividendone l’esperienza . Auspico quanto prima di poter ulteriormente approfondire le tematiche affrontate nella giornata di studio partenopea. Evidenziamo le strategie concretamente e correttamente mirate al conseguimento e mantenimento del nostro equilibrio psicofisico, secondo la Tradizione Hermetica, in maniera responsabile e sempre ATTIVA, nel rispetto della Natura e dei suoi ritmi. Grazie S.P.H.C.I, per l’enorme e prezioso lavoro svolto.

  64. admin 21 Dicembre 2012 al 15:29 - Rispondi

    Originariamente postato da tanaquilla9
    Il 12 Marzo 2012 alle ore 17:02

    “Era tempo che non mi sentivo così bene”….. questo, il concetto espresso in una molteplicità di variabili, alla fine del Convegno di Napoli dagli intervenuti. Perché immersi nelle parole e nelle immagini che aiutano a ripiegare su sé stessi, nel proprio centro vitale, dimentichi una volta tanto del turbinio estraniante della vita quotidiana. Cercando in sé la sperimentazione delle idee sull’alimentazione espresse nel Convegno, cercando in sé la conferma, l’ adesione, la propria individuale risposta alle sollecitazioni scientifiche del Convegno. Il risultato incredibile di questo ultimo Convegno della SPHCI è stato, a parte l’affluenza massiccia (oltre i 120 intervenuti), il dibattito del pubblico con i relatori: domande sulla propria esperienza di vita, sul perché l’organismo si comporta in un certo modo a livello alimentare dopo particolari esperienze, richieste che esprimono l’assoluta necessità di meglio comprendersi attraverso chiavi idonee, e così via. E così ancora una volta, come sempre, l’Ermetismo che entra nella vita degli esseri che, a loro insaputa, sono ermetici; l’Ermetismo che allevia le sofferenze perché ridona la dimensione umana nel suo immancabile contatto con la vita universa.

  65. admin 21 Dicembre 2012 al 15:28 - Rispondi

    Originariamente postato da m_rosa59
    Il 12 Marzo 2012 alle ore 17:01

    Anche io ero presente al convegno di Napoli e non posso che ringraziare gli organizzatori dell’evento che hanno fatto si che tutto abbia funzionato alla perfezione. Dalla ricchezza degli interventi, alla comodità della sede, facilmente raggiungibile anche da chi veniva da fuori città, all’ottimo buffet offerto dalla S.P.H.C.I, in linea con i fondamenti dell’alimentazione auto poietica di cui si è parlato nel convegno, ai relatori che hanno testimoniato, ognuno dalla propria angolazione, come le più moderne conoscenze scientifiche collimino con gli insegnamenti di Giuliano Kremmerz, che hanno saputo coniugare tali conoscenze in un linguaggio semplice e comprensibile, e che grazie alla loro chiarezza espositiva hanno avviato un ricco dialogo con il pubblico, e ringrazio anche le numerose persone che sono intervenute che, con le loro domande e i loro interventi hanno contribuito a calare gli interventi su un piano esperienziale concreto. Anche io, come molti dei presenti, vorrei che questo convegno avesse un seguito, mi faccio portavoce di un’esigenza comune a molti, quella di continuare a scoprire le innumerevoli sfaccettature dell’essere umano che la scienza sta portando alla luce, al fine di perseguire una stato di salute di cui si ha un estremo bisogno specie in questo periodo. un saluto

  66. admin 21 Dicembre 2012 al 15:27 - Rispondi

    Originariamente postato da mercuriale2011
    Il 11 Marzo 2012 alle ore 21:52

    La mia attesa è stata ampiamente ripagata, il convegno che si è tenuto ieri a Napoli è stato interessantissimo, come testimoniato dalla sala gremita di gente per tutta la giornata. L’intervento del Presidente della SPHCI è stato bellissimo,ricco di spunti di riflessione e mi ha fatto provare un sentimento di orgoglio felicità per appartenere a questa Schola. Tutti gli interventi sono stati coinvolgenti e alcuni anche commuoventi, come quello della dottoressa Ferrari in cui è stato messo in risalto l’importanza dell’amore materno nella crescita e nell’evoluzione dell’essere, con un continuo richiamarsi alle parole del Maestro Kremmerz.
    Un altro aspetto che mi ha colpito è stata la spontaneità dei relatori, principalmente medici, che hanno trattato gli argomenti in modo scientifico ma nello stesso tempo comunicativo, senza rivestire un ruolo distaccato come generalmente impone il meccanismo del sociale. Grazie di cuore a tutti, ora non mi resta che riflettere su quanto ascoltato e metabolizzare !!!

  67. admin 21 Dicembre 2012 al 15:25 - Rispondi

    Originariamente postato da mercuriale2011
    Il 07 Marzo 2012 alle ore 16:54

    Condivido quanto scritto da Sannitica riguardo la segnalazione fatta sul sito del comune di Napoli in occasione del prossimo convegno.
    Nell’articolo sono ben evidenziati sia l’importanza degli argomenti trattati, sia l’attualità e la scientificità del pensiero ermetico.
    Finalmente potrò partecipare e ascoltare in prima persona le diverse relazioni, non vedo l’ora!!!
    A sabato.

  68. admin 21 Dicembre 2012 al 15:25 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 06 Marzo 2012 alle ore 10:06

    Si, grazie della segnalazione. Sono proprio contenta che il Comune di Napoli, in un certo senso e alla buon’ora, renda giustizia, nel suo spazio espositivo, alla magistrale figura di Giuliano Kremmerz, napoletano, e alla Sua S.P.H.C.I.. “Partenope, genitrice di spiriti eroici e maestri”, diceva il Sansevero. Non mancherò al prossimo Convegno a Napoli che è ormai alle porte, pur avendo già partecipato con grande soddisfazione a quello svoltosi a Cerreto di Spoleto, perché oltretutto vedo che c’è un alternarsi dei Relatori e quindi l’ottica globale, tracciata dalla dott.ssa Piscitelli, si integra sempre di più. E’ bello vedere lavorare all’unisono le storiche Accademie della S.P.H.C.I.. A presto.

  69. admin 21 Dicembre 2012 al 15:24 - Rispondi

    Originariamente postato da fulva11
    Il 05 Marzo 2012 alle ore 17:25

    Grazie dell’avviso tanaquilla9. Sono d’accordo, m_rosa, fa soddisfazione la presentazione del Convegno sul sito del Comune di Napoli, città da sempre culturalmente e artisticamente aperta!
    Bene, carissimi, a sabato!

  70. admin 21 Dicembre 2012 al 15:24 - Rispondi

    Originariamente postato da m_rosa59
    Il 05 Marzo 2012 alle ore 16:16

    E’ bello vederci sul sito del comune di Napoli e così ben pubblicizzati poi! Spero che anche i comuni delle altre regioni si sveglino prima o poi, e prendano spunto dall’apertura dimostrata da Napoli verso le idee innovative…che poi nuove non sono, che con questo convegno la S.P.H.C.I. sta divulgando. Arivederci tutti a Palazzo delle Arti!

  71. admin 21 Dicembre 2012 al 15:23 - Rispondi

    Originariamente postato da tanaquilla9
    Il 05 Marzo 2012 alle ore 13:35

    Ho visto sul sito del Comune di Napoli – Pan Palazzo delle Arti Napoli (www.comune.napoli.it/pan) la pubblicità del Convegno “La dieta hermetica…” del 10 marzo p.v. comprensiva di un comunicato che riprende quasi integralmente quello della Direzione sul ns. blog. Inoltre hanno avuto l’accortezza di linkare la voce “Giuliano Kremmerz” che rimanda alla sua biografia e alla costituzione della Fratellanza di Miriam su Wikipedia. Auguri dunque al prossimo Convegno!

  72. admin 21 Dicembre 2012 al 15:22 - Rispondi

    Originariamente postato da fulva11
    Il 01 Marzo 2012 alle ore 15:58

    Il post della Direzione col Programma del Convegno p.v. a Napoli mi scatena ulteriori riflessioni, che vanno a corroborare la metabolizzazione in atto da domenica scorsa.
    Processo non semplice anche per chi è allenato alla sperimentazione ermetica della Schola.
    Nutrienti e alimenti da un’ottica completamente diversa, a tutto tondo a tal punto che ci vogliono occhiali apposta (in 4D) per percepirne la portata!
    Al Convegno questi occhiali ci sono stati offerti: visione scientifica all’avanguardia, tuttavia comprensibile e applicabile da tutti, con le debite istruzioni.
    A livello metodologico è stata molto utile la partecipazione interattiva fra il pubblico e i relatori, per cui c’è stato un fluire tra esposizione, volta a suscitare domande, e testimonianze dirette del pubblico. Una comune tendenza verso una cooperazione priva di schematizzazioni di ruoli a priori. Ho molto apprezzato che i medici ( in qualità di miriamici) esprimessero attraverso la loro stessa esperienza di ricercatori ermetisti, quindi nell’ottica estetica ed etica della Fratellanza di Miriam, gli sforzi non privi di ostacoli, in un sistema sociale operante con evidenti interessi di parte e di lobby.
    Speriamo che i tempi siano pronti per un cambiamento radicale!
    Arrivederci e ogni Bene a tutto il Blog!

  73. admin 21 Dicembre 2012 al 15:22 - Rispondi

    Originariamente postato da eris
    Il 01 Marzo 2012 alle ore 13:51

    un saluto a tutto il blog un ringraziamento alla schola per aver organizzato e concesso tale convegno a cui non potevo mancare.
    mi unisco a cio che stato detto nei post precedenti ed aggiungo che la scaletta dei vari realatori è stata perfetta un concatenarsi continuo di informazioni ma senza mai perdere un unico filo conduttore davvero un lavoro notevole grazie

  74. admin 21 Dicembre 2012 al 15:21 - Rispondi

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 28 Febbraio 2012 alle ore 18:54

    Ero ancora immersa nelle scorse riflessioni sui tanti post precedenti, in cui qualcuno con “tenera responsabilità” mi ha instradato a comprendere, secondo l’antica arte della maieutica, i principi di terapeutica “applicata” e la modalità in cui si diventa “strumento attivo” di forze risanatrici terapeutiche, grazie al lavoro di purificazione delle nostre pratiche rituali (ringrazio per questo e per chi non si arrocca dietro le verità conquistate ma in modo didattico e con metodo, ti aiuta ad arrivarci…forse è per questo che esistono i Maestri ed esiste la pedagogia che è una scienza umanistica e non già una religione! ),quando ho avuto la possibilità di partecipare al Convegno di Norcia sull’alimentazione.
    Nonostante fossi già stata a Torino,è stato un momento di vero nutrimento, sotto tutti i punti di vista e riprendo quello detto da mandragola, perchè è successo anche a me, ho provato un attimo di vera commozione(cosa per me non usuale!)per l’argomento trattato,in testi e immagini, dalla Dott. ssa Ferrari sull’Amore materno, quale fonte indispensabile di Vita per il bambino e mi sono in quel momento quasi rimproverata di quella manifestazione di debolezza, invece ora credo che quell’intervento abbia toccato delle corde profonde e primordiali da cui ho ricevuto davvero molto! E’ stato difficile rientrare nella quotidianità dopo un week end così bello e ricco!
    Grazie a tutti i relatori, organizzatori e ideatori del Convegno per questa intensa e proficua opportunità.

  75. admin 21 Dicembre 2012 al 15:20 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 28 Febbraio 2012 alle ore 16:04

    Sarà senz’altro utile e fruttuoso partecipare anche al Convegno di Napoli, infatti mi sto organizzando.
    Ciao

  76. admin 21 Dicembre 2012 al 15:20 - Rispondi

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 28 Febbraio 2012 alle ore 00:09

    Anch’io ho partecipato al Convegno carissimi fratelli e amici e mi trovo pienamente d’accordo con i vostri commenti! E’ stato dall’inizio del programma fino all’ottima cena a tema, un susseguirsi di spunti di riflessione e di arricchimento continui. Devo dirvi che mi sono commossa più volte, in particolare durante l’intervento della d.ssa Ferrari che ci ha raccontato delle ultime teorie scientifiche sull’amore materno come ingrediente insostituibile nella crescita sana e nella lotta contro la morte precoce dei bambini. Molto commoventi le immagini, ed estremamente illuminanti le parole citate in merito del Maestro Kremmerz sulla funzione fondamentale dell’amore materno nel rapporto equilibrato madre-figlio/a.
    Questa è l’etica sana della vita!
    Grazie e a presto!

  77. admin 21 Dicembre 2012 al 15:19 - Rispondi

    Originariamente postato da diogenon-
    Il 27 Febbraio 2012 alle ore 18:33

    Convegno ricco di spunti e preziose indicazioni sulle piante alimentari, la loro preparazione e conservazione, il loro divenire nutrimento e, contemporaneamente, fondamentali tramiti di un riequilibrio e potenziamento delle nostre capacità metaboliche. Il tutto sviscerato in un’ottica attenta alla prevenzione e cura delle patologie più sensibili al disordine alimentare. Veramente stimolanti sia l’individuazione dei sistemi viventi (semi per esempio) nell’ampio spettro alimentare di uso quotidiano che rispondono all’Autopoiesi relazionata dalla dott.ssa Piscitelli, sia l’attenzione scevra da pregiudizi, con cui la scienza di frontiera riscopre e coniuga un percorso filogenetico alimentare, con l’individuazione e ricerca dei semi originari non “trattati”, alle necessità biologiche del singolo individuo, come ha accennato la dott.ssa Origlia in una concreta e affascinante relazione che avremmo voluto far proseguire ad oltranza ben oltre i tempi previsti.

    Questo i nostri medici, appartenenti alla Schola, hanno relazionato sulle ricerche scientifiche più all’avanguardia che fanno ben sperare per il futuro dell’umanità. Ma non solo, ed è la cosa che più di ogni altra restituisce alla vera Tradizione Iniziatica il suo valore universale, hanno puntualmente indicato come sin dalla notte dei tempi le antiche saggezze avessero già individuato tutto ciò e quanto ancora per la moderna scienza vi sia da scoprire e mettere in atto per attuare un’educazione alimentare partendo dal piano del comportamento a cui peraltro la Schola ha sempre dato massima attenzione. Questo anche per stimolare e favorire nei praticanti la messa in atto, sul piano del concreto, di principi ai quali all’inizio non s’intravede una tangibile applicazione e riscontro, con il probante risultato di oggettivare quanto la tensione e lo sforzo verso l’aderenza delle “fisiche abitudini” ai principi ermetici, premi sul piano della prevenzione alle malattie psico-fisiche e favorisca non poco il nostro progresso animico.

    E la chirurgia? Già la vista ne ha “guadagnato in salute” nell’intervento del dott. Campanato. Per quella generale sarò un attentissimo ascoltatore a Napoli …

    Grazie di cuore alla Direzione della Schola per l’incessante lavoro Pro Salute Populi di cui possono beneficiare in primis i sofferenti che si rivolgono a noi e a tutti i nostri, amabilissimi e più che disponibili, medici iscritti.

    Un abbraccio a tutti voi e arrivederci nella terra della Sirena Partenope.

  78. admin 21 Dicembre 2012 al 15:19 - Rispondi

    Originariamente postato da unicorno211-
    Il 27 Febbraio 2012 alle ore 12:07

    Molto bello l’incontro sulle metodologie che la tradizione, a confronto con le nuove scienze, offre agli studiosi, agli amanti salutisti ante litteram ed in ogni caso a quanti hanno a cuore di relazionarsi con il cibo quale fonte energetico/curativa ben individuabile e finalizzabile alla singola persona, quale entità unica e irripetibile.
    Gl’interventi, lo confesso con piacere, hanno suscitato in me grande curiosità, oggetto come sono di continui bombardamenti mediatici volti a massificare il mio gusto quasi dimentico ormai del contatto con i frutti, da semi “originali”, della terra ove vivo e della capacità degli stessi di collaborare al recupero della mia salute psico-fisica. Ed in questo senso è stato illuminante l’intervento suila nutrizione autopoietica della Dott.sa Piscitelli.

    La cornice dell’antico convento di proporzioni piccole ma certo non tipicamente claustrali suggeriva durante le pause di andare nell’Hortus per visitare l’erbario che oggi non c’è più o, con la mia fantasia, scendere nel laboratorio spagirico per godere la suggestione deila preparazione dei “semplici”, richiamati in gran copia dal Maestro nelle Lunazioni, soggetti alle influenze siderali e lunari che sembravano ancora rilasciare e avvolgere tutti noi presenti, a distanza di secoli, di sottili quanto inebrianti fragranze. Rimedi spesso alla portata di tutti per i quali annotava che “.. trattandosi non di veleni, ma di sostanze di cui tutte le cuciniere si servono, di non credere per fede e di esperimentare sempre che se ne dà l’occasione”. Per me un impegno da rinnovare per una sperimentazione di cui far ancora più tesoro!

    Che intensa giornata. Un grazie di cuore alla S.P.H.C.I.

  79. admin 21 Dicembre 2012 al 15:18 - Rispondi

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 27 Febbraio 2012 alle ore 10:09

    Il convegno di ieri, nella dimora storica dell’ex convento della Madonna di Costantinopoli,è stato molto, molto interessante e arricchente. Si è visto svolgersi con chiarezza il filo conduttore dell’incredibile intrecciarsi della sapienza della tradizione ermetica e della più moderna indagine sulla scienza alimentare per la salute dell’uomo. Molto efficace l’intervento della dott.ssa Piscitelli, generale e complessivo, cui tutti i particolari interventi dei medici/ relatori si sono agganciati, ognuno per la sua specializzazione. Quanto ancora c’è da scoprire sulle risorse umane…perchè anche attraverso una idonea nutrizione, ci si avvii sempre più sulla strada della salute e dell’equilibrio. Grazie alla SPHCI per queste preziose occasioni di riflessione e di crescita.

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