La Regola nella Schola di Giuliano Kremmerz

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La Regola nella Schola di Giuliano Kremmerz

8 luglio 2008

Lo studio dei principi generali delle scienze occulte, e le prime operazioni di esse, il sistema invocativo per esempio per mezzo della preghiera, non è punto una cosa difficile. Nelle società di Rito Egizo (un rito cui io appartengo) gli affiliati danno preghiere, caratteri e segni a tutte le persone di famiglia, ai conoscenti ed agli amici; e dispensano per mezzo di questo metodo il benessere intorno ad essi e fanno del grande bene a tante anime. E’ una cosa facile, semplice, onesta, gentile una pratica psichica come questa che vale la verità…Io tengo a dimostrare questo che dura in ogni accusa contro l’occultismo, la malafede di ignorarlo non solo, ma di abusare dell’ignoranza degli altri. D’altronde senza essere ascritto a nessuna setta, tutti possono pregare che il bene trionfi sul male e che la luce e la verità trionfi della menzogna – e l’occultismo è verità perché è ragione e scienza…come pratica è accessibile a tutte le anime semplici, buone, volenterose e costanti. (A,550-554)- Chi si avvicina alla pratica dei riti magici della nostra scuola deve essere tre volte puro e non dimenticare che  l’Unico  Scopo  a  cui  ogni  sforzo  e  desiderio  dev’essere  diretto  è  la Medicina Ermetica, per la salute del corpo e dello spirito dei sofferenti che si rivolgono alla nostra catena. Purità di pensiero. Purità di desiderio. Purità di corpo. (Fasc.C-art.1) – Appena un profano che ha fatto domanda di ammissione, è stato accolto ed ascritto alla Fratellanza, riceve la nostra Regola di primo grado e una carta di ammissione col numero, con la serie e un segno che è al posto della firma del Maestro Presidente del Capitolo Operante. Nella comunicazione che accompagna ordinariamente l’investitura, viene spiegato l’uso di quel geroglifico o carattere sacro, ma molti non comprendono per mancanza di cognizioni del nostro metodo, la ragione di tenerlo segreto e come adoperarlo…Il profano ammesso resta di forma un Fratello di Miriam ascritto se appena ricevuta l’investitura non comincia a praticare il rito. Il Fratello deve porsi in catena magica, cioè deve stare in nota simpatica, in armonia, in concordanza con il centro delle operazioni, diversamente non può ottenere niente….Per noi che sostituiamo alla fede cieca del credente la prova della scienza, raccomandiamo a tutti i nostri Fratelli di essere praticanti del rito di Miriam se veramente vogliono restare in relazione fluidica col centro, diversamente essi chiederanno invano le guarigioni e invano il loro progresso, perché le proiezioni partenti dal centro magico dei Maestri del Supremo Capitolo di Miriam, non arrivano efficaci e vitali all’indirizzo che invocati, cioè attirati e bene accolti…Le linee di cui il geroglifico è formato sono forze o direzione  o  combinazione  di  forze.  Saggiamente  usato  ha  potestà  taumaturgiche  che possono raggiungere confini illimitati, secondo le condizioni di simpatia dette innanzi tra il Fratello e le Intelligenze emananti dal Capitolo Operante. Nella assistenza di infermi il solo tracciare quel segno dopo il doppio triangolo di Miriam dà potenti aiuti non solamente materiali, ma anche intuitivi…Dopo le preghiere rituali un’ora di solitudine o anche meno avvia alla educazione dell’isolamento psichico nel quale il Fratello può sperare, se meritevole, di entrare in comunione di visione anche coi Maestri dirigenti la catena e le operazioni… Magicamente il Fratello che esegue il Rito e traccia nelle sue invocazioni quotidiane il suo segno o il geroglifico che gli viene comunicato con l’ammissione, non fa che ribadire la sua unione alla corrente magico magnetica della corrente di Bene che parte dall’estremo superiore. (La Medicina Ermetica, 5-16) –  Bisogna che tutti si mantengano in catena eseguendo sia il rito giornaliero, sia il lunare. Chi non si sente in grado di fare questo sacrificio, lo dica subito senza riguardi e si allontani dal circolo. Qui bisogna che tutti, come un sol uomo, si sacrifichino e compiano giornalmente i riti, malgrado qualsiasi difficoltà. Per il rito ordinario bisogna scegliere una delle ore rituali e, scelta un’ora, bisogna conservarla e non variarla ogni giorno…seguire il rito prescritto comune e sentirsi collegati gli uni agli altri, per lo meno nel momento che compiono questo rito mattutino, da vincolo di amore….mettersi ritualmente con le braccia aperte è stendere le mani nell’invisibile per stringere le mani dei fratelli oranti e lontani con amore…quali sono gli effetti della Catena? Primo: sopra i singoli individui. Secondo: sopra l’ammalato o la persona purchessia che ci domanda qualche cosa…Il rito deve essere eseguito con interesse non egoistico…da tutti compiuto nella stessa ora, ma durante la giornata esistono delle ore che corrispondono astrologicamente tra loro e fare il rito in una o nell’altra di queste ore è indifferente. (SM,III,196-201)- I riti sono per il discepolo come gli istrumenti magici, la chiave di ogni magia che si sviluppa, quindi i riti contro i quali tutti gli ignoranti si ribellano non sono che i più potenti aiuti per educare la volontà e dirigerla, per sostituire la scienza in coloro che non l’hanno, per generare l’equilibrio negli uomini soggetti alle passioni. Intere storie religiose si mantengono in piedi pei riti sapienti di cui spesso, spessissimo, i sacerdoti hanno perduta la chiave. Abolite, in  questo  stato di  coscienza sacerdotale, i riti e avrete distrutta la religione. Educare la volontà è dirigerla, sostituire la scienza è generare: l’equilibrio attivo non si ottiene senza il metodo magico. Regnum regnare docet: operare è imparare agendo. Si va alla guerra prima da coscritti e poi da veterani – ma quando si è veterani, si possono mostrare le batoste raccolte da coscritti.(A,346-347)- I riti devono essere eseguiti come sono, senza alterazioni. Sono tradizionali, magici e con fondamento analogico, quindi non sono formule di preghiera religiosa e nel senso religioso sarebbe oziosa qualunque spiegazione se se ne domandasse – poiché è dovuto alla natura magica della operazione la virtù del rito che provoca un risultato. I riti magici di formazione e concezione scientifica quanto più antichi e più usati tanto più hanno valore – come se il loro ripetersi meccanizzasse potentemente la virtù della prima e originale intenzione…Per compiere un rito  non  occorre  stato  di  fede.  E’  necessario  solo  che  venga  eseguito  senza  alcuna alterazione di forma, con tutta la precisione opportuna, come il contadino che va nel suo orto, nasconde un seme nella terra e aspetta che diventi pianticella e poi albero. (Fasc.C art. 8-9)- La pratica insegna più di tutti i libri stampati… Le pratiche della magia, date da un maestro, hanno costantemente questa forma: produrre, affaticarsi, tentare… e non darsi conto momentaneamente del lavorio psichico o animista di cui l’operante non si da ragione appunto perché egli non vede immediatamente ciò che le sue operazioni producono (A, 374)- L’educazione ermetica, che comincia col noviziato, precetta come regola obbligatoria al novizio praticante: Abluzioni : simboliche, analoghe e magiche. Lavati per render con l’atto che compie la tua mano non solo le carni e i sensi esteriori, ma soprattutto il tuo essere nascosto che nel giorno ha ricevuto impressioni impure. Sii per abitudine temperante e compi il digiuno del novilunio mangiando una volta sola – perchè tu sappia che nel primo giorno la luna nella sua apparizione è verginale, innocente e pura analogicamente al corpo lunare o astrale dell’uomo che, all’atto della sua nascita, è senza le stimmate della nuova vita umana. Digiuna pensando che come la luna falcata (che l’immagine dell’Immacolata porta ai piedi, come se nascesse da un utero puro) il tuo corpo lunare specchi la verginità pura della rinascenza. Sii casto… (nel giorno del novilunio). (Fasc.C-art.2) – I riti magici della purificazione, dalle abluzioni ai digiuni lunari, sono invocazioni ermetiche dello stato di purità (C,II,157)- Non bisogna nei riti purificatori che tu, o discepolo, perda la nozione dell’analogia. Dappoichè tutto è analogico nei riti tradizionali alla maestà complessa della Natura. Solo col serbare presente a sé la legge di questa unità si rende la nostra azione efficace e perpetua su di sé e sugli altri…non credere che i nostri riti hanno solo potestà corporale. Giacchè tutta la più grande pena che l’iniziando può darsi è di perdere la sua coscienza delle cose singole e separate per acquistarne un’altra più complessa e più esauriente alla ragione divina. Compiere la propria sublimazione e purificazione è compiere la Grande Opera alchemica in tutte le sue parti, in tutti i suoi minuti particolari e trovar verissimi i precetti che i Maestri dell’arte scrissero per farsi interpretare in un senso prettamente materialistico chimico. L’Unità è base di tutto l’universo e tutto ciò che è forma è riducibile all’uno sintesi…Il digiuno del corpo per queste leggi accennate, la castità di certi tempi, il mangiar solo vivande che abbiano visto il fuoco, il bere acqua o vino, non sono esercitazioni di resistenza del fisico del noviziato. Ogni atto dei precedenti accennato racchiude il germe di una proiezione lanciata sullo spirito proprio e a distanza… Le analogie non si spiegano, si intuiscono, cioè si percepiscono profondamente come un atto di correlazione con la cosa ad ottenere, e se la intuizione non si ha, basta eseguire con grande precisione ciò che è prescritto, e se ne vedranno le conseguenze…Per intendere bisogna riferirsi al complesso armonico della natura universale dove gli astri non sono che accessori dei pianeti o soli di sistemi visibili e nella quale l’uomo, piccolo cosmo, rappresenta l’essere che nella sua piccolezza, tutto intero armonicamente la riflette e la riproduce….In questa corrispettività di relazioni armoniche, che sfugge per la sua complicanza anche all’occhio dell’uomo più erudito ed attento, si vede la mano extra-umana come indice di una Regola la cui finalità diventa certa nelle applicazioni. (Corpus) –  La Regola del nostro noviziato non ha bisogno di spiegazioni. Il bagno deve essere fatto all’ora della fase, infallantemente. Questo è il rito puro. Come ripiego può essere fatto o 7 ore o 14 ore, o 21 ore dopo: questo perché di 7 in 7 ore si trova costantemente la stessa influenza…Sul vitto del digiuno lunare è superfluo spiegare: nelle 24 ore mangiare una sola volta e cibi non provenienti da animali morti. Quindi non carne, non pesce, non estratti di carne, non lardo, non strutto; il resto ad libidum…presupposta la temperanza che è obbligatoria per regola generale. Di purgazione non se ne parla né nella prima regola del 1896, né in questa che è la stessa della prima. La vita militare, come ogni via che limita la libertà individuale, non può permettere tutti i riti e le pratiche ermetiche. L’ermetista dovrebbe essere libero di sé in tutte le ore e in ogni azione. Bisogna conciliare e transigere, fare ciò che si può, compatibilmente coi doveri della milizia. D’altronde non è la sola vita militare che impedisce le pratiche ermetiche: anche l’impiegato, la donna maritata, le madri di famiglia, i viaggiatori, si trovano nelle identiche condizioni. La vita nella società civile e industriale moderna, così come gli usi comportano è vita di macchine: ogni uomo è una ruota o una molla, e la libertà ermetica dovrebbe invece avvicinarci all’ozio sacro degl’iniziati antichi sacerdoti; ma allora si direbbe che siamo dei parassiti. Il tempo insegnerà, perché la ragione trionfi con la libertà vera. Meditazioni? Chi ne ha mai parlato nella regola? Ma dico io perché fare una miscela anche con pratiche che non ci appartengono e che non sono prescritte?…La regola deve essere praticata con semplicità e nelle brevi cose che prescrive. Se ci si domanda di più non mi pare che sia il caso di farvi entrare quello che non vi è. E’ bizantino far questione del modo di bruciare i pentacoli e sulla qualità della carta da usare. Basta bruciare comunque e dovunque, e tracciare su carta anche straccia che è lo stesso. Il valore è nel segno non nella carta; e il fuoco del fiammifero, della lampada, del carbone, è sempre fuoco.(SM,II,132,133)- Coloro che si trovano in servizio militare e dormono in comune con altri individui o non si trovano in libertà di fare quotidianamente le preghiere, chiedano al Cap+Op+ un rito abbreviativo. Chi ottiene istruzioni scritte non deve passarle a fratelli anche iscritti senza autorizzazione del Del+ Gen+ perché quantunque tutti fratelli, non tutti possono essere considerati allo stesso grado di sviluppo. Così nei discorsi che si tengono tra fratelli. Solo i Maestri hanno il potere di parlare. (La Medicina Ermetica, 41-42) – La preghiera è uno strumento magico come lo scongiuro e l’incanto – ma la preghiera è anche una abitudine religiosa: quanto sono i religiosi che capiscono la differenza tra le due preghiere, la magica e la religiosa? L’attiva cioè e la mistica? Eppure l’ho detto e predicato cento volte, che la prima è così profondamente differente dalla seconda come il sole dallo specchio. In magia e quindi nei rituali ermetici, il valore della parola fonica o analogica o determinativa è tutto anche senza nesso logico tra la significazione della parola profana e lo scopo ermetico che si vuole ottenere. In magia ermetica la parola è verbum, sostanza, cioè materia o lievito di materia…I salmi così detti davidici fanno parte del breviario dei preti, come pure sono gran parte dei riti di magia operante dell’evo medio. Il religioso che li brontola vi dà il senso letterale religioso, l’ermetista che si serve di qualcuno di questi salmi vi da la virtù insita alla abitudine rituale per la quale fu sempre usato. Il religioso recita il breve salmo 116, Laudate Dominum omnes gentes, ecc. col significato di ringraziamento; chi direbbe che il 116 si adoperava contro i ladroni di strada maestra e per cercare gli oggetti rubati o perduti?  (C,I, 164)- Per invocare efficacemente vi sono riti e scongiuri. I latini li chiamavano carmina, gli ebrei salmi, gli italiani incanti. Le parole potenti sono canti e emissioni di articolazioni di volontà.   Animate o no da idee concrete, queste parole sono tanto più potenti per quanto hanno di magnetismo fissatovi dagli altri operatori e per quanto rispondono coi suoni alle idee che si vogliono risvegliare. I salmi degli ebrei sono magici. Ma in ebraico hanno maggior valore dei latini e bisogna avere la chiave per adoperarli – ma più dei salmi le imprecazioni e gli esorcismi e gli incantesimi della magia egizia e caldeo-siria sono più potenti perché pronunziandoli o cantandoli si risvegliano non solo le idee dei precedenti nella zona astrale, ma si richiamano a vitalizzarli gli spiriti di cinquanta e più secoli di operatori che meccanicamente le hanno ripetute.(A,350)-Come dire ai neofiti che il cristianesimo e il giudaismo, religioni o sette o eresie, non hanno niente a vedere coi salmi davidici, le croci, le parole schematiche che abbonderanno nelle operazioni iniziatiche? (Prag+Fond+,4) –A parecchi che domandano se la croce grafica della nostra associazione e scuola voglia accennare ad una filiazione cristiana essenica, rispondo nella maniera più concisa. Non ci sarebbe niente di male se ci servissimo di un simbolo cristiano moderno, perché la croce nel cristianesimo non è diventata il labaro chiesastico se non dopo i primi secoli…(Ma)  la  croce  per   noi  è  semplicemente  il  simbolo   dell’equilibrio…   così ermeticamente espressione del quaternario o del binario. Apri le braccia, accoppia le gambe e la luce alle tue spalle proietta una croce che è la tua ombra, innanzi a te: quindi la croce è anche il simbolo della proiezione umana nell’astrale o ombra. Se la linea orizzontale rappresenta la terra, la perpendicolare la vita umana, è simbolo del continuo ritorno delle vite (C,I,27) – Oltre le operazioni cerimoniali solitarie o cumulative o fatte collettivamente da più, sono ugualmente rituali i caratteri, le cifre, le sigle. (Fasc.C –art.9) – Che cosa sono le cifre? Cifra è numero, cioè quantità effettiva. Nelle ordinarie conoscenze la cifra è un numero, cioè un’unità o unioni di unità. In magia invece la cifra è una espressione quantitativa della potenzialità assoluta nei gradi di perfezione e di sviluppo di una intelligenza incarnata…tutte le cifre possono essere espresse o da numeri o da geroglifici o da segni grafici tradizionali nella magia e che esprimono le quantità di cui è suscettibile un essere o una intelligenza, o meglio la virtualità assoluta di essa per mezzo dei segni grafici virtuali. Così la grafica magica corrisponde esatta alla potenzialità numerica di ogni forza e di ogni intelligenza, la penetrazione di questa potenzialità dipende assolutamente dallo sviluppo dell’iniziabile…Il sistema jerogrammatico egizio e il caldeo, a differenza del rabbinico, disegna le idee coi geroglifici, mentre il rabbinico si serve di lettere e il pitagorico di numeri…I caratteri sono ugualmente segni grafici rappresentanti la modificazione attiva delle intelligenze…Le parole sacre differiscono dalle cifre e dai segni caratteristici che vi si aggiungono, che invece di essere grafici sono fonici, ma appartengono a lingue morte o alterate dall’uso e non più appartenenti a nessuna lingua conosciuta….I talismani, poi, non sono ordinariamente che pezzi di carta, di metallo, di pietra, su cui, dopo una magnetizzazione potente, s’incidono caratteri, cifre e parole sacre…Cifre, caratteri, parole sacre, talismani sono impressioni ed espressioni di volontà…hanno un valore non della volontà di chi li adopera per la prima volta, ma della somma di tutte le volontà che se ne sono  servite.  (Corpus)  –Per  es:  Raphael  è  un  arcangelo  alato.  Ma  Raphael  significa medicina Dei, cioè Medicina di Dio. Ammesso il centro creatore che è legge e che regola tutte le cose dell’universo, una potenzialità effettiva di bene guaritivo e di vita la chiameremo medicina di Dio, cioè   Raphael. Che Raphael s’immagini con le ali o con la marsina, ciò dipende dalla pittura.  Noi dobbiamo precisare che il nome rappresenta la virtù. Quindi l’invocazione del nome è l’invocazione della virtù del potere. Il carattere corrisponde al nome. Infatti per scrivere il nome Raphael, io traccio una linea orizzontale, poi una verticale, indi un piccolo triangolo sotto, una mezza luna sopra; così facendo ho una forma criptografica o ideografica, perché espressione per mezzo di caratteri dell’idea che vogliamo attirare. Parimenti troverete che nella pagella (d’ammissione alla Schola), ognuno di voi ha assegnato una sigla che traccerà ogni mattina con le regole che saranno assegnate. Che cosa rappresenta questo segno? Ciò che voi dovete desiderare come complemento effettivo della vostra costituzione fisica e psichica, e quindi esso diventa la nostra chiave di completamento. Se vi si da un salmo qualunque, una qualsiasi operazione da compiere, se vi si dice di porre la mano sullo stomaco di un ammalato e di invocare, poniamo Caspiel, significa che in questo vi è la virtù che possa darvi il potere di rendere complementari le forze  che  mancano  all’organismo  dell’ammalato.  (SM,III,212-213)  –  Tra  il  pensiero cogitato e il segno che lo rappresenta vi è tutta intera una legge di evocazione e di riproduzione del lavorio che si è impiegato a generarlo. La grafica fissa l’idea…In magia la grafica è la chiave di volta dei rituali. La grafica genera gli effetti per ripercussione di onde nell’etere. (A,352)- In magia, appena conosciuti i rudimenti teorici, bisogna operare, cioè tentare una qualunque via di realizzazione, diversamente se si parla e non si opera, non si diventa che un cacosofo (A,392) – Questa iniziazione progressiva non è né sarà un vaniloquio. Io la traccio con una pratica che, per la sua semplicità, tutti: giovani, giovinetti, signore, uomini validi, possono cominciare a   seguire senza grave incomodo…Questa pratica serve a scozzonare il nudo organismo psichico del neofita dandogli la possibilità di fenomeni di ordine superiore, e certamente una luce tale da permettere di praticare tutti gli esperimenti e di intendere tutte le teorie che andrò pubblicando. (SM,III,598)

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2 Comments

  1. A.Detommaso 3 Febbraio 2014 al 14:24 - Rispondi

    Quando incontro una persona che sta attraversando un periodo difficile della sua vita, non neccessariamente connessa allo stato di salute, e in quel momento non sono in grado di poter fornire un supporto immediato, concreto, la prima cosa che mi passa alla mente da dirgli e invitarlo a pregare. Recitare un salmo, una preghiera di sua conoscenza, perché possa chiedere alla Miriam, o all’Ente da lui conosciuto la risoluzione del/i problema.
    A conti fatti bisogna convenire che pregare non costa nulla e anche se non si è provvisti di fede e quanto meno sufficiente non nutrire pregiudizi per poterla praticare. Un po’ di buona volontà e immergendosi in quei minuti di recitazione, si può ottenere già da subito la distrazione dallo stato depressivo o ansioso che affligge; dopo, perseverando, se ne possono misurare le risultanze, inequivocabilmente Benefiche.
    Chi da tempo memorabile conosce detta pratica, anche solo con un impostazione religiosa, ha senza dubbio coscienza dei buoni effetti che produce, se poi l’applicazione è Magica, come insegna la nostra Scuola Ermetica allora si può trascendere l’ordinario!
    Chiedere è lecito, in questo caso anche gratis…….

  2. catulla 2 Febbraio 2014 al 16:24 - Rispondi

    Ogni giorno si dicono centinaia di parole, inconsapevoli che proprio la parola costituisce la differenza più evidente tra lo stato nostro e lo stato animale avvolto dalla neocorteccia.
    Certo la maggior parte sono poco più che suoni meccanici, asserviti alle necessità quotidiane e al soddisfacimento di bisogni: cibo, difesa, seduzione….
    Poi ci sono le Idee.
    Le Idee hanno fatto e fanno gli stati, la politica, i confini, le religioni, la libertà o la schiavitù.
    Le Idee hanno fatto e fanno l’arte, la cultura, la poesia, dato forma alle cattedrali, alle composizioni musicali, alle immagini catturate entro quadri o fotografie.
    Le Idee hanno prodotto e producono la conquista tecnologica, le scoperte della medicina, le applicazioni della fisica e della chimica.
    Spesso non si considera che le parole, le NOSTRE parole, sono frutto della disposizione di atomi, matrici cerebrali che presiedono alla modulazione di suoni consimili: e se la maggior parte delle parole sono poco più che sabbia, altre diventano pietre aggregandosi per l’oscura impalpabile forza di un’Idea.
    Anche la nostra anima è come le parole. Va formandosi su un impulso tinto dal cielo uterino e si dispone in mucchi colorati dalle emozioni di anni d’infanzia e di vita sociale. In alcuni, la sabbia dei tanti granelli sciolti e sbattuti dalle onde psichiche diventa più compatta e costituisce un carisma attrattivo: appena più grande dei molti granelli, ma già bastante ad attrarne altri, la polvere di mille momenti si fonde nel fuoco di un progetto che diventa realizzazione dell’Idea coltivata. Così nascono i leader dell’umanità, nel bene e nel male disposti e disponenti delle sorti propria e altrui.
    La Tradizione Magica no.
    La vera Tradizione Ortodossa educa i granelli dell’anima a modulare il PROPRIO carisma, quale che ne sia la magnetica composizione, nell’Idea del BENE UNO, inafferrabile dal singolo ma accessibile a tutti nell’armonia di una Legge fisica e Universa.
    Così, la sabbia delle mille parole impara pian piano il Silenzio che depura i granelli dalle fatuità e matura un bisogno più alto di quello animale, un bisogno che non è interessato all’approvazione o disapprovazione della società ma alla consonanza con la parte propria più intima e vera, Causa dell’esistenza e ragione dell’individualità.
    La Schola racconta che la Matriarchia ha volto di Pietra e, in talune antiche usanze pagane, si era soliti porre sulla tomba dei morti una pietra quale auspicio di Eternità.
    Le parole dei Maestri – quelli veri – sono Pietre e senti che sono altro dalla necessità animale, politica, culturale: sono polvere di Stelle.

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