Reply To: S.P.H.C.I.

admin Kremmerz
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La forma delle cose nel tempo dei millenni è diventata sinonimo di etichetta, quella che notoriamente sta ‘fuori’ dalle cose stesse per quanto ne indichi il nome. Così anche il nome non è più stato il ‘Nome’ ma una convenzione facilmente sostituibile con un’altra. La sacralità insomma ha ceduto il posto alla secolarizzazione e la gerarchia al dogmatismo.
Ma, alla fine degli anni ‘70, alcuni studi alla Berkley University condotti da due neurofisiologi – Russel e Karen DeValois – dimostrano che le cellule cerebrali della corteccia visiva decodificano le linee di frequenza trasformandole in immagini olografiche e che quindi la nostra ‘visione’ – sino ad allora considerata oggettiva – è invece data dalla nostra ‘produzione’ ciò che rende la realtà molto più soggettiva.
In pratica le cose SONO la forma che NOI diamo alle cose.
Il noto biologo Bruce Lipton spiega che, successivamente alla decodifica, la costruzione del significato delle percezioni rilevate avviene in noi in forza di quello che è il DNA: sia quello derivante dalla genetica che quello derivante dall’esperienza (da cui l’epigenetica).
Se andiamo a considerare la Pragmatica Fondamentale e i metodi della Schola, ci accorgiamo tuttavia che al Suo interno e da sempre c’è educazione continua e costante alla costruzione della forma: non dell’etichetta. E quindi che la Tradizione ortodossa agisce sia sulla costruzione della nostra materia grave (leggi alimentazione) che sulla costruzione della materia più sottile (leggi corredo di nozioni) ma anche e soprattutto su quel ‘potente processore a 40 milioni di bit’ per dirla con Lipton, che interpreta e risponde a più di 40 milioni di impulsi nervosi al secondo.
La Miriam ‘rifà’ interamente e – in ipotesi – integralmente.
Ed è così che, con gli anni di pratica e di lavoro, ci si ritrova diversi e in qualche modo migliori.
La prospettiva del quotidiano assume contorni che prima non aveva, un po’ come accade quando si contempla un paesaggio da un elicottero rispetto al piano di strada.
Appare quella nidificazione gerarchica che caratterizza l’olismo anche scientifico, per cui cambiando l’ordine di realtà si accede a un’identità che è superiore rispetto alla somma delle sue parti. Insomma una sorta di ‘maggiore realtà’.
Il concetto di sacro, perdutosi dalle maglie di una religione sempre meno intelligente, ritorna per la finestra della ricerca e della scoperta scientifica e l’etichetta delle cose scolorisce restituendone piano piano l’idea di nome.
Ma la Tradizione Iniziatica – quella VERA – in quanto tale si conferma e riafferma uguale a sé stessa.
Original author: sal

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