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garrulo1
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Il post di Mandragola che cita Apollo in Delfi, mi ha portato a riprendere in mano, seppur brevemente, la Chymica Vannus, Edizioni Ibis Bologna, anno 1999. Le pagine 48 e seguenti, sono dedicate alla vexata quaestio del nosce te ipsum, e proprio a metà di questa pagina compare una frase attribuita a Zoroastro che definisce la “sopraintendenza e la perfezione dell’Uomo”, e così recita: “O uomo seguace di Dio e meravigliosa officina dell’audace natura”. Vi è poi un breve excursus che fa il punto sulla divinità della ragione, che all’apice della maturità si trasmuta in sapienza. Per incamminarsi sulla retta via, l’inizio di pagina 49 ci ricorda che, “sul frontone medesimo dell’Apollo Delfico, si dipingeva quel celeberrimo e bellissimo verso: Consulta te stesso, conosci te stesso, e cammina dal di dentro”. L’invito alla moderazione in chiusura del post di Mandragola, ben si armonizza con quanto contenuto nel libro in questione: alla pagina 53, compaiono alcune sagaci righe: “Poiché la voluttà del corpo non può stare colla conoscenza e col soggetto di questi Filosofi; Il ventre, la piuma e Venere devono fuggirsi da chi segue la Pietra”, e poche righe più sotto: “Nessuno è fatto immortale dall’ignavia, senza polvere nessuno avrà vinto i giuochi Olimpici”. Pertanto, pare proprio che la moderazione sia condizione “sine qua non” risulti possibile tentare la Via della Conoscenza di sé stessi e di conseguenza del Mondo. Vado a memoria, ma mi pare proprio che in un passo dei Versi Aurei di Pitagora vi sia un’esortazione alla misura ed alla moderazione, quando il Maestro ricorda ai discepoli “E poi avvezzati a dominare il ventre, il sonno, la lussuria e l’ira”, questa ricordo fosse la sequenza che sicuramente ha una ragione intrinseca.
Con l’augurio a tutti di una buona domenica

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