Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Proporre un vaccino alla popolazione è una scelta politica, una scelta di prevenzione anziché di cura, e, differentemente da quanto forse si pensi, non è una novità dei nostri tempi. Le malattie infettive hanno inciso pesantemente nel corso di secoli e millenni. Il vaiolo, i cui esiti ritroviamo in mummie egizie di 3000 anni fa, pare abbia imperversato dall’Egitto all’India, alla Cina e Giappone con epidemie imponenti, prima di giungere in Europa. La peste antonina del II sec. fu probabilmente un’epidemia di vaiolo. Nel 1979 l’OMS ne dichiara l’eradicazione: un successo ottenuto con lo sforzo di tutti gli Stati, in un percorso lungo…. ben oltre 2000 anni! Le prime testimonianze di ‘vaccinazione’ (anche se il termine non era ancora coniato) risalgono almeno al 1° millennio a.C., con le tecniche di ‘variolizzazione’ in uso presso Cinesi e Indiani, consistenti o nell’insufflare nelle narici polvere di croste vaiolose, o nell’inoculare sottopelle, come facevano i bramini, sottili fili impregnati di pus prelevato dalle pustole.
I popoli del Caucaso la praticavano e l’utilizzavano per preservare la bellezza delle proprie donne, oggetto di florido commercio. Era in uso in Asia Minore, nell’Impero Ottomano, e presso popoli africani. Agli inizi del ‘700 la scrittrice e poetessa inglese Lady M. Wortley Montagu, moglie dell’ambasciatore in Turchia, durante i suoi viaggi ne viene a conoscenza visitando le zenane, gli appartamenti femminili dei palazzi, dove le donne la praticavano. Molto sensibile verso la malattia, per esserne stata deturpata, fa applicare la tecnica sul figlioletto e al rientro a Londra la propaganda, pur fra molte resistenze. Nell’aprile 1721, quando un’epidemia di vaiolo colpisce l’Inghilterra, fa inoculare anche la figlia e nella sua scia si variolizzano molti nobili inglesi. Si sperimenta nelle patrie galere su condannati a morte, che hanno così la vita salva sia dal vaiolo sia dalla pena capitale, e in diversi paesi europei si procede a inoculare i bambini (quasi sempre orfani ospiti di istituti di ricovero).
Entra anche alla corte di Russia, poi in Olanda, Svizzera, Austria, Prussia. In Francia, dopo un iniziale favore, si ha l’opposizione della Chiesa e di Luigi XV, che la bandisce. Ma è reintrodotta dopo la di lui dipartita (per vaiolo) nel 1774, dal successore Luigi XVI, che si fece variolizzare, risparmiandosi così l’infezione (ma non la ghigliottina). A Verona, il primo esperimento documentato risale al 1769 e fu eseguito da Nicola Bongiovanni, protomedico della città.
La metodica, pur efficace, poteva però evolvere in malattia grave nei soggetti che vi si sottoponevano, con anche il 2-3% di decessi, e provocare focolai epidemici fra chi non era stato variolizzato. Ma il vaiolo era gravato da una mortalità ben maggiore, del 20-30%, oltre che da esiti importanti.
Il salto di qualità si avrà con Jenner, medico inglese, il quale, nella sua pratica medica ventennale nelle campagne, aveva imparato, dai contadini, che i mungitori che contraevano un vaiolo leggero per contatto con le vescicole vaiolose durante la spremitura delle mammelle di vacche affette dal vaiolo bovino (cowpox), rimanevano poi immuni al vaiolo classico (smallpox).
Jenner intuisce l’opportunità di testare, per la variolizzazione, pus prelevato da pustole di un soggetto contagiato dal vaiolo vaccino, responsabile di sintomi lievissimi, per verificare la possibilità di immunizzazione al vaiolo umano. Il 14 maggio 1796, quando giunge da lui una giovane mungitrice affetta da cowpox, ne preleva un poco di pus dalle vescicole e l’inocula a un ragazzino di 8 anni, che manifesterà sintomi lievi per pochi giorni. Resta da verificare l’avvenuta protezione dalla malattia e dopo 2 mesi Jenner inocula nello stesso ragazzo pus prelevato da una lesione recente di vaiolo umano: la malattia non si sviluppa. La sperimentazione ha avuto successo. Quel giorno di maggio rimarrà la data universalmente riconosciuta come inizio delle vaccinazioni. Fu lo stesso Jenner a introdurre il termine “vaccino” a indicarne l’origine dal vaiolo bovino (variolae vaccinae) e “vaccinazione” si sostituirà presto a “inoculazione da vaiolo di vacca”. Sarà poi Pasteur a estenderlo anche alle nuove e future vaccinazioni, per onorarne la scoperta.
Fin da tempi antichi abbiamo prova di come l’uomo ricerchi non solo la cura ma anche l’evitamento (prevenzione) della malattia. Dalle caste sacerdotali questa conoscenza si è tramandata con la cultura e usanze femminili ed è filtrata nel bagaglio di esperienze e manualità contadine. La nuova tecnica riscosse rapido successo, fu innovativa in campo medico e, vedremo, anche sociale e politico. Eppure, fin da subito, suscitò non solo entusiasmi, ma anche profonde resistenze.

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