Rispondi a: Uno, Zero, Pi greco e Numero di Nepero

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Angelo
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Sui numeri si potrebbero scrivere interi trattati, ed il loro significato spazia in un uno spettro così ampio da rendere difficile concretizzarne il loro contenuto in semplici calcoli aritmetici (anche se la semplicità di ragionamento ci può certamente portare ad evitare considerazioni che sfuggono ad un percorso di valutazioni oggettive).
Si è anche spiegato che i Numeri racchiudono il codice segreto per interpretare l’Universo. La valenza simbolica e il significato dei Numeri sono dati dal loro valore qualitativo e dalle interazioni con tutti gli altri elementi strutturanti l’Universo. Tutte le componenti dell’universo sono caratterizzate da una sequenza numerica che stabilisce il rapporto con tutto ciò che la circonda. Le interazioni composte dai Numeri vanno al di là di un mero calcolo quantitativo. Si è anche insegnato che l’Uno rappresenta l’unico, cioè l’unicità della divinità, dell’Essere, dell’Universo; il due non proviene dal raddoppiamento dell’uno, ma dalla sua divisione. Il due divide e rompe l’armonia dell’uno, e il ritorno all’unità si ha con il tre, cioè con il percorso inverso. Fatto che spiega come il tre, il Triangolo, la triade, siano espressioni dell’unità.
Ma questi sono solo alcuni esempi del complesso mondo del significato dei numeri. Inoltre, in tutte le tradizioni antiche i Numeri sono sacri, proprio perché permettono di comprendere l’ordine delle cose e le leggi del cosmo.
Io tengo in mente un principio: dall’Uno all’Infinito…Una catena senza fine che è difficle comprendere. Come da un punto di vista matematico è impossibile quantificare il passaggio dall’Uno al Due, dal due al Tre, e così via. In quanto i singoli passagi andrebbero “quantificati” in maniera infinita, essendo infiniti i numeri che portano dall’Uno al Due, e così via.
Tra ogni numero ed il successivo esiste solo l’Infinito. E qui ci sarebbe da discutere molto anche su questo concetto.
Molto interessante è leggere gli scritti di Pitagora, con riferimento ai Numeri.
Pitagora formulò l’importante teoria della tetraktys. Etimologicamente il termine significherebbe “numero quaternario”. Per i Pitagorici la tetraktys rappresentava la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali (o più precisamente numeri interi positivi), un «quartetto» che geometricamente «si poteva disporre nella forma di un triangolo equilatero di lato quattro»,[49] alla cui base erano quattro punti che decrescevano fino alla punta; la somma di tutti i punti era dieci, il numero perfetto composto dalla somma dei primi 4 numeri (1+2+3+4=10), che combinati tra loro definivano le quattro specie di enti geometrici: il punto, la linea, la superficie, il solido.
La tetraktys aveva un carattere sacro e i pitagorici giuravano su di essa. Era inoltre il modello teorico della loro visione dell’universo, cioè un mondo non dominato dal caos delle forze oscure, ma da numeri, armonia, rapporti numerici.
Questa matematica pitagorica che è stata definita un'”aritmogeometria” agevolò la concezione del numero come archè, principio primo di tutte le cose.
Fino ad allora i filosofi naturalisti avevano identificato la sostanza attribuendole delle qualità: queste però, dipendendo dalla sensibilità, erano mutevoli e mettevano in discussione la caratteristica essenziale della sostanza: la sua immutabilità.
I pitagorici ritenevano di superare questa difficoltà evidenziando che se è vero che i principi originari mutano qualitativamente essi però conservano la quantità che è misurabile e quindi traducibile in numeri, vero ultimo fondamento della realtà. Affermava Filolao: «Tutte le cose che si conoscono hanno numero; senza questo nulla sarebbe possibile pensare né conoscere.»
Secondo i pitagorici esiste una coppia di principi.
L’Uno, o principio limitante
La Diade, o principio di illimitazione
Tutti i numeri risultano da questi due principi: dal principio limitante si hanno i numeri dispari, da quello illimitato i numeri pari.
I numeri pari fanno pensare ad un'”apertura”: lasciando passare qualcosa che li attraversi danno l’idea dell’illimitatezza, e dunque erano considerati imperfetti, poiché solo ciò che è limitato è compiuto, non manca di nulla e quindi è perfetto.
Al contrario i numeri dispari sono chiusi, limitati, e dunque perfetti.
Poiché i numeri si dividono in pari e impari, e poiché i numeri rappresentano il mondo, l’opposizione tra i numeri si riflette in tutte le cose. La divisione tra i numeri porta quindi ad una visione dualistica del mondo, e la suddivisione della realtà in categorie antitetiche.
Sono state individuate 10 coppie di contrari, conosciuti come “opposti pitagorici” che Aristotele individua come “principi”.
Limitato-Illimitato
Dispari-Pari
Unità-Molteplicità
Destra-Sinistra
Maschio-Femmina
Quiete-Movimento
Retta-Curva
Luce-Tenebre
Bene-Male
Quadrato-Rettangolo
Non bisogna invertire l’ordine dentro una coppia di contrari (es. Bene-Male → Male-Bene) poiché ognuno è legato al contrario corrispondente nelle altre coppie.
Nei suoi studi Pitagorafece rivivere la scienza della «Parola» ovvero il potere del suono. Rese una scienza esatta lo studio del suono che dall’Ente supremo si muove attraverso caratteristiche metafisiche.
Con lo studio sugli intervalli sonori (ottave) penetrò le forme armoniche (toni) fino al suono silenzioso. Ridusse a valori matematici i rapporti sonori tra masse planetarie e sistema solare concependo i rapporti con la struttura dell’uomo in quelle che vennero definite le Leggi dell’Armonica. Il rettangolo, avente i lati che rispettano la proporzione aurea, è detto rettangolo aureo ed esso si può originare tantissime volte nel cosiddetto Pentalfa.
Pentalfa significa “cinque alfa”, ossia cinque principi. Il Pentagramma, simbolo dei pitagorici, conteneva una parola che corrisponde a “sta bene” che per i greci significava vita e salute. Con una figura umana inscritta al suo interno i cui arti toccano la circonferenza (detta di Agrippa), rappresenta il microcosmo umano e i cinque centri di forza del corpo.
La Stella a 5 punte è anche chiamata Stella dei Magi, in ossequio al segno di potenza e di luce che illumina il cammino spirituale; per questo motivo viene messa sul presepio e sull’albero di Natale.
Gli Architetti medievali che costruirono le Cattedrali Gotiche ravvisavano nel pentalfa il valore numerico del Numero d’Oro (1,618) con cui nelle costruzioni stabilivano il rapporto di 3 a 5.
Le proporzioni del Numero d’Oro si ritrovano in tutto ciò che nell’uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza e la loro utilizzazione è di grande fecondità. Questo segno dinamico della Natura e dell’Uomo, però, non tocca i “piani superiori”. Solo i cerchi che se ne dipartono, tracciati dal “Compasso dello Spirito”, permettono di giungervi.
I Numeri….quanto studio per comprenderne il vero significato. Sempre in un’ottica di semplicità di ragionamento…
Scusate le lungaggini dei miei post, ma faccio fatica ad interrompere il discorso…
Un abbraccio a Tutti Voi.

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