Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Da domani avremo la possibilità di uscire e incontrarci, di frequentare ambienti di lavoro e di svago. Riprendo da un collega il link a un articolo di Erin Bromage, docente di biologia all’università del Massachusetts di Dartmouth USA, che, anche se un po’ lungo, è di veloce lettura e soprattutto espone in modo preciso la modalità con cui il SARS-CoV-2 possa infettarci e, quindi, come evitare le situazioni a rischio.
https://www.internazionale.it/notizie/erin-bromage/2020/05/15/rischi-contagio-conoscerli-evitarli
Nell’articolo è spiegato che “le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si trascorre molto tempo”, che “nei casi analizzati sono state infettate anche persone posizionate a diversi metri di distanza” e che “tutti i contagi si sono verificati in spazi chiusi, con un’elevata densità e un’abbondanza di conversazioni, urla e canti.”
Se è vero che all’aria aperta il rischio di contagio è basso, così non è in caso di assembramento. Sappiamo quanto accadde in seguito alla partita disputata il 19 febbraio al Meazza fra l’Atalanta di Bergamo e il Valencia, dove confluirono 45 mila tifosi, tra italiani e iberici. A Milano in piazza Duomo e sulla linea metro che porta a San Siro si ritrovarono tifosi spagnoli e dell’Atalanta di ogni età e arrivati da ogni vallata: si scambiarono bicchieri di birra, sciarpe, gagliardetti, abbracci. E chi rimase in città a Bergamo e nel bergamasco, si riunì nei locali e nelle abitazioni per tifare insieme.
https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/atalanta/2020/03/21-68062489/atalanta-valencia_birra_in_comune_e_metro_piena_cosi_si_e_scatenato_il_contagio/
Secondo quanto si ricostruirà, una settima prima della partita il virus aveva già colpito il sud della Spagna con un morto nella zona di Valencia. Verosimile che tra i 2.500 tifosi arrivati dalla Spagna per la partita ci fossero diversi positivi. In una conferenza il capo della Protezione Civile italiana ammetterà poi che giocare quella partita sia stato un potenziale detonatore dell’innesco della bomba epidemica in Lombardia. E oggi sappiamo che non solo starnuti e colpi di tosse, ma anche urlare cantare e parlare a voce alta provochi cospicua emissione di droplets, quindi di virus da parte di soggetti infetti asintomatici.
Leggo ora la tua domanda Mercuriale2011, ti rispondo a parte.

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