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Fleurdelys
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Molto interessante il dibattito che si è snodato intorno alla tematica dei vaccini obbligatori e non. Contribuisco alle informazioni postate scrivendo che i vaccini contro il papilloma virus che aiuterebbero a prevenire le infezioni precancerose, responsabili del 99% dei tumori del collo dell’utero – uso il condizionale perché non esiste a tutt’oggi un vaccino attivo contro tutte le specie patogene del virus e quindi in grado di fornire una protezione a tutto tondo – attualmente programmati per le adolescenti tra gli 11 e i 12 anni di età, nel 2017 grazie ad una campagna di vaccinazione gratuita sono usufruibili anche dai bambini maschi all’età di 9 anni. Questo perché il contagio, che avviene non necessariamente per rapporto sessuale ma anche solo per contatto intimo, ed è estremamente più frequente nel sesso maschile, provoca oltre alle lesioni condilomatose, estremamente diffuse tra i giovani, anche il 95% dei tumori anali e il 50% dei tumori del pene, oltre a numerosi tumori del cavo orale. Davanti ad una minaccia tale, sfido chiunque a dubitare dell’utilità della campagna di vaccinazione, che in alcune regioni più facoltose viene estesa in regime di gratuità fino ai 25 anni di età.
Naturalmente, anche in questo caso, non c’è obbligo di vaccinazione, la cui scelta viene affidata alla cultura e all’intelligenza dei genitori. Nella mia pratica quotidiana ho modificato nel tempo il mio atteggiamento “integralista” di fautore della vaccinazione ad ogni costo: in primo luogo per non urtare ogni volta la suscettibilità degli assistiti, che si sentivano prevaricati nella loro facoltà di scegliere, e in secondo luogo perché ho consolidato l’esperienza che, di solito, chi chiede di essere vaccinato è in genere realmente più predisposto ad ammalarsi di chi non lo domanda, nonostante una discreta frangia di ipocondriaci che assumerebbe a priori qualsiasi farmaco e per qualsiasi ragione. Questo sottintende una capacità di intuizione reale da parte dell’essere delle proprie capacità di difesa che basta sollecitare con domande mirate del tipo: “come sta in questo momento della vita? sussistono condizioni di stress o di rischio di infezione a causa del proprio lavoro o delle relazioni sociali?”
In genere chi asserisce di stare bene e di non temere di ammalarsi è realmente protetto e questo conforta la visione ermetica del contagio e della malattia secondo cui il solo pensiero della possibilità di ammalare mette l’organismo in una condizione di maggiore vulnerabilità, mentre una volontà sufficientemente incisiva e senza cedimenti, direi ermetica, costruisce una barriera protettiva invalicabile ad ogni aggressione fisica o biologica. Ma bisogna essere scientifici e non abbandonarsi a quelle che potrebbero essere definite pratiche superstiziose. Allora diamo spazio all’informazione ufficiale sui mezzi di prevenzione che affiancano i vaccini, come il sottrarsi all’esposizione evitando luoghi malsani e affollati, praticare una vita sana con giusta alternanza di attività e riposo, assumere alimenti il più possibile genuini e freschi – e ritorniamo all’importanza della dieta – ricchi di sostanze antiossidanti e immunostimolanti, come era stato accennato nei precedenti interventi, senza dimenticare che anche l’igiene della mente contribuisce fortemente all’equilibrio del nostro organismo, esercitata scegliendo con consapevolezza letture, interessi e occasioni sociali.

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