Non emettete giudizi su quello che attualmente è la società umana e su quanto essa prende in considerazione. Voi non potete pronunziare una sentenza sugli errori e la virtù dei tempi: gli avvenimenti storici, come i metodi e la moda della vita, si giudicano serenamente dopo che son passati, e il giudice è neutro nei suoi apprezzamenti.

Noi proveniamo da una concezione educativa che produceva una schiera immensa di pallidi intellettuali…Ora, invece, si trova che bisogna pensare alla valetudine del corpo…In quanto allo sviluppo di poteri supernormali nella media degli uomini, non è ancora maturo il tempo da prenderli in considerazione…(D,31) – L’uomo civile è una maschera graziosa, verniciata, e attraente. L’uomo naturale, il zoologico direbbe il dottor Sempronio, sta nascosto come un insetto in una chioma pettinata. L’educazione dell’ambiente lo lascia manifestare morale o immorale, caritatevole o tiranno, rapace o donatore. La filosofia vi mette la salsa e la fotografia del regime restrittivo della tutela sociale lo riduce a tipo comune. L’uomo civile è il frutto della storia e delle peripezie religiose dei secoli; è il frutto di tanti preconcetti stampati nella sua anima, che le continue reincarnazioni hanno assimilati, fino a ridurlo quello che è nella sua forma esteriore abituale. Se il Quatrefages ha definito l’uomo animale religioso, il Reinach ci ha voluto spiegare che religione bisogna farla scaturire dal verbo relegere opposto di neglegere, ed è l’abitudine di curare e praticare con perseveranza (religiosità) un’abitudine. Il progresso indefinito dell’ideale civile persegue il grande obiettivo di rendere umana la bestia definitivamente e le chiese intendono di angelizzarla, cioè renderla come gli animali non sono, più somigliante al tipo spirituale idealizzato. Perché lo spiritualismo anche nei periodi più morbosi per esagerazione è l’indice della evoluzione più alta di una società? Perché l’idea cristiana è stata redentrice? Perché l’animismo ridotto a filosofia è un coefficiente di perfezione? L’unità uomo – rispondo – sparisce a poco a poco nella grande unità sociale umana. La vita sociale si sostituisce ed assorbe le vite individue; ma – aggiungo – l’unità sociale sulla base della preconcezione materialista della vita diventa meccanica e quindi bestiale, o intinta di spirito animale, nel processo superficiale della sua evoluzione, in modo da non trasformare profondamente le cellule del suo organismo complesso, ognuna delle quali è un uomo. Ecco perché pur progredendo i grandi organismi sociali, l’uomo resta una maschera civile con l’insetto o scarabeo nel fondo che nelle crisi della esistenza singola tende a manifestarsi. Ecco perché mentre l’educazione è un metodo sociale che riduce la bestia a cittadino possibile di una società civile, è sempre persistente il bisogno di una iniziazione per la necessità di trasformare definitivamente lo scarabeo. (C,I,100-101) – Oggi l’educazione più reale di predominio della mente sul corpo è di ipocrisia che nasconde abilmente l’intemperanza degli uomini che più appaiono fortemente armati alla lotta. Invece per l’uomo che vuol evolvere dallo stato animale allo stato integrale, il potere inibitorio della mente sui sensi deve essere reale non apparente. Colui il quale, viceversa, si fa dominatore dei sensi per spegnerne le funzioni fino al punto che il giorno in cui se ne vuol servire li trova atrofici, è semplicemente un nevrastenico infelicissimo. (SM,II,228-229) – La civiltà, con leggi, provvedimenti, consuetudini, costumi, transazioni, cerca riparare al meglio alle necessità liberaleggianti del morale umano, costringendolo, educandolo alla ipocrisia, inverniciandolo per nascondere il colore antipatico delle anime ribelli, profumandolo per impedire che il sentore della volontà di prevalere sui propri simili si discopra. (SM,II,333) – L’educazione sociale, quella di famiglia, la religione, l’insegnamento per la vita di relazione a cui siete preparato, vi hanno abituato a modellarvi sulla menzogna convenzionale di parere, cioè comparire, mostrarvi, esplicarvi in una forma accetta a tutti coloro che entrano in contatto con voi e che non è vera né sincera. La maniera di vivere, di esprimersi, di nascondere i propri pensieri, di celare i propri sentimenti di fronte a persone a cui non si può, per urbanità, dire cose ingrate, è un intonaco, una forte vernice che ha coperto il vostro stato di coscienza libera e originale; e tanta e così lunga è stata l’abitudine che voi non riuscite più, in un sol colpo, a riconoscere voi stesso quale eravate in origine. Noi preghiamo il nostro discepolo ed amico di fare in sé e per sé dei tentativi di autoispezione. Spogliarsi degli indumenti che l’educazione gli ha sovrapposti, togliersi le fasce in cui la bontà dei più recenti educatori lo hanno involto e come Candido di Voltaire, presentarsi al battesimo nudo: sicut erat in principio. (D,76) – La società umana tiene molto al nome di battesimo, al casato illustre, alla genealogia degli uomini che appaiono e scompaiono dal mondo come tante marionette da palcoscenico di un teatro meccanico; senza i nomi sarebbe morta ogni vanità, e ferita a sangue la fierezza di coloro che vogliono dominare sul proprio simile o con la fama o con l’autorità dell’origine o con la pompa dei titoli accademici; ma tutti coloro che scrissero o parlarono alle turbe in nome della Scienza o di Idee assolute, si limitarono ad essere soldati umili, gli apostoli e non gli autori delle idee che predicavano. (SM,III,606) – La cultura generale non so se sia un trionfo della civiltà che non ha abolito la guerra, il più nefando dei ruderi della primitiva barbarie, né so – per la concezione della verità semplice e pura che emana dall’Essere – se abbia il merito di facilitare o rendere incomprensibile l’enigma della vita universale…il sentimento dell’Essere non è in rapporto progressivo della vasta erudizione dei sapienti scribi, che impastano l’opinione pubblica e la modellano in guisa che tutti griderebbero all’eresia se un solitario insistesse a dimostrare il paradosso che il troppo presumersi di sapere confina con la più balorda ignoranza. Il misticismo di credere innegabile l’attuale superiorità di fronte a civiltà tramontate e sconosciute anche attraverso gli sforzi dell’archeologia, largamente sussidiata dagli Stati più ricchi, è una malattia come un’altra che suggestiona le masse, dai libri delle scuole ai giornali sapienti di ogni scienza. (SM,III,634-635) – In che cosa l’uomo così detto civile si manifesta animale? Nell’egoismo. La donna (concupiscenza), il danaro e l’ambizione di prevalere sul suo simile sono i tre caratteri fondamentali dell’animalità anche nell’uomo educato. Ma vuoi vedere la bestia nella sua nudità, abbia la maschera di un filosofo, di un guerriero, di un mercante o di uno scienziato? Aspetta che abbia paura. Che cosa è la paura? È uno spirito, i babilonesi avrebbero detto un demonio. Questo spirito svela lo scarabeo che è nel fondo del sacco dell’uomo civile. L’uomo che ha paura si manifesta animale, zoologicamente parlando come il dottor Sempronio. La bestia che è in noi ha paura di soffrire e di morire. Contro questo spirito la scienza ufficialmente intesa non ha fatto che disporre le regole per la difesa sociale (unità complessa) lasciando all’uomo (unità individua) la libertà di immolarsi o di soffrire. Ora una grande famiglia umana che considera l’unità atomica (uomo) tal quale noi consideriamo un pelo della nostra gamba, non è all’inizio della grande civiltà come si dovrebbe e si dovrà intendere. La scienza è insufficiente, il principio di protezione dell’individuo nella grande famiglia è malinteso…Che cosa mi ha fatto scrivere queste considerazioni poco ortodosse? Bisogna rinnegare il concetto fondamentale della civiltà contemporanea e la scienza professata? No. Voglio dire una verità umile: non dobbiamo esagerare la positività delle constatazioni effettive e confessare che la scienza umana a quest’ora è ancora una esagerazione orgogliosa e vuota…E’ opera di governo sollevare la miseria, né è nostro compito discuterlo. E’ opera di scienza il lavorio continuo incessante di arrivare all’anima delle popolazioni istruendola, inoculando la fede nella scienza umana, e dimostrando che il medico è un sacerdote, un frate, un santo laico, da cui tutto v’è da sperare carità e rimedio ai mali. Ed è questo che non si fa – e nei momenti in cui lo spauracchio di una pestilenza si affaccia, in nome della salute collettiva, si spaventano perfino i più coraggiosi – con precauzioni intempestive, allarmanti, che creano il flagello della paura. La scuola è un’arma potentissima quando non si arresti al solo sillabario… I governi illuminati, i partiti di governo più civili, quelli che in bocca hanno sempre la bella parola di progresso, con o senza alfabeto, devono far partecipe il popolo della fede laica nella scienza umana, e scatenare le masse dai ceppi delle vecchie opinioni che asservono l’uomo povero alle credenze leggendarie contro la realtà delle vittorie della investigazione umana. Il libero pensiero senza un solido fondamento di sapienza, senza una coscienza civilizzatrice che cambia i governanti in veri missionari dell’evoluzione, non è che un dommatismo alla rovescia, e intanto è uno dei doveri più imponenti di coloro che dirigono le masse. (C,I,101-103) – Se nella vita quotidiana l’uomo avesse modo di riflettere e di pensare a tutto ciò che la scienza e la religione non spiegano, non prevedono, non impediscono, non facilitano, non incoraggiano nelle urgenze delle grandi e piccole noie quotidiane, resterebbe sbalordito della nostra miseria officiale, perché officiali sono scienza e religione. Le cause generanti le angosce della vita dovrebbero appartenere al dominio dell’una o dell’altra, e restano invece occulte nei misteri delle tenebre più profonde dell’empirismo scettico. La civiltà di una razza grande e progredita comincia il giorno in cui l’uomo, scienziato o sacerdote, ha il potere di alleviare ogni dolore che ci opprime e ci spaventa…Guarda le cose grandi: epidemie, guerre, inondazioni, terremoti. Scienza e religione fanno a gara per impedire i maggiori detestabili effetti. Ma chi doma, chi prevede, chi determina o limita le conseguenze dolorose? In forti epidemie coleriche o di febbre gialla, veri eroi della scienza si sono immolati ad un nemico invisibile che non si debellava. La guerra? Chi l’arresta, chi la impedisce quando l’aura di sangue già respira nei polmoni di tutto un popolo? Che fanno scienza e religione innanzi a tremendi cataclismi della natura che ingoiano vittime senza tregua? La scienza si arma di esperienza e ragiona; la religione, di preghiere pei morti, di fede pei vivi…I documenti della giustezza della ragione umana ce li presenta il continuo rinnovarsi delle società politiche, lo scempio di famiglie e razze, la patente ingiustizia che divide fratelli da fratelli e ci rende mancipi dei conquistatori. Chi ti garantisce che ragiona oggi questa vecchia umanità, la quale ha presunto ieri come oggi della sua infallibilità ragionante?…La scienza dell’occulto è una pertinace e cruda via per conquistare poteri attivi, volitivi, intelligenti. (SM,II,313-318) – …il secreto del bene e del male è nell’animo dell’uomo; dovrà essere l’uomo a contendere alle genie infernali umanizzate il potere di fare il male e quello di trattenere nelle pene miliardi di creature. (SM,III,647) – La vita esteriore molto agitata negli spasmi della lotta della vita sociale – si dice – è in sostanza una predisposizione ai disordini psichici e alla manifestazione della nevrosi anche blanda in tutti gli uomini preoccupati moralmente e intellettualmente. La esagerazione del lavoro intellettuale e del metodico, le pertinaci e volontarie investigazioni su di un soggetto unico di lavoro, nell’arte, nella scienza, nelle industrie e nel commercio non sono che fattori attivissimi di degenerazione mentale e quindi dello stato di coscienza turbante, perché tutto il mondo sensitivo esteriore ci si presenta attraverso il velo dell’idea fissa che non è tale da portarci in una casa di matti, ma che ottenebra tutti i centri di percezione sensoria. Si osserva da taluni che fanno la poesia della scienza, che la vita solitaria, la metodica, nella completa campagna è meno predisponente agli eccessi che causano i turbamenti della psiche e della coscienza; è un’esagerazione anch’essa. I contadini sono tutti affetti dalla fobia della città e della folla (agorafobia) quando vengono fuori dalla solitudine in contatto di una società diversa dalla limitatissima in cui vivono. La vita metodica poi, determina tale un limite di libertà e di volontà che i caratteri della psicastenia, della rinunzia ad ogni cosa nuova, si affacciano inesorabili e costringono l’esistenza in un guscio di uovo, pel quale anche un lieve mutamento meteorico che influisce sulle abitudini, è un disastro…La delinquenza non è che l’esagerazione di uno stato di coscienza morboso che stabilisce il potere energetico di violare il diritto. (SM,II,157-158) –…quando saremo più progrediti e la società umana sarà libera dai vincoli delle idee ereditate dalle ore selvagge, l’uomo e la donna non si calunnieranno più a vicenda, non si tormenteranno come nemici, non avveleneranno il loro cuore per il possesso e la gioia di vivere con la ignoranza dei valori liberi della loro coscienza. (D,84) – Già vi dissi che il voler ridurre l’umanità a serie, a classi, a compagnie, determinando in ogni categoria uno spirito e una intellettività comune, può rispondere ad una concezione necessaria alla vita sociale del momento, imporsi al legislatore moderno che deve assolvere migliaia di quesiti concorrenti ad un assetto sociale complicatissimo nella concezione statale contemporanea. La meccanizzazione del cittadino, della famiglia, della classe, se è accettata da menti superiori è per facilitare l’organismo vivente dello Stato; ma uomini di tale levatura che organizzano società e razze credete voi che non comprendano l’artificio necessario e la natura vera dell’individuo da meccanizzare? Siamo tutti eguali innanzi a Dio, dicono i religiosi, re, principi, filosofi, artigiani, come si crede con profonda convinzione che siamo tutti eguali innanzi alla morte, solamente perché lo stesso modo di chiudere gli occhi ci mette nella categoria dei defunti. Siamo tutti eguali innanzi alla legge, sofisma naturale che viene a galla dopo aver considerato che Dio e la Morte ci hanno fatto e ci stimano eguali. Ma nel fatto concreto anche la stessa società meccanizzata e la religione fanno delle differenze e delle gradazioni nel concepire il valore delle unità umane…Sarebbe curioso che io, pensatore modestissimo e un po’ brontolone, mi aspettassi di passare alla storia come Edison, come un grosso fabbricante di automobili, come S.Agostino. Dunque questi capoccioni indicano che l’umanità non è fatta di entità eguali, stereotipate su forma unica: il che è un errore di fatto nell’ineguaglianza delle unità che formano le classi e le categorie degli uomini. (D,217) – La società umana tende, nella sua forma esteriore, a meccanizzarsi persino nelle professioni libere e dedicate alla utilità del pubblico; i titoli accademici senza i quali le vie sono precluse al sapiente, dimostrano che l’organismo civile si circonda di garanzie, meccanizzando le attitudini delle conoscenze scientifiche negli stessi soldati della scienza che le università vomitano sulla economia delle nazioni moderne…il nostro metodo è diverso dal desiderio e dal comune, per la semplice e precisa natura del fondamento etico e razionale del nostro insegnamento. (SM,III,648) – Poiché questo materialismo, né morto né moribondo, è dilagato nella ingiustizia; ha riversato, nella mentalità contemporanea, la concezione impura di una vita con aspirazione al godimento fisico illimitato, irragionevole anche nel desiderio di prolungarla, per il piacere capronico della moltitudine. La quale…non trova necessaria che la sola deificazione della filosofia meccanica di controllo come una religione dei sensi più gravi, diretti e addottrinati da una intelligenza che rinnega a sé stessa una vita dello spirito, dell’anima, e non riconosce alcun potere al pensiero dell’uomo…La nuova scuola darà carattere al pensiero dell’interpretazione Pitagorica italica del magismo, e al di là, al di sopra del magismo, sormontando la particolarità dei riti, affermerà la immortalità luminosa dello spirito intelligente della materia…(SM,II,336) – Il materialismo brutale ha conquistato le masse per due ragioni sodissime: l’una positiva, l’altra negativa. Positivamente percepisce la civiltà come la maggiore copia di bene sensibile da offrire alle moltitudini in soddisfazione dei bisogni di tutti i momenti. Le organizzazioni popolari civili sono presiedute dal concetto previdenziale della concezione materialista della vita. Quindi la politica che è scienza di governo delle moltitudini, fa officiale il criterio materialista della distribuzione equa della somma maggiore di felicità, intesa come l’intendono i materialisti puri e semplici. Negativamente perché sorride innanzi alla impotenza delle vecchie organizzazioni spiritualiste religiose che non possono dare niente in questa valle di lagrime e tutto rimandano a dopo…che ci è venuto un tiro secco…L’idea della maggiore copia di beneficii al popolo sulla terra non è prettamente materialista. Il fondamento essenziale della Carità e dell’Amore, che è supremamente cristiano e civile o, meglio religioso e umanitario, presuppone il comune vantaggio dei beni della natura e della cooperazione scientifica dei più progrediti in uomini associati…Il materialismo è stato concepito come una libera reazione al teologismo, mentre ne è il figlio primogenito che finisce col non credere più al papà, rompendo i legami di parentela, non credendo più, non possedendo più la fede…che il teologismo già non possedeva: quando l’uomo fa il teologo e teosofizza, quando ragiona e penetra l’anatomia della divinità e ne analizza il cervello, non ha più fede…Ora la Civiltà governa e fa progredire le masse, il popolo sovrano della ragione politica, in proporzione dei benefici materiali come elargizione della tesi meccanica del materialismo scientifico, i cui sacerdoti sommi, novantanove su cento, sono a doppia personalità; scientificamente ed ufficialmente increduli a qualunque potere del sentimento, e umanamente, nel santuario domestico, credenti a tante cose che non sono materia: al bene, alla moralità, all’affetto pei figli e la sposa, al dolore, alla provvidenza…Il diavolo che svela i misteri direbbe: non un palmo di netto in questa società d’ipocriti, qui il prete in pubblico predica la fede, in secreto non crede; il dottore miscrede e predica contro di me che pure vivo e penso, e in secreto ha paura di morire senza il prete…Il popolo sovrano non conosce che quello che gli si fa conoscere per il veicolo officiale della scienza costituita a provvidenza statale…Oggi crediamo invece opera altamente civile quella di indicare al popolo un’opera attiva prettamente scientifica, prettamente umana, specificamente antisuperstiziosa. Noi vogliamo far capire che…il pensiero psichicamente inteso è una forza. Non una forza morale che si converte in materiale…ma una forza e un potere in sé e per sé che agisce sulle cose vicine, sulle più lontane, sulle lontanissime – che vi arriva con mezzi di comunicazione visibili o senza mezzi visibili di comunicazione, come nei due telegrafi, con fili o senza. Noi vogliamo concorrere a questa dimostrazione con una applicazione pratica che entri nella categoria generale dei benefici da dare in copia maggiore al popolo migliorato dalla cultura generale e sottrarlo alla superstizione di qualunque origine e additargli la fonte del bene e del male che è la mente umana e fargli intendere come sia elemento principale di ogni idea civile e di interesse principale per tutti che la nostra mente si educhi al bene e la volontà diventi buona volontà, attivamente buona.(C,I,52-54)

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