Considerazioni ermetiche su progresso, civiltà, educazione e vita sociale.

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Considerazioni ermetiche su progresso, civiltà, educazione e vita sociale.

Non emettete giudizi su quello che attualmente è la società umana e su quanto essa prende in considerazione. Voi non potete pronunziare una sentenza sugli errori e la virtù dei tempi: gli avvenimenti storici, come i metodi e la moda della vita, si giudicano serenamente dopo che son passati, e il giudice è neutro nei suoi apprezzamenti.

Noi proveniamo da una concezione educativa che produceva una schiera immensa di pallidi intellettuali…Ora, invece, si trova che bisogna pensare alla valetudine del corpo…In quanto allo sviluppo di poteri supernormali nella media degli uomini, non è ancora maturo il tempo da prenderli in considerazione…(D,31) – L’uomo civile è una maschera graziosa, verniciata, e attraente. L’uomo naturale, il zoologico direbbe il dottor Sempronio, sta nascosto come un insetto in una chioma pettinata. L’educazione dell’ambiente lo lascia manifestare morale o immorale, caritatevole o tiranno, rapace o donatore. La filosofia vi mette la salsa e la fotografia del regime restrittivo della tutela sociale lo riduce a tipo comune. L’uomo civile è il frutto della storia e delle peripezie religiose dei secoli; è il frutto di tanti preconcetti stampati nella sua anima, che le continue reincarnazioni hanno assimilati, fino a ridurlo quello che è nella sua forma esteriore abituale. Se il Quatrefages ha definito l’uomo animale religioso, il Reinach ci ha voluto spiegare che religione bisogna farla scaturire dal verbo relegere opposto di neglegere, ed è l’abitudine di curare e praticare con perseveranza (religiosità) un’abitudine. Il progresso indefinito dell’ideale civile persegue il grande obiettivo di rendere umana la bestia definitivamente e le chiese intendono di angelizzarla, cioè renderla come gli animali non sono, più somigliante al tipo spirituale idealizzato. Perché lo spiritualismo anche nei periodi più morbosi per esagerazione è l’indice della evoluzione più alta di una società? Perché l’idea cristiana è stata redentrice? Perché l’animismo ridotto a filosofia è un coefficiente di perfezione? L’unità uomo – rispondo – sparisce a poco a poco nella grande unità sociale umana. La vita sociale si sostituisce ed assorbe le vite individue; ma – aggiungo – l’unità sociale sulla base della preconcezione materialista della vita diventa meccanica e quindi bestiale, o intinta di spirito animale, nel processo superficiale della sua evoluzione, in modo da non trasformare profondamente le cellule del suo organismo complesso, ognuna delle quali è un uomo. Ecco perché pur progredendo i grandi organismi sociali, l’uomo resta una maschera civile con l’insetto o scarabeo nel fondo che nelle crisi della esistenza singola tende a manifestarsi. Ecco perché mentre l’educazione è un metodo sociale che riduce la bestia a cittadino possibile di una società civile, è sempre persistente il bisogno di una iniziazione per la necessità di trasformare definitivamente lo scarabeo. (C,I,100-101) – Oggi l’educazione più reale di predominio della mente sul corpo è di ipocrisia che nasconde abilmente l’intemperanza degli uomini che più appaiono fortemente armati alla lotta. Invece per l’uomo che vuol evolvere dallo stato animale allo stato integrale, il potere inibitorio della mente sui sensi deve essere reale non apparente. Colui il quale, viceversa, si fa dominatore dei sensi per spegnerne le funzioni fino al punto che il giorno in cui se ne vuol servire li trova atrofici, è semplicemente un nevrastenico infelicissimo. (SM,II,228-229) – La civiltà, con leggi, provvedimenti, consuetudini, costumi, transazioni, cerca riparare al meglio alle necessità liberaleggianti del morale umano, costringendolo, educandolo alla ipocrisia, inverniciandolo per nascondere il colore antipatico delle anime ribelli, profumandolo per impedire che il sentore della volontà di prevalere sui propri simili si discopra. (SM,II,333) – L’educazione sociale, quella di famiglia, la religione, l’insegnamento per la vita di relazione a cui siete preparato, vi hanno abituato a modellarvi sulla menzogna convenzionale di parere, cioè comparire, mostrarvi, esplicarvi in una forma accetta a tutti coloro che entrano in contatto con voi e che non è vera né sincera. La maniera di vivere, di esprimersi, di nascondere i propri pensieri, di celare i propri sentimenti di fronte a persone a cui non si può, per urbanità, dire cose ingrate, è un intonaco, una forte vernice che ha coperto il vostro stato di coscienza libera e originale; e tanta e così lunga è stata l’abitudine che voi non riuscite più, in un sol colpo, a riconoscere voi stesso quale eravate in origine. Noi preghiamo il nostro discepolo ed amico di fare in sé e per sé dei tentativi di autoispezione. Spogliarsi degli indumenti che l’educazione gli ha sovrapposti, togliersi le fasce in cui la bontà dei più recenti educatori lo hanno involto e come Candido di Voltaire, presentarsi al battesimo nudo: sicut erat in principio. (D,76) – La società umana tiene molto al nome di battesimo, al casato illustre, alla genealogia degli uomini che appaiono e scompaiono dal mondo come tante marionette da palcoscenico di un teatro meccanico; senza i nomi sarebbe morta ogni vanità, e ferita a sangue la fierezza di coloro che vogliono dominare sul proprio simile o con la fama o con l’autorità dell’origine o con la pompa dei titoli accademici; ma tutti coloro che scrissero o parlarono alle turbe in nome della Scienza o di Idee assolute, si limitarono ad essere soldati umili, gli apostoli e non gli autori delle idee che predicavano. (SM,III,606) – La cultura generale non so se sia un trionfo della civiltà che non ha abolito la guerra, il più nefando dei ruderi della primitiva barbarie, né so – per la concezione della verità semplice e pura che emana dall’Essere – se abbia il merito di facilitare o rendere incomprensibile l’enigma della vita universale…il sentimento dell’Essere non è in rapporto progressivo della vasta erudizione dei sapienti scribi, che impastano l’opinione pubblica e la modellano in guisa che tutti griderebbero all’eresia se un solitario insistesse a dimostrare il paradosso che il troppo presumersi di sapere confina con la più balorda ignoranza. Il misticismo di credere innegabile l’attuale superiorità di fronte a civiltà tramontate e sconosciute anche attraverso gli sforzi dell’archeologia, largamente sussidiata dagli Stati più ricchi, è una malattia come un’altra che suggestiona le masse, dai libri delle scuole ai giornali sapienti di ogni scienza. (SM,III,634-635) – In che cosa l’uomo così detto civile si manifesta animale? Nell’egoismo. La donna (concupiscenza), il danaro e l’ambizione di prevalere sul suo simile sono i tre caratteri fondamentali dell’animalità anche nell’uomo educato. Ma vuoi vedere la bestia nella sua nudità, abbia la maschera di un filosofo, di un guerriero, di un mercante o di uno scienziato? Aspetta che abbia paura. Che cosa è la paura? È uno spirito, i babilonesi avrebbero detto un demonio. Questo spirito svela lo scarabeo che è nel fondo del sacco dell’uomo civile. L’uomo che ha paura si manifesta animale, zoologicamente parlando come il dottor Sempronio. La bestia che è in noi ha paura di soffrire e di morire. Contro questo spirito la scienza ufficialmente intesa non ha fatto che disporre le regole per la difesa sociale (unità complessa) lasciando all’uomo (unità individua) la libertà di immolarsi o di soffrire. Ora una grande famiglia umana che considera l’unità atomica (uomo) tal quale noi consideriamo un pelo della nostra gamba, non è all’inizio della grande civiltà come si dovrebbe e si dovrà intendere. La scienza è insufficiente, il principio di protezione dell’individuo nella grande famiglia è malinteso…Che cosa mi ha fatto scrivere queste considerazioni poco ortodosse? Bisogna rinnegare il concetto fondamentale della civiltà contemporanea e la scienza professata? No. Voglio dire una verità umile: non dobbiamo esagerare la positività delle constatazioni effettive e confessare che la scienza umana a quest’ora è ancora una esagerazione orgogliosa e vuota…E’ opera di governo sollevare la miseria, né è nostro compito discuterlo. E’ opera di scienza il lavorio continuo incessante di arrivare all’anima delle popolazioni istruendola, inoculando la fede nella scienza umana, e dimostrando che il medico è un sacerdote, un frate, un santo laico, da cui tutto v’è da sperare carità e rimedio ai mali. Ed è questo che non si fa – e nei momenti in cui lo spauracchio di una pestilenza si affaccia, in nome della salute collettiva, si spaventano perfino i più coraggiosi – con precauzioni intempestive, allarmanti, che creano il flagello della paura. La scuola è un’arma potentissima quando non si arresti al solo sillabario… I governi illuminati, i partiti di governo più civili, quelli che in bocca hanno sempre la bella parola di progresso, con o senza alfabeto, devono far partecipe il popolo della fede laica nella scienza umana, e scatenare le masse dai ceppi delle vecchie opinioni che asservono l’uomo povero alle credenze leggendarie contro la realtà delle vittorie della investigazione umana. Il libero pensiero senza un solido fondamento di sapienza, senza una coscienza civilizzatrice che cambia i governanti in veri missionari dell’evoluzione, non è che un dommatismo alla rovescia, e intanto è uno dei doveri più imponenti di coloro che dirigono le masse. (C,I,101-103) – Se nella vita quotidiana l’uomo avesse modo di riflettere e di pensare a tutto ciò che la scienza e la religione non spiegano, non prevedono, non impediscono, non facilitano, non incoraggiano nelle urgenze delle grandi e piccole noie quotidiane, resterebbe sbalordito della nostra miseria officiale, perché officiali sono scienza e religione. Le cause generanti le angosce della vita dovrebbero appartenere al dominio dell’una o dell’altra, e restano invece occulte nei misteri delle tenebre più profonde dell’empirismo scettico. La civiltà di una razza grande e progredita comincia il giorno in cui l’uomo, scienziato o sacerdote, ha il potere di alleviare ogni dolore che ci opprime e ci spaventa…Guarda le cose grandi: epidemie, guerre, inondazioni, terremoti. Scienza e religione fanno a gara per impedire i maggiori detestabili effetti. Ma chi doma, chi prevede, chi determina o limita le conseguenze dolorose? In forti epidemie coleriche o di febbre gialla, veri eroi della scienza si sono immolati ad un nemico invisibile che non si debellava. La guerra? Chi l’arresta, chi la impedisce quando l’aura di sangue già respira nei polmoni di tutto un popolo? Che fanno scienza e religione innanzi a tremendi cataclismi della natura che ingoiano vittime senza tregua? La scienza si arma di esperienza e ragiona; la religione, di preghiere pei morti, di fede pei vivi…I documenti della giustezza della ragione umana ce li presenta il continuo rinnovarsi delle società politiche, lo scempio di famiglie e razze, la patente ingiustizia che divide fratelli da fratelli e ci rende mancipi dei conquistatori. Chi ti garantisce che ragiona oggi questa vecchia umanità, la quale ha presunto ieri come oggi della sua infallibilità ragionante?…La scienza dell’occulto è una pertinace e cruda via per conquistare poteri attivi, volitivi, intelligenti. (SM,II,313-318) – …il secreto del bene e del male è nell’animo dell’uomo; dovrà essere l’uomo a contendere alle genie infernali umanizzate il potere di fare il male e quello di trattenere nelle pene miliardi di creature. (SM,III,647) – La vita esteriore molto agitata negli spasmi della lotta della vita sociale – si dice – è in sostanza una predisposizione ai disordini psichici e alla manifestazione della nevrosi anche blanda in tutti gli uomini preoccupati moralmente e intellettualmente. La esagerazione del lavoro intellettuale e del metodico, le pertinaci e volontarie investigazioni su di un soggetto unico di lavoro, nell’arte, nella scienza, nelle industrie e nel commercio non sono che fattori attivissimi di degenerazione mentale e quindi dello stato di coscienza turbante, perché tutto il mondo sensitivo esteriore ci si presenta attraverso il velo dell’idea fissa che non è tale da portarci in una casa di matti, ma che ottenebra tutti i centri di percezione sensoria. Si osserva da taluni che fanno la poesia della scienza, che la vita solitaria, la metodica, nella completa campagna è meno predisponente agli eccessi che causano i turbamenti della psiche e della coscienza; è un’esagerazione anch’essa. I contadini sono tutti affetti dalla fobia della città e della folla (agorafobia) quando vengono fuori dalla solitudine in contatto di una società diversa dalla limitatissima in cui vivono. La vita metodica poi, determina tale un limite di libertà e di volontà che i caratteri della psicastenia, della rinunzia ad ogni cosa nuova, si affacciano inesorabili e costringono l’esistenza in un guscio di uovo, pel quale anche un lieve mutamento meteorico che influisce sulle abitudini, è un disastro…La delinquenza non è che l’esagerazione di uno stato di coscienza morboso che stabilisce il potere energetico di violare il diritto. (SM,II,157-158) –…quando saremo più progrediti e la società umana sarà libera dai vincoli delle idee ereditate dalle ore selvagge, l’uomo e la donna non si calunnieranno più a vicenda, non si tormenteranno come nemici, non avveleneranno il loro cuore per il possesso e la gioia di vivere con la ignoranza dei valori liberi della loro coscienza. (D,84) – Già vi dissi che il voler ridurre l’umanità a serie, a classi, a compagnie, determinando in ogni categoria uno spirito e una intellettività comune, può rispondere ad una concezione necessaria alla vita sociale del momento, imporsi al legislatore moderno che deve assolvere migliaia di quesiti concorrenti ad un assetto sociale complicatissimo nella concezione statale contemporanea. La meccanizzazione del cittadino, della famiglia, della classe, se è accettata da menti superiori è per facilitare l’organismo vivente dello Stato; ma uomini di tale levatura che organizzano società e razze credete voi che non comprendano l’artificio necessario e la natura vera dell’individuo da meccanizzare? Siamo tutti eguali innanzi a Dio, dicono i religiosi, re, principi, filosofi, artigiani, come si crede con profonda convinzione che siamo tutti eguali innanzi alla morte, solamente perché lo stesso modo di chiudere gli occhi ci mette nella categoria dei defunti. Siamo tutti eguali innanzi alla legge, sofisma naturale che viene a galla dopo aver considerato che Dio e la Morte ci hanno fatto e ci stimano eguali. Ma nel fatto concreto anche la stessa società meccanizzata e la religione fanno delle differenze e delle gradazioni nel concepire il valore delle unità umane…Sarebbe curioso che io, pensatore modestissimo e un po’ brontolone, mi aspettassi di passare alla storia come Edison, come un grosso fabbricante di automobili, come S.Agostino. Dunque questi capoccioni indicano che l’umanità non è fatta di entità eguali, stereotipate su forma unica: il che è un errore di fatto nell’ineguaglianza delle unità che formano le classi e le categorie degli uomini. (D,217) – La società umana tende, nella sua forma esteriore, a meccanizzarsi persino nelle professioni libere e dedicate alla utilità del pubblico; i titoli accademici senza i quali le vie sono precluse al sapiente, dimostrano che l’organismo civile si circonda di garanzie, meccanizzando le attitudini delle conoscenze scientifiche negli stessi soldati della scienza che le università vomitano sulla economia delle nazioni moderne…il nostro metodo è diverso dal desiderio e dal comune, per la semplice e precisa natura del fondamento etico e razionale del nostro insegnamento. (SM,III,648) – Poiché questo materialismo, né morto né moribondo, è dilagato nella ingiustizia; ha riversato, nella mentalità contemporanea, la concezione impura di una vita con aspirazione al godimento fisico illimitato, irragionevole anche nel desiderio di prolungarla, per il piacere capronico della moltitudine. La quale…non trova necessaria che la sola deificazione della filosofia meccanica di controllo come una religione dei sensi più gravi, diretti e addottrinati da una intelligenza che rinnega a sé stessa una vita dello spirito, dell’anima, e non riconosce alcun potere al pensiero dell’uomo…La nuova scuola darà carattere al pensiero dell’interpretazione Pitagorica italica del magismo, e al di là, al di sopra del magismo, sormontando la particolarità dei riti, affermerà la immortalità luminosa dello spirito intelligente della materia…(SM,II,336) – Il materialismo brutale ha conquistato le masse per due ragioni sodissime: l’una positiva, l’altra negativa. Positivamente percepisce la civiltà come la maggiore copia di bene sensibile da offrire alle moltitudini in soddisfazione dei bisogni di tutti i momenti. Le organizzazioni popolari civili sono presiedute dal concetto previdenziale della concezione materialista della vita. Quindi la politica che è scienza di governo delle moltitudini, fa officiale il criterio materialista della distribuzione equa della somma maggiore di felicità, intesa come l’intendono i materialisti puri e semplici. Negativamente perché sorride innanzi alla impotenza delle vecchie organizzazioni spiritualiste religiose che non possono dare niente in questa valle di lagrime e tutto rimandano a dopo…che ci è venuto un tiro secco…L’idea della maggiore copia di beneficii al popolo sulla terra non è prettamente materialista. Il fondamento essenziale della Carità e dell’Amore, che è supremamente cristiano e civile o, meglio religioso e umanitario, presuppone il comune vantaggio dei beni della natura e della cooperazione scientifica dei più progrediti in uomini associati…Il materialismo è stato concepito come una libera reazione al teologismo, mentre ne è il figlio primogenito che finisce col non credere più al papà, rompendo i legami di parentela, non credendo più, non possedendo più la fede…che il teologismo già non possedeva: quando l’uomo fa il teologo e teosofizza, quando ragiona e penetra l’anatomia della divinità e ne analizza il cervello, non ha più fede…Ora la Civiltà governa e fa progredire le masse, il popolo sovrano della ragione politica, in proporzione dei benefici materiali come elargizione della tesi meccanica del materialismo scientifico, i cui sacerdoti sommi, novantanove su cento, sono a doppia personalità; scientificamente ed ufficialmente increduli a qualunque potere del sentimento, e umanamente, nel santuario domestico, credenti a tante cose che non sono materia: al bene, alla moralità, all’affetto pei figli e la sposa, al dolore, alla provvidenza…Il diavolo che svela i misteri direbbe: non un palmo di netto in questa società d’ipocriti, qui il prete in pubblico predica la fede, in secreto non crede; il dottore miscrede e predica contro di me che pure vivo e penso, e in secreto ha paura di morire senza il prete…Il popolo sovrano non conosce che quello che gli si fa conoscere per il veicolo officiale della scienza costituita a provvidenza statale…Oggi crediamo invece opera altamente civile quella di indicare al popolo un’opera attiva prettamente scientifica, prettamente umana, specificamente antisuperstiziosa. Noi vogliamo far capire che…il pensiero psichicamente inteso è una forza. Non una forza morale che si converte in materiale…ma una forza e un potere in sé e per sé che agisce sulle cose vicine, sulle più lontane, sulle lontanissime – che vi arriva con mezzi di comunicazione visibili o senza mezzi visibili di comunicazione, come nei due telegrafi, con fili o senza. Noi vogliamo concorrere a questa dimostrazione con una applicazione pratica che entri nella categoria generale dei benefici da dare in copia maggiore al popolo migliorato dalla cultura generale e sottrarlo alla superstizione di qualunque origine e additargli la fonte del bene e del male che è la mente umana e fargli intendere come sia elemento principale di ogni idea civile e di interesse principale per tutti che la nostra mente si educhi al bene e la volontà diventi buona volontà, attivamente buona.(C,I,52-54)

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7 Comments

  1. segezia 4 Febbraio 2015 al 21:58 - Rispondi

    Una canzone alla radio, una madre alla figlia ancora piccina, e di colpo il flash di un ricordo: Montemonaco, un Seminario fra i tanti di quel periodo, e le parole del Maestro Jah-hel “…ci sarò sempre per voi… vi abbraccio tutti”.
    Curioso averle dimenticate e che ritornino invece in mente adesso, dopo tanto tempo, per constatare che mai è stato chiesto qualcosa, neppure riconoscenza, reverenza, impegno…
    Liberi, sempre liberi: di fare come di non fare, di esserci o di non esserci, mentre Lei è stata presente ogni volta che c’è stato bisogno di Medicina Ermetica… E che i guai si sistemassero, le ferite risanassero, gli incidenti equilibrassero.
    Lei c’è stata.
    Amante della Miriam, che da Lei e per Lei opera, senza ciance o clamori, dando l’esempio di come si deve essere tramiti: in silenzio, facendo, guardando ai risultati, operando instancabilmente perché l’opportunità della Terapeutica della Schola giunga quanto più possibile nello spazio e nel tempo. Come da Pragmatica Fondamentale, sempre.
    Stasera, in mezzo a tutto quel precipitare dal cielo, seguivo le parole della canzone “a modo tuo” e pensavo, di contro al testo, che Lei non ha mai fatto ‘finta di saperne di più’; anzi, quante volte l’ho vista tacere stringendo le labbra, facendosi forza per lasciar sbagliare ciascuno come era nel suo diritto, disponibile comunque a tendere la mano quando gliela si chiedeva! Così, a noi che siamo madri (e anche ai padri, per la verità) ha mostrato come una Madre non stia ‘dietro’ ai figli, ma davanti: è così che ci ha protetto, così che ci ha insegnato.
    E ora che i figli sono grandi e, per l’appunto, fanno ‘a modo loro’ il ricordo di quell’abbraccio ancora scalda il cuore e sprona ad imparare.
    Mentre mi ripeto, parafrasando un vecchio detto della rivoluzione: “quando il dito indica la Miriam, l’imbecille guarda il dito”, ringrazio il Maestro che mi ha abituato a sentirmi sciocca quando guardo il dito… Anche adesso che indugio nelle emozioni.
    Così, con la canzone, come la canzone recita, mi trovo a ridere: ma di me stessa. E ripongo il ricordo nelle cose preziose della memoria, lì da dove era uscito, non senza un grazie irrinunciabile per questa donna straordinaria che oggi è il Delegato Generale e il riferimento di noi tutti, numeri dell’ortodossa Schola S.P.H.C.I., Fratellanza Terapeutico Magica di MIRIAM.

    • m_rosa 12 Febbraio 2015 al 20:52 - Rispondi

      Quanto son vere le tue parole, Seegezia!

  2. Cingallegra 2 Febbraio 2015 al 11:57 - Rispondi

    Quando a scuola affronto la prima lezione di sociologia, di solito, la definisco come lo studio delle scienze umane condotto con un metodo scientifico, per lo più di tipo statistico; questo perché, nell’analizzare le scienze umane, intervengono altri meccanismi e altri processi di cambiamento che portano all’innovazione, all’autoregolazione, alla conservazione e all’autoconservazione, in qualsiasi struttura sociale, di ogni ordine e grado, di ogni civiltà e di ogni epoca. Proprio come nelle attuali e “innovative” considerazioni di Kremmerz, la ricerca sociologica di un cammino comune in questo connubio individuo/umanità, spesso si avvale di altre discipline come la filosofia sociale, la psicologia, l’antropologia culturale, la scienza, il diritto e, ovviamente, la storia; ma ciò che accomuna tutte queste discipline è l’idea di fondo che l’uomo sia una sorta di animale indefinito, caratterizzato da una serie di mancanze, tra cui un bagaglio istintivo sottosviluppato, (per via delle numerose sovrastrutture), rispetto agli altri animali, che lo rende volubile e vulnerabile da un lato, e dotato di una particolare apertura al mondo, dall’altro. Quest’ultima caratteristica si è rivelata, tuttavia, estremamente utile e duttile, riuscendo a compensare e a superare difficoltà che gli altri animali non sono stati in grado di affrontare. Quindi, nei secoli, sono state ideate serie di ordini culturali e simbolici per compensare le umane mancanze biologiche. E qual è il risultato di questi studi e di queste teorie? Che l’uomo, spinto da un naturale e basico istinto di sopravvivenza ha nel tempo plasmato la propria struttura biologica, a seconda dei variabili fattori ambientali; grazie alla sua “apertura al mondo”, ha maturato una specie di mainframe, in cui il sistema genetico ha elaborato dati e input neuro-ambientali, spinto da un’unica finalità: evoluzione e sopravvivenza, con tutti gli errori e gli orrori storici e attuali che ne sono derivati. Perché evoluzione e sopravvivenza, volendo assumere un atteggiamento antropologico, non sono legati né al bene, né al male, come gli anticorpi che combattono un virus, sono solo due forze che collimano, la vittoria dell’uno o dell’altro, la decidiamo noi, secondo la nostra memoria storico – genetica e la nostra propensione (reale e materiale) alla guarigione. Perché se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, sociologia a parte, è che Amore non è una volontà statica, ma la propensione dinamica frutto di obiettivi raggiunti precedentemente e proiettati a traguardi futuri. Quindi se la società progredirà attraverso l’invenzione di una nuova cura o la rielaborazione di una vecchia o solo sperimentando come i fattori socio ambientali incidano sulla nostra salute, il nostro neuro – mainframe lo saprà. E le prossime generazioni avranno una cartella genetica in più da consultare. Sperando che la sappiano aprire.

  3. sal 31 Gennaio 2015 al 11:43 - Rispondi

    Vi sono oggigiorno prove inconfutabili che geneticamente si trasmetta memoria delle abitudini, anche se queste risalgono a diverso tempo prima. La scienza che studia i rapporti tra fattori ambientali e genetica, cioè l’epigenetica, dà evidenza di come la memoria molecolare dell’esperienza passata vada a modificare gli organismi. Quindi era enunciato – ed è ora dimostrato – quanto detto dal Maestro Kremmerz che “ogni abitudine è una schiavitù” (Opera Omnia, Vol. II, pag. 157, nota 3). Infatti le nostre abitudini, a lungo andare, si trasmettono al DNA e, quindi, anche alle generazioni future.
    Nondimeno, quella che è una schiavitù, intelligentemente letta, può diventare la modalità con cui l’uomo compie l’opera divina di ri-creare sé stesso. “Religione bisogna farla scaturire dal verbo relegere opposto di neglegere, ed è l’abitudine di curare e praticare con perseveranza (religiosità) un’abitudine”. Giuliano Kremmerz nel Commentarium forniva così la chiave della scienza magica tradizionale per riti, e la regalava in tempi di molto antecedenti gli studi moderni sulla genetica e la NLP (programmazione neuro-linguistica) che, focalizzandosi sulla connessione tra i processi neurologici e il linguaggio e gli schemi comportamentali appresi, ne studia e applica l’organizzazione al raggiungimento di specifici obiettivi di vita.
    Un’ultima osservazione: assunto quanto sopra, ogni abitudine non intelligente diventa fattore incontrollato del nostro essere e del nostro futuro. Ciò vale per la quotidianità, i pensieri, i vizi e la ripetizione di atti incontrollati e/o inconsapevoli. La necessità di essere agganciati a una linea di trasmissione ortodossa, che sappia quel che si fa e che si va a fare diventa, in tale prospettiva, quanto mai determinante non solo per la nostra persona ma per il futuro dei discendenti nostri e – oserei spingere – dell’umanità a venire. Occorre quindi profondo senso di responsabilità nel praticare qualunque cosa e – a maggior ragione – QUALUNQUE VIA CHE ACCELERI IL PROCESSO DI RIGENERAZIONE. Non si tratta solo di sé stessi, come si può ben comprendere se la propria mente si allarga a concepire la specie e non le spoglie mortali di questo o quell’individuo. Il libro appena uscito “LA PIETRA ANGOLARE MIRIAMICA” andrebbe letto dunque come aggancio prezioso alla realtà scientifica delle cose e al know-how o savoir-faire imprescindibile se si vuole operare con sapienza e non a caso.
    E tutto ciò è lontanissimo dalle chiacchiere da bar… Le quali, ormai è provato, se ripetute, formano comunque il carattere e la mentalità di chi le produce e di chi le ascolta.

    • ippogrifo11 31 Gennaio 2015 al 14:28 - Rispondi

      Molto bene! Condivido senza riserve le osservazioni di Sal. Ma vediamo se ho capito bene: i riti, ricevuti e praticati in modo ortodosso con puntualità e consapevolezza potrebbero essere considerati, lato sensu, alla stregua di “abitudini intelligenti” e, per quanto argomentato da Sal, a lungo andare verrebbero registrati nella memoria della materia vivente, DNA, come “esperienza finalizzata” – nel caso specifico si tratterebbe di esperienza associata allo svolgimento di un’azione diretta a un fine terapeutico. Ecco allora che la finalità terapeutica, ribadita con cadenza “martellante”, si incide nella materia dell’essere come finalità prevalente e ben coagulata rispetto alle tante altre finalità, spesso volatili o di scarsa consistenza, che lo stesso essere mette in gioco nell’esercizio della propria quotidianità. Il risultato dovrebbe dunque essere quello di una materia vivente per così dire “predisposta” e perciò potenzialmente omologa alla direttrice cui è rivolto quel processo di rigenerazione cui accenna ancora Sal e che si riconosce nel campo di verifica dell’unica finalità sancita dalla Pragmatica Fondamentale.

  4. wiwa70 29 Gennaio 2015 al 11:43 - Rispondi

    Non smette di sorprendermi, per la sua straordinaria attualità, il periodo in cui visse Giuliano Kremmerz ! Infatti nelle notizie “che rivestono un certo interesse” a pag.81,della “Pietra Angolare” attinte dal “Mondo Secreto” esiste quella di una “Lega delle donne pel disarmo universale” del 1896, formata dal fior fiore della nobiltà femminile europea, anche italiana(principessa Mele Barese di Napoli), che ebbe l’ardire di parlare di disarmo, quando non se ne concepiva minimamente la portata(solo con la contestazione degli anni 60 del 900 si raggiungerà il culmine del pacifismo in Italia e a livello mondiale);mentre gli uomini, si sa, sono quelli che le guerre le fanno(senza voler fare discorsi sessisti ma sottolineando semplicemente l ‘ovvio!) e oggi, come non potesse andare peggio, succede che la fanno fare anche ai bambini! Un’altra donna dei primi del 900 fu rivoluzionaria: Maria Montessori, medico, ricercatrice di grande talento, fra le prime in Italia, che decise di “investire” tutti i suoi studi, sull’infanzia, perché sosteneva che i nostri bambini sono il futuro! Oggi se potesse vedere cosa succede all’infanzia nel mondo, probabilmente si rivolterebbe nella tomba! A volte diamo per scontato che esistano valori universali, patrimonio dell’Umanità…poi accendi la tv e vedi e ascolti cose che dimostrano che siamo ben lontani dal realizzarli! Mi è capitato sotto gli occhi il tema di un’adolescente che doveva commentare la frase di una scrittrice la quale afferma :”Se ci consideriamo persone in cammino, se siamo pronti a raccogliere stimoli e a cambiare strada, quello che abbiamo riluce dei colori più vivi” L’adolescente ha commentato:” Fin da piccola volevo viaggiare per conoscere e scoprire mondi nuovi diversi dal mio; anche il cammino della vita è fatto di nuove scoperte che rende ogni giorno diverso dal precedente, ma qual ‘è la nostra meta? Siamo come vagabondi che un giorno cesseranno di respirare? Come possiamo fare per rendere la nostra esistenza unica e personale? Visto che le parole dell’uomo non possono dire ciò che davvero esiste di più grande, allora possiamo solo impegnarci per fare in modo che questa strada, la strada della vita, non ci porti rimorso. Cerchiamo degli stimoli, ma quali ? La sofferenza serve per comprendere e andare avanti, l’amore per crescere…esiste altro? La mia luce non so in quale colore si possa esprimere perché non ho ancora compreso la mia vera strada e a cosa mi possa portare e quali siano i miei veri riferimenti. Io so solo che ho dei talenti tra cui trovare nuove combinazioni tra diversi colori, che può significare anche vivere in armonia con le persone che mi circondano. A cosa mi porterà la vita? Ho intenzione di scoprirlo giorno per giorno, attimo per attimo, senza tener conto di quello che non ho, ma andando incontro al futuro con le mie capacità e potenzialità, come un soldato valoroso va incontro al suo avvenire, dimenticandosi di quello che in passato gli è stato tolto “.
    Allora, forse se ad un bambino anziché un fucile, gli metti in mano un pensiero illuminato, con cui nutrirsi quotidianamente, probabilmente farà capolino il suo Io più profondo che gli potrà suggerire in piena fiducia e libertà che l’unica battaglia che davvero vale la pena di combattere valorosamente è quella dell’ Amore per il Bene e la Fratellanza dei popoli e che sentirsi parte di un Tutto non è poi così terribile….a quegli uomini, invece, che hanno voluto dimenticare deliberatamente cosa vuol dire essere bambini, Qualcuno ha riservato parole molto severe, asserendo che “scandalizzare” anche uno solo di loro equivale a mettersi una pietra intorno al collo e sprofondare nell’abisso! Credo che l’unica chance che abbiamo per un futuro migliore dipenderà dall’ Amore che dedicheremo ai nostri bambini, vero e prezioso patrimonio dell’Umanità.

  5. sannitica2011 29 Gennaio 2015 al 08:31 - Rispondi

    Evidentemente cento e più anni non sono che il battito d’ali di farfalla…poiché ciò che scrive il Kremmerz sulla società di quei tempi è attualissimo. Forse oggi il processo di massificazione e meccanizzazione (più elegantemente detto globalizzazione) è ancor peggio. Emerge la sempiterna modernità della Schola, l’uno o diecimila passi in avanti delle sue concezioni. La sua proposta equilibrante di ogni opposizione, la sua lungimiranza pacifica nell’indicare l’unico e possibile autentico progresso. Tutto sta nella mente umana che, se non è plasmata verso il bene e la coscienza delle sue potenzialità, rimane passiva a qualunque spiffero d’influenza. Che grandiosa possibilità…e anche se ci si lavorasse senza realizzare tutto quanto previsto sarebbe una vita migliore, aperta alle voci dell’invisibile e ineffabile, potenza che può un giorno divenire atto.

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