La Scienza Ermetica nelle Arti

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  • mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 173

    Sì è vero, la Natura è immensamente generosa e la Vita è GRATIS. Essere al servizio della Vita, esserne tramiti si caratterizza coll’agire gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio.
    E in ciò bisogna lavorare molto perché noi umanamente in cambio ci aspettiamo qualcosa. L’idea concreta del ricevere, per restituire i nostri sforzi verso un canale ideale ma concreto che non sia il nostro IO, è realizzabile fortunatamente nell’Ideale di Miriam, che non ci trasforma in santi, ma ci affranca gradualmente dall’ansia di pensare a se stessi e rendendo il nostro rapporto col mondo più neutrale e in pace.
    Venendo a quanto dici sull’arte, Fradamash, è interessante la tua idea che l’artista possa essere il tramite dell’emancipazione della materia come liberazione da tutto ciò che non corrisponde al suo quid intelligente intrinseco, ma per me solo se egli non la sovrastruttura ulteriormente rispetto alle stratificazioni e alle distorsioni che le forme (da quelle più materiche alle onde sonore) hanno subito nel corso dei secoli e dei millenni. Anche per questo forse oggi abbiamo una percezione sensoriale del Vero distorta che vediamo proprio nelle più svariate produzioni artistiche.
    Nel fare e disfare continuamente le forme, l’artista ricerca se stesso, ma quando smette di cercare? Quando è il tramite di una finalità creativa cioè iniziatica, perché, allora non cerca, ma segue un percorso creativo. Deve diventare bravo? No, deve diventare un tramite di una finalità che, se serve, lo illumini e gli infonda l’idea ispiratrice e quidi la sua mano. Possiamo pensare che a prescindere l’artista poiché sensibile e ispirato possa essere tramite di Luce e Salute? No certamente, come il medico in quanto tale non è un Terapeuta e un contadino non è l’Aratore ermetico.
    E qui mi ricollego al post di Catulla quando dice “Nella Scienza Ermetica penso a tutti i millenni in cui la popolazione istruita era davvero poca e solo l’arte figurativa e quella musicale potevano ‘parlare’ alle folle”, sono d’accordo: l’arte era quindi un mezzo di comunicazione efficace e immediato di trasmissione di quel lievito spirituale che ininterrottamente viene trasmesso dalle origini, un mezzo evidentemente idoneo alla coscienza di un’umanità svezzata dal seno della Madre che era uscita dal nido e iniziava autonomamente ad agire nel mondo (da raccoglitore a produttore). Personalmente, è interessante vedere oggi con quali moderni canali e modalità l’artista possa veicolare attualizzandolo il medesimo iniziatico messaggio.
    Condivido infine quello che dici sul processo artistico vicino a un maestro artista che ti trasmette un metodo di approccio alla materia finché tu non sei pronto per provare a fare il tuo capo-lavoro o primo-lavoro come dici (il classico debutto) e in questo ravvedo l’analogia col percorso ermetico nella Schola.

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 52

    Il post di Catulla del 28 febbraio dove si dice che “la pittura e la musica sono linguaggi innati nell’essere umano” mi ha richiamato alla mente il fatto che, da sempre nella tradizione popolare, quindi negli usi e costumi della vita quotidiana, il canto ha accompagnato il lavoro degli uomini:penso alle nenie che spontanee risuonavano dal cuore e dalle braccia delle madri o così come il trasmettere mestieri o tradizioni all’interno del nucleo familiare, veniva sì completato con il suono della voce, ma pensandoci bene, era trasmissione di “immagini” perchè si “mostrava” un procedimento,una sequenza e si imparava così, osservando. Ricordo da bambina quando mi “appostavo” in un angolo a spiare mia nonna, la quale, con gesti lenti, ampi e ritmici impastava la massa per fare i panzerotti! A distanza di anni, non ricordo bene il sapore, ma solo l’emozione di partecipare a quel gioco così creativo (ed antico).

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 826

    La Schola e la Musica:
    DEI SENTENTIAE SONANTES da un articolo segnalato da guglielmo tell, scritto da Pierfrancesco Greco e apparso oggi su CDN Calabria Diretta News dopo la rappresentazione pubblica al Festival delle Serre di Cerisano dell’omaggio fatto al Maestro Kremmerz e alla Miriam in occasione dell’Agape di Solleone 2018. Testi tratti dalla Porta Hermetica di Giuliano Kremmerz e dal Rito terapeutico di prosieguo dell’Ariete a cura di M. A. Iah-Hel, Musica di Giuseppe Palermo.

    “Gli echi musicali dei Sententiae Sonantes Ensemble, tra mistero e suggestioni”

    Una serata particolare quella vissuta ieri, nell’ambito della Sezione Classica del Festival delle Serre, con un’esibizione in cui si sono incontrate arte e trascendenza.

    Da Cerisano

    Ieri, nel prendere posto all’interno dei Saloni superiori di Palazzo Sersale, che da qualche giorno, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, stanno ospitando i concerti previsti nell’ambito della Sezione Classica del Festival delle Serre, curata dal professor Massimo Belmonte, sulla sedie ho trovato una brochure, con il programma della serata, la cui lettura ha carpito la mia curiosità: “Dei Sententiae Sonantes – Oratorio da camera per soprano, coro femminile e ensemble”. Voltando la pagina, ho preso visione di un testo, elaborato da Anna Maria Piscitelli: un testo che, a un primo sguardo, mi è sembrato una preghiera mariana; sennonché, proseguendo nella lettura, la mia attenzione è stata catturata da parole, richiami, contenuti di carattere esoterico, volgenti verso una dimensione egemonizzata da una tensione spirituale sospesa tra religioni rivelate e paganesimo, con echi, a parere dello scrivente, essenici, ermetici e, comunque, iniziatici, in un lessico evocante una trascendenza misteriosa, posta al di sopra di ogni credo definito e di ogni religione rivelata. Una trascendenza da cui scaturiscono “le sentenze sonanti o vocali del Dio”, rivolte a ciò che è il centro del singolare impianto teoretico e dottrinale che emerge dalla lettura del testo, ovvero l’umanità, o meglio, la convinzione che essa, traendo linfa dalla luce, dal bene albergante nell’eternità del creato, possa assurgere, attraverso un percorso gnostico, a taumaturga di se stessa, artefice e fulcro, insieme al Divino, di un’armonia universale, similare a quella che cementa le comunità di discepoli riconoscentesi in qualcosa di infinitamente più nobile delle umane miserie, elevante le esistenze interagenti sotto questo cielo, sopra questa terra. Un’armonia idealizzata nel testo e manifestata all’uditorio dalla musica del professor Vincenzo Palermo, il quale, al pianoforte, ha accompagnato l’ensemble e il coro femminile “Sentenziae Sonantes Ensemble”, che, diretti dai maestri Alexandra Rudakova, per il coro, e Francesco Giglio, afferentemente all’orchestra, hanno dato seguito a un momento di onirica e magnetica inquietudine, in cui le note hanno assunto un potere incantatorio, arrivando a tangere il mistico ogni qualvolta la voce recitante di Giuseppe Gallo e quella del soprano Maria Cristina Imbrogno, irrompevano nell’ambiente venutosi a creare, grondante profumi mediorientali, a cui la mente reagiva cercando di elaborare immagini e suggestioni esotiche, ove collocare la meta di tale slancio spirituale. Un lampo temporale di notevole impatto, che ha tenuto in equilibrio, tra ansietà e distensione, il pubblico, il quale, al termine, ha tributato il giusto plauso agli interpreti, compenetratisi, a prescindere dall’eccezionale talento musicale, con grande trasporto nella parte loro assegnata in questo quadro dell’anima. Un apprezzamento manifestato anche nella seconda parte della serata, dedicata alle composizioni di alcuni autori calabresi, quali Luigi Maletta, Salvatore Palmieri, Leonardo Vulcano, Veronica Bria e il cerisanese Tommaso Greco, eseguite, di volta in volta, da Claudia Vaccaro e Marta Bruno, al flauto, da Angela Rita Sproviero e Leonardo Vulcano, al clarinetto, da Maria Teresa Barbarito, al violoncello, e Stefania Binetti all’Arpa; musiche che hanno fatto calare il sipario su una serata particolare, di immagini pensate, di parole interpretate, di visioni accennate, di sonorità interiorizzate.

    Pierfrancesco Greco

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 173

    Grazie Guglielmo tell per la segnalazione e bello davvero l’articolo di Pierfrancesco Greco!
    Spero e mi auguro di poter riascoltare presto il Dei Sententiae Sonantes!

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 330

    Ringrazio anche io per la segnalazione e molto bello e sentito l’articolo di Pierfrancesco Greco. Il testo e la musica di Dei Sententiae Sonantes non potevano che suscitare profonde riflessioni come quelle espresse nell’articolo.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 168

    È bello constatare come il concerto che abbiamo ascoltato all’Agape e che ci ha così tanto emozionati, stia perseguendo la finalità per la quale è stato ideato: avvicinare chi l’ascolta a una dimensione di Armonia, Luce, Bene, (e quindi, diremo noi miriamici, terapeutica). Grazie per la segnalazione Guglielmo tell!

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 167

    È bello vedere che la Eco della Dei Sententiae Sonantes si espanda fino in terre lontane e permanga,per usare la espressione di Greco,”sotto questo cielo e sopra questa terra” a beneficio di ognuno che si voglia”elevare dalle umane miserie”, attraverso la sintonia armonica con la Natura Madre autorigeneratrice che rigenera. Spero anch’io di poterla risentire presto! Un caro saluto a tutti

    BELL
    Partecipante
    Post totali: 61

    E’sicuramente entusiasmante e utile osservare come possa agire una Forma Rituale finalizzata alla Salute e alla Luce ed espressa sotto forma di Concerto; l’azione si riflette su tutti quelli che hanno la fortuna di ascoltare quella musica e quelle parole e ognuno risponde secondo una sua modalità che può essere uno stato incantatorio o tradurlo in un bell’articolo come fa fatto Pierfrancesco Greco.
    Mi sento di ringraziare la Delegazione che oltre a farci partecipi diretti alla “Dei Sententiae Sonantes” in occasione dell’Agape ci ha aiutato a capire, aspetto molto importante, che i testi sono tratti dalla Porta Hermetica di Giuliano Kremmerz e dal Rito Terapeutico di proseguo dell’Ariete.

    Un Abbraccio Fraterno a tutti

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 74
    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 74

    licini, artista marchigiano dei sibilillini di cui tratta anche il libro delle edizioni miriamiche errante erotica eretica.

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 173

    Mi fa piacere raccontarvi che ho visitato la mostra “da MAGRITTE a DUCHAMP 1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou” 11 Ottobre 2018 – 17 Febbraio 2019 a Pisa al Palazzo Blu, godendo, fra le tante opere famose, della visione di L.H.O.O.Q. l’enigmatica Gioconda con i baffi di Marcel Duchamp, La querelle des Universaux di Magritte, nella sua simbolica interpretazione della stella a 5 punte, l’interpretazione suggestiva della Chimera di Ernst.
    Tuffarmi nell’arte dei primi del Novecento all’epoca di Kremmerz mi ha fatto pensare a quanto riportato e commentato da M.A. Iah-Hel nella Pietra Angolare Miriamica, in L’esplosione dell’irrazionale nella scienza e nell’arte e Suggestioni spiritualiste nell’Arte Nuova, dove è offerta un’angolatura particolare che aiuta a comprendere lo spirito dell’epoca di Kremmerz e di come le avanguardie artistiche abbiano forse captato quel fermento rinnovatore trasmesso dall’Aureo Maestro.

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 173

    Mi è capitato recentemente di visitare il British Museum, era da tanto che avrei voluto farlo, ma viaggio poco.
    Mentre rimanevo entusiasta della quantità di opere e reperti di tutte le epoche e di tutte le civiltà esposte nelle sale, quasi commossa di fronte alla Vergine delle Rocce di Leonardo che avevo studiato sui libri secoli fa e affascinata dalla Stele di Rosetta che aveva sciolto il mistero dei geroglifici, improvvisamente, mi sono trovata catapultata di fronte alle mummie di re e regine, in una dimensione di tale profanazione che non ho saputo restare, me ne sono scappata con un senso di nausea profonda.
    E anche di rabbia, per la totale mancanza di rispetto e di riguardi per la morte e quindi per la vita…
    A qualcuno è capitato qualcosa di simile? Che ne pensate?

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 55

    Ciao Mandragola, leggendo il tuo post mi è tornata alla mente una sensazione che ho provato a Pompei…luogo di gran fascino che ci ha restituito una delle più significative testimonianze sulla vita dei nostri antenati. Ma questa testimonianza è stata possibile a causa di un cataclisma “la famosa eruzione”che ha travolto un’intera città fissandola in un attimo di terrore . Per me girare per le strade, visitare le case,le ville i templi… mi ha sempre dato una forte emozione, che però si frantumava, sovrastata da un senso di fastidio, di fronte a quei calchi di esseri umani bloccati, cristallizzati, in quell’attimo di sofferenza…oggi in bella mostra per turisti.
    Penso che in questo tempo si è perso il rispetto per la sacralità della vita e di conseguenza anche della morte
    Buona giornata a tutti

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 147

    Mi sono trovata qualche giorno fa ad assistere a un film più stupido che orrendo sull’antico Egitto e ammetto di aver provato un moto di repulsione per tanta ignorante irriverenza…che è la stessa con cui poi si approcciano “fisicamente” le mummie.
    Detto ciò, re e regine dell’Antico Regno – a mio parere – come farfalle dalla crisalide hanno ormai abbandonato le proprie bende ai musei, con buona pace delle attuali forme del sacro che probabilmente non hanno sentore di quanto oltre e quanto avanti fosse la scienza sacerdotale legata al Nilo.
    Come sempre, la Luce resta inafferrabile a chiunque allunghi le mani, mentre la Tradizione orodossa fila ininterrotta anche quando la società degrada senza più rispetto né coscienza della vita e della morte.

    Macrobio
    Partecipante
    Post totali: 23

    C’è molto di sensazionalismo circa l’elemento “mummia” che fa leva sul fascino dell’orrido che viene utilizzato, purtroppo anche per istituzioni che dovrebbero avere la cultura come stella polare, per attirare visitatori. Basta vedere il managerialismo che la fa da padrone nella gestione di luoghi di culture alta come i musei (ricorderete che ultimamente gli Uffizi sono stati affittati per eventi privati). Perciò purtroppo non sorprende lo scarso rispetto verso i resti umani esposti. Avere la fortuna di poter utilizzare uno sguardo “altro” su tali argomenti non può che farci sentire fortunati di aver colto il solco della nostra Tradizione e di aver intrapreso il nostro cammino.

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