Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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Buteo
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Che fascino la casa buia delle civette e lo svelamento delle modalità innate, per il ritorno in natura! Va be’, coi piccioni ci provo io. Ti devo dire Kridom, che, sempre nei miei andirivieni per la bassa, in certi pomeriggi di primavera, prima di sera, poteva succedermi di vedere un immenso stormo di piccioni volare su risaie e pioppeti, diradarsi e richiudersi, separarsi e riunirsi, in un’ondosa corsa nel cielo in sintonia e armonia così perfette da chiedermi come potessero non scontrarsi fra loro. Ma la cosa più bella era che li sentivo felici, sentivo che volavano per il piacere di volare, e volare tutti insieme, come un’unica immensa nuvola mossa sulle note di una musica che solo loro percepivano e io non potevo udire…
E tornando a Milano, ti dico ancora che qualche anno fa mi trovavo ai Giardinetti di via Conca del Naviglio, vicino a corso Genova, ed essendo un po’ in anticipo, mi godevo il sole su una panchina guardando in alto. E così, un po’ sorridendo fra me e me, dico toh, ‘un piccione che si crede un’aquila’! Così lo seguo nei suoi volteggi e… non un battito d’ali e lo vedo piccolo sì, ma… è altissimo! là dove un piccione non può arrivare. E poi un piccione non volteggia… Solo un rapace… un falco?! Così, se ti va, magari, in una pausa dello smart working, prova ad affacciarti e a guardare un po’ più in là, oltre ai piccioni…

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