Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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holvi49
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Vogliate scusarmi se questo post potrà sembrare “serioso”. A dire il vero, quando ho fatto le considerazioni che mi hanno portato ad elaborarlo, ho provato un pizzico di smarrimento, per ovvi motivi. Poi, pensando alla “solennità” con cui spesso ci identifichiamo quando parliamo in termini di appartenenza alla famiglia, alla casta , e mi viene in mente ’A Livella di Totò, che invito a rileggere, mi veniva da sorridere pensando che bisognerebbe davvero imparare a ridere di sé stessi e non vi nascondo che è da un po’ che lo faccio di me, specie quando mi trovo in situazioni che mi fanno agire in una maniera in cui non posso fare a meno di esclamare: “ Oddio, ma questo è tutto mio padre!”
Voglio prendere alla lettera le parole del nuovo thread e riportarle all’ambito familiare cercando di vederne una modalità di espressione. La Natura fa sì che delle entità possano manifestarsi in una stessa famiglia, divenendo quindi fratelli, condividendo così la gioia e tutto quanto di buono possano ricevere da una reciproca interazione. Ciò è molto bello e succede spesso; la nascita dalla stessa madre imprime quel senso di unicità che caratterizza i membri della famiglia facendo dire: “abbiamo lo stesso sangue”, cioè siamo della stessa matrice. Così i fratelli condividono le esperienze e gli accadimenti che saranno vissuti individualmente a seconda delle diversità…Ho detto diversità, non a caso. Se nell’ambito di una famiglia può accadere che, forse per effetto di possibilità di agganci evolutivi, qualche membro possa riconoscere e quindi rivolgere la sua crescita in virtù di una Opera di Bene Assoluto, come la Miriam, allora, a poco a poco, si renderà conto, prendendone consapevolezza, che il legame fraterno che lo unisce agli altri membri della sua famiglia, è un legame che prende origine dall’aver “utilizzato” lo stesso mezzo per manifestarsi e compiere il proprio percorso. Allora ci si rende conto che la vera Matrice di appartenenza è infinitamente diversa, riesco solo a dirlo così, e che, forse, non ha confini corporali. Allora il buono e giocondo diventano il Bene e il Vero e l’abitare insieme si traduce con l’appartenere all’UNA, che tutto in Sé contiene.
Un caro saluto a tutti.

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