Sensazioni e pensiero nella Filosofia Ermetica di Giuliano Kremmerz (seconda parte)

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Sensazioni e pensiero nella Filosofia Ermetica di Giuliano Kremmerz (seconda parte)

20 gennaio 2010

La sensibilità umana è più squisita di quella dei mammiferi della zoologia e degli animali di classi inferiori e se l’influenza premonitoria di turbamenti atmosferici è presentita dagli animali più che dal nobile e sapiente bipede, è per la sola ragione che questo è molto distratto dalle vicende della sua vita artificiale e si sente lontano dalla sorgente diretta della sua natura in corrispondenza con la Natura madre, il grande universo nella sua vita cosmica. (D,128) – La sensazione è tale quale la intelligenza può arrivare a possederla; più la struttura organica opprime il principio intelligente, più la sensazione è attutita. Il piacere e il dolore non hanno niente di assoluto nella loro significazione astratta, ma sono relativi alla squisitezza della coscienza sensoria che è –diremmo così- l’involucro esteriore dell’intelligenza dell’essere. (C,II,243)- Il cogito ergo sum di Cartesio aveva origine nella coscienza dell’atto di pensare frutto delle sensazioni di origine. Perché, quando le genti letterate insorgono contro le sensazioni, come unica base del meccanismo cogitativo o pensante dell’uomo, sono in errore sulla parola sensazione. Vi attribuiscono il solo significato basso ed elementare dei sensi colpiti da una reazione fisica e nervosa; ma sublimando queste crude e brutali ripercussioni per mezzo delle quali siamo a contatto della vita, voi avete parole astratte e idee che vi sembrano piovute dal cielo e non sono che deformazioni di sensazioni grezze che abbiamo ricevuto dal basso. Quindi dire: io penso, dunque sono, vale a dire io sono in possesso delle sensazioni, dunque io esisto. (D,79)- Non i sensi sono bugiardi, ma le sensazioni che vengono elaborate nei centri coscienti dell’uomo già non libero di giudizio… Il senso fisico per l’uomo è l’unico controllo del reale, però le impressioni sensorie assumono il loro valore secondo lo stato di coscienza e la neutralità psichica del sensitivo. Solamente con questo significato bisogna intendere l’inganno dei sensi fisici sulla concezione assoluta della verità… Il mio enunciato (non domma) è il risultato di tutti i secoli storici di studi ermetici che ci hanno preceduti. Si griderà dagli spiritualisti che mi avvicino troppo al materialismo esclusivamente sensista, e io rispondo chiaramente che dico la verità come risulta a me e agli altri che mi hanno preceduto e mi sono stati compagni. L’apparato sensorio nella sua funzione è preciso come la natura l’ha fatto per darci conto di ciò che immediatamente ci riguarda. Le impressioni che dalla periferia si trasmettono ai centri, dalle più semplici alle più complesse, sono però tutte false quando i centri che le ricevono non sono tersi, cioè spogli da qualunque nebbia, cioè non malati né fisicamente per alterazioni anatomiche, né passionalmente per attività suggestiva. Il senso umano sano compie il suo ufficio: il ricettore lo altera secondo le sue condizioni di ricettività. Prendiamo un esempio dalla fotografia. Un ottimo obiettivo trasmette sulla lastra sensibile l’immagine; se la lastra non possiede i requisiti per integralmente ritenere l’immagine, non può accusarsi l’obiettivo d’inganno…I sensi non ingannano, è la coscienza che abbiamo delle cose, l’opinione che ci siamo o ci hanno imposto, che determina la verità o no della impressione sentita. Negli ultimi anni si è molto discusso, specialmente dagli spiritualisti, se oltre i cinque sensi l’uomo abbia sensi non sviluppati e che accidentalmente può mettere in azione anche rudimentalmente…A quelli che hanno percorso la via dell’ermetismo magico, pare che non sia da parlare di sensi riposti o occulti, ma di condizioni differenti della coscienza quando impressioni più delicate si ricevono con precisione senza saperle attribuire ai cinque sensi noti a tutti gli uomini. Se la filosofia ermetica non è una grossolana menzogna, ogni spiegazione si trova nel mentale e psiche umana, per la quale non esiste né tempo né spazio, che sarebbero i limiti delle percezioni animali. Perché i moribondi per lenta agonia sentono con una squisitezza impressionante? Perché sull’orlo del mutamento di vita la coscienza naturalmente si spoglia di ogni fascino e ogni passione, fino ad acquistare forza di proiettare il proprio fantasma lontano e visibile. (C,II,149-150 e nota) – Noi compiamo la vita in un modo unico, cioè nel mentale. La mente (mens) cioè l’intelligenza nel suo meccanismo umano non può prescindere dal sensibile. Se noi pensiamo è perché sentiamo, tocchiamo, vediamo, gustiamo, odoriamo – e abbiamo le idee relative. Il dire che la mente prescinde dalle sensazioni è contro la prova di fatto non solo perché non esiste pensiero che direttamente o indirettamente non si riferisca a ricordi sensitivi, ma è anche sperimentalmente dimostrato che nei fantasmi di viventi la sensibilità è trasferita dal corpo grave al corpo tenue. (Espressione impropria perché non esistono fantasmi di morti. Quelli che si presentano nelle sedute medianiche sono fantasmi di vivi con truccature di morti. Sono evocazioni di forme). Ma tra la mente e la sensazione v’è un principio discernitore che è l’intelletto assoluto – e i tre elementi sintetici sono così compenetrati tra loro che la sutura divisionale è introvabile come nella sintesi acqua. Questa sintesi universale è la stessa dovunque, in qualunque particella dell’uomo e del creato. Quindi l’enunciato spiritualista non deve essere inteso come una divisione, ma una combinazione degli elementi, compenetrazione che neanche deve intendersi come in chimica. (SM,II,242) – La creazione che noi ci facciamo del Dio è una maniera per determinare l’orizzonte della nostra mente ad un grado molto superiore ad ogni potenza umana; però quando la creazione di una mente sovrana è stata compiuta in noi, allora noi stessi diventiamo l’ultimo scalino della perfezione visibile…Nella grammatica volgare, superstiti ruderi della grammatica ideale  (cioè  grammatica  delle  idee  assolute  primitiva),  il  verbo  o  parola  per eccellenza è il sostantivo essere. L’Ens latino è l’Ente; e la Mens dei latini è un composto di Ens, cioè una consonante di possesso (quasi sincope di Meus) che precede il sostantivo participio indicante l’ens, cioè l’Ente, quello che esiste ed è. Quindi fermandoci al senso riposto delle parole, l’Ente è l’idea assoluta dello Spirito Universale di Dio – e Mente è il vocabolo della idea relativa dello Spirito Universale incarnato e definito nel corpo umano…La mente umana immagine della Mente Universale segue le leggi di tutte le cose esistenti in Natura e si libera delle parti pesanti ed evolve alla ricerca del contatto con la Mente Universale. (A, 114 a 122) – La mente umana deve disporre del corpo fisico e non lasciarsi soggiogare da esso, senza riparo e per fatalità,  e il primo potere che sviluppa la mentalità è quello di comandare alle forze che prevaricano di arrestarsi…Oggi l’educazione più reale di predominio della mente sul corpo è di ipocrisia che nasconde abilmente l’intemperanza degli uomini che più appaiono fortemente armati alla lotta. Invece per l’uomo che vuol evolvere dallo stato animale allo stato integrale, il potere inibitorio della mente sui sensi deve essere reale non apparente. Colui il quale, viceversa, si fa dominatore dei sensi per spegnerne le funzioni fino al punto che il giorno in cui se ne vuol servire li trova atrofici, è semplicemente un nevrastenico infelicissimo. (SM,II,228-229) –  La Filosofia occulta (intendo della elementare e non dell’altissima che non si scrive) rimonta all’origine dell’impressione dei sensi sul potere creatore intellettivo e riduce la verità fondamentale ad una formula: ogni sensazione è una idea e ogni idea è una sensazione, ciò che è idea dell’essere è un essere, e il potere centrale di tutto il creato ed il creabile, nell’universo (macrocosmo) o nell’uomo (microcosmo) è l’Ente, cioè creatore e creato, cioè fattore e opera, albero e frutto…Se l’umanità non pensasse semplicemente ad arricchire ed a godere raffinatamente le sensazioni più delicate, più esagerate, più superlativamente impressionabili, non si allontanerebbe dalla fonte della verità assoluta, perché la filosofia occulta, che è la vera, l’unica, l’immutabile ragione di tutte le cose, determina due correnti così: a) il diletto nella vita sensista è il risultato di tutta l’azione dell’ambiente esterno sul centro intellettivo inerte; b) l’atto creativo, vera imitazione di Geova, Intelligenza prima, è contro ogni diletto profano, la preponderanza del centro intellettivo (volontà intelligente) sugli estremi periferici in contatto con l’ambiente esterno. Di qui la differenza tra l’iniziato alla magia naturale e l’uomo volgare. Il primo ha il suo centro pensante (intelligenza, forza, volontà e atto) perfettamente nelle condizioni b); cioè libero dall’ambiente e capace di produrre il fenomeno della realizzazione della sua volontà; mentre il secondo è in perfetta balia di ogni solletico intellettuale che prende la via delle sensazioni esterne. Avviso il lettore, che veramente ha voglia di progredire, di studiare attentamente questa parte fondamentale della meccanica delle impressioni e della volontà di cui ho esplicato la base filosofica, come s’insegna nella Cabbala (il libro della filosofia dell’assoluto e del relativo)… Il problema: esiste o non esiste un altro mondo di creature ragionevoli invisibili, e di volontà non può essere dimostrato o apprezzato e discusso coi sensi animali, cioè con quei sensi che noi abbiamo di comune con le scimmie e i coccodrilli: e dobbiamo invece rimontare la corrente delle sensazioni basse per via indiretta (dal centro alla periferia) per avere la coscienza di sensazioni differenti dalle ordinarie. (ndr: Esempio della possibilità di liberare il centro sensorio intelligente dalle cause esterne estratto dalle esperienze del Cahagnet che scriveva, al tempo del Barone du Potet, la sua Magie Magnètique): Magnetizzate un soggetto sensibile. Caricandolo del vostro fluido o ipnotizzandolo con mezzi meccanici, voi lo isolate dalle sensazioni esteriori. Vale a dire che voi producete il fenomeno temporaneo di liberare il suo centro sensorio intelligente dalle cause esterne. Libero dalle sensazioni di origine esteriore il centro psichico del soggetto sta al centro psichico di un uomo ordinario come la mente di un uomo che ha lo stomaco vuoto sta alla mente dello stesso uomo che ha copiosamente abusato di bevande inebrianti. Si ottiene il fenomeno della lucidità o chiaroveggenza, cioè l’impressione di un pensiero esteriore fluidico o l’immagine di una cosa esistente evocata si rispecchia immediatamente sul centro sensitivo intelligente del soggetto, il quale sta in comunicazione non coi sensi del suo corpo fisico, ma con la mente (pensiero-forza) del suo magnetizzatore e ne riverbera le sensazioni o le immagini…La filosofia dell’atto e del fenomeno di questo semplice apparato di evocazione bisogna chiederla alle scienze occulte: ogni isolamento cosciente o no del potere  sensitivo  centrale  predispone  alla  manifestazione  della  potenzialità  di riverbero delle immagini circostanti e riflesse dagli altri uomini o dalle altre cose…Cahagnet diceva: il libro della verità vi è aperto e da un certo punto di vista aveva ragione perché l’isolamento metteva in relazione il pensiero dell’interrogante con la intellettualità libera del soggetto e si ottenevano le risposte; ma la scienza occulta trasformatasi nell’esoterismo religioso del cristianesimo vi dà ancora un metodo più semplice del Cahagnet; dice ai fedeli meditate e sentirete parlare il Cristo…l’operazione è identica a quella che il Cahagnet suggerisce. La libertà del potere centrale intellettivo si guadagna attutendo la sensibilità fisica nell’uomo. La spiegazione è identica per tutti gli altri metodi adoperati nella divinazione di tutte le specie. (A,97 a 104) – Il gran mistero è nel silenzio dei sensi per permettere l’evoluzione di lavanda o purificazione dello spirito involuto (A,278)- L’autocreazione di una mente equilibrata e di una volontà che comanda a sensi senza restrizione è la più difficile delle prove e delle preparazioni. (SM,II,147)- La psiche obbedisce alla educazione che le si imprime profondamente – educazione che non si compie in un giorno, né con soli coadiuvanti fisici come la sobrietà, la scelta delle occupazioni mondane! Né coi soli consigli morali, ma con un complesso di regole per se stesse semplicissime, difficili ad applicarsi per la loro semplicità stessa. Ottenere il proprio organismo mentale interiore, libero, armonico con l’essere organico che lo inviluppa, percipiente liberamente tutto il mondo mentale come il nostro orecchio è sensibile alle vibrazioni sonore, attivo quando intende di compiere un’azione o passivo quando ascolta l’Ermes più alto, il dio invisibile dell’armonia dell’infinito, intelligenza universale e relativa, è compiere in se e per se una trasformazione sovrumana, nel senso che è fuori la possibilità comune a tutti gli uomini che vivono la vita precaria delle sensazioni semplicemente esteriori e l’influenza dell’ambiente e della suggestione mentale della folla…Gli intellettuali arrivano alla formazione di un essere mentale, più sensibile dell’uomo esteriore, ma perfettamente omogeneo ad esso. Il processo razionale è differente. Gli intellettuali sono i raffinati interiori tra gli uomini reali, raffinatezza che in tutti i tempi in cui si è fatta epidemica l’esaltazione sentimentale ci ha dato le metafisiche religiose e i procedimenti speculativi delle più squisite visioni del divino. Intellettuali non sono i soli psicologi ma i mistici e gli artisti imitatori e intuitivi. La mentalità psichica separata, redentrice, libera, è cosa più completa perché è meccanismo di mentalità attiva e passiva. La buona volontà di un meccanismo simile, o di una psiche separata ha poteri divini, perché per se stessa è il rinvenimento del nostro dio salvatore che compie i miracoli del redentore. (C,I,37)- L’autore alchimico che si fece chiamare Rupescissa, nei suoi manoscritti, esprime, a modo suo e del tempo in cui scriveva: “se la umana ampolla che pare di una sola vessica costituita non si separa in doppia vessichetta, onde una sia judice dell’altra, non potrai credere che la pietra (rupe) sia in vista del pellegrino”. Non esiste integrazione dei poteri occulti dell’uomo e nell’uomo senza questo separando di controllo. (D,207) – Separare alchimicamente è concentrare la potenza vitale dei sensi nella potenza dell’anima, operazione che per somiglianza, per sola somiglianza, si  dice  spiritualizzazione… (Corpus)  –  In  natura  esiste  tra  le  forme  un  legame indissolubile come fra tutte le sostanze… Questa unità nella natura esiste per impossibilità di separazione. Eppure tutte le unità di forma e di sostanza, tutte le specie naturali sono unità per sé stesse, solo perché istintivamente tendono alla separazione. Un esempio: l’uomo. L’egoismo ne conserva l’unità…. Se al Caos fosse stato preposto il principio femminile che esiste e presiede alle forme nell’Universo, non vi sarebbero state forme, perché ciò che presiede alla fusione delle sostanze di natura separata è principio femminile a cui si dette nome Amore negli esseri a forma umana… L’individualità è un’apparenza. Il separando è l’enigma della magia dei grandi maghi ed è la sola finalità assoluta. (SM,II,306-307)

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Un commento

  1. sal 12 Maggio 2013 al 18:45 - Rispondi

    “L’individualità è un’apparenza. Il separando è l’enigma della magia dei grandi maghi ed è la sola finalità assoluta”.
    Così affermava Kremmerz in forza di una tradizione scientifica e magica di millenni.
    Riprendo dal mio post la citazione di David Bohm…“morto prima di ricevere il Nobel per la fisica nel 1993 e giunto alla conclusione che l’universo è una totalità interconnessa (vedasi libro “Wholeness and the Implicate Order per cui le cose non sono separate ma è la mente che adotta questo espediente perché trova più facile gestirle se le divide in cassetti…”).
    A parte che il dottor Kremmerz lo diceva già un secolo prima, trovo davvero illuminante questo passaggio del grande fisico e filosofo statunitense: se ci si pensa, tutti gli atti evolutivi sono stati atti di separazione, dall’uso delle braccia distinto dall’uso delle gambe per la locomozione all’uso di suoni distinti per comunicare, fino al distacco dall’attività in corso per cercare nell’ambiente oggetti ad essa più propizi… E che dire dello sviluppo del fanciullo? Ripercorre le medesime tappe e, quando impara la scrittura è passaggio irreversibile perché mai più il suo cervello considererà i discorsi come flusso continuo ma li vedrà fino alla morte articolati in parole… nonostante ogni parola abbia senso solo in una stringa o qualora collocata in un contesto. (Ogni separazione, come l’uso degli oggetti primitivi, ha senso in quanto funzionale a uno scopo).
    La separazione da parte della mente “che trova più facile gestire le cose – concrete o astratte che siano – se le divide in cassetti” è la medesima abilità che nella testa del cucciolo d’uomo gli fa distinguere azioni e oggetti chiamandoli per nome (Adamo renovatur) e lo porta al controllo delle funzioni fisiologiche (prima) e psicologiche (poi). Impara a mangiare a orario e a tacere a comando. Così, nelle parole del Kremmerz “Nella vita fisica usate di tutto e astenetevi da tutto a volontà” vedo la spinta a una auto-educazione alla separazione funzionale: che porti al controllo del proprio inconscio e quindi, nel concreto anche dei sistemi organici normalmente fuori dal controllo volontario.
    La separazione è un espediente del nostro cervello, solo un espediente e non la realtà. Come il bambino vede tutto a flusso continuo (passato, presente, futuro; suoni della comunicazione; e così via) anche l’essere umano comune, invecchiando, torna a quanto è strutturale e il tempo, piano piano, si mescola nella sua testa mentre la memoria tende a cristallizzarsi e agire per blocchi di pensiero.
    Coltivare e conservare la capacità di separare –senza mai dimenticarne l’artificialità – resta quindi la forza della mente attiva che tutti possono sperimentare e che la Schola di Kremmerz propizia e destina all’applicazione Terapeutica per la Salute propria e altrui.

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