L’Alchimia negli scritti pubblicati da Giuliano Kremmerz

Home/Kremmerz/La Parola al Maestro/L’Alchimia negli scritti pubblicati da Giuliano Kremmerz

L’Alchimia negli scritti pubblicati da Giuliano Kremmerz

5 gennaio 2006

L’alchimia è stata presa come la madre della chimica moderna quando invece fu un pesce
d’aprile preparato e digerito dalla chiesa. La quale si è assunta l’esclusività della scienza
dell’anima. Quindi nessuno poteva invadere il campo religioso. Ma mentre i roghi
bruciavano gli stregoni e i magherelli da strapazzo, quelli che veramente facevano la magia
presentavano la vivanda adulterata sotto una forma metallica. Dissero: La cristianità è
povera- vi è un secreto per cambiare tutti i metalli grezzi e vili in oro. I primi erano uomini
ordinari (metalli); l’oro era l’integrazione dell’uomo. Chi intuì la maschera trovò in quei
libri due grandi secreti: quello semplice della magia eonica e l’arcano degli arcani che nel
sacrificio della messa, senza capirlo, è stato tramandato a noi dalla chiesa: cioè come mutare
il pane senza lievito, con due liquidi della terra in un dio visibile (A,594-595). La porta
bassa ricomposta nei giardini della piazza Vittorio Emanuele a Roma porta i segni cabalistici
della magia eonica, completi, per entrare o aprire la porta chiusa ai profani e porta anche
delle iscrizioni che non devi confondere coi segni, perché i primi appartengono alla magia
eonica e le seconde alla grande magia trasmutatoria o alchimica (A,598 e seg. e 600 n.). Il
tempio di Notre Dame di Parigi ha un rilievo indicante tutta una operazione di alchimia, ma
nelle chiese molto antiche e nei templi di divinità latine e greche si trovano innumerevoli
figure del genere (A,204n.).
L’alchimia non è solamente la madre venerabile della moderna chimica, ne divenne madre
per caso, come Rea Silvia di Romolo e Remo, ma in epoca in cui non si poteva parlare di
certe cose senza passare per eretici, l’alchimia volle parere una scienza che andasse in cerca
di un procedimento per mutare tutti i ferri vecchi in barre d’oro, per arricchire e far felice
tutta la cristianità…L’oro non è mai stato argomento ereticale in nessuna religione! E
l’essenza alchemica fu battezzata farmaco cattolico, preso questo aggettivo cattolico nel
senso di universale, ed anche assonante con la sacra Romana Chiesa, la quale prendeva in
simpatia qualunque imbroglio che si servisse dei colori della sua bandiera. Allora non tutti
erano provvisti di quel sale raffinato che oggi è comune; la mente dei probi non sospettava
che le parole di questa dottrina misteriosa contenessero un doppio significato…Ora quelli
che presero alla lettera l’alchimia, accesero i forni, soffiarono con la bocca e col mantice, per
far fiammare ad altissimi gradi i crogiuoli che dovevano creare il seme aurifero necessario
alla conversione dei metalli. Non riuscendo a trasformare niente, a furia di esperimenti, di
prove, di saggi, di distillazioni, dettero origine alla chimica. Ma l’alchimia dei veri grandi
Maestri restò più misteriosa e più araba fenice che mai…I veri alchimisti, si vede
chiaramente, non volevano far niente di questo; dalla lettura dei loro scritti non è venuto mai
nessun principio chimico da mettere in pratica…Ora nel secolo XVIII, quando tante
pubblicazioni alchimiche furono compilate, il Lullo compare, come cosa assodata, sotto
l’aspetto di un alchimista che fa dell’oro e di un teorico sapiente che conosceva la Grande
Arte…lui che l’aveva scritta con altra intenzione. Forse più di tutto il Lullo si riferì a questo
soggetto nel Liber experimentorum, ma bisogna riflettere che la sua fu l’epoca in cui
l’Alchimia della trasmutazione cercava di mutare l’uomo animale in uomo divino, e si
passava dalla filosofia religiosa alla ricerca fisica e psichica, quasi un segreto da rinvenire,
per l’angelizzazione del diavolo uomo. I quattro elementi non erano chimici, ma stati
elementari dei corpi, come in natura: aria, acqua, terra, fuoco, a cui corrispondevano gli stati
spirituali, mentali, psichici, fisici che sono i nostri quattro corpi ermetici… Varrebbe fare un
salto nell’ignoto se, prendendo per moneta contante tutte le parole e i capitoli di tutti gli
autori di libri di alchimia, attribuissimo loro un valore scientifico e provato ammettendo che
l’alchimia, nel senso di una prima chimica degli elementi semplici, dei quattro componenti la
materia cosmica, nascondesse veramente un arcano che sarebbe la radice del mondo animale
(D,156 a180). L’Alchimia come la Magia sono due cose cadute in discredito. Ma sono
disprezzate le due parole non le cose di cui nascondono dottrina e germi di esperienza. Il
problema che si propone il magismo e l’enigma che l’alchimia risolve è un secreto
riformatore e trasformatore di tutta una civiltà e protesa civiltà storica che attualmente ci
rende servi dei corollari di filosofie parolaie (A,IV-V- VI). L’unità nell’espressione più
vasta dei fenomeni della natura è la chiave di ogni analogia nella scienza dello spirito e nelle
religioni. Se il discepolo non intende ciò, non comprenderà lo spirito dell’alchimia (A,318).
Tutto il simbolismo alchimico è un tessuto fittissimo di rapporti etimologici, analogici e
omologici. Più la nostra cultura sociale diviene vasta ed enciclopedica e meno la gente
capisce quel linguaggio alchimico e quei segni simbolici, per comprendere i quali
l’educazione moderna non è una buona preparazione. Due sono le facce dell’esposizione
alchimica: mutare i metalli volgari e di poco prezzo in oro, e trasmutare l’anima vile e
volgare in spirito (soffio) divino. Il Verbum caro, la parola pronunziata che crea, che
inesorabilmente realizza, è di concezione gnostica. Il rinvenimento della Pietra Filosofale
nascondeva il secreto della evoluzione magica ed occulta dello spirito dell’uomo (D,169). Il
concetto dell’universo come unità porta nella magia al principio di unità forza e unità
materia. In questo caso la magia determina tante maniere di esistenze della forza unica e
della materia unica che comincia dal metallo e, dal liquido al gassoso, passa ad attenuazioni
infinitesime. Base dell’Alchimia che i pochi studiosi credono una chimica rudimentale,
mentre che al contrario è la filosofia della chimica (A,475 e n.). In Magia, specialmente
nell’operante, l’Unità-Universo si considera e si idealizza, come in realtà è formata da
un’unica materia primordiale, sottilissima, capace di ogni grado di condensazione da
formare i corpi sensibili ai sensi fisici e gli impercettibili ad essi. Su questo è fondato il
principio alchemico del seme dei metalli o del lievito primordiale per l’accrescimento e le
trasformazioni di una chimica occulta i cui risultati non sono ancora intravisti dalla
generazione attuale (A,239). I santi del cristianesimo, i santoni dell’islamismo, i perfetti tra
gli indiani hanno ed hanno avuto dei poteri. Ciò significa che qualche cosa di sopra ai cristi,
ai maometti e ai buddi è comune a tutti i popoli della terra: la legge dell’integrazione. La
scuola nostra ne dovrebbe far ricerca col metodo del proprio laboratorio, portatile degli
alchinisti: su di se ed in sé, fuori tutte le relatività dei miti e degli altari…E’ l’ars magna,
grande arte, la pratica. E’ l’alchimia o superchimica delle trasformazioni delle bestie in dii
(SM,II,243). Come si faccia e si ottenga tutto questo è facile intendere: o aver contatto con
un uomo che è giunto a tale sviluppo e può comunicare o confermare le stesse propreità in
voi; o possedere per grazia la chiaroveggenza di intuire le leggi di questa secreta alchimia
dello spirito umano o lavorare molti anni, lunghi anni e poi arrivarvi a furia di lavoro e
perseveranza quando meno si creda. I due ultimi metodi sono i più ordinari, perché
l’incontrare sulla propria via un maestro perfetto che possa darvi e vi dia questo principio di
sviluppo è anch’esso una grazia, la quale non ha nel mondo umano nessun corrispettivo,
perché questo dono è impagabile con le monete del mondo: quell’uomo vi da l’immortalità e
diventa il vostro vero padre nell’eternità spirituale da cui dovete apprendere e allontanarvi
per vivere di vita propria e crescere rigoglioso (A,91).
E’ l’enunciato alchimico che espongo sotto forma intelligibile al secolo nuovo. Studiare il
principio di vita in noi, separarlo se è separabile, integrarlo se è integrabile, portarlo
all’apice della sua potenzialità, renderlo atto di arricchirsi della massima energia dalla fonte
del principio vita universale, fino a poterne disporre e nutrirsene e nutrirne gli organismi
che ne difettano è educazione ermetica e porta, come possibile, al concetto di un medico
ermetico (C,I,8). L’alchimia negli studi moderni e rimodernati viene considerata come una
iperchimica, dal punto di vista delle conoscenze analitiche della scienza contemporanea, ma
in sostanza come è nella sua idea madre, importa la soluzione non di 4 problemi come
osserva il Piobb – la quadratura del circolo, il moto perpetuo, la panacea universale e la
fabbricazione dell’oro – ma un 5° e più complesso enigma dell’angelizzazione dell’uomo
inferiore. Accingersi alla soluzione di uno solo dei 5 quesiti è proporsi l’enigma alchemico
(C,I,29). Io no so, e se lo sapessi non lo direi, se i cultori classici siano riusciti alla
conquista dell’arcano grandioso della vita universale. Il certo è questo che il problema che si
proponeva l’alchimia non era un problema chimico. La chimica vi prese origine per
necessità degli sperimentatori che, profani allo spirito dell’enunciato, si avvinghiarono alla
parte strettamente lucrativa del problema finale di convertire i chiodi delle vecchie scarpe in
barre d’oro – ed anche perché l’enunciato della proposizione stabiliva una legge, possibile
realtà scientifica dell’avvenire che : 1° nella materia, tutti i metalli potevano convertirsi in
altri, e per comodità e lucro, in oro e argento; 2° negli uomini, tutti gli imperfetti
raggiungere il tipo perfetto; 3° nelle anime, tutte le intelligenze inferiori in superiori (C,II,
216). Se scorrete la storia profana della medicina, oltre il dualismo tra il mistico e lo
sperimentale non troverete nessun termine medio del conflitto: o i Numi fanno il miracolo o
il medico cura per l’esperienza accomulata. Io però devo indicare che un termine medio è
esistito: l’alchimia (C,II,246 e seg.). Gli alchimisti (i filosofi non i ciarlatani) penetrano
prima la composizione dei generatori e poi dei fenomeni generati: di qui la formazione degli
elixiri e delle trasformazioni metalliche nelle coagulazioni auree…Senza conoscere la natura
del comburente-spirito o alito di combustione non si può studiare la sua azione sulle
sostanze periferiche (A,242). A convertire tutti i metalli in oro ci penserà la chimica del
domani. A noi non importa questo lato del problema se non in relazione al farmaco perfetto.
L’aurum, tipo convenzionale di perfezione, perché monetabile, è l’identico metallo solare
per eccellenza che nel simbolismo ermetico ha sempre rappresentato l’Intelligenza umana
(corpo solare dei magi-ermetisti, cioè l’uomo nella sua essenza pensante separata dal corpo
umano e nello stesso corpo). La pietra che deve prepararlo è una medicina per se stessa,
cioè ha poteri medicali o guaritivi (C,II,248-249). Quelli che ne scrissero col nome di lapis
erano poco acuti alchimisti, perché ne capirono come interpreti e non come maestri dell’arte:
lapis non è petra. Lapis è pietra nuda, è sasso mondato, è montagna spogliata e senza
vegetazione. Lapillus è proprio la pietruzza, il ciottolino della spiaggia; il Vesuvio per
seppellire Pompei vomitò lapilli; la lapide è marmo levigato. Invece petra è mutamento
labiale di ketra, come nota il prof. Brozzi nelle sue etimologie latine, citando il passo di
Festo in cui dice che vi sono due generi di pietre, l’una naturale e l’altra manufatta; e se mi
permettete di posare per una volta a grande uomo laborioso di mia superlativa sapienza, ho
l’onore di dirvi che in alchimia quelli che dicono petra vogliono proprio riferirsi alla
manufacta, cioè fatta con le mani. Di qui Petrus, e Petra che faceva la corte alle chiavi del
primo per aprire il paradiso (D,170-171). Gli uomini sono metalli bassi come valore – per
ridurli all’oro perfetto (Intelligenza-Oro) occorre un processo trasformativo il cui fermento
o lievito è una polvere o pietra, che data a piccole dosi, trasmuti rapidamente la materia
umana in spirito intelligente. Una volta diventato intelligenza aurea, possiede la medicina del
mondo, perché come egli è sanato, può sanare gli altri di tutti i morbi. Semplifico. Esiste un
medicamento, un minerale (pietra?) vegetabile (misto ad elemento vegetale?) che introdotto
nel corpo umano ne renda padrone l’intelligenza affinchè questa domini tutto l’organismo
con un potere superiore? Ripeto: a noi non preme di sapere ora che sia un tale minerale o
una data cipolla che compie il miracolo e a lungo andare lo fissi, noi restamo ammirati di un
programma di ricerche che, se realizzate e provate, dovrebbero risolvere la parte superiore
ed inesplorata di quella scienza medica sperimentale che ancora bambinescamente affronta il
problema dell’intelligenza e dell’azione psichica sull’organismo umano. E’ da questo punto
di vista che invito a leggere i libri alchimici, senza curarsi delle sciocchezze, spesso
umoristiche, che per arte o per ignoranza delle epoche in cui furono scritte, vi sono
disseminate. E capirne il problema imposto che è di tale smisurata grandiosità che
basterebbe una realizzazione anche approssimativa, per scuotere dalle fondamenta tutte le
idee fatte sullo spiritualismo dei mistici e sulla soluzione biochimica del problema della
medicina moderna. Tutte le favole di Faust diventerebbero fiabe da mocciosi, le idee più
pazze, più inverosimili sulla potenzialità psichica dell’uomo non sarebbero che gioco di
infanti. Tutti gli assurdi mistici della fede nella immaterialità diventerebbero possibili nella
materia. Il segreto della Sfinge umana e della divinità incarnata dovrebbe rinvenirsi sulla
terra (pietra) per portare le facoltà intellettuali dell’uomo a tale potere energetico, da guarire
tutti i malati dell’universo, secondo l’espressione di Ireneo, con la volontà di una sola
persona, diventata elixire o farmaco universale, secondo l’autore della Chymica Vannus,
che lo forma dal mestruo universale di tutti i metalli e minerali. Un grano di questa polvere
mirabile, dice l’alchimista, impercettibile pulviscolo, gettato sul piombo in fusione lo
converte in un blocco di oro. Quantità della polvere: un granello. Quantità di tempo: un
attimo. E sull’uomo? Come una dose di morfina addormenta, un millesimo di grammo della
pietra sana da qualunque morbo. Qualche cosa di più o di meno di un millesimo di grano
converte l’intelligenza umana in Lucifero. Le XVII proposizioni degli Experimenta
finiscono con queste parole: “Costrutto che avrai il tuo forno che valga a conservare il
fuoco continuo, in tale fuoco il corpo muore e si rinnova lo spirito, l’anima nuova si
glorificherà unita al corpo immortale e incorruttibile e così è fatto un nuovo Cielo”(C,II,
249-250). Mara nella religione piromagica dei Parsi è restato a significare l’ombra, da cui
Maria potestà dell’ombra proiettata fuori del corpo umano. E nel senso magico letteralmente
corrisponde alla Adda Nari degli indiani che dal busto caccia 4 braccia con relative mani che
portano i 4 colori delle carte da gioco, che sono 4 strumenti della grande alchimia (A,580).
Riferendoci al problema della panacea universale e dell’elixir di lunga vita, anche secondo
gli studi odierni profani alla continuazione delle antiche e discreditate pratiche, questa idea
sintetica di un medicamento tipico, atto a distruggere il principio morboso dell’uomo, non è
un sogno inverosimile né una follia che resterà eternamente senza risposta. Infatti anche dal
punto di vista biologico, ammesso che ogni morbo è di origine microbica e parassitaria, il
rinvenimento di un farmaco (veleno) che uccida tutti i microbi e parassiti nocivi non è un
enunciato che ripugna alla logica….Parlare ora di questi metodi è anche prematuro non
solo, ma ridicolo, quando si vede che fra studiosi e studiosi di simboli alchimici vi è grande
disparità di interpretazione che non è possibile intenderci – eppure l’alchimia di ieri sarà la
scienza concreta e ufficiale del domani. Il nostro proposito non è di far discussioni; come
nella scuola, il metodo è positivo: provare, esperimentare, riuscire. Dopo verranno altri, se
riusciremo a trovare le leggi e a presentarle con tutto il corteo scientifico per consolidarne i
procedimenti (C,I,29). Un uomo come me, che ha dedicato cinquant’anni a studiare queste
cose praticamente, non è possibile che non abbia praticato, saggiando, provando, iniziando
lavori di questo genere…posso dirvi che sono riuscito ad avvicinarmi a qualche risultato
meraviglioso. Mancano gli elementi che formano le leggi scientifiche propriamente dette,
per farne un resoconto o un esposto a qualche grande accademia di scienziati, però niente
vieta che io ne parli…e vi dirò come io creda d’essermi avvicinato alla formazione di quel
Farmaco Cattolico o Universale che potrebbe far mutare l’orientamento della medicina
moderna, per mezzo della quale elementare conoscenza ho pensato di rendere probante un
esperimento di scuola e di medicina Ermetica. (D,179-180)

Scarica il pdf

About the Author:

2 Comments

  1. filosobek 6 Settembre 2014 al 16:24 - Rispondi

    Trovo in rete la pubblicità per acquistare trattati di magia eonica e, congiuntamente, altri che mostrano di dispregiarla: medesimo volto di una stessa medaglia che conia manualetti per l’uso …di Chi è più avanzato! oppure ne nega l’esistenza.
    Così, per l’ennesima volta, mi stupisco.
    Platone che sosteneva che ogni essere umano avesse il proprio genio, la religione cristiana che tramanda la preghiera per l’angelo custode: tutte sciocchezze per il modernismo che si proclama progredito e in un modo o nell’altro elegge l’essere umano così com’è a forma più intelligente che si possa trovare.
    Mi pare convenga stare con i piedi per terra e pensare che noi SIAMO animali. Ogni giorno dedichiamo quantità indicibili di tempo a comprare il cibo, preparare il cibo, mangiare il cibo, pulire i residui di cibo, e lavarci… e bere… e dormire e… diciamo riprodurci o dar corso ai rituali che mirano all’accoppiamento.
    E gratificarci con altre cibarie ancora o musiche, storie…
    E coprirci e scoprirci di stoffa per vestirci mattina mezzogiorno e sera e notte…
    E difendere la casa, procurare il necessario, accudire la prole e quant’altro ancora per questo nostro corpo che siamo noi e che fra un bisogno animale e l’altro – e neppure sempre – trae fuori un guizzo di ‘Altro’ che per un secondo dà senso all’esistere.
    Ma se voglio le formulette dei genii per avere più potere (e più cibo e più godimento) sono umano o sono animale che aspira a mezzi più alti per soddisfare animali bisogni?
    E se ritengo me stesso così insuperabile nella scala evolutiva tanto che non c’è niente oltre, né niente che possa fare per purificarmi, migliorarmi, integrarmi alla mia ragion d’essere, o – viceversa – così evoluto che con tre formule dal grimoire posso ambire all’eternità per raggiunta perfezione, come posso allora dichiararmi intelligente?
    È titanico lo sforzo per cercare e aggrapparsi a quella scintilla che è Magia vera in quanto è Vita e principio di Vita, e per dare spazio al lievito che la Tradizione sa come tramandare. Talmente titanico sforzo che non tutti lo concepiscono, ancor meno hanno voglia di compierlo, e ancora meno ci riesce e lo persegue.
    Ma almeno non neghiamo la possibilità a noi stessi e agli altri negando l’esistenza stessa di un OLTRE e di un ALTRO.

  2. sal 10 Agosto 2013 al 14:12 - Rispondi

    Lamarck sosteneva che la funzione crea l’organo, Darwin osservava che l’ambiente seleziona i più adatti a trasmettere i propri geni, Lipton oggi sostiene che le operazioni delle nostre cellule si modellano principalmente per interazione con l’ambiente anche se l’ereditarietà è quella che ‘propone’ i comportamenti. Ebbene, leggendo quanto scritto da Kremmerz sull’alchimia (“ vi sono due generi di pietre, l’una naturale e l’altra manufatta…”) non posso fare a meno di pensare che essa indicasse le due modalità di azione sul DNA – eredità e ambiente – molto prima che la scienza ne desse ragione. Per cui, se comprendiamo e condividiamo tale assunto, giungiamo all’evidenza che ci si può autodeterminare fino a far diventare l’interazione con l’ambiente carne della nostra carne o, in termini scientifici, nostro DNA. Diceva Kremmerz: “… il problema è di tale smisurata grandiosità che basterebbe una realizzazione anche approssimativa, per scuotere dalle fondamenta tutte le idee fatte sullo spiritualismo dei mistici e sulla soluzione biochimica del problema della medicina moderna”.
    Quale – allora – il senso di una tradizione ortodossa?
    Orbene, se si parla di integrazione c’è qualcosa da integrare e qualcosa che viene integrato. La nostra materia vivente è quella integrabile, e ciò che viene integrato ebbe nome di lievito primordiale (lievito madre). Nella pratica, i panificatori che ne dispongono e che lavorano la propria ‘pasta’ riescono ad avviare la lievitazione; nella Schola, il lievito è una modalità di essere che si assorbe per contatto e per riti. Quindi siamo lontani dalla figura di un singolo che – quand’anche perfetto – costituirebbe un riferimento individuale e rispecchierebbe uno sviluppo ultimo in pro del personale. Nella Schola, riferimento e sviluppo non sono legati al panificatore ma a quella “madre acida” che genera le cose, le accresce e le distrugge per rigenerarle. Certo, com’è ovvio, la Miriam (che è anche l’ambiente) seleziona i più adatti a trasmetterne l’I-Dea, ma i Maestri operano per la salute, e per il popolo che ad Essa tende a omologarsi.
    Ed è in questa I-Dea di Amore ogni numero praticante ripone la speranza di un futuro migliore e la fede che operativamente dà materia a tale speranza.
    Insomma, si può imparare, si è dotati di strumenti e si è seguiti: ma l’autodeterminazione è vincolata ad un patto… : che il corpo che si crea dia corpo a Questa I-Dea.

Scrivi un commento

 

Iscriviti alla Nostra Newsletter

Normativa Privacy