Il divino della medicina non è nella guarigione anatomica che è jatréa, ma nella potestà ermetica della reazione mentale alla sensibilità del dolore, o meglio nella potestà imperativa dell’intelligenza sulla riconquista della sanità anatomica come ultima valorizzazione integrativa dell’essere vivente…la manifestazione della vita (in) noi è nei soli rapporti dell’intelligenza che ha funzione unitaria nelle relazioni delle funzioni organiche…

Dunque il limite del mistero innanzi al progredire della investigazione analitica degli studi medici è l’intelligenza umana, per la cui integralità la ricerca ermetica lavora in senso inverso, dall’alto in basso, – e soggettivamente, per entrare nei rapporti integrativi delle unità intelligenti umane o uomini…Il problema della vita (piacere, dolore, sensazioni, idee) è nella funzione cosciente del pensiero umano, nell’organismo umano. Più incosciente è l’uomo e più i disordini organici o funzionali (malattie, morbo) possono considerarsi come degli avvenimenti chimici della vegetazione della carne. Se non che la medicina contemporanea, come la empirica da cui ebbe origine, si arresta come punto più alto alla biochimica della vita vegetativa – niente intelligenza e vita cosciente nel suo splendore di animalità umana. Ed è questo il vero punto controverso tra la medicina intesa dagli iniziati e la profana. La contraddizione tra i due metodi, che si completano dove non si combattono, si appalesa nella sua pienezza nei casi di malattie mentali, dalla cui patogenesi nessuno può escludere l’occasionalità delle influenze morali o intellettuali sul fisico – e nelle loro evoluzioni nessuno ha ancora trovato il diritto di precedenza della mente sulla decadenza del corpo vegetativo. La sensazione è tale quale la intelligenza può arrivare a possederla; più la struttura organica opprime il principio intelligente, più la sensazione è attutita. Il piacere e il dolore non hanno niente di assoluto nella loro significazione astratta, ma sono relativi alla squisitezza della coscienza sensoria che è, diremo così, l’involucro esteriore della intelligenza dell’essere…la paura che è un sentimento correlativo alla patogenia di molte infermità, basterebbe da sola a dividere gli uomini in due categorie, in quelli che la sentono e ne sono schiavi, e negli altri che la ignorano per consuetudine…La prova che la medicina dimentica il valore (delle influenze morali sulla malattia) è nel fatto che tutte le ricerche terapeutiche sono volte al campo fisico-chimico dell’azione delle droghe sull’organo che funziona male…Accanto a questo cumulo di errori…la scienza medica pare che debba ignorare la preponderanza dell’intelligenza e della coscienza come fattore patologico, mentre il medico sereno vi si trova in mille casi a contatto e impreparato – sorge un altro tempio (diremmo reazionario al primo materialista) che ingolfandosi nel labirinto delle aspirazioni al divino, pretenderebbe la possibilità e facilità di una medicina esclusivamente spirituale…Ora questo tempio dei tanti tempietti mistici di lingue e religioni diverse, è l’espressione della magia rudimentale delle prime epoche di assoluta ignoranza sperimentale, dove le guarigioni che riescono sono spiegabili con le leggi della cabala, o meglio con l’aritmetica pitagorica. L’intelligenza umana domina il corpo fisico nella teoria e nei libri…Non bisogna assolutamente farsi illusioni sulla onnipotenza del valore animico se veramente l’anima (intelligenza e coscienza) non è allenata alla dominazione del corpo fisico di cui modifica perfino il temperamento. (SM,II,177-182) – Primi ad essere colpiti, in ogni stato patologico del nostro organismo sono i sensi o parte del 5 sensi. Per leggera che sia una indisposizione, noi la sentiamo…Gli elementi componenti il nostro corpo, appena alterati influiscono sulla normalità dei nostri sensi. Equilibrio tra poteri sensori, o regolarità dei sensi, e funzionamento inavvertito delle parti costituenti il nostro organismo, è stato di sanità. I sensi sono le antenne del male, i tentacoli che esplorano il disordine e lo denunziano al cervello, se il cervello, e non altra parte dell’organismo animale, è veramente il centro della nostra sensibilità…Solo nelle infermità del ricambio, essendo esse caratteristiche per alterazioni degli elementi chimici, i sensi non ce ne avvisano immediatamente…Dato che l’encefalo sia veramente il centro della nostra sensibilità, e che tutto ciò che racchiude la nostra personalità sia in quel punto centrale, l’ermetismo parte dal centro delle sensazioni per esplorare il nostro corpo fisico. Perciò alcuni stabiliscono come principio che il nostro io, cioè la personalità pensante, è anche il centro della nostra guarigione, se siamo ammalati. Gli anestetici, come l’oppio, la cocaina, la morfina e seguito, interrompono le sensazioni dolorose temporaneamente, togliendo la comunicazione tra noi persona pensante e gli organi sofferenti, e gli anestetici diventano dannosi e soppressori della coscienza del male. Se questa soppressione non fosse temporanea, avverrebbe l’inerzia assoluta del centro e la completa separazione dei poteri sensori dalla personalità pensante e centrale…se lo stato di infermità è una condizione ingrata del nostro essere (organismo saturniano e corpo sensibile mercuriale centrale), la nostra personalità pensante (sensibile, delicato ricettacolo di tutto l’insieme delle nostre impressioni) può essere il centro guaritivo di emanazione degli elementi equilibranti il corpo vivente e malato. Traducendo in lingua povera: se l’arrivo del disordine corporeo ci è segnalato dal centro fisico della sensibilità della nostra persona, da questo centro stesso devono partire i mezzi, direi i rimedi psichici, che agiscono come medicazione sullo stato di infermità…Le droghe medicinali sono il più delle volte punti di partenza dell’azione immaginativa e volitiva dell’individuo infermo, ed anche i tossici, che agiscono come dissolventi gli elementi chimici componenti le cellule animali, sotto la potestà energica del’immaginazione pura diventano sanatori. Le famose virtù delle erbe, e dei così detti semplici, dovettero in origine essere scoperti per rapporti immaginativi, analogia di forme, rapporti di sapore, di contatto, di azione che ne hanno determinate le virtù terapeutiche, virtù in molti casi smentite e discreditate nella terapeutica contemporanea. Perciò sentite parlare di rimedi cervellotici del tale o tale altro che fa una cura ermetica: tappezzate i vetri della vostra finestra con carta rossa, mutate le vostre lampade in vetro rosso, vivete tre giorni in questa luce rossa. Voi guarite. Il rimedio per la via degli occhi è disceso al male, ha ridonato l’equilibrio. Il biochimico vorrebbe sapere come è avvenuto questo mutamento. La medicina ermetica, se ha ottenuto questo risultato, ha per principio che le risultanze di una cura non hanno bisogno di essere esaminate né chimicamente né al microscopio, tanto meno come procedimento stabile per ottenere altre guarigioni…ciò che nell’Ermetica si deve conoscere è il modo come guarire con rimedi che mutano da uomo a uomo, e quindi inutile il controllo dei mezzi. Se il malato è guarito, se ne consoli…Come successo dei sogni presi come valori indiziari da Freud, avverrà che gi studi psicologici, i progressi della metapsichica e questo nostro Ermetismo non mistico, prepareranno importanti modificazioni alla cultura del medico terapeuta, nel senso di medico sanatore perfetto…Se l’uomo è ermeticamente sano, in possesso delle forze equilibrate fisiche e mentali, esercitate alla ricostituzione permanente del suo corpo, con un atto di volontà (volontà precisa e plastica…) decreta l’immunità del suo organismo e il microbo obbedisce senza opporsi. Non avete letto mai di mezzi psichici atti a liberare l’uomo da parassiti interni? Per esempio: i vermi intestinali nei bambini, espulsi con la benedizione o le orazioni di buoni religiosi? Le formule magiche di certi empirici delle campagne che espellono gli ascaridi o lombricoidi dagli intestini dei malati, senza medicamenti, come ne ho visto nelle campagne ai confini della Bolivia meridionale…Non avete visto mai l’emigrazione di formiche da un formicaio, causata da 8 fili di paglia intessuti a croce, piantati, con un incantesimo, in prossimità dei formicai?…Quindi proclamare o reclamare la propria immunità, in noi stessi, non è di effetto difficile…La nostra è scuola per far comprendere la maniera di mettersi in condizione tale da produrre il piccolo miracolo in voi stesso…Quando io parlo di integrazione dei poteri nascosti in noi, credo di parlare chiaro e  liberamente della possibilità di perfezionare l’organismo umano, in maniera che tutte le funzioni abortite o atrofizzate riprendano il loro valore massimo non solo, ma che i valori non sospettati del nostro corpo mentale si svolgano attivamente fino a diventare eccelsi. (D,116-124)  -L’intelligenza è il fenomeno più eccelso dello stato vibratorio del meccanismo psichico e può differire in intensità ermetica, di sottigliezza sublime, ma il pensiero forza, psicodinamico è identico nello stato di percezione delle idee e nella iperchimica delle reazioni nei meccanismi organici…Due proposizioni aspettano il battesimo di cattedra per diventare assiomi universalmente ammessi: 1) Il pensiero (meccanismo pensante) in un corpo umano, ha azione illimitata su tutti gli organi e gli elementi organici costituenti il proprio singolo individuo; 2) Ammessa la precedente proposizione, qualunque pensiero (meccanismo pensante) in uno stato di simpatia o di amore, può diventare un coefficiente potenziale di un meccanismo psichico armonico di un suo simile…Il pensiero è talmente tutto il nostro singolo essere, per quanto ogni sensazione periferica (cioè che proviene dalle estremità sensorie) può, arrivando ai centri, essere modificata. (C,II,58, o SM,II,107-108) – Gli iddii guaritori, come Esculapio e consimili, si manifestarono per la prima volta benefici quando gli uomini doloranti vi fecero ricorso – e si manifestarono attraverso l’umana intelligenza. La qual cosa oltre a stabilire l’antico primato dell’arte divina del sanare, deve all’uomo che alle divinità dei Numi non crede, far supporre che dall’intelligenza umana si sprigionò la favilla del miracolo quando la guarigione si ritenne miracolo. (C,II,257, n.1).

(continua)

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