La Parola, il Silenzio e il Linguaggio nell’Ermetismo

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La Parola, il Silenzio e il Linguaggio nell’Ermetismo

7 novembre 2007

La Parola

La parola è la materializzazione di una idea. E’ l’atto generato dall’idea. Sulla tecnica magnetica e magica della parola non sono competenti gli uomini che studiano filologia nelle scuole ordinarie.(A,266)  –Per  invocare  efficacemente  vi  sono  riti  e  scongiuri.  I  latini  li  chiamavano carmina, gli ebrei salmi, gli italiani incanti. Le vibrazioni che mettono in movimento l’etere nel mondo della materia sottilissima sono ritmiche per loro natura…Le parole sono articolazioni di note musicali, emesse dalla bocca, specie di tromba di cui il suono viene modulato a volontà.  Ogni nota rispondendo ad una sillaba o a una lettera ha un valore vibratorio sull’etere. L’arte oratoria e la drammatica e il canto sono fondate sulla teoria dei suoni quando a questa non coincida la armonia delle idee. Le parole sensibilmente agiscono, come tutti i suoni, sull’apparato auditivo delle persone sensibili. Ma non basta. Certi suoni, emessi in modo speciale, agiscono potentemente sulla psiche umana come la calamita sul ferro… Nei teatri, masse enormi di spettatori si sentono trascinati da una nota emessa con voce potente e dolce. Nell’esercito e prima di una battaglia poche parole dette da un duce decidono dell’esito di essa. Dunque la parola o il suono ritmico ha un’azione energica e sensibile sulle cose vive. Il canto della nonna addormenta il bambino nella culla, il bambino che non ancora ha risvegliate idee antiche e portate da sue precedenti esistenze in retaggio e su cui il canto agisce meccanicamente. Dunque la parola è una forza…Le parole potenti sono canti e emissioni di articolazioni di volontà.  Animate o no da idee concrete, queste parole sono tanto più potenti per quanto hanno di magnetismo fissatovi dagli altri operatori e per quanto rispondono coi suoni alle idee che si vogliono risvegliare. I salmi degli ebrei sono magici. Ma in ebraico hanno maggior valore dei latini e bisogna avere la chiave per adoperarli -ma più dei salmi le imprecazioni e gli esorcismi e gli incantesimi della magia egizia e caldeo-siria sono più potenti perché pronunziandoli o cantandoli si risvegliano non solo le idee dei precedenti nella zona astrale, ma si richiamano a vitalizzarli gli spiriti di 50 e più secoli di operatori che meccanicamente le hanno ripetute…Perciò questi incantesimi non si danno che solo a chi sa meritarli, perché sono forze per se stesse già vitalizzante attivamente al punto che gli effetti sono rapidi e precisi…Certe parole che non si ripetono invano sono il patrimonio di rarissimi uomini che ne perdono la facoltà se ne abusano- perché essi le hanno apprese direttamente nel cielo di Eà e ognuna di esse contiene in sintesi un atto di creazione in germe…I carmi dei soliti rituali e grimoires sono roba da poco…Il mago parlando deve operare. Parlando si guarisce, si consola, si salva o si uccide. Il mistero della parola e dei suoni in magia è profondo.(A,349-350)- In magia e quindi nei rituali ermetici, il valore della parola fonica o analogica o determinativa è tutto anche senza nesso logico tra la significazione della parola profana e lo scopo ermetico che si vuole ottenere. In magia ermetica la parola è verbum, sostanza, cioè materia o lievito di materia, tanto che per indicare un mago o uno che fa opera di magia si soleva dire: colui sa dire la parola oppure costui sa dire e pronunciare il nome. (C,I,164)- La parola consta di suoni e di idee; quindi riunisce i due termini mentali e meccanici quando chi la pronuncia la intende. Ma consta di un suono solo e di una significazione meccanica e potente occulta, quando chi la pronunzia non ne sa il valoreLa parola, espressione più completa dell’idea, è l’idea stessa in uno stato di prima materializzazione e porta con sé secondo le sue proprietà efficaci l’embrione reale e materiale delle cose pensate e concepite perfettamente. Per essere efficace è necessario che il suo meccanismo fonico risponda meccanicamente alla esplicazione dell’idea; la maniera di far corrispondere esattamente in tutte le sue parti meccaniche la parola all’idea concepita, è scienza magistrale; ma il meccanismo della sua funzione è cosa che deve essere intesa praticamente da ogni persona  che  la adopera con senso  magico…Nel  volgo  le  proprietà  della parola è  di  semplice risveglio delle idee che già riposano nella memoria di chi ascolta…Ma in magia la parola pronunziata è l’idea stessa in azione che si impone come una necessità ineluttabile e prepotente, ed ha tanto valore e tali gradazioni del proprio valore, secondo l’atto immaginativo della cosa nel momento  della  sua  espressione…Nello  stato  di  purità  fanciullesca  (verginale)  la  parola  crea, modifica e distrugge…facilmente s’intenderà che più prossimo o lontano è lo spirito umano dalla sua purità originale, più efficace o meno è la sua azione, più rapido o meno il suo effetto nella realtà sensoria….Ciò che tu chiami carme è tale se hai la virtù spirituale di cangiare ogni cosa in carne. Questa virtù spirituale che dà vita alle idee espresse e volute, si ottiene con una paziente purificazione di se stesso da ciò che la vita sociale ha addizionato alla nostra primitiva natura. (Corpus) –Della medicina veramente iniziatica e sacerdotale nella sua purità non se ne può sapere niente, perché come sistema scientifico e dottrinario non esisteva che nelle condizioni specifiche in cui lo costituivano volta per volta gli iniziati. Il valore ermetico del verbum caro, cioè della realizzazione in carne della parola realizzatrice, esclude assolutamente che un sistema omogeneo fosse adottato anche nei contatti volgari dagli iniziati di tutti i templi. (C,II,258, n.3)- Il verbum caro, la parola pronunziata che crea, che inesorabilmente realizza è di concezione gnostica. (D,169)- Nella scienza secreta della pratica dei magi esiste veramente una parola che risponda alla realizzazione del Tetragrammaton, e che pronunziata può e deve generare il miracolo? Nelle antiche e non remote iniziazioni le parole di passo nei gradi approdavano alla formazione di questa parola per sé stessa incomunicabile e che formava la potestà suprema del Gran Maestro. Monarchiche le iniziazioni per società, mettevano capo ad un pontefice unico, il quale era possessore della parola. Questa parola…è la chiave di volta della supremazia in magia, perché rappresenta il massimo della realizzazione della potestà umana.(SM,I,183n.1)

Il Silenzio

Il linguaggio articolato è un movimento ed è una rapida ed incosciente creazione. Preso come strumento dell’arte è causa di alterazione di tutto il movimento sincrono delle onde ripercotenti la psiche di chi ode…Il silenzio iniziatico non deve essere inteso come volgarmente si intuisce di non parlare, ma di non parlare e di non udire e di non leggere…(Guardiamo) la ripercussione delle parole pronunziate sul fonogramma impressionabile di un fonografo. L’onda armonica agitata dalla pronunzia di una sillaba ha la proprietà di essere ritenuta da un clichè…Dunque l’articolazione è una forza, un movimento magico inapprezzabile solo dagli idioti: la parola imprime su un fonogramma sensibile tutta una incisione capace di riprodurla. Figuratevi sul cervello umano che cosa deve produrre! Le trombe che ricevono le onde sono le orecchie, il fonogramma ricettore è nella materia grigia del cervello – che tutti ritennero come sede della intelligenza umana. Tutto ciò che separa i fori auditivi dalle corde recipiende sensibili non è che un cuscinetto naturale per impedire  la  forte  impressione  diretta  delle  onde  sonore  sulla  massa  centrale  sensoria.(A,259-260n.1)- A chi mi domandava un giorno perché gli occultisti non esprimevano chiaramente le loro idee, io rispondevo che il perché bisogna chiederlo alla imperfettissima natura dei discepoli, nei quali l’atto involutivo…spinge tutte le creature alla materializzazione completa e concreta delle idee più sublimi e delle concezioni più alte – le quali non sono umane né umanizzabili; diversamente sarebbero finite…La parola…è espressione e menzogna delle idee concepite. Parlare è materializzare. Parlare è dissolvere. Sentir parlare è deviare se non si passa al di sopra delle parole dette  e  non  si  percepiscono  le  idee.  Il  gran  mistero  è  nel  silenzio  dei  sensi  per  permettere l’evoluzione di lavanda o purificazione dello spirito involuto.(A,278)- Le antiche iniziazioni filosofiche e le sacerdotali magiche erano precedute da una preparazione del discepolo al silenzio. Gli antichi discepoli-sacerdoti cominciavano con l’abituarsi a tacere…Per esprimere con forma moderna cose che sono antiche quanto il pane, io ti dirò, o mio discepolo, le cose quali devi intenderle. Come gli stati della materia passano dal solido al liquido o al gassoso, l’organismo umano arriva dalla ottusità più completa alla più squisita sensazione…Né è tutto. Le sensazioni esterne,  luce,  calore,  elettricità,  suono,  scariche  di  fluido,  determinano  idee  il  cui  lavorio  si ripercuote per la sensibilità periferica ed ottica sullo spirito e lo aggrava e l’ubriaca, nello stesso modo che avviene tra le vivande e lo stomaco. Se uno stomaco è stracarico di cibi, le sue funzioni sono arrestate o insufficienti. Così le ripercussioni delle sensazioni esterne sullo spirito umano possono giungere persino a paralizzare, cioè a impedirne la vita, quindi lo sviluppo e quindi la manifestazione…Il silenzio dell’ambiente per lo spirito è quasi una astinenza dai cibi indigesti per lo stomaco…Ma bisogna ancora distinguere le sensazioni di origine esterna dalle sensazioni per ripercussione…un tuo vicino parla. La sua parola ti risveglia una idea o una sensazione. Ma se tu pronunzi una parola il lavorio è doppio, perché devi concepire l’idea, tradurla in parola e proiettarla nello  spirito  di  chi  ti  ascolta.  La  parola  che  tu  pronunzi  è  una  proiezione  fluidica  della  tua concezione e la prova di questo lavorio si ha da ogni osservatore che, ascoltando un vocabolo che non risponde ad una idea fatta, deve concentrarsi meccanicamente per afferrare la concezione fluidica  che  accompagna  l’idea  proiettata…Ora  il  silenzio  nelle  comunità  religiose  tende  a diminuire nei limiti del possibile l’azione di tutto ciò che può turbare lo spirito e impedirne lo sviluppo… In magia la parola è uno strumento di realizzazione, e il silenzio sulle cose sacre della Verità è il modo di custodia purificatrice che maggiormente vitalizza le idee da proiettarsi, mentre impedisce che le ripercussioni delle idee proiettate ubriachino il mezzo ricettore del mago. Per uscire dal pantano delle idee innestateci a viva forza dall’educazione profana, per purificarci da tutte le immagini vive e impure che noi respiriamo nella vita profana…l’allievo in magia farà infiniti sforzi e sacrifizii lunghi. Quando la purificazione si è ottenuta le percezioni intellettuali arrivano. Sono bagliori indistinti. Poi lampi fugaci, poi idee luminose. Se nelle morse dei vocaboli umani  tu  tenti  suggellare  i  barlumi  della  prima  luce  inafferrabile,  avrai  perduto  il  tempo: concretando e proiettando con la parola la tua percezione, tu ne avrai tradita la natura, avrai voluto umanare  ciò  che  è  ultraumano  e  divino…lo  spirito  umano  tende  alla  reintegrazione  con l’intelligenza divina…e le nature extraumane non parlano, ed in via di reintegrarsi non bisogna parlare.(A,40a45) – Il silenzio pitagorico fu stimato opportuno per la cancellazione delle impurità attaccate  ai  segni  auditivi  o  grafici  del  pensiero  umano  o  del  mondo  assoluto  delle  verità incrollabili. (A,266)- In magia non parlare significa anche non dire parole inutili. (A,351)- Silenzio è parola che deriva alla radicale si che accenna al moto e, nel senso riflesso, alla tranquillità, alla mancanza di moto e quindi di rumore…Silere significa non parlare, non far rumore, non emettere suoni; ma è anche non sentir rumore, suono e parola…Se Pitagora diceva di stare in silenzio, voleva dire non parlare (emettere suono) e non sentire (evitare che il suono esteriore vi colpisca)…(Ma) La nevrastenia sacra che trasporta l’anima dell’uomo alla più vorace fame di silenzio non è pitagorica. L’educazione per avviarsi al silenzio di concepisce nell’Ermetismo come il non parlare e il non sentire; non farsi vincere dalla necessità di emettere suono formulando ed esponendo idee e non sentire il folto vocio delle umane parole e delle idee esposte dalle persone (da persona, maschera ampliatrice dei suoni), ma non ritirarsi nelle tacite solitudini delle alte rocce e del deserto…Il rumore esterno non sentirlo; tu stesso non essere causa di rumore, non farne, non emettere o pronunziare verbum, parola creatrice, iniziale movimento di un’azione dell’idea, che si ripercuote, si allarga, si aumenta in onde di pensiero e, allargandosi, cammina all’infinito. Non so come le odierne  scoperte  herziane,  non  abbiano  negli  studiosi  delle  leggi  di  emissione  del  pensiero risvegliato il sospetto che, analogicamente l’uomo, organismo accumulatore magneto-elettrico, possa, in condizioni nervose inavvertite, emettere e pronunziare una parola generatrice di onde di una potenza non misurata…La Medicina Ermetica fa largo consumo di questa comunicazione in lontananza di idee, di forza e di materia su chi si dirige alla catena delle buone volontà guaritive. (D,145a147)- La scienza delle religioni vi ricorda che si risveglia nel silenzio e nella purità dell’innocente il dio proteiforme in voi…Ricordatevi che anche il cristianesimo nacque infante, cioè non parlante, da cui il simbolo del bambino che regge il mondo. (SM,II,224)

Il Linguaggio

Il racconto della confusione delle lingue è la storia della ennesima potenzialità della mente analitica umana in conflitto con la sintesi unitaria divina. Gli uomini, le famiglie, le nazioni, le razze non hanno una sola maniera di esporre le idee, quantunque le idee si credono identiche presso tutti gli uomini e tutte le razze. La lingua o favella ha principio nei segni fonici e si riproduce nella grafica, ma le origini di tutte le lingue hanno dovuto coincidere con la formazione dei suoni o dei graffiti più in contatto con le idee madri. L’armonia imitativa dimostrata dai retori delle volgari grammatiche non è che un avanzo atavico della sintesi del linguaggio divino o linguaggio delle idee assolute. Ogni analisi lo nega. Le virtù come il linguaggio sono sintetiche fino a quando non degenerano in vizii che, in quanto alla forma, rappresentano l’analisi delle virtù. Il linguaggio umano è un vizio per  la  forma  e  per  la  sostanza  di  fronte  alla  virtù  della  sintesi  del  linguaggio  divino  o ideologico…La torre babelica è formata dalle investigazioni analitiche di tutti i cultori della parola come espressione di una pseudo scienza illudente fino a quando non si avrà la confusione delle favelle, per la difficile creazione di una sintesi dopo il tanto determinare e frastagliare delle idee primitive. Chi vuol comprendere il linguaggio dei divini deve penetrare il linguaggio delle primitive sintesi passando oltre il baratro dei linguaggi umani.(A,258 a 260)- Non è colpa degli uomini il simbolismo, ma della povertà delle umane favelle. Il simbolo che pare un fuor d’opera è il capodopera invece della intuizione magica. Certe parole la favella comune non le possiede, perché il comune degli uomini non ha l’idea cui si riferisce; a misura che l’umanità cammina allo stato novello della psiche umana rispondono nuove parole; quando le parole mancano si ricorre alla similitudine e certe percezioni nuove dello stato del proprio animo i poeti adombrano nelle finzioni ritratte dalla vita della natura visibile… Quando si comprenderà che le parole generano le idee, come una inversione generante la causa dall’effetto, si saprà anche quanto siano ignoranti coloro che negano alle parole in magia la proprietà di generare miracoli. Quando i simboli per vetusta usanza entrano nelle idee fatte dei popoli, avviene che di essi le chiavi vere sono perdute nel pozzo dell’oblio, e i novatori venuti chi sa da dove e da qual mondo gridano alle turbe che aspettano il pane della sapienza: bruciate i simboli e adoperate le parole.  Ma troppo tardi. Allora i simboli sono diventati parole e le parole, per riflessione, idee della coscienza del popolo senza il retto sentimento dell’idea madre, e quindi errori infissi come chiodi nella materia grigia del cervello profano. (SM,I,389-390) – Come è assurdo coi metodi ordinari dello sperimentalismo dei gabinetti universitari esaminare e controllare i fenomeni delle occulte forze umane, così è  sciocco credere che il linguaggio umano contenga tutte le parole che possano esprimere, e quindi dare con esattezza, le sfumature e la colorazione del mondo interiore umano. Avete osservato quante parole nuove, mezze di origine greca e mezze ostrogote si formano ogni giorno in medicina, in psicologia, in psichiatria? Ebbene ognuna di esse vuole indicare un fatto di osservazione oggettiva:il medico, lo psichiatra, il neuropatologo osservano ed esaminano la manifestazione morbosa in un ammalato e non su se stessi. Figuratevi poi che incomprensibile vocabolario verrebbe fuori se dovesse l’anmmalato creare le parole per ogni sensazione patologica! (D,86-87)- Questa povertà di parole esprimenti concetti e pensieri non finiti è stata riscontrata in tutte le lingue, dai filosofi antichissimi ai più moderni, perché il linguaggio è un arsenale di vocaboli atti a comunicare ad altri i propri pensieri, mentre l’idea che si deve esprimere, per diventare comune a colui che ci ascolta, deve essere già sua concezione assodata, se non si vuole correre l’alea di parlar cinese con un abissino…Definire è determinare, cioè mettere dei limiti alla comprensione di idee determinate: il pane, il formaggio, l’uccello, la pianta si possono definire perché sono cose, oggetti, idee finite. Ma le cose infinite, non finite, astrazioni di virtù o di poteri o di qualità non si prestano a definizioni, cioè  a  determinazioni,  per  la  loro  natura  stessa  indefinita.  Più  è  elementare  e  volgare  il comprendonio di una persona, più grossolanamente sono ideate e immaginate le cose infinite e le indefinite.(D,185-186)- La lingua umana, lingua che serve alla vita sociale, nei rapporti tra uomini non ha vocaboli che possano comunicarvi stati mentali precisi fuori l’abitudine delle comuni percezioni grossolane e rustiche della vita quotidiana delle necessità corporee. Il di là di questa prosaica intenzione dell’utilità immediata è facoltà della mentalità poetica, dell’arte, dell’immaginazione armonica di luce, suoni, colori, parole di un senso così diverso dall’ordinario che comunemente s’è preso il vezzo di chiamarle alate, come volassero, o provenissero da regioni ignorate, più alte, più aristocratiche, più pure. (D,216)- Nella grammatica comune, superstiti ruderi della grammatica ideale (cioè grammatica delle idee assolute primitiva) il verbo o parola per eccellenza è il sostantivo essere. (SM,I,182) – Se la lingua latina si studiasse bene, secondo i principii dell’etimologia sacerdotale, le verità si troverebbero nelle parole. (A,527)-  La forma grammaticale umana è l’espressione delle idee relative della terra e dei suoi figli…Il linguaggio della Verità è umano? E’ traducibile rapidamente nel linguaggio umano?…In magia il linguaggio delle cause è una parte riservata ai maestri, l’ideografia divina è la chiave di tutta la simbolica religiosa e il secreto dei talismani, dei geroglifici sacri, dei libri occulti. Questa chiave si conquista all’invisibile con una comunicazione persistente del nostro io nel mondo delle cause… (A,189)

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3 Comments

  1. sal 8 Maggio 2015 al 00:01 - Rispondi

    In un periodo dove la confusione è crescente, nella società e – anche – nel privato, come talora accade un po’ a tutti, sento sempre più forte il bisogno di cercare gli spazi fra le foglie, le pause fra le parole e – perfino – il vuoto dell’orizzonte come si faceva a scuola quando la mente si allontanava per uscire dal tempo.
    Nel quotidiano, ci si concentra quasi sempre sulla parte più pesante della vita: quella che ha forma, limiti, volume, mentre si tralascia costantemente la parte più grande deputata all’esistenza intera, senza definizione di vita individuata.
    “Sublime silenzio” – scriveva Kremmerz – il solo dove sia “possibile raccogliere il seme apollineo nella sensibile antera delle conoscenze causali”. E ancora “La scienza delle religioni vi ricorda che si risveglia nel silenzio e nella purità dell’innocente il dio proteiforme in voi…”.
    Il Silenzio… In sintesi una sorta di digiuno benefico dopo l’indigestione di umanità ruggente e di egoreferenzialità sempre più urlata di cui è ricolma la settimana e dove la nostra persona è sollecitata a ogni passo perché ricerchi il piacere, il godimento, i coloratissimi oggetti… Un ritorno alla primissima infanzia.
    Talora anche dormire non vale a equilibrare, perché tutta questa folla che assorbiamo si fa caos nei sogni e nel sonno, e gonfia di figure e rumori perfino il fortunato momento del contatto con Madre Terra, anche Lei rivoltata da quest’epoca in affanno.
    Eppure, come fiori dal Nulla, già si notano i vagiti di un’epoca a venire: le scienze rimaste divise per secoli ritornano a confluire per riprendere significato in unità; i film che erano di fantascienza sconfinano nella fantareligione, incapaci di immaginare un futuro tecnologicamente avanzato che non sia anche spiritualmente evoluto; le arti, a lungo sofferte e vaganti per aver lasciato le rispettive muse, si riassorbono a gruppi verso la loro apollinea fonte…
    Coscienza acquariana?
    Ne parlava vent’anni fa in seminario il Maestro Iah-hel, dando voce agli input dei Suoi Mandanti. E ora, a XXI secolo inoltrato, in tutti i silenzi della Tradizione cominciamo a intuire il senso di una Parola che si conferma Legge Eterna.
    Parola che, quando si manifesta, diventa Pietra: Angolare e Miriamica.
    E induce tutti al Silenzio.

  2. lina 9 Maggio 2013 al 21:07 - Rispondi

    Un caro, grato saluto a tutte le mamme del mondo!

    Come non condividere la tua protesta, Catulla2008?
    Ti segnalo l’ultimo articolo pubblicato qui “Lo spirito di Fratellanza secondo Giuliano Kremmerz”, da cui:”L’uomo muore e rinasce. Raccoglie rinascendo il frutto che ha seminato; sulla terra i terrigeni son sempre gli stessi, mentre nei cimiteri le ossa si convertono in carbonato di calce, i morti rivivono. Noi siamo sempre gli stessi, membri della stessa famiglia. Di comune abbiamo il sangue, la carne, le ossa che la terra ci restituisce; la pace, i dolori e le aspirazioni che sono prodotti della nostra giustizia, delle nostre colpe, e della nostra esperienza antica.”

    Ma quanto lavoro c’è da fare sul materiale umano maschio e femmina per riportarli al livello più nobile di uomo e donna!
    Nel mare del nostro passato storico galleggiano isole di spazzatura alla deriva e, ahinoi, quello che subiamo è anche responsabilità nostra. Ecco il bisogno di un reale processo di rigenerazione in cui si torni soprattutto ai ruoli naturali più veri e originari.

  3. catulla2008 9 Maggio 2013 al 16:08 - Rispondi

    Si dica quel che si vuole ma io mi sento molto infastidita dal neonato termine ‘femminicidio’: non ho capito perché per un uomo di parla di omicidio (e non di maschicidio) mentre per la donna si dice femminicidio. E a chi mi fa notare che, di là dal nome, quel che conta è il crescente numero di vittime di sesso femminile, rispondo che il linguaggio, lungi dall’essere accessorio, è invece rivelatore di un atteggiamento e, contemporaneamente, può essere la chiave di volta di un modo di pensare.
    Perché, ad esempio, si dice che ‘lui l’ha presa con la forza’? Che caspita ha ‘preso’ lo stupratore se non la serenità della sua vittima? In natura non funziona così e questa non è la dinamica delle cose: è il grembo femminile che ‘prende’, ‘riceve’ ‘ accoglie’ ….nel momento in cui è consenziente!
    Così pure, mentre faccio la coda al supermercato, e capto la voce di una signora che dice: “…lui le ha dato due figli” mi verrebbe da chiederle – di grazia – ‘lui’ dove e come li avrebbe avuti (!).
    La questione del linguaggio è cosa seria, tanto che la potestà sacerdotale gittava nell’iniziando ‘il seme intellettivo’ delle cose riposte’. E cos’è mai un ‘seme intellettivo’? Restiamo al significato e scopriamo che un pensiero ‘nuovo’ ‘ altro’ può generare, a cascata, pensieri nuovi e altri che lentamente cambiano il modo di relazionarsi con le cose e le persone e, alla lunga, anche il modo di essere.
    Perciò, tornando al neologismo, vorrei proprio sapere da chi per primo l’ha coniato in italiano se ha riflettuto sul fatto che – come diceva il Maestro Kremmerz: “le parole generano le idee, come una inversione generante la causa dall’effetto”.
    Coniato in Inghilterra a inizio 1800 (!) il termine feminicide venne modulato sulla percezione di allora dell’inferiorità femminile; ma già la studiosa messicana Lagarde, che tanto si è battuta contro la misoginia, non ha avuto il problema di una distorsione semantica in quanto in spagnolo:
    mujer= donna;
    hembra = femmina
    ciò che non si presta a confusione interpretativa con “femicidio”.
    Quindi, all’orrida mentalità che distrugge le donne, io continuerò ad associare l’appellativo di ‘donnicidio’. “Quando si comprenderà che le parole generano le idee, come una inversione generante la causa dall’effetto, si saprà anche quanto siano ignoranti coloro che negano alle parole in magia la proprietà di generare miracoli”.

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