La differenza tra ascetismo, misticismo e preparazione ermetica –   III parte

– L’uomo si può mettere in comunicazione con il mondo occulto in due maniere differenti: il mistico entra in relazione con la divinità mediante la concentrazione, la meditazione e l’estasi. Questo metodo non è il nostro. Il Mago comunica con l’al-di-là mediante le pratiche, cioè con i riti e le preghiere.

Con tale sistema egli trasvola il piano materiale e va a metter capo al piano od alla zona superiore, nella quale stanno esseri diversi da noi. Questo è il nostro metodo che richiede un allenamento più o meno lungo. (SM,III,231) – La religione è l’insieme di tutta una dottrina sacra, adatta alla concezione delle masse: se ha un’origine scientifica, vera, profonda, parla alle turbe sotto il velame di precetti e di ammonimenti divini. Personifica la divinità e le fa parlare una morale relativa al progresso delle masse. La Magia, sapienza e dottrina dell’esistente, sintesi delle leggi delle cose create, processo di creazione essa stessa nell’ordine della verità e della natura, è la chiave di tutte le religioni classiche. Il religioso e il discepolo in Magia cercano tutti e due la conoscenza del mondo divino, il primo passivamente, mettendo in pratica i precetti religiosi, il secondo attivamente tentando di forzare la natura umana ed entrare nel mondo invisibile per scoprire le leggi e servirsene come padrone per la conquista delle podestà divine. Il religioso può diventar santo. Il discepolo in magia deve diventar mago o sparire. La santità è una virtù dell’iniziato. Non è il fine. Il mago ha per fine la integrità divina e le sue virtù sovraumane. Il santo può ottenere la grazia; il mago deve compiere opera divina. Il primo non ha bisogno della scienza; il secondo non esiste senza la scienza. (SM,I, 106, n.2) – La magia è l’arte e la scienza per rendere l’uomo attivo (come) un dio e non fargli subire le peripezie della marea incostante della luna religiosa. (SM,I, 348) – Mi si è risposto tante volte che è la fede il grande patrimonio dello spirito religioso che tutto può. E’ un preconcetto. Il misticismo è una eredità viziosa. E’ di tante categorie e spunta ovunque come la mala erba. V’è un misticismo in tutte le esplicazioni della vita umana, perfino nelle famiglie, accanto al focolare su cui cuoce la minestra. L’uomo che possa dire di non essere intinto in questa pece, è un dio tra i supremi. La magia è divina in questo senso, perché mette fuori d’ogni misticismo l’adepto e lo rende centro di un magnetismo d’amore nel cui irraggiamento il male, il dolore, la pena scompaiono, si annullano, si affogano, si disperdono. (SM,I,12-13) – Bisogna conservarsi esclusivamente non mistici e capire ed essere convinti che noi siamo ciò che fummo e saremo ciò che vogliamo essere – ma sempre uomini per volontà, per ragione, per rettitudine, per amore integrati al potere e al principio perfettibili, non già che diventiamo dii mitici che non sono mai esistiti. (C,II,231) – L’integrazione umana è una verità in atto nella progressione dei tipi animali. Lo spiritualismo barocco, morboso, insensato del misticismo di origine orientale non è l’espressione dello spiritualismo iniziatico che intuisce la tipica formazione della farfalla che si evolve dal verme – spiritualismo e spiritualità che rappresentano la tappa integrativa dei poteri perfettibili dell’anima umana nella sua ascensione al tipo completo che per le plebi è divino… Il misticismo è la formula infantile della penetrazione ermetica che è scientifica e positiva. Lo spiritualismo mistico sta allo spiritualismo integrativo come l’atto di credulità tenera e sentimentale sta all’ipotesi della critica dei fenomeni…L’integrazione è iniziazione nel senso positivo e non mistico. Il misticismo cammina per fede e per idee seducenti nella visione della conquista fuori il creato.  (C,II,239-241) – Io sono contro, arcicontrario a tutto lo spiritualismo che è l’espressione della morbosità isterica di sogni vani e di vanissime peregrinazioni per mondi che non esistono, ma per compenso sono propugnatore dell’ideale spiritualista, nobile meta a cui l’umanità deve assurgere per trovare l’armonia delle anime vive in terra, contro l’ignoranza che genera dolore: tutto è acqua, vi è la potabile e la melmosa, io predico l’uso dell’acqua buona a bere e scarto ancora l’acqua profumata che intorbida il cervello che è un organo delicatissimo…La mia fede, sicura fede, è il risultato della conoscenza (della quale non mi credo in dovere di fornire le prove a chi non l’ha raggiunta) che lo spirito umano è immortale e divino, cioè eterno – ma essendo umano, cioè terrestre, non può vivere che sulla terra, con le leggi costanti di tutte le individualità vitali della terra. Questa è la ragione scientifica di uno spiritualismo scientifico: se siamo noi e sempre noi, migliorando ci prepariamo il bene del domani, come e secondo le necessità di vita, in lotta contro il dolore. (C,II,414) – La rassegnazione al dolore e il dolore come necessità sono concetti mistici, cioè dei misti, quasi profani di fronte agli iniziati che rappresentavano la scienza e la coscienza dell’uomo. La scienza non può accettare la premessa del dolore necessario, se no lo sprone dell’utopia ermetica dell’abolizione del dolore manca. (SM,II,8 n.1) – Tutte le religioni contengono il domma della reincarnazione e il cristianesimo cattolico ha una pratica quotidiana dei suoi sacerdoti che vuol ricordare e perpetuare il secreto… il quale, come altra volta ho accennato, è restato tanto secreto per quanto i preti celebranti non ne indovinino il senso…La chiave classica di ogni religione è nella conoscenza dell’Io angelico dell’individuo: gli orientali dicono: Budda è in te; gli occidentali cangiano nome alla cosa e dicono: Cristo è in noi…Ora coloro che vogliono studiare e praticare la magia non devono dimenticare…che la conoscenza dell’Io Interiore forma la prima parte della manifestazione intelligente e cosciente del discepolo – unità che sfugge all’uomo negli stadi ordinari della umanità volgare – dopo la quale conoscenza si entra in relazione con il mondo delle cause coscientemente e non per fede cieca.Trattandosi di un passo tanto importante, che il mio lettore non abbia fretta e che lasci, dopo aver desiderato, come dicono i seguaci di Confucio, che il tempo maturi l’atto desiderato (SM,I,379-383) – Il cristianesimo cattolico romano è il più completo conservatore di simboli e di pratiche magiche, che perpetuano il Grande Arcano dei magi e dei pontefici e questi simboli non si conservano nella teologia che uccise la scienza e la libertà del pensiero, non nelle pratiche religiose, ma nelle forme cultuali e nella liturgia. Ho ricordato tante volte la messa – il Sacrificio simbolico incruento; – se alla parola sacrificio date il significato di fatto o opera sacra, e se considerate tutto ciò che il sacerdote compie sull’altare, avrete una percezione non dell’Arcano, che non potete intendere, ma degli elementi che trasmutano il celebrante in consacratore e poi in Cristo risorto ai Cieli. E’ tutto un rituale dell’iniziazione latina che dette all’Occidente, come ricordo della sua potenza divina, il nome occulto della città sacra, non mistica, sacra nel senso profondo che aveva la conoscenza dell’Uomo, prima, assai prima che la peste di origine orientale spostasse la visione della Verità Eterna. (C,II,159) – I Teologi cristiani, cattolici, pieni di fede, pieni di zelo, e di sacro orrore contro tutto ciò che è azione, condannarono i Maghi e la Magia e bruciavano vivi e morti uomini sospettati di tali pratiche – se non che la vita e la storia della religione Cattolica, di quella stessa religione i cui teologi arrostirono in malo modo i maghi e gli stregoni non hanno saputo fare a meno della Magia nei riti sacri, dalla Messa al Te Deum e ai sacramenti, e per sola opera di magia la religione acquistò quella predominanza sulle coscienze e, per l’eccesso della violazione delle regole di magia, furono fatali alla sua vita gli scismi bagnati di tanto sangue per quanto ne versarono i primi neofiti nelle persecuzioni dei primi secoli. (SM,I,330) – Io posso essere un ateo, un cattolico, un protestante, un buddista, un islamita, oggi, ma non devo dimenticare che se sono da venti e più secoli nato e rinato in Occidente, io sono il frutto della così detta civiltà cristiana e a scotennarmi vivo, il fondo della cotenna è sempre pasta cristiana – e del cristianesimo chiesastico noi, tutti noi, abbiamo nella critica una speciale tendenza a dommatizzare sotto forma assiomatica perfino i pregiudizi che sono i meno resistenti ad un’analisi serena…Cito un esempio storico: la religione romana nella sua integrazione era parte delle funzioni statali, come un dovere pubblico – il simbolismo egizio e le altre religioni dei grandi imperi probabilmente non rivelano che l’identico fine – la filosofia greca stessa mirava a realizzare il supremo bene per la vita umana sulla terra. Un bel giorno dall’Oriente ellenizzato si avanza una epidemia filosofica, ieratica che sposta in un senso contrario tutti i valori della filosofia morale preesistente e il culto religioso da dovere civico diventa personale dovere, e il supremo bene non più è da raccogliersi in terra ma dopo la morte nei cieli ideali. L’invasione epidemica vince e noi siamo il frutto di questa invasione con tutto il resto elaborato dalla sottigliezza sofica dei teologi e delle chiese posteriori. Io non dico né bene né male della cosa in sé, perché mi riguarda solo sotto l’aspetto della scienza della vita, il cui valore etico ha assunto una impronta definita che permette a tutti i sistemi metafisici di farvi capo…Però con tutta la somma della eredità filosofica incisa nel midollo delle nostra ossa, come dev’essere allegro e facile insieme baloccarsi con le forme esoteriche di civiltà che non hanno niente di comune con la nostra e che noi in coscienza – se avessimo una coscienza storica pura – non possiamo dire che furono peggiori o migliori perché il giudizio preconcetto ce lo impedisce. Il mondo antico ebbe la preoccupazione della vita reale, l’epidemia cerebrale vi sostituì una preoccupazione nuova: la salute dell’anima – la salute dell’uomo cioè spogliato dal corpo – cioè un non senso mistico, un volgare psicastenismo che diventa l’ossessione di miliardi di uomini e arresta la scienza dell’uomo nel suo cammino e lotta ancora vitale contro la scienza sperimentale del secolo che nasce…il diluvio dell’Ignoranza ha sommerso quasi tutti i libri liturgici delle antichissime religioni e tutti del paganesimo romano…il solo Apuleio ci fa rivivere a sprazzi lo spettacolo di una iniziazione isiaca. (C,II,174-176) – Noi non rinunziamo a niente, le rinunzie sono mistiche. L’ermetismo magico fa tesoro di tutto, anche delle asinerie scientifiche…è la mistica pura che rinunzia al peccato dell’esplorazione fisica come contributo alla ricostituzione dell’uomo integrale…E tutte le rinunzie, anche alla presa in considerazione di idee vecchie o paradossali, sono evirazioni psichiche e scientifiche…Pensate che nel tempo tutto muta, tutto è mutabile. Rinnovamento per moto…Se così non fosse la vita del mondo fisico e del mentale umano s’incanterebbe nella stasi, si fermerebbe come il sole dell’infallibile Gedeone. La navigazione fantastica sul mare delle illusioni, verso la perfettibilità dell’umano genere come massa, sarebbe un’altra perdita delle volgarissime idee e luoghi comuni accettati e ripetuti come dommi e non discussi. Diventeremmo tutti santi in Paradiso, alla presenza del Padre Priore…questa è la stasi della vita eterna, in Oriente e in Occidente, la eternità mistica fuori il tempo, in una sempiterna immobilità ed immutabilità.  (D,207-209) – I mistici, quelli esclusivamente religiosi, non riguardano l’umana scienza che come una falsa proiezione della scienza divina, come lunare cioè, come illusoria di fronte alla realtà della sapienza eterna. (SM,I,340) – La filosofia ermetica non si illude sulla rugiadosa evoluzione e sul fine dell’umanità. Sono le religioni che aspirano a sogni di tal genere come realizzabili: la materia, atomi e molecole, non vive in pace con se stessa, perché la pace nella materia sarebbe la morte della natura, ed io già vi dissi che il dio Pane non è morto… (D,149) – Amare il prossimo è formula religiosa e morale; gli uomini di sentimenti religiosi praticano il concetto, non amando “ma tollerando la noia del prossimo, lasciando all’esteriore la impressione pia dell’uomo caritatevole che, senza scomodo della propria persona, può guardare un vicino di casa senza tirargli un calcio; ma amare il proprio simile magicamente, è penetrarlo e compatirlo”…Non dimenticate che magia è sapienza. Amare magicamente vuol dire sapientemente, perché si ama sapendone il perché. (SM,II, 382 e n.2) – L’Occultismo (non impone) riverenza per Brama o per Cristo, ma…l’occultismo s’inchina innanzi alle immagini e alle figure eterne di redenzione e di resurrezione  che includono tutto il processo di amore e di pace cui l’umanità in Dio deve aspirare…Da questo punto di vista l’occultismo non fa la critica storica delle religioni e delle chiese giudicando l’opera degli uomini, ma osserva il continuo svolgersi e crescere dell’idea divina che è centro e luce. (SM,III,573) – Spogliato dall’eredità israelita e buddista il vecchio mondo muta la fisionomia e la sostanza di ogni convenzionalismo e l’uomo, non per la via del materialismo scientifico, né per le religioni rinneganti ogni iniziativa, imparerà a concepire la divinità occulta dell’universo come una legge benigna di libertà in un equilibrio di giustizia che nessun codice umano potrà mai sanzionare. (SM,I,9).

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