La cura con i “Semplici” nelle annotazioni astrologiche di Giuliano Kremmerz (II parte)

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La cura con i “Semplici” nelle annotazioni astrologiche di Giuliano Kremmerz (II parte)

Si sottolinea che in base alle Lunazioni di Giuliano Kremmerz “esistono corrispondenze complesse tra certe posizioni dei cieli visibili e alcune sostanze o commestibili o droghe semplici adoperate nella medicina comune. Ciò vuol dire che non sono influenzate queste sostanze solamente dall’aspetto esteriore della luna, ma corrispondono, o per costruzione di forma (signatura rerum) o per virtù adattabile, o per composizione, analogicamente al periodo lunare”. Di conseguenza è chiaro che una determinata sostanza è particolarmente efficace nella luna o nelle lune in cui viene segnalata. 
Nel riportare, inoltre, quanto Kremmerz chiariva al proposito della sperimentazione dei “semplici”: 
“Prego quelli che leggono queste notizie di ricordarsi che io desumo questi dati dalle mie letture e interpretazioni astrologiche, e quindi, trattandosi non di veleni, ma di sostanze di cui tutte le cuciniere si servono, di non credere per fede e di esperimentare sempre che se ne dà l’occasione”,
 la S.P.H.C.I. ribadisce ai lettori, quanto specificato a suo tempo dal Maestro e cioè che di ogni sperimentazione liberamente fatta da ciascuno, se ne dia possibilmente conto, e ve ne sarà grata. Se trattasi di iscritti alla Schola, oltre ad usufruire dei consigli dei  Fratelli medici, ne riferiscano in rapporti all’Accademia da cui dipendono; se invece trattasi di sperimentatore o medico esercente esterni alla Schola che abbiano provato l’efficacia di certi rimedi, ne diano possibilmente notizia, e magari con qualche parola delucidativa, tramite il Blog del sito Kremmerz.it:http://kremmerz.johnright.it/index.php .

Il Rosmarino selvaggio (Ledum palustre) ha delle proprietà meravigliose specialmente in questa luna e chi ne vuol provare mi sarà grato, ma questa sua speciale potenza si mantiene in più lune…I caratteri della pianta disaminati con le luci della signatura rerum, mi fermo sul suo modo di azione nelle infermità di eccesso di umidi, come riteneva la medicina jeratica di altri tempi lontanissimi. In questo gruppo di malanni vanno notate in primo luogo quelle malattie che oggi si chiamano reumatiche e artritiche che, secondo il concetto sintetico dei nostri maestri, provengono per principi umidi o liquidi non espulsi, o per accidentale infreddamento delle calorie umane o per vecchiaia o per eredità viziosa risvegliata dalla alimentazione non consentanea alla macchina animale.  Le idee moderne e i giudizi sulle forme delle infermità non collimano con quella che fu medicina sintetica, cioè sintesi di patogenia e terapeutica dell’uomo preso nei suoi rapporti di genealogia (eredità) e di influenze stellari e planetarie, alla quale sintesi quando la scienza dell’uomo sarà arrivata, la pratica della medicina avrà un altro senso filosofico che non è il solo sperimentale, poiché l’esperienza stessa oggi dovrebbe avvisare che lo stesso medicamento in alcuni tempi è più attivo e benevolente, in altri non produce effetto e spesso fa danno; così lo stesso medicamento su due persone di costituzione astrale e temperamento differenti agisce in senso più rapido e benevolo o più lento e negativo. (L,69,I) – L’Anonimo ne dà uno fabbricato da lui e suggerito, bontà sua, a molti padri di famiglia. Filtro così per dire perché non si tratta che della infusione per 40 giorni nell’alcool puro de frutto dell’Anacardium orientale ben pestato.  Con 10 gr. di frutto o fava pestata di questo Anacardium (da non confondersi con l’Anacardium occidentale che è il Noce di Acajon) originario delle montagne indiane, egli metteva 4 volte tanto volume di alcool purissimo a 90° e 5 volumi di acqua distillata. La boccia ben turata egli metteva per 40 giorni in luogo caldo e secco e dopo filtrava e conservava. Quando arrivava l’occasione di persone che per fatica intellettuale (studenti, scrittori, contabili, oratori) erano stanchi di cervello, egli propinava loro a gocce questa sua infusione, due o tre al giorno pei bambini e giovanetti, cinque per gli uomini forti, sei o sette in un giorno ai vecchi proibendo a tutti di bere caffè. (L,75,III) – L’Anonimo annota in questa luna giovano le purghe – meglio purgarsi liberandosi di tutti i depositi, e i detriti, in maniera da ricostituire l’organismo e vivificare il sangue congestionato. Preferibili i purganti di origine vegetale e fra questi il Cocomero Asinino (Momordica elaterium di Linneo). Rimedio antichissimo, dell’epoca greca. Miracoloso negli stati uremici, dell’asistola, della cirrosi epatica, di tutte le affezioni che reclamano un’azione completa di un purgante detersore dell’organismo, depurante e liberatore, preso con regolarità e a dose non forte, dà un colpo distruttore alle parti grasse e molli di quei che fanno vita sedentaria e sono obesi o artereosclerotici. Devo però avvertire che questa pianta, frutta o radici, è forse il più forte purgante indigeno; che solo può competere con la colonquitide… Altro purgante da scegliere la Gratiola officinalis, comunemente Grazia dei e anche Erba del pezzente. Fu chiamata così come una provvidenza di Dio pei malati poveri. Erba famosa nei secoli passati presso tutti i semplicisti, il Mattioli ne parla con lodi. Le sue purgazioni hanno guarito le idropisie, le asciti, gli edemi, le cirrosi epatiche, la tisi (sic) del peritoneo o tabe dell’intestino (sic). L’infusione in acqua calda di non più che 3 gr. delle sue foglie valgono una purga di gialappe. (Oggi se ne fa l’estratto fluido e il Leclere suggerisce 1 a 2 gr. Il mattino a digiuno in una infusione di fiori di malva)… Sono indicatissime le lavande fatte con acqua di edera (le foglie di edera pestate o contuse e messe a bollire per un quarto d’ora; e poi lasciate a infusione nella stessa acqua per 7 ore almeno) negli organi della generazione delle donne, che sanano la vagina, la matrice e l’utero di ogni impurità. Lo stesso sono efficacissime per la prostata e la vescica degli uomini, bevuta la sera, l’acqua coi fiori d Alea, infuso caldo e edulcorato con miele vergine. Lo stesso egualmente efficacissimo pei rognoni affaticati un infuso a freddo di anici stellati contusi, fiori di sambuco e finocchielli (coriandrum sativum). (L,129,I) – Dice l’Anonimo…ricordarsi che la borragine mangereccia, che corrisponde alla borago officinalis è il miglior rimedio commestibile ai visceri e allo stomaco presi da freddo; ricordarsi che la borragine fu ritenuta per depurativa e sudorifica fino dall’epoca greca, come nel Medio evo. Il Mattioli ne tesse l’elogio. Agisce sulle vie urinarie come il nitro e nelle pneumonie e pleuresie le continue decozioni di fiori di borragine e di foglie fanno guarigioni meravigliose. (L,134,I)- Anche i moderni dottori non sanno che l’aura o l’aria epilettica proviene dalla milza che comanda tutta la parte lunare del corpo dell’uomo e fortemente nella donna comanda anche ai disordini uterini e alla sensibilità… Dice l’Anonimo: “ma quelli che vivono come me a Napoli, dove vissero le sirene all’aperto sulle rive del nostro mare, non sanno che tra i commestibili noi abbiamo e mangiamo con gran gusto il finocchio forte o carosella (Anetum piperitum) i cui semi raccolti a tempo e seccati hanno virtù grandissima contro le epilessie leggere ma continue o frequenti. Si mettono in infusione in luogo caldo in acqua appena riscaldata, 2 gr. per sera in non più di 100 gr. di acqua di fonte (4 once di acqua o 5) e si lasciano per 12 ore, al mattino si beve l’acqua decantata a digiuno, specie nelle lune di Maddar e sempre che la luna decresce, cioè dal Plenilunio in poi”. (L,138,I)  – Il crescione mangiato crudo, all’insalata (Nasturtium Off.), o il suo succo premuto dalla pianta fresca, ottimo in tutti i casi di calcoli urinari, tanto dei reni quanto della vescica, renella e nefrite incipiente. Il cataplasma di crescioni ben pestati, crudi, messo su un rene che ha calcolo, involto in una tela velata e coperta di lana per farlo assorbire calore ha il potere in queste lune di “Obhes” di far orinare tutte le impurità (L,139,I) – Il gelsomino giallo o gelsemium sempervirens, il cui semplice profumo ha in questa luna un’azione calmante energica su tutti i disturbi cerebrali, specialmente contro le stanchezze nervose, l’insonnia, l’agitazione. L’Anonimo napolitano dice che il gelsemio ora si adopera poco, solamente, e molto discretamente in omiopatia, però meriterebbe di essere preso in più grande considerazione specialmente insieme a quel dolcissimo calmante che appartiene alla nostra flora italiana, che è la passiflora. La passiflora meriterebbe di essere tenuta in maggiore considerazione ogni volta che l’uomo è stanco coi nervi o troppo eccitato. E’ pianta innocua ma di grande virtù calmante, facilmente trovabile e più facilmente coltivabile. (L,179,I) – Le infermità che cadevano in questa luna avevano un medicamento meraviglioso nel cardo. In botanica Cnicus benedictus oppure cardo benedetto; centaurea benedicta; Calcitropa lanuginosa. Questa pianta che comunemente è stata in tutti i paesi chiamata benedetta, nel Medioevo si vedeva attribuita molte virtù, ed era suggerita in medicina per moltissimi usi guaritivi. Arnaldo di Villanova ne faceva gran conto. Si adoperava prima del chinino come un amaro contro le febbri intermittenti eruttive e continue. Contro le malattie dello stomaco, come sudorifero, contro le affezioni del petto, la pneumonia e la pleurisia. Certamente ha un valore antifebbrile di primissimo ordine. La decozione del cardo benedetto è indicata sulle ulceri atoniche, cancrenose e maligne dello stomaco e dell’intestino. In questa luna tutti gli ammalati di ulcerazioni intestinali, di escoriazioni e d’ulcerazioni della vescica possono guarire solamente con diluizioni del succo espresso del cardo o decozioni della pianta. (L,182,I) – In quanto alle infermità renali (l’Anonimo) suggerisce esteriormente per frizioni o per cataplasmi: l’olio di oliva puro oppure la polpa delle ulive verdi non ancora mature, ben pestate e applicate come cataplasmi sui reni…Per evitare le coliche renali, il deposito di renelle, i calcoli renali per tutta la vita, l’Anonimo suggerisce di preparare in questa luna, prima del plenilunio una tintura per macerazione alcolica con la polpa o i peduncoli (anche secchi) delle ciliegie. La polpa delle prugne non mature, le foglie di rose o meglio i bottoni di rose, radici di prezzemolo da cucina, canape comune (i grani) e canfora. Il tutto in parti eguali. Prenderne 5 gocce ogni mattina dal primo giorno del primo quarto di luna alla mattina precedente il novilunio, in tutti i mesi dell’anno. Dice l’Anonimo (la gratuita affermazione è sua) che questa pratica evita assolutamente la formazione dei calcoli renali e il deposito della renella nei rognoni. (L,203,I) – Secondo l’Autore i piccoli semi che sono nel limone, pestati freschi e messi in infuso nell’acqua per 6 ore, tanto se l’acqua si beve e tanto nelle donne se si procede a irrorazioni vaginali o vescicali, hanno molto potere guaritivo sulle infermità locali specialmente catarri ed irritazioni delle parti per cui passa o che tocca. Però quest’acqua bisogna prenderla a cucchiai, ogni 2 ore nella giornata, fino al tramonto del sole e mai più in là. Altra preparazione del limone: la corteccia ben pestata in mortaio di marmo pulitissimo, aggiuntovi approssimativamente 1 grammo di sale per ogni 20 grammi di cortecce pestate; aggiungervi dello zucchero di canna, o del miele; avvolto il tutto in fascia di garza, messo sul pube, sul perineo, sui reni, sulla regione del fegato, sullo scroto e tenuto per 2 o 3 ore fino a che questa specie di cataplasma non è bene riscaldato, ha la virtù di sanare le piaghe e le ferite interne degli organi su cui si applica, come di distruggere (?) i calcoli e le piaghe della vescica e sanare i tessuti dei reni o dar vigore al fegato malato di cirrosi o di pietre e guarirlo. Il nostro Anonimo è più che ottimista, è entusiasta del limone come agente terapeutico in questa luna e nelle seguenti. Per esempio dice che del succo preso in abbondanza, con delle gocce di aceto, nella proporzione di 2 gocce per ogni cucchiaio di succo, sia contro l’artrite di qualunque natura, contro i dolori reumatici delle giunture e dei muscoli.  Consiglia che la cura sia fatta per 7 giorni e per 3 lune (cioè in questa e nelle due seguenti) nella maniera che egli prescrive: dal terzo giorno della luna fino al 14°; scegliere i 7 giorni necessari alla cura, come meglio si crede, anche che non si seguano i giorni; ma nella giornata in cui si vuole far la cura, si deve procedere rigorosamente così. Alle 8 del mattino al più tardi, ma anche molto presto secondo la comodità di chi vuol provare, si prende la prima porzione di succo perfettamente a digiuno, senza aver preso né prender dopo per 2 ore, bevanda o cibo; una tazza di succo è sufficiente. Almeno 2 o 3 ore dopo, bere dell’acqua molto calda con dentro un po’ di zucchero tanto per poter sopportare la bevanda. Due ore più tardi prendere la metà della dose di succo, come la prima volta. 4 ore dopo, bere il doppio dell’acqua calda, leggermente zuccherata, della volta antecedente. Digiunare fino alla sera, ma digiuno nel senso vero della parola, cioè né cibo e né bevanda. Dopo il tramonto del sole mangiare solo vivande di origine vegetale non cotte, o se cotte mangiarle fredde. Meglio sarebbe nutrirsi di frutta, legumi e vegetali freschi. Al secondo giorno ripetere e così fino al settimo. Se tra un giorno e l’altro di cura vi è intervallo di giornate in cui la cura non si fa, bisogna avere la pazienza di digiunare fino al tramonto, come si è detto più sopra, dopo contentarsi di cibi di sola origine vegetale e non mangiarli, se sono cotti, che raffreddati. Parrebbe secondo l’Anonimo che il non pranzare caldo in questa luna predispone a non avere reumatismi e nevralgie. Quando i 7 giorni sono passati, purgarsi bene per 2 o 3 giorni. Cercare in tutti i modi di traspirare e sudare, pur ritornando al regime nutritivo che è di abitudine per la persona che ha iniziata la cura. S’intende che può mangiare tutto, caldo o freddo, a piacere. Ma come ho detto prima, preferire cibi raffreddati. Per tre lune bisogna ripetere lo stesso regime dei 7 giorni. L’effetto non si sente subito, ma dopo 3 o 4 lune comincia a manifestarsi il benefico risultato della cura. L’Anonimo dice di aver visto, perfino nelle persone anziane, i nodi grossi alle articolazioni e alle giunture, lentamente diminuire e scomparire senza dolore; racconta che una donna anziana, che aveva avuto da 4 anni un piede quasi immobilizzato per dolori artritici, guarì e camminò senza bastone. Altro rimedio a cui l’Anonimo presta molte virtù è la Ruta graveolens o ruta officinale. Già in diverse lune precedenti si è parlato della ruta, ma questa volta l’Anonimo suggerisce, attribuendole grande valore, la ruta per tutte le malattie della prostata, specialmente nei vecchi a cui la debolezza di questa determina molti fastidi, pregiudizi e pericoli. Consiglia l’infuso alcolico della pianta fresca reso nella proporzione di 1 goccia ogni volta che si va a compiere un pasto, oppure pestando foglie e steli ed applicata sul pube. (L,204,I) – L’Anonimo…suggerisce un infuso del Caparis rupestre che sarebbe il cappero comune secco o fresco, ma non salato. L’infusione di capperi in alcool, e poi l’alcool allungato d’acqua come lavanda del cuoio capelluto libera questo da ogni possibile infermità che poi genera la calvizie. Anzi fa fortificare i capelli. Tale virtù è divisa in questa luna con la piccola felce di cui oggi fanno uso tutti i fiorai e che botanicamente si chiama Adianthum Nigrum. (L,207,I)

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