Introduzione del dott. Giuliano Kremmerz ad una conferenza sulla Medicina Mistica di Salvatore Catalano

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Introduzione del dott. Giuliano Kremmerz ad una conferenza sulla Medicina Mistica di Salvatore Catalano

NUOVO – Il quarto volumetto di questa collezione si occupa di Medicina Mistica, ed i lettori delle occulte scienze e gli studiosi e i praticanti troveranno nelle poche pagine di una conferenza condensate la scienza dei veggenti e la incredulità scettica del dottore riconosciuto e battezzato tale dalle cliniche officiali nei rimedii delle terapeutiche di tutti i sistemi.
Credo necessarie poche parole intorno all’argomento del libro ed all’autore.

(Società Editrice Partenopea, 1917 – volume già pubblicato nel 1899 nella collana “Biblioteca esoterica italiana” dagli Editori Detken e Rocholl di Napoli)

Ordinariamente si confondono nel linguaggio comune le due parole Medico e Dottore, mentre che per la pratica della verità il dottore non è sempre un medico e molti medici veri non sognano neanche di essere dottori.
Mi spiego. Il dottore nelle scienze mediche è, tal quale lo sperimentalismo lo concretizza, un uomo atto alla diagnosi dei morbi e alla applicazione dei rimedi riconosciuti efficaci per la scomparsa dei sintomi determinanti il male. Oltre ciò la sapienza degli uomini non va, e l’affannarsi delle università e dei laboratori mira all’unico scopo di trovare il rimedio da opporre ad ogni sintomo morboso.
L’azione del dottore in medicina innanzi all’infermo è efficace, nello stato attuale delle conoscenze scientifiche, a constatare gli organi infiammati o a conoscere, dopo la morte, per qual buco l’anelito vitale sia riuscito a prendere il volo per Terrasanta. In una zarzuela del teatro spagnolo, El Rey que rabió, si sente cantare a coro un simpatico consesso di medici, i quali, compulsate le sacre carte ed i più profondi autori, sono incerti se il cane è idrofobo o no… e l’ammalato giace. Si spera, con le investigazioni di tutti i cultori delle scienze mediche sperimentali, di trovare, a furia di tentativi ragionevoli, il sistema di cura assoluto e di guarigione infallibile di tutte le forme note di alterazioni appariscenti dell’organismo umano ― ma, al punto in cui siamo, la terapeutica è tanto lontana dall’ottenere il risultato infallibile che i dottori veramente dotati di sincerità non esitano a confessare che se la natura non opera, la terapeutica officiale è impotente a ridonare la sanità alla materia corporizzata.
Dunque il rimedio più certo, più a buon mercato, più sollecito che opera in pro dell’ammalato, è la natura. Che cosa è questa natura che esplica la sua forza in un organismo avvelenato fino ad espellerne il veleno? Che cosa è quello spirito di lotta che anima, secondo le ultime osservazioni batteriologiche, schiere di microbi contro legioni di altri microbi invasori in un organismo preso d’assalto come una cittadella nemica e difeso come un baluardo di vita e di indipendenza? Che cosa è questa natura agente in beneficio di una vita? o meglio, che cosa è la vita e lo spirito vitale? Nessun dottore sa definire la natura in azione benefica su di un corpo ammalato; tutti i dottori però ne sentono l’azione benefica perfino nelle reazioni di quei veleni che la iatrochimica contemporanea somministra come rimedii. Per medico invece dovrebbe intendersi quell’uomo che, dottore o no, provoca questo principio benefico ed inafferrabile a manifestarsi in beneficio di un infermo e a guarirlo ― qualunque sia il metodo o il mezzo impiegato, qualunque sia la droga prescelta, qualsiasi il sistema preferito.
Il principio di ogni guarigione è in noi. Il medico è il medium che dà alla carne ammalata la salute per mezzo del mediatore plastico o perispirito o corpo astrale, agendo come punto di unione tra lo spirito universale o Ente e lo squilibrio funzionale di un organismo. Il medico prende inconsciamente possesso del corpo sidereo dell’infermo e lo instrada in una corrente di salute, la cui reazione sulla carne è il rifiorire di essa: quando la ragione umana vuol prendere coscienza di questa legge, e distribuirne l’esercizio ai suoi soldati, la meccanizzazione dell’esercizio rende inutili o imperfette le realizzazioni e il fatto che la storia della terapeutica registra sistemi e rimedi tutti miracolosi e tutti bugiardi da cinquanta a cinquanta anni, dimostra che il rimedio preparato nelle officine jatrochimiche ha 1/100 del suo valore terapeutico reale della sua preparazione e i 90/100 di valore attribuitovi dalla fede. Gli estratti di chinina e l’aconito paiono delle conquiste indiscutibili della terapeutica sol per questo che tutti gli altri rimedii fanno cilecca appena vi si fonda un po’ su eroicamente.
La moda pei rimedii terapeutici è per la medicina empirica tal quale come per le gonne delle donne ― ieri si era entusiasti pel rabarbaro, oggi per il mercurio e le sue derivazioni; ieri si decantavano le coppette miracolose, oggi l’arrosto di vitella sanguinante e la proclamazione dell’anemia universale. Ieri si gridava sui tetti che la carne di vipera era purificante, oggi gli ioduri e gli iodurati rappresentano le colonne di Ercole della purificazione… ieri i vegetali, oggi i minerali, ieri le tisane, oggi i sieri… e salva la statistica dei decessi per mille e per cento, si moriva ieri e si muore oggi ― perché quando l’orologio ha sonata l’ora della partenza, i sieri, i vegetali, i minerali non arrestano il treno diretto dello spirito per il mondo degli spiriti.
La medicina adunque è la scienza e l’arte di alleviare i dolori dell’embrionato umano, affinché al mondo di là non nascano aborti, e medico può chiamarsi sol colui che riesce a contendere alla morte i corpi prematuramente uccisi dalle correnti decomposte dell’etere vitale.
Questa missione del medico, istintivamente compresa o intuita dai mistici, è ritratta nella conferenza del signor Salvatore Catalano, dottore e medico italiano, ora residente nell’Uruguay, e che in questa conferenza ritrae, schiettamente simpatica nella sua semplicità, tutta l’arte del medico che ha fede.
Il dott. Catalano è un apostolo dello spiritualismo, di lui il signor dott. Bernal y Velloso, in un articolo sul giornale La Irradiación di Madrid, così scriveva:
«Come Giacobbe, che aveva una moglie sterile e una concubina feconda, fu portato dalla mano di Dio su di un Monte di America, e di là tende ad ispirare al mondo la idea consolatrice dell’altra vita, nella quale le miserie della vita terrena non possono essere vinte in assoluto. Primo e solo, senza alcun appoggio morale e materiale, sostiene una propaganda come Gesù, in mezzo ad un popolo che non comprende le parole che Dio gli ispira quasi tutte le notti ad ora fissa, quando tutti gli uomini dormono; determinata o istintivamente, Dio lo chiama ad orazione, svegliandolo quando dorme».
Così, intesa l’ispirazione come scienza di Dio, il lettore comprenderà la conferenza che ora pubblichiamo.
Attingere alla sorgente intellettuale di tutte le cose create l’amore pei proprii simili e la forza di sanare i dolori altrui, è la grande missione dell’Illuminismo nella medicina profana. La virtù delle cose è irradiazione della virtù dell’Ente Unico; il minerale, la pianta, il siero non sono che manifestazioni diverse di questa virtù. Introdotti in un organismo squilibrato, cioè in un corpo donde è assente la potenza riproduttrice e trasformatrice benefica, devono richiamare gli spiriti fuggenti della materia e riunire le labbra della ferita invisibile che permette alla vita intelligente di abbandonare la carne di una creatura pronta a ritornare nella zona della penombra, immatura a quella vita spirituale che forma l’ideale di Beatitudine per gli imperfetti e miseri e superbi figliuoli della terra.
Due fattori agiscono potentemente sulla salute della carne: lo spirito medianico del medico e l’intelligenza divina, il Raphael dei cabalisti. I rimedii sono mezzi, quasi simpatica attrazione della potestà equilibrante del potere della vita.
Questo potere medianico del medico non è definibile dalla filosofia umana.
È chiaroveggenza, è forza, è volontà, è scienza, è dottrina, è intuito, è fede… è tutto questo insieme; è or l’una or l’altra cosa, ma certamente è la manifestazione più potente del principio creatore e divino che si nasconde in fondo all’animo dell’uomo. I materialisti hanno elevato un contraltare della materia al principio spirituale agente nella esplicazione della vita intellettuale animista; è la legge del binario che si esplica per la formazione del mercurio risultante dall’azione dell’intelligente fecondante sulla materia passiva. Un monaco alchimista dei secoli passati direbbe che il colombo dello spirito santificato si accinge a diventar serpente: luce divina in materia e fango: ma la parola si riconquide e l’umanità avanza, il velo che separa l’uomo dalla eternità e verità delle cose si squarcia e l’occhio intelligente della Mente Divina crea al suo riflesso vite e coscienze!
Il Catalano, l’autore di questa conferenza, non presenta la sua ispirazione col passaporto della filosofia disaminante. Ho creduto di farlo precedere da queste parole, non per raccomandare l’uomo, ma il sistema. Gli uomini passano, le verità restano: i nomi non sono che vanità, lo spirito solo è la gloria e il fasto della mente di Dio. I sistemi profani sono tentativi; questi dovuti alla chiaroveggenza e alla intelligenza evocata sono metodi intuitivi della verità eterna: la fede per gli ignoranti è l’intuito vago di verità ignote, o meglio, il ricordo di una luce perduta dalla mente umana nella sua involuzione terrestre: per il veggente la fede è senza le bende che la calunniano, egli crede perché vede e il suo Dio in ogni istante gli parla la parola dell’amore e dell’abnegazione.
Ora il più nobile, il più santo, il più alto ideale dell’uomo progredito, è di spandere intorno a sé la fede in un mondo di Luce e il benessere nel dolore, quando il dolore della carne non è la pena di colpe spirituali che aspettano il perdono come un lavacro di salute! In questo caso il medico implora la sanità dello spirito: il medicamento è raccolto nel simbolico calice di redenzione, il calice della messa cattolica e la coppa dei tarocchi, e il perdono è la benedizione e la Luce. Ecco il Cristo delle dottrine messianiche!
Desidero che gli increduli, che leggeranno la conferenza che pubblichiamo nella sua semplicità di dizione, non sorridano increduli. Pensino e riflettano parola per parola, sillaba per sillaba quanto l’autore dice. Vi vedranno trasparire la fede dell’illuminato e la chiaroveggenza del pratico: non una macchia alla certezza che il Verbo di Dio sia realtà e verità. I medici cui manca la fede penseranno che il farmaco debba operare per sola virtù di materia, ma leggendo ricorderanno che tra le conquiste moderne della scienza profana si annovera questa che le sensazioni sono secondo la volontà una delizia o un dolore, e che il titolo di Medicina Mistica vi è messo da me; l’autore aveva modestamente intitolato lo scritto: conferenza scientifica. I contemporanei non avrebbero capito bene che la scienza è nella ispirazione alla fonte creatrice di tutte le cose, l’Eterno Inafferrabile delle cliniche materialiste incredule.

Roma, 10 Febbraio 1899.

G. Kremmerz

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[1] N.d.R.: Il dott. Salvatore Catalano collaborò alla Rivista Mondo Secreto del Kremmerz nel 1898 con alcuni articoli.

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Un commento

  1. sal 9 Febbraio 2014 al 15:15 - Rispondi

    Il Carnevale, come molte altre usanze popolari, si rifà a logiche antiche, basate sulla concretezza della pratica e tradotte dal simbolismo sacerdotale come sempre articolato a più livelli: da quello riservato agli “addetti ai lavori” a quello popolare. Diogenonn ricordava le usanze dell’antica Roma col Navigium Isidis: presente anche nei libri dei moderni ricercatori come lo scomparso giornalista Cattabiani, il Carro navale di babilonese memoria recava il simulacro del dio Luna e dio Sole che veniva trasferito al santuario, culla della rigenerazione. Morti mescolati ai vivi e animali benedetti insieme agli esseri umani, caratterizzavano e caratterizzano nelle usanze la rimescolanza tipica del Caos ricordato dalla Direzione della Schola.
    I coriandoli, confetti multicolore tipici del Rinascimento italiano poi ripresi in veste cartacea nel XIX secolo, vanno nel senso del medesimo sgretolamento gioioso. Sottolinea Kremmerz “la fine di un mondo non è sempre la frantumazione del pianeta tanto piccolo che noi abitiamo …la fine del mondo può essere la morte di tutta la rancida vecchiaia, sommersa da un ringiovanimento di luce e di pensieri che, sorti dai sepolcreti fatidici, riprendono la missione già anticipata, e rinnovano, rigenerano idee e visioni nel mondo esteriore”.
    La maschera di Arlecchino trasferisce nel costume questa trasposizione multicolore. Nella commedia dell’arte, l’abito di Arlecchino ha forma e foggia eguali a quello di Pulcinella, suo fratello minore. Si dice infatti che quest’ultimo nasca quaranta o cinquanta anni dopo il primo, come ne fosse la trasformazione o continuazione naturale. Forse che come tutti i colori risolvono nel bianco anche Arlecchino risolve in Pulcinella?
    Bianco come la neve e le colombe, Pulcinella è però nero sotto il cappuccio. Le sue tinte sono le stesse dell’esoterico Jupiter fattosi cigno per ingravidare Leda e quindi indicante l’umanazione della divinità. La fiaba del brutto anatroccolo racconta ai bambini di ogni generazione come spesso ciò che appare diverso e sproporzionato deve solo fare il proprio tempo prima di mostrarsi in tutta la propria magnificenza, capace di dispiegare le ali e volare…
    “Che cosa è la vita e lo spirito vitale?” Kremmerz invita a chiedersi. E ancora: “se non fossimo civilmente educati a stimar la morte come un istante solenne di una gravità sublime, ci metteremmo a ridere…”.
    L’ultimo giorno di ‘grasso’ è martedì, giorno di marte che trova il suo grafema in un sole che lancia una freccia: è il trapasso?
    Al martedì, ultimo giorno del Carnevale, segue infatti il mercoledì delle ceneri: nel giorno di Mercurio-Ermete, messaggero tra l’umano e il divino, quando anche l’ultima umidità radicata nella materia vivente è evaporata, gli occhi spalancati della maschera volgono oltre il rigor mortis e “Ciò” che aveva corpo perde gradatamente nome e forma in un processo inverso a quello l’aveva individuato… Ma questa è un’altra storia.
    Kremmerz conclude: “Le leggende dei culti, la passione di Mardruk, la passione di Osiride, la passione di Cristo, sono lacrime e martiri, morti e resurrezioni… Osiride rinasce nella vita vegetante e animale … La morte in Egitto è un mutamento di stato”.

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