Il principio vitale e la terapeutica ermetica

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Il principio vitale e la terapeutica ermetica

La clinica, la patologia medica e chirurgica, la chimica analitica, l’istologia, la tecnica chirurgica, la diagnostica, la biologia, la fisiologia, la microscopia sono pietre angolari di un monumento insigne di sapienza sperimentale per conquistare un potere benefico contro un principio morboso unico, che determina o il dolore o la morte. Ed è scienza indiscussa nei dati positivi della osservazione continua. Ai nostri giorni l’insuccesso di questo gruppo di scienze nella pratica dell’applicazione è addebitabile alla sola deficienza della terapeutica, intorno alla quale si delineano le divergenze delle scuole, perché tutti i metodi sono insufficienti nelle applicazioni delle premesse, perché il principio vitale, che dovunque e comunque si manifesta, è qualche cosa di così imponderabile, di così oscura origine, che dove non interviene energico sotto il facile stimolo di un medicamento biochimico, l’uomo della scienza è impotente a guarire la più sciocca forma o manifestazione di morbo. Allopatici, omiopatici, isopatici e tutti i singoli scopritori di metodi nuovi e di medicine portentose, in terapeutica si equivalgono. Arrivano dove un elemento misterioso lo permette, si arrestano dove lo stesso elemento, padrone della vita e della morte, si arresta… Questa ignoranza sul principio vitale, la sua maniera di svolgersi o di dissoversi è la causa della misteriosa necessità di creare un dio, di cui si paventa l’ira perché se ne ignora la legge di funzione…Tutti gli ingredienti che la natura ci offre sono messi in moto per arricchire la farmaceutica e colpire l’immaginazione del paziente. Minerali, metalli, vegetali, veleni, prodotti organici, bagni di luce, acque d’ogni specie, elettricità, vegetarianesimo, sieri, tutto l’umanità prova. Quando tutto è insufficiente, il condannato dalla scienza ricorre, ultima speranza, alla fede di un aiuto divino o se ne muore…La favola antica ci parla dei tempii di Esculapio, le favole contemporanee dei santuari miracolosi. Stando così le cose, oggi come ieri, sorge un antico aforisma ermetico – che è stato tutto un rompicapo degli alchimisti del secolo XVII – la vita comanda alla vita, tutte le scuole di terapia sono buone o false, secondo che il medico che adopera un rimedio qualsiasi, dall’olio di oliva allo stramonio, dal sale di cucina alla stricnina, ha il potere, la virtù, la forza di infondere o no al medicamento la vitalità che compensa le energie disperse nel corpo infermo – in altri termini il medico che compie un miracolo dà parte del suo principio vitale all’infermo che ne manca. Così il principio terapeutico ermetico è lo stesso principio vitale la cui deficienza determina lo stato morboso. Dato e non ancora concesso che tale enunciato sia possibile, la Medicina Ermetica concepita come una trasfusione di vita a vita non sarebbe un paradosso, né una favola, né un simbolo, né un sogno di mente poetica. Se il principio vita fosse una cosa concreta come l’acido carbonico o l’estratto di camomilla, la logica non si opporrebbe ad accettare una ipotesi come tante altre in terapeutica. Ne sarebbero contenti gli allopatici che potrebbero tentare una iniezione di siero del medicamento nuovo, e gli omiopatici che vedrebbero salvo il decoro dei simili agenti sui simili. Se non che questo principio vita tutti sanno che esiste o dovrebbe esistere, come sanno che esiste l’amore, il dolore, il piacere, ma nessuno l’ha potuto ridurre a cosa concreta. E uno spirito – dice il grammatico – l’efflato di fuoco che dà l’energia della esistenza individua ed universale. E’ la quintessenza, osserva l’alchimista. E’ l’anima universale, aggiunge il filosofo. Facciamo a meno di definirlo. Osserviamo semplicemente : il principio vita si manifesta sinteticamente nella sintesi di ciò che ci circonda, uomini, piante, animali, minerali e presiede a tutte le combinazioni e a tutti i fenomeni chimici e fisici. Analizzando è lo stesso che si presenta alla nostra osservazione in ogni organismo o corpo specifico in modo differente e seguendo un processo egualmente specifico e differente. Se il materialista l’indaga deve risultare che la vita è una modalità (o stato di essere) della materia – che la materia vivente è irritabile perché risponde a certe eccitazioni da cui, agendo sui sensi, si converte in immagini e pensiero. Se l’osserva un filosofo amico delle astrazioni, lo considera come un elemento sui generis intelligentemente energico e separato dalle cose, che egli immedesima o anima. Nei due casi questo principio di vita, come in tutto ciò che ci circonda, come in tutta la materia che vive, l’uomo non ha bisogno di studiarlo fuor di sé, perché egli stesso è un principio di vita individuato. E’ l’enunciato alchimico che espongo sotto forma intelligibile al secolo nuovo. Studiare il principio di vita in noi, separarlo se è separabile, integrarlo se è integrabile, portarlo all’apice della sua potenzialità, renderlo atto di arricchirsi della massima energia dalla fonte del principio vita universale, fino a poterne disporre e nutrirsene e nutrirne gli organismi che ne difettano – è educazione ermetica e porta, come possibile, al concetto di un medico ermetico. La leggenda che afferma l’esistenza di anime sacerdotali, capaci di comandare al principio vitale, sfrondata dal misticismo delle figure religiose o magiche, potrebbe dirci la via o il punto di arrivo di una unità pensante per produrre il miracolo vivente, il santo religioso o il mago antireligioso che rappresentano l’identica formula con la doppia faccia di adattamento e di sviluppo.(C,I,5,6,7,8)… Essere un terapeuta non significa diventar medico e presumere di far diagnosi o consigliare medicamenti.La teleurgia è la sola via terapica della scuola e fratellanza nostra. La nostra scuola deve formare il terapeuta in base ad un’anatomia diversa di quella che studiano degnamente i medici e contribuire alla guarigione delle infermità di chi ricorre a lui con un solo solissimo alexifarmaco elaborato nel laboratorio mentale e occulto che ha preso tanti nomi fantastici: il telesma, l’azoth, la quintessenza, la polvere di proiezione, il mercurio dei filosofi, la rugiada cattolica (rosada) la panacea, insomma con un medicamento che si aggiunge a milionesimi di grammi ai prodotti farmaceutici prescritti dai medici, per telegrafo senza fili che, quando l’ammalato è in contatto con uno dei nostri, funziona benissimo.. (C,1,55-56)…Quindi la nostra Fratellanza non è un medico o un’accademia di medici nel senso profano della parola, perché nel mondo profano non ci sono più medici che studiano l’organismo occulto umano. Noi dobbiamo dare agli infermi una forza interiore nostra che il medico profano non può dare; noi possiamo dare alla vita indebolita, sofferente di un uomo, un principio vitale che tutti quanti noi, come in genere tutti gli uomini, possediamo e che sotto determinate leggi possiamo trasmettere o aggiungere alla forza vitale dell’individuo che ne manca. Come una trasfusione del sangue, la nostra è una trasfusione di fluido della vita animale e psichica. (OO,III, pag.195-196) … Dunque in noi sentiamo, e possiamo trasmettere, una forza latente, nascosta, che rappresenta il principio di vita comune a tutti, che ci rende tutti solidali e secondo la nostra filosofia è la forza prima e una di ogni creazione umana. (OO,III,pag.196)…Quello che noi insegniamo è per noi necessario come l’alfabeto per leggere. La materia costituente il corpo umano è la stessa materia organizzata che la fisiologia e la biologia studiano…ma non al modo nostro, né come si studia in chimica. Noi del corpo saturniano non ci occupiamo per il suo stato funzionale come il biologo, il medico e il fisiologo. Noi pensiamo a conservargli la possanza e la valitudine fisica, per quanto la natura ce lo consente in rapporto alla eredità raccolta dai nostri genitori. Ma procedendo in senso inverso dello sviluppo, dalla materia pesante alla sua sublimazione, noi determiniamo il comando del corpo mercuriale, quando non del solare, sulla carcassa che ci contiene. Ecco perché quel bel tipo dell’alchimista Filalete dice che il figlio più piccolo (vale a dire il corpo essenziale del Mercurio e del Sole) mette in catene il suo genitore e lo comanda. L’integrazione dei poteri comincia da questo. Dominare, ricostituire, rinnovare il corpo fisico rifornendogli non solo le perdite delle calorie e il sangue che si consuma, ma ridonandogli il principio di vita che noi abbiamo portato nella regione più alta. Da questa ribellione al Padre Carcassa del piccolo Mercurio (Ermete) è generato il nostro sistema di medicina, chiamato appunto ermetico. (D,IV) …Ecco l’errore di non investigare l’essenza del principio vitale! Tu mi dici indebolito senza pensare se l’indebolimento organico che prepara una invasione vittoriosa dei batteri omicidi abbia rapporto essenziale al principio di vita e alla energia reattiva della materia, perché ignorate causa, sede e sviluppo del potere energetico determinato dal principio vita cui è legato come secondo fattore della triade…quindi il principio morbigeno, la natura specifica ed unica del morbo voi non la troverete mai. (C,I,pag.110)…Ma la microbiologia è una conchiusione non una direttiva che distrugge nessuna delle antiche concezioni dei medici che ebbero la potenzialità ermetica di intuire la verità senza dimostrarla. Il fanatismo microbico che accese di smisurato entusiasmo tutti i neomedici ammiratori della grande constatazione del Pasteur, assunse forme esagerate: la prova scientifica sull’elemento morbifero estraneo al corpo umano non ha demolito, come pareva, i capisaldi della medicina tradizionale. Il contagio per l’invasione di microbi non ha distrutto le leggi ereditarie. La diatesi urica resta un processo biochimico dell’organismo. Questa scoperta non ha che confermato la potenzialità autonoma del principio vitale negli organismi complessi superiori. (C,II, pag.253)…

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Un commento

  1. segezia 1 Luglio 2013 al 19:47 - Rispondi

    Cambiando le cartucce della mia stampante a colori riflettevo sul principio vitale di cui spesso parla Kremmerz: blu ciano, giallo e rosso magenta sono la triade cui i recettori collocati all’interno dell’occhio sono sensibili e reagiscono per darci le immagini secondo una grammatica derivante da un’unica luce bianca. Unica come il Principio Vitale.
    Nonostante le varie ripartizioni che ci scandiscono la vita e che sono regolate dal numero, sempre si torna all’Unità. Le sette entità luminose dell’arcobaleno corrispondono a frequenze che dal rosso all’arancio, al giallo, al verde, all’indaco e al viola, lungo una serie di sfumature scompongono il raggio di luce: ma tutte sono aspetti del bianco in cui si integrano.
    La nostra percezione ha origine dal luminoso candore che colpisce le superfici delle cose: ogni oggetto trattiene alcune frequenze mentre ne rilascia altre che determinano il colore. E ogni tinta è porzione della Luce definita dal Numero delle sue frequenze.
    Io Credo… diceva Kremmerz .
    Io Credo, diciamo noi rivolgendoci all’Unità infinita.
    Ma questo credere è mera coscienza della Verità che ci dispone Numeri di luce, differenti modulazioni del principio vitale che ci anima.
    “ La leggenda afferma l’esistenza di anime sacerdotali, capaci di comandare al principio vitale…” diceva Kremmerz. “Sfrondata dal misticismo delle figure religiose o magiche, potrebbe dirci la via o il punto di arrivo di una unità pensante per produrre il miracolo vivente, il santo religioso o il mago antireligioso che rappresentano l’identica formula con la doppia faccia di adattamento e di sviluppo”.
    Se ci sentiamo Uno con l’essere sofferente che chiede, riusciamo a sentirci Uno anche con il Centro: ma non è facile trattenere questa percezione, né fissare questa condizione.

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