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  • seppiolina74
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    La Primavera porta con sé il risveglio delle energie insite in noi così come anche ciò che le ostacola. Ed è proprio per questo che il Rito di Primavera può rappresentare uno strumento efficace e tempestivo per cercare di incidere la nostra corazza. È l’Ariete che, caparbio, rompe gli schemi mentali ed interiori e facilità il fluire delle energie dentro e fuori di noi. Cercherò di viverlo al meglio,come meglio dovrei prenderne coscienza, anno dopo anno,sperando di vedere presto affiorare il tenero germoglio! Un augurio di Luce e Salute a tutti!

    seppiolina74
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    Leggere il post di Mandragola11 del 7 marzo sui nanorobot che hanno affamato 4 tipi di tumore “affamandoli”,mi ha subito ricordato le tecniche militari usate da millenni per sconfiggere il nemico (di turno) da parte degli eserciti militari.Si spingeva l’avversario a chiudersi all’interno delle proprie mura e si tagliavano loro i ponti con le provviste di cibo che provenivano dall’esterno..L’alimentazione resta davvero il primo aggancio alla vita,su tutti i piani e a tutti i livelli!

    seppiolina74
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    Il post di Catulla del 28 febbraio dove si dice che “la pittura e la musica sono linguaggi innati nell’essere umano” mi ha richiamato alla mente il fatto che, da sempre nella tradizione popolare, quindi negli usi e costumi della vita quotidiana, il canto ha accompagnato il lavoro degli uomini:penso alle nenie che spontanee risuonavano dal cuore e dalle braccia delle madri o così come il trasmettere mestieri o tradizioni all’interno del nucleo familiare, veniva sì completato con il suono della voce, ma pensandoci bene, era trasmissione di “immagini” perchè si “mostrava” un procedimento,una sequenza e si imparava così, osservando. Ricordo da bambina quando mi “appostavo” in un angolo a spiare mia nonna, la quale, con gesti lenti, ampi e ritmici impastava la massa per fare i panzerotti! A distanza di anni, non ricordo bene il sapore, ma solo l’emozione di partecipare a quel gioco così creativo (ed antico).

    seppiolina74
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    Rileggo con estremo interesse il post del 1 di febbraio postato da Mandragola11 dove si riportava la notizia della guarigione dalla leucemia del bimbo di 4 anni e appunto della “medicina di precisione” dove si prendono in analisi, per tale processo, quanti più fattori possibili riguardanti l’individualità dell’Essere. Mi è balzato subito alla mente di come anche il “vento novello” che soffia all’interno del Sito della Schola sia in linea -anzi, abbia anticipato alla lunga – questa presa di coscienza da parte della Scienza ufficiale: insomma, anche per sanare e riequilibrare il nostro Essere più profondo, nella sua totalità, è stato pensato dai Maestri di aprire un canale “ad personam”, finalizzato allo sviluppo evolutivo di ognuno di noi, ognuno nella propria “unicità”.Chissà se esiste un nesso oppure se è un caso,ma qualcosa mi dice che non è così. Del resto, non è cosa nuova che,ad esempio, i temi o le immagini sviscerate durante la stesura dei Quaderni Accademiali siano stati precursori di vere e proprie “ondate modaiole” :ricordo il tema della “farfalla” analizzato sotto i vari aspetti, da quello scientifico a quello artistico e dopo poco tempo, ecco che cominciarono a spuntare ali ovunque, nell’abbigliamento,nei gioielli e nell’oggettistica d’arredamento!

    seppiolina74
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    Le leggende delle “Donne di Fora” o comunque di misteriose ed affascinanti creature che presenziano e “sorvegliano” certi passaggi, mi ha ricordato che in moltissime favole si racconta di questo: il cammino è spesso presenziato da gnomi o folletti, fate o maghe, che si fanno avanti per scrutare o mettere alla prova il viandante pellegrino in terra straniera. Un viandante che, beninteso, si è spinto oltre il proprio orto ed è “sicuro” di dove si stia dirigendo… Penso anche al fatto che in alcune fiabe, tali creature prendessero forme a noi note ma allo stesso tempo “invisibili” agli occhi (tronchi d’albero, sassi,ecc.). Sentire, poi, di come alcuni fratelli abbiano fatto esperienza,ognuno a suo modo, di situazioni simili mi riempie il cuore di stupore e tenerezza perchè ho sempre creduto, fin da bambina, che esistesse davvero il “Piccolo Mondo” o la “Piccola Gente”, come spesso sono descritti nei libri. Del resto, molti autori ne hanno parlato; penso a Tolkien ma anche a Barry, con il suo Peter Pan e la regina delle Fate.

    seppiolina74
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    L’esperienza di Montemonaco, nei miei ricordi, è legata molto alla bellezza del territorio intorno, ai colori mozzafiato delle colline crcostanti il paesino, alla dolce “scontrosità” di alcuni abitanti e al senso di fermento vitale che aleggiava nella sala del Centro Ellissa. Quante emozioni contrastanti ricordo! C’era curiosità, magia, stupore e…ancora tanta paura di espormi, di dire la mia… L’organizzazione dei seminari mi fu però di grande aiuto perchè, durando diversi giorni, dava non solo a tutti la possibilità di parteciparvi, ma in fondo aiutava anche chi, come me, “aveva bisogno di tempo per aprirsi”. L’escursione alla Gola dell’Infernaccio fu davvero particolare e utile: ricordo come procedemmo controccorrente, “come i salmoni” diceva iL Maestro… Ci fu anche un bivio sul percorso e la possibilità simbolica di seguire “un’altra Via” rispetto a quella più battuta: chi voleva, poteva scegliere!

    seppiolina74
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    Mi riallaccio ai post di Diogenon e di Catulla del 29 gennaio dove si parlava della apparente capacità delle acque di sanare le forti febbri. Non sono un medico, ma leggendo posso riportare la mia esperienza personale e credo l’esperienza di tanti: ho sempre sentito dire dai medici che proprio in caso di febbre alta, ma anche in caso di malanni di tipo infiammatorio, come il raffreddore, dermatiti, bisognava “far bere molto” e “mangiare leggero”. Sul mangiare non pesante, si capisce che si andrebbe solo ad affaticare l’organismo, già provato e impegnato nella guarigione. Ma il bere? In ogni caso, che ricordi, non ho mai avuto tanta sete come quando mi saliva la febbre alta!

    seppiolina74
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    Bella l’immagine della leonessa e del cucciolo di gnu perchè mi fa pensare a come, a parità di istinti ( lo spirito di sopravvivenza, la fame, ecc) la Natura operi sempre secondo “Ragione”: cioè anche quello che a noi può sembrare un corpontamento arbitrario, in realtà non lo è. Quindi davvero nulla è un caso nel meccanismo di evoluzione della Vita, anche ciò che sembra non avere – ai nostri occhi – una reazione logica e conseguenziale.

    seppiolina74
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    Sono d’accordo che occorre ristrutturarsi (destrutturarsi) per essere in sintonia con la natura ma credo che più che emozionarci per le forme, dovremmo cercare una risposta nella funzione di quell’animale o di quella pianta nell’ambito dei meccanismi naturali;cercare corrispondenze magari con il nostro essere: perchè mi devo emozionare per una cavalletta? Lei si emoziona guardando me? Non credo proprio…

    seppiolina74
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    Mi riallaccio volentieri al post di Wiwa del 19 gennaio, dove si sottolinea l’importanza della dignità in relazione alla Vita stessa. Sono perfettamente d’accordo e anzi, mi tocca particolarmente questo tema, perchè credo che la vera dignità dell’Essere sia la chiave per prendere coscienza di sè, per imparare ad ascoltare la parte più profonda di noi, quella che è sempre l’ultima ad essere considerata realistica ed affidabile. In tutti i processi e tentativi di demolizione del sè, sia da parte di chi è esterno a noi, sia di conseguenza nei confronti di noi stessi, si parte dal presupposto che la dignità sia un qualcosa che si debba meritare in qualche modo, una specie di atto certificato che qualcuno ha debitamente vagliato e bollato secondo la propria libera opinione. Ma la dignità è il diritto di essere fedeli a se stessi, di sperimentare, di osservare il mondo con i propri occhi, di qualunque colore o forma; dignità è riconoscere che ognuno di noi possa alzarsi, restare in piedi sulle sue gambe e, soprattutto, possa cominciare il viaggio nella direzione che ritiene più consona alle proprie esigenze. Il Maestro Kremmerz scrisse che l’evoluzione è un diritto, ed io credo che sia stato da sempre questo il messaggio inviato a tutti coloro che volevano iscriversi alla Fratellanza di Miriam: ogni essere ha il diritto di tentare la via dell’evoluzione, e quindi possiede pari dignità di accedervi,al di là delle vicessitudini di vita incontrate.Non credo che la dignità, in questo senso, abbia molto a che fare con la mistica “compassione”, dove il “poverino” viene segnato dalla commiserazione di chi ha intorno…

    seppiolina74
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    Mi ha interessato molto il post di Marypru del 16 gennaio, dove si parla della musica (oltre che della danza) e della sua valenza terapeutica e rasserenatrice. Mi è venuto in mente che tempo fa, leggendo un libro riguardante la gestazione, erano riportati alcuni studi fatti proprio sull’effetto della musica, quindi delle vibrazioni sonore e ritmiche associate ad essa, sul feto. Della musica classica e dei suoi riverberi rilassanti e riequilibranti, si sapeva già da tempo; curiosa fu la notizia che la stessa reazione sul bambino, ce l’avesse anche lo stile musicale raggae! Avevano infatti dimostrato che il ritmo del cuore rallenta, laddove ci sia agitazione, che il bambino si calmi e addirittura si addormenti. Chissà, forse perchè il ritmo lento ma dinamico del raggae ricorda il battito del cuore? Del resto, pensandoci bene, il canto ha sempre accompagnato le donne, che usavano la melodia come linguaggio/canale privilegiato per trasmettere sicurezza e amore; per non parlare del potere terapeutico che il canto aveva,ad esempio, sulle persone ridotte in schiavitù, le quali solo cantando ( e cantando in coro, spesso guidato dalla donna più anziana del gruppo) riuscivano a sopportare la sofferenza fisica e morale.
    Sempre a proposito di musica, riflettevo giusto ieri, all’anniversario dei 50 anni di musica dei Pink Floyd, come sia cambiato, a partire dagli inizi del ventesimo secolo, il valore e la finalità della musica. Anche se i grandi geni della musica ( e i grandi estimatori) sono sempre esistiti, mi sembra evidente che è solo da un certo periodo storico in poi che si è cominciato ad “aprire” i propri orizzonti, indirizzando e considerando la musica come un bene per e di tutti, addirittura accompagnandolo a concetti ideologici e, oggigiorno, ad usarla come disciplina terapeutica a se stante.
    Mi piacerebbe sentire l’opinione di chi di musica se ne intende e che nel mondo della musica lavora.

    seppiolina74
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    Vedo l’artista come una “creatura-antenna” che, pur attraverso la propria specifica attitudine, inclinazione o esperienze di vita, si fa canale ricetrasmittente di una Idea Unica…ma con moltissime sfaccettature diverse. Lo vedo come un “Bambino” che osserva la realtà e la vive attraverso una lente del tutto personale, e come tutti i bambini, riporta nella sua opera ciò che lo rende gioioso,orgoglioso ma anche,purtroppo, tutto ciò che lo spaventa e inorridisce. Gli artisti di tutti i tempi hanno rappresentato, a mio avviso, la cartina tornasole dello stato della società, delle sue rivoluzioni e delle sue necessità di cambiamento.Cercherò di vederla, la mostra su citata, perchè in effetti la paura, il dubbio, la follia ( intesa come il non-senso), sono “tappe” che ogni uomo sperimenta,secondo me :è il buio dal quale dobbiamo uscire “a riveder le stelle”, come diceva l’italico poeta Dante. Di quanto duri questo viaggio tenebroso poi… è tutt’altro che facile capirlo e allora mi aggrappo, fidandomi, alle parole del Maestro, la quale ci ricordò,tempo fa, che quando ci si trova nel mezzo della prova, spesso si è ciechi e non si riesce nemmeno a immaginare che la Luce possa essere….poco più in là !CHe balsamo queste parole!

    seppiolina74
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    in risposta a: Il Silenzio #11968

    Spesso nei film o nei romanzi, si vede un artista, carico di pennelli, colori e cavalletto, aggirarsi per campagne verdeggianti o solitarie vette in cerca di silenzio e di pace, dove terminare o iniziare un’opera d’arte, o comunque un atto creativo e artistico. Ho sempre pensato che la loro esigenza fosse quella di cercare il silenzio nella solitudine, perchè le interferenze più disturbanti erano legate ai propri simili. Ma poi, pensandoci bene, credo che, al di là dei suoni o “rumori” provenienti dall’esterno, il silenzio fosse semplicemente una condizione speciale dell’essere, uno stato fecondo e profondo in cui immergersi, quasi un “sonno” ,ricco di idee-guida da seguire, ma anche di assolute “sorprese” con le quali trovarsi in perfetta sintonia; e questo, aveva sì a che fare con i suoni della Natura, perchè il fluire di suoni esteriori,cioè il pulsare ininterrotto della vita, riportava probabilmente l’animo sensibile e ricercatore dell’artista a se stesso, facendogli da specchio. Quindi è vero che il silenzio non è necessariamente assenza di suoni! Mi viene anche in mente che noi miriamici sperimentiamo il silenzio prima dei riti quotidiani e lunari, accompagnandoli con i profumi legati alle quattro stagioni: anche l’olfatto ha dunque un valore in questa ricerca e sintonizzazione con noi stessi?

    seppiolina74
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    Rileggendo le definizioni di arte riportate da Fleurdelys, mi ha colpito molto che esse comprendano anche le arti antiche,quelle che portano cioè l’uomo a realizzare oggetti utili e quindi di per sè preziosi. La tessitura, in effetti, rientra a pieno titolo in questa casistica perchè, come era emerso durante gli studi del Quaderno Vergiliano, essa era utilizzata non solo per fabbricare tessuti atti a decorare il corpo o l’ambiente, ed anche a proteggere dal freddo, ma era considerata un vero e proprio “linguaggio” grazie al quale si raccontavano lunghissime (eppur di estrema sintesi) storie di usi e costumi, di casate o di passaggi di soglia. Si tramandavano saperi pratici, tecniche che solo mani esperte potevano mostrare: una lavorazione tutta al femminile! Analoghe erano e sono, le arti tessili dell’uncinetto, anch’esso antichissimo di millenni, oltre ovviamente alla lavorazione della lana… Che bello spunto di riflessione questo dell’arte, anche perchè davvero le cose su cui soffermarsi sono innumerevoli. Basterà guradarsi un po’ intorno! Vado…A presto!

    seppiolina74
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    in risposta a: Il Silenzio #11811

    Il Silenzio. Quanto mistero lo circonda! Nella mia esperienza, il silenzio è stato sinonimo di “preparazione”, di “concentrazione di energie” in vista di qualcosa di importante da fare e da mettere a fuoco: un progetto, un nodo da smussare. Osservandomi, ho notato che anche le necessità più impellenti, come la fame o il sonno, venivano come messe a tacere, senza per questo sentirne la mancanza. C’è silenzio quando stiamo per proferire parola, anche durante le riunioni accademiali durante le quali, entrando più nello specifico di un argomento, rimaniamo come “sospesi”, mentre “qualcosa” gira in tondo! E di seguito, spesso tutti insieme parliamo e le voci si accavallano!Dunque nel silenzio qualcosa si muove, vive, cerca la strada per prendere forma. Credo inoltre che non sia facile da ricreare e da richiamare dentro di sè: quante volte non sono riuscita a”fare il punto della situazione”, a rallentare il flusso dei pensieri impazziti! Il pensiero nel silenzio è un pensiero creativo e mutevole ma libero! Da brava chiacchierona, ascoltare cosa ha da dire il mio silenzio sarà un’impresa…ma ci proverò!

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