Sal

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  • Sal
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    Mattina frizzante, sole sempre più tardo, guidando lo vedo nello specchietto… Penso che se la Luce della Miriam è nera dev’essere perché tutto il lavoro si fa dentro e quello che vedi fuori è solo il riflesso, come nei laboratori fotografici. Al chiuso di te stesso lavori, pensi, elabori, sviluppi.
    Quando arriva quella che viene detta ‘luce’ non è che la concretizzazione (e il banco di prova) di tutto il resto.
    Ecco, di nuovo il verde al semaforo: buon giovedì!

    Sal
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    Post totali: 23

    La parola ‘bisogno’ è sempre difficile da affrontare oggi. C’è chi ha bisogno che torni l’oggetto del proprio amore e chi ha bisogno di un’occupazione diversa, chi brama ville e auto di lusso e chi l’ammirazione del prossimo. I più poveri vorrebbero arrivare a fine mese, dare un futuro ai figli, concedersi evasioni: diventa sempre più difficile oggi raggiungere la condizione DI PARTENZA. Quella cioè in cui si ha sete ‘ di verità eterne’ e per soddisfarla – o almeno acquietarla – si è disposti a mettere in gioco tutto il resto. Quel resto che costituisce la meta dell’altro elenco di bisogni.
    La salute, primo essenziale bisogno di ognuno, rimane anelito di tutti, tanto più importante quanto più la si sente sfuggire.
    Là si manifesta la grandezza della Miriam e, di conseguenza, la Luce su ciò che è VERO.

    Sal
    Partecipante
    Post totali: 23
    in risposta a: Il Carnevale #14616

    Curioso che nel Settecento la maschera più usata – la bauta – fosse costituita fra l’altro da una maschera bianca chiamata ‘larva’. La parola (che deriva dal latino e significa “fantasma”) riporta alla mente quel passo magistrale in cui Kremmerz asserisce: “…pur progredendo i grandi organismi sociali, l’uomo resta una maschera civile con l’insetto o scarabeo nel fondo che, nelle crisi dell’esistenza singola, tende a manifestarsi. Ecco perché mentre l’educazione è un metodo sociale che riduce la bestia a cittadino possibile di una società civile, è sempre persistente il bisogno di una iniziazione per la necessità di trasformare definitivamente lo scarabeo”(in questo sito, https://www.kremmerz.it/forums/topic/considerazioni-ermetiche-su-progresso-civilta-educazione-e-vita-sociale/).

    Sal
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    Post totali: 23
    in risposta a: Il Carnevale #14531

    Caro anima critica, leggo ora il tuo post in cui asserisci che tante risposte ti stanno arrivando dai corsi ma tante domande ti restano. Allora mi è venuto da chiedermi: “ma le domande le ha rivolte al tutor?”. Infatti, uno degli aiuti che vengono messi a disposizione dalla Schola per chi vuole familiarizzare con i concetti che propone e con la sua Tradizione è proprio quello dell’assegnazione di un Tutor, una sorta di ‘guida alla scoperta’ che affianca il ricercatore ancora esterno nel suo percorso di approccio.
    Ciò detto, ritengo utile e stimolante per tutti che le domande rimbalzino nel Forum e costituiscano il peperoncino che sollecita le nostre esperienze e la nostra creatività, ma… Nel forum – per definizione – tutti intervengono e possono commentare, non necessariamente in maniera utile a risolvere quesiti.
    Al caos carnevalesco presiede un Principio che lo differenzia dall’anarchia: in fondo, a ben pensarci, la maschera fissa un aspetto e una forma in quella che appare mutevolezza di contorno…

    Sal
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    Post totali: 23
    in risposta a: Il Carnevale #14502

    Mi rendo conto di non avere espresso le mie idee con sufficiente chiarezza e ci riprovo. Non credo che ci sia un copione della vita già scritto. Anzi.
    Credo invece che spogliandoci delle maschere e identificandoci sempre più con quel principio vitale che ci muove possiamo (alla lunga!) identificarci con la nostra ragion d’essere e – a quel punto – rientrare nel disegno degli eventi con altra consapevolezza e a ragion veduta (è il caso di dirlo!).
    E Coloro che tale condizione hanno raggiunto si muovono quindi per missione e non per il soffio delle emozioni o la spinta delle variopinte correnti.
    Aggiungo anche che non vedo in questo una mera teoria filosofica ma l’opera costante (e magari dolorosa) di Chi educa sé stesso ogni giorno e ogni momento ad allinearsi alla parte più profonda e vera di sé. Educazione che non può farsi da soli mancando come è ligico il riferimento in alto a Chi è più avanti nella salita.

    Sal
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    Post totali: 23
    in risposta a: Il Carnevale #14483

    Credo che il primo passo sia rendersi conto che siamo in un teatro e che poi solo allora si arrivi a concepire l’esistenza del due aspetti: il palcoscenico – appunto – e le quinte.
    Infatti, il ‘dietro le quinte’ presuppone la consapevolezza che c’è un luogo dove lo spettacolo viene organizzato, dove si scelgono i costumi a seconda della bisogna, e dove si approntano le maschere in funzione dell’effetto che si vuole sortire sul pubblico. È lì, nel luogo di regìa che si dispongono l’inizio o la fine, in misura tanto più volontaria quanto più si è divenuti padroni delle tecniche di rappresentazione e delle esigenze dell’uditorio cui è diretta.
    Ecco allora che proprio là dove si crea l’intento e dove l’intelligenza lo raccorda al target da raggiungere, là fluisce la Tradizione Iniziatica. Così, se è vero che tutti recitiamo una parte, solo gli attori imparano a farlo a volontà e nel modo migliore, curando la posa, la voce, la mimica. E quando l’attore è diventato bravo, per un verso il ruolo se lo sceglie, per l’altro – e come è giusto – gli viene assegnato dai Chi ha fatto da levatrice per la coltivazione dello specifico talento. Comunque è ovvio che i bravi attori siano sempre meno preda degli spettacoli che attraversano.
    Così è pure per la carne che rifiorisce sullo scheletro di un nuovo essere e che riveste combinazioni diverse di memorie antiche (DNA in riproposizione e chissà quanto altro risorge per imparare e migliorare!).
    Un’ultima riflessione. Pare che anticamente i mesi di gennaio e febbraio fossero considerati come ‘fuori’ dal resto dell’anno, e assimilati ai fabbri che vivevano fuori le mura della città. E proprio in tali mesi si colloca il Carnevale che si dice derivi etimologicamente dal ‘levare la carne’.
    Noto quindi che il periodo coincide con la prima ascesa del Sole il quale, tuttavia, ancora infante, non riesce a colmare il giorno tanto da fargli superare la durata della notte, benché tutto l’inverno sia significato da una tensione crescente della Luce verso l’alto. Germoglio sotto terra, embrione di nuova vita, l’individualità che sarà nuova persona non può essere ciò che è stato il frutto genitore: deve essere altro e oltre. E per farlo deve spogliarsi di ciò che fu. Nondimeno ogni embrione e ogni germoglio trattengono e attingono a una sintesi vitale che funge da nutrimento.
    Beato CHI, dopo tanto lavoro e tanta fatica, da spettatore e attore è passato a essere regista, magari scoprendo che esiste un calendario degli spettacoli in ogni luogo del sistema solare e forse dell’universo. E che anche come Regista è soggetto all’eco della Dea, Natura Mater, che incessantemente presiede alle forme a venire.
    Credo che occorra riflettere sul fatto che, secondo la Tradizione, l’Eco della DEA vive nel mondo…

    Sal
    Partecipante
    Post totali: 23

    Come si fa a comprendere se per comprendere bisogna essere la cosa stessa? Ecco dunque che significa “amore”: quando ami TU diventi UNO con chi/che cosa ami, e senti e vedi e tocchi come se fossi l’oggetto del tuo amore e sei tu stesso reso oggetto di quell’amore. E così CONOSCI e così diventi quella cosa, quella persona, in un continuum che non riesce più a distinguere dove finisce ciò che chiamavi ‘io’ e ciò che prima del miracolo dell’amore era ‘altro’.
    Fra le caratteristiche degli esseri più evoluti e anche dell’ (UNICO!) “Essere integrato” che ho conosciuto ho proprio potuto notare questo assoluto e viscerale ‘amore’ per la Natura e la Vita (sarà per questo che si parla di esseri ‘integrati’?!?). Insomma, sembra che sia una sorta di estensione eccentrica della percezione della Vita, quella che normalmente si ferma ai ‘propri cari’ e non va oltre e che invece, a mano a mano che si procede nel cammino iniziatico, porta a sentirsi UNO con la propria specie umana, e poi con gli animali, le piante e – infine – con gli esseri viventi tutti e quali che siano: insomma, una sorta di ri-conoscenza che porta a una conoscenza nuova, quasi non vi fosse più bisogno di mediazione perché, come in fisica quantistica, sentire-ed-essere sono la stessa cosa.
    Insomma, alla fine si scopre che questa scienza è la scienza dell’Amore…E anche il Maestro Kremm-erz mi pare dicesse proprio così.

    Sal
    Partecipante
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    in risposta a: Le Dee Regali #13804

    http://online.scuola.zanichelli.it/lettereinmovimento-files/Vol_1/brani/vol1calvino.pdf
    A questo link corrisponde una delle Fiabe Italiane più note e simboliche raccolte da Italo Calvino a Montale Pistoiese. Trovo particolarmente interessante la fiaba in relazione alla zona, fra le più ricche e significative dell’Italia vetusta.
    Buona Epifania a tutti i naviganti!

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