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  • m_rosa
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    A proposito dell’immagine dell’orchestra, in un libro che sto leggendo ho trovato un’idea che mi ha colpito e che trovo molto bella e che, tra l’altro, si collega anche a ciò che scriveva mandragola. L’autore dice che ci sono due modi per dirigere un’orchestra, uno è quello di costringere tutti gli elementi a fare esattamente quello che il direttore vuole, un altro è quello, usato ad esempio da Claudio Abbado, in cui si mettono in relazione gli strumenti tra loro, in questo caso il direttore più che dirigere coordina i vari strumenti secondo i brani che deve eseguire e queste relazioni saranno sempre diverse perché non seguiranno un criterio di importanza dello strumento (tipo strumenti più o meno nobili) ma di funzionalità di quello strumento nel contesto della melodia che si deve suonare, e dunque a seconda del risultato che si vuole raggiungere ogni strumento, anche un semplice triangolo, diventa indispensabile. Questa riflessione mi aiuta a capire cosa vuol dire essere “un corpo unico”, ognuno è importante nella misura in cui contribuisce al buon andamento dell’orchestra, non importa se sa suonare solo una nota, l’importante è che sia pronto,a suonarla quando serve.
    Ps. Per chi fosse interessato il libro di Mulford, che ci ha rammentato macrobio è in vendita formato eBook a 2,90euro, lo sto leggendo ed in effetti sono diversi i punti di convergenza con il pensiero del Kremmerz

    m_rosa
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    A ben guardare però, c’è differenza dalla modalità con cui viene “assorbito”il bambino da quello che sta facendo, e l’adulto. Per il bambino, qualora egli sia impegnato in un’attività che gli piaccia e lo interessi veramente, non esiste più nulla intorno a lui, è come se il tempo si fermasse e con esso qualunque percezione del mondo esterno, pericoli compresi; l’adulto invece, per quanto ci si impegni, difficilmente riesce a staccare così totalmente la spina, rimane in lui attiva un’area di coscienza costantemente attenta a qualunque segnale, più o meno anomalo, proveniente dal mondo circostante. Detto ciò, che rientra nell’attivazione del naturale istinto di sopravvivenza, credo che per spegnere la radio, l’unica sia diventare uno con la cosa che si sta facendo (…di Kremmerziana memoria) e dunque, se non siamo più bambini e le cose non ci vengono più da sole, come diceva Catulla tutto dipende dal livello evolutivo dell’essere

    m_rosa
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    Che bella la descrizione che Buteo fa della generazione di un nuovo organismo, ci ricorda di come
    Etica ed Estetica coincidono sempre, purché si riesca a vedere le cose nel loro naturale equilibrio, come un meccanismo che perfettamente sintonico si muove all’unisono dando vita a un risultato che ci lascia a bocca aperta, come quando sentiamo un brano musicale dove tutto ha funzionato, o ammiriamo un’opera d’arte che ci lascia attoniti nella sua bellezza, o ascoltiamo le parole di un Maestro che con una trasfusione di Bene ci aiuta, o meglio ci indica la via, per recuperare il nostro equilibrio. Mi piacerebbe utilizzare il suddetto brano nel mio lavoro di insegnante, devo solo trovare l’aggancio giusto.

    m_rosa
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    Non penso vi sia presunzione nel pensare che in ognuno di noi vi sia un principio intelligente che se opportunamente purificato, nutrito, disostruito, ci indichi cosa ci fa bene e cosa no, inoltre è vero che quello che diciamo è stato già detto molto meglio di quanto possiamo fare noi, pero nel nostro dirlo c’è lo sforzo di cum-prenderlo, ovvero farlo nostro, e anche in questo il nostro sito dimostra l’opportunità di crescita che lo connatura, qui il nostro dire viene sempre, in un modo o nell’altro, ricondotto alla giusta ottica e/o resettato là dove ce ne sia bisogno. Per quanto mi riguarda ringrazio tutti quelli che mi danno questa opportunità

    m_rosa
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    Benarrivata Cecilia sul nostro sito, ora che il ghiaccio è rotto speriamo di rileggerti presto! D’altronde anche parlarci su questo spazio è un modo per sentirsi Sorelle e Fratelli

    m_rosa
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    Mi permetto di ricordare, collegandomi al post di Ippogrifo, l’esempio di cui si è parlato ieri in Accademia, degli “Incompiuti” di Michelangelo, dove è il genio e la capacità dell’artista che, adattandosi al blocco di pietra, ne estrae ciò che in qualche modo il blocco conteneva già, cercando di dargli la migliore forma possibile, ovvero cercando di portarla al massimo delle sue potenzialità

    m_rosa
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    Sono tante le perle che il Maestro ci ha donato nella riunione congiunta di ieri delle Accademie Vergiliana e Giuliana, non saprei neppure dire quale mi ha colpito di più, sicuramente una è stata di aver compreso più a fondo le prerogative e le possibilità che il nostro sito offre. Avevo chiara la sua funzione di ovviare ai problemi di lontananza degli iscritti (siamo infatti disseminati su tutto il territorio nazionale e anche oltre), di collegamento tra questi e con la Direzione, la sua funzione di propiziare l’evoluzione di ogni singolo utente (sia o no Miriamico), il suo presentarsi come “possibilità “per tutti coloro che sono alla ricerca di un senso più profondo del vivere umano, però, anche se ne avevo verificato i benefici, non ero arrivata a concepire la sua funzione terapeutica. “E’ un po’ come un medicamento omeopatico” è stato detto, se ne assume un po’ ogni giorno e piano piano ci guarisce nel senso che ci aiuta a comprendere ciò di cui abbiamo bisogno, i mali di cui patiamo e, anche grazie all’intervento diretto del Maestro, che è sempre disponibile a incontrare virtualmente gli iscritti che ne hanno bisogno, a sanarci.

    m_rosa
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    Al momento quello che mi viene in mente è quella bellissima frase del Kremmerz che dice
    “Una pianta in un prato è un cane che corre nella via che confina e si allontana dal prato sono cose separate apparentemente. Nel momento che guardiamo Noi dimentichiamo che cane e pianta respirano la stessa aria e toccano la stessa terra. Noi stesse che osserviamo tocchiamo la stessa terra e respiriamo la stessa aria e dimentichiamo di essere parte congiunta e continua della visione esteriore”

    m_rosa
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    Meravigliosa l’immagine postata da admin, e meraviglioso è constatare come ciò che esiste nel piccolo esiste pure nel grande!
    Cambiando discorso e rileggendo gli ultimi post, vorrei fare una precisazione sul mio del 30 novembre, così come scritto mi sembra che possa dar adito a un grosso fraintendimento di fondo, sembra che essere miriamici presupponga un atteggiamento di passività un po’ al modo dei mistici religiosi che aspettano la grazia dal cielo! Certamente non è così, è vero che la Miriam ci modifica, e questo tutti possiamo testimoniarlo, ma solo nella misura in cui noi siamo disposti a modificarci. Siamo noi che modelliamo noi stessi, fin nel profondo dei nostri geni, seguendo la traccia dell’Ideale d’Amore della Miriam. E tale trasformazione è frutto di un lavorio continuo di cui i momenti rituali, cui accennavo nel suddetto post, sono, appunto, dei momenti che, però, devono ampliarsi sempre più fino a coincidere con tutti gli istanti della nostra vita.
    Non è facile, ma abbiamo la testimonianza che è possibile.
    Spero di essere stata più chiara

    m_rosa
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    Forse se pensiamo all’amore come stato di comunicazione o iper comunicazione con l’altro e con la realtà che ci circonda, un trait d’union con la fisica lo si può trovare là dove, come ci diceva holvi, “all’essere umano è riconosciuta la natura stessa della manifestazione universale diventando co-creatore della realtà”
    Le ricerche dello psichiatra e ricercatore Eric Kandel (premiate con un Nobel nel 2000) mostrano che quando impariamo e quindi creiamo dei ricordi a lungo termine, i nostri singoli neuroni modificano la propria struttura e modificano, accrescendole, le connessioni sinaptiche verso altri neuroni
    Prima si pensava che fossero I geni a determinare il comportamento umano, in seguito agli studi e agli esperimenti di Kandel, si è capito che la mente è in grado di modellare i nostri geni, cosa che a sua volta influisce sull’anatomia cerebrale a livello microscopico
    E questa azione dell’imparare non presuppone forse un contatto con qualche cosa al di fuori di noi dalla quale ci lasciamo in qualche modo impregnare quindi modificare? E non è questo che accade nel nostro contatto quotidiano con la Miriam? E non è anche questo che chiamiamo Amore?
    E non è questo che dovrebbe accadere nel nostro quotidiano, nei nostri rapporti con l’umanità con la quale ci troviamo a vivere?….

    m_rosa
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    Si, però non dimentichiamo che il pensiero per diventare carne ha bisogno dell’amore, dunque mi chiedo, la nuova fisica ha trovato qualche forza in natura che si possa assimilare a questo stato? Ci sarebbe utile conoscerla!

    m_rosa
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    Sto leggendo un romanzo, per altro molto bello la cui autrice è una donna turca alla ricerca di se stessa al di là delle imposizioni religiose e culturali a cui è stata ed è sottoposta, che, a un certo punto riporta la frase di un altro autore che non sto qui a copiare per intero ma che termina così “Il mio occhio e l’occhio di Dio sono un tutt’uno” con cui vuole intendere che a seconda di come guardo Dio ,Dio guarderà me.
    E questo concetto mi è sembrato inserirsi bene nel dialogo che si sta sviluppando sul nostro forum circa la comunicazione.
    Forse un segreto per comunicare nella maniera più profonda e vera che tutti, almeno qui, andiamo cercando, è porsi verso l’altro nella maniera con cui vorremmo che l’altro si ponesse nei nostri confronti. Lo so sembra banale ma anche Kremmerz diceva qualcosa tipo se ami il tuo Maestro Egli sarà preso dal tuo stesso amore e ti riamerà
    La difficoltà è sempre lì, l’Amore.

    m_rosa
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    Non solo nn esiste un’unica lingua, ma anche quando la lingua è la stessa facciamo difficoltà a capirci
    Credo che il giorno in cui riusciremo ad essere dei veri tramiti neutri potremo cum-prendere gli altri e farci comprendere. Per il momento si tratta di cercare di individuare quali sono i filtri, le difese, le paure, gli orgogli, e quant’altro mettiamo in gioco per difendere il nostro piccolo e smisurato ego
    Ps grazie Gelsomino

    m_rosa
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    Nella mia rilettura di vecchi appunti inerenti l concetto di Fratellanza, ho trovato questa frase, mia sicuramente non è, credo sia del Kremmerz:
    “Più si restituisce all’Opera più ci viene restituito attraverso un meccanismo di moto circolare che si autoalimenta e si dinamizza ad ogni giro sempre di più. Tale meccanismo ricorda quello della manifestazione dell’Ermes in un Essere e che diventa causa ed effetto della medesima manifestazione in un altro essere.”
    Qualcuno potrebbe aiutarmi a ritrovare la fonte? Grazie

    m_rosa
    Partecipante
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    Come diceva Kremmerz il mito è una forma di linguaggio che permette di esprimere sincreticamente, in un’unica storia, pensieri sentimenti, emozioni, azioni, cosa che sarebbe impossibile con il mero linguaggio verbale.
    Mi riprometto di tornare sull’argomento, per il momento buona cena a tutti!

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