guglielmo tell

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  • guglielmo tell
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    ricordando la rana che si fa pungere dallo scorpione nonostante l’avesse salvato, “ .. perche’ era nella sua natura”, qualche giorno fa non ho salvato una vespa in mare, viva ma con le ali bagnate, per paura di essere punto.
    Ieri mi si presenta la stessa situazione, stesso mare, nuotando un po’ a largo, una vespa viva galleggiava con le ali bagnate. Questa volta non so perche’ ho deciso di agire. Prima nella posizione del morto ho sollevato la vespa con il tessuto del mio costume (in modo da non esporre la mia pelle al pungiglione). Poi vedendo che non andava bene perche’ si bagnava continuamente, ho preso la vespa in mano, il braccio fuori dall’acqua, ed ho nuotato fino a riva, dove l’ho lasciata in un punto sicuro tra alcune piante.
    Perche’ lo racconto? Semplicemente per dire che la vespa non mi ha mai punto.
    Abbracci ed a presto

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 196

    Belle canzoni. Buona giornata della stella solare a tutti. Abbracci

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 196

    Buongiorno a tutti, mi permetto di condividere la mia seconda esperienza sul cammino di Santiago, questa volta sul lato portoghese. Un abbraccio a tutti

    lo spirito del cammino (parte seconda)
    Il primo cammino francese e’ stato sorpresa, per cui l’ho vissuto con apertura e cercando risposte a problemi personali.
    Questa volta, a parte preghiere per la Pace in Ucraina, per me stesso non mi aspettavo altro che un po’ di energia e purificazione, oltre a vibrare un po’ piu’ in alto (cose che ho avuto con abbondanza). Tuttavia ho riflettuto di piu’ sulla natura del Cammino.
    per la fatica meno pensieri alle cose di casa.
    purificazione attraverso i quattro elementi (il fuoco del sole, l’acqua dei fiumi che si attraversano, l’aria del vento e la terra costantemente sotto i piedi).
    digiuno tecnologico e dalle notizie (almeno per me).
    concentrazione su pensieri spirituali (la stella, la pace, chi era san giacomo, confronti con altri pellegrini).
    umilta’ del tutto che passa, accettazione delle difficolta’, poverta’, condivisione degli spazi con altri negli albergue.
    apertura, spinta interiore, incontro.
    per arrivare a Gesu’ i Magi han seguito la stella, per trovare la tomba di san giacomo l’indicazione e’ arrivata dalle stelle, per arrivare a Santiago seguiamo indicazioni a forma di Stella. Ma quali sono le stelle da seguire nella nostra vita? Anche se non ne siamo sempre consci, sono le persone che incontriamo (oltre a segni materiali).
    Ero partito per completare l’incompiuto del primo viaggio, raggiungere Finisterre, il luogo piu’ ad ovest dell’antico occidente, il tramonto definitivo del sole nel mare dove secondo i pellegrini precristiani le anime dei morti venivano traghettate nell’aldila’, il mondo alla fine del mondo…
    ma la fretta di partire mi ha fatto calcolare male e mi sono fermato a Padron ( luogo dove si e’ fermata la barca che dalla Palestina riportava il corpo dell’Apostolo, arenatasi alla base di una colonna dedicata a Poseidone. Quindi (per fortuna?) dovro’ partire ancora.
    Ma non mi lamento di nulla…. dal Cammino della prima volta ho imparato che l’arrivo e’ la cosa meno importante, per cui mi sono goduto le coincidenze, i luoghi, le persone incontrate…
    come nel primo cammino si torna immediatamente ad una spontanea umanita’ precovid che pero’ sembra del tutto naturale e normale, quando invece non lo e’.
    Nel viaggio e nel pellegrinaggio cerchiamo qualcosa di magico da portare a casa… ma se fosse in noi il magico, il totalmente altro, l’esempio da dare a chi ci incontra, ai residenti, a chi non viaggia? Se anziche’ prendere fossimo li’ per dare?
    Senza volere il mio zainetto ultraleggero, da scuola piu’ che da trekking, pieno solo dell’essenza dell’essenziale, ha turbato tanti pellegrini sulle ragioni di portarsi tanto peso sulle spalle, sull’inessenziale della vita… c’e’ chi dopo avermi visto ha buttato via quattro chili di cose dal proprio zaino..
    ho visto del pane integrale e l’ho preso… per diversi giorni l’ho portato con me.. pane ed acqua… tanti sono rimasti colpiti anche da questo.
    7 anni fa quasi nessuno era dominato dal cellulare come oggi… ora i pellegrini in sosta non differiscono molto dai cittadini con la testa nel cellulare. Anche le nuove applicazioni che dicono tutto sulla direzione e gli alberghi dove dormire, sono un vero progresso? io non ho la connessione internet sul mio cellulare per limitarne l’uso almeno quando sono fuori… per questo a volte ho sbagliato strada anche per diversi chilometri, ho dovuto chiedere informazioni a persone in carne ed ossa, ragionare sul mio istinto, sensazioni di aver sbagliato oppure no.
    Ho fatto errori, ma il mio errare da una parte ha rallentato il mio cammino, dall’altra mi ha portato ad attraversare luoghi meravigliosi che non avrei visto e rincontrare persone che avevo perso.
    Se la bellezza artistica fosse valore spirituale, allora ho trovato in portogallo chiesette di paese e cappelle di inenarrabile bellezza e semplicita’.
    I pellegrini di un tempo cercavano il perdono dei propri peccati, quelli di oggi se va bene risposte ad un proprio assillo interiore.
    Il Cammino e’ un pellegrinaggio, un incontro con se’ stessi in cui il fuori e’ la stella, il segno, l’indicazione da seguire.
    Il viaggio e’ invece la ricerca del totalmente altro, a diversi livelli di profondita’. Qui l’esterno da noi e’ fondamentale per allargare il nostro orizzonte dell’universo. A seconda del proprio livello, si cerchera’ un altro piu’ massificato o piu’ personale, ma non egoico, una ricerca dell’assoluto manifestato in un luogo ed in uno spazio.
    Il cammino portoghese e’ stato pellegrinaggio, la visita a Porto viaggio. Qui si cerchera’ ad esempio le mattonelle azulejos sui muri, o il bachalao nel cibo, o il fado nella musica. Ma quanto di questo era identita’ nel passato ed ora e’ cliche’ da vendere ai turisti, identita’ congelata, pietrificata per non perdere il guadagno? quanti portesi si identificano in questi luoghi comuni o piuttosto nella parte nuova della citta’, moderna dai palazzi di vetro? E in quest’ultimi c’e’ una personalita’ locale o solo globalismo senza identita’? La mia aspettattiva su Porto era che fosse un villaggio di pescatori, quindi e’ stata completamente disattesa. Si tratta di una grande citta’ in pieno sviluppo ed espansione, di cui solo una piccola parte e’ il centro storico (in parte decrepito e trascurato). Tuttavia vedere Porto e’ stata la motivazione per il cammino portoghese, dove ho trovato i semplici villaggi che aspettavo. Ed ho capito perche’ volevo Porto; e’ una citta’ delle torri, nei toponimi “torres” e nella diffusione ( e chi mi conosce sa il mio interesse per la torre). Dopo aver visto il centro storico, fatto qualche foto ed acquistato qualche souvenir, mi tocca trovare un luogo per mangiare non massificato. saro’ aiutato nella scelta da una goccia di pioggia che mi spinge in un posto (per ora) vuoto, a gestione familiare, dove mi faccio mezzo litro di vino tinto, sardinhe e calamari ripieni (e da qui che ora scrivo). Ora, dopo aver onorato le mie aspettative su Porto ed il Portogallo, in attesa di rientrare in aeroporto, sono pronto ad essere sorpreso dalla Porto che non mi aspetto.
    Forse il Portogallo e’ un po’ antiquato e non ha ancora assorbito i metodi anti aging di noi evoluti, o magari e’ merito del sole, vento e salsedine dell’Atlantico, fatto sta che e’ importantissimo ammirare non solo i palazzi ed i monumenti, ma i visi scolpiti che si incontrano…
    A proposito, “il totalmente altro” e’ la definizione di Dio trovata in un libro di Alex Zanotelli.
    Mi permetto di concludere con la citazione di una poesia (tradotta) trovata sulla strada del primo cammino:
    Polvere, fango, sole e pioggia
    è il cammino di Santiago
    migliaia di pellegrini
    e più di un migliaio di anni.
    Pellegrino, chi ti chiama?
    quale forza oscura ti attrae?
    Non è il cammino delle stelle
    né le grandi cattedrali.
    Non è la potenza della Navarra
    né il vino della Rioja
    né i frutti di mari della Galizia
    né le campagne della Castilla.
    Pellegrino, chi ti chiama?
    Quale forma oscura ti attrae?
    Non sono le persone del cammino
    né le usanze della campagna.
    Non è la storia e la cultura,
    né il gallo della Calzada
    non è il palazzo di Gaudì
    né il castello di Ponferrada.
    Tutto questo vedo al mio passaggio
    ed è un piacere ammirare ogni cosa
    ma la voce che mi chiama
    la sento molto più nel profondo
    La forza che mi spinge
    la forza che mi attrae
    non so spiegarla nemmeno io
    solo chi sta lassù lo sa

    Buen Camino.

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 196

    Nel tentativo di fare pulizia ho trovato questa ricerca di cui avevo totalmente dimenticato l’esistenza, scritta a mano su un foglio a quadretti..
    Sicuramente scopiazzata da qualche testo di percezione visiva, senza ricordare se l’ho effettivamente letta o se ci sia stata la mano di qualche Fratello o Sorella, mi fa piacere condividerla sul Nostro Sito, ora che ne abbiamo la possibilita’, per dar modo ai nuovi Fratelli e Sorelle di vedere in che tipo di riflessioni e ricerche eravamo stimolati durante il periodo degli incontri a Montemonaco (ovviamente non e’ niente di convalidato, da prendere dunque solo come un ricordo).
    abbracci a tutti

    Il senso della vista ed eventuali correlazioni con la Matriarchia.
    Gli elementi sensoriali attraverso cui si realizza la visione sono gli occhi.
    Ciascuno di essi consiste in un globo cavo all’interno del quale penetrano i raggi luminosi e formando l’immagine rovesciata sulla retina. Una prima osservazione e’ che l’immagine e’ frutto della fecondazione, da parte del raggio luminoso, che si potrebbe dire abbia la natura del fuoco, in una struttura cava, quindi uterina, e per di piu’ completamente riempita di liquido, umor vitreo nella parte anteriore, umor acqueo in quella posteriore. Questi umori si potrebbero dire essere analogici con il liquido amniotico nel ventre materno perche’ come quest’ultimo, essi mantengono in sospensione le sostanze nutritive per la cornea e per il cristallino, le due lenti dell’occhio. La parte sensibile dell’occhio, colpita da raggi luminosi, e’ la retina, chiamata cosi’ perche’ appare come una fitta ragnatela (il ragno, simbolo della Dea) di vasi sanguigni e nervi attorno alla fovea centrale, depressione all’interno della quale vi e’ la massima concentrazione di coni, o recettori sensibili per la visione cromatica ed in generale, parte piu’ sensibile della retina, dietro la quale si raccolgono in un unico canale le propaggini neurali dirette al cervello.
    I coni, per la visione cromatica ed i bastoncelli per la percezione del movimento ed in generale per il bianco e nero, una volta colpiti dal raggio luminoso si sbiancano, cioe’ il fotopigmento di cui sono rivestite reagisce chimicamente e produce un impulso elettrico che attraverso i dendriti raggiunge il cervello.
    Affinche’questo processo sia efficiente coni e bastoncelli possono essere esposti alla luce per una brevissima frazione di secondo.
    In pratica l’ occhio attraverso sei muscoli estrinseci ed uno intrinseco, l’iride si muove continuamente per offrire alla luce che penetra una porzione di retina sempre diversa.
    In questo modo i coni ed i bastoncelli colpiti si possono ritrovare nell’ombra e nell’oscurita’ dove possono rigenerare il fotopigmento.
    Questo meccanismo sembrerebbe ricordare quindi quello dell’astrale, della camera oscura dove e’ possibile la generazione ed in questo caso della rodopsina. Il continuo cambiamento di posizione in direzioni disparate dell’occhio attraverso movimenti chiamati saccadi ( dalla parola francese che significa vela. PS: controllando oggi trovo due diverse etimologie, sempre dal francese: saccade’, a scatti oppure da saquer, tirare) e’ quello che garantisce la maggior efficienza visiva e sembra analogico allo stato di Caos.
    Il meccanismo visivo vero e proprio avviene attraveso il corpo cristallino che per certi versi ricorda il corpo mercuriale perche’ e’ mediano tra il sole (luce) e la luna (retina), e’ trasparente e quindi ha la natura dell’aria attraverso il muscolo della zonula cambia continuamente la propria forma, cioe’ la curvatura della propria lente consentendo l’accomodamento e la precisione dell’immagine.
    Altra curiosita’ e’ che questo procedimento viene chiamato messa a fuoco: il fuoco e’ infatti il punto di convergenza dei raggi luminosi che si devono congiungere esattamente nella retina (probabilmente nella fovea centrale) non prima e non dopo, per non creare disturbi dell’immagine come la miopia o la ipermetropia.
    Chissa’ se e’ analogo a quel passo in cui Kremmerz dice che la Magia si risolve con un problema di separazione dei fuochi…
    L’ immagine che noi vediamo infine si elaborerebbe attraverso un processo ancora misterioso nel cervello, analogo quindi al corpo saturniano. Vorrei osservare inoltre che il processo della vista non e’ qualcosa di passivo, anzi! E’ un processo estremamente attivo e supremamente creativo in cui l’immagine viene elaborata a partire da pochi riferimenti sensoriali, ed infatti come in tutti i procedimenti creativi vi sono anche gli errori, ossia le illusioni ottiche. Due sono le teorie principali nell’elaborazione dell’immagine: secondo i costruttivisti cognitivisti, il cervello fa ipotesi successive per dare la giusta interpretazione agli stimoli che vengono dall’occhio; secondo i psicologi della “Gestalt” invece organizza i dati sensoriali attraverso schemi innati. Una risposta definitiva a questo problema ancora non e’ stata data.
    Un ultima osservazione sul fatto che gli occhi sono due e collaborano in maniera continua realizzando cose che da soli non sarebbero in grado di fare quali la percezione della distanza, della tridimensionalita’ e della profondita’. Potrebbe questo principio di collaborazione essere in qualche modo analogico di amore della Matriarchia?
    ps: oggi proverei a riflettere di piu’ sul mito del ciclope…. saluti a tutti

    guglielmo tell
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    rimanendo in tema di citazioni, l’unico
    modo per conoscere una cosa e’ diventare la
    cosa stessa.
    un bel viaggio in islanda, possibilmente nel periodo dei regali.
    saluti a tutti

    guglielmo tell
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    Il discorso delle denuncie islandesi mi fa pensare al M Kremmerz quando parla del campione di lotta greco romana che riceve un calcio su uno stinco da un mingherlino e la prende per una carezza, e mi vengono un po’ di domande:
    Ma siamo sicuri che in islanda ci sono più violenze sulle donne oppure magari ci sono più denuncie perché li’ le donne tollerano meno e denunciano di più (o anche perché magari la legge poi interviene di più?) Siamo sicuri che il nostro concetto di violenza è uguale dapertutto? Ricordo il caso di julian Assange.. denunciato per violenza per avere rifiutato l’uso del preservativo (in realtà la donna ha detto che voleva solo che fosse obbligato a fare un test HIV, ma in Svezia il semplice rifiuto all’uso del preservativo è già violenza sessuale a norma di legge). Ricordo poi tutte le polemiche sui bambini sottratti alle famiglie dai servizi sociali norvegesi per motivi considerati da noi risibili, come il papà che si beve una birra a casa la domenica mattina. Tutto è relativo, insomma ma il fatto che nei miti islandesi ci fossero tante eroine dovrebbe essere un altro elemento che suggerisce che almeno nel passato le donne islandesi non erano così sottomesse. A proposito di violenza sulle donne e luoghi comuni, proprio oggi ho preso coscienza che nel tanto vituperato medioevo la caccia alle streghe è stata praticamente assente essendo iniziata a fine ‘400 ed i casi più numerosi si sono registrati nei paesi che oggi consideriamo più civili, cioè il nord Europa. Nella stessa Italia ci sono stati roghi in Toscana e Nord Italia ma nessuno in stato pontificio ed un solo nella Benevento del famoso noce (fonte wikipedia). Interessante poi l’etimologia di immune dal punto di vista degli obblighi civili, mi chiedo se chi è immune da una malattia non debba quindi fare sacrifici… Agli dèi? Saluti a tutti

    guglielmo tell
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    io la vedo cosi’: se esiste un giorno in cui non e’ solo l’uomo che fa un regalo alla donna, ma anche un giorno in cui la donna fa un regalo all’uomo, vuol dire che la donna non sta su un falso piedistallo per essere poi sottomessa negli altri giorni. d’altro canto l’indipendenza delle donne nordiche non e’ certo conquista dell’ultimo femminismo ma e’ qulacosa di un po’ piu’antico.. saluti a tutti

    guglielmo tell
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    ho appena scoperto questa tradizione islandese che sopravvive tutt’oggi ed e’ collegata al calendario lunare.. sembrerebbe di dedurre da essa che quando e’ nata anche i rapporti tra uomo e donna fossero piu’ equilibrati, visto che qui erano gli uomini a ricevere i fiori (un mese dopo, le donne). saluti a tutti

    guglielmo tell
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    e’ interessante che mentre il fiume di getta nel mare, non scompare virtualmente mai, in quanto dal mare si generano le nuvole che attraverso la pioggia alimentera’ il ghiacciaio da cui nasce il fiume…
    abbracci a tutti

    guglielmo tell
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    guglielmo tell
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    bellissimo il video sul Cameroun.. chissa’ che un po’ di timo non possa andare bene nel minestrone che sto cuocendo.. cari saluti

    guglielmo tell
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    ecco i progressi(?) scientifici o tecnologici delle religioni, anche se non sono proprio sicuro che erano quelli che noi auspicavamo. cari saluti a tutti

    guglielmo tell
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    altri testi di kremmerz in versione audio. buona domenica a tutti.
    presentazione- avviamento alla scienza dei Magi

    parte seconda

    guglielmo tell
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    sembra banale ma evidentemente non lo e’: donne ed uomini non sono uguali nemmeno in campo terapeutico, e quindi i farmaci andrebbero testati e prescritti differentemente, cosa che finora incredibilmente e’ stato fatto troppo poco, con inevitabili conseguenze. buona luna nuova a tutti
    https://www.raiplay.it/video/2021/10/Report—Puntata-del-01112021-6a300d79-7875-4dab-bcbf-9ab5bfd5dfd1.html

    guglielmo tell
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    Post totali: 196
    in risposta a: Caro diario #31834

    Personalmente non faccio diari, ma tengo conto delle pratiche che svolgo, possibilimente notando se c’e’ qualcosa che mi salta all’occhio qualcosa di particolare, ed i risultati.. con l’idea di rileggere piu’ avanti (cosa che faccio piu’ raramente). un altra cosa che faccio e’ annotare le volte in cui cado in difetti che voglio combattere, e se c’e’ qualcosa che secondo me mi ha aiutato a cadere in quel momento. il fatto di scriverli mi da un po’ l’illusione di controllarli a posteriori, oltre ad avere una visione dell’andamento generale. detto questo, credo che scrivere un diario possa essere molto utile per prendere coscienza di se e dei propri pensieri, esteriorizzarli per osservarli a specchio, liberarsene fissandoli quando sono troppo invadenti, od anche imparare ad elaborarli attraverso il processo della scrittura. penso che ci sia una qualche analogia con il disegnare che oltre alla funzione estetica aiuta a vedere cio che si disegna, o al visitare una mostra con altra persona.. il che spinge a comunicare delle osservazioni che altrimenti rimanevano spesso inconsapevoli e percio’ meno arricchenti. se non tengo un diario e’ principalmente per pigrizia, ma negli anni qualche volta ho fatto qualche tentativo, e rileggendo anni dopo quello che avevo scritto sono rimasto sempre sorpreso, in genere in meglio.. probabilmente al momento ero meno cosciente di quel che pensavo e rileggerlo con gli occhi di qualche anno dopo ti fa vedere le cose in modo nuovo… cosi come rileggere gli scritti del Kremmerz.. piu’ che altro quello che mi sorprende e di tenere un diario pubblico.. cosa che difficilmente farei, ma questo probabilmente e’ questione di carattere. buona domenica a tutti

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