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  • Fradamash
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    Voglio raccontare un episodio per descrivere quanto stiamo discorrendo.
    Qualche tempo fa fu organizzato un concerto in una struttura per malati invalidi non autosufficienti a lunga degenza.
    Tra gli astanti c’era un ragazzo di circa 15 anni, tetraplegico dalla nascita.

    Durante l’esecuzione dell’Adagio dal concerto per clarinetto e orchestra K622 di W.A. Mozart, gli si gonfiarono gli occhi di lacrime e pianse, suscitando la commozione specie dei sanitari presenti che lo accudivano e stimolavano ogni giorno nella speranza di vedere una sua seppur minima reazione, che fino al quel giorno non si era mai manifestata.

    Questa testimonianza è stata da me verificata, in quanto il musicista in questione è stato il mio insegnante in conservatorio, e questo episodio lo citava a noi studenti per farci comprendere la vera missione del musicista, commuovendosi ogni volta.
    Non sappiamo se erano lacrime di gioia o di dolore, a me piace credere alla prima ipotesi, comunque un “messaggio” attraverso la musica era certamente arrivato alla sua coscienza.

    Allego il link del brano, per chi volesse ascoltarlo e magari sperimentare su se stesso gli effetti, secondo l’invito che il Maestro Kemm-erz soleva ricordare: non credete ma sperimentate!!

    Fradamash
    Partecipante
    Post totali: 8

    Cara tanaquilla9, per quel poco che posso sapere e dall’esperienza come musicista e ricercatore nella Via ermetica della Nostra Schola, l’analogia che posso suggerire è quella del suono inteso come “vibrazione” e quindi linguaggio in tutte le sue declinazioni a partire dalla Parola che, come sappiamo, ha un valore proprio ermetico-magico attraverso la quale è possibile risalire sino al vertice della montagna! Ovviamente come l’enunciato dell’Aureo Maestro Kremm-erz intende.

    Fradamash
    Partecipante
    Post totali: 8

    Carissimi, provo a rispondere ai vostri quesiti nel modo più sintetico possibile, ma occorre precisare che tale campo ha una vasta platea di argomenti correlati, che vanno dal semplice produzione del suono alla percezione dell’ascoltatore e ci vorrebbe uno spazio molto ampio per affrontare tutto con una logica chiara ed esaustiva.

    Alla domanda di Tranquilla9 che pone un problema annoso soprattutto per i compositori, rispondo che non c’è nessun obbligo da parte dell’ascoltatore a comprendere il pensiero originale del compositore e questo per la semplice ragione che l’idea originale ti arriva così com’è ma ognuno di noi percepisce il suono in modo assolutamente personale.
    Per questo ci si potrà commuovere o essere completamente indifferente ascoltando la musica, poiché il fenomeno sonoro va inevitabilmente a “scuotere” la nostra coscienza e questo provoca un immediata reazione positiva o negativa a seconda la propria capacità di recepire. Le suggestioni da te provate fin da tenera età nell’ascolto della musica “andina” sono coerenti con il tuo modo di percepire che ti è stato donato alla nascita e che hai nel tempo consolidato nelle tue esperienze quotidiane.


    @m_rosa
    era esattamente quello che ho cercato di dire nel mio post che, condivido pienamente ed in modo assoluto.

    Le tematiche poste da Kridmon sono molteplici e ci vorrebbe molto tempo, ma voglio sottolineare la parte POP (da popolo) ovvero quel linguaggio conosciuto e trasmesso da generazioni in generazioni dalla gente comune. Questo linguaggio cosiddetto POP, in realtà è l’unico vero linguaggio che accomuna tutti gli esseri umani, nasce e si consolida la sua storia e tradizioni nel tempo fino a identificarsi con un intero popolo o nazione, ed è quindi compreso da tutti.
    È esattamente questo il meccanismo che permette di veicolare il pensiero originale di una composizione musicale, che è il risultato dell’esperienza e della storia sedimentata nel tempo dal compositore e che ne permette la comprensione, ma potremmo dire anche dell’arte più in generale, poiché le espressioni di comunicazione nel mondo sono molteplici.
    L’esperienza personale di Kridmon nel “vivere” direttamente, senza intermediari (ascolto con mezzi elettronici) l’evento sonoro, dimostra in modo inequivocabile che se ciò che ascoltiamo è concepito e costruito secondo le Leggi naturali conosciute, (la parte ritmica ha un’importanza speciale) inesorabilmente arriverà la percezione netta dell’idea musicale, anche se non hai mai conosciuto quel particolare popolo o la sua civiltà, poiché le leggi della Natura sono comuni a tutti gli esseri viventi, compresi animali e piante, e a quel punto comprendendo, la nostra coscienza reagisce ed entra in partecipazione (vibrazione) con quanto percepito.

    In questo modo ognuno di Noi avrà il suo personale messaggio che leggerà secondo la propria consapevolezza ed evoluzione, poiché siamo tutti simili nell’umanità pur mantenendo la nostra diversità nell’unità.

    Spero di aver dato ulteriori spunti di riflessioni, e sono sempre a disposizione, qualora ce ne sia la possibilità, ad approfondire alcune tematiche di questo vasto campo, soprattutto dal punto di vista delle analogie con il Nostro percorso in Miriam.

    Un abbraccio fraterno in Miriam a tutti Voi.

    Fradamash
    Partecipante
    Post totali: 8

    Il post di Alef2006 apre ad un argomento a me molto caro: “La Fenomenologia Musicale”.
    Questa scienza studia gli effetti della “musica” sulla coscienza umana.

    Infatti occorre precisare che il suono in quanto tale, cioè fenomeno acustico, di per sé non è sufficiente a definire la Musica, che nella sua complessa struttura genera e collega la coscienza umana a quel linguaggio primordiale che è presente in ognuno di noi fin dalla nascita che è il suono. Ricorderete il verso biblico: In principio era il verbo (suono) ect…

    Non basta quindi emettere suoni con strumenti o voci ben organizzati ed eseguiti perfettamente, tutto questo deve essere veicolato alla coscienza umana per essere compreso, altrimenti rimane un semplice evento sonoro.

    Il suono è una cosa, la Musica è ben altro!!!

    In questa apparente contraddizione vi è contenuta la Verità che che permette alla coscienza umana di com-prendere il pensiero originario che il compositore ha trasmesso nella propria musica, dando un ordine logico-temporale e fenomenico-sonoro alla propria Idea musicale, che funge quindi da ponte di collegamento e trasmissione. In questo sta il lavoro di ricerca della fenomenologia musicale, proporre un sistema di orientamento per tutti alla comprensione della musica.

    La trasmissione alla coscienza umana avviene quindi per mezzo della Musica, ovvero attraverso un passaggio temporale di eventi sonori concatenati tra di loro con una logica perfetta e coerente, (inizio; punto culminante; ritorno all’idea iniziale) tale da determinare alla coscienza dell’ascoltatore un percorso chiaro e netto, che sarà così in grado di com-prendere ciò che la musica sta trasmettendo.
    La domanda sorge spontanea direbbe un noto giornalista televisivo, ma come si fa a orientarsi senza essere musicisti?

    Purtroppo constatiamo che moltissimi musicisti sono “sordi” a questo tema, impegnati più al mostrare la loro bravura tecnica di esecutore che alla sostanza della musica che eseguono! (Sic)

    Provo a fare un esempio: vi sarà capitato di trovarvi ad osservare un dipinto o una scultura in un museo o piazza della vostra città, davanti all’opera sicuramente sarete rimasti affascinati dalla bellezza o impressionati dell’imponenza e questo ha fatto provare alla vostra coscienza sentimenti piacevoli o anche contrastanti (specie per le opere contemporanee di difficile comprensione), senza chiedervi come tutto ciò sia avvenuto dentro di voi.

    Per la musica ovviamente succede lo stesso, e questo perché tali opere sono state create con il linguaggio già conosciuto in modo naturale da noi fina dalla nascita, e che ci viene trasmesso da generazioni, lo comprendiamo semplicemente perché è dentro di noi, anche se non ne conosciamo i meccanismi che lo determinano.

    La sfida sta nel fatto del rendere consapevole questo processo, tale da permettere all’essere umano la piena coscienza di quanto avviene dentro e intorno a se.
    Questo è possibile con lo studio, la pazienza ma soprattutto con l’Amore per l’Arte.

    MI scuso per la lungaggine del post, e spero che questo argomento possa suggerire quelle ri-flessioni interiori comuni al Nostro Lavoro in Miriam, una Grande Opera che ci accomuna e ci unisce.

    Fradamash
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    Post totali: 8

    a proposito di maggio…

    Fradamash
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    Post totali: 8

    Nel ringraziare i Maestri M+ •L.J. Aniel e M+ • Jeliel della Loro testimonianza, il mio Augurio a tutte le Sorelle della Fratellanza, e alla Del+ Gen+ che senza un attimo di sosta ci precede e guida sulla strada della riconciliazione. Auspico che tutti gli uomini sappiano trovare nel proprio intimo la Mater – Miriam che ci costituisce e che dovremmo in tutti gli istanti celebrare ed elevare al più alto e nobile sentimento di “quell’Amor che move il Sole e le altre stelle”

    Fradamash
    Partecipante
    Post totali: 8

    In primis, vorrei ringraziare tutti i partecipanti a questo tema, in quanto umile lavoratore nella “vigna dell’Arte”, per la ricchezza di interventi proposti, che invogliano anche il meno attento osservatore a soffermarsi e a con-dividere quanto di molto interessante si sta qui disquisendo.
    Chi come me vive e lavora con l’arte, in una perenne osmosi, nel tempo e nello spazio in cui si ritrova, semplicemente può affermare che l’artista, in generale non fa nessun ragionamento cosciente, e questo perché l’Arte prima di tutto è pura e semplice intuizione, quando è vera!.
    Certo bastasse l’intuizione, il mondo sarebbe molto più affollato di artisti o presunti tali. Infatti il processo di trasformazione dell’Idea, raccolta nella propria intuizione, sia di espressione sonora o visiva, non a caso, come osservava (catulla2008) la musica e la pittura, sono considerati linguaggi, o meglio Modi, con cui tutta la natura, prima ancor che nell’umanità, si esprime e si diffonde nell’universo, conosciuto e non conosciuto ai sensi umani.
    L’artista è il medium, tra l’idea e la sua emancipazione. Tanto più puro è il lavoro dell’artista di trasposizione nel piano materico, tanto più l’idea esprimerà la sua Unità, poiché l’Arte, prima di ogni altra cosa è esaltazione della bellezza!
    Per fare questo grande lavoro però occorre una grande tecnica, ovvero un modus operandi, che asseconda e ne guidi l’intero processo evolutivo, dal momento dell’intuizione fino alla sua realizzazione finale.
    Questa tecnica, va com-presa fino ad averne la totale padronanza. Bach, il compositore tedesco, teneva i suoi discepoli, così amava definire i suoi alunni, nella propria casa finché non avessero raggiunto un tale grado di conoscenza, tale da dare loro la possibilità di procedere autonomamente seguendo la propria vocazione, e il tempo di maturazione di questa preparazione finiva con la realizzazione del cosiddetto “capolavoro” che non è come tutti possano pensare il lavoro più bello in assoluto che si possa compiere, ma più semplicemente il primo (capo) lavoro, fatto senza nessuna indicazione magistrale, ovvero frutto del proprio maestrato.
    Fino a quel momento, il maestro trasmetteva ai propri discepoli tutta la sua conoscenza, ovviamente in misura proporzionale ad ognuno di essi, secondo la propria predisposizione artistica.
    Dunque i due linguaggi, visivo e sonoro possono e devono lavorare in simbiosi.
    Infatti non può esserci nessun processo creativo, se non si è in grado di immaginare l’idea, di proiettarla al proprio interno, realizzandola di fatto già su un piano astrale. È noto che Mozart, ma anche Michelangelo, “vedessero” l’intera opera in un solo istante, e poi pazientemente e con grande industria, trasmutavano quell’idea in suono Amadeus e in immagine su tela o scavata nella pietra Michelangelo, e la loro testimonianza divenne così, memoria eterna per tutte le generazioni future.
    La natura fa tutto questo in ogni istante, da sempre, donandoci l’Immenso, cosi come noi possiamo bere un semplice bicchiere d’acqua, ma… senza chiedere nulla in cambio.

    • Questa risposta è stata modificata 4 anni, 4 mesi fa da Fradamash.
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