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  • catulla2008
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    Notte di Ferragosto e sulla spiaggia si preparano i falò. Una settimana fa c’è stata l’Agape e quel momento così pieno di speranze tanto simili all’ardore che stanotte squarcerà il buio e risponderà da Terra al manto latteo delle stelle.
    Così veloce scorre il tempo! La vita umana è fugace: non abbiamo memoria di chi fummo e dunque non riusciamo a progettare chi saremo, ma i decenni nel seno della Miriam mi hanno dimostrato che la sofferenza delle passioni umane può avere senso se con costanza si opera per risanarsi, tenendo fermo l’obiettivo di afferrare, prima o poi e quando degni, il filo della propria esistenza.
    E so che sui Monti Sibillini e lungo tutta la nostra penisola bella, come questi falò, tanti fratelli e sorelle ardono del medesimo Amore abbracciati dalla stessa Grande Madre. Noi, innamorati che si nutrono dei momenti di estasi in cui il Paradiso è apparso tangibile e terrestre, noi rendiamo grazie per questa possibilità.
    Questa notte, con gli occhi nella Luce del fuoco, della Luna e delle Stelle, al Maestro, alle Gerarchie, alla Miriam leviamo il pensiero come un calice colmo della nostra piccola vita.
    E Amore sia!

    catulla2008
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    In procinto di postare quanto avevo in cuore dopo l’Agape ho cominciato a leggere i commenti dei Fratelli e delle Sorelle sparsi nella nostra italica penisola. E mi sono detta che quest’Agape che ci ha visti dislocati in tre siti diversi ci ha nondimeno trovati intensamente uniti nel sentimento di appartenenza alla Schola, con i brindisi e i saluti e soprattutto il pensiero e il cuore al Centro.
    A tale proposito, non mi aspettavo che dopo la bellissima ed ermetica lettera della Delegazione Generale ci fosse pure l’augurio sul nostro sito web con quella bellissima immagine, tanto sintetica quanto significativa!
    Sarà per questo motivo che i post dei Fratelli e delle Sorelle mi sono sembrati e continuano a sembrarmi tanti fiori sbocciati come d’incanto per il nutrimento ricevuto e per grazia di quella Luce: la stessa di cui spero poter essere tramite sempre di più – e sempre meglio – nella mia piccola quotidianità. Per Grazia ricevuta.

    catulla2008
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    Grazie alla Direzione e complimenti al neonato sito web (ma sarebbe meglio dire rigenerato?!?), con una grafica e una funzionalità più attuali e con tante novità importanti. Questa Luna di Solleone è segnata dunque dall’attualizzazione dell’ultramillenaria tradizione nostra che si spera innamori sempre più le donne e gli uomini di buona volontà per un mondo migliore e un futuro di solo BENE. Ehuahi!!!

    catulla2008
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    Si dica quel che si vuole ma io mi sento molto infastidita dal neonato termine ‘femminicidio’: non ho capito perché per un uomo di parla di omicidio (e non di maschicidio) mentre per la donna si dice femminicidio. E a chi mi fa notare che, di là dal nome, quel che conta è il crescente numero di vittime di sesso femminile, rispondo che il linguaggio, lungi dall’essere accessorio, è invece rivelatore di un atteggiamento e, contemporaneamente, può essere la chiave di volta di un modo di pensare.
    Perché, ad esempio, si dice che ‘lui l’ha presa con la forza’? Che caspita ha ‘preso’ lo stupratore se non la serenità della sua vittima? In natura non funziona così e questa non è la dinamica delle cose: è il grembo femminile che ‘prende’, ‘riceve’ ‘ accoglie’ ….nel momento in cui è consenziente!
    Così pure, mentre faccio la coda al supermercato, e capto la voce di una signora che dice: “…lui le ha dato due figli” mi verrebbe da chiederle – di grazia – ‘lui’ dove e come li avrebbe avuti (!).
    La questione del linguaggio è cosa seria, tanto che la potestà sacerdotale gittava nell’iniziando ‘il seme intellettivo’ delle cose riposte’. E cos’è mai un ‘seme intellettivo’? Restiamo al significato e scopriamo che un pensiero ‘nuovo’ ‘ altro’ può generare, a cascata, pensieri nuovi e altri che lentamente cambiano il modo di relazionarsi con le cose e le persone e, alla lunga, anche il modo di essere.
    Perciò, tornando al neologismo, vorrei proprio sapere da chi per primo l’ha coniato in italiano se ha riflettuto sul fatto che – come diceva il Maestro Kremmerz: “le parole generano le idee, come una inversione generante la causa dall’effetto”.
    Coniato in Inghilterra a inizio 1800 (!) il termine feminicide venne modulato sulla percezione di allora dell’inferiorità femminile; ma già la studiosa messicana Lagarde, che tanto si è battuta contro la misoginia, non ha avuto il problema di una distorsione semantica in quanto in spagnolo:
    mujer= donna;
    hembra = femmina
    ciò che non si presta a confusione interpretativa con “femicidio”.
    Quindi, all’orrida mentalità che distrugge le donne, io continuerò ad associare l’appellativo di ‘donnicidio’. “Quando si comprenderà che le parole generano le idee, come una inversione generante la causa dall’effetto, si saprà anche quanto siano ignoranti coloro che negano alle parole in magia la proprietà di generare miracoli”.

    catulla2008
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    Ho sempre pensato che le scoperte dell’essere umano non possano prescindere dalla sua costituzione e struttura, perlopiù ancora sconosciute alla scienza. Quindi non mi ha stupito più di tanto apprendere che la ragione per cui l’energia immagazzinata dalle batterie tende a diminuire col tempo, dipende dall’uso improprio che se ne fa… oltre che da alcune contingenze che si vengono a creare.
    Infatti, se le batterie non sono completamente scariche o vengono sottoposte continuamente a procedimenti di carica breve, riducono via via la propria potenzialità (similmente alla qualità del sonno quando è spezzato o esagerato?!?).
    La cosa affascinante è la ragione per cui questo avviene nelle batterie. Si tratta di un reticolo di cristalli conduttori che si vengono a creare ad ogni carica e che, col tempo, impediscono il normale funzionamento della reazione chimica preposta alla rigenerazione. (E se anche i nostri pensieri quotidiani creassero un reticolo di cristalli che nel sonno si frappone alla rigenerazione?)
    Soluzione per le batterie? Mandare in frantumi i cristalli surriscaldandoli con una carica di elettroni proveniente da un condensatore elettrolitico legato a una fonte di energia. (Quanto tutto ciò mi ha ricordato il bellissimo intervento su Le basi teoriche del collegamento iniziatico contenuto nel libro “La Via della Rosa”!!! – vedi Articolo nell’Area Riservata in questo sito).
    Pare che la batteria, così rigenerata, allunghi la propria vita e la qualità della propria trasmissione.
    Diceva appunto Kremmerz: “ il principio terapeutico ermetico è lo stesso principio vitale, la cui deficienza determina lo stato morboso”. (SM,II).

    catulla2008
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    L’appagamento dei desideri, che è piacere, è strettamente correlato alla sfera sensoriale e tocca nell’essere umano le corde dell’animale che gode per la buona tavola, il buon odore, la buona sessualità, la buona musica, i buoni sentimenti, la bellezza delle immagini. Tutta questa bontà e questa bellezza portano a cercarne l’origine in un punto più alto di armonia da cui, probabilmente, deriva anche la salute del corpo vivente. Però… Il percorso che mira alla ricerca di questa origine allena a separare l’idea del godimento dal godimento stesso e a riappropriarsi della capacità di immaginare, tipica dell’essere umano, per associarla a gioie via via più raffinate. (Ad esempio, contagiare altri affinché si infiammino del medesimo benessere: la via religiosa è colma di varianti in tal senso dove il benefattore è, a sua volta, beneficato dalla riconoscenza…).
    Tuttavia, se non si riesce ad essere appagati neanche dalla riconoscenza, che inumidisce gli occhi e commuove il cuore, si può provare con il più difficile percorso della ricerca scientifica e della fatica sperimentale che preludono allo zampillo dell’intuizione. Questo tipo di godimento, non più legato al ritorno emotivo degli altri esseri umani ma alla Luce della Verità, accompagna la vita dello studioso e credo sia lo stesso di cui si nutrirono, nel tempo, Marie Curie, Pasteur, Meucci, Sabin e via dicendo. Somiglia alla via magica in quanto non chiede ricompensa ai propri simili ma è esso stessa ricompensa per tutto il genere umano. Il ridirezionamento del piacere immediato in pro di Qualcosa di più grande e il cui prezzo non è definito dagli uomini ma dalla Verità, è fiamma nota agli innamorati quanto agli artisti che, infuocati dall’amore, dimenticano il cibo, il sonno e tutto ciò che solitamente l’animale appetisce, per ricercare qualcosa che li nutre mille volte di più: come il poeta che cerca e trova la parola giusta per il suo verso, il pittore che realizza la sfumatura immaginata per il suo quadro e il compositore che individua la nota giusta che risponde alla musica che aveva in mente. È, anche, il sapore che il cuoco andava cercando, o il profumo che il distillatore voleva ottenere. Insomma, è la gioia di aver dato alla materia la forma esatta dell’idea…
    Quest’ultimo connubio, tra l’artista e l’Idea, è matrimonio (cioè unione con la Materia) che, nella via ermetica, ha portato i Maestri a dare corpo alla Miriam e ad essere fonte di Salute e di Luce. Essi hanno già la loro ricompensa e non hanno bisogno della nostra riconoscenza, ma suscitano in tutti noi il grazie alla Vita per la Bontà e la Bellezza che intuiamo nella Natura e ci sono di sprone e di lievito verso il nostro matrimonio con il Maestro che abbiamo nell’anima.
    Così avviene che momenti senza prezzo valgano miliardi di piaceri trascurati e diano il senso di quello che potrebbe essere l’umanità, la NOSTRA umanità, se solo… semplicemente… VOLESSE.

    catulla2008
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    L’uccellino garrulo e vivente è senz’altro un simbolo più accattivante dei fiori recisi così abbondanti in questi giorni, e le parole che lo accompagnano me ne ricordano altre che ho appena letto in”Giuliano Kremmerz – L’eredità isiaca e osiridea dell’Egitto sacerdotale – Editrice Miriamica, 2002 – ISIDE nella tradizione italica e mediterraneo-egizia – a cura della S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam:
    “E ci piace concludere con lo stralcio di uno scongiuro magico alla Dea, generosamente elargito dal Maestro Kremmerz, che ne rivela il potere creativo, gestatorio, nutritivo e trasmutatorio, chiave penetrativa della bellezza della vita universa e di ogni iniziazione ai suoi misteri – Bella, la più bella dea, utero di oro che Amun ha baciato. Le tue poppe innumerevoli sprizzano latte, e ogni goccia del tuo latte è una mutazione di grazia. I tuoi occhi (sono) fontana di luce perché Amun il vittorioso vi ha raddolcito il suo fuoco… –
    Trasfondi Salute, Luce, Bellezza, Gioia e Amore nel Tuo popolo, e preservalo da ogni male!”

    catulla2008
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    in risposta a: Kremmerz #8293

    In società, quando si vuole of-fendere qualcuno, specie se maschio, si indica subito la madre.
    Nella nostra tradizione, quando si vuole di-fendere qualcuno dal dolore e dalla malattia, il nome della madre accompagna e predispone il richiedente alla medicina ermetica a distanza.
    Questi due dati, apparentemente distanti fra loro, conducono a un medesimo sapere che vede nella ‘madre’ la matrice che sostanzia e individua la natura di cose e persone. E il maschio?
    Il Maestro Kremmerz definì ‘maschio’ la vita attiva e, quindi, per estensione, qualunque individualità è ‘maschia’ quando agisce. Ecco perché non si può pensare di restringere l’idea di maschio a quella di uomo o l’idea di femmina a quella di donna: semplicemente non può esistere un maschio senza una femmina. Perfino la Luce, pur essendo energia e onda, non prescinde da una manifestazione materiale.
    Si pensi a una tromba, a un flauto, un violino, un tamburo… Il materiale di cui è fatto e la forma in cui viene forgiato sono matrici del ‘timbro’ unico e irripetibile di quello specifico strumento. Così, sebbene ancora muto, lo strumento è già figlio della volontà maschia che ha sposato la materia a un’idea. Per questo il principio femminile pre-siede alle forme, perché ogni volta che dall’indistinto e dal caos emerge un oggetto, un animale, un essere, e quell’entità assume contorni e nome, ecco che denuncia l’opera del maschio.
    L’idea che la Schola valorizzi ‘anche’ i maschi è dunque assurda in termini. La stessa tradizione magica “è” vita attiva e , dunque, maschia. E se non pensiamo di essere nati come funghi dopo la pioggia dobbiamo pure pensare che in noi questa mascolinità è stata ed è e sarà principio motore di vita manifesta, dunque matri-archia, materia ed energia che unite acquistano storicità e causalità e anche nome.
    Solo gente acciecata dalla propria facoltà riproduttiva può pensare – come infatti fa e dice – che nella S.P.H.C.I. vi sia spazio solo per le femmine… dimostrando in tal modo la propria incapacità a concepire la realtà in una prospettiva diversa e, finalmente, concreta.
    La Schola è semplicità, è Natura, è Intelligenza della creazione votata al Bene e alla salute, è anelito a Verità eterne. Niente a che vedere con le battaglie sessiste che appartengono alla polvere di corsi e ricorsi storici e alle turbe insoddisfatte dei naufraghi del web…!

    catulla2008
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    Ho spesso sentito pronunciare il detto ‘fatti e non parole’. La scienza oggi ci viene in aiuto nel dimostrare che anche le parole sono fatti che si incidono nella memoria e, quindi, nella materia vivente. (D’altra parte è ormai realtà che le Università abbiano una facoltà denominata “Scienza della comunicazione”).
    Tuttavia, la nostra sana tradizione del fare (l’Italia è da sempre madre patria di artigiani oltre che di scienziati e agricoltori) non ha bisogno di scivolare negli aforismi di Confucio (“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”) per comprendere che la parola non praticata scivola via. La grandezza dell’opera, avviata dai Maestri e voluta da una Catena in grado di volerLa, sta in una pratica che consente di far propri gli enunciati ermetici, ciascuno secondo i propri tempi e con un fine di Bene indiscusso.
    Per questo noi numeri che nella Schola ci riconosciamo e dalla Schola siamo riconosciuti sentiamo vibrare in noi la Bellezza del Suo messaggio “vivo, efficace, potente”. E’ l’ortodossia della tradizione che sposa la forza all’esperienza e l’Amore alla Scienza. Non è questione di dogmi o di mistica, specie quando vedi che chi stava male trae giovamento e chi era malato riesce a sanarsi; quando constati che chi era sofferente e squilibrato si rasserena e chi si sentiva sbattuto dal vento ha ritrovato capacità critica, guizzo intellettuale, voglia di scoprire e mettersi alla prova.
    Dice quindi il vero J.M. Kremm-erz: “non basta credere per rispetto o fede, bisogna aver fede e tentare…”.

    catulla2008
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    in risposta a: S.P.H.C.I. #8349

    Purtroppo in questo periodo sono molto assorbita dal lavoro e non mi resta un granché di tempo per le divagazioni in rete ma, in seguito al post di Sannitica, ho rapidamente fatto un giro per documentarmi sulle ‘ultime’ giunte da ‘quei’ siti (cioè …uno!) in cui si manifesta la malevola attenzione nei confronti nostri e della nostra tradizione (ivi compresi Maestri passati e presenti).
    Devo ammettere che ogni volta mi fa sempre un po’ pena vedere quanto il bisogno di apparire (?) e l’invidia (?) o altri corrosivi dell’anima possano produrre in termini di elucubrazioni e cantonate, ma… che fare? Come aiuti chi si ostina a sbattere la testa contro il muro di casa tua dicendo che gli fai male?
    Nella mia vita ho avuto la ventura di incrociare varie tipologie di livorosi e tutti, proprio tutti, avevano in comune la frustrazione per un obiettivo mancato o un desiderio insoddisfatto: dai sedicenti ‘kremmerziani’ (autodefinitisi tali per aver ‘letto’ –e neppure bene – le opere del Maestro Kremmerz) a quelli che, dopo anni di accattonaggio nei vari circoli e collezione di debite imitazioni timbrate, non avevano ancora strappato la miracolosa ricetta (!) per trasformare in oro sé stessi e il proprio codino; dagli ermetisti autoelettisi eredi di qualche ‘grande vecchio’ ai genii ispirati che degnano la volgare umanità della loro preziosa attenzione e presenza… Insomma, pare che il sottobosco occultista abbia fatto almeno tanti psicopatici quanti ne ha fatti la religione male interpretata, a conferma che l’essere umano è bravissimo a dannarsi la vita.
    Non credo tuttavia che vi sia rimedio al proliferare di tali esaltati: la società attuale, con le sue ingiustizie sociali e i miraggi di opulenza, è di certo l’ambiente adatto alla moltiplicazione di agenti patogeni produttori di rancori assurdi e diffamazioni protette dall’anonimato (anche se, alla fin fine, non è difficile trovare nomi e cognomi e fosche storie di chi starnazza in rete…).
    Nondimeno, quella Legge di Giustizia che ha consentito alla Tradizione Ermetica Ortodossa di sopravvivere ai secoli e tra-mandarsi “Ordinata-mente” da Mandanti a Mandatario/a, continua ad accogliere chi chiede aiuto alla Medicina ermetica e, anche, tutti i ricercatori di buona volontà disposti a fare più che a chiacchierare.
    Il Bene, contro ogni strazio del dolore nei mali umani, procede da una Terapeutica che è dell’Essere e, in quanto tale, non bisognosa né di ‘avere’ né di sembrare.
    La Schola di cui J.M.Kremmerz appare come fondatore, è anzitutto sostanza, prima che forma. E per quanto povera di mezzi finanziari, grazie all’ortodossia dei suoi Maestri è giunta al XXI secolo intatta e ricca del suo tesoro più prezioso: l’Idea.

    catulla2008
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    in risposta a: S.P.H.C.I. #8344

    Come può ricordare chiunque fosse convenuto alle celebrazioni per il Centenario della Pragmatica Fondamentale a Vico Equense, alla base della Fondazione della nostra Schola vi è il mito dell’incontro fra la Sacerdotessa Myra l’Assira e il Sacerdote Mamo Rosar Amru. Il delicato tocco del Maestro Kremmerz, tra scienza e poesia, così recita a un certo punto: “Myria assira è l’eco della Dea e vive nel mondo… porta al braccio un gioiello che non ha prezzo, uno scarabeo che racchiude l’occhio della grande sacerdotessa di Menfi…”.
    Ebbene oggi sappiamo che gli Antichi Egizi, i quali veneravano il simbolo dello scarabeo stercorario al punto di metterlo sulle mummie per simboleggiare la rinascita del defunto, avevano ragioni assolutamente scientifiche per collegare la palla di sterco, che l’insetto fa rotolare dinnanzi a sé, al disco solare.
    Infatti, uno studio della dottoressa Marie Dacke dell’Università svedese di Lund, pubblicato su Current Biology, ha dimostrato che lo scarabeo stercorario si sposta di notte seguendo le stelle e facendosi guidare dalla luce della Via Lattea per procedere in linea retta. Già studi precedenti avevano evidenziato che questi insetti usano Sole e Luna come bussola e che, in presenza di un ostacolo, salgono sulla palla di sterco ed effettuano una specie di danza acrobatica che consente loro di riorientarsi e rilocalizzare la fonte di luce. Tuttavia, ad un’osservazione attenta di come gli scarabei riuscissero a trovare la strada anche in diverse condizioni di luminosità, è emerso che essi usano la Via Lattea come bussola, sintonizzandosi come ago al gradiente di luce generato dalla galassia.
    Noi, e-dotti fanciulli dell’ingenua umanità, possiamo quindi concludere che non a caso il Fedele d’Amore Dante – alla fine del proprio percorso dall’interno della Terra al Cielo – concluse che ad ognuno dei tre livelli è il medesimo cuore pulsante che guida l’uomo, portandolo ad amare la Causa che lo ama, Quella che gli ragiona nella mente, e Quella che muove il Sole e le altre Stelle in una sintesi Unica della medesima Forza dal Volto triplice.
    La Luna, il Sole e, più oltre, le Stelle, rimandano al medesimo Occhio al braccio della Dea: “Maga, sacerdotessa, zingara, cartomante, medichessa, astrologa, divina — seduttrice ed ammaliatrice sempre…” che passa “attraverso al labirinto delle vittime di due estremi, la fede ignorante e la boria scientifica dei terrestri”. Nella perfetta identità tra la forza d’Amore umanizzata e quella Universa, posa il piccolo grande simbolo di uno scarabeo stercorario.
    Forse, prossimamente, gli scienziati troveranno che la Luce di cui si pasce, è una Luce Nera, Matrice delle Forme universe. E che lo scarabeo si sintonizza a ciò che oggi chiamiamo Black Hole.

    catulla2008
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    Che bello il post di cingallegra! E quanta verità nel fatto che questa generazione ha disimparato ad ascoltarsi! Forse, però, il problema non è imputabile solo al nostro tempo, né il progresso tecnologico va visto come antitetico a quello dell’anima verso la sua origine. (Mi domando: e se le macchine non fossero che la strada moderna, una fra le tante dell’umanità, che la pulsione profonda si è ritagliata ri-aspirando alla madre-matrice? Se, come radici alla ricerca dell’acqua, computer e automobili non fossero che protesi in sostituzione di arcaiche capacità sopite?)
    Dopotutto, anche la materia umana ‘usa e getta’ le esperienze per trarne il succo di un essere nuovo che si propone come nuovo essere: ogni tracciato dell’arco esistenziale, dall’infanzia alla vecchiaia, si nutre di favole di varia provenienza e riproduzione, e si aggrappa alla musica per fissare memorie o trovare il proprio ritmo. Purtroppo, con l’era industriale, la qualità della vita non sempre corrisponde alla quantità: ma campiamo più a lungo, e questo conta…perché non si interrompe il gioco dell’apprendimento e c’è spazio per più di una partita prima del ‘game over’…!!!
    Così, ripensando a quanto scritto da Kremmerz in una prospettiva logica, per aver chiara un’immagine nella mente dobbiamo essere o abituati all’immagine (ciò che diventa evidentemente vincolante e tipizza il percorso mistico) o avere dimestichezza con l’azione di immaginare (ciò che caratterizza la via magica): di per sé, nessuna delle due eventualità è garanzia di ascenso. Invece, la Schola educa a ‘psichicamente agire’ in quanto pile. Ciò che, altrimenti detto, significa essere educati a divenire strutturalmente consoni alla trasmissione di un’energia… che però non ci appartiene… non più di quanto ci appartenga la Vita!
    Noi, che ancora non siamo in grado di sfruttare l’incommensurabile energia del sole per far procedere un treno, noi, possiamo educarci a fungere da tramiti per la Salute come è concepita dall’armonia dei mondi.
    “Chi” medica?
    “Chi” sa?
    Ognuno per sé stesso, nel profondo di sé, è Fattore dei propri dolori, della propria storia, della direzione tracciata dal proprio ambire il Bene e il Male, alternativamente.
    Ognuno per sé stesso, nel profondo di sé, può ritrovare la Giustizia sovrana di ogni Fattore, ma non in virtù di uno sforzo, per quanto ostinato questo sia, bensì di una Tradizione: preziosa e sacra quanto la memoria che ci rende Umanità e che, insieme al Lete, scioglie le intemperanze e ci sbianca in polvere lo scheletro .
    Psichicamente agire, nell’esperienza nostra, è psichicamente contenere il proprio io affinché non inquini l’apporto della Catena… e fino a quando, per osmosi, di qui all’eternità, il pensiero sarà divenuto omologo alla materia Amore che ripetutamente l’ha attraversato.
    “Come la rena al diamante, la crisalide alla farfalla, l’oscura notte all’aurora lucente” (vedi “Credo” di J.M.Kremmerz).

    catulla2008
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    in risposta a: S.P.H.C.I. #8335

    Secondo il mio punto di vista, una formula matematica arida escluderebbe qualsiasi cambiamento nella struttura dell’essere umano: non sarebbero possibili evoluzione, riscatto, cambiamento, ascenso, solidarietà né alcun sentimento e, soprattutto, la SCHOLA. Infatti, se ciascuno di noi dovesse scontare la vita come in un karma fino all’ultimo dei suoi atti senza possibilità di scampo, non sarebbe neppure possibile concepire una terapeutica dell’essere, una redenzione e così via. L’umanizzazione nella sensibile, l’amore della madre che pre-siede alle forme (nel bene e nel male) rendono invece possibile alla volontà intelligente dei Maestri della S.P.H.C.I . la Direzione in pro salute populi delle forze della Natura: a volte anche contro ogni apparente linearità di decadimento e/o distruzione, purché l’essere umano si apra come un bocciolo alla fecondazione d’Amore e chieda. Con il cuore.
    Ecco la grandezza della MIRIAM…!

    catulla2008
    Partecipante
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    in risposta a: Eventi e Segnalazioni #6566

    Ammetto che, quando mi è accaduto di constatare l’enorme mole di storpiature costruite sul nulla – storpiature che hanno dato origine a tanta letteratura strapazzata e conseguenti falegnamerie mentali – sono rimasta a bocca aperta per l’incredulità. Eppure è accaduto che decine e centinaia di generazioni di umanità-uomo abbiano deciso cosa sente una donna, cosa pensa una donna, cosa può fare dire essere diventare e tramandare una donna fino a che larghissima parte dell’umanità muliebre, ormai completamente plagiata, si è adeguata a cotanto ‘dio’, storpiandosi per corrispondere a modelli storpiati. E l’outlet è divenuto marchio millenario.
    Non fatico a credere che la tradizione misterica femminile, mai codificata, sia stata il nemico più grande per un disegno tanto innaturale: non si può pensare infatti che una Donna illuminata, restituita a sé stessa e alla sua matrice profonda, continuasse – allora come oggi – a cullarsi fra le sbarre di una gabbia assurda.
    Jambe ride… ride… ride… E nella risata della vecchia Baubo rifiorisce la risata di Demetra e con la Natura tutta… La stessa risata segna la fine della rigida protervia di una tradizione: fallica ma non virile, pomposa ma non potente.
    Con buona pace di Martino e della sua cappa.

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