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    Ho letto con piacere il post di Mercurius e ne condividendo il pensiero; in un certo senso è il seguito ad un mio post di riflessioni personali sulla prima fase (v.post del 26 u.s.). Ritengo utile per il singolo ma anche per il forum quando riusciamo a far emergere anche un piccolo elaborato personale che ci permette di fare esprimere una parte di noi stessi. Tutto ciò testimonia la vitalità,la veridicità, l’utilità del sito che non ha prezzo.I dati scientifici sono importanti ma rimangono aridi se non portano ad una soggettivazione attiva.
    Un abbraccio

    BELL
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    Partendo dal detto ”sentire a pelle” e riportandolo a dati scientifici è interessante annotare una proprietà fisiologica di questo organo che è emersa da uno studio di Ricercatori Canadesi dell’Università di Vancouver.
    La nostra pelle, che in campo anatomico/fisiologico va considerata come un organo, aiuta l’Apparato Uditivo a sentire e a distinguere i suoni: la pelle percepisce dei leggerissimi flussi d’aria inudibili che accompagnano i suoni, la cui percezione ci aiuta a distinguere un suono dall’altro. L’onda sonora sposta dei leggerissimi flussi d’aria che non sono udibili; a diversi suoni o sillabe sono associati differenti flussi d’aria, ma finora non era chiaro se e come questi flussi potessero essere funzionali all’udito. I ricercatori hanno scoperto che tali soffi sforano la pelle e che le sensazioni tattili da essi provocate, veicolate dal sistema nervoso periferico al cervello, aiutano le nostre orecchie a sentire e a percepire in modo chiaro ciascun suono senza confonderlo con altri; come se la pelle aggiungesse sensibilità al nostro udito. Infatti mentre ascoltiamo delle parole in presenza di soffi d’aria creati artificialmente, il nostro udito ne viene disturbato anche se di per sé quei soffi non sono udibili. Se consideriamo che la nostra pelle è il nostro organo più grande per dimensioni questa caratteristica fisiologica associata alle onde sonore apre a molte considerazioni sulla capacità “ricevente”del nostro essere inteso in senso unitario.

    BELL
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    Per alcune specie animali come gli uccelli migratori e le tartarughe marine, la capacità di percepire il campo magnetico terrestre è fondamentale per orientarsi sulle lunghe distanze che devono compiere durante i viaggi migratori. Questa sensibilità al campo magnetico terrestre è stata dimostrata avere alla base la presenza nella retina di una proteina chiamata Criptocromo che invia alla parte più antica del cervello stimoli opportuni che in queste specie animali determinano la loro capacità di orientamento. Si è visto che anche nella retina umana è presente un Criptocromo e attraverso esperimenti transgenici si è notato che è sensibile a campi magnetici indotti da una bobina elettrica ed è fotosensibile. Alcune ricerche hanno messo in luce che Criptocromi molecolarmente simili a quelli umani e sensibili anch’essi alla luce blu sono presenti anche in alcune piante. Studi recenti sui Ritmi Circadiani nell’uomo hanno ulteriormente ampliato il campo di azione di questi speciali recettori retinici; questi ritmi possono essere considerati come tanti orologi interni del nostro organismo che regolano il ciclo sonno/veglia, la produzione di Melatonina, Adrenalina, il battito cardiaco ecc.; essi si ripetono ogni giorno nell’arco delle 24 ore con specifiche finalità per la nostra fisiologia. Fino a poco tempo fa si riteneva che solo l’alternanza di luce/buio e le immagini visive potessero influire e regolare questi Ritmi Circadiani attraverso le vie ottiche che mandano informazioni all’Ipotalamo che è il Centro Nervoso che regola tutti questi orologi interni. In realtà una piccola popolazione di cellule nervose dell’Ipotalamo riceve impulsi da questi recettori che, come detto all’inizio, sono sensibili ai campi magnetici indotti da una bobina elettrica, sono fotosensibili, ma non hanno il ruolo di formare e veicolare le immagini visive che sono trasmesse da altri recettori retinici. Si può ipotizzare che la capacità di orientamento, anche se incerto, del non vedente sia attribuibile proprio alla funzione di questi recettori. Infine è interessante annotare che in alcune ricerche su animali da laboratorio si è osservato che i Criptocromi sono già presenti alla nascita, regolano subito i Ritmi Circadiani e favoriscono lo sviluppo e la maturazione, che avverrà solo dopo alcune settimane, dei recettori deputati alla trasmissione dell’immagine. A ben ragione possiamo dire che siamo in presenza di un” Terzo Occhio” che ci fa comprendere quanto la funzione dei nostri organi di senso sia ancora lontana dalla piena comprensione. Per un aspirante ermetista questi studi aprono tutta una serie di domande e relative considerazioni; mi limiterò a qualche domanda: è questo uno dei meccanismi di recezione di campi magnetici che partono da un meccanismo di catena? l’occhio sulla base di questi studi ha affinità funzionali con l’apparato uditivo? La presenza di Criptocromi anche nel mondo vegetale ci indica qualcosa? Che significato può avere il fatto che i Criptocromi, negli animali da laboratorio, sono già presenti alla nascita e attivano subito i Ritmi Circadiani? Mi farebbe piacere avere le opinioni di voi tutti.

    Un abbraccio

    BELL
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    Buonasera a tutti, stasera non vorrei parlare di risultati scientifici ma vorrei farvi partecipi di alcuni piccole riflessioni personali. Da più parti si avverte una sofferenza o meglio una insofferenza a questi due mesi di “astinenza “ dal comune senso delle abitudini della vita profana in cui eravamo calati.
    Calati a tal punto che solo un evento improvviso, spiazzante, drammatico per tanti aspetti come questa Pandemia poteva sottrarci a questo senso comune relazionale, lavorativo ecc. riportandoci necessariamente ad un rapporto con noi stessi. Così mentre il teatrino degli esperti (virologi più o meno conosciuti, scienziati improvvisati esperti di tutto e di niente, opinionisti che dettano ricette invincibili) ha iniziato e continua i suoi spettacoli, personalmete come un film che annoia ho girato canale. Se ci pensiamo bene è stata ed è un’occasione d’oro per fare bilanci, per cercare di capire dove siamo e cosa vogliamo fare veramente, per comprendere i nostri rapporti famigliari, le nostre attività lavorative e come abbiamo impostato i rapporti al suo interno, le cose futili e quelle realmente importanti, insomma per disporre i vari tasselli del puzzle in ordine tra loro. Si è potuto dare una scaletta delle vere priorità per il nostro essere; tutto questo approfittando del fatto che il continuo e assillante ronzio o meglio rumore della società esterna improvvisamente era cessato. In questo rapporto con noi stessi a volte hanno parlato le nostre sovrastrutture e allora abbiamo avuto momenti di “astinenza” altre volte il nostro essere più profondo ha lanciato messaggi della ricerca e della necessità di quel nutrimento che è poi il motivo per cui in maniera più o meno cosciente abbiamo deciso di partecipare a questo “grandioso progetto” al momento della nostra iscrizione alla Schola. Il nostro essere ci ha spinto a frequentare il forum, a rileggere i corsi e tutto il materiale offerto nel sito con estrema generosità dalla Delegazione, perché e li che ritrova la sua famiglia profonda, e lì che trova quel nutrimento che lo riequilibria nei momenti di paura, di incertezza, che ognuno di noi ha provato in questo periodo particolare. Dentro il sito ci siete tutti voi, tutte le Gerarchie, anche se non stiamo insieme fisicamente. Adesso ci aspetta una prova faticosa e difficile: sapremo mantenere questo rapporto con il nostro essere anche quando si accenderanno i riflettori accecanti del senso comune delle abitudini della vita sociale? Avremo la forza di confermare la scaletta delle priorità dettata in questo periodo? Ci vorrà volontà ferma e umiltà perchè solo così potremo continuare a ricevere quel nutrimento che ci permetterà di superare gli ostacoli che si presenteranno e non saranno pochi, in parte dettati anche dalle nostre abitudini spesso viziate da difetti ormai radicati in noi. Per concludere il mio pensiero corre, affettuoso e anche un po’ commosso, a tutti quegli che, nel momento più critico, non hanno avuto la possibilità di essere curati con gli strumenti idonei. Il mio è solo un pensiero e non vuole essere un giudizio, però personalmente ritengo che la Salute va “conquistata” ma l’essere curati nel modo migliore possibile è un diritto per qualsiasi essere umano.
    Per stasera mi fermo qui visto che, per il mio carattere piuttosto introverso, siamo andati molto oltre ma per quello detto prima ho sentito il bisogno di partecipare a voi le mie riflessioni.
    Un abbraccio a tutti/e

    BELL
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    Buonasera, voglio condividere con voi una notizia apparsa in un comunicato stampa dell’Istituto Spallanzani in conclusione di una importante ricerca effettuata presso lo stesso Istituto. Il virus SARS-CoV-2 responsabile della Pandemia COVID-19 è attivo anche nelle secrezioni oculari. La ricerca è partita da un tampone oculare di una paziente positiva al virus ricoverata presso lo Spallanzani alla fine di Gennaio e che presentava una congiuntivite bilaterale; i ricercatori, per la prima volta in assoluto, sono riuciti ad isolare il virus, dimostrando così che esso, oltre all’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive. Quindi, afferma la responsabile della ricerca, questo dimostra che gli occhi non sono solo una porta di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio; ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicuri rispetto ai rischi del contagio che pone questo virus.
    Inoltre la ricerca ha evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus. I campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo a 27 giorni dal ricovero.

    BELL
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    Cara Tanaquilla, ti ringrazio per aver fatto riemergere in me il ricordo, che ora è ritornato vivo, di quella bellissima esperienza. A quel tempo non colsi, per mia immaturità, il profondo valore scientifico e tradizionale di quel fenomeno che oggi posso riconoscere e comprendere in modo più cosciente. Aver partecipato a quella e a tante altre esperienze che la Delegazione, con estrema generosità, ci ha offerto in questi anni partendo sempre dal dato concreto, scientifico, ha costruito un campo seminato che inevitabilmente darà i suoi frutti.
    Un Saluto a tutti/e

    BELL
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    Buonasera a tutti, vorrei condividere con voi una lettera che il Prof.Sergio Romanini già Professore di Immunologia Clinica e Medicina Interna e Professore Emerito dell’Università di Firenze ha inviato agli Organi di Sanità della Toscana ed estensibile a tutte le regioni.
    In questa lettera invita, sulla base dello studio sugli abitanti di VO’, uno dei primi epicentri dell’epidemia da Coronavirus, gli Organi Sanitari a modificare la strategia di azione e prevenzione della Pandemia in atto. Personalmente sono pienamente concorde con le valutazioni espresse dal Professore. Riporto la lettera integralmente:
    “Sono pronti i risultati dello studio sugli abitanti di VO’;
    È stato eseguito il tampone per la ricerca del Covid-19 a tutti gli abitanti del paese (circa 3000) di Vò ed è stato dimostrato che la grande maggioranza delle persone che si infetta, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica, ma rappresenta comunque una formidabile fonte di contagio. A Vò infatti con l’isolamento dei soggetti infettati il numero totale dei malati è scesa da 88 a 7 (almeno 10 volte meno) nel giro di 7-10 giorni. Quello che è anche più interessante e in parte sorprendente, è stata anche la dimostrazione che l’isolamento dei contagiati (sintomatici o non sintomatici) non solo risultava capace di proteggere dal contagio altre persone, ma appariva in grado di proteggere anche dalla evoluzione grave della malattia nei soggetti contagiati perché il tasso di guarigione nei pazienti infettati, se isolati, era nel 60% dei casi pari a soli 8 giorni .
    Questi dati forniscono due informazioni importantissime:
    1) la percentuale delle persone infette, anche se asintomatiche, nella popolazione è altissima e rappresenta la maggioranza dei casi soprattutto, ma non solo, tra i giovani;
    2) l’isolamento degli asintomatici è essenziale per riuscire a controllare la diffusione del virus e la gravità della malattia. Alla luce di questi dati straordinari, è evidente che le attuali politiche di contenimento del virus devono essere riviste. Risulta infatti assolutamente fondamentale per bloccare la diffusione del virus identificare il più alto numero possibile di soggetti asintomatici che sono fonte importante della malattia e di identificarli il più precocemente possibile.
    Sulla base dei dati ottenuti a Vò, è già iniziata in tutto il Veneto una “sorveglianza attiva massiva”, cioè si è deciso in quella regione di sottoporre a tampone tutti i lavoratori più esposti al contagio (medici, infermieri, forze di polizia, lavoratori costretti per il loro tipo di lavoro ad avere molti contatti inter-personali), anche se asintomatici, uno studio finanziato da un industriale veneto il cui nome è sconosciuto, allo scopo di scovare tutti gli individui infetti, anche se asintomatici, e quindi di isolarli come è stato fatto nello studio pilota di Vò.
    La prima considerazione che scaturisce da questa esperienza è che l’attuale modalità nazionale e quindi anche della nostra regione di affrontare il problema della infezione da Covid-19 (fare tamponi solo alle persone sintomatiche) è l’opposto di quello dovrebbe invece essere fatto. Infatti, adesso che il virus circola ampiamente non è più così importante fare il tampone ai soggetti sintomatici. Tutti coloro che presentano febbre, tosse e sintomi respiratori dovrebbero comunque essere posti in isolamento o essere trasportati in ospedale e curati in modo appropriato alla loro sintomatologia e tutti coloro che sono stati esposti a questi soggetti dovrebbero comunque stare in isolamento.
    Quello che però sembra adesso cruciale nella battaglia contro il virus è cercare di scovare le persone asintomatiche ma comunque già infettate, le quali hanno una maggiore probabilità di contagiare visto che nessuno le teme o le isola. Questo è particolarmente vero per categorie come i medici e gli infermieri che essendo esposti al virus sviluppano frequentemente un’infezione asintomatica continuando a veicolare l’infezione tra loro e ai loro pazienti. In molte regioni infatti, sia italiane che internazionali, si sta infatti decidendo di non fare più il tampone ai medici e agli infermieri a meno che non sviluppino sintomi. Ma alla luce dei risultati dello studio di Vò, questa decisione può essere estremamente pericolosa; gli ospedali rischiano di diventare zone ad alta prevalenza di infettati in cui nessun affetto è isolato. Il rischio di contagio per i pazienti e tra colleghi rischia di diventare altissimo ed esiste anche il rischio di creare delle comunità ad alta densità virale che sono quelle che, secondo lo studio di Vò, favoriscono anche la gravità del decorso della malattia.
    E’ quindi assolutamente essenziale estendere i tamponi alla maggior parte della popolazione, in particolare alle categorie a rischio (cioè esposti a contatti multipli), e quindi isolare i soggetti positivi al virus ed i loro contatti, anche se asintomatici, quanto più precocemente possibile. In particolare, è assolutamente necessario fare i tamponi a tutti coloro che hanno una elevata probabilità di trasmettere il virus, specialmente se vivono in comunità chiuse e con contatti molteplici e ravvicinati. Infine, è importantissimo che tutti i soggetti a rischio indossino le mascherine, non tanto per proteggere sè stessi dall’infezione, ma piuttosto per proteggere gli altri da sè stessi, anche quando non presentano sintomi.
    Si potrebbe obiettare che i costi di un numero elevato di tamponi, nonché le difficoltà di ordine tecnico che ne derivano) siano state le motivazioni addotte per sconsigliare finora questa strategia a livello di politica sanitaria nazionale e quindi anche della regione Toscana, scegliendo quella di effettuare il tampone solo alle persone fortemente sospette a causa della loro sintomatologia. Ma i costi, valutati in termini di vite salvate, di numeri molto inferiori di soggetti che richiedono i costi ed i rischi di una terapia intensiva, ed anche in termini economici, sarebbero alla fine enormemente inferiori a quelli legati alla esecuzione di un numero di tamponi molto maggiore di quello attualmente effettuato. Del resto risultati similari stanno arrivando in questi ultimi giorni dall’uso di una simile strategia nella Corea del Sud. La mia lettera vuole anche essere una forte raccomandazione ad esaminare il problema ai vertici della sanità della Regione Toscana.”

    Un Abbraccio a tutti

    BELL
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    Buonasera a tutti, vorrei condividere con tutti voi un’interessante notizia scientifica che ho letto di recente.
    Un’infezione batterica non è solo un’esperienza spiacevole, ma può anche essere un grave problema di salute. Alcuni microrganismi sviluppano resistenza ai trattamenti normalmente efficaci con gli antibiotici. Pertanto, continuamente si cerca di sviluppare nuovi tipi di antibiotici in grado di combattere i batteri e allo stesso tempo di rendere più efficaci gli attuali trattamenti.In questa estenuante rincorsa da un lato verso nuovi tipi di antibiotici e dall’altro verso lo sviluppo di batteri sempre più aggressivi, si inserisce una nuova presa di coscienza che fa vedere il problema sotto un ottica terapeutica completamente diversa.
    I ricercatori dell’Università di Copenaghen in collaborazione con quelli della California Irvine hanno riportato i risultati di un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Bacteriology, in cui hanno scoperto che i batteri inviano ai loro simili, quando vengono attaccati dagli antibiotici o dai virus chiamati batteriofagi che li uccidono, dei segnali di avvertimento. Nello studio, i ricercatori hanno studiato la crescita e la distribuzione dei batteri nei vetrini. Inoltre, hanno creato ambienti che assomigliano alla superficie delle mucose in cui può verificarsi un’infezione, come nel caso dei polmoni di una persona con fibrosi cistica.
    “E’ affascinante – spiega Nina Molin Hyland-Kroghsbo, una delle autrici della ricerca- vedere come i microrganismi comunicano e cambiano il comportamento per far sopravvivere l’intera popolazione batterica. Si può quasi dire che agiscono come un unico organismo unico”
    E’interessante notare che l’unicità si evidenzia scientificamente anche nelle forme viventi viventi monocellulari più semplici.
    Un abbraccio a tutti/e

    BELL
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    in risposta a: Il Carnevale #14768

    Aiutando mia figlia a scrivere un tema sul significato del Carnevale ho trovato delle notizie riguardanti il rapporto tra questa ricorrenza e la fertilità della natura e degli esseri umani che mi hanno fatto riflettere su questo periodo.
    Non si conosce con esattezza l’origine del nome Carnevale: qualcuno crede che derivi dal latino car navalis, il rito della nave sacra portata in processione su un carro; ma la tesi più accreditata è la derivazione dalla locuzione latina carnes levare, “togliere la carne”, o carne vale, tradotto come “carne, addio”, un’allusione che richiama i digiuni quaresimali. È comunque una festa di origini antiche: in passato, questa festa si ricollegava ai riti della fecondità della terra, che doveva svegliarsi dopo il sonno invernale e anche in antico, come oggi, questa ricorrenza era legata indissolubilmente all’allegria, al riso, che allontanava il male, il lutto e la morte attraverso danze, burle, scherzi.
    Un mito molto importante dell’antica Grecia ci ricorda infatti l’importanza del ridere: Demetra, la dea che aveva perso la figlia Core, passò molto tempo senza più ridere, con il cuore colmo di tristezza, e per questo il mondo rischiò di scomparire, poiché non nascevano più fiori, né piante, né animali, né umani. Un giorno però una serva la fece ridere facendo un gesto volgare: tutto rifiorì e la vita ritornò. Questo mito spiega bene l’importanza della risata, che nell’antichità aveva un ruolo vitale: al riso, infatti, si attribuiva il potere di sconfiggere la morte e il lutto, e già tradizioni antichissime lo collegano alla fertilità della natura e degli uomini e di conseguenza alla festa del Carnevale.

    BELL
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    Ringrazio e ricambio con stima e affetto gli Auguri all’Admin Kremmerz e a tutti gli Amici che frequentano il sito.

    BELL
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    Voglio condividere con tutti gli amici del forum un eccezionale risultato scientifico in campo biologico/oculistico; per la prima volta in laboratorio si è riusciti a coltivare retine umane complete. La Retina è un tessuto nervoso situato nella parte posteriore dell’occhio le cui cellule sono stimolate dalla luce inviando stimoli al cervello per la formazione delle immagini.
    I risultati di questa preziosa ricerca, pubblicati sulla rivista Science, sono stati ottenuti dai biologi dell’americana Johns Hopkins University; questi studi hanno inoltre consentito di comprendere come si sviluppano le cellule che permettono di vedere a colori.
    Le retine umane coltivate in laboratorio sono state create a partire da cellule staminali pluripotenti indotte, ossia cellule adulte di altri tessuti “ringiovanite” grazie a un mix di geni e portate poi a svilupparsi in cellule della retina che hanno costituito la base per coltivare in provetta il tessuto completo: il processo ha richiesto trecento giorni per ottenere una retina completa. Sino a oggi erano state ottenute retine di topo, che però non hanno la vista a colori come l’uomo. Questa differenza non consente, perciò, di ricostruire come si sviluppano le cellule deputate alla percezione delle diverse tonalità, meccanismo che avvicinerebbe invece alla possibilità di curare le persone che non vedono i colori o li percepiscono in maniera alterata, gettando le basi per lo sviluppo di future terapie.
    In particolare, i ricercatori hanno osservato come si sviluppano i tre tipi di fotorecettori a cono che permettono di vedere i colori reagendo a diverse lunghezze d’onda della luce. Hanno notato inoltre che si formano per prime le cellule che permettono di vedere il blu, seguite da quelle che consentono di vedere il rosso e il verde. Se i fotorecettori non si sviluppano in maniera corretta, insorgono forme di cecità ai colori di vario livello. Il loro corretto sviluppo dipende anche da un ormone prodotto dalla tiroide.
    Qualche mese fa (v.post del 08 Dicembre u.s.) avevamo parlato degli studi che si stavano incentrando sulle cellule staminali ed ecco che adesso siamo al risultato scientifico concreto. Personalmente rimango sempre molto emozionato di fronte a questo meccanismo di evolversi cronologico e forse causale degli eventi.

    Un Caro Saluto a tutti

    BELL
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    Seguo con piacere lo sviluppo di questi ultimi interessanti post e a tal proposito vorrei esprimere due opinioni personali.
    La prima è nel condividere il post di Ippogrifo in quanto sicuramente il campo mediatico è un buon conoscitore di tutti i risultati scientifici riguardo l’importanza degli stimoli “subliminari” e gli utilizza regolarmente, a nostra insaputa, nei vari spot pubblicitari e nelle varie attività di Marketing colpendo quasi tutte le fascie di età e riuscendo a pilotare usi e costumi di molte persone.
    La seconda, riguardo alla Sindrome di Hikikomori a cui faceva riferimento Mercurius nel post del 27 u.s. mi sembra di estrema importanza la figura di quell’insegnante di Storia e Filosofia che sembra aver generato nel ragazzo una grande disistima; sicuramente ognuno di noi ha delle proprie caratteristiche di personalità però spesso nella nostra vita sia come genitori, che come persone necessariamente inserite nel sociale, veniamo in contatto con individui che hanno atteggiamenti non positivi nei confronti nostri o dei nostri cari e questo esempio ci ricorda di non sottovalutare queste situazioni ma di essere vigili con tutti gli strumenti a disposizione per non andare incontro a gravi ripercussioni sulla salute.

    Buona serata a tutti

    BELL
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    Carissimo Maestro L.J. Aniel, confesso di non avere dimestichezza con determinati aspetti astrologici però ti ringrazio per la chiarezza con cui ci ricordi il valore e la finalità della Schola.
    Ricambio con un fraterno abbraccio gli Auguri.

    BELL
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    Ringrazio la Direzione per il post chiarificatore che aiuta ad avere una visione più equilibrata sulla via iniziatica che ognuno liberamente ha scelto di intraprendere o riprendere e su come ci dobbiamo porgere nei confronti di tutte le presunte vie evolutive che continuamente ci vengono proposte.

    BELL
    Partecipante
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    Proseguendo l’interessante post di WIVA c’è da dire che a Pisa la Scuola S.Anna (sezione della Scuola Normale Superiore) è uno dei principali centri di ricerca sull’elettrostimolazione nei pazienti affetti da lesioni del midollo spinale in cui si ha un danneggiamento dei fasci nervosi che corrono lungo la colonna vertebrale a seguito di traumi ma anche di infezioni o processi tumorali. A seconda del punto colpito si possono avere ripercussioni più o meno gravi sul corpo, ma nella maggior parte dei casi la lesione comporta la perdita della capacità motoria che può riguardare solo gli arti inferiori (paraplegia) o comprendere anche quelli superiori (tetraplegia).
    La stimolazione elettrica spinale consiste nell’impianto sottocutaneo a livello di midollo spinale di uno stimolatore elettrico (costituito da una serie di elettrodi) che eroga una corrente elettrica continua a bassa intensità nei nervi spinali inferiori, imitando i segnali che il cervello trasmette normalmente per avviare il movimento.
    iI midollo spinale, sotto questo stimolo, riattiva la rete neurale per controllare i movimenti muscolari diretti e, cosa ancor più sorprendente, riattiva anche i circuiti neurali adiacenti dormienti.
    La stimolazione elettrica ha effetti positivi non solo sulla capacità motoria ma anche sullo stato generale di salute dei pazienti come l’aumento della massa muscolare e la regolazione della pressione arteriosa, non ché una riduzione dello stato di affaticamento e significativi miglioramenti nel tono dell’umore.

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