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    Caro garrulo, mi ha sorpreso la ,
    “mozzarella amche cruda da gustare”. Ma come, mi sono detto, la mozzarella si mangia prevalentemente cruda! Poi mi sono ricordato di un tuo post nel quale parlavi di un amico che aveva piantato un albero di banane nei dintorni di Torino… e allora ho capito! Quella specie di polistirolo espanso, che alle tue latitudini passa per essere mozzarella, forse può essere mangiato solo cotto! Ma la mozzarella, quella vera, è tutta un’altra cosa!
    Una buona serata a te e a tutti i naviganti.

    anima critica
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    Sono davvero grato a holvi per le notizie che ha fornito e che hanno stimolato la mia curiosità. Allora ho voluto approfondire l’argomento e sono andato alla ricerca di materiale basato su un approccio non sensazionalistico e con un background scientifico serio, quindi non propenso alle suggestioni, e in grado di gettare un po’ di luce non incerta sull’argomento. Ho trovato in rete una straordinaria conferenza, divulgativa ma rigorosa, tenuta dal fisico Emilio Del Giudice, del resto citato dallo stesso holvi. Le argomentazioni proposte mi hanno aperto un orizzonte nuovo. Propongo il link ai frequentatoi del sito, avvisandoli che dovranno armarsi di un po’ di pazienza e ascoltare fino in fondo perché ne vale davvero la pena. Non voglio anticipare conclusioni mie, ma penso che le prospettive aperte siano di grande interesse. Ecco il link:
    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjgnb3F8qzlAhUpPewKHUUyBKAQwqsBMAB6BAgIEAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D0MAPKRB8qno&usg=AOvVaw1u7gD-LH8-AgMBMwj-CeJs

    anima critica
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    A proposito di Masaru Emoto e dei suoi esperimenti ci andrei con i piedi di piombo prima di parlare di “scienza”. Masaru Emoto non era in possesso di alcun titolo che ne attestasse competenze scientifiche particolari, se si fa eccezione per una laurea in relazioni internazionali. In teoria questo potrebbe voler dire poco o nulla perché niente esclude che uno possa formarsi approfondite cognizioni scientifiche anche al di fuori dei percorsi accademici istituzionali, ma il problema sta nel fatto che gli esperimenti di Emoto si presentano inaccettabilmente lacunosi proprio sotto il profilo del rigore che la metodologia della scienza impone agli esperimenti condotti in suo nome. Certo, le ipotesi su una possibile memoria dell’acqua sono assai suggestive, ma fino a quando tale proprietà non viene accertata con inappuntabile rigore metodologico ogni ipotesi resta soltanto una suggestione, affascinante finché si vuole, ma sempre suggestione. Non vorrei essere frainteso: non escludo nulla a priori, ma non mi pare un buon approccio tentare di spiegare proprietà insolite, come le virtù terapeutiche dell’acqua, quando accertate, con situazioni tutte da verificare. Non me ne voglia Garrulo per la critica bonaria, ma ho espresso quel che penso.
    Una buona notte a tutti.

    anima critica
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    Ringrazio m_rosa e tanaquilla9 per aver chiarito il mio pensiero e condivido la posizione critica di mandragola11 sulla rappresentazione mediatica talvolta strumentale in un senso e nell’altro di un fenomeno globale che nella sostanza potrebbe essere un fenomeno ciclico.
    A presto

    anima critica
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    Caro kridom, la frase dal tuo post, dove dici che ti spaventa un essere umano che voti la sua vita a un unico scopo “perché diventa potenzialmente fonte di un’ulteriore forma di assolutismo e di integralismo”, mi ha sbatacchiato un tantino.
    Allora ho provato a ragionare e siccome sono un’anima critica e non un’anima solitaria, ho voluto condividere con i frequentatori del forum, te compreso, il mio ragionamento.
    Supponiamo che un essere umano abbia nella vita diversi scopi: sarebbe possibile dedicare a tutti lo stesso tempo, le stesse energie, la stessa applicazione? Probabilmente no perché diventerebbe troppo dispersivo, a parte il fatto che difficilmente si riesce a mantenere la stessa concentrazione su più obiettivi contemporaneamente. Allora la soluzione può essere quella di ordinarli secondo una scala di priorità, il cui ordine presumibilmente va a rispecchiare la scala di valori, e cioè i significati e l’importanza, che attribuiamo a quelli.
    A questo punto, mi viene da pensare che non è affatto escluso che nel corso dell’esistenza questa scala cambi e magari si riduca a pochi valori essenziali, e di conseguenza si riducano anche gli scopi da perseguire. Al limite, potrebbe accadere che il valore davvero significativo si riduca a uno solo, che potrebbe essere il senso della vita. Ecco allora che dare un senso alla vita, qualunque esso sia, potrebbe diventare lo scopo unico dell’esistenza. E sarebbe questo un male? Significherebbe diventare assolutisti e integralisti?
    Francamente non lo so. Anzi, mi resta più di un dubbio.
    Intendiamoci bene, il mio è un ragionamento generale e non vuole assolutamente entrare nel merito della questione posta da kridom, per la quale non ho né informazioni sufficienti né competenza.
    Buon pomeriggio di domenica!

    anima critica
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    Ringrazio Greg Pelikan per le rassicurazioni, ma non avevo messo in discussione la libertà di scegliere la frequenza con cui frequentare il sito o addirittura di decidere di smettere di frequentarlo. E ci mancherebbe!
    Mi ponevo una questione più generale, quella della nostra costanza nel fare le cose in contrapposizione ai risucchi della vita di ogni giorno e, non sapendo risolverla, ho pensato di rivolgermi al sito, forse con la speranza che qualcuno mi aiutasse a chiarirmi le idee e la mia provocazione in chiusura voleva andare in quella direzione. Devo aggiungere che sapere che non siamo robot efficienti, come dice Greg Pelikan, non mi aiuta molto anche se mi conforta un poco.
    Ancora saluti a tutti.

    anima critica
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    Eccomi di nuovo, con un po’ di vergogna, perché è da febbraio che non mi faccio vivo. Avevo detto che sarei stato più presente e avrei cominciato a fare i corsi online… Ma è proprio vero che le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni! Mi sono fatto riassorbire dal quotidiano, poi il quotidiano è diventato settimanale, il settimanale mensile e il mensile semestrale… E non sto parlando di giornali e riviste!
    Insomma, è passato il tempo, preso da mille cose che mi hanno fatto lasciare anche i corsi alle prime battute. Adesso sto provando a ricominciare, ma stavolta non prometto nulla. Sapete com’è: l’esperienza mi consiglia di non sbilanciarmi. Comunque, ho deciso di rifarmi vivo con questo post, che pubblico in questo thread perché mi pare che sia quello più gettonato. Ho anche visto che non sono il solo a comparire e scomparire, però mi incuriosisce il fatto che qualcuno arriva, magari scrive a raffica per qualche tempo e poi svanisce nel nulla. E allora mi domando (perché la cosa riguarda anche me): è un fatto di incostanza? di situazioni della vita? di incapacità a stare su un percorso? di aspettative non appagate? di interesse esaurito o di semplice superficialità come quella del “mordi e fuggi”? Ma capita così anche nella Scuola? Io spero che almeno da voi l’assiduità e la costanza sugli impegni presi siano di casa e che le altalene le abbiate lasciate ai giardini pubblici! Scusate l’irriverenza, ma oggi, più che “anima critica”, mi sento “anima scettica”.
    A presto, almeno spero, e un saluto a tutti!

    anima critica
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    Quoto l’intervento di Holvi, che rende giustizia alle falene e riporta l’argomento alla stringatezza della essenzialità scientifica.

    anima critica
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    in risposta a: Il Carnevale #14539

    Rispondo a Sal: le domande le farò come suggerisce, ma il problema è che sono critico anche verso me stesso e mi chiedo se tutte le domande che mi vengono in mente hanno senso. Devo poi dire che sulle maschere state dando spunti interessanti e allora ho provato a mettere in fila quello che avete detto fin’ora:
    – le maschere mediatrici di un’alterita’, molteplicità e coscienza unitaria insieme
    – la maschera nasconde ma allo stesso tempo rivela
    – la maschera fissa un aspetto e una forma in quella che appare mutevolezza di contorno
    – la maschera… non potrebbe indicare uno stato in cui, grazie ad un percorso, invece dell’aspetto individuale e sovrastrutturato si esprimono forze ed energie naturali e universali?

    Per caso c’è dell’altro? Sì perché il tutto si fa davvero interessante! Solo che adesso mi trovo con più domande di prima e comincio a pensare che il Carnevale non sia proprio una… carnevalata!
    Allora, buon Carnevale e buona notte.

    anima critica
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    in risposta a: Il Carnevale #14526

    È vero, Mandragola,di risposte me ne stanno arrivando dai corsi, ma le domande restano ancora tante e devo ammettere che la difficoltà maggiore, per come sono fatto, sta nel cambio di mentalità richiesto per affrontare prospettive che non mi sono familiari. Comunque vado avanti.
    È curiosa la sperimentazione con le maschere totemiche di cui hai parlato; si tratta della stessa occasione che cita m_rosa? So che le maschere totemiche sono usate in molti riti tribali, ma, detto francamente, che c’entrano con il cammino indicato dalla vostra scuola?
    Scusate se il tono sembra poco rispettoso; un cordiale saluto a tutti.

    anima critica
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    in risposta a: Il Carnevale #14512

    Bene, avevo frainteso il pensiero di Sal e perciò… viva il confronto!
    Mi rimane però un interrogativo, che finora non ho espresso perché mi restava in odore di astruseria ed è legato al fatto che ogni maschera ha due lati. Allora, ecco l’interrogativo: le maschere rispondono soltanto al significato che se ne è dato fino a ora, cioè di fisionomie posticce da riporre nel cantuccio delle cianfrusaglie, oppure possono avere una funzione diversa? Nel post-post scriptum Diogenonn parla di «maschere totemiche… mediatrici di un’alterità, molteplicità e coscienza unitaria insieme, tutta in divenire». E ti pare poco! Qui si sta adombrando una funzione attiva che pare saltar fuori dal frullatore… Qualcuno mi aiuta a diradare le ombre? Grazie e felice week end.

    anima critica
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    Post totali: 17
    in risposta a: Il Carnevale #14493

    Mi è difficile accettare l’idea esposta da Sal, ammesso di aver compreso quello che intende dire, che da qualche parte vi sia un copione già scritto, che vi sia chi quel copione l’abbia scritto a priori e che addirittura assegni le parti. Se così fosse, la vita tutta – tragedia, commedia, dramma o farsa grottesca che sia – diventerebbe un inutile susseguirsi di quadretti scenici e i ruoli, regista, attore o semplice comparsa, si ridurrebbero a recitazioni prive di significati concreti. Voglio davvero sperare che non sia così; io preferisco pensare che ciascuno può diventare regista e attore consapevole della propria vita, su questo pianeta e in questo sistema solare. A proposito, la fantascienza mi sa tanto di evasione e ho il sospetto che sia portato a evadere chi è o si sente prigioniero. Personalmente, preferisco stare agganciato al concreto e al concreto dell’esperienza quotidiana, dove c’è già da pensare alle tante maschere che indossiamo per abitudine o per necessità. Ecco, forse liberarsi dalla schiavitù della necessità sarebbe un risultato niente male.
    Caro Diogenonn, sono proprio ai primi passi e non ho ancora nulla da raccontare; devo però dire che l’impostazione degli argomenti mi intriga e sto imparando ad apprezzarne il senso pratico. Mi ha colpito molto il passo che trascrivo: «La Schola Italica rifugge dalle filosofie parolaie, dalle critiche sterili e incentiva una ricerca laica e disincantata che predispone alla sperimentazione». In questo mi riconosco e mi sta bene così. Un saluto a tutti.

    anima critica
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    Post totali: 17
    in risposta a: Il Carnevale #14480

    Diogenonn mi va sul difficile e Tanaquilla afferra al volo, dispiega, spiega e semplifica… Scherzo (in linea col Carnevale) ma vi ringrazio.
    Intuisco che dal vostro modo di vedere viene fuori una rappresentazione della vita che è come una rappresentazione teatrale. Che poi sulla scena si rappresenti una commedia, un dramma, una tragedia o una favola poco cambia, perché la scena è popolata di personaggi, cioè di maschere, cioè dei ruoli nei quali ci infiliamo e dai quali usciamo nel nostro quotidiano – mi pare che qualcuo abbia già detto qualcosa di simile in un commento precedente. Insomma, siamo in pieno Carnevale! Però, mi chiedo, in ogni teatro vi è un “dietro le quinte”; allora, anche il palcoscenico della vita ha un “dietro le quinte”? È questo che vuoi dire veramente, Diogenonn?
    Io ho appena cominciato a seguire i corsi on line e mi pare di capire che tutto ruoti intorno a un punto fermo che voi chiamate Tradizione iniziatica; ma non so se ho capito bene e perciò evito di spingermi oltre. Comunque, ancora grazie e a presto.

    anima critica
    Partecipante
    Post totali: 17
    in risposta a: Il Carnevale #14467

    Buonasera a tutti. Posso chiedere a qualcuno degli iscritti di spiegarmi perché date tanta importanza al carnevale? Capisco la metafora delle maschere di Catulla e quella del rimescolamento o del caos come presupposto alle dinamiche rigenerative della primavera, mentre capisco un po’ meno, anzi quasi per niente, il bisogno di credere nelle favole, fate comprese. Vi prego di non prendere questo intervento come una provocazione, ma per quello che è: desiderio di capire di più. Grazie e buona serata a tutti.

    anima critica
    Partecipante
    Post totali: 17

    Eccomi a postare di nuovo, approfittando che è domenica e ho abbastanza tempo libero. Non so se è questo lo spazio giusto per quello che devo dire ma, dopo tutto il tempo trascorso frequentandovi pochissimo, ho bisogno di riprendere confidenza col sito e con la sua nuova organizzazione. E a proposito, ho scoperto l’esistenza dei corsi on line e ho preso visione del video introduttivo. Davvero ben fatto, anche se diversi punti non mi sono chiari, nel senso che gli argomenti ai quali si accenna non appartengono all’impostazione e all’esperienza che anni or sono ebbi modo di maturare attraverso frequentazioni e studi, devo ammettere discontinui e non strutturati, in materia di esoterismo. Nonostante tutto, però, devo dire che il video mi ha incuriosito e mi incuriosiscono anche i corsi, al punto che intendo iscrivermi per capire meglio quali sono i fondamenti e il metodo della via che viene indicata. Al momento, da alcuni degli interventi di quelli che suppongo siano degli iscritti mi pare di cogliere un forte senso di appartenenza e un “sentire comune” che mi pare però sia stato un po’ messo in discussione; ma forse ho compreso male o forse ho letto troppo frettolosamente. A ogni modo, penso che avremo occasione di tornarci sopra. Intanto mi iscrivo ai corsi on line. Buona serata di domenica.

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