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  • Accademia Giuliana
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    Nel corso della riunione odierna si è avuto modo di tornare sull’importanza del metodo maieutico, così come indicato dalla Tradizione Iniziatica, nel processo di sviluppo individuale. E’ stato osservato che l’applicazione di tale metodo si riflette primariamente nell’esercizio dell’etica e dell’estetica miriamica, esercizio improntato al rispetto della libertà dell’essere e alla sua inviolabilità. A tale proposito, i FFrr+ hanno constatato, e testimoniato sulla base delle proprie esperienze individuali, come etica ed estetica miriamica si concretizzino, nei rapporti con le Gerarchie, nell’assoluta assenza di una qualunque forma di prevaricazione, riscontrando invece la piena disponibilità e apertura ai tanti interrogativi connaturati al tipo di percorso intrapreso.

    Accademia Giuliana
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    in risposta a: Equinozio d’Autunno #7367

    Nel corso dell’ultima riunione ci si è soffermati sull’immagine, che si sta diffondendo nella scienza moderna a proposito dei sistemi cellulari, di un’orchestra che suona senza che vi sia un Direttore a dirigerla. Tale immagine ben rispecchia l’insieme delle cellule del nostro corpo, che lavorano all’unisono senza l’intervento diretto di un organo superiore che ne coordini il funzionamento. Tuttavia, si è osservato, questo non significa l’assenza di un’Intelligenza, insita nella stessa materia, che le guidi per creare e mantenere l’armonia della vita. E difatti, restando nell’analogia, si è rilevato che anche un’orchestra che esegua una sinfonia senza la presenza del direttore ha dovuto accordarsi e conformarsi alle regole dettate dall’armonia musicale e interiorizzate dai suoi componenti. Ora, ci pare di poter affermare che ciò è appunto quanto si riscontra nella nostra Fratellanza, della quale tutti noi iscritti siamo parte, dove le Superiori Gerarchie rappresentano l’Intelligenza che ne permea ogni manifestazione. Da questa riflessione ne è scaturita un’altra, legata alla problematica già emersa nella precedente riunione e inerente alla difficoltà di parlare all’esterno dell’evoluzione dell’essere così come essa è concepita nella nostra Schola. In quella occasione ci si era soffermati in particolare sulla difficoltà che si incontra nel rendere tale discorso concreto e immediatamente risonante nell’interlocutore. Probabilmente – si era ipotizzato – il problema nasce oltre che dalla scarsa diffusione delle conoscenze in materia (i capisaldi della Tradizione Sapienziale Occidentale sono rimasti per secoli sconosciuti al grande pubblico), anche dal fatto che la sintesi Intelligente di Spirito e Materia alla quale aspiriamo col nostro cammino evolutivo, è ancora lontana dal realizzarsi e dunque, mancandone l’esperienza viva, resta la difficoltà di comunicarla.

    Accademia Giuliana
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    Anche l’Accademia Giuliana ha continuato a riflettere sul valore e sul significato dell’Agape.
    Tenendo presente l’assioma secondo cui “il tutto è più della somma delle parti”, siamo giunti a considerare che il trovarsi tutti assieme per lo svolgimento del rito d’agape produce sicuramente qualcosa di più rispetto alla somma di quanto si sarebbe stato in grado di produrre singolarmente.
    Come il lievito, immesso nell’impasto, necessita del giusto calore per far crescere la pasta, così e analogicamente, la giornata dell’Agape, con le sue congiunture astrali e in un periodo urielico per eccellenza, può essere vista come una sorta di “forno” o meglio atanor, che fa “crescere” ciascuno di noi e la Fratellanza tutta grazie soprattutto alla presenza del lievito immesso dalle Superiori Gerarchie.

    Accademia Giuliana
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    Partendo dal discorso dell’Agape del 1990 ci siamo interrogati sul significato di quella massima coerenza tra l’Etica Miriamica (essenza dell’Ideale che volontariamente si è sposato) e l’Estetica Miriamica (immagine autentica della nostra Schola). Siamo arrivati alla consapevolezza condivisa che ciascun Fratello nel giorno dell’Agape deve contribuire col proprio comportamento a far vivere l’unità tra forma (Estetica) e sostanza (Etica).

    Accademia Giuliana
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    “Per sintonizzarci e beneficiare di questo meccanismo naturale (v. trasmissione del lievito iniziatico – ndr) bisogna intendere e vivere il senso di Fratellanza, che significa nell’Organigramma sentirsi tutt’uno con la Catena, di modo che ogni cosa che un fratello ortodossamente fa è come se la facesse tutta la Catena. Se si riesce a vivere ciò la Fratellanza si manifesta”.

    Questo punto, ricondotto dai FFrr+ dell’Accademia Giuliana al significato di Agape rituale, induce a riflettere ulteriormente sulle implicazioni del rito collettivo statuito per il giorno di plenilunio della costellazione di Leone.
    La considerazione che i FFrr+ dell’Accademia Giuliana intendono partecipare ai FFrr+ tutti è che nel giorno di massima manifestazione di Sole e Luna si esalta anche il senso della Fratellanza che si “sostanzia” nella condivisione del pasto rituale, in quanto i partecipanti all’Agape sono accomunati in uno stesso tempo, in uno stesso luogo e in unità di intento nel medesimo processo di trasformazione della materia vivente in materia vivente intelligente e consapevole, finalizzato per tutti al comune ideale di Bene.

    Accademia Giuliana
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    Seguendo le indicazioni della Delegazione Generale, che quest’anno ha voluto caratterizzare l’Agape come momento di concentrazione rispetto a quello di apertura o espansione vissuto negli anni precedenti, l’Accademia Giuliana ha riflettuto sulla necessità di giungere con una consapevolezza diversa a un momento di comunione che è anche trasformazione di materia vivente in altra materia vivente, intelligente, consapevole e finalizzata a un obiettivo di Bene. La consumazione del cibo diventa perciò sacrificio (da SACRUM – FACERE), mentre il pranzo collettivo assume valenza di pasto rituale e funzione analogica di nutrimento rispetto a ogni piano dell’esistenza. L’auspicio è che la condizione di incontro tra il Sole e la Luna astronomici, nel giorno del loro massimo splendore, si riverberi sull’intero popolo di Miriam.

    Accademia Giuliana
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    Il contributo dell’Accademia Vergiliana, letto e commentato nel corso della nostra riunione, ha prodotto una vivace discussione specialmente in relazione all’interazione intelligenza-materia. In particolare, l’attenzione si è focalizzata sul fatto che la vita, nel modo in cui essa si esprime attraverso la materia, sia essa stessa intelligente, perciò intelligenza e materia non sono separabili ma fanno parte della stessa unità. Ma se così è, allora la stessa cellula è intelligente e, per estensione, gli organi che da essa e dalle sue simili sono formati. In ultimo, l’organismo tutto è un sistema intelligente. Cos’è, dunque, che a un certo punto nel sistema ‘salta’ e provoca la patologia?

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