UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS

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  • GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 131

    La necessità della comunicazione su cui si interrogava Seppiolina potrebbe essere forse piuttosto un’opportunità , uno strumento per accelerare la circolazione delle informazioni , stimolare riflessioni , aumentare le conoscenze e quindi in ultima analisi consentire la crescita reciproca tra i soggetti tra cui avviene?
    Potrebbe essere questa anche una chiave di lettura di questo Forum?

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 218

    Se ci concepiamo come corpo unico dobbiamo pensare che la comunicazione fra noi è come quella che avviene nel cervello fra i vari neuroni che lo costituiscono.
    Lì, ogni collegamento fra i neuroni è detto sinapsi e ogni comunicazione innesca una modifica che si riverbera nel cervello tutto.
    (Il fisico Carlo Rovelli faceva notare che ogni essere umano, a prescindere dal fatto che ne sia consapevole o no, E’ il processo formato da tutti i legami e le combinazioni dei suoi neuroni).
    Così, analogamente, credo di intendere che il CORPUS di questa nostra Fratellanza di Miriam SIA quanto emerge da tutti i legami e le combinazioni in cui si possono trovare i suoi componenti, a prescindere dal fatto che ne siamo consapevoli o no.
    E poiché appare ovvio che lo spazio di questo sito, e questo FORUM, magistralmente concepiti e auspicati dal Centro della SCHOLA, non possano che essere in pro salute populi (di Miriam e NON) e in pro della Schola stessa, se prendiamo coscienza dell’importanza della comunicazione fra noi diventando consapevoli della nostra unità, possiamo non ostacolare l’intento del Centro e rendere fruttifero quanto da Esso propiziato per una sempre maggiore intelligenza nell’unità.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 519

    Mi collego a Gelsomino e, sì, sono convinta che questo forum possa consentire la nostra crescita, dal momento che avviene ad esempio come per i corsi, entro un canale guidato con una certa estetica che aiuta a essere più neutrali, oltre che etica comunicativa. Ciò che viene consentito in questo spazio virtuale ma estremamente sostanziale è per una finalità di Bene, non dimostrando chissà quale bravura comunicativa o perfezione, ma anche in modo semplice e terra terra. Magari in questa maniera si può riuscire a mettere a fuoco anche la comunicazione con se stessi, con la nostra parte più profonda che spesso parla una lingua che non capiamo, che chiede aiuto alla Miriam ma non ce ne accorgiamo. Comunicando con gli altri per raggiungere anche se stessi. A me, per la mia esperienza, mi pare possa essere così

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 519

    cara M_rosa, forse sono un’inguaribile romantica! ma per me esiste un’unica lingua, eccome! Esiste nel cuore che comunica mediante il sangue con la più piccola cellula infinitesimale, esiste in ogni lembo di pelle che riesce a trasferire all’esterno ogni sottile reazione interna elaborata dalla nostra empatia per la vita, fatta di emozioni e pensieri… esiste nel nostro respiro che comunica con la nuvola altissima nel cielo, e nella nostra radicata pineale che segue ugualmente danzando il ritmo della luce lunare. Chi le trasmette queste informazioni e comandi a tempo opportuno se non quel quid di unione fraterna per cui ogni parte apparentemente diversa e separata convibra e com-unica col tutto…
    per me una lingua unica esiste ed è l’Amore, quel pulsante magnete radiante … Sono un’inguaribile romantica?

    p.s.Qualcuno inizia a pensare che in futuro comunicheremo telepaticamente…che bello se fosse!

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 519

    Aggiungo nel p.s. che, già con l’attivazione delle pratiche rituali, nella Schola sono frequenti forme di comunicazione sottile come la telepatia, la chiaroveggenza, i sogni lucidi o l’intuizione che riscontriamo spessissimo ad esempio nella terapeutica ermetica a distanza.

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 668

    Riprendo il tema della comunicazione che è importante. Nella ns. Schola si parla di comunicazione persino nella terapeutica a distanza quale comunicazione in lontananza di idee, di forza e di materia.
    Come hanno già espresso catulla e mandragola, la partecipazione e la comunicazione sul forum sono una ulteriore sperimentazione che ci è offerta per aiutarci a migliorare. Quando vi interveniamo, nel mentre ci arricchiamo degli apporti di tutti, e condividiamo un interesse, stiamo anche tentando di fare chiarezza in noi stessi, di essere sinceri, verificando quale è la nostra idea reale, priva il più possibile di sovrastrutture; stiamo facendo un esame di coscienza, sviluppando un’analisi critica.
    Ad esempio alla sera dopo aver letto qualche intervento sul forum mi ritrovo a riflettere sulla cosa, ricercandola nelle mie esperienze e analizzandomi. Davvero ne traggo un beneficio e di tanto ringrazio.
    Rispetto alla possibilità di un unico linguaggio che accomuni tutto ciò che vive, anche secondo me, la comunicazione può acquisire una valenza universale quando è l’espressione di una sintesi. La sintesi (ah, benedetta sintesi cui si aspira…) è la conseguenza della penetrazione per amore della cosa anelata. Credo che in tali condizioni qualunque forma di vita risponda e comunichi.

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 301

    Davvero molteplici e variegati i temi trattati sul Blog, così da dare a tutti la possibilità di intervenire e c’è proprio l ‘imbarazzo della scelta: dall’alimentazione,alla figura di Ipazia, all’importanza della comunicazione e del linguaggio…concordo con Gelsomino e Macrobio nel dire che sicuramente apertura e sincerità nella comunicazione con l’altro sono fondamentali, specie per noi Miriamici, ma anche, come viene ricordato nei corsi della Schola ,l’ elasticità del metodo ermetico per cui, non è necessario forse essere un’enciclopedia vivente( a meno che non sei Pico della Mirandola redivivo), e sapere a memoria tutta la Treccani la quale, oltre a fornire informazioni e nozioni non si pone il problema di aiutare l’altro in senso terapeutico come tramite,il quale, magari affidandosi all’Ermes,è in grado di utilizzare quello che sa per dire una buona parola, che al momento giusto possa essere utile a chi sta cercando di capire quale è la strada giusta per sé…infatti è stato detto che il nostro Principio Vitale è Verità e Scienza sintetica e non abbiamo bisogno di troppe sovrastrutture culturali ma casomai di sintonizzarci con Esso e cosa ancora più interessante che la comunicazione non dovrebbe servire a prevaricare sull’altro ma a “convibrare” in armonia fraterna, scambiandoci addirittura parte della nostra materia…non avevo mai considerato la funzione della parola in questi termini ma vorrei tanto capire come questo avviene! E quando diciamo che “la parola feconda” ….allora mi dico che forse, come minimo, è importante scegliersi i fecondatori giusti!!! Una cosa è certa se scrivere vuol dire mettere a nudo se stessi e cercare di chiarirsi credo che sia proprio quello che sta accadendo effettivamente qui in questo spazio sacro, grazie alla preziosa opportunità che ci viene elargita!

    m_rosa
    Partecipante
    Post totali: 450

    Sto leggendo un romanzo, per altro molto bello la cui autrice è una donna turca alla ricerca di se stessa al di là delle imposizioni religiose e culturali a cui è stata ed è sottoposta, che, a un certo punto riporta la frase di un altro autore che non sto qui a copiare per intero ma che termina così “Il mio occhio e l’occhio di Dio sono un tutt’uno” con cui vuole intendere che a seconda di come guardo Dio ,Dio guarderà me.
    E questo concetto mi è sembrato inserirsi bene nel dialogo che si sta sviluppando sul nostro forum circa la comunicazione.
    Forse un segreto per comunicare nella maniera più profonda e vera che tutti, almeno qui, andiamo cercando, è porsi verso l’altro nella maniera con cui vorremmo che l’altro si ponesse nei nostri confronti. Lo so sembra banale ma anche Kremmerz diceva qualcosa tipo se ami il tuo Maestro Egli sarà preso dal tuo stesso amore e ti riamerà
    La difficoltà è sempre lì, l’Amore.

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 131

    In effetti il nocciolo della questione potrebbe essere proprio lo stato di Amore ,che ci fa tendere verso la cosa amata e che rende qualsiasi cosa da questa provenga per noi appetibile . Ora chiedo a me stesso, quanto amo questa I-dea alla quale ho chiesto di potermi agganciare?Se l’amassi in modo davvero incondizionato forse non esisterebbero più tutti gli ostacoli ,che vai vedendo alla fine sono io stesso che tiro su, forse il cammino sarebbe più rapido, forse sarei su questo Forum per la gioia di partecipare e compartecipare ,finalmente libero dal mio ego con le sue preoccupazioni del giudizio?

    ippogrifo11
    Partecipante
    Post totali: 161

    “Se l’amassi in modo davvero incondizionato (l’I-Dea)forse non esisterebbero più tutti gli ostacoli…” osserva Gelsomino. No, Gelsomino, non credo sia proprio così, almeno per quanto mi è dato di ricavare dalla mia esperienza personale. L’amore verso l’I-Dea non fa sparire tutti gli ostacoli ma aiuta, col tempo, a rimuoverli, uno dopo l’altro. L’amore per l’I-Dea mantiene fermo l’orientamento verso i Centro e ti aiuta a non perdere di vista la ragione, quella che il Maestro Kremmerz chiama “la ragione della Luce”, che ha dato origine al nostro cammino e che ci sospinge passo dopo passo nonostante le resistenze, le sovrastrutture e l’emergere dei personalismi; nonostante l’incapacità o la difficoltà nel saper cogliere i segnali che provengono dal Centro e da Chi lo rappresenta e che cercano di attivare una risposta sintonica nel nostro essere; nonostante l’approssimativo grado di consapevolezza che ci caratterizza come esseri in itinere e che troppo spesso non ci consente di leggere nelle maglie di una realtà che pure abbiamo sotto gli occhi nella sua semplicità essenziale e di scegliere tra ciò che è “giusto” fare o non fare, dire o non dire.
    Eppure la forza per andare oltre i momenti di difficoltà non manca, proprio perché proviene da quell’Amore che permea, persistentemente, la Catena che ci unisce e ci accomuna nella identica tensione verso il Bene. Così accade che della persistenza di questo Amore, e della forza che sta nel suo moto incessante, tu ne prenda consapevolezza una volta di più attraverso le cose più semplici, magari nel tono della voce di un Fratello, o di una Sorella, tramite come tu lo sei o cerchi di esserlo, e che ti riconduce alla tua essenzialità di “Numero”.
    Buon lavoro, dunque, a tutti e, perché no, anche a me.

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 668

    Ma l’Amore,credo, è anche frutto di uno stato purificato e di superamento dell’egoismo. Sembrerebbe un dono, un immenso e impagabile dono. Sappiamo tutti che la ns. Fratellanza è un programma ed una preparazione a questo stato. Bisogna essere resistenti, superando ogni ostacolo, come scrive Ippogrifo, ostacoli che assumono la forma delle ns. resistenze, come scrive Gelsomino, e come insegna l’asino di Apuleio. Ma siamo avvantaggiati perché dal “Centro e da Chi lo rappresenta” siamo amati. Certamente non per le ns. difettività grandissime, ma come esseri in itinere.

    tanaquilla9
    Partecipante
    Post totali: 668

    Riporto una leggenda come l’ho letta. Mi fa pensare a come ancor oggi la cecità, l’egoismo, e la rivalsa più bruta e criminale agiscono contro le donne.
    Nella città di Benevento vivevano ed operavano alcune tra le maghe più famose tra le quali Violante di Pontecorvo, la maga Menandra, e la più anziana Giaconna che, oltre ad essere la più esperta, amava arruolare apprendiste molto belle, alle quali, una volta spalmato dell’unguento magico, insegnava loro a volare. La leggenda delle Janare ha dato a Benevento la fama di essere la città delle streghe per eccellenza. Si racconta che alcune donne del luogo avessero l’abitudine di riunirsi nelle notti tra il Sabato e la Domenica intorno ad un grande albero di noce per dar vita al loro Sabba, volando a cavallo delle loro scope. Uno di questi luoghi era proprio il fiume Sabato, dove tutte le streghe invitate iniziavano a ballare. Queste donne erano forti, carismatiche e intraprendenti e potevano con l’aiuto dei loro poteri passare sotto le porte. Infatti Janara deriva dal latino Janua, che significa porta. Altre credenze identificarono le Janare come Dianare, “sacerdotesse di Diana”, dea della caccia. Ma anche a Benevento nel XV secolo arrivarono gli inquisitori che torturarono e mandarono a rogo migliaia di donne accusate di stregoneria…

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 381

    Gelsomino scrive: “in effetti il nocciolo della questione potrebbe essere proprio lo stato di Amore che ci fa tendere verso la cosa amata e che rende qualsiasi cosa da questa provenga per noi appetibile”. Questa frase mi ha ricondotto a rileggere alcuni passaggi tratti dal Capitolo “Dalla Matriarchia di Miriam alle Pratiche Trasmutatorie”, contenuto nel Libro “La Via della Rosa” – Editrice Miriamica. In tale capitolo, tra moltissime rivelazioni (anche se difficili da comprendere senza essere vissute fino in fondo, molecola per molecola, nel proprio fodero di materia-energia), compare una citazione che tento di descrivere, e che mi pare si riallacci al post di Gelsomino, in relazione alla progressiva presa di coscienza del processo di purificazione, ove il laboratorio alchemico è l’essere umano in evoluzione, da intendersi quale microcosmo quindi organismo autonomo in ogni sua funzione evolutiva. La tensione di cui sopra, può spingersi al punto da incontrare, in ogni livello di manifestazione della Natura-Una, il suo corrispettivo, fino al contatto panico implicante l’esperienza della compenetrazione cosciente, vissuta, della cosa amata. D’altronde, ricordo di aver letto in più scritti del Maestro Kremmerz, la massima che può considerarsi forse propedeutica a tutta la spiegazione che compare nel Capitolo menzionato presente nella Via della Rosa: ”se tu vuoi conoscere una determinata cosa devi diventare la cosa stessa”. Ma aggiungo, per diventare l’altra, vivere consapevolmente in me stesso l’altro/a nella sua totalità, forse devo imparare ad amarlo/a e quindi conoscere il meccanismo che porta alla convibrazione con gli altri esseri. Allora, il percorso magico può anche essere inteso come un progressivo allenamento all’identificazione, che implica contestualmente un’idea di fusione in senso lato, e quindi di abbandono graduale ma crescente della componente egocentrica costituente ostacolo, verso un‘Idea di Unità costituita dall’intero Cosmo con le sue infinite reti interattive anche se per la maggior parte sconosciute, in quanto non immediatamente comprensibili attraverso i sensi ordinari se non opportunamente allenati.
    Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

    cozza
    Partecipante
    Post totali: 16

    Oggi approfitto che è domenica e ho (i miei dicono che scordo tutte le H) un po di tempo per me.
    Avete scritto tante cose belle, sulla parola, sull’amore, sulle tante storie difficili che si risolvono con un lavoro lungo lungo. Però questo non è brutto è la vita. Anche te gelsomino si vede che ci lavori sopra scrivi che sei tenero. Pero non ci dobbiamo abbuffare il cervello con i sensi di colpa. Ci facciamo solo indigestione e fa male.
    Ci è una cosa che dall’inizio di questo bellissimo tred mi incuriosisce e vorrei parlarne. La serie degli “spiantati creativi” come gli ha chiamati Catulla.
    Quelli la nella storia sono quasi i maledetti, che in vita non se li filava nessuno e dopo la morte li chiamano geni dell’umanità. La creatività è la cosa più bella secondo me. Lavorare per creare con la natura deve essere meraviglioso. Però anche arrivare a fine mese è una cosa altrettanto bella. Allora che facciamo? Per essere creativi bisogna riuscire a non arrovellarsi il cervello con i bisogni? Mica facile siamo bombardati di bisogni passati e recenti e futuri e distratti. Lo stomaco prende la grandezza per quanto uno mangia. E questo vale anche per i vizi del cervello che alla fine fa tilt. Prima che succede bisogna fare la pulizia, sono rimasto impressionato da Socrate. Il timore, me lo sento dentro, è quello di come quando ti ritrovi la casa vuota tutta da riarredare e se non ti ci rinvieni più di dove mettere la cucina, la camera, il bagno? Però o l’entusiasmo della novita. Di farmi una pelle nuova, di aprire incredibili orizzonti. Gli spiantati creativi per me sono rimasti in maggioranza soli soli e disperati in mezzo al guado. Io senza voler essere un genio per carita un aggancio per guadarmi il fiume ce lo avrei nella Miriam e che aggancio con tutti voi!!!
    Vedete anche ora che non ci sono le Sirene in ballo il richiamo è sempre nelle acque con il suo mistero. Ci vuole una mano femminile per passare quel guado, una mano da sempre sempre li pronta a crescerci per tutti noi nel nostro bene. Ha ragione Tanaquilla. Cerere mi fai diventare rosso, grazie a te e a tutti voi. Intanto vi tengo tutti ma poprio tutti nel cuore.

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 131

    A proposito di quanto Tanaquilla riportava sulla condizione delle donne , trascrivo dal Quaderno della Porfiriana “scrive Graves :La mia tesi è che il linguaggio del mito poetico anticamente usato nel Mediterraneo e nell’Europa settentrionale fosse una lingua magica in stretta relazione con cerimonie religiose in onore della Musa , alcune delle quali risalenti all’età paleolitica; e che esso resta a tutt’oggi la lingua della vera poesia -“vera” nel senso nostalgico moderno di “originale non suscettibile di miglioramento e non un surrogato”. Questa lingua fu manomessa verso la fine dell’epoca minoica ,allorché invasori provenienti dall’Asia centrale cominciarono a sostituire alle istituzioni matrilineari quelle patrilineari , rimodellando o falsificando i mti per giustificare i mutamenti della società .” I motivi che hanno portato al passaggio da una visione matrifocale ad una patrifocale non li conosco , ma è sotto gli occhi di tutti che cosa abbia significato questo cambiamento per le donne ed in senso ancor più esteso, per il femminile in generale.Un’azione correttiva tendente a riportare equilibrio e giustizia in questa situazione è assolutamente necessaria per il Bene e la Salute dell’umanità .

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