UN THREAD SENZA TITOLO X UN “SOCIAL” SUI GENERIS

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  • cozza
    Partecipante
    Post totali: 16

    Che bello, mi fate l’effetto di essere qui in questo forum come in una casa tanto solida che ripara dalle intemperie oltretutto ce ne e anche bisogno con questo clima fuori di cervello. Dalle vostre parole sento che la vostra è una lunga storia di fatti veri. Io poi sono l’ultimo a poter giudicare. Sapeste anche per me quante volte non mi riesce di esprimere quello che ho dentro come stasera dopo che vi ho lette le risposte. I giorni non sono sempre uguali e stasera mi tengo le domande nel cassetto per le prossime volte. All’Admin dico che vorrei tentare anch’io, provarci, ma non per fare la prova del mellone. Il fatto è serio tutto mi è sconosciuto ma mi sento tantissimo attratto e comincio a capire (più che capire ma non ho le parole) che non sarò solo in quest’impresa. Ora vado a dormire, vi tengo nel cuore.

    • Questa risposta è stata modificata 2 anni fa da  cozza.
    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 167

    Leggendo la ‘giornata tipo del Miriamico’, non mi ero resa conto di quante possibilità abbiamo ogni giorno per essere attivi anche se non ne abbiamo coscienza fino in fondo, come dice Kremmerz, per essere Miriamici si comincia terra terra ,avendo”buoni pensieri, buone parole, buone azioni”, finchè non diventi sempre più consapevole dei Meccanismi e delle Leggi universali che ci governano e appartengono, grazie al lavoro nella Schola. L’immagine che mi sovviene è quella delle api operaie, sempre attive e mai svogliate, che in un lavorio costante, costruiscono la propria realtà, finalizzando ogni azione Troppo dura? Non direi, se non impegnativa,ma con gli strumenti giusti in dotazione dati all’iscrizione, si impara a incanalare tutte le energie, mettendole al servizio di un’Idea di Bene e Amore. Tra tutti quelli prima ricordati, c’è appunto il Salmo 90, recitato in latino, che è una protezione a 360° per noi e i nostri cari e che può essere utilizzato anche dagli esterni(ricordo che nel Blog del Sito della Schola del 2011, in occasione dell’incidente nucleare in Giappone, e sul rischio di radioattività, la Delegazione pubblicò il suddetto Salmo a beneficio di tutti gli utenti). Personalmente voglio testimoniarne la grande efficacia in vari frangenti della mia vita, in cui ho visto dissolversi situazioni e nodi, anche potenzialmente molto rischiosi, come neve al sole! Questi strumenti, come è stato ricordato, ci aiutano a non essere passivi e a non subire nelle difficoltà ,ma a vedere da una pro-spettiva diversa, ciò che ci accade e non identificarci necessariamente con gli eventi che ci riguardano nel bene e nel male, si potrebbe dire: “Noi non siamo solo ciò che ci succede!” Lo disse anche Socrate al suo discepolo, nel momento della sua drammatica dipartita, quando gli fu chiesto come preferiva essere sepolto e Socrate rispose:”Quel cadavere non sono Io, impara a dare il valore giusto alle parole!” Ci auguriamo tutti questo e siamo qui per imparare, sperimentando senza paure e con fiducia che la forza di Volontà purificata e sincera porterà sicuramente i suoi frutti! Un caro saluto a tutti

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 169

    Non vorrei che gli ultimi post potessero far pensare, a chi ci legge e miriamico non è, che siamo un esercito di donne e uomini omologati e tutti un po’ simili, sarà che non mi ritrovo, personalmente, nelle situazioni “tipo”, ma posso confermare che siamo molti e tutti molto variegati, d’altronde non potrebbe essere diversamente visto che il nostro sforzo, tutto teso a mettere a nudo il nostro io più interiore, per forza di cose ci rende ognuno diverso nella propria individualità. Certo tutti perseguiamo un unico Ideale di Bene rappresentato su questa terra dalla Miriam e tutti utilizziamo nel nostro quotidiano gli strumenti rituali che la S.P.H.C.I. Ci ha dato in uso, ma ognuno percorre la strada secondo le proprie inclinazioni, i propri ritmi, il proprio modo di essere e sentire. Nella Miriam c’è spazio per tutti, purché dotati di onestà interiore, propensione al Bene e rispetto delle Regole.

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 232

    Utilizzo questa filo “Thread” per tentare di riallacciare i contenuti di una conferenza a cui ho partecipato in settimana, dedicata alla conoscenza di Torino al tempo dei Romani. Non ricordavo radici celtiche nelle popolazioni Taurine, la cui etimologia con la radicale taur (monte in aramaico), viene individuata nella voce “popolo dei monti”. In tale etnia, si sono confuse parimenti propaggini di Boi provenienti dalla Gallia, Taurisci Bavaresi, Tirreni Italici i quali nel tempo, pare abbiano concorso a determinare una profonda sintonia con le radici etrusche della conoscenza e dell’impostazione sociale. Qualche audace archeologo, si è spinto fino al punto da agganciare l’etimologia dei Taurini proprio a quella dei Tirreni, per ragioni profonde che non sono in grado di descrivere, ma mi limito al dato. La prima capitale dei Taurini, Taurasia e poi Taurinum, era situata logisticamente nel delta tra Po e Dora Ripaira, ora quartiere della Vanchiglietta. Tale centro agro-silvo-pastorale prosperò per parecchi secoli, distrutto poi da Annibale nel 218 a.C, ma la prova di coraggio e resistenza di ben 3 giorni alle truppe cartaginesi, determinò le attenzioni di Roma che provvide ad integrare i superstiti della sfida ad Annibale concedendo la cittadinanza romana. La città venne rifondata in pianura e non il altura, in quanto gli avanposti romani erano strategici più dal punto di vista commerciale che militare, anche se le città romane presentavano la disposizione geometrica tipica di un accampamento militare quadrilatero, con le relative strade intersecantesi continuamente ad angolo retto. Tale processo di integrazione progressiva con l’Impero, porta, nel 27 a.C., (anno in cui ad Ottaviano Imperatore il Senato Romano gli conferì il titolo di Augusto), Torino a prendere il nome di Julia Augusta Taurinorum e si entra in un lungo periodo di pace e prosperità, ricordato dai posteri quale “Pax Augustea”. Mi ha però decisamente colpito l’analisi di un tema durante la serata, per forza di cose sintetica ma interessantissima, relativo alla costruzione della cinta muraria con le 4 porte di ingresso in Torino, avvenuta nel decennio tra il 50 ed il 60 d.C., con l’estrema importanza in ambito sacro attribuita a tale opera, in quanto manu facto che andava a definire un vero e proprio spazio sacro, inviolabile senza il consenso degli aventi diritto. Il concetto di spazio sacro, è filtrato direttamente dagli Etruschi, in quanto presso tale popolo presentava in primis una connotazione rituale, e, si denota un potenziale aggancio a questa immagine proprio nella “favola” della fondazione di Roma, dove, in dissenso nell’interpretazione dei segni augurali, con gli aruspici diversamente schierati sul diritto di primogenitura vista la connotazione biologica gemellare in questione, al varco delle mura o del solco sacro che fosse (pomerium?) ad opera di Remo, il gemello Romolo lo interpretò in primis come profanazione, e poi come sfida, e si passò alle ben note “vie di fatto”. Si è parlato infine dell’inclinazione di Roma a mutuare tradizioni e riti e ad aprirsi ad altre culture, cosa che traspare in parecchi reperti rinvenuti nel Torinese, ad esempio, nell’attuale Monteu da Po, un tempo sorgeva la Città di Industria, più volte citata dal latino Plinio, fondata nel II sec. a.C. e decaduta nel V secolo d.C., che presentava un antico Tempio dedicato alla Dea Iside e un Tempio più piccolo sorto in seguito in onore a Serapide, Divinità Egizia custode dei segreti della Medicina Sacerdotale. Tali culti, prendevano corpo in determinati centri logistici, proprio perché situati sulle rive di un grande fiume, percorso all’epoca da commercianti, saggi navigatori e mecenati di varia natura, accolti sempre in ottica di scambio culturale, commerciale e forse sopratutto panteistico, caratteristica quest’ultima, completamente andata “all’aceto”, man mano che Roma dimenticava le radici di res-publica, si fiondava sempre più nei fasti imperiali, aprendo il fianco alla barbarie ed all’ingresso nella triste età di mezzo caratterizzata da corruzione e roghi.
    Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 57

    Mi ha fatto piacere leggere garrulo1 che ha condiviso con noi il tema della conferenza a cui ha assistito ripercorrendo le radici storiche ed etimologiche della citta in cui vive.
    Poco sopra m_rosa ha manifestato la preoccupazione verso un possibile fraintendimento che lasci intendere un’omologazione comportamentale negli atti e nei fatti di noi miriamici. La capisco ma nei post precedenti quello che in sintesi emergeva era una valorizzazione costante nel prevenire o curare ogni possibile risvolto negativo della giornata utilizzando gli strumenti rituali che ognuno ha a disposizione. Prevenire è meglio che curare, l’abbiamo sempre detto e, non esistendo la “giornata tipo”, penso che wiva70 intendesse questo prendendo spunto da tanaquilla9 e catulla2008, ricordando a se stessa e a tutti noi, la grande messe di possibilità rituali a disposizione del miriamico attivo e presente a se stesso … ottime per valorizzare, e la dove necessario capovolgere in positivo, qualsivoglia trend!

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 167

    Ringrazio Diogenon per la precisazione, in effetti il senso era proprio quello e concordo sicuramente con mrosa sul fatto che l omologazione non fa parte della nostra Schola e del metodo ermetico che anzi garantisce il rispetto e la libertà della persona e di ogni percorso evolutivo individuale coi propri tempi e ritmi, pur garantendone la Ortodossia, senza alcuna forma di prevaricazione, che poi a mio parere, ciò rappresenta la più alta forma di Amore che esista.

    cozza
    Partecipante
    Post totali: 16

    Gli spigoli è sempre bello arrotondarli così quando si cammina per la casa i bambini non si fanno male e i percorsi diventano fluenti, pieni di grazia e ognuno che vi cammina lascia il proprio profumo. Scusate qiesta sera me ne vado con la fantasia.
    Per tornare più compito e serio volevo una opinione su come si può partecipare se un fratello abita lontano dall’Accademia? Come si riesce a sentirsi ugualmente vicini? Ci è chi ha sperimentato la lontananza?
    Mi sto rilassando e mentre scrivo guardo Sirene su rai1. Chissà che non sia vero che un giorno se ne incontri una, devono avere un grande potere sulle acque tutte le acque e ogni corpo umido. Governano l’origine della vita e della nostra stessa esistenza? Mi sto facendo un film perdonate.

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 150

    Caro cozza, arrotondare gli spigoli è un obiettivo, non sempre percepito e non sempre facile da attusre anche quando lo si è percepito… Non per nulla le linee curve sono quelle delle forme più evolute delle quali è impossibile non riconoscere il profumo fino dai primi boccioli…
    La pratica nella Schola aiuta a smuovere il terreno, la Tradizione magistrale a seminarlo, la vita accademiale a…coltivarlo. E chi abita lontano? Beh, dipende da quanto si innamora di questa strada! Sai, ci sono quelli che vivono con trasporto, e allora mettono lo stesso trasporto nel cetcate sentire toccare le cose che si possono fate insieme e si viaggia, si scrive, si chiama, si videochiama: oggi i mezzi non mancano. E ci sono – come sempre e da sempre – i più tiepidi, cui basta la parola ogni tanto e il fare ogni tanto. Come in montagna ognuno prende il passo che gli si addice in piena libertà.
    In merito alle Sirene io sapevo che sono donne particolari, capaci di camminare come di cangiare il proprio corpo in squame vischiose che le rendono uno con le acque. Mi pare però che per originare la vita serva un doppio circolo:quello dell’evaporazione e delle piogge seguenti, nonché quello più interno dato dal filtro della roccia stessa. Forse le Sirene possono essere partecipi di entrambi data laloroduplice natura ?

    Andros21
    Partecipante
    Post totali: 4

    La domanda di Cozza è la stessa che mi passò nella testa circa un anno fa quando, dopo aver letto qualche scritto del kremmerz, crebbe in me la volontà di avvicinarmi alla Schola.
    Venendo dalla Sardegna, avevo i tuoi stessi dubbi e mi chiedevo come potessi seguire e metter in pratica gli insegnamenti ricevuti ed essere presente ed attivo agli incontri con l Accademia. Ora dopo circa un anno, grazie soprattutto ai contatti telefonici con 2 anziani appartenenti al circolo esterno della Schola e dopo l’importante incontro avvenuto a La Spezia, si sono sciolti alcuni dubbi e paure, felice di aver acquistato sempre più fiducia e serenità. Certo, chi viene da un po’ più lontano deve essere un pizzico più volenteroso, anche se ormai con i mezzi tecnologici di cui l’umanità dispone è sempre meno complicato mettersi in contatto.
    Caro Cozza molto dipende da te… Tutto sta nel farsi coraggio e fare il primo passo.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 335

    Alla XX Borsa mediterranea sul turismo archeologico di Paestum, che da poco si è svolta, un tema mi ha interessato più degli altri, e vorrei condividerlo: la melagrana. Ha richiamato subito alla mente l’albero di melograno presente sul Manifesto- Locandina della nostra Schola per la Convention in Ottobre a La Spezia. L’albero, dal simbolismo immediato, reca nei suoi frutti, racchiusi fra i grani rossi della melagrana, i timbri identificativi delle 5 accademie miriamiche. Elemento tipico dell’immaginario antico, a Paestum la melagrana è cifra identificativa del luogo visto che sin dal VI secolo a.C. arricchisce decorazione di pareti e tombe, è presente nelle terrecotte, nei mosaici e nelle monete, ed è offerto da Hera, nel suo santuario alla foce del Sele. Simbolo di vita e di rigenerazione, al di là della morte, allude anche all’ovaio femminile. Ma l’aspetto terapeutico del frutto, che anche in questo senso si collega alle nostre Accademie, sedi operative della Schola, ha colpito ancor più la mia attenzione. Sin dai tempi antichi era consigliata, in tutti le sue parti, per numerosi mali, ad esempio contro la tenia e vermi di qualunque specie da Catone (L’agricoltura,126). Una delle indicazione sull’uso della melagrana riferita anche dal Kremmerz nelle Lunazioni (12/2). Ma, specialmente, uno studio del 2016 (pubblicato su Nature Medicine) ancora in corso, sembrerebbe dimostrare proprietà inedite del frutto: una molecola del melograno, trasformata dai batteri intestinali, è capace di potenti effetti anti-invecchiamento, difendendo le cellule dall’avanzare dell’età e aiutando i tessuti a rigenerarsi.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 335

    Altra condivisione riguarda piccole statuine di donna-fiore viste al Museo Archeologico di Paestum, provenienti dall’Heraion alla foce del Sele. Sono produzioni della Magna Grecia e del Mediterraneo, dal VI secolo a tutto il III, ritrovate nei santuari di divinità femminili come Mefitis, ma nel caso di Paestum di Era. Ritenute offerte votive o incensieri esprimevano, per via del fiore, la forza generatrice della Natura connessa a quella femminile, indicata dalla donnina all’interno del fiore. Spero se ne possa pubblicare una foto non appena la Direzione darà l’ok e farà sapere come.
    Le donne-fiore mi hanno fatto pensare subito alle nostre ricerche sui timbri delle Accademie e alla loro contestualizzazione ai primi del ‘900, quando nell’arte erano in voga le donne-fiore, farfalla, libellula, ecc.

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 167

    A proposito di Sirene, volevo solo ricordare che il Quaderno Accademiale della Sebezia(quello con la copertina gialla)tratta proprio della storia della Sirena Partenope e del suo amore Sebeto, relativamente alla figura femminile della copertina che rappresenta il timbro dell’Accademia Partenopea…non so se potrà essere ugualmente avvincente alla serie tv ma, personalmente, l ‘ho trovato molto interessante e potrebbe valerne la pena dedicarci un po’ del nostro tempo! Tornando alle parole della Direzione sul ruolo delle nuove generazioni all’insegna del Bene e del Vero, che mi hanno molto colpito per il duplice risvolto di opportunità\responsabilità che portano con sè, volevo riportare una notizia curiosa del web di questi giorni: infatti in Cornovaglia una bambina di sette anni ,stava facendo il bagno col suo papà nel famigerato lago dove si racconta che la Dama del Lago avesse donato la spada al re Artù, Excalibur. Ad un tratto, la piccola scorge uno scintillio sul fondale e s’immerge per andare a vedere e con l’aiuto del padre, riporterà a galla una spada che, fatta esaminare, è risultata essere originaria di quel periodo storico! Contemporaneamente, mi è capitato di assistere ad un episodio in una classe di scuola materna, in cui la maestra cercava i protagonisti per la sua recita(principessa, drago, cavaliere) e alla domanda”Nessuno osa sfidare l’orrendo mostro e salvare la principessa con la spada?” Una bambina di cinque anni ha alzato la mano con grande ardore e convinzione, insistendo che lei voleva essere il cavaliere coraggioso,e nonostante la perplessità della maestra, non si è fatta intimidire ed è rimasta con la manina alzata per tutto il tempo…inutile dire che la sua perseveranza è stata premiata ed è stata infine accontentata! Chissà che la storia possa essere riscritta al femminile, molti secoli dopo, in versione aggiornata, la cui protagonista possa essere una regina forte e coraggiosa di una novella Tavola Rotonda che, abolendo soprusi e guerre, garantirà una vita di pace e prosperità nel suo regno per i secoli avvenire!

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 84

    A proposito della lontananza ricordo quando si andava tutti a Bari alla Accademia Pitagora , e nello specifico per me era un viaggio , tra andata e ritorno di 500 chilometri, che per lo più facevo , come tanti altri , nelle stesso giorno, con dispendio di energie e soldi. Ma,per quel che mi riguarda, il gioco valeva bene la candela! Ho sperimentato che il sentirsi vicini è uno stato d’animo che si realizza amando la cosa , praticando con assiduità e costanza e non ultimo essendo sinceri ed onesti nelle proprie intenzioni.Mi piace molto l’immagine dell’incontro con la Sirena chissà che non possa accadere ?

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 167

    In effetti siamo in diversi iscritti che abitano distanti dall’Accademia di appartenenza(personalmente sono 8 ore di macchina tra andata e ritorno) e la lontananza non è neanche l unica difficoltà, per esperienza, infatti, quando ti prendi un momento per te che scegli di volere ogni volta e non lo fai solo per abitudine, anche se è solo una volta al mese, il rimando della corrente profana è variegato e curioso,fino a quel momento nessuno ti calcolava più di tanto e ad un tratto vedi che rimangono spiazzati perchè non se l’aspettavano:” Ma come, vai via proprio domenica che ci sarà l’impegno familiare?” oppure guarda caso c’è sempre un figlio che si ammala o che deve festeggiare il suo compleanno proprio quel giorno, un ex marito che ha problemi a tenere i bimbi anche se tocca a lui, una madre che si lamenta che è domenica e non dovresti trascurare la famiglia e così via!!! Allora cos’è che ti spinge ad andare comunque? Personalmente posso testimoniare che quando mi sono iscritta, sarei andata fino in capo al mondo,dicendo a tutti che nessuno è indispensabile e che sarebbero sopravvissuti per un giorno anche senza di me….sano egoismo?! Lo possiamo chiamare come vogliamo… come ci arrivi la sera dopo tante ore? Certamente stanca ma non rinuncerei per nessuna ragione..quella giornata mi permette di vivere di rendita per un mese e mi dà centuplicato in forza e benessere e salute quel piccolo sforzo che compio ….qualcuno che non ha provato ciò che dico mi dirà: che esagerata!!!…Però poi guarda caso, al rientro, magari è il primo che ti chiede incuriosito:” Cosa hai fatto? Come è andata? E tu percepisci persino in loro un pizzico d’invidia…e allora, lungi dal raccontare i fatti in particolare, restituisci loro in termini di ascolto e disponibilità, nonostante la stanchezza del viaggio, a tutti coloro che hai intorno e che stranamente ti si avvicinano,come falene alla luce, percependo anch’essi come una certa sensazione di benessere!

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 232

    Mi “riallaccio” al post di wiwa70 del 31 ottobre u.s., proprio per porre ulteriore attenzione sul fatto che, ogni idea di possibile omologazione tra appartenenti alla Schola, letteralmente cozza con quelli che sono i presupposti del metodo ermetico che caratterizza modus procedendi ed approccio ideologico ai dettami Ortodossi. Nei fatti, il metodo di cui sopra, sperimentale per sua intrinseca natura, soggettivo in quanto elastico nell’adeguamento ai ritmi individuali, beninteso all’interno della cornice di regole di scuola, maieutico fino nelle più profonde radici, in quanto invita ogni ascritto a cavare le proprie teorie dalla pratica data dagli strumenti forniti, di modo che, ogni passo compiuto, ovviamente oggettivato secondo gerarchia naturale, entra in un campo di coscienza soggettiva che si può definire quale conoscenza sperimentale, quella che non si perde più, a differenza di molti concetti ed idee facenti parte del più vasto e mutevole ambito delle conoscenze razionali, che passano per altra via. Proprio dalla sommatoria dei vari passaggi di conoscenza sperimentale, si va a definire il presupposto di gerarchia naturale. Credo e spero che dalle poche righe si comprenda bene la libertà di attivazione ed il rispetto di ogni singola traiettoria evolutiva, quindi della persona nel senso più profondo del termine, fermo restando, a parità di condizioni, rispetto estremo delle regole della Schola.
    Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

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