SOLSTIZIO D’ESTATE 2015

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    In effetti, come diceva Sannitica, è curioso come un piccolo insetto sia così importante e famoso nella storia….l’ape, tanto utile all’uomo da sempre, è emblema di operosità fin dalla preistoria(si ha notizia da pitture murali rinvenute nella Cueva de la Araña, presso Bicorp, nella provincia di Valencia in Spagna, già nel periodo magdaleniano), ed anche insetto simbolico in miti, leggende e religioni. Nella mitologia greca erano considerate messaggere delle Muse per la loro sensibilità ai suoni, ma anche il simbolo del popolo obbediente al suo re. Secondo la leggenda, Zeus bambino fu nascosto dalla madre Rea, in una grotta del monte Ida a Creta per sottrarlo al padre Crono, che voleva divorarlo, fu nutrito, oltre che dal latte della capra Amaltea, da un miele prodotto dalle api locali. Essendo il miele nell’antichità l’unica fonte di zucchero, l’ape, sua produttrice, era tenuta in alta considerazione(vedi anche il tema della bugonia, ovvero dell’origine della vita( lo sciame) da carcasse di animali sacrificati, di solito buoi, come indica il nome, ma anche leoni) .
    Gli episodi più noti sono narrati da Virgilio nelle Georgiche(IV, 528,-558), ripreso da Ovidio nei Fasti (I, 363-380), e dall’Antico Testamento (Giudici, 14,14). Particolarmente considerata era l’organizzazione dell’alveare, descritta con ammirazione da Plinio il Vecchio, e presa a paragone per la sua laboriosità dallo stesso Cicerone. L’ape era anche simbolo del coraggio, per la sua determinazione nell’attaccare gli aggressori, e della verginità. Anche Virgilio esalta la purezza delle api «… che non si abbandonano all’amore, non si infiacchiscono nei piaceri e non conoscono né l’unione dei sessi, né i dolorosi sforzi del parto.» Plutarco, in questo senso, affermava che le api puntano il loro pungiglione contro chi è schiavo dei piaceri del sesso. Non a caso, l’iconologia cristiana considerò molto positivamente la figura simbolica dell’ape: San Francesco di Sales paragona, nel suo Traité de l’amour de Dieu, l’anima dell’uomo, nel corso della sua vita terrestre, ad un’ape, paragone già formulato nel testo Vitis mystica, attribuito a San Bernardo. Rudolf Steiner, parlava di api come esseri dalle caratteristiche “solari” per eccellenza, e sosteneva che«…gli insetti ci ammaestrano su quanto vi è di più elevato in natura»; mentre Dante paragona le anime degli angeli alle api:” sì come schiera d’api che s’infiora / una fiata e una si ritorna / là dove il suo laboro s’insapora” Divina Commedia, Paradiso, XXXI, 7-9. Questa immagine anima-ape, risaliva probabilmente agli antichi egizi, secondo l’egittologo francese Alexandre Moret. Inoltre, era considerato come simbolo nella Massoneria per indicare l’operosità laboriosa di tutti i Fratelli.
    Dal punto di vista scientifico, è stato studiato che le femmine hanno un atteggiamento “altruistico” per il bene della specie, sono in grado di rinunciare a procreare per farlo fare all’ape regina. Questo in quanto, la rinuncia a prolificare, per permettere ad uno stretto consanguineo di avere molti discendenti, è una “strategia” premiata dalla selezione naturale, se la quantità di propri geni che un individuo trasmette “indirettamente” è maggiore di quella che trasmetterebbe riproducendosi da sé. Nel caso delle api, la regina che si riproduce è madre o sorella delle operaie che la aiutano, e produce molti più discendenti di quanti potrebbe produrne un’ape solitaria. Infatti sono insetti sociali e appartengono all’ordine degli Imenotteri. In tale gruppo, i maschi vengono prodotti per partenogenesi, da uova non fecondate: come risultato, i maschi sono aploidi, e producono spermatozoi che contengono tutti i loro geni, e sono quindi tutti uguali tra loro (questo comportamento, comune solo a Imenotteri e pochi altri insetti, si chiama aplodiploide). Due api femmine, invece, con lo stesso padre, hanno la metà del genoma di origine paterna identica e la metà di origine materna, per metà uguale e per metà diversa. Il risultato è che due sorelle hanno 3/4 di geni in comune, mentre madre e figlia ne hanno solo 1/2. All’operaia risulta quindi più “conveniente” farsi generare sorelle dalla regina, piuttosto che fare figlie “in proprio.
    Verrebbe quasi da pensare che, in qualche modo, il concetto di Fratellanza premi anche in Natura!!

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