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    Originariamente postato da segezia810
    Il 18 Aprile 2012 alle ore 18:52

    Mi sono incuriosita non poco rispetto al rimedio del III ciclo di questa prossima Luna di sabato (fra l’altro, attenzione all’ora! Bisogna aggiungere 60 minuti a quella indicata perché siamo in regime di ora legale…). Comunque, la ragione della mia curiosità è, per così dire, sia preventiva che consuntiva. Difatti, quando l’ultima volta si presentò questa Luna, undici anni fa, avevo sperimentato l’originale metodo terapeutico che le è associato per ogni tipo di malattia cronica : debbo dire che, all’epoca, nonostante le condizioni in cui era costretto il povero alloro in vaso che avevo comperato (il lauro richiede MOOOOLTA terra perché ha radici MOOOLTO prolifiche) avevo potuto riscontrare un discreto successo. Il lauro, però, morì. Dunque, ora, per quanto andrò a fare nei tempi indicati, cercherò un lauro più robusto e – se riesco – non in vaso.
    Quindi quindi… approfondendo la ricerca delle caratteristiche…
    La pergamena deve il suo nome a Pergamo, sito dell’Asia Minore e importantissimo centro della cultura ellenica che, secondo la leggenda, entrò in competizione con Alessandria per la produzione di materiale atto a perpetuare la scrittura. Quando ragioni commerciali portarono gli egiziani a vietare l’esportazione del papiro, Pergamo si ingegnò con la pelle di pecora, opportunamente lavorata con acidi, affinché se ne potesse fare il medesimo impiego. Scrivere sulla pelle di un animale è, comunque, oggettivamente diverso che scrivere sulla fibra che struttura il mondo vegetale. In più, il colore viola, espressione materializzata di luce ad altissima frequenza e bassissima lunghezza d’onda, ha anche una valenza storica: i popoli pre-cristiani dell’area centro-italica lo utilizzavano, nel periodo di digiuno che precedeva il ver-sacrum, quale devozione agli dei per il tempo che prelude al rinnovamento. Concretamente, l’emissione di onde aventi questo colore (e più ancora quelle dei raggi ultravioletti) pare avere effetto sterilizzante-purificatorio.
    Mi ha inoltre colpito che uno dei coloranti modernamente usati per l’esame delle urine conti nella propria composizione il cristalvioletto: il colorante di Sternheimer-Malbin consente così di evidenziare i nuclei dei leucociti e di tutte le cellule epiteliali presenti nel campione di urine… Invece i capelli, semplicemente strappati, consentono ai moderni esami clinici di rilevare il DNA mitocondriale, cioè quello che ci lega alla madre e che contiene gli “attivatori” dei nostri geni (Vedi intervento del Prof. Formica sia negli ultimi convegni che nel libro degli Atti del Centenario della S.P.H.C.I.).
    Da ultimo, il lauro ha come caratteristica quella di riprodursi attraverso i semi, per AUTOMOLTIPLICAZIONE dei polloni che si trovano alla base della pianta principale. (Non a caso, forse, era mitologicamente sacro ad APOLLO, dio dell’autoriproduttivo ‘sole’). In più, le foglie di alloro preservano LA PERGAMENA…!!!
    Quindi, rileggendo il curioso rimedio alla luce (violetta?!?!!!) di qualche conoscenza scientifica contemporanea, si potrebbe dire che il materiale organico richiesto:
    – sarà protetto (PERGAMENA) dal materiale più resistente che esista in rapporto all’assalto degli animali -microrganismi e macrorganismi – dell’acqua, del fuoco e di ogni tipo di accidente esterno rafforzato dalla natura stessa dell’albero di alloro;
    – evidenzierà, purificandoli delle sovrastrutture, i nuclei di leucociti del paziente;
    – consentirà la rilevazione dell’MtDNA (quel medesimo esplicitato da quanto scritto dall’operatore sul retro per il nome della madre).
    È evidente che sui caratteri da scrivere non ci possono essere annotazioni derivanti dalla scienza moderna…. Ma già da quanto appare per gli altri aspetti ci si può render conto come gli antichi, quando dispensavano rimedi, avevano le loro buone ragioni!
    Non resta dunque che trovare la cartapecora originale (non la carta pergamenata, che è tutt’altra cosa) e un albero di alloro bello forte. E poi provare sulla propria…PELLE! (Di pecora, naturalmente).

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 18 Aprile 2012 alle ore 20:35

    Dalla Biblioteca del Monumento Nazionale di Farfa in Via del Monastero a Fara in Sabina (Rieti) apprendo che “si conoscono due ricette medievali (secc. VIII e XII) che illustrano il processo di preparazione della pergamena; da esse si deduce come la pelle, una volta staccata dal corpo dell’animale, si immergesse nel “calcinaio” (acqua e calce spenta), dove veniva lasciata per 5 giorni; seguiva la lavorazione del lato pelo con un coltello a lama non tagliente e in seguito, dopo un secondo “calcinaio”, la scarnatura, ovvero la lavorazione del lato carne. Immersa una terza volta nel “calcinaio”, la pelle veniva infine tesa su un telaio e sottoposta all’eliminazione definitiva del “carniccio” e fatta essiccare. A completare l’operazione, si levigava infine la superficie con la pietra pomice. Il risultato era più o meno raffinato a seconda della pelle utilizzata, dell’età dell’animale e della accuratezza della lavorazione, che nei casi estremi non consente di distinguere il lato pelo dal lato carne; normalmente, tuttavia, il foglio di pergamena presenta il lato carne più chiaro rispetto al lato pelo e spesso è possibile individuare ad occhio nudo i bulbi piliferi sulla superficie quest’ultimo. Per la realizzazione di manoscritti si utilizzavano tutte le parti della spoglia (tale è il nome della pelle sottratta all’animale morto), piuttosto facilmente individuabili ad un’osservazione attenta. Particolarmente pregiata era la pergamena “virginea”, ovvero quella tratta dal feto dell’animale o da animali nati morti…”.
    Mi sorge dunque un interrogativo: non è che l’uso della cartapecora è, in qualche modo, ricollegabile alle cellule staminali?

    Anonimo
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    Originariamente postato da mercuriale2011
    Il 19 Aprile 2012 alle ore 22:02

    Questo Blog è una vera fonte di nutrimento con argomenti sempre interessanti e ricchi di spunti. Mi ha colpito particolarmente quello di Segezia a proposito del rimedio contro le infermità croniche consigliato nella prossima lunazione. Colpisce la chiave scientifica e come certe cose nell’antichità avessero un fondamento di grande conoscenza della Natura e delle sue leggi oggi riscontrabili dalla scienza comune.
    Quindi nulla era un caso e ogni elemento aveva una sua precisa funzione, dalla cartapecora al succo di viola e i capelli da cui si può riconosce il DNA mitocondriale, forse atto a confermare la diagnosi di malattia cronica e a poter attivare i geni necessari alla sua guarigione profonda.
    Sicuramente ci proverò!!

    Anonimo
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    Originariamente postato da catulla2008
    Il 27 Aprile 2012 alle ore 00:32

    Sta per concludersi aprile, mese che per alcuni deve il proprio nome ad aphros, la spuma da cui nacque Venere, dea dell’Amore. E non meno meraviglioso MAGGIO, condivide la propria radice con l’abusata parola ‘magia’ e con quel suono – MAG – di cui il Maestro Kremmerz, in questo sito (vedi L’Ermetismo e la Magia della Schola di Giuliano Kremmerz) parla così: “Mag, Mehg, Magh in pelvi e in zend, lingue dell’antico oriente, significano prete perfettissimo, sapiente” e aggiunge: “tra il materialismo scientifico e il misticismo di oltre tomba c’è un tratto inesplorato che cangia ai due estremi il loro carattere d’inflessibile esclusività… nello stato intermedio di vita e di morte che fu detto mag,”.
    Così, affascinata da questa parola potente come dal suo significante, ho cercato e trovato che a maggio si legano i classici dell’alchimia (nella IV Tavola del Mutus Liber appaiono l’Ariete e il Toro; Fulcanelli scrive che in particolare nelle notti di maggio si condensa lo Spirito Universale, Anima di tutte le cose e, appunto, rugiada di maggio)…
    e si collega l’antichissima tradizione pagana secondo cui la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio (festa di Beltane o Walpurga) la Dea incontra il Dio e attorno al pino (o palo divenuto poi albero della cuccagna) il nastro rosso e quello bianco, avvolti in amore, propiziano il concepimento, la moltiplicazione, la MAGnificenza. Sulla notte, si diceva, vegliava la Grande Madre della fertilità che governa il destino dei viventi e dei morti.
    Notti freddine e giornate calde, mentre la luce si allunga sull’ombra e partorisce le forme cogliendole dalla coppa della notte…: Maggio è questo.
    Venere nasce: radiosa e splendida, dal movimento delle onde arruffate dall’aria. Vuole il mito che la Dea dell’Amore sia stata generata dai genitali di Urano che la falce di Crono aveva portato a cadere nel mare. Crono come re degli dei. Crono come vertice dell’età dell’oro. Sua l’azione che illude con le forme infinite, pescate dalla nera materia di cui è fatto l’universo, lungo quel bastone chiamato a generare.
    Midollo e sangue lungo una colonna vertebrale, in cima ad essa è collocato il nostro cranio a dirci che dentro di noi c’è l’albero della cuccagna ed ogni possibile tesoro… Ma chissà se riusciremo ad arrampicarci fino al miele!

    Anonimo
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    Originariamente postato da mandragola11
    Il 27 Aprile 2012 alle ore 12:25

    Le notizie che riporti ispirano ottimismo in questa realtà talvolta pesa, catulla2008! Ti ringrazio di cuore!
    A proposito di fiori volevo sperimentare il rimedio segnalato nelle lunazioni col succo di viole. Purtroppo per quante ricerche abbia fatto anche con altri, sia per le viole selvatiche sia le coltivate, è stato impossibile trovarle. Almeno da marzo, in anticipo grazie al caldo di qualche settimana fa, sono già sfiorite ovunque anche in montagna! Rifarsi per tempo mi servirà per le prossime sperimentazioni.
    Un caro saluto a tutto il Blog!

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da gelsomino3
    Il 27 Aprile 2012 alle ore 15:39

    Qui da noi invece per il freddo che è tornato improvviso c’è stato un ritardo nella fioritura , per cui quelle spontanee non è stato possibile trovarle .Abbiamo invece utilizzato quelle trovate dai fiorai, per l’esatezza la viola pensè e la viola Santa Paula.
    Dalle pansè non c’è stato verso di tirare succo mentre dalle Santa Paula ne abbiamo estratto in abbondanza. Questa è una varietà aficana e nella foglia è molto simile alla viola spontanea.
    Per cui siamo riusciti nella sperimentazione ; ora ne attendiamo i risultati.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 28 Aprile 2012 alle ore 11:15

    Maschio… Femmina… Dio e Dea dentro di noi agiscono quali forze cosmiche per legarci e collegarci. La mano, tuffata nell’acqua, ne riporta la coppa, la tazza, il calice o la borraccia: docile, il fluido prende la forma e anche lo specifico nome (es. “quanta ne vuoi? Un bicchiere…”) del fluido che rigenera il nostro corpo, la vegetazione e la vita.
    Così la mente che, ogni notte, tuffata nell’oceano scuro del sonno profondo, trae il nutrimento adatto alla propria natura.
    Così le cellule staminali che, ogni istante, generando il sangue, ‘plasmano’ l’ossigeno dell’ambiente e la carne tutta ad immagine e somiglianza del comando genetico. (Che sia questo l’onore sacramentale tributato al padre e alla madre?)
    In questo sito, nelle Segnalazioni e recensioni del 04 APRILE 2009, appare l’intervento GIULIANO KREMMERZ: UN VIAGGIATORE DI FRONTIERA NEL MONDO DELLE NUOVE SCIENZE tratto da La via della Rosa – Editrice Miriamica, 1999. Qui si legge: “L’etere – ripeteva Kremmerz, voce solitaria nel deserto affollato delle idee nuove – è l’unica e sola materia cosmica. Nel nostro linguaggio etere è spazio infinito nell’armonia dei mondi e anche la materia rara di cui è composto, e in questo caso diventa sinonimo di materia cosmica e di protoplasma universale che vogliono indicare concretamente l’unico elemento passibile di qualunque realizzazione e forma e di cui tutti i corpi sono condensazioni con facce diverse. Pertanto – continua Kremmerz, occorre – …considerare la terra e tutti i pianeti e le stelle come condensazioni eteree e sorgenti di vite singole e individuali, delle quali condensazioni queste si alimentano”.
    E ricordo un post di cerere6000, risalente sempre a quel giugno 2009, in cui si menzionava il fascicolo B interno alla Schola e si riportava ” La Maria tua, che è il tuo demone lunare, è nera, la MIRIAM anima collettiva è nera – perché la MATRICE DEL MONDO, dice Ermete, È SENZA LUCE, IN BASSO, NEL MEDIO E IN ALTO, E IN ESSA TUTTE LE COSE VIVE SONO GENERATE: NELL’OSCURITÀ PROFONDA DELLA RADICE PRENDE SUA VITA REALE L’ALTO PINO” .
    Così, il Tempo, attingendo allo spazio infinito, plasma il cosmo ed i mondi, i pianeti e tutti i viventi, a somiglianza dell’impronunciabile nome divino che, come insegnano le più antiche tradizioni religiose, non viene mai pronunciato invano…

    Anonimo
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    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 28 Aprile 2012 alle ore 13:15

    Sono riuscita anch’io a fare l’inchiostro di viole. Quando ho chiamato per chiedere alcune delucidazioni qualcuno mi ha detto addirittura di averlo conservato 11 anni fa, ben sigillato ermeticamente in un vasetto, e di averlo ritrovato pari pari, sì da poterlo usare 11 anni dopo. Ho preparato anche il carbone di lingua d’agnello, carbonizzando le lingue nel forno per tanto, tanto tempo. Questo carbone che ho messo in un vasetto e che sto provando, però, non ha perso completamente del tutto l’umidità. Mi chiedo se sia normale che il carbone d’origine animale conservi una minima percentuale di umidità o se è a cagione del forno adoperato per la carbonizzazione. Un caro saluto.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da segezia810
    Il 29 Aprile 2012 alle ore 01:17

    Pur avendo avuto modo di accedere sia alle violette che alla lingua questa volta non ho dato corso né all’uno né all’altro rimedio. Tuttavia, per quanto concerne il carbone, so che la temperatura è quella che lentamente modifica la composizione chimica consentendo un aumento del tenore di carbonio e una diminuzione di quello di idrogeno e di ossigeno e, in tal senso, non c’è differenza fra animale e vegetale se non – appunto – per il materiale che viene carbonizzato. Quindi penso che si sia trattato del forno non sufficientemente caldo (si parla di 400° – 500° per carbonizzare).
    Auguri invece a tutti coloro che hanno sperimentato e stanno aspettando gli effetti!

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 29 Aprile 2012 alle ore 16:48

    Dato che in questo periodo ci viene consigliato come rimedio l’acqua dei fiori, freschi o secchi, particolarmente contro le intossicazioni, vi propongo quanto segue, tratto da un trattato del 1700 (Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico del dottore Giuseppe Donzelli napoletano Barone di Digliola Venezia 1704)
    “A mezzo dell’Acqua si possono cavare le virtù da qualsivoglia pianta per via di distillazione… il vero modo di distillare l’acque dell’erbe è quello del Bagno Maria… Piglia i fiori, colti nel mese di maggio, libbre dodici, si taglia minutamente o s’ammacca nel mortaio; sopra versa acqua comune libbre venti, macera per tre giorni, distilla per vessica finché se ne raccolgono otto o dieci almeno. Questa regola tanto del tempo di raccogliere quanto del distillare dovrà servire per distillare tutte l’acque dei fiori … Tutte quelle acque distillate per vessica si dovranno esporre al sole per quindici o venti giorni coperte le bocche con dei vasi con panno o carta pergamena perforata.

    ACQUA DI NINFEEE.
    Quest’acqua si distilla da fiori di Nenufaro che è la Ninfea. Ha facoltà dio refrigerare in eccesso, estingue il seme con la libidine; onde si trova utile nella Gonorrea. Vale all’intemperie del fegato; giova alle febbri pestilenti; leva la sete e l’ardore. Raffrena la palpitazione del cuore e di molta utilità a tisici ragffrenando il fervore del fegato e del polmone; applicata estrinsecamente con aceto toglie il caore il dolore del capo concilia il sonno troglie il delirio e l’infiammazione forma l’erisipelem, il cancro e l’ulcere d’intemperie calde si come ferma anche l’emorragia del naso.

    ACQUA DI FIORI DI TIGLIO
    Si cava per alambicco nel modo degli altri fiori..
    Si loda grandemente contro l’epilessia. Conforta il cerebro. Dissolve il tumore del ventre. Scalda l’utero refrigerato e ventricolo. Somministra latte alle mammelle, leva macchie dagli occhi, Si crede per certo che dandosi mezzo cucchiaio di quest’acqua ad un bambino subito che nasce rimane preservato per tutto il tempo di sua vita dall’epilessia apoplessia e vertigine.

    ACQUA DI VIOLE.
    Si distilla per Bagno Maria.
    Bevuta dilata il polmone & il petto, fa respirare facilmente, preserva il polmone dalla tabe. Conferisce al fegato oppilato e all’aria cattiva e si adopera in ogni morbo grande. Conserva il fegato e chiarifica il sangue.
    Acqua di gelsomini.
    Dai gelsomini difficilmente se ne può cavare acqua odorata col modo ordinario degli altri fiori così che i fiori di gelsomini dovranno essere freschi aspersi di acqua comune e fatti distillare i primi spiriti e poi quest’acqua riposta sopra nuovi gelsomini e la distillazione ripetuta, pigliando sempre e semplicemente i primi spiriti.
    Giova a rigenerare gli spiriti vitali e ricrea l’animo.

    ACQUA DI FIORI DI MIRTO
    I Fiori de Mirti dovranno essere ben maturi da quali se ne cava acqua odorata con lo stesso metodo delle rose tanto della venale come della più squisita. Ha facoltà astringente delle piaghe della bocca e bevuta rende l’alito buono. Con tali regole si possono cavare acqua distillate da qualsivoglia fiore.”

    A completamento della ricerca… Gli apparecchi per distillazione (vessiche) esistono ancora e, per quanto costosetti, si trovano in vendita anche online (pare che quelli prodotti in Germania siano i migliori).
    In mancanza (dicono) si può sempre raccogliere il vapore condensato su un coperchio di pentola a pressione o, aggiungo io, chiedere in Farmacia i Fiori di Bach più adatti alla propria patologia. In questa Lunazione e la prossima, dovrebbero essere altamente terapeutici!

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da Alfieri
    Il 04 Maggio 2012 alle ore 17:17

    Ringrazio Catulla per i preziosi suggerimenti dati….
    Ieri ho visto la trasmissione serale su I.1, nella quale hanno messo in Onda un servizio sulla vita del celebre C. Cagliostro.
    Ho trovato detto spazio poco serio per l’accozzaglia di informazioni infondate raccolte verosimilmente un po’ a casaccio dalla rete, e date per buone dagli autori….
    Spero che i protagonisti anzidetti in futuro possano documentarsi di piu’ ravvedendosi della poca professionslita’ nella comunicazione, sopratutto quando si parla di personaggi come Cagliostro che tanto bene all’umanita fecero nel donare la loro scienza, pro salute populi…
    A tal proposito consiglio disinteressatamente di leggere il testo di Pier Carpi…….

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 06 Maggio 2012 alle ore 16:01

    Il caglio – apparente radice etimologica del nome Cagliostro – concretizza la virtù in grado di sostanziare formalmente la vita che, per conseguenza, assume nome e valore specifico: è la Fortuna virilis, già citata dea dell’antica Roma, con quella verga di Vergine che – ricordava il Maestro Kremmerz – è indispensabile a chi voglia diventare mago. L’idea di caglio e di coagulo è dunque creazione in senso lato, motivo dell’incarnazione stessa, di cui si tratta ne l’Arcano degli Amanti quando: “Dice l’uomo storico che è in noi, l’uomo antico che in ognuno di noi è reincarnato: io sono, fui, sarò, forma cattolica anteriore e posteriore a Cagliostro; ed è bene che me lo conosca io questo dio che porto con me, come l’anima del mio guscio di lumaca terrigena. La storia della vita passata è incisa sillaba a sillaba nel disco del fonografo umano, dell’uomo vivente. Non è il karma secondo la concezione buddica; è la memoria istintiva di tutti i dolori, di tutte le pene, di tutti gli spasmi, che aspira alla concezione della vita di uomini associati, dopo che si sono integrati nei loro poteri naturali e satannici”.
    E, circa quest’ultimo aspetto, in questo sito ho trovato attualissimo, fra le news da “La parola del Maestro”, l’intervento su “L’Aura umana: tintura alchemica e forza esteriorizzante”, in particolare per quel passo de “I dialoghi sull’ermetismo” dove Kremmerz spiega che “le molecole, parti invisibili del nostro corpo vivente, si staccano da questo per entrare in contatto con qualunque persona che si mantiene vicina. Un corpo più ricco di questa forza che volatilizza la materia dell’organismo umano, può esteriorizzare tante di queste particelle da condensarle in una leggera nebbia” e anche “L’odore speciale che esalano certi organismi umani è parte dell’aura che li circonda”.
    Addirittura il CICAP, per un articolo dell’avv. Steno Dondè, parrebbe convenire su tale evidenza quando spiega: “La fisica e la chimica ci insegnano che se facciamo passare una corrente elettrica attraverso una struttura atomica si produce un fenomeno chiamato ionizzazione, per cui un atomo, o un gruppo di atomi, perde o acquista elettroni trasformandosi da ione positivo a ione negativo o viceversa. Un fenomeno di ionizzazione che tutti constatiamo dopo il passaggio di un temporale, e che si manifesta con quel buon odore che acquista l’aria. (…) Kirlian inventò una strumentazione che attraverso l’impiego di energia elettrica faceva ottenere un determinato effetto fotografico sugli oggetti fotografati. La variazione delle bande di colore, più o meno accentuate, dovuta alle variazioni di intensità del flusso elettrico che passa attraverso i gas, è direttamente proporzionale alla stato di conducibilità dell’elettrodo variabile (mano, foglia…). L’effetto Kirlian oggi usato largamente, e in tutto il mondo, nell’industria pesante per studiare la resistenza dei vari materiali e la loro usura (…) fotografa il processo di ionizzazione dei gas esistenti tra i due elettrodi (…) Se, in effetti, il fenomeno fosse da imputarsi all’emissione da parte del corpo umano di “essenza energetica” dagli infiniti poteri terapeutici, non vedo perché il fenomeno non dovrebbe prodursi anche in assenza della scarica elettrica”.
    Così, sempre a proposito di coagulo, ricordo un altro intervento su questo sito, dove per La Parola del Maestro, trattando de “I profumi in ermetismo”, Kremmerz evidenziava: “Quando per lunghe ore molte persone respirano in ambiente chiuso, il fiato o effluvio o efflusso animale forma un coagulato morto, la cui putrefazione porta conseguenze di genere differente…”.
    Mi pare perciò interessante che il CICAP, dedito al ferreo controllo delle affermazioni sul ‘paranormale’, giunga a ritenere che : “abbiamo dimenticato un componente molto importante; non abbiamo tenuto presente che tra i due elettrodi, esiste… l’aria che ci circonda”. Infatti, Giuliano Kremmerz l’aveva già anticipato più di un secolo fa che “ isolare, nel senso vero di questa parola, un corpo terrestre dalla terra non è possibile. L’uccello che vola non può uscire dall’aria che è il prolungamento della terra solida; aria, alito della terra…Ora se è impossibile, per la stessa ragione di non separazione, qualunque corpo animato deve subire con maggiore o minore sensibilità la necessità della sua partecipazione alla vita energetica del globo a cui è legato. (…)Il magnetismo terrestre, in combinazione con l’elettricità in natura, determina …il patema organico, o l’arresto totale o parziale di una funzione che non crediamo affatto in rapporto con influenze non precisabili. Un corpo malato, disorganizzato e dolorante è considerato da noi come un organismo che non ha potuto resistere, per la sua struttura, a forze alle quali altri uomini hanno resistito senza lottare (…) Organismi che resistono e organismi che ammalano e soccombono… Così se un uomo diventa malato, una catena di forze volitive umane può dargli la sanità come per miracolo, fulmineamente. (In questo sito, da “La Parola del Maestro” L’Uomo e l’ambiente secondo la filosofia di Giuliano Kremmerz).
    In tal modo posso darmi ragione del nome Cagliostro e delle virtù taumaturgiche che a tale nome vengono associate.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da segezia810
    Il 06 Maggio 2012 alle ore 16:40

    A proposito di quanto scritto nel post da filosobek88 vorrei aggiungere che le prime fattrici di coagulazione sono le molecole di aria elettrizzate dai raggi cosmici che, congiuntamente al pulviscolo presente nell’atmosfera, conformano il vapore acqueo circostante. Tali particelle variano col variare dell’attività solare.
    Poiché si è osservato che il ciclo solare ha durata di circa 11 anni (durata che – guarda caso! – coincide con il III ciclo delle Lunazioni stimato in 11 anni solari e 22 giorni) deduco che il tipo di aria che respiriamo e che ci porta nel sangue l’imperio magnetico della nostra stella, ‘cambia’ secondo cicli di circa 140 lune.
    Non ci sarà qualche relazione con la lama XIV dei Tarocchi (La Temperanza) in cui una figura alata versa un fluido da una coppa all’altra?

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 12 Maggio 2012 alle ore 21:25

    Alcuni giorni fa, mentre facevo la coda in farmacia, ho sentito alcune signore lamentarsi dell’insonnia legata ai cambiamenti repentini di questo clima primaverile. Allora mi è venuto in mente quanto consigliano le nostre Lunazioni nel I ciclo (ricordate? è sempre valido quello di gennaio ex puntata 212…) circa l’acqua di mare. “Insonnia – Ore notturne bagni di acqua bollente raffreddata con vino e acqua di mare alle mani ed ai lombi”.
    Ebbene, il farmacista che mi ha sentito ha condiviso dicendo che l’acqua di mare contiene praticamente tutti i sali minerali e gli oligoelementi dei quali il nostro organismo ha assolutamente bisogno: inoltre aiuta l’elasticità dei capillari e perciò attiva la circolazione…. cura l’artrosi… attenua i dolori e sicuramente è consigliata per l’insonnia.
    Non sapeva quale potesse essere l’effetto del vino, ma provare non costa nulla…
    Peccato non poter intervistare le signore per sapere se hanno provato il rimedio ma certo è un ulteriore modo di sperimentare gli effetti benefici che queste Lunazioni hanno sull’acqua

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da holvi49
    Il 15 Maggio 2012 alle ore 21:09

    Ciao a tutti. Si tranquillizzi Sannitica a proposito della carbonizzazione delle lingue d’agnello.L’esperimento e’ stato fatto e il risultato e’ quanto mai soddisfacente: le lingue, fatte a pezzetti in modo che il fuoco attaccasse parti piu’ piccole di tessuto, si sono completamente carbonizzate, compreso il grasso che le caratterizzava, anch’esso divenuto polvere. Messe in un pentolino d’acciaio e posto questo sulla griglia del barbecue,sono passate di stato, carbonizzandosi le parti solide, fondendosi quelle liquide e il tutto ridotto poi allo stato di polvere.Chi volesse ritentare, la luna di maggio e’ favorevole, sia confortato da questa testimonianza. Un caro abbraccio a tutti.

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