Prossimo appuntamento a Napoli…

Home Page Forum Il Forum della Schola ELICOIDE: eventi segnalazioni e recensioni Prossimo appuntamento a Napoli…

Stai vedendo 15 articoli - dal 31 a 45 (di 80 totali)
  • Autore
    Articoli
  • Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da volo
    Il 20 Marzo 2012 alle ore 14:27

    Riprendo oggi lo scritto di holvi49 del 14 marzo. Mi è occorso del tempo e mi scuso perchè mi dilungo.
    Sento vere le parole ‘l’amore materno lo si dà per scontato’, vere perchè ‘lo si da per’. Eppure, basta che guardiamo: scontato non lo è assolutamente.
    Una madre può commettere un aborto (=uccidere il proprio bimbo in grembo), può commettere un infanticidio (=uccidere il proprio bambino appena nato o nei suoi primi mesi di vita), può abbandonare il suo bimbo appena nato o di pochi mesi.. e questi sono i casi estremi..
    Ma una madre può essere insensibile ai bisogni che sono vitali per il bimbo, anche soltanto perchè non se ne accorge, e questo accade frequentemente..
    Che una madre non si ‘accorga’ del proprio bimbo, non mi appare un fatto ‘personale’, cioè delimitato a quella madre. Mi appare una via che ha intrapreso l’insieme della società, un lasciarsi trasportare da ‘altro’. E’ un essere presi da una molteplicità di situazioni, che probabilmente appaiono o interessanti o utili e necessarie o piacevoli.. uno scivolare via in modo inconsapevole.
    E proprio perchè è tutta la società a esserne coinvolta, quasi non abbiamo la possibilità di farci caso: diventa un ‘naturale’ scorrere così.
    Io sento che l’unico amore assoluto, totale è quello del bimbo piccolo per la madre. Questo è in tutti i bambini, è insito nell’essere. Se li guardiamo, lo vediamo. Il bimbo ama la madre e la ama anche quando ella diventa il suo carnefice. Non può fare altrimenti. Il bimbo nasce nella simbiosi, nel cui interno è l’amore della madre a nutrirlo, l’amore che gli aprirà il cammino.
    Ogni volta che la fiamma d’amore materno si affievolisce o si spegne, il bimbo cala un telo nero. Cala un telo nero su quel lato dell’affettività: lo fa per sopravvivere e quel lato non lo vedrà più.
    Possiamo anche chiederci quanti teli neri dovettero calare a quel tempo le bimbe che ora sono o si apprestano a essere mamme. E anche quanti teli neri calammo tutti noi. Forse la natura consente una tolleranza e forse pone un limite oltre il quale non è più possibile evolvere.
    Qual è la fortuna della donna che divenendo madre può lasciare che il riflesso d’amore del bimbo consenta in lei lo sbocciare del miracolo d’amore? E anche di quella nonna e, come ora ci ha detto il dott. Formica, anche di quel padre? Forse è perchè possa manifestarsi in noi lo sbocciare di questo miracolo d’amore, che il dio rinasce facendosi bambino..

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da segezia810
    Il 20 Marzo 2012 alle ore 20:04

    Riprendo quanto scritto da Volo circa l’amore madre-bambino e lo faccio citando uno di quegli aforismi che i ragazzi amano riportare nei diari, una sorta di slogan partorito dalla mente e dalla penna di Erich Fromm, celebre socio psicologo del secolo scorso: “L’amore immaturo dice TI AMO PERCHE’ HO BISOGNO DI TE, l’amore maturo dice HO BISOGNO DI TE PERCHE’ TI AMO”. E’ evidente che nel secondo assioma l’idea di bisogno è completamente svuotata del suo significato necessitante mentre, piuttosto, indica una sorta di donazione naturale e interattiva. Un po’ come il sole ha “bisogno” della terra nel senso che la vita che ne deriva evidenzia la forza della sua luce.
    In realtà, nel quotidiano, credo che su questo amore materno abbiamo ricamato tanto dimenticandoci che le donne sono, appunto, bambine cresciute (spesso non-cresciute) proprio come lo sono gli uomini se non hanno avuto modo di conoscere quel calore meraviglioso che è l’amore nel momento in cui se ne ha più bisogno perché da quell’amore si dipende per crescere.
    Il medesimo studioso aggiungeva poi che molte madri danno il latte (cioè il necessario per vivere) ma non sanno dare il miele (cioè la gioia di vivere).
    Certo, l’amore di una madre è insostituibile.
    Certo, l’amore di una donna innamorata è istintivamente dedizione, cura, sostegno, ma…
    Spesso le donne che non sono state amate dalla loro madre per come avrebbero voluto o avuto bisogno, si trovano adulte a fare altrettanto con i loro figli, e succede perché ci si educa all’amore come a qualsiasi altra cosa.
    Però è anche vero che qualsiasi donna è STRUTTURATA per essere madre e per produrre in sé e da sé quell’amore capace di alimentare la vita della propria specie. L’amore femminile può, se la donna prende coscienza, arrivare a prescindere da ogni forma precostituita e nutrire con forza incessante il bambino come il progetto.
    Spesso si commette l’errore di cercare, noi donne, l’amore non avuto dalla madre nel compagno del momento: azzurro principe socialmente fulgido o maschio di genere lusinghevolmente languido…
    Poi, cammin facendo, in un percorso VERAMENTE evolutivo, nella pratica di una tradizione ermetica che spoglia lentamente ma inesorabilmente dalle sovrastrutture più grevi, si riesce a percepire il profumo di un amore finalmente imparziale, immenso, divino e divinizzante. Un amore della Mater che è intelligenza della Materia al suo primo fermento e che, nondimeno, già è sufficiente a far impallidire quell’imitazione umanizzata divenuta icona per le masse affamate di affetto.
    A quel punto non importa più se nostra madre ci ha amato, quanto ci ha amato, come ci ha amato… Importa solo che noi, in noi e per la Vita, impariamo ad amare… Educandoci nella pratica e restituendo ai nostri compagni (finalmente!) il diritto di essere gli uomini che sono: senza vuoti da dover colmare, senza modelli da dover soddisfare.
    Io sento che l’unico amore assoluto, totale è quello di tale Madre per noi bimbi piccoli: e in una tradizione ortodossa, con la pratica purificatoria che lentamente ci restituisce all’I-dea che ci ha partorito, si può tornare a conoscerlo.
    Per non lasciarlo più.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 24 Marzo 2012 alle ore 12:05

    “Astronomicamente il nuovo anno comincia, il Sole si trova in Ariete – il vello d’oro delle fatiche giasoniche, è meno le corna, l’agnello di Dio….Dall’equinozio di autunno all’equinozio di primavera, cioè dalle costellazioni di Sagittarioad Ariete, il regno della materia è uscito dalle tenebre, il calore dal freddo…”. Queste le parole di Giuliano Kremmerz, presenti anche in questo sito sotto Kremmerz-La parola del Maestro-IL RITO DI ARIETE di Giuliano Kremmerz del 12 marzo 2007.
    Su queste parole riflettevo e constatavo che le tradizioni antiche contano tutta una serie di miti, relativi al passaggio equinoziale, incentrati sull’idea di sacrificio e sulla successiva rinascita. Nella Grecia antica, Attis, nato dal sangue della dea Cibele e da lei amato, si distaccò da lei perché voleva legarsi a una donna mortale. Ne risultò uno stato di follia in seguito al quale Attis si evirò morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero le violette il cui colore ancora caratterizza questo periodo in varie religioni. Gli dei, presi da pietà per il giovane, lo trasformarono allora in un pino sempreverde.
    E che dire di Persefone? Rapita da Ade mentre giovinetta (Kore) era intenta a giocare con le amiche, venne da lui costretta alla ciclicità di un ritorno agli inferi per aver ingoiato dei semi di melagrana. Ma in Primavera, allorché avviene il ricongiungimento di Persefone alla Madre Cerere, la natura rifiorisce e la terra conosce una nuova generazione.
    Come Persefone anche Tammuz, meglio conosciuto come Adone, dimorava parte dell’anno agli inferi, e si festeggiava in primavera il suo ricongiungimento a Ishtar (nota anche come Afrodite o Venere). (La chiesa cristiana ha parzialmente assorbito il mito decretando la festività dell’annunciazione della Vergine benedetta Maria….).
    Assimilabile al medesimo mito, la dea celtica Eostre, da cui il nome inglese della Pasqua. A Eostre era sacra una lepre molto particolare, in quanto capace di deporre le uova… Ma non è, in fondo, l’uovo proprio il simbolo per eccellenza della nuova Vita?

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 25 Marzo 2012 alle ore 20:30

    Ho appena riletto gli ultimi post e anche quelli di Lucius e Diogenon sul rimettersi in fase con i ritmi di Madre Natura: quanto bisogno ne abbiamo! Questo pianeta si sta ammorbando per la tracotanza umana di voler tutto sfruttare, tutto dominare, tutto avere presto e subito.
    E pensavo anche a una domanda captata qualche tempo fa sul perché gli astronauti debbano indossare una tuta protettiva…: la risposta fu “senza la pressione esterna che riprende quella terrestre, in base a cui il nostro corpo è calibrato, i vasi sanguigni scoppierebbero”.
    Non ci rendiamo conto di essere in funzione di Lei, Madre Terra: costruiti per lei e su di lei in un organismo unico che fa di noi i suoi figli insieme a tutti gli altri esseri viventi che abitano la superficie del pianeta.
    Speriamo che da questa Primavera spunti, come in dono, una coscienza nuova di questa comunione, così che sia sempre più chiaro al nostro intendimento che è lei, la Madre, che distilla la coscienza globale: mentre le speci e le razze si estinguono, risorgono, culminano, tramontano…

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 28 Marzo 2012 alle ore 23:08

    Marcel Just e il suo collega Tom Mitchell, neurologi presso l’Università di Carnegie Mellon (Pennsylvania – USA) hanno combinato la capacità della risonanza magnetica di esaminare il cervello in azione con la capacità dell’attuale scienza informatica di elaborare immense quantità di dati nell’obiettivo di identificare cosa accade esattamente nel cervello quando le persone pensano. Dunque, in un esperimento si è chiesto a un gruppo di individui di pensare a 10 oggetti (ex. cacciavite) e poi si è registrata e analizzata l’attività cerebrale corrispondente a ciascuno di loro: il computer ha quindi mappato quadridimensionalmente (altezza, larghezza, profondità e intensità) e codificato in un grafo i punti del cervello in cui i neuroni si erano attivati per articolare il pensiero, fornendo la prova che anche cervelli diversi presentano una mappatura mentale sufficientemente simile da consentire l’identificazione dell’oggetto pensato qualora si proceda a una scannerizzazione.

    (Nelle ‘Segnalazioni e recensioni’ di questo sito al 4 aprile 2009 veniva riportato “Da: Giuliano Kremmerz – L’eredità isiaca e osiridea dell’Egitto sacerdotale – Editrice Miriamica, 2002 “I MECCANISMI DELL’ODIO E LO STATO DI NEUTRALITÀ SECONDO GIULIANO KREMMERZ”. Nel bellissimo e interessante articolo si notava, fra l’altro, che “il pensiero è categoria dinamica dell’entità umana”… e si distinguevano tre tipi di pensiero: 1) – Quello dell’uomo così com’è, frutto del suo complesso essenziale storico, dell’educazione, del suo organismo, di sensazioni precedenti riposte nell’inconscio, di idee rievocate 2) – Quello per scambio d’idee, risultato della suggestione recepita attraverso i rapporti interpersonali col mondo esteriore…)

    Dallo studio con la tecnica FMRI è già scaturito un uso per scoprire cosa la gente vuole comprare e qual è il modo migliore per venderla. Questa branca della ricerca si chiama ‘neuro-marketing’ . Una delle sue pioniere è la neurologa Gemma Calvert, cofondatrice della ‘Neurosense’ di Londra, che annovera una clientela in continuo aumento: da Mc Donald’s a Procter Gamble, Intel, Mtv, ecc. in un effetto valanga che ha già portato le agenzie di neuro-marketing al numero di 92 in tutto il mondo. Nondimeno non esiste ancora evidenza inconfutabile tra i significati elaborati dal cervello e la loro traduzione in comportamenti.
    Berlino, Bernstein center, John-Dylan Haynes è impegnato nell’adoperare lo scanner non solo per identificare gli oggetti cui le persone stanno pensando, ma per leggere le loro intenzioni. Ai pazienti viene chiesto di prendere decisioni semplici come aggiungere o sottrarre due numeri, e, in base all’attività di una piccola area del cervello che controlla le intenzioni si può leggere direttamente quello che i soggetti decidono di fare perché lo schema di attività cerebrale è diverso…. Inoltre Haynes sta lavorando a leggere dal cervello di una persona dove questa è stata esattamente. Utilizzando i videogame, ha messo a punto un sistema che dimostra come l’attività cerebrale di un individuo denota se questi abbia già visto in precedenza un dato ambiente. Certo, è impossibile costringere qualcuno a sottoporsi a una TAC cerebrale, ma ci sono tecnologie in via di sviluppo che potrebbero essere usate segretamente e perfino a distanza. Fra queste, un raggio di luce che verrebbe proiettato sulla fronte e penetrerebbe per un paio di millimetri nella corteccia cerebrale centrale mentre dei recettori capterebbero un riflesso di quella luce: alcuni studi suggeriscono che questo potrebbe essere usato come sistema di individuazione delle bugie…

    L’ultima categoria di pensiero individuata dall’articolo dell’Editrice Miriamica è quella – a mio parere – più importante:
    3 – Quello elementare o divino, essenza della natura umana, che scaturisce dalle idee e forme d’idee promanate dal Nume o d’Io occulto.

    …ma non mi pare che la scienza moderna l’abbia ancora esaminato!!!

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da segezia810
    Il 31 Marzo 2012 alle ore 19:15

    Non mi stupisce più di tanto il fatto che i pensieri siano OGGETTIVAMENTE sintetizzabili in grafemi e misurabili in energia, né che siano riproducibili, né che siano trasmissibili. Già sei anni fa, nel libro L’Intelligenza in Rete nascosta nel DNA, (Macro Edizioni), Grazyna Gosar e Franz Bludorf supponevano che in tempi primitivi l’Umanità, come gli animali, fosse stata fortemente connessa alla coscienza di gruppo e che come gruppo agisse. Tuttavia, continuavano gli autori, questa ipercomunicazione sarebbe stata quasi completamente dimenticata in pro di un affermarsi di una forte coscienza individua (il mito della cacciata dal paradiso terrestre? N.d.r.).
    Nel medesimo libro gli autori asserivano inoltre che il DNA è un superconduttore organico in grado di lavorare a una temperatura corporea normale. Come tale potrebbe, quindi, immagazzinare luce e informazioni. (Oggi, una tecnica messa a punto dai ricercatori de La Sapienza di Roma, dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del C.N.R. e del Politecnico di Milano, consentirà perfino ai a computer – quantistici – di recepire – mediante un dispositivo chiamato Cnot – informazioni che viaggiano mediante la luce). Quindi – anche considerando quanto detto dal Maestro Kremmerz in questo sito su IL RITO DI ARIETE – non stupisce che un DNA, opportunamente risintonizzato a una coscienza di gruppo, possa recepire informazioni trasportate dalla Luce (in aumento come avviene in questo periodo)…!!!
    Grazyna Gosar and Franz Bludorf, nel loro libro Vernetzte Intelligenz, asserivano inoltre che una coscienza collettiva forte (quindi una ‘catena’ di molti individui) potrebbe addirittura influenzare il tempo atmosferico (come pare accada ancora in alcune tribù indigene). Infatti, essendo il tempo fortemente influenzato dalla frequenza risonante della terra (frequenza di Schumann) che però si produce anche nel nostro cervello, può diventare un potere che controlla in modo naturale l’energia del pianeta…
    O – mi viene da dire – come nella scelta del Maestro Kremmerz e dei suoi Mandanti, il ripristino della Salute e della Luce che le è connessa.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da sannitica2011
    Il 31 Marzo 2012 alle ore 22:07

    Molto interessanti le ultime informazioni comparse sul blog. Eppure fra tanta evoluzione delle scienze, mi pare, rimane inascoltato l’essere umano… a sentir parlare la scienza a volte mi sembra quasi che il cervello sia paragonato ad un hardware specializzato, il pensiero ad un software. Come e perché pensiamo è ancora un mistero. Un giorno forse il funzionalismo scientifico sarà superato perché nella materia stessa vi deve essere tanta “poesia” e la possibilità, lo sforzo di compenetrare ciò che ci circonda non può che commuovere. In fondo la compenetrazione, quale atto d’amore, è una metamorfosi. Questo primaverile, forse, è il periodo in cui è più facile accorgersene: tutto rinasce, si risveglia e si trasforma teneramente ma con saldezza.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 02 Aprile 2012 alle ore 20:35

    Questo tempo d’ariete è davvero particolare!
    Una mattina mi sono svegliata con la netta sensazione di aver sognato ma le uniche cose che ricordavo e mi risuonavano, finchè non ho aperto gli occhi, sono stati due nomi:Demetra e Cerere…Cerere e Demetra!
    Sono andata a leggere i miti di queste due Dee così famose ma di cui in fondo non sapevo tantissimo se non il ratto di Proserpina e la sua liberazione che simboleggia l’alternarsi di primavera-estate con autunno -inverno e i mesteri Eleusini legati al culto di Demetra.
    Tra le altre cose leggo così:” Cerere. Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea ker e significa “colei che ha in sé il principio della crescita”.
    “rendete propizie le madri della coltivazione, Tellus e Cerere”,
    così cantava Ovidio al suo pubblico romano.
    In tal modo il grande poeta distingueva le due principali Dee della terra di Roma: Tellus era la stessa terra, il ricco suolo scuro in attesa del seme; Cerere invece era la personificazione della forza della crescita vegetale.
    Per comprenderne il significato originario possiamo analizzare il suo nome, che ha la stessa radice del termine “creare” e possiamo studiare il suo rituale.
    Era celebrata ogni 19 aprile (altre fonti attestano il 12 aprile) nelle “Cerealia”, con riti e sacrifici che avevano la funzione di proteggere la crescita delle messi nonché assicurare un raccolto abbondante dovuto allo splendore del sole.
    Comunque sia è evidente il collegamento tra Cerere e un buon raccolto. Si pensava che avesse insegnato agli uomini la coltivazione dei campi e per questo veniva solitamente rappresentata come una matrona severa e maestosa, tuttavia bella e affabile, con una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di grano e di frutta nell’altra.
    Ma la dea della crescita doveva presiedere anche alla sua inevitabile fine. Così Cerere, una dea del munifico agosto, mese in cui le donne celebravano dei riti segreti in suo onore era anche la dea della morte delle piante che le rende commestibili e della morte degli esseri umani che li fa ritornare alla Mater Tellus, la terra.
    Cerere era già presente nel pantheon dei popoli italici preromani, specialmente gli osco umbro sabelli e fu, in seguito, identificata con la dea greca Demetra. Sia come simbolo dell’intera terra, sia come simbolo della vegetazione commestibile, Demetra era adorata con sacrifici in cui si faceva uso del fuoco, poiché era necessario che le offerte fossero presentate così come si trovavano in natura.
    Favi di miele, lana non filata, uva non spremuta, frumento non cotto venivano posti sui suoi altari. Non erano per lei le offerte di vini, dolci e tessuti: Demetra rappresentava il principio dei prodotti naturali, non artificiali.
    Ella donò al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l’aratura, la mietitura e le altre correlate. Come tale era particolarmente venerata dagli abitanti delle zone rurali, in parte perché beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c’è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni. Esclusivamente in relazione al suo culto sono state trovate offerte votive, come porcellini di creta( animale sacro alla dea), realizzati già nel Neolitico(“la porca” è un termine infatti che indica il rapporto tra maiale-fertilità e il suo legame rituale col solco e l’aratura). Si dice che Giasone si accoppiò con Demetra in un campo arato tre volte, e quindi fu padre di due gemelli Pluto e Polimelo (inventore dell’aratro), dal solco da cui nacquero, per fare loro da culla, furono utilizzate le messi. Chissà cosa vuol dire “avere in sè il principio della crescita”? Mi viene in mente il seme, da cui nascerà il frutto che ha in sè nuovamente un seme, secondo un processo autogenerativo ciclico e perenne…ma che cos’è allora che nel seme consente questa autogenerazione…è una sostanza, un meccanismo un processo????Vorrei proprio dare un NOME a tutto questo e, grazie ad un lampo di luce, poter dire finalmente:”EUREKA!” Un caro saluto a tutti

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da mara329
    Il 04 Aprile 2012 alle ore 09:03

    Cerere o Demetra sono proprio il mito della Primavera… Questa Luna di Marzo offre davvero ricchi consigli. Fra le numerose altre cose ho notato nel II ciclo come miracolosamente influenzata la polvere d’osso della seppia (formata di carbonato di calcio). Una piccola ricerca ha mostrato che questo rimedio era in uso nell’antica Medicina araba, compare in un Trattato di Trotula da Salerno, il più importante sulla medicina della donna nell’Europa medievale, in un Manoscritto di Caterina da Furlji, madre di Giovanni de Medici, nel Dizionario universale delle droghe semplici di Niccolò Lemery dell’Accademia Reale delle Scienze, ecc. ecc.
    Stamattina andrò a cercarlo, non so se in erboristeria o in una pescheria. Saluti primaverili a tutti

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 09 Aprile 2012 alle ore 21:49

    In questi giorni, tante e coloratissime uova sono state vendute, acquistate, regalate in una serie di festeggiamenti che – osservati da un punto di vista socio-antropologico – fanno rientrare nella religione gli antichi rituali pagani del rinnovamento della Natura per cui il ciclo si chiudeva (e re iniziava) con la resurrezione del nuovo virgulto e l’annunciazione della pianta per il suo seme. E, come non c’è uovo di Pasqua senza la sorpresa, non c’è nuova vita che non racchiuda in sintesi quanto il percorso del tempo andrà ad esplicitare.
    Questo mistero – che è il più grande di ogni tempo in quanto attiene alle origini e al senso della vita umana – ha ovviamente una fioritura di leggende e di miti. Fra le favole di Esopo (vissuto nel VI secolo a.C.), mi ha sempre colpito quella della gallina dalle uova d’oro che recita più o meno così:
    “Un tale aveva una gallina che faceva le uova d’oro. Credendo quindi che dentro di lei ci fosse un mucchio d’oro, la uccise. Tuttavia, una volta squartata, la povera gallina risultò essere simile a tutte le altre e il tale rimase senza uova d’oro e, soprattutto, senza gallina”.
    Per qualche ragione, questa favoletta mi riporta alla mente la leggenda ebraica citata da Kremmerz ne Il Mondo Secreto secondo cui il ricco signore, che era riuscito a ghermire per la coda l’uccellino depositario della scienza di tutti i tempi, se l’era fatto sfuggire per non aver riconosciuto il tesoro di cui questi era portatore ma, soprattutto, per non aver capito che CHI PRODUCE UN TESORO È PIÙ PREZIOSO DEL TESORO STESSO.
    Fra le altre tradizioni pagane assorbite dalla religione, ci sono le 14 tappe del tabellone dell’Oca che un tempo non si presentava come gioco aleatorio (quindi affidato ai dadi) bensì come disposizione di un cadenzato (ogni 4 o 3 caselle) ritorno alle origini.
    Comunque i bambini, con i loro innocenti sorrisi e il loro entusiasmo, sanno portare il sole in casa nonostante le incertezze del clima primaverile e le mille uova intorno fatte a pezzi per avidità della sorpresa…!

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da mandragola11
    Il 10 Aprile 2012 alle ore 16:14

    Che belle le storie che ci hai raccontato filosobek88!
    Quanta saggezza e buon senso nei miti e nelle favole.
    Ma come mai ci siamo così complicati la vita?
    Quante sovrastrutture, quante storture, quanti errori, quante illusioni, ma soprattutto quanta energia sprecata a inseguire l’inesistente!!!
    Detto chiaro: mi fa un gran bene la sperimentazione della Schola che porta a cercare la realtà, il vero, la scientificità delle situazioni. Educa la persona a sentirsi parte naturale e funzionale di UNA ROSA ECO-sistemica intelligente, con semplicità e dignità; aldilà degli schemi sociali che, francamente ora più che mai visto il momento che viviamo, sono insopportabili quanto inutili!

    …sic … sob!

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da wiwa70
    Il 11 Aprile 2012 alle ore 18:43

    Davvero preziosa l’immagine del tesoro di Filosobek!
    Sembra mi abbia quasi letto nel pensiero!!
    In questi giorni, pensavo come sarebbe stato facile, per capire cosa avviene in un seme, aprirlo e guardarci dentro…forse troppo facile!
    Ma la Verità è semplice e non facile e sorride ai semplici come diceva Mandragola!
    Ho letto, per caso, oggi, una cosa che mi ha incuriosito:Il chicco o seme del grano, ha una parte interna chiamata germe o embrione(curiosa affinità con la fisiologia umana), che basta tenere in acqua per 12 ore e da cui si potrà veder nascere il germoglio di grano, la cui peculiarità sta più che nel germoglio, nel processo germogliativo infatti il testo dice”il germe di grano viene spesso ricavato dalle cariossidi germogliate, poiché le sue proprietà nutritive si esaltano durante il processo di germinazione”. Insomma mi chiedevo se viene prima il germe o il processo di germinazione??
    Un caro saluto a tutti

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da catulla2008
    Il 11 Aprile 2012 alle ore 22:53

    Nel Carbonifero (fra i 350 e i 300 milioni di anni fa) il corpo delle madri rettili mise a punto una soluzione che consentì di rendere la fase riproduttiva indipendente dalla presenza dell’acqua esterna: l’uovo venne dotato di una protezione rigida, sottile e porosa finalizzata a difendere dalla disidratazione e dai predatori quello che – fino ad allora – era il fragile seme della specie. Insieme con l’embrione si coagulò allora all’interno del guscio una riserva di sostanze nutritive quali grassi, proteine e zuccheri.
    La forma, finalmente definita e consolidata, fissò la separazione funzionale che consentiva un maggior grado di sviluppo della sostanza. Infatti l’embrione, così equipaggiato, non fu più dipendente per la propria sopravvivenza dal grado di umidità dell’ambiente e fece scattare di livello la materia vivente che passò dagli anfibi ai rettili.
    Separata l’acqua atta all’individuazione da quella universale, l’ulteriore separazione che porterà al successivo gradino evolutivo sarà quella del calore.
    Quando l’animale riuscì a “rapire una fiammella di calore agli dei” la nuova struttura corporea a sangue caldo poté prescindere dall’ambiente esterno e i piccoli poterono essere allevati in ogni dove e in ogni clima.
    Dai rettili agli uccelli (animali a sangue caldo in grado di trasmettere il calore con la cova) e dai rettili ai mammiferi (animali a sangue caldo in grado di trasmettere il calore per la creazione di un microambiente in cui l’uovo è ricostituito come utero all’interno della madre) uovo e matrice divennero intimamente legati così che fu la matrice – via via specializzandosi – a consentire ogni salto nello sviluppo della sostanza vivente ad essa intimamente correlata.
    Considerando che si parla di Matrice e di Mater solo quando c’è un embrione ed un figlio, si potrebbe concludere che quando appare l’Una appare anche l’altro e che, nel momento in cui viene definito il salto qualitativo dell’una, fatalmente si produce il salto di livello anche nell’altro. (Tutte le religioni più importanti significano la grandezza della maternità di Maria, capace di ‘materializzare’ un Principio divino…).
    Per i semplici osservatori, l’Intelligenza che guida lo sviluppo della matrice della materia vivente organizzata si palesa per i suoi rapporti con gli elementi base: l’acqua e il calore. E gli alchimisti celebri hanno parlato di una tradizione atta a perpetuare nel tempo i rapporti matematici che discendono dalla nostra matrice geografica e sono in armonia con la matrice del nostro sistema solare (Luna delle lune e Sole dei soli).
    Per chi invece ha avuto e ha la fortuna ineguagliabile di entrare in contatto con una Scienza, tramandata in modo ortodosso da un Centro, Sacra in quanto regolata da una Legge fatta a somiglianza della Madre delle madri, la pratica avvicina lentamente e inesorabilmente alla percezione di un Qualcosa di grande che, attivato dalla pratica costante di un Sapere intelligente, da capo a piedi ci rifà …: Mater-ialmente.

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da filosobek88
    Il 14 Aprile 2012 alle ore 18:26

    Questo « uovo che si salva dall’acqua » in alcuni miti e leggende è diventato un pesce molto particolare, capace cioè di vivere in un elemento diverso dal proprio dopo aver subito una metamorfosi… a simbolo della quale diverse leggende pongono il pesce d’aprile! Ad esempio, una di esse narra che in una gara di pesca tra Cleopatra e Marcantonio quest’ultimo si sarebbe visto beffato dalla Regina pronta ad attaccargli all’amo un pesce verde fatto di squame di coccodrillo. E, per quanto riguarda l’uso di appiccicarne un simulacro di carta a mo’ di scherzo sulla schiena, un’altra leggenda parla di metamorfosi per l’intervento di Astroberta, che avrebbe punito il lupo (colpevole di aver mangiato l’asino adibito al trasporto del bucato) a divenire lui stesso bestia da soma così che da allora il lupo e non più l’asino avrebbe recato incessantemente sulla schiena il fardello sia da ripulire che pulito.
    E comunque un dato oggettivo che ad aprile il Sole, sorgendo, non allinea più la costellazione dei Pesci e che, quindi, se si parla di Pesce, questo sarà di tipo diverso rispetto a quello originale. Fra le mitologie, troviamo quella attinente a Venere Verticordia, dal calendario romano antico associata a Fortuna Virilis, dea capace di indurre trasformazioni e così chiamata sia per il verde (?) del Mirto cui pure era associata) sia per la virtù «…che riecheggia l’utero, per cui i diversi processi di solidificazione – il cagliare del latte e coagulare del sangue – vanno equiparati allo stadio iniziale nel processo di formazione di una nuova creatura » (da “Le Feste Di Venere: Fertilità femminile e configurazioni astrali nel calendario di Roma antica” di Leonardo Magini).
    Infine, una riflessione : proprio l’uovo è stato preso come simbolo dei Convegni della S.P.H.C.I. recentemente svoltisi all’insegna della prevenzione e cura delle patologie alimentari e metaboliche. Più ancora, fa da sfondo ai nutrienti autopoietici e alle influenze lunari e siderali tanto che verrebbe da chiedersi: sarà Venere Verticordia ad aver ispirato il proverbio « sano come un pesce » ?

    Anonimo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da mara329
    Il 16 Aprile 2012 alle ore 10:05

    Anche questa luna è prodiga di molti consigli. Per la sperimentazione della cartapecora col succo di viole immagino che per diametro di mezzo pollice si debba intendere del proprio pollice, perché se si trattasse della misura inglese la pergamena verrebbe talmente piccola che sarebbe quasi impossibile scrivervi sopra.
    A proposito, mi sono procurata gli ossi di seppia in pescheria anche se credo che con la luna nuova di Aprile la sperimentazione debba terminare.
    Sono andata a rileggere I MECCANISMI DELL’ODIO E LO STATO DI NEUTRALITÀ SECONDO GIULIANO KREMMERZ a cura della S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam, pubblicato sul sito in segnalazione e recensioni il 04 APRILE 2009, visto che al 3° ciclo della luna di Aprile è proposta una pratica per cui non pensando al proprio nemico in un determinato giorno, è possibile liberarsi di tale passione negativa. Ne riporto un brano molto interessante per chi, come me, nemici in carne ed ossa non ne ha, ma situazioni o abitudini sbagliate che possono essere ritenute nemiche della propria salute psico-fisica. “Ma va osservato che molto spesso il nemico può non essere una persona fisica, bensì una situazione che ci coinvolge passionalmente, o un vizio o difetto nostro o altrui che può nuocerci (come; ad esempio, fumo, alcool, droghe ecc.) e persino una malattia (soprattutto psicosomatica), o una mentalità singola o collettiva che tenta di sopraffarci, o un’attività che c’induce a compromessi o ad abdicare alla nostra dignità umana, oppure un rapporto di necessità e sudditanza che offende il naturale diritto alla libertà dell’essere, e così via”.
    Bello l’intervento di Catulla sul “lavorio”della Vita e sul legame di matrice e uovo, adoperato anche in alcun antiche cosmogonie.

Stai vedendo 15 articoli - dal 31 a 45 (di 80 totali)
Rispondi a: Prossimo appuntamento a Napoli…
Le tue informazioni:




Iscriviti alla Nostra Newsletter

Normativa Privacy