NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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  • seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 53

    Mi riallaccio al tema dell’alimentazione che in vari modi è stato citato e trattato, ma lo vorrei fare portando una personale considerazione,scaturita semplicemente da una mia esperienza passata.Anch’io come tanti mi sono sempre interrogata sull’opportunità di mangiare certi alimenti piuttosto che altri, combattuta sempre tra quello che leggevo sui giornali o ascoltavo in televisione (approccio sicuramente superficiale da un punto di vista scientifico, ma non essendo medico nè scienziata, ho fatto con quello che avevo a disposizione!) e quello che il mio organismo, a più riprese e con segnali inequivocabili, cercava di suggerirmi. 5 porzioni di frutta e verdura? Bere 2 litri di acqua al giorno? Pochissima carne rossa? Olio si, olio no? Insomma, le cose che di solito si sentono ripetere un po ovunque. Quando sono rimasta incinta dei miei due figli, ho scoperto in modo assolutamente spontaneo, che pur conoscendo le direttive di una “sana alimentazione”, mi orientavo con sicurezza (e una certa dose di gioia!) verso quei cibi che ho scoperto in seguito essermi di grande utilità per compensare le mie carenze (carenze che non sospettavo nemmeno di avere). Spesso sognavo anche di mangiare alcuni alimenti! Sono sempre stata alla larga, al contrario, da cibi che, al di là dei suggerimenti medici, non mi “ispiravano”. Con gli anni ho capito anche quanto sia giusto ascoltare i propri ritmi metabolici,cioè mangiare quando l’organismo ti fa capire che è “arrivato il momento”, tralasciando il più possibile gli orari fissi che comunenemente ero abituata a seguire ( a volte ho ricevuto strani commenti sulla mia esigenza di cenare alle 17.30 del pomeriggio e di andare a dormire alle 21). Questo mi fa sentire bene e in forza ( e oltretutto non mi fa ingrassare di un etto! Ah Ah..). Quindi credo sia importante, giusto per volersi sintonizzare con la parte più profonda di noi, cominciare/continuare a cogliere i segnali che la nostra materia ci invia e che, spesso, risultano reali esigenze dell’organismo da non tralasciare.

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 234

    Ho letto e più volte il post di Bell del 25 novembre u.s., davvero interessante nella trattazione del glaucoma sotto diversi punti di vista. In famiglia, è la mamma che ne soffre, ma fortunatamente è ad angolo chiuso, meno grave di quello aperto, e più volte, accompagnandola a visite di controllo o terapie laser, i sanitari hanno raccomandato anche a me controlli preventivi, sostenendone comunque la familiarità in relazione a tale pathos. Il particolare degno di attenzione che compare nel post, è però l’affermazione che a ragion veduta sostiene una diretta incidenza tra una patologia degenerativa glaucomatosa e l’intero sistema nervoso centrale, evidenziando di fatto una reciproca influenza tra sistema visivo ed extra-visivo, palesando inoltre una relazione tra la progressiva atrofia dell’ippocampo, che caratterizza le prime fasi del morbo di Alzheimer, con la progressione del glaucoma stesso. Nel Tempio dell’Uomo, di R.A. Schwaller de Lubicz, nel Volume I, compaiono alcune citazioni che provo, per quanto posso, a sintetizzare: in primis, l’occhio parrebbe essere un nervo unico nel suo genere, in quanto unico in rilievo, quindi osservabile direttamente nell’espletamento delle sue funzioni. E’ sensibile alla luce, quindi reagisce all’effetto del fuoco ed all’intensità dei colori. Di conseguenza, il fenomeno della visione consiste in una forma di reazione alla luce, ed è la vista che mediante la luce, da l’informazione sul volume, quindi sul senso concreto delle cose e della realtà. D’altronde, nell’Egitto Faraonico, l’Occhio di Rà, era simbolo di conoscenza della Luce, ed era rappresentato dal disco solare ricompreso nell’occhio del Falco Pellegrino, l’animale dal “cervello ottico” per eccellenza. Inoltre, l’influenza tra sistema visivo ed extra-visivo di cui sopra, credo potrebbe essere racchiusa proprio nella percezione dei volumi tipizzata nella principale attività visiva, dimostrando una delle innumerevoli capacità dell’intelligenza (e non solo umana, anche se ovviamente, nell’essere umano tale funzione è esaltata nella sue massime potenzialità), nel sintetizzare il meccanismo di incrocio dei dati sensoriali, quindi scambio ed unificazione al tempo stesso circa le informazioni innumerevoli (cioè non numerabili per l’intensità di frequenza progressiva con la quale si presentano), che simultaneamente entrambi gli occhi percepiscono ma che rimandano in sintesi al cervello per la codificazione ovviamente unitaria dell’immagine. Lo scambio tra i due organi, è diagnosticabile anche in termini clinici, tenuto conto che, un’infezione ad esempio ad una delle mucose può contagiare in pochissimo tempo anche l’altra, ed il passaggio batterico può essere sia esterno ad esempio per contatto, che interno, quindi passante per altra via. Aggiungo che, l’evocazione citata circa la percezione del senso del senso del volume, rimanda alla figura geometrica tridimensionale del cubo, che, come compare nel Quaderno dell’Accademia Pitagora, era già al tempo di Platone rappresentativo dell’elemento terra, fondamentale campo di lavoro su cui investire per coltivare l’evoluzione dell’essere, ed ancora ai primi del ‘novecento continua ad essere indicato come “effetto finale della realizzazione iniziatica”. Ed ancora alla pagina 65: ”il quadrato è anche la proiezione del cubo (aggiungo io, visione del volume nella realtà ordinaria) nel piano, anch’esso simbolo fondamentale della scienza iniziatica, dell’universo, cioè della pietra lavorata partendo da quella grezza”. In conclusione, pare proprio che, la progressiva conoscenza della luce, attraverso una sommatoria di conoscenze esperienziali (maieutiche), deve per forza di cose passare attraverso il meccanismo di sintesi cognitiva filtrata dagli organi visivi, e forse, l’Occhio di Rà o il corrispondente Simbolo della Genesi raffigurante l’Occhio, rappresentano con modalità ideografica la nodale funzione dell’occhio, indispensabile per attivare il meccanismo evolutivo.
    Un caro saluto ed una buona domenica a tutti.

    BELL
    Partecipante
    Post totali: 61

    Dopo, questa interessante discussione sui vaccini, voglio ritornare al tema iniziale e parlare della Degenerazione Maculare Legata all’età che coinvolge, in Campo Oculistico, un numero sempre crescente di persone.
    Il dato Epidemiologico, in continuo aumento, è legato, come dice il nome, ad un invecchiamento retinico patologico e quindi all’aumento delle aspettative di vita, ma di recente si è dimostrato che è la patologia oculare che più è legata al nostro stile di vita ed in particolare all’alimentazione.
    La Retina è il tessuto Nervoso composto dai Fotorecettori che, una volta impressi dalla luce esterna, producono un segnale elettrico che è trasmesso attraverso il Nervo Ottico al cervello dove è ricostruita l’immagine di quello che stiamo vedendo.
    Questa funzione è legata a quella delle cellule dell’Epitelio Pigmentato Retinico sottostante che hanno il compito di consentire il passaggio di elementi nutrizionali ai fotorecettori e nello stesso tempo ne rimuovono le parti invecchiate consentendone un continuo rinnovamento.
    La Macula è quella regione centrale della Retina che ha la più alta concentrazione di Fotorecettori ed è deputata alla visione centrale cioè se io guardo un oggetto, il volto di una persona ecc. l’ immagine è elaborata da questa zona che possiamo dire ha un ruolo principe nella visione.
    I Fotorecettori e le cellule dell’Epitelio Pigmentato Retinico sono cellule che fino ad oggi non sembrano avere la possibilità di essere rinnovate per cui un’alterazione di questo meccanismo porta alla una morte di queste cellule con una gravissima compromissione della visione centrale per cui il paziente convive con una macchia nera centrale, spesso bilaterale, che lo accompagna in ogni immagine.
    Ho usato il condizionale perché gli ultimissimi studi basati sull’utilizzo di cellule provenienti dal liquido amniotico, come accenneremo in seguito, forse smentiscono questo dato.
    Nei prossimi post affronterò, spero insieme a tutti voi, il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione e cura di questa patologia ricollegandomi anche alla Lunazioni e infine parleremo degli ultimi risultati della ricerca sulle cellule staminali.

    BELL
    Partecipante
    Post totali: 61

    Nell’Unione Europea sono circa 760 persone su 100.000 a soffrire di problemi importanti alla vista; nei paesi Occidentali i principali disturbi visivi sono rappresentati dalla Cataratta, Degenerazione Maculare e Glaucoma.
    Molti studi affermano che oggi l’occhio è sottoposto a un grande stress dovuto alla richiesta di sempre maggior impegno da parte della società moderna e alla modalità delle immagine artificiali che arrivano ad esso; a ciò bisogna poi aggiungere l’azione di fattori come lo stress psicofisico e l’inquinamento atmosferico e ambientale.
    Ne risulta che, da alcuni decenni, si è amplificata e continua ad aumentare la necessità di preservare gli occhi ed il loro funzionamento e sicuramente la terapia della DMLE è più che mai legata alla prevenzione e i micronutrienti hanno un ruolo fondamentale nel prevenire o ritardare l’evoluzione della Degenerazione maculare legata all’età ( DMLE).
    Per comprendere qual è la connessione tra cibo e salute, e in modo particolare tra cibo e vista, analizziamo le connessioni tra alimentazione e visione.
    La ricerca attuale dimostra che i nutrimenti antiossidanti possono aiutare o ritardare l’insorgenza dei disturbi visivi in età avanzata.
    Gli alimenti ricchi di Antiossidanti proteggono l’apparato visivo e tutto il nostro organismo dall’effetto negativo dei radicali liberi che accelerano l’invecchiamento cellulare e in particolare in campo oculistico si è dimostrato che l’assunzione di una maggiore quantità di Vitamine ed altri micronutrienti può aiutare a prevenire o ritardare lo sviluppo di alcuni tipi di Cataratta e della Degenerazione maculare ecc ma anche può aiutare a risolvere molte sintomatologie sfumate che fino ad oggi non erano prese in considerazione perché ritenute di poco conto o a volte frutto di esagerazioni da parte del paziente
    Uno studio condotto dalla Dott.ssa Joanne Seddom, ricercatrice presso la Harvard University in Massachussets, ha evidenziato che le proprietà antiossidanti di alcune verdure aiutano a proteggere la Retina dalle radiazioni ultraviolette che sono nocive per i fotorecettori.
    La Luteina è un pigmento naturale, un carotenoide, presente in molti prodotti di origine vegetale, negli ortaggi a foglia verde scura (gli spinaci per esempio, nel tuorlo d’uovo, nel grano e nella frutta rossa; questa sostanza è un potente antiossidante ed è uno dei pigmenti maculari contenuti nel corpo cellulare dei fotorecettori.
    I Pigmenti Maculari proteggono dal danno foto-ossidativo e nello stesso tempo migliorano la funzione visiva in quanto assorbono la luce nella frequenza blu-verde quindi gli ultravioletti; cioè riduce lo stress ossidativo prima che esso comporti un danno a livello dei fotorecettori ma anche a carico degli organi più esposti alle radiazioni nocive della luce come per esempio il Cristallino che è la lente attraverso cui i raggi luminosi convergono sulla retina stimolando i recettori ed iniziando il processo di trasduzione elettrica che porterà alla formazione dell’immagine.
    Nell’uomo la riduzione del pigmento maculare è associata alla comparsa di Drusen cioè dei depositi di materiale cellulare catabolico dovuto ad un patologico invecchiamento retinico.
    Nei fumatori indipendentemente dall’ingestione con la dieta il livello dei Carotenoidi nel sangue è basso e ciò causa l’impatto ossidante del fumo.
    La Luteina e in generale i Carotenoidi proteggono dalla DMLE insieme ad alcune vitamine e sostanze minerali che hanno caratteristiche antiossidanti:
    -Omega 3 sono presenti nel pesce azzurro, salmone, tonno, crostacei.
    -Zinco presente nella zucca, cereali e noci.
    Lo Zinco è altamente concentrato a livello della retina dove interviene nella formazione del segnale elettrico dei fotorecettori. e la sua carenza è associata all’insorgenza della D.M.L.E..
    Altri antiossidanti importanti per la funzione dei fotorecettori sono:
    -Composti di Zolfo presenti nei porri, aglio e cipolla
    -I Flavonoidi e i Tannini presenti nel finocchio, thè verde, uova, broccoli, ciliegie, melograno, fragole,lamponi, mirtilli, uva, vino rosso e cacao.
    -Il Retinolo e i Carotenoidi sono indispensabili per la visione in quanto componenti della Rodopsina che è la sostanza sensibile alla luce che arriva su alcuni fotorecettori retinici.
    Il Retinolo acido ed alcolico rientrano nella Vitamina A.
    La Vitamina A è rappresentata in natura solo nei tessuti animali però nei vegetali sono presenti i carotenoidi che funzionano da pro vitamine cioè possono essere trasformati in Vitamina A.
    Il Retinolo è in alta concentrazione nel fegato, nelle uova e nel latte mentre i Carotenoidi sono presenti in notevoli quantità nei vegetali a elevato contenuto di pigmenti, frutta e ortaggi di colore giallo arancio.
    Una carenza di tale vitamina è una patologia frequente nei casi in cui non si abbia una corretta alimentazione, e può favorire oltre alla DMLE anche un rapido affaticamento degli occhi, sensibilità alle variazioni della luce, colorazione tipica della congiuntiva con tendenza alla cheratinizzazione, palpebre secche con tendenza alla cheratinizzazione, predisposizione alle infezioni oculari, possibili ulcerazioni e nei casi più gravi la cecità notturna.
    Ricordiamo le ricette povere della Tradizione culinaria Italica del Dott. Buratto per mantenere sano l’apparato visivo.

    TERZA RICETTA

    IL PINZIMONIO (Ingredienti e dosi per 4 persone)

    -Verdure varie di stagione: carote (ottima fonte di beta carotene), carciofi (ricchi di fibre, sali minerali e acido folico), ravanelli (sali minerali, Vitamine B e C, flavonoidi), radicchio rosso, fincchio (flavonoidi), insalata romana (tutte le insalate in genere contengono carotenoidi e flavonoidi, il colore verde è dato dalla clorofilla che copre il giallo dei carotenoidi), cipollotti freschi
    -2 limoni: il succo
    -16 cucchiai di olio extravergine di oliva
    -sale e pepe nero q.b.

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 60

    L’istinto ad alimentarsi secondo il proprio ‘desiderio’, aldilà di razionalizzazioni su numero di calorie e quali/quantità dei nutrienti, di cui parla seppiolina nel post del 3 dicembre, è presente nel bambino almeno fino alla prima infanzia, dopodiché fattori emotivi, relazionali o abitudinali potranno essere d’interferenza. In uno studio condotto da ricercatori dell’Università dell’Illinois, si è visto che bambini ai quali era offerta la possibilità di scegliere ai pasti fra i cibi, preparati per loro in modo sano, senza forzature per qualità o per quantità, finivano per assumere le calorie di cui avevano bisogno e, nell’arco di una settimana, tutti i nutrienti necessari, alimentandosi quindi spontaneamente in modo corretto.
    Ancor più questo vale per il lattante, il quale è assolutamente in grado di assumere la quantità di latte necessaria all’orario in cui gli occorre, non solo quando allattato al seno, ma anche quando gli si somministri latte formulato. Ogni lattante richiederà la giusta quantità di latte in base alla propria struttura corporea e alla potenzialità di crescita, grazie al perfetto sistema di feed-back di cui la natura ha fatto dono. E così sarà almeno per i primi due anni di vita, anche dopo che l’alimentazione sarà stata integrata con cibi solidi.

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 53

    Ho letto con molto interesse il post di Buteo sull’alimentazione infantile; aggiungo di essermi imbattuta, tempo addietro, in un libro di puericultura che sosteneva, in base a vari studi scientifici,come l’educazione alimentare “spontanea” nei bambini, avesse lasciato in eredità agli stessi soggetti una maggiore e più consapevole attitudine ad orientarsi verso cibi e bevande più sane da adulti.Quindi persino a livello alimentare la prevaricazione fa danni, a breve e a lungo termine! Certo capisco anche come alcune mamme possano essere preoccupate del fatto che i loro figli mangino solo 3 cose, ma in ogni caso la scienza ha dimostrato che non si muore, nè si hanno particolari carenze nutrizionali laddove non ci sia una esplicita richiesta. Come disse l’autore del su citato libro (mi scuso ma non ricordo il nome): ” nessun bambino si è mai lasciato morire di fame”.
    Un caro abbraccio a tutti

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 84

    .Giorni fa Fleurdelys concludeva un suo post così : … e ritorniamo ritorniamo all’importanza della dieta – ricchi di sostanze antiossidanti e immunostimolanti, come era stato accennato nei precedenti interventi, senza dimenticare che anche l’igiene della mente contribuisce fortemente all’equilibrio del nostro organismo, esercitata scegliendo con consapevolezza letture, interessi e occasioni sociali.Sul punto dell’igiene della mente e quindi sul nutrimento di questa voglio ricordarmi e di ricordare quanto dice il Kremmerz riportando alcuni brani ripresi dalla Parola al Maestro : ” Ordinariamente si crede che il corpo umano abbia una sola via di nutrizione: l’esofago. E si crede che le sostanze ingerite si trasformino in sangue e quindi in forza nevrica o intelligente. Questo non è il processo di nutrizione completo dei due corpi materiali (fisico e fluidico) che si compenetrano nell’organismo umano. Il nutrimento adatto al primo quasi generalmente è inopportuno per il secondo, e quella che chiamiamo malattia del secolo o nevrastenia, produzione di miriadi di sconcerti nervosi, ha origine non solamente dalla società in cui viviamo ma anche e soprattutto dalla nutrizione erronea del nostro organismo, cui si danno e si attribuiscono bisogni artificiali che per natura non abbiamo. La nutrizione fisica del corpo umano non solo dipende dalla qualità e quantità dei cibi ingeriti, ma dalle evaporazioni che il corpo assorbe durante la vita quotidiana. Il potere assorbente è speciale al corpo fluidico ed alla sua nutrizione vampirica, e mentre il corpo materiale elabora e chilifica le vivande masticate, il corpo fluidico prende la sua vita per mezzo della aspirazione e della nutrizione del sistema nervoso e delle parti molli e ganglionari del corpo fisico. Non scrivo un paradosso, ma coloro che non consumano molta forza fisica (intendo del corpo fisico) in esercizi faticosi e pesanti, non avrebbero il dovere di gravare lo stomaco con quantità enorme di cibi ingeriti che aumentano la produzione fecale viziosamente.” L’aspetto della nutrizione dell’apparato psichico mi sembra importante da sottolineare perché non sempre e’ tenuta nella dovuta considerazione.

    Diogenonn–
    Moderatore
    Post totali: 57

    Riprendo anch’io quanto Gelsomino riporta da Fleurdelys: “…e ritorniamo all’importanza della dieta… senza dimenticare che anche l’igiene della mente contribuisce fortemente all’equilibrio del nostro organismo, esercitata scegliendo con consapevolezza letture, interessi e occasioni sociali.”
    Mi sono letto, da non addetto ai lavori, uno studio del Georgetown University Medical Center, pubblicato sul “Journal Neuroscience” nel 2015. Dicono che durante la lettura, mentre gli occhi scorrono le lettere che formano le parole di ciò che stiamo leggendo, il cervello le traduce in tempo reale in immagini che vengono accantonate in una piccola area cerebrale che si configura quasi, dicono gli scienziati, come una sorta di dizionario visivo a cui attinge costantemente la memoria. Lo studio ha messo in evidenza nei soggetti coinvolti nell’esperimento una singolare la plasticità cerebrale associata all’apprendimento di nuove parole, prima e dopo l’esperimento. Secondo i risultati l’area visiva del modulo parola (un’area cerebrale dedicata) si modificava non appena i partecipanti imparavano le nuove sequenze di lettere.
    In sintesi l’idea del dizionario visivo confuterebbe la teoria che il nostro cervello riconosce le parole per il suono riconoscendole altresì per immagini.
    Da qui emergerebbe ancor più l’importanza di una sana igiene della mente, con riflessi in ciò che oggi la scienza inquadrerebbe in nuove sinergie organiche, come ci ha accennato Andy60, studiate dalla PNEI (Psico-neuro-endocrino-immunologia).
    Ecco allora che mentre auspico che lo stesso Andy60 o gli altri medici descrivano meglio (eventualmente correggendo) quanto ho riportato dandoci ulteriori notizie, non posso non riflettere sull’Immacolata Concezione che stiamo festeggiando e su come la Scienza Ermetica indichi nella purità dell’immaginativa una grande conquista di salute e sapienza e quindi per tutti un obiettivo a cui tendere con vera dedizione pensando a quanto le immagini che continuamente affollano la nostra mente influenzino e siano loro volta influenzate, in un continuo feed-back, con l’apparato digerente (e non solo).
    Un saluto fraterno a tutti i naviganti.

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 86

    Davvero stimolante l’argomento che ci propone Diogenonn perché apre a una prospettiva del tutto inusuale. Chi avrebbe mai pensato che la lettura si traducesse in prima istanza in una serie di immagini che vanno poi a fissarsi in una precisa area cerebrale! Giustamente, come osserva Diogenonn, questo deve far riflettere sull’opportunità di perseguire una corretta igiene mentale la quale, stando a quanto ci riporta il post precedente, sarebbe legata anche a un’adeguata selezione delle letture. Sarebbe davvero auspicabile che chi possiede in materia informazioni più esaustive – e mi rivolgo in specie ai medici – ci aiutasse ad approfondire l’argomento… Tra l’altro, dovendo leggere quanto loro ci dovessero proporre, e dato per scontato che scriverebbero con l’amore fraterno che li contraddistingue, chissà che andando a mettere appunto in moto quei meccanismi di cui sopra, la lettura non si risolva di per sé stessa in insospettati effetti positivi.
    Un caro saluto a tutti.

    • Questa risposta è stata modificata 2 anni fa da  ippogrifo11.
    BELL
    Partecipante
    Post totali: 61

    Le cellule staminali sono particolari cellule che si trovano in qualsiasi organismo e che si caratterizzano per essere ancora non differenziate completamente, non avendo ancora raggiunto un grado di specializzazione definitivo, sia nella struttura sia nella funzione.
    Le cellule staminali sono presenti nell’embrione, nel cordone ombelicale, nel liquido amniotica, nei villi coriali e in alcuni tessuti dell’adulto. Bisogna però sottolineare la diversa potenzialità delle cellule staminali a seconda dell’origine in quanto molto più marcata in quelle embrionali.
    Queste cellule hanno due proprietà: autorinnovamento e potenzialità di differenziarsi dando origine a una o più linee cellulari.
    L’autorinnovamento è la capacità delle cellule di compiere un illimitato numero di cicli replicativi senza modificare il proprio stadio differenziativo.
    Le cellule staminali sono generalmente classificate in base alla loro capacità di differenziarsi nei vari tipi o linee cellulari:
    Staminali totipotenti – Hanno la capacità di dare origine a qualsiasi tessuto da quello cardiaco a quello nervoso, sanguigno o anche osseo.
    Staminali pluripotenti – Sono cellule in grado di dividersi e differenziarsi in tutti i tipi di cellule di un soggetto adulto, fatta eccezione per le cellule extraembrionali (placenta).
    Staminali multipotenti – Sono in grado di differenziarsi in un numero limitato di tipi cellulari. Sono in grado di generare tutti i tipi di cellule che compongono un determinato tessuto. Tipico esempio di cellule staminali multipotenti sono le cellule ematopoietiche (le cellule staminali del sangue).
    Staminali oligopotenti – Sono cellule che sono in grado di differenziarsi soltanto in alcuni tipi di cellule che compongono un determinato tessuto. Tipico esempio sono le cellule staminali vascolari che formano la parete muscolare dei vasi sanguigni.
    Staminali unipotenti – Sono le meno versatili. Sono in grado di differenziarsi in un solo tipo di cellule (epatocita del fegato, della cornea).
    Le sedi in cui è possibile ritrovare cellule staminali negli adulti sono il midollo osseo (alcune forme di Leucemia sono curate con queste cellule) il cuore, il cervello (Ipotalamo), i vasi sanguigni, il fegato, la pelle e la retina. Quindi sono presenti in molti tipi di tessuti (alcuni studiosi pensano in tutti) e sono capaci di produrre delle cellule di ricambio per mantenere in condizioni ottimali e fisiologiche il sistema; un’alterazione di questa capacità sembra essere alla base di molte patologie. Inoltre molti studi hanno dimostrato che le cellule staminali adulte potrebbero essere in grado di dar luogo ad altri tipi di cellule che derivano dallo stesso foglietto germinativo (capacità germinativa intergerminale) e addirittura a tessuti di altri foglietti germinativi (capacità plastica germinativa transgerminale).
    Il premio Nobel per la medicina S. Yamanaka ha ideato una tecnica detta “riprogrammazione genetica”. Si possono cioè utilizzare alcuni geni per avviare un percorso a ritroso di cellule adulte (es. quelle dell’epidermide), che torna così allo stadio di staminale pluripotente e quindi essere utilizzata nella cura di M. Degenerative Centrali come il M. di Parkinson, M. di Alzheimer oppure nella terapia del Diabete, nell’infarto del Miocardio
    Le cellule staminali retiniche ottenute con questa metodica, almeno in linea di principio, possono essere utilizzate per riparare la retina nella Degenerazione Maculare legata all’età e nelle altre Maculapatie.
    In campo Oculistico l’unico utilizzo approvato è a livello della Cornea e più precisamente al Limbus (periferia della Cornea) dove si trovano cellule staminali che hanno la possibilità, sotto l’azione di fattori di crescita, di rigenerare la cornea; inoltre da qualche anno si utilizza la m. amniotica per curare lesioni corneali da ustioni o infezioni.
    La sperimentazione attraverso una “riprogrammazione genetica” può comportare dei rischi quali una proliferazione incontrollata che potenzialmente può provocare una Neoplasia; inoltre c’è il rischio che le staminali adulte riprogrammate possano non funzionare esattamente come quelle embrionali: sono quasi uguali, ma non perfettamente identiche. Ad esempio, le cellule cardiache non si coordinano tra loro se sono state riprogrammate da cellule adulte, mentre il loro battito avviene all’unisono se sono state sviluppate da embrionali.
    Lo stato attuale di queste ricerche senza dubbio fa nascere all’aspirante Terapeuta Hermetico tutta una serie di ipotesi e domande.
    In molti organi sono state individuate delle cellule staminali ipotizzandone l’esistenza in tutti gli organi; potrebbe essere questo il Meccanismo, in stato latente, su cui poggia il concetto di Auto-Guarigione sempre asserito dalla Tradizione Hermetica.
    Inoltre mentre la Scienza Biologica e Medica in laboratorio cerca di costruire un modello riproducibile e uguale per tutti, l’aspirante Hermetista lavora su se stesso in virtù di quel “quid” che gli arriva dall’appartenere ad una Schola Iniziatica Ortodossa con le relative pratiche cercando di riprogrammare le cellule in situ nel suo organismo finalizzandole alla sua salute. Ecco che molte guarigioni considerate “miracolose” rientrerebbero in un meccanismo perfettamente Naturale.

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 86

    BELL-issimo post, con considerazioni conclusive di grande stimolo, oltre alle preziose informazioni scientifiche presentate con semplicità didattica e di immediata comprensione. Da quanto è scritto mi pare di arguire che le cellule staminali presenti nell’organismo umano, oltre a riprodurre i tessuti cui appartengono, siano anche in grado di integrarsi in completa armonia funzionale nell’organo o nel sistema che comprenderà le cellule da esse stesse generate. Allora la domanda è: questo meccanismo di integrazione funzionale è proprio anche delle cellule staminali coltivate ad hoc? Ossia, cellule staminali appositamente coltivate o prelevate per essere innestate in un determinato organo, oltre a differenziarsi e a specializzarsi conformemente al tessuto ospitante, sono sempre in grado di esplicare anche la funzione propria dell’organo nel quale si troveranno? Esemplifico al massimo e con una domanda che appartiene indubbiamente alla specialità medica di Bell: cellule staminali innestate in un nervo ottico danneggiato, dato per acquisito che sviluppino cellule del tutto simili alle convicine integre, saranno anche in grado di svolgere la medesima funzione di queste, convogliando cioè correttamente e adeguatamente le informazioni e i segnali del meccanismo visivo? Qual è lo stato dell’arte della scienza medica al riguardo?
    Un caro saluto e un grazie sentito per questi più che apprezzabili contributi.

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 168

    Molto interessante il contributo di Bell, come di tutti i medici peraltro, e le conseguenti riflessioni analogiche che se ne deducono sul Metodo Ermetico che pratichiamo e che rivela la non aleatorietà dei processi di metamorfosi indicati dalla Schola, che si annunciano come fatti concreti e non teorici! Tornando al tema di Diogenon, del linguaggio e dell’immagine e di come siano correlati, è verificabile scientificamente anche nella psicologia evolutiva quando il bambino nella crescita comincia a parlare, prima ancora di pronunciare il nome delle cose che vede, se le rappresenta nella mente e poi pian piano comincia a nominarle, sarebbe interessante avere più elementi medico- pediatrici sui processi che intercorrono in questo prezioso e proficuo periodo della vita dell’uomo e provare magari analogicamente a correlarli. Grazie a tutti per questa bellissima condivisione in questo spazio messo a disposizione di tutti!

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 151

    Pensare per immagini: dunque la scienza sta arrivando a questa conclusione sulla base, com’è ovvio, delle ultime evidenze. A questo proposito, e riallacciandomi a quanto appena scritto da Wiwa, ho sempre pensato che il biblico ‘e diede un nome a tutte le cose’ attribuito ad Adamo nascondesse proprio questo salto compiuto dall’umanità nel momento in cui il cervello si strutturò in modo da ‘separare’ e ‘ordinare’ le informazioni. Dare un nome, infatti, signiica richiamare alla mente una entità, sia esso cosa o persona. E se prendiamo a guida il percorso che fa il cervello infantile nel suo sviluppo, dalla figurazione nominata (appunto di cose o persone) il passo successivo è probabile sia stato quello della rappresentazione di sentimenti.
    Quando cose e persone si legano in sequenze specifiche noi li chiamiamo fatti: e sono i ‘fatti’ che il cervello umano, sempre prendendo a modello le tappe del bambino, si fa capace di de-costruire e ri-costruire a misura che cresce e si sviluppa. Così, a seconda dell’ordine preso dagli eventi, il cervello diventa capace di astrarre e identificare, e quindi di dare ‘nome’, all’energia che li ha caratterizzati. In breve, dopo il nome, che definisce l’entità, e l’aggettivo, che ne specifica contorni e relazioni, arriva il VERBO.
    Questo meccanismo, una volta afferrato, diventa autogeneratore e tende a moltiplicarsi all’infinito.
    Osservo ad esempio gli EMOTICON, le famose ‘faccine’, le quali rapidamente diventano linguaggio in una sorta di futuro remoto. Le faccine sono oggi per la massa umana quello che sono i cartoni animati per i bambini: un modo internazionale, sovralinguistico e comune a tutti gli esseri umani, di comunicare sentimenti, emozioni, ma anche intenzioni e, alla fine, di dare ‘nome’: ancora una volta per immagini.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 336

    Così credo anche le scritture ideografiche egiziane, mesopotamiche e cinesi, non fonetiche, ove ogni segno o immagine corrispondeva ad una cosa o ad una idea.

    BELL
    Partecipante
    Post totali: 61

    Facendo riferimento al post di Ippogrifo di oggi sulla terapia sperimentale con cellule staminali per la cura delle Degenerazioni Maculari il dato evidenziato è che le cellule staminali di provenienza embrionale hanno la possibilità di differenziarsi in cellule retiniche nervose (fotorecettori) uguali a quelli presenti in condizione fisiologica a livello della retina sia per morfologia sia per la funzione; le cellule “Riprogrammate Geneticamente” sono molto simili nella loro struttura e funzione ma non uguali ai fotorecettori retinici.
    Alcuni Autori riportano in alcuni casi che con l’utilizzo di queste cellule riprogrammate si è avuto un peggioramento del quadro clinico.
    Considerati i problemi Etici che esistono nell’utilizzo di Cellule Staminali di provenienza Embrionale, la scoperta che nel liquido amniotico, prelevato durante l’Amniocentesi, si evidenziano cellule staminali molto vicine a quelle embrionali può aprire nuovi orizzonti di ricerca molto interessanti.

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